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S.U.M. A FORMIGLI SUL SERVIZIO: “IL PARADISO DEI GENERALI ITALIANI”: BASTA ETICHETTE E IDEOLOGIE ANTIMILITARISTE, CONFRONTIAMOCI SUI TEMI!

Il sindacato presenta le azioni promosse per chiedere trasparenza alle strutture turisti-che della Difesa e fa il punto sulle pensioni.

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S.U.M. A FORMIGLI SUL SERVIZIO: “IL PARADISO DEI GENERALI ITALIANI”: BASTA ETICHETTE E IDEOLOGIE ANTIMILITARISTE, CONFRONTIAMOCI SUI TEMI!

Redazione-  Lo scorso giovedì sera abbiamo assistito, guardando la trasmissione Piazza Pulita di La7, all’ennesima rappresentazione giornalistica del “privilegiato” mondo militare.Senza stracciarci le vesti o urlare allo scandalo, vediamo di esaminare i punti salienti dell’inchiesta del giornalista di Danilo Lupo, pronti anche a un confronto diretto con lo stesso o il conduttore di Piazza Pulita, Formigli.

Partiamo dalle strutture di Palau e la Maddalena, gestite rispettivamente dall’Esercito e dalla Marina Militare. Sono sicuramente delle strutture turistiche di alto livello, inserite all’interno degli Organismi di Protezione Sociale che sono stati create dal Ministero della Difesa per migliorare la qualità della vita del personale militare e civile e delle rispettive famiglie.

Tra queste rientrano: Circoli Militari, servizi di ristorazione e foresteria, attività ricreative e sportive e stabilimenti balneari. Il tutto è disciplinato dalla legge, approvata dal Parlamento sovrano, e in particolar modo dall’articolo 1833 del Codice dell’Ordinamento Militare. Tra l’altro, è previsto che questi organismi possano essere affidati ad associazioni di dipendenti oppure a terzi (società private), mediante apposite procedure negoziali. Quindi, i prezzi delle strutture sono frutto di negoziazione al ribasso con le ditte private.

Si tratta, quindi, di strutture delle tre Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri che servono a offrire servizi a prezzi calmierati in favore del personale militare che, appartenendo alle categorie economicamente più deboli Sottufficiali (Sergenti e Marescialli) e Graduati, con stipendi bassissimi ed erosi negli anni  dall’inflazione, hanno solo così la possibilità di godere di strutture adeguate dove potere trascorrere, con turnazioni estive o invernali, delle meritate vacanze o effettuare recupero psico fisico al rientro da missioni operative (vivere mesi dentro un bunker in Libano non è molto salutare, dal punto di vista psicologico!). Ricordiamo che, in virtù di tardive firme di contratto, il reddito pro capite italiano nell’ultimo ventennio in Italia è sceso del 4% mentre in Europa è cresciuto del 22%. È innegabile che delle strutture traggano vantaggio i dirigenti che non hanno avuto negli anni la medesima erosione del potere d’acquisto del personale contrattualizzato.

Quindi, un’analisi giornalistica corretta, oltre a mettere a sistema il numero dei Generali con gli altri Paesi Europei o dell’Alleanza Atlantica avrebbe dovuto analizzare gli stipendi medi percepiti dai colleghi tedeschi o francesi, evidenziando quindi la miseria degli stipendi italiani.

Criticità: La base dell’Esercito citata nel servizio, insieme ad altre strutture dal citato reportage della 7, sembrerebbe essere appannaggio di soli Alti dirigenti militari, ma ciò non corrisponde a verità, perché vengono fatte delle turnazioni e personale appartenente a tutte le categorie può alloggiare nella struttura. Sembrerebbe vero poi che esistono delle villette singole che vengono assegnate senza graduatoria ad Autorità Politiche e militari, con tanto di posto barca che forse potrebbero permettersi, a livello economico anche delle strutture private.

Ma è tutto rose e fiori? Assolutamente no, infatti per specifiche situazioni quali la base logistico addestrativa montana di Corvara, in Alto Adige, avevamo scritto al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, segnalando presunte situazioni non in linea con i principi di equità e trasparenza che devono regolare il settore del benessere del personale (materia che la legge assegna tra le competenze delle APCSM, non necessariamente rappresentative).

