Rimani in contatto con noi
#

Politica

Il sovraffollamento Carcerario e il nodo della Remigrazione: il punto di vista di Patto Italia e Rinascimento Nazionale

⚖️ Il dibattito sulle carceri italiane si accende: Ruvolo e Sforzini chiedono di unire la battaglia per il sovraffollamento alla remigrazione dei detenuti stranieri. Una visione per conciliare sicurezza e riabilitazione.

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Giustizia #Carceri #Sicurezza #Italia

Pubblicato

a

Locandina

 Redazione-  Il dibattito sulla giustizia e sulla gestione degli istituti di pena torna prepotentemente al centro dell’agenda politica nazionale, innescando un confronto serrato tra diverse anime dell’area conservatrice e sovranista. A fare da catalizzatori di questa riflessione sono Stefano Ruvolo, presidente di Patto Italia, formazione politica legata a Futuro Nazionale, e Luca Sforzini, alla guida di Rinascimento Nazionale, il think tank che fa riferimento al Generale Roberto Vannacci. Al centro dello scambio di vedute, le posizioni espresse da Gianni Alemanno sulla necessità di riformare il sistema carcerario per contenere il sovraffollamento, una sfida che i due esponenti considerano strettamente connessa alle politiche di rimpatrio e, più ampiamente, alla gestione dei flussi migratori.

La correlazione tra sicurezza e gestione carceraria

L’analisi proposta da Ruvolo e Sforzini parte dal riconoscimento diretto dell’importanza del pensiero di Alemanno. Secondo il presidente di Patto Italia, la sicurezza dei cittadini non si misura soltanto in termini di ordine pubblico nelle strade delle nostre città, ma passa attraverso la capacità del sistema giudiziario di garantire una reale riabilitazione e rieducazione dei detenuti. Ridurre la recidiva, soprattutto per determinate tipologie di reati, è considerato un obiettivo primario per la tenuta sociale. Eppure, le condizioni in cui versano molti istituti di pena rappresentano un ostacolo logistico e strutturale che rende difficile ogni percorso di recupero.

È proprio su questo piano che si inserisce la riflessione di Rinascimento Nazionale. Per Sforzini, il problema del sovraffollamento non può essere affrontato isolandolo dal contesto migratorio. “Le due facce della stessa medaglia”, così vengono definite da Sforzini la condizione dei detenuti e l’efficacia delle politiche di rimpatrio, sono le componenti fondamentali di una strategia che mira a riportare l’ordine nel sistema penitenziario italiano.

I numeri dell’emergenza nelle strutture italiane

Le cifre citate dagli esponenti politici descrivono uno scenario critico e ben noto agli osservatori del settore. Attualmente, le carceri italiane ospitano una popolazione che oscilla costantemente tra le 62.000 e le 64.000 unità. Di queste, circa il 31,5% è composto da persone con cittadinanza straniera, un numero che si aggira intorno ai 20.000 detenuti. Se si considera che la capienza regolamentare complessiva delle strutture penitenziarie sul territorio nazionale, da Nord a Sud, è fissata a circa 51.000 posti, appare evidente come il divario tra disponibilità e presenze sia la causa primaria delle tensioni che si vivono quotidianamente all’interno di molti padiglioni detentivi.

La tesi sostenuta da Ruvolo e Sforzini è lineare: qualora gli stranieri che si rendono autori di reati venissero rimpatriati nei Paesi di origine, il sovraffollamento verrebbe drasticamente ridotto. Questo passaggio permetterebbe alle istituzioni di concentrare le proprie risorse finanziarie e organizzative sul miglioramento delle strutture, molte delle quali mostrano segni di degrado, e di investire con maggiore efficacia su programmi di rieducazione rivolti alla restante popolazione carceraria. Si tratta di una visione che, nelle intenzioni dei relatori, punta a trasformare il principio della remigrazione in uno strumento di gestione virtuosa della pena.

Una visione programmatica per Futuro Nazionale

L’appello lanciato dai presidenti di Patto Italia e Rinascimento Nazionale non mira a creare divisioni, bensì a saldare posizioni che vengono considerate complementari. Le tesi del Generale Vannacci, incentrate sulla difesa dell’identità e sulla fermezza rispetto alle dinamiche migratorie, si integrano perfettamente con le necessità di riforma del sistema giustizia evocate da Alemanno. L’obiettivo dichiarato è quello di superare la fase dell’enunciazione per approdare a un impegno programmatico solido, capace di tradursi in proposte legