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Politica

Sergio De Santis nominato nuovo coordinatore di Evoluzione e Libertà a Como

👮‍♂️ Con una carriera prestigiosa alle spalle, Sergio De Santis assume la guida di Evoluzione e Libertà a Como, puntando su legalità e trasparenza per il futuro della città.

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Redazione-  Il panorama politico della città lombarda registra un cambio di passo significativo con l’ufficializzazione della nomina di Sergio De Santis a nuovo Coordinatore cittadino per il movimento politico Evoluzione e Libertà. La decisione, maturata negli scorsi giorni, segna un momento di rinnovamento per la compagine, che sceglie di affidare la guida del capoluogo lariano a una figura di solida esperienza istituzionale e profonda conoscenza del territorio.

Nel commentare l’investitura, De Santis ha espresso viva soddisfazione, rivolgendo un messaggio di ringraziamento ai vertici nazionali del partito. In particolare, il neocoordinatore ha citato il Presidente Mirko Greco e il Segretario Nazionale Giuseppe Basile, senza dimenticare il legame con Giuseppe Iorio, Coordinatore della Provincia di Frosinone, che ha espresso stima e supporto in questa fase di transizione.

Una carriera al servizio delle istituzioni

Il profilo professionale di Sergio De Santis si distingue per una traiettoria lunga oltre quattro decenni, trascorsi ai vertici di numerosi reparti territoriali e aeronavali. La sua formazione è radicata in una carriera operativa che lo ha visto protagonista in diverse aree critiche del Paese. Dalla guida della Sezione presso il Gruppo di Ponte Chiasso, realtà nevralgica per la provincia di Como, fino ai ruoli di comando presso le stazioni navali di Palermo e Napoli, il suo operato ha attraversato le geografie più complesse dello Stato.

L’esperienza di De Santis non si è fermata alla gestione territoriale, ma ha toccato i vertici degli stati maggiori e degli enti di formazione. È stato Capo Ufficio Operazioni presso il Comando Interregionale per l’Italia Nord Occidentale a Milano e ha guidato il Reparto Comando presso l’Accademia di Bergamo. Questo background, sommato alla direzione dei Reparti Aeronavali a Milano, Cagliari e Rimini, conferisce al neo coordinatore una visione d’insieme sulle necessità di sicurezza e gestione del territorio, competenze che intende ora traslare nell’impegno politico-amministrativo.

Riconoscimenti e impegno per il territorio

L’impegno profuso in oltre quarant’anni di carriera è stato certificato da numerosi riconoscimenti di prestigio. De Santis è Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, insignito della Medaglia Mauriziana per i dieci lustri di carriera, della Medaglia Militare d’Oro al Merito di Lungo Comando e della Croce d’Oro per Anzianità. Il suo stato di servizio, che annovera 5 encomi solenni, 18 semplici e 10 elogi, rappresenta una base di rigore che il neo coordinatore promette di applicare alla gestione del movimento politico cittadino.

Non è, tuttavia, un esordio nel mondo della politica locale. De Santis ha già vissuto il dinamismo delle istituzioni comasche in veste di consigliere comunale tra il 2017 e il 2022. Durante quel mandato, ha presieduto la vicepresidenza della Commissione sicurezza e legalità, maturando una sensibilità specifica verso i temi del controllo sociale e della tutela dei diritti dei cittadini. Il suo curriculum è ulteriormente arricchito dall’attività svolta come vice presidente dell’associazione internazionale della Polizia in Lombardia, ruolo che conferma la sua propensione al dialogo costante con le forze attive della società.

Gli obiettivi per Evoluzione e Libertà

Entrando nel merito del progetto politico, il neo coordinatore ha chiarito quali saranno le linee guida del suo mandato. L’obiettivo dichiarato è quello di radicare i valori di Evoluzione e Libertà non come slogan astratti, ma come risposte concrete ai problemi quotidiani dei residenti. De Santis intende promuovere un modello di politica basato sulla trasparenza e sulla disponibilità verso la comunità, facendo leva sulle proprie competenze tecniche per analizzare le criticità urbane e proporre soluzioni sostenibili.

“Sono entusiasta di entrare a far parte di questa famiglia – ha sottolineato De Santis – lavorerò affinché il nostro movimento diventi un punto di riferimento per i cittadini di Como, portando innovazione e una visione pragmatica delle sfide amministrative”. Con questa nomina, il partito punta a consolidare la propria presenza nel Nord Italia, affidandosi a un uomo che, nel corso di decenni, ha coniugato il rigore del comando militare con il pragmatismo richiesto dall’amministrazione pubblica locale.