A cosa abbiamo fatto riferimento?

  • all’accesso garantito a non aventi titolo;
  • alla sottrazione di un certo numero di alloggi di pregio, all’utenza generale per assegnarli anche a personale non avente titolo;
  • alla creazione di servizi ad personam che includono, parcheggi riservati, villette, suites, stanze di pregio, insomma strutture censite ma non accessibili o nascoste all’utenza generale sebbene soggette al medesimo prezzario o, addirittura, lasciate vuote o a disposizione esclusiva di non precisate “autorità”, con conseguente possibile danno erariale.

Purtroppo, su questo quesito, ad oggi non abbiamo ricevuto risposta.

Passando poi al Circolo Unificato delle Forze Armate d’Italia, per intendersi ex Palazzo Barberini in Roma e oggi presso la Palazzina Savorgnan Brazzà e le Antiche Scuderie, abbiamo chiesto la fruizione e l’ingresso anche alle altre categorie del personale militare, cioè Sottufficiali (Sergenti e Marescialli) e Graduati. Oggi il Circolo è sotto il patronato della Presidenza della Repubblica, e il Ministro della Difesa è Presidente Onorario, che esercita l’Alta Vigilanza. Basterebbe cambiare la norma e la denominazione a Circolo delle Forze Armate per poterne dare accesso a tutti (su questo avevamo veicolato in parlamento una proposta di revisione normativa al D.L. 2139.

E le baby pensioni? Come stanno le cose? Corre l’obbligo di sottolineare che il limite d’età per il personale militare è stabilito, per legge, a 60 anni, anche per un risvolto legato all’operatività di personale così anziano. Raggiunti i limiti d’età, il personale può essere collocato in ausiliaria (con l’obbligo di eventuale richiamo in servizio presso le Forze Armate stesse o presso la pubblica amministrazione “a costo zero”). Basta ricordare che durante la sindacatura Raggi a Roma vennero richiamati dei Dirigenti delle Forze Armate per ricoprire gli incarichi dirigenziali vacanti. Lo stesso fece il tribunale di Milano richiamando 12 sottufficiali da impiegare in cancelleria. La norma, quindi, prevede questa possibilità per le amministrazioni pubbliche. È poi fuorviante e non corretta la somma mostrata nel documento di bilancio della Difesa dove per le Forze Armate l’ausiliaria costa 471 milioni. La cifra è riferita al pagamento dell’intera pensione e non della indennità di ausiliaria da parte del Dicastero della Difesa. Si ricorda che solo se si è collocati in riserva (con obblighi di richiamo solo in caso di mobilitazione), le pensioni vengono pagate dall’INPS. Quindi tutti gli Ufficiali e i Sottufficiali in ausiliaria sono a carico della Difesa.

L’Aspettativa per la Riduzione dei Quadri (ARQ), è un istituto creato negli anni ‘90 per garantire la gestione degli esuberi dei dirigenti (Generali e Colonnelli) creati dalla riduzione degli organici voluta anche con il Governo Monti (circa 30%).  Non si comprende come l’ARQ possa costare 45 milioni, quando chi viene posto in ARQ subisce una decurtazione del 5% dello stipendio.

Parlando delle pensioni propriamente dette, ci saremmo aspettati che il giornalista Lupo, concentrasse l’attenzione sulla mancata attivazione della previdenza complementare, che porterà i Graduati, i Sottufficiali e gli Ufficiali che si ritrovano con il sistema contributivo a essere collocati in pensione con circa il 60-65% dell’ultimo stipendio. Stiamo quindi creando i nuovi poveri del futuro se non verrà attivata la previdenza dedicata.

