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Cronaca

San Salvo, bimba precipita da un balcone: è in gravi condizioni all’ospedale di Pescara

🏥 Momenti di grande apprensione a San Salvo per una bimba caduta dal balcone di un’abitazione su Corso Garibaldi. La piccola è stata trasportata d’urgenza in elisoccorso presso l’ospedale di Pescara, dove è attualmente sotto osservazione. Tutta la cittadinanza è vicina alla famiglia in questo delicato momento.

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#SanSalvo #Cronaca #Abruzzo #IncidenteDomestico

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Redazione-  San Salvo è stata scossa, nel tardo pomeriggio di ieri, da un grave incidente domestico che ha visto protagonista una bambina di pochi anni, caduta dal balcone di un’abitazione situata lungo il centralissimo Corso Garibaldi. L’episodio si è verificato intorno alle 19, in un orario in cui la via solitamente brulica di persone e attività, trasformando improvvisamente la tranquillità della zona in una scena di profonda apprensione per l’intera comunità locale.

La dinamica di quanto accaduto è al momento oggetto di indagini da parte delle forze dell’ordine. I Carabinieri della compagnia locale, giunti prontamente sul luogo dopo la segnalazione giunta al numero di emergenza, hanno isolato l’area per effettuare i rilievi tecnici necessari a comprendere cosa possa aver causato la caduta. Gli inquirenti stanno ascoltando le testimonianze dei presenti e dei familiari per delineare l’esatta successione degli eventi, verificando se vi siano state negligenze, guasti alle strutture o se si sia trattato di un fatale incidente domestico. La zona di Corso Garibaldi, punto nevralgico della città, è rimasta transennata per diverse ore per consentire le operazioni di soccorso, richiamando l’attenzione di decine di residenti sgomenti.

Il tempestivo intervento dei soccorsi e il volo verso l’ospedale

Appena ricevuto l’allarme, la centrale operativa del 118 ha inviato sul posto un’ambulanza. I sanitari giunti in Corso Garibaldi hanno trovato la piccola a terra; nonostante la violenza dell’impatto, la bambina era cosciente all’arrivo del personale medico, un dettaglio che, pur nella gravità della situazione, ha offerto un primo segno di speranza. Dopo le manovre di stabilizzazione effettuate in strada, i medici hanno compreso la necessità di un trasferimento specialistico presso una struttura attrezzata per traumi pediatrici.

È stato quindi richiesto il supporto dell’elisoccorso, atterrato in un’area idonea nelle vicinanze per accelerare le operazioni di trasporto. Il mezzo aereo, con a bordo l’equipe medica d’emergenza, è ripartito poco dopo in direzione del presidio ospedaliero Santo Spirito di Pescara. La bambina è stata ricoverata d’urgenza nel reparto di terapia intensiva pediatrica. Il personale medico di Pescara ha preso in carico la piccola, sottoponendola a tutti gli accertamenti diagnostici del caso per valutare l’entità dei traumi riportati. Al momento, il riserbo sulle condizioni cliniche resta massimo, come da prassi in questi delicati casi medico-legali.

La comunità si stringe attorno alla famiglia

La notizia si è diffusa rapidamente in tutto il centro abitato di San Salvo, innescando un’ondata di vicinanza verso la famiglia della piccola. Gli incidenti che riguardano i minori colpiscono profondamente il tessuto sociale di piccole e medie realtà come quella del Vastese, dove la notizia di un bambino in pericolo viene percepita da tutti come un dolore collettivo. Le autorità, nel mantenere il massimo riserbo sull’identità e sulla dinamica, invitano alla cautela nelle ricostruzioni, in attesa che il quadro clinico evolva e che l’indagine dei Carabinieri fornisca risposte definitive.

Gli incidenti domestici rappresentano una delle principali cause di accesso al pronto soccorso pediatrico. Le cadute dall’alto, in particolare, richiedono una gestione tempestiva che, nel caso specifico di ieri, è stata assicurata dalla rapida sinergia tra il servizio 118 e l’elisoccorso, garantendo alla vittima il miglior trattamento possibile nel più breve tempo. Nei prossimi giorni, sarà compito degli organi inquirenti chiarire se la dinamica sarà archiviata come un incidente sfortunato o se emergeranno profili di responsabilità che richiederanno ulteriori approfondimenti giudiziari. Per ora, l’intera cittadina resta in attesa di notizie positive, sperando in una pronta ripresa della piccola.