La sfida che attende il coordinatore è quella di coniugare il bagaglio di esperienze pregresse con la necessità di una politica che sappia ascoltare i mutamenti della società contemporanea. La presenza di De Santis, per la sua storia personale e professionale, si configura come un tentativo di riavvicinare i cittadini alle dinamiche del dibattito locale, offrendo una conduzione fondata su criteri di ordine, legalità e costante ascolto delle istanze provenienti dai quartieri.

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Politica

Politica abruzzese: il congresso di Forza Italia segna un nuovo capitolo di compattezza nel centrodestra

🗳️ Il congresso di Forza Italia a Pescara ridefinisce gli equilibri del centrodestra abruzzese: arrivano gli auguri della Lega per una rinnovata sinergia politica.

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#Abruzzo #Politica #ForzaItalia #Lega

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Redazione- Il panorama politico abruzzese ha vissuto nelle scorse ore un momento di significativa rilevanza istituzionale. La città di Pescara è stata teatro del primo congresso regionale di Forza Italia, una tornata elettorale interna che ha sancito il consolidamento della struttura dirigente del partito di matrice azzurra in Abruzzo. In un clima di partecipazione, i delegati hanno confermato alla guida del movimento l’onorevole Nazario Pagano, figura di riferimento per i forzisti locali, definendo al contempo gli assetti per le sfide amministrative e politiche che attendono la coalizione di governo nei prossimi mesi.

Il dialogo istituzionale tra i partner di coalizione

L’esito del congresso non ha mancato di suscitare reazioni positive all’interno del perimetro della maggioranza che sostiene l’attuale amministrazione regionale. Tra le prime voci a giungere, vi è quella di Vincenzo D’Incecco, coordinatore regionale della Lega, che ha voluto esprimere formalmente le congratulazioni del Carroccio verso gli organismi appena eletti. Oltre alla conferma di Pagano, la nota del leader leghista ha sottolineato l’importanza di figure chiave come Roberto Santangelo, nominato vice segretario regionale, e Lorenzo Sospiri, presidente del Consiglio regionale, il quale ha assunto il prestigioso incarico di responsabile nazionale del Dipartimento Ambiente.

D’Incecco ha evidenziato come tali nomine non rappresentino soltanto un ricambio interno, ma la volontà del centrodestra di rafforzare la propria operatività su temi di portata nazionale ed europea. Il settore ambientale, in particolare, sta diventando un terreno di confronto sempre più serrato, rendendo dunque strategica la presenza di un amministratore esperto della realtà abruzzese all’interno dei tavoli di programmazione del partito a Roma.

La visione politica oltre il momento congressuale

Analizzando il valore del congresso, D’Incecco ha posto l’accento sulla natura democratica del processo di selezione della classe dirigente. Secondo il coordinatore della Lega, i congressi devono tornare a essere i luoghi privilegiati per la discussione programmatica, oltre che semplici passaggi formali di nomina. “Questi appuntamenti sono occasioni di confronto, crescita politica e programmazione, che consentono ai partiti di guardare al futuro con una visione chiara e condivisa”, ha affermato nel suo messaggio di auguri.

Il tema della stabilità dell’alleanza tra Forza Italia e Lega rimane al centro del dibattito, specialmente alla luce delle recenti prove elettorali che hanno visto la coalizione mantenere saldamente la guida della Regione Abruzzo. L’invito lanciato dall’esponente del Carroccio guarda al superamento delle singole identità partitiche in favore di un progetto territoriale unitario. L’obiettivo dichiarato resta quello di garantire il buon governo a tutti i livelli, minimizzando le frizioni e massimizzando l’efficacia delle politiche pubbliche sui territori.

Una prospettiva condivisa per il futuro dell’Abruzzo

La sintonia espressa tra Lega e Forza Italia non sembra dunque vacillare, nonostante le dinamiche fisiologiche che caratterizzano i rapporti tra forze politiche alleate. La necessità di affrontare criticità legate alle infrastrutture, alla gestione dei fondi europei e al potenziamento dei servizi sanitari regionali richiede, secondo il coordinatore leghista, una cabina di regia coesa. La stabilità del centrodestra, dal livello nazionale fino a quello locale, viene nuovamente indicata come la condizione necessaria per la crescita economica e sociale della regione.

Le parole di D’Incecco chiudono idealmente una giornata dedicata alla riorganizzazione interna di uno dei pilastri della coalizione, proiettando lo sguardo verso la prossima tornata di impegni elettorali e amministrativi. Per i cittadini abruzzesi, la conferma di questa sinergia politica tra Pagano, Sospiri e gli esponenti della Lega indica una chiara intenzione di proseguire nel solco tracciato dalla giunta regionale, mantenendo un asse inalterato tra le forze che attualmente compongono l’amministrazione, con l’ambizione di consolidare il consenso in vista delle future sfide istituzionali che interesseranno capoluoghi e comuni minori dell’intera regione. L’attenzione resta alta su come questo assetto si tradurrà, concretamente, nelle politiche di sviluppo che verranno messe in campo nel corso dell’anno.