Sono tanti altri i temi, sui quali ci piacerebbe confrontarci con esponenti così importanti della stampa nazionale, quale l’agibilità sindacale delle neo costituite Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra i Militari (si ha paura a chiamarli sindacati militari), la sicurezza in ambiente lavorativo e i diritti costituzionalmente riconosciuti ai nostri disabili o minori che vengono messi in discussione in nome della specificità militare, il diritto a un orario di lavoro e a un trattamento economico equo per i nostri Volontari in Ferma Iniziale. Al Dottor Formigli, quindi, un invito: usciamo da vecchi schemi ideologici di contrapposizioni antimilitaristiche, affibbiando ai militari etichette politiche che non ci appartengono e confrontiamoci su temi che riguardano i cittadini in uniforme e si scoprirà che non esistono poi tutti questi privilegi.

Attendiamo fiduciosi.

Cogito Ergo S.U.M.

SCEGLI. SCEGLI BENE. SCEGLI IL S.U.M.!

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Orgoglio operaio a Melfi: la nuova Lancia Gamma premia il talento e i sacrifici dei lavoratori lucani

FINALMENTE UNA GIOIA E UN ENORME ORGOGLIO PER IL NOSTRO SUD! LA NUOVA E PRESTIGIOSA “LANCIA GAMMA” VERRÀ PRODOTTA PROPRIO DAGLI OPERAI DI MELFI! 🚗 🏭 🇮🇹 In un momento in cui si parla solo di fabbriche che chiudono, arriva una notizia meravigliosa per il Mezzogiorno! Il colosso “Stellantis” ha annunciato ufficialmente che la nuovissima e bellissima auto “Lancia Gamma” verrà costruita nello storico stabilimento di MELFI (in Basilicata)! Un premio meritato e sacrosanto per il talento, il sudore e la bravura delle nostre gloriose “Tute Blu”! A esultare ci sono anche i vertici del sindacato UGL Metalmeccanici, Antonio Spera e Giuseppe Palumbo: “Melfi non è solo una fabbrica, è il polo d’eccellenza in cui si costruisce il futuro dell’automotive italiano!”. Siete curiosi di scoprire le dichiarazioni integrali del sindacato e l’importanza vitale di questa scelta per l’indotto? Cliccate e leggete il nostro articolo! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche voi siete fieri dei Lavoratori Lucani e credete che lo Stato e le aziende debbano tornare a investire pesantemente al SUD Italia per difendere le famiglie e l’industria? Diteci la Vostra nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura per fare un grandissimo applauso a tutti gli Operai di Melfi!!

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Stabilimento Stellantis di Melfi

Melfi (Potenza) – In un momento storico in cui si parla purtroppo in continuazione di crisi industriale, di fabbriche che chiudono i battenti, di delocalizzazioni selvagge verso l’estero e di spaventose incertezze per il futuro di migliaia di operai italiani, ogni tanto arriva un raggio di sole capace di scaldare il cuore e ridare speranza a interi territori. E questa bellissima luce, oggi, illumina orgogliosamente il Sud Italia, e più precisamente lo storico e fondamentale polo industriale di Melfi, in Basilicata.
La grandiosa e attesissima notizia è arrivata direttamente dalle ovattate stanze del MIMIT (il Ministero delle Imprese e del Made in Italy), dove il colosso Stellantis ha ufficialmente annunciato che la produzione della nuovissima, elegante e prestigiosa Lancia Gamma è stata assegnata proprio al sito lucano. Una decisione dal peso specifico enorme, che suona come una splendida e sacrosanta medaglia al valore per il sudore, la competenza e il grandissimo senso del dovere delle nostre infaticabili “tute blu” del Mezzogiorno.

Il trionfo della UGL: Spera e Palumbo esaltano gli operai

A raccogliere immediatamente l’entusiasmo e la profonda commozione dei lavoratori per questa insperata boccata d’ossigeno sono intervenuti i massimi vertici del sindacato UGL Metalmeccanici. Le parole pronunciate dal segretario nazionale, Antonio Spera, e dal segretario provinciale di Potenza, Giuseppe Palumbo, trasudano una fiera e incondizionata vicinanza alla propria gente.
«La nuova Lancia Gamma rappresenta una conferma concreta, vitale e potentissima del ruolo assolutamente strategico di Melfi. È una notizia che accogliamo con immensa soddisfazione», hanno dichiarato a caldo i due sindacalisti. «Il fatto che Stellantis scelga ancora una volta il nostro sito lucano per affidargli un prodotto destinato a rappresentare uno dei marchi più eleganti e importanti dell’intera storia automobilistica italiana, è uno straordinario riconoscimento alla qualità industriale del nostro stabilimento e, soprattutto, alle eccezionali professionalità che vi operano duramente ogni giorno».

