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S.U.M. A FORMIGLI SUL SERVIZIO: “IL PARADISO DEI GENERALI ITALIANI”: BASTA ETICHETTE E IDEOLOGIE ANTIMILITARISTE, CONFRONTIAMOCI SUI TEMI!

Il sindacato presenta le azioni promosse per chiedere trasparenza alle strutture turisti-che della Difesa e fa il punto sulle pensioni.

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Redazione-  Lo scorso giovedì sera abbiamo assistito, guardando la trasmissione Piazza Pulita di La7, all’ennesima rappresentazione giornalistica del “privilegiato” mondo militare.Senza stracciarci le vesti o urlare allo scandalo, vediamo di esaminare i punti salienti dell’inchiesta del giornalista di Danilo Lupo, pronti anche a un confronto diretto con lo stesso o il conduttore di Piazza Pulita, Formigli.

Partiamo dalle strutture di Palau e la Maddalena, gestite rispettivamente dall’Esercito e dalla Marina Militare. Sono sicuramente delle strutture turistiche di alto livello, inserite all’interno degli Organismi di Protezione Sociale che sono stati create dal Ministero della Difesa per migliorare la qualità della vita del personale militare e civile e delle rispettive famiglie.

Tra queste rientrano: Circoli Militari, servizi di ristorazione e foresteria, attività ricreative e sportive e stabilimenti balneari. Il tutto è disciplinato dalla legge, approvata dal Parlamento sovrano, e in particolar modo dall’articolo 1833 del Codice dell’Ordinamento Militare. Tra l’altro, è previsto che questi organismi possano essere affidati ad associazioni di dipendenti oppure a terzi (società private), mediante apposite procedure negoziali. Quindi, i prezzi delle strutture sono frutto di negoziazione al ribasso con le ditte private.

Si tratta, quindi, di strutture delle tre Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri che servono a offrire servizi a prezzi calmierati in favore del personale militare che, appartenendo alle categorie economicamente più deboli Sottufficiali (Sergenti e Marescialli) e Graduati, con stipendi bassissimi ed erosi negli anni  dall’inflazione, hanno solo così la possibilità di godere di strutture adeguate dove potere trascorrere, con turnazioni estive o invernali, delle meritate vacanze o effettuare recupero psico fisico al rientro da missioni operative (vivere mesi dentro un bunker in Libano non è molto salutare, dal punto di vista psicologico!). Ricordiamo che, in virtù di tardive firme di contratto, il reddito pro capite italiano nell’ultimo ventennio in Italia è sceso del 4% mentre in Europa è cresciuto del 22%. È innegabile che delle strutture traggano vantaggio i dirigenti che non hanno avuto negli anni la medesima erosione del potere d’acquisto del personale contrattualizzato.

Quindi, un’analisi giornalistica corretta, oltre a mettere a sistema il numero dei Generali con gli altri Paesi Europei o dell’Alleanza Atlantica avrebbe dovuto analizzare gli stipendi medi percepiti dai colleghi tedeschi o francesi, evidenziando quindi la miseria degli stipendi italiani.

Criticità: La base dell’Esercito citata nel servizio, insieme ad altre strutture dal citato reportage della 7, sembrerebbe essere appannaggio di soli Alti dirigenti militari, ma ciò non corrisponde a verità, perché vengono fatte delle turnazioni e personale appartenente a tutte le categorie può alloggiare nella struttura. Sembrerebbe vero poi che esistono delle villette singole che vengono assegnate senza graduatoria ad Autorità Politiche e militari, con tanto di posto barca che forse potrebbero permettersi, a livello economico anche delle strutture private.

Ma è tutto rose e fiori? Assolutamente no, infatti per specifiche situazioni quali la base logistico addestrativa montana di Corvara, in Alto Adige, avevamo scritto al Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, segnalando presunte situazioni non in linea con i principi di equità e trasparenza che devono regolare il settore del benessere del personale (materia che la legge assegna tra le competenze delle APCSM, non necessariamente rappresentative).

A cosa abbiamo fatto riferimento?