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Cronaca

La salva l’ex fidanzato: chiama i carabinieri mentre lei tenta il suicidio nel garage di casa

🆘 A Colonnella una donna ha tentato di togliersi la vita nel garage di casa, ma il suo ex fidanzato ha chiamato i carabinieri in tempo. Un intervento tempestivo che le ha salvato la vita. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Colonnella #Abruzzo #Cronaca #PrevenzioneSupicidio

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Redazione-  Poteva trasformarsi in una tragedia, ma la prontezza di un ex fidanzato ha fatto la differenza tra la vita e la morte. Una donna residente a Colonnella, comune di poco più di tremila abitanti sulla costa teramana in provincia di Teramo, ha tentato di togliersi la vita all’interno del garage della propria abitazione utilizzando i gas di scarico della sua automobile. Solo il tempestivo intervento dei carabinieri, allertati proprio dall’ex compagno della donna, ha evitato il peggio.

Il fatto è avvenuto nelle scorse ore e ha scosso la piccola comunità affacciata sul mare Adriatico, nel tratto di costa abruzzese che si estende tra Alba Adriatica e Martinsicuro.

La telefonata che le ha salvato la vita

La donna, prima di compiere il gesto, aveva contattato il suo ex fidanzato, manifestandogli apertamente le proprie intenzioni. Un ultimo messaggio, probabilmente un grido di aiuto che l’uomo ha saputo cogliere con lucidità e tempestività. Senza esitare, l’ex compagno ha immediatamente allertato i carabinieri, fornendo loro l’indirizzo e descrivendo la situazione con sufficiente precisione da consentire un intervento rapido.

I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alba Adriatica si sono precipitati sul posto nel minor tempo possibile. Giunti all’abitazione, hanno trovato il garage chiuso. Senza perdere un secondo, hanno forzato l’ingresso e si sono trovati di fronte a uno scenario drammatico: la donna era riversa all’interno dell’abitacolo dell’automobile, in stato di semicoscienza, con i motore ancora acceso.

Il sistema artigianale e il soccorso

La ricostruzione effettuata dai carabinieri ha permesso di chiarire le modalità del tentato suicidio. La donna aveva predisposto un sistema artigianale ma efficace: un tubo collegato al terminale di scarico del veicolo e fatto passare all’interno dell’abitacolo, trasformando di fatto l’automobile in una camera chiusa satura di monossido di carbonio, un gas inodore e incolore che agisce in modo subdolo e letale, provocando una progressiva perdita di conoscenza prima del decesso.

I militari dell’Arma hanno immediatamente interrotto il tentativo, spento il motore e messo in sicurezza la donna, richiedendo nel contempo l’intervento del personale sanitario del 118. I soccorritori, giunti sul posto in pochi minuti, hanno prestato le prime cure alla donna ancora in stato di semicoscienza e ne hanno disposto il trasporto d’urgenza all’ospedale civile di Giulianova, la struttura ospedaliera di riferimento per questo tratto della costa teramana.

Condizioni stabili, all’origine del gesto una crisi sentimentale

Le condizioni della donna, una volta ricoverata e sottoposta alle cure del caso, non desterebbero preoccupazione. I medici la tengono in osservazione, ma non sarebbe in pericolo di vita. L’intervento tempestivo ha scongiurato le conseguenze più gravi dell’intossicazione da monossido di carbonio, che se prolungata avrebbe potuto causare danni cerebrali permanenti oltre che la morte.

Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni degli inquirenti, all’origine del gesto vi sarebbero motivazioni legate alla sfera sentimentale. Una crisi, una rottura, un dolore privato che ha spinto la donna verso una scelta estrema. Le forze dell’ordine stanno raccogliendo ulteriori elementi per ricostruire con precisione il contesto emotivo e relazionale che ha preceduto il tentativo.

Colonnella, con il suo centro storico arroccato su una collina a poca distanza dal mare, è un borgo tranquillo e a misura d’uomo, dove episodi di questo tipo lasciano il segno nell’intera comunità. La notizia si è diffusa rapidamente tra i residenti, suscitando sollievo per l’esito fortunato della vicenda e, allo stesso tempo, riflessioni sul peso del dolore che può portare una persona a gesti così estremi.

La donna riceverà ora, oltre alle cure fisiche, il supporto psicologico previsto dai protocolli ospedalieri per i casi di tentato suicidio. Un percorso che si auspica possa aiutarla ad affrontare il momento di crisi e a trovare un sostegno adeguato.

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Cronaca

Uccide la zia a coltellate e getta il corpo nel fiume con una carriola: 17enne confessa ai carabinieri

🔪 Dramma familiare a San Stino di Livenza: un 17enne ha confessato di aver ucciso la zia a coltellate e di aver gettato il corpo nel fiume, trasportandolo di notte con una carriola. Il cadavere non è ancora stato trovato. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#SanStinodiLivenza #Cronaca #OmicidioVenezia #Femminicidio

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Redazione-  Un omicidio efferato, consumato tra le mura domestiche e poi nascosto nel buio della notte con una freddezza inquietante. Un ragazzo di 17 anni ha ucciso a coltellate la zia, Chiara Guerra, 53 anni, e ha trasportato il corpo senza vita della donna fino a un corso d’acqua nelle vicinanze della propria abitazione, gettandolo nelle acque del fiume per farlo sparire. Il delitto è avvenuto a San Stino di Livenza, comune di circa dodicimila abitanti in provincia di Venezia, e ha sconvolto l’intera comunità locale.