Melfi non è solo una fabbrica, è il cuore del Sud

Il messaggio lanciato dall’assegnazione della Lancia Gamma è chiarissimo: il Sud Italia non è e non deve essere un serbatoio di disoccupazione, ma una terra ricca di maestranze specializzate, capaci di competere ai massimi livelli europei e mondiali.
«Melfi non è soltanto un freddo stabilimento che si limita a ricevere un nuovo modello di auto: è un grande e glorioso polo industriale che continua, a testa altissima, a essere il vero protagonista della strategia produttiva italiana», ribadiscono con fermezza Spera e Palumbo. La nuova vettura apre finalmente una fase inedita in cui le competenze tecniche, la grande innovazione tecnologica e la leggendaria capacità manifatturiera italiana possono tornare, senza timori reverenziali, a esprimere tutto il loro infinito potenziale.

Un futuro che profuma di dignità e lavoro

Il ritorno in grande stile del mito “Lancia” sulle linee di montaggio di Melfi dà un valore immenso a tutto il percorso fatto in questi anni bui, consolidando decine di posti di lavoro, proteggendo il reddito di tantissime famiglie e rafforzando a dismisura l’intero indotto (la filiera automotive lucana) che vive letteralmente attorno allo stabilimento.
«Siamo profondamente convinti che l’intero futuro dell’automotive italiano passi obbligatoriamente da stabilimenti moderni e capaci come quello di Melfi. La nuova Lancia Gamma è la dimostrazione palese che qui in Basilicata esistono competenze, capacità produttive e condizioni umane per continuare a creare immenso valore per l’Italia. Melfi ha un grande futuro industriale davanti a sé», hanno concluso i sindacalisti. Un applauso gigante e meritato ai lavoratori lucani: il rombo del futuro riparte da voi!

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Esplode la rabbia operaia a Matera, scatta lo stato di agitazione alla CallMat: i sindacati proclamano la mobilitazione totale contro i 350 licenziamenti

La pazienza dei lavoratori è finita e a Matera scatta la mobilitazione totale contro i licenziamenti della CallMat! 🛑📞 I sindacati SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILFPC-UIL e UGL Telecomunicazioni hanno proclamato ufficialmente lo stato di agitazione per difendere le 350 famiglie lucane colpite dall’avvio della procedura di licenziamento collettivo. I segretari regionali Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano lanciano un monito durissimo a MIMIT, TIM e Regione Basilicata: “L’Intelligenza Artificiale non sia una scusa per tagliare il personale, 350 licenziamenti sono 350 di troppo. Vogliamo atti concreti, non tabelle Excel”. Scoprite tutti i dettagli del piano di lotta operaia nel nostro articolo! 👇❤️✨

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Segretari Regionali Settore Telecomunicazioni Basilicata

Matera – Ci sono momenti in cui la pazienza dei lavoratori si esaurisce davanti al muro di gomma delle promesse mancate, trasformando l’angoscia delle famiglie in un’imponente e fiera onestà intellettuale di piazza. Quando i cancelli di una fabbrica rischiano di sbarrarsi definitivamente, trascinando nel baratro della disoccupazione centinaia di professionisti, il sindacato ha il dovere etico e civile di alzare uno scudo protettivo impenetrabile, portando la trincea della resistenza operaia direttamente davanti ai palazzi dello Stato. La Basilicata calcistica e operaia si appresta a vivere l’autunno più caldo della sua storia recente: a poche ore dall’annuncio shock dell’avvio delle lettere di licenziamento collettivo per 350 dipendenti della CallMat di Matera, le sigle sindacali hanno formalmente rotto gli indugi, proclamando lo stato di agitazione immediato e avviando la mobilitazione totale del comparto.