  • all’accesso garantito a non aventi titolo;
  • alla sottrazione di un certo numero di alloggi di pregio, all’utenza generale per assegnarli anche a personale non avente titolo;
  • alla creazione di servizi ad personam che includono, parcheggi riservati, villette, suites, stanze di pregio, insomma strutture censite ma non accessibili o nascoste all’utenza generale sebbene soggette al medesimo prezzario o, addirittura, lasciate vuote o a disposizione esclusiva di non precisate “autorità”, con conseguente possibile danno erariale.

Purtroppo, su questo quesito, ad oggi non abbiamo ricevuto risposta.

Passando poi al Circolo Unificato delle Forze Armate d’Italia, per intendersi ex Palazzo Barberini in Roma e oggi presso la Palazzina Savorgnan Brazzà e le Antiche Scuderie, abbiamo chiesto la fruizione e l’ingresso anche alle altre categorie del personale militare, cioè Sottufficiali (Sergenti e Marescialli) e Graduati. Oggi il Circolo è sotto il patronato della Presidenza della Repubblica, e il Ministro della Difesa è Presidente Onorario, che esercita l’Alta Vigilanza. Basterebbe cambiare la norma e la denominazione a Circolo delle Forze Armate per poterne dare accesso a tutti (su questo avevamo veicolato in parlamento una proposta di revisione normativa al D.L. 2139.

E le baby pensioni? Come stanno le cose? Corre l’obbligo di sottolineare che il limite d’età per il personale militare è stabilito, per legge, a 60 anni, anche per un risvolto legato all’operatività di personale così anziano. Raggiunti i limiti d’età, il personale può essere collocato in ausiliaria (con l’obbligo di eventuale richiamo in servizio presso le Forze Armate stesse o presso la pubblica amministrazione “a costo zero”). Basta ricordare che durante la sindacatura Raggi a Roma vennero richiamati dei Dirigenti delle Forze Armate per ricoprire gli incarichi dirigenziali vacanti. Lo stesso fece il tribunale di Milano richiamando 12 sottufficiali da impiegare in cancelleria. La norma, quindi, prevede questa possibilità per le amministrazioni pubbliche. È poi fuorviante e non corretta la somma mostrata nel documento di bilancio della Difesa dove per le Forze Armate l’ausiliaria costa 471 milioni. La cifra è riferita al pagamento dell’intera pensione e non della indennità di ausiliaria da parte del Dicastero della Difesa. Si ricorda che solo se si è collocati in riserva (con obblighi di richiamo solo in caso di mobilitazione), le pensioni vengono pagate dall’INPS. Quindi tutti gli Ufficiali e i Sottufficiali in ausiliaria sono a carico della Difesa.

L’Aspettativa per la Riduzione dei Quadri (ARQ), è un istituto creato negli anni ‘90 per garantire la gestione degli esuberi dei dirigenti (Generali e Colonnelli) creati dalla riduzione degli organici voluta anche con il Governo Monti (circa 30%).  Non si comprende come l’ARQ possa costare 45 milioni, quando chi viene posto in ARQ subisce una decurtazione del 5% dello stipendio.

Parlando delle pensioni propriamente dette, ci saremmo aspettati che il giornalista Lupo, concentrasse l’attenzione sulla mancata attivazione della previdenza complementare, che porterà i Graduati, i Sottufficiali e gli Ufficiali che si ritrovano con il sistema contributivo a essere collocati in pensione con circa il 60-65% dell’ultimo stipendio. Stiamo quindi creando i nuovi poveri del futuro se non verrà attivata la previdenza dedicata.

Sono tanti altri i temi, sui quali ci piacerebbe confrontarci con esponenti così importanti della stampa nazionale, quale l’agibilità sindacale delle neo costituite Associazioni Professionali a Carattere Sindacale tra i Militari (si ha paura a chiamarli sindacati militari), la sicurezza in ambiente lavorativo e i diritti costituzionalmente riconosciuti ai nostri disabili o minori che vengono messi in discussione in nome della specificità militare, il diritto a un orario di lavoro e a un trattamento economico equo per i nostri Volontari in Ferma Iniziale. Al Dottor Formigli, quindi, un invito: usciamo da vecchi schemi ideologici di contrapposizioni antimilitaristiche, affibbiando ai militari etichette politiche che non ci appartengono e confrontiamoci su temi che riguardano i cittadini in uniforme e si scoprirà che non esistono poi tutti questi privilegi.

Attendiamo fiduciosi.

Cogito Ergo S.U.M.