Nella notte, dopo ore di interrogatorio condotto dai carabinieri della Compagnia di Portogruaro, il giovane ha confessato il delitto davanti al magistrato della Procura di Pordenone competente per territorio. Il pubblico ministero ha successivamente trasmesso gli atti alla Procura per i minorenni di Trieste, che ha ora la titolarità dell’indagine. Alla prima luce dell’alba, sul posto erano presenti i carabinieri per i rilievi del caso, affiancati dal medico legale Antonello Cirnelli.

La ricostruzione del delitto: la carriola e il telo

La dinamica ricostruita dagli investigatori restituisce uno scenario agghiacciante. Dopo aver colpito la zia con un coltello all’interno della propria abitazione, il diciassettenne ha caricato il cadavere su una carriola, coprendolo con un telo di grandi dimensioni per nasconderne il contenuto agli occhi di eventuali passanti. Ha quindi percorso, nel cuore della notte, una porzione del centro abitato di San Stino di Livenza, attraversando strade e vicoli con il macabro carico, fino a raggiungere il corso d’acqua nelle vicinanze. Qui ha scaricato il corpo della donna nelle acque del fiume, tentando di far perdere le proprie tracce.

Un gesto premeditato nei suoi passaggi operativi, che tuttavia non è bastato a proteggere il ragazzo dai sospetti degli inquirenti. Non appena le ricerche di Chiara Guerra sono state avviate nella serata di ieri, i carabinieri hanno rapidamente ristretto il cerchio delle indagini attorno al nipote. Sottoposto a interrogatorio, il giovane ha alla fine ammesso le proprie responsabilità, fornendo ai militari dell’Arma una ricostruzione dettagliata di quanto accaduto.

Il movente: dissidi familiari alle radici della tragedia

Secondo quanto emerso nelle prime fasi delle indagini, il movente del delitto sarebbe da ricercare in gravi tensioni e conflitti all’interno del nucleo familiare. I rapporti tra il ragazzo e la zia sarebbero stati segnati da attriti profondi, sfociati in un epilogo tragico e irreversibile. Gli inquirenti stanno ora lavorando per ricostruire con precisione la natura e la storia di questi dissidi, elementi che saranno fondamentali per delineare il profilo del giovane e comprendere come si sia arrivati a un gesto così estremo.

Il diciassettenne è cittadino italiano, originario proprio di San Stino di Livenza, e compirà diciotto anni nel giro di pochi mesi. La sua giovane età non esclude la gravità delle accuse a suo carico: la Procura per i minorenni di Trieste dovrà ora valutare la sua posizione e decidere i prossimi passi sul piano giudiziario.

Ricerche del corpo riprese all’alba, sommozzatori al lavoro

Nonostante la confessione e le indicazioni fornite dal ragazzo, il cadavere di Chiara Guerra non è stato ancora recuperato. Le ricerche, avviate nella serata di ieri non appena la donna è risultata irreperibile, erano state sospese durante le ore notturne per poi riprendere all’alba con rinnovata intensità.

Sul fiume sono impegnati i Vigili del fuoco del distaccamento locale e i sommozzatori del reparto specializzato del Corpo di Venezia, esperti nelle operazioni subacquee in acque interne. Le correnti e la conformazione del corso d’acqua rendono le operazioni complesse e richiedono tempo. Gli uomini stanno risalendo e discendendo il tratto di fiume indicato dal giovane, con l’obiettivo di restituire il corpo alla famiglia e consentire alla magistratura di disporre l’autopsia, passaggio indispensabile per ricostruire con precisione le cause e le modalità della morte.

San Stino di Livenza si trova tra Venezia e Pordenone, al confine tra Veneto e Friuli, in un territorio caratterizzato da una fitta rete di corsi d’acqua e canali tipica della pianura veneto-friulana, un elemento geografico che in questo caso ha complicato significativamente il lavoro delle squadre di soccorso impegnate nel recupero.

La comunità locale è sotto choc. Una tragedia familiare che ha lasciato senza parole chi conosceva la vittima e il giovane autore del delitto.