I segretari regionali lucani Anna Russelli (SLC-CGIL), Vincenzo Piccinni (FISTEL-CISL), Giovanni Letterelli (UILFPC-UIL) e Pino Giordano (UGL Telecomunicazioni) sono intervenuti con spavalda fermezza attraverso un monumentale manifesto unitario, blindando la linea di difesa attorno a ogni singola postazione con le cuffie. Le quattro sigle confederali hanno già provveduto a sollecitare con massima urgenza formale il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e la giunta della Regione Basilicata, pretendendo l’immediata convocazione di un tavolo di crisi vincolante e privo di filtri burocratici. Un’opera di squadra eccezionale nata per intimare ai grandi committenti nazionali, a partire dal colosso delle telecomunicazioni TIM, di bloccare una procedura spietata che colpirebbe al cuore l’economia della provincia di Matera.

L’intelligenza artificiale non sia un paravento: il taccuino delle rivendicazioni operaie

La postura dei segretari confederali squarcia il velo dei cliché contemporanei sulla transizione digitale, rifiutando che l’avanzata delle nuove tecnologie e della robotica si traduca nell’ennesimo macello sociale per i rioni popolari del Mezzogiorno. «La riduzione dei volumi, l’automazione e l’intelligenza artificiale non possono diventare il paravento dietro il quale scaricare sui lavoratori il costo delle scelte industriali fallimentari e delle inefficienze del sistema», tuonano con orgoglio Russelli, Piccinni, Letterelli e Giordano, delineando un programma chiaro e privo di ipocrisie. «Non accetteremo che un intero presidio occupazionale venga sacrificato senza aver prima verificato e utilizzato ogni possibile alternativa di ammortizzatore sociale o di ricollocamento protetto».

La piattaforma di lotta impone ai ministeri romani e a Potenza una radiografia spietata e trasparente di tutti gli strumenti di welfare disponibili prima della fatidica e spaventosa scadenza del 31 dicembre 2026. I sindacati esigono un piano pluriennale di riconversione professionale in grado di intercettare le commesse pubbliche e la logistica della sanità digitale del PNRR, convertendo le competenze storiche delle 350 tute blu in risorse stabili per lo sviluppo e la qualità della vita sul territorio. La linea d’azione è netta: l’UGL e le sigle sorelle non siederanno a nessun salotto interlocutorio che serva solo a prendere tempo o a sintonizzare annunci finti sul palcoscenico dei media.

Nessuno verrà lasciato solo: «Adesso basta parole, 350 licenziamenti sono 350 di troppo»

L’onestà intellettuale dei rappresentanti sindacali della Basilicata lancia un monito limpido e severo alle istituzioni centrali e alla dirigenza aziendale di CallMat, avvertendo che l’epoca dei rinvii e delle formule di rito è terminata questa mattina alle prime luci dell’alba. I dati d’altronde parlano chiaro: la perdita di 350 posti di lavoro a tempo indeterminato non costituisce una semplice e asettica pratica amministrativa da chiudere su un foglio Excel, ma una ferita antropologica che distruggerebbe 350 progetti di vita, mutui familiari, affitti e sogni di stabilità di centinaia di giovani lucani, costringendoli all’ennesimo esodo forzato verso l’esterno della propria terra d’origine.

«Siamo pronti alla mobilitazione e a mettere in campo tutte le iniziative di sciopero necessarie per difendere ogni singolo posto di lavoro», concludono duramente i leader sindacali della Basilicata Anna Russelli, Vincenzo Piccinni, Giovanni Letterelli e Pino Giordano, blindando la tenuta sociale dei rioni materani contro le nevrosi causate dalle gare al massimo ribasso e dallo scaricabarile delle multinazionali. «Nessuno verrà lasciato solo in questa trincea. Adesso basta parole. Adesso servono unicamente i fatti». I telefoni della centrale operativa sono pronti a tacere, le assemblee nei reparti sono convocate a ciclo continuo e la città dei Sassi alza la testa: la battaglia della CallMat è appena cominciata, e i lavoratori non faranno un solo passo indietro di fronte al baratro del licenziamento.