SCEGLI. SCEGLI BENE. SCEGLI IL S.U.M.!

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MATERA E VALBASENTO CHIEDONO RISPOSTE IMMEDIATE: LA UGL METALMECCANICI ALZA LA VOCE PER LAVORO E INDUSTRIA

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Pino GIORDANO Segretario Provinciale UGL Matera

Redazione-  In una sala gremita al Mood Hotel di Città Sant’Angelo, la UGL Metalmeccanici ha fatto ricorso a una delle sue voci più autorevoli per accendere il dibattito nazionale su una crisi che minaccia l’intero tessuto produttivo del Sud. Pino Giordano, segretario provinciale della UGL a Matera e consigliere nazionale della federazione, è intervenuto davanti a centinaia di delegati provenienti da tutta Italia, al fianco del segretario nazionale Antonio Spera e della segreteria UGLM, con un appello chiaro e senza mezzi termini: “Matera e la Valbasento meritano risposte immediate su lavoro e industria”.

Il discorso di Giordano ha subito posto al centro della platea la realtà di un territorio che, secondo il dirigente sindacale, è “in una fase di forte incertezza industriale e occupazionale”. Le parole, sebbene pronunciate in un contesto nazionale, hanno risuonato come un campanello d’allarme per la Basilicata, dove le catene di montaggio, le officine di precisione e le piccole medie imprese del comparto metalmeccanico faticano a sopravvivere a riduzioni di commessa, ritardi nei pagamenti e a un quadro complessivo di scarsità d’investimento. “Il territorio materano non può più essere dimenticato dalle politiche industriali nazionali e regionali”, ha sottolineato Giordano, aggiungendo che “senza investimenti, programmazione e tutela del lavoro rischiamo un progressivo declino industriale e sociale”.

Le cifre non mentono: negli ultimi dodici mesi, secondo i dati raccolti dalla stessa UGL, più di 300 posti di lavoro nel settore sono stati persi nella provincia di Matera, e le previsioni indicano un ulteriore calo se non verranno attuate misure correttive. La Valbasento, zona storicamente considerata il cuore dell’industria metalmeccanica lucana, è oggi al centro di un “svuotamento produttivo” che si traduce in emigrazione giovanile, calo delle nascite e depopolamento di interi comuni. “Troppi giovani continuano a lasciare la nostra provincia perché non vedono prospettive”, ha ricordato Giordano, lanciando un avvertimento sul pericolo di un circolo vizioso di disoccupazione e spopolamento.

Il sindacalista ha quindi avanzato una serie di richieste concrete, tutte orientate a un “piano industriale concreto per il territorio materano”. Primo fra tutti è l’instaurazione di un “confronto permanente” tra governo centrale, Regione Basilicata e le parti industriali, con l’obiettivo di garantire continuità produttiva, difesa occupazionale e rilancio delle aree industriali. “Servono scelte chiare e coraggiose: aprire un tavolo permanente è il primo passo per invertire la rotta”, ha affermato, sottolineando che la mancanza di un dialogo strutturato è la principale causa dell’attuale stallo.

Ma le istanze di Giordano non si fermano alla questione macroeconomica; il leader della UGL ha inoltre reclamato maggiori garanzie in tema di sicurezza sul lavoro, tutela salariale e lotta alla precarietà. “La UGL continuerà a essere al fianco dei lavoratori della Valbasento e di tutto il territorio materano, portando avanti con determinazione battaglie sindacali a difesa dell’occupazione, della dignità del lavoro e del futuro produttivo della Basilicata”, ha dichiarato, concludendo il suo intervento su una nota di solidarietà e determinazione.

Il messaggio ha trovato consensi anche tra i rappresentanti di altre regioni presenti all’assemblea, dove è emerso un consenso crescente sul ruolo strategico del Sud nella catena di valore nazionale. Alcuni delegati hanno proposto la creazione di un “Fondo Regionale per l’Innovazione Industriale”, destinato a finanziare start‑up tecnologiche e a favorire l’adozione di processi produttivi a basso impatto ambientale, in linea con le direttive europee sul Green Deal.