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Cronaca

Incidente mortale a Villa Reatina, coppia in moto muore dopo un frontale: “Si è accasciato prima dello schianto”

🏍️ Tragedia sulla strada per Villa Reatina: Franco e Monika hanno perso la vita in un terribile schianto in moto. I testimoni raccontano di un malore improvviso prima dell’impatto. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#IncidenteRieti #Ascrea #VillaReatina #Cronaca

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Carabinieri pompieri vigili fuoco ambulanza

Redazione-  Una domenica di sole trasformata in tragedia sulle strade della provincia reatina. Franco Di Giulio, 64 anni, residente ad Ascrea, e la compagna Monika Wojcik, 43 anni, hanno perso la vita in un devastante incidente stradale avvenuto lungo il raccordo per Villa Reatina, poco dopo l’uscita dalla superstrada. L’impatto, di una violenza inaudita, ha coinvolto la motocicletta sulla quale viaggiava la coppia e un’autovettura che procedeva in direzione opposta, innescando un rogo che ha avvolto entrambi i veicoli.

La dinamica dello schianto, ricostruita grazie alle testimonianze degli altri motociclisti presenti, lascia ipotizzare che all’origine della tragedia possa esserci un malore improvviso che avrebbe colpito Franco Di Giulio mentre era alla guida del mezzo a due ruote.

Il racconto dei testimoni: “Lo abbiamo visto accasciarsi”

La coppia faceva parte di un gruppo di centauri che quella mattina aveva organizzato un’escursione verso Santa Rufina, località immersa nelle colline reatine particolarmente apprezzata dagli appassionati delle due ruote per i suoi percorsi panoramici. Il convoglio di motociclette procedeva compatto lungo il tracciato quando, poco prima dello svincolo di Villa Reatina, si è consumata la tragedia.

Uno dei motociclisti che seguiva Franco Di Giulio ha fornito agli inquirenti una testimonianza che potrebbe rivelarsi determinante per ricostruire l’accaduto. L’uomo avrebbe raccontato di aver visto il sessantaquattrenne accasciarsi improvvisamente sulla sella della moto, perdendo il controllo del mezzo un istante prima dell’impatto frontale con l’automobile che sopraggiungeva dalla corsia opposta.

Questa ricostruzione avvalora l’ipotesi di un malore improvviso, forse un infarto o un’ischemia, che avrebbe reso Franco Di Giulio incapace di governare la motocicletta e di evitare la collisione. Gli accertamenti medico-legali disposti dall’autorità giudiziaria dovranno chiarire se effettivamente un evento cardiaco o cerebrovascolare abbia preceduto lo schianto.

L’impatto devastante e le fiamme

La violenza della collisione è stata tale da sbalzare entrambi gli occupanti della moto per diversi metri sull’asfalto. Franco Di Giulio è deceduto sul colpo, il suo corpo è rimasto riverso sulla carreggiata mentre i soccorritori tentavano disperatamente di raggiungere la compagna. Monika Wojcik, quarantatré anni, è stata trovata in condizioni disperate a poca distanza dal punto d’impatto.

Nel frattempo, le fiamme si sono propagate rapidamente, alimentate dal carburante fuoriuscito dai serbatoi, avvolgendo sia la motocicletta che l’autovettura coinvolta nell’incidente. I Vigili del fuoco, giunti sul posto insieme alle ambulanze del 118 e alle pattuglie delle forze dell’ordine, hanno dovuto prima domare il rogo per poi mettere in sicurezza l’area e consentire i rilievi.

La donna è stata stabilizzata sul posto e trasportata d’urgenza all’ospedale San Camillo de Lellis di Rieti, dove i medici del pronto soccorso hanno tentato in ogni modo di salvarle la vita. Purtroppo, nonostante gli sforzi del personale sanitario, Monika Wojcik è deceduta poche ore dopo il ricovero a causa delle gravissime lesioni riportate nell’impatto.

Una coppia unita dalla passione per le moto

Franco Di Giulio e Monika Wojcik condividevano la passione per le due ruote e le gite domenicali in compagnia degli amici centauri. Ascrea, il piccolo comune della Valle del Turano dove l’uomo risiedeva, conta poco più di duecento abitanti ed è incastonato tra i monti che circondano il lago artificiale, un territorio che offre strade panoramiche molto frequentate dai motociclisti, soprattutto durante la bella stagione.

La notizia della tragedia si è diffusa rapidamente tra le comunità locali, suscitando profondo cordoglio. Chi conosceva la coppia la descrive come affiatata e sempre presente agli appuntamenti organizzati dal gruppo di appassionati con cui condividevano questa passione.

Indagini in corso sulla dinamica

Le autorità stanno ora lavorando per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi che hanno portato alla morte dei due motociclisti. Il conducente dell’autovettura coinvolta nello scontro, sotto shock ma illeso, è stato ascoltato dagli agenti per fornire la propria versione dei fatti. La sua testimonianza, unita a quella degli altri centauri presenti, contribuirà a delineare un quadro completo dell’accaduto.

Il tratto di strada interessato dall’incidente è rimasto chiuso al traffico per diverse ore, il tempo necessario ai rilievi e alla rimozione dei veicoli distrutti. La procura di Rieti ha aperto un fascicolo per fare piena luce sulla tragedia e accertare eventuali responsabilità.

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