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Disastro CallMat a Matera, tutti i lavoratori verso il licenziamento! L’UGL dichiara lo stato di agitazione contro i tagli di Tim e l’Intelligenza Artificiale

“È UNA VERA E PROPRIA MACELLERIA SOCIALE!! IL ‘MOSTRO’ DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE STA RUBANDO IL LAVORO E IL FUTURO AI NOSTRI GIOVANI! BASTA!!!”. 😡 💼 🛑 Notizia drammatica, Pesantissima e Disperata che Rovina Inesorabilmente il Futuro (E il Natale prossimo) a Centinaia di padri e Madri di Famiglia del nostro Sud Italia! Arriva da Matera un Allarme Occupazionale Spaventoso: la dirigenza dell’azienda CallMat, durante l’ultima e tesissima riunione Sindacale, ha ufficialmente annunciato di Voler Avviare le Procedure di LICENZIAMENTO COLLETTIVO per TUTTI i lavoratori della Storica sede Lucana! Nessuno sarà risparmiato dalla Mannaia, finiranno tutti in mezzo a una Strada! La colpa di questo Bagno di Sangue Assurdo? Il drastico, spietato e inesorabile “Taglio” dei Volumi di Lavoro imposto dal gigantesco committente TIM, che diventerà Definitivo Mortale il prossimo 31 Dicembre! Ma dietro a questa “Catastrofe”, c’è un’ombra inquietante (e Vergognosa) che il sindacato “UGL Telecomunicazioni” ha giustamente denunciato Alzando la Voce! Le Multinazionali stanno Infatti Riducendo i Lavoratori in carne ed ossa per Sostituirli (Risparmiando un sacco di Milioni) con i freddi e Cinici Software della nuovissima “INTELLIGENZA ARTIFICIALE”! I famosi Bot informatici rubano il Lavoro e il pane alle Nostre Famiglie nel Silenzio e nell’Ipocrisia Totale dello Stato e della Politica Italiana, che fino ad oggi (Denuncia L’UGL) è Stata sorda e non ha mai regolamentato questa Pericolosissima Invasione dei “Robot”!! A fronte dell’Inefficienza delle Istituzioni e dei tavoli Governativi Falliti, L’UGL Ha appena Dichiarato Lo STATO DI AGITAZIONE TOTALE a Matera per lottare in Piazza e Difendere La Dignità di Lavoratori Onesti che rischiano la Fame per Arricchire le Multinazionali e la Tecnologia! Leggi la Durissima Denuncia e i dettagli del “Taglio Inumano” nel Nostro Articolo di Cronaca Sindacale! 👇 🗣️ A cosa credete? Anche Voi Vi Sentite “Ribollire di Rabbia” nel Leggere che Centinaia di Italiani perderanno Onestamente il Lavoro Sotto Natale (Magari avendo ancora Mutui e Figli a Carico da sfamare!) solo perché le Grandi e Ricchissime “Multinazionali” vogliono usare la finta “Intelligenza Artificiale” dei Computer per non pagare e risparmiare sugli stipendi degli Operatori? Siete d’Accordo col Fatto che il “Governo e i Ministri” dovrebbero Immediatamente Intervenire per Tassare Pesantemente Chi licenzia gli Esseri Umani in Favore Dei Robot? Diteci la Vostra Sviscerando a fondo tutta La Vostra Indignazione nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo Formidabile Articolo Sulle Vostre Bacheche per Fare “Rete” ed Esprimere la Massima e Forte Solidarietà ai Lavoratori Lucani Licenziati! NON MOLLATE!!!