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Il futuro della sanità italiana passa attraverso il potenziamento dei presidi territoriali: la visione di Fabio Rampelli

🏥 Il futuro della sanità italiana punta tutto sulle Case di Comunità: l’obiettivo è decongestionare i pronto soccorso e rafforzare il ruolo chiave dei medici di famiglia sul territorio.

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#sanità #riforma #medicina #territorio

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Redazione-  Cagliari è stata il teatro di un significativo momento di confronto sul futuro del sistema sanitario nazionale in occasione dell’evento “Spazio Salute”, un appuntamento che ha permesso di delineare le linee guida per la riforma dell’assistenza medica in Italia. Al centro del dibattito, il vicepresidente della Camera dei deputati, Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia, ha ribadito la volontà del Governo di imprimere una svolta decisa verso la sanità di prossimità. L’obiettivo è chiaro: decongestionare le strutture ospedaliere, in particolare i dipartimenti di emergenza, che da troppo tempo soffrono una pressione insostenibile, spesso dovuta a una gestione dell’assistenza non ottimale nelle fasi preliminari.

Le case di comunità come pilastro del territorio

Il cuore della strategia governativa per la rigenerazione sanitaria risiede nelle Case di Comunità. Tali strutture nascono con lo scopo specifico di accogliere i pazienti affetti da patologie non gravi, fungendo da filtro essenziale per evitare l’affollamento improprio dei Pronto Soccorso. Il modello di sanità territoriale ipotizzato mira a creare una rete capillare, capace di intercettare la domanda di salute prima che diventi emergenza clinica.

Durante il suo intervento, Rampelli ha sottolineato come la programmazione sanitaria degli ultimi decenni sia stata caratterizzata da errori strutturali. Il divario tra il fabbisogno reale di personale medico e la disponibilità effettiva è una eredità pesante, il cui superamento richiederà i tempi tecnici necessari alla formazione di nuove leve. Il processo di rinnovamento non può prescindere da una presa di coscienza storica sui limiti di un sistema che ha trascurato la formazione specialistica e la valorizzazione delle risorse umane.

La sfida del personale e la tutela dei medici

Oltre alla questione logistica e organizzativa, il tema del trattamento economico dei medici occupa un posto di rilievo nell’agenda politica. Rampelli ha evidenziato come la categoria, fondamentale per l’architettura sociale del Paese, risulti attualmente sottopagata se confrontata con gli standard degli altri Stati occidentali. Intervenire su questo aspetto non è solo una questione salariale, ma un atto di riconoscimento verso una professione che rappresenta un baluardo per la salute pubblica.

Il percorso verso l’equilibrio del sistema sanitario nazionale si preannuncia complesso. La domanda di prestazioni è aumentata esponenzialmente nel post-pandemia, rendendo necessaria una virata decisa verso la diagnosi precoce, considerata lo strumento cardine della prevenzione. In questa cornice, il Governo ha fissato un orizzonte temporale stretto: l’apertura delle Case della Salute entro la fine di giugno rappresenta uno step operativo immediato a cui seguirà una riforma strutturale di più ampio respiro.

Una riforma orientata alla sburocratizzazione

Il piano di riorganizzazione prevede anche una revisione profonda del ruolo dei medici di base. L’intenzione espressa da Rampelli è quella di valorizzare la figura del medico di famiglia, riconoscendone il valore etico e sociale attraverso una significativa sburocratizzazione delle procedure. Il fine ultimo è restituire al medico il tempo necessario per la pratica clinica diretta, agevolando il ripristino delle visite a domicilio, elemento che per decenni ha costituito il legame tra il paziente e il sistema di cura locale.

Questo processo di trasformazione non avverrà in totale autonomia decisionale da parte dei vertici politici. Al contrario, il vicepresidente della Camera ha auspicato un percorso condiviso con le rappresentanze di categoria, per garantire che le riforme siano calate sulle esigenze reali dei professionisti sanitari. La sfida è riportare la medicina al centro della comunità, riducendo le distanze fisiche e burocratiche tra chi ha bisogno di assistenza e chi ha la competenza per offrirla. Il cammino è tracciato, ma la riuscita dipenderà dalla capacità di attuare, nei tempi previsti, una transizione che metta finalmente al centro il diritto alla salute inteso come servizio di prossimità.