Il presidente della UGL Metalmeccanici, Antonio Spera, ha dunque chiuso la seduta ribadendo l’impegno dell’intera federazione a “sostenere con ogni mezzo le imprese che mantengono vivo il tessuto produttivo del nostro Paese, difendendo al contempo i diritti dei lavoratori”. Un appello che, a detta di molti presenti, non resterà confinato alle parole: la speranza è che la pressione esercitata da una platea così numerosa possa tradursi in azioni concrete da parte delle istituzioni.

Mentre le luci del Mood Hotel si spegnono, il futuro di Matera e della Valbasento resta appeso a una decisione politica. La sfida, secondo Pino Giordano, è chiara: “La priorità deve essere il lavoro. Senza industria non c’è sviluppo, senza occupazione non c’è futuro per il Materano”. La domanda ora è se le autorità siano pronte a dare la risposta che la regione ha chiesto più di una volta.

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CALLMAT MATERA. CGIL, FISTEL CISL, UIL FPC, UGL TLC: “CERCASI RESPONSABILITÀ SOCIALE”

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Redazione-  Ciò che è emerso dall’incontro di oggi tra i sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl, Uil Fpc e Ugl Telecomunicazioni, è l’epilogo già scritto di una vertenza che si trascina, ormai, da oltre 2 anni, quella dell’azienda CallMat, che impiega oltre 300 lavoratori su Matera.

Crisi che si colloca nell’ambito della più generale crisi di settore del CrmBpo che vede, purtroppo, quasi ogni giorno, aprirsi vertenze in diversi territori.

CallMat ha, infatti, annunciato che procederà all’apertura della procedura di mobilità per licenziamento collettivo a partire dal mese di luglio, in conseguenza dell’annunciata drastica riduzione dei volumi da parte di Tim che, in prospettiva, porterebbe a una chiusura del sito di Matera da dicembre.

A due anni dall’apertura della crisi, nulla è stato risolto.

Nonostante il bando varato nei giorni scorsi dalla Regione Basilicata, specificatamente destinato ai lavoratori che fuoriescono da CallMat, permane dunque una profonda crisi.

Come più volte dichiarato dai Sindacati nazionali, è inaccettabile che il Ministero abbia ormai assunto una posizione di sostanziale indifferenza nei confronti di questa e di altre decine di vertenze.

Il settore, con il progressivo introdursi dei sistemi di Intelligenza Artificiale, sta producendo e produrrà sempre più esuberi. Una crisi di tale entità va governata a livello nazionale con un intervento massivo e straordinario da parte del governo che, ad oggi, sta di fatto ignorando la situazione.

Lo stesso Ministero, sulla vertenza CallMat, aveva assunto l’impegno di stanziare fondi per variare misure ad oggi ancora non viste mentre la Regione Basilicata ha emesso un bando che, ad oggi, rischia di essere solo un pannicello caldo, mentre è ancora assente il promesso bando per la digitalizzazione del fascicolo sanitario elettronico.

Il 26 maggio è previsto il tavolo ministeriale al quale porteremo tutte le istanze che riguardano CallMat. Nel frattempo, verranno avviate iniziative di mobilitazione e di coinvolgimento di tutti i livelli politici e istituzionali a sostegno dei lavoratori.

Le Segreterie Regionali Cgil, Fistel Cisl, Uil Fpc, Ugl Telecomunicazioni.

La Rsu aziendale

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VERTENZA NATUZZI: AUDIZIONE DEL SEGRETARIO PROVINCIALE UGL MATERA PINO GIORDANO PRESSO LA COMMISSIONE ATTIVITÀ PRODUTTIVE DELLA CAMERA DEI DEPUTATI. “BASTA CASSA INTEGRAZIONE E DELOCALIZZAZIONI: SI STA CONSUMANDO UNA DESERTIFICAZIONE INDUSTRIALE NEL SILENZIO GENERALE”

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Redazione-  Il Segretario Provinciale UGL Matera, Pino Giordano, è stato audito dalla Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati nell’ambito della gravissima vertenza che interessa il gruppo Natuzzi e che coinvolge circa 1700 lavoratori tra Basilicata e Puglia, con ricadute devastanti sull’intero indotto economico e produttivo del territorio.

Nel corso dell’audizione, Giordano ha rappresentato con estrema durezza la drammatica condizione che vivono centinaia di famiglie ormai stremate da anni di ammortizzatori sociali, incertezza, riduzione salariale e totale assenza di prospettive industriali serie.