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Matera – C’è un incubo gelido, oscuro e disperato che sta per abbattersi come una scure spietata sulla testa e, soprattutto, sul fragile bilancio economico di centinaia di famiglie lucane. Quella che doveva essere una normale riunione sindacale si è improvvisamente e drammaticamente trasformata nell’annuncio di un vero e proprio “bagno di sangue” occupazionale. Durante l’ultimo tesissimo incontro ufficiale con la dirigenza aziendale di CallMat, è giunta la peggiore delle notizie: i vertici hanno comunicato la gelida e irrevocabile intenzione di voler avviare a brevissimo le procedure di licenziamento collettivo per TUTTI i lavoratori della storica sede di Matera.
Nessuno sarà risparmiato dalla “mannaia”. La motivazione tecnica che si nasconde dietro a questa immensa e insopportabile “Macelleria Sociale”? Il drastico, spietato e netto taglio dei volumi di traffico telefonico deciso a tavolino dal grande committente nazionale, ovvero TIM. Un taglio mortale che, stando ai freddi calcoli aziendali, diventerà irrimediabilmente definitivo proprio il prossimo 31 dicembre, regalando a questi poveri lavoratori lucani il peggiore e il più disperato dei “regali” sotto l’albero di Natale.

Il Mostro dell’Intelligenza Artificiale ruba il lavoro

Ma cosa ha spinto un colosso come TIM a svuotare le commesse umane, condannando alla disoccupazione i padri e le madri di famiglia di Matera? A puntare il dito e a denunciare ad altissima voce i colpevoli di questa immane crisi è stato il sindacato UGL Telecomunicazioni. Le cause che hanno generato questo baratro sono molteplici, ma una su tutte fa tremare i polsi: siamo di fronte a un nuovo scenario tecnologico e lavorativo dominato in modo spietato dall’Intelligenza Artificiale.
I grandi gruppi industriali stanno sostituendo gli operatori umani con dei “software” senza stipendio, il tutto all’interno di un aberrante vuoto normativo privo di qualsiasi regolamentazione etica. Le macchine e gli algoritmi stanno letteralmente “rubando” il lavoro alle persone in carne ed ossa, in nome del massimo profitto e del risparmio aziendale. E chi dovrebbe tutelare i cittadini di fronte a questo disastro, purtroppo, dorme o volta lo sguardo dall’altra parte.

Istituzioni sorde e bandi inutili: l’atto di accusa

L’atto d’accusa formulato dall’UGL contro la cecità colpevole della Politica è infatti durissimo. Il sindacato denuncia apertamente «il mancato e irresponsabile coordinamento tra i vari soggetti istituzionali, che fino ad oggi ha prodotto solamente dei ridicoli bandi di gara rivelatisi totalmente inutili per la vera soluzione della crisi».
Nonostante gli allarmi continui e le piazze in subbuglio, la Politica non è stata in grado di far partire un serio Tavolo Settoriale con la presenza di tutti i Ministri e gli attori in grado di creare uno scenario di sostenibilità per i call center. Oltre al danno dell’IA, si sommano inoltre delle dinamiche sui volumi di lavoro non del tutto chiare e trasparenti, che penalizzano le sedi del Sud.

“Stato di Agitazione” contro il Baratro del 31 Dicembre

Ma i lavoratori e il sindacato non hanno alcuna intenzione di arrendersi e di farsi portare docilmente al macello. Il tempo scorre inesorabile, l’orologio dell’apocalisse occupazionale segna la scadenza fatale di dicembre, e l’intervallo temporale rimasto per salvare centinaia di stipendi è ormai ridotto al lumicino. «Questa crisi mortale deve essere affrontata in maniera decisa e risoluta, pena un impatto sociale ed economico estremamente grave per la città di Matera!», avvertono dall’UGL.
È disperatamente e urgentemente necessario intervenire sul settore delle telecomunicazioni con una strategia seria, ben pianificata e ampiamente condivisa, che punti ai fondi per la riconversione professionale e imponga la massima trasparenza sulla torbida gestione dei volumi di lavoro. Per queste ragioni, UGL Telecomunicazioni richiama ufficialmente la dirigenza, la committenza (TIM) e soprattutto le sorde Istituzioni al proprio dovere e senso di responsabilità, annunciando l’avvio immediato dello Stato di Agitazione totale per tutta la sede di Matera.
La lotta per la sopravvivenza e per la dignità del Lavoro in Basilicata è appena cominciata.

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