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Politica

Riforma dei comuni montani, Gianluca Quadrini e il partito Evoluzione e Libertà scendono in campo contro i tagli

🏔️ La montagna italiana rischia lo spopolamento a causa della nuova riforma dei comuni: Gianluca Quadrini e Evoluzione e Libertà sostengono i sindaci nei ricorsi al TAR contro il decreto Calderoli.

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#enti-locali #montagna #PoliticaItaliana #dirittideiterritori

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 Redazione-  Il panorama amministrativo italiano è attraversato da una profonda tensione a seguito della recente riclassificazione dei territori montani, un provvedimento che sta sollevando il coro di protesta di centinaia di primi cittadini. Al centro del dibattito si trova la nuova normativa legata ai decreti attuativi del Ministro degli Affari Regionali, Roberto Calderoli, che ha ridefinito i criteri per l’accesso allo status di comune montano. In questo scenario, il partito Evoluzione e Libertà ha ufficializzato il proprio posizionamento, schierandosi apertamente al fianco degli enti locali e annunciando un sostegno attivo ai ricorsi presentati dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio e presso le altre sedi giudiziarie competenti.

A guidare l’iniziativa politica è il Vice Segretario Nazionale Vicario, Gianluca Quadrini, figura di lunga esperienza nel comparto degli enti locali. Secondo Quadrini, la riforma adottata dal Governo rischia di produrre effetti irreversibili, trasformandosi in una mannaia burocratica per le aree interne della Penisola. Il cuore della protesta risiede nei numeri: la nuova classificazione porterebbe a una drastica contrazione della platea dei beneficiari, riducendo il numero dei comuni montani da circa 4.000 a 2.800 unità. Tale declassamento d’ufficio interesserebbe quasi 1.200 realtà, che perderebbero improvvisamente non solo la definizione giuridica, ma anche le tutele e i finanziamenti storicamente legati alla vita in quota.

Un algoritmo che ignora la fragilità sociale

La critica mossa da Quadrini si focalizza sulla natura tecnica, ma distaccata dal territorio, dei parametri prescelti per la riforma. Il dirigente di Evoluzione e Libertà sostiene che l’utilizzo esclusivo di criteri legati esclusivamente alla pendenza e all’altimetria media rappresenti, a tutti gli effetti, un errore di calcolo sistemico. L’accusa è rivolta a un algoritmo che, nella sua rigidità matematica, dimentica le variabili qualitative che definiscono la quotidianità di un borgo appenninico o alpino.

Il paradosso evidenziato dal movimento politico è evidente: mentre grandi centri costieri, caratterizzati da porzioni di territorio in quota seppur scarsamente abitate, potrebbero riuscire a mantenere lo status, molti piccoli comuni dell’entroterra verrebbero esclusi. Questi ultimi presentano disagi strutturali concreti, isolamento geografico e una fragilità demografica che una semplice analisi cartografica non è in grado di cogliere. Ad oggi, la mobilitazione ha già superato le 130 adesioni formali tra i comuni italiani, supportate dall’intervento di sigle come ALI (Autonomie Locali Italiane) e ASMEL, che vedono in questa riforma un attacco diretto alla tenuta del tessuto sociale locale.

Le conseguenze concrete della demontanizzazione

Le ripercussioni del provvedimento non si limitano a una questione di nomenclatura. La perdita dello status di comune montano comporterebbe la chiusura definitiva di canali di finanziamento e deroghe fondamentali per la sopravvivenza di tali comunità. Quadrini ha spiegato con chiarezza che le conseguenze si abbatterebbero in modo diretto sui servizi essenziali. In primo luogo, la revisione dei parametri scolastici rischierebbe di imporre la chiusura di plessi e istituti comprensivi, accelerando il fenomeno dello spopolamento nelle aree rurali.

Anche il comparto sanitario subirebbe un colpo severo, con la contrazione dei presidi minimi necessari per garantire il diritto alla salute dei cittadini. Sul fronte economico, gli imprenditori agricoli, le piccole realtà artigiane e gli agriturismi vedrebbero svanire l’accesso a specifici bandi di settore e ai crediti d’imposta per il miglioramento ambientale, strumenti vitali per chi sceglie di investire in territori difficili. Le dichiarazioni di Quadrini chiudono dunque ogni spazio di mediazione: il partito intende mantenere alta la pressione a tutti i livelli istituzionali, chiedendo la sospensione immediata dell’efficacia degli elenchi attuali. La richiesta del movimento è quella di integrare i dati geografici con l’Indice di Fragilità Comunale elaborato dall’Istat, affinché la politica possa finalmente tornare a guardare le persone e non solo le quote altimetriche.

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