“La misura è colma. Non è più tollerabile assistere all’ennesima estensione della cassa integrazione come se fosse una soluzione strutturale. La cassa integrazione non può diventare una condanna permanente per lavoratori che da anni vivono con stipendi ridotti, senza certezze e senza futuro. Qui non siamo davanti ad una crisi temporanea, ma al rischio concreto di uno smantellamento industriale progressivo e silenzioso”.

Il Segretario Provinciale UGL Matera ha denunciato con forza il progetto di ulteriore ridimensionamento produttivo che rischia di colpire duramente gli stabilimenti materani, compresa la chiusura di Jesce 2, evidenziando come tutto ciò rappresenti un segnale gravissimo per l’intero territorio lucano.

“Stiamo parlando di un’azienda che negli anni ha beneficiato di ingenti finanziamenti pubblici, sostegni statali, incentivi e strumenti di accompagnamento garantiti dalle istituzioni italiane. Oggi invece ci ritroviamo davanti ad un quadro in cui si continua a tagliare occupazione in Basilicata e nel Mezzogiorno per favorire ulteriori produzioni all’estero, in particolare in Romania. Questo è inaccettabile sul piano sociale, morale e politico”.

Giordano ha parlato apertamente di una strategia industriale che rischia di trasformarsi in una vera desertificazione produttiva del territorio, sottolineando come il Materano e l’intera Basilicata stiano pagando il prezzo di anni di scelte sbagliate, silenzi istituzionali e assenza di una politica industriale nazionale capace di difendere il lavoro italiano.

“Non si può continuare a chiedere sacrifici sempre agli stessi lavoratori mentre si assiste impotenti alla delocalizzazione delle produzioni. È necessario che il Governo apra finalmente una riflessione seria sulla destinazione delle risorse pubbliche alle aziende. Chi riceve soldi pubblici deve garantire occupazione, investimenti e produzione sul territorio italiano. Non è concepibile finanziare aziende che poi spostano produzioni all’estero lasciando macerie sociali nel Mezzogiorno”.

Durante l’audizione, il Segretario UGL Matera ha inoltre evidenziato la totale esasperazione delle maestranze, molte delle quali vivono da anni in una situazione di precarietà economica insostenibile.

“Dietro i numeri ci sono persone, famiglie, mutui, figli e dignità calpestate. C’è una generazione intera di lavoratori che rischia di essere espulsa definitivamente dal mondo produttivo senza alcuna garanzia reale di ricollocazione. È vergognoso che uno dei territori già più fragili del Paese debba continuare a subire processi di impoverimento industriale senza una reazione forte della politica nazionale”.

Giordano ha inoltre criticato il clima di immobilismo che negli anni ha accompagnato la vertenza Natuzzi, sottolineando come troppo spesso i tavoli istituzionali si siano trasformati in semplici momenti interlocutori privi di decisioni concrete.

“Servono atti immediati, non passerelle istituzionali o promesse che puntualmente restano sulla carta. I lavoratori sono stanchi di ascoltare parole mentre continuano a perdere salario, serenità e prospettive. Occorre un piano industriale vero, con investimenti certi, rilancio produttivo degli stabilimenti italiani e garanzie occupazionali precise”.

Il Segretario Provinciale UGL Matera ha infine lanciato un appello forte al Governo, alla Regione Basilicata e a tutte le forze parlamentari affinché la vertenza Natuzzi diventi una priorità nazionale.

“Difendere Natuzzi significa difendere il lavoro nel Mezzogiorno, significa impedire l’ennesimo arretramento industriale della Basilicata e significa soprattutto restituire dignità a centinaia di lavoratori che da troppo tempo vengono lasciati soli. Non permetteremo che il territorio materano venga svuotato pezzo dopo pezzo nell’indifferenza generale”.

L’UGL Matera continuerà a sostenere con determinazione ogni iniziativa sindacale, istituzionale e democratica necessaria per salvaguardare i livelli occupazionali, contrastare le delocalizzazioni e garantire un futuro produttivo agli stabilimenti lucani.

“Non arretreremo di un millimetro davanti a chi pensa di poter utilizzare il Mezzogiorno soltanto quando conviene economicamente per poi abbandonarlo. La dignità dei lavoratori e il futuro della Basilicata meritano rispetto, risposte concrete e responsabilità politica”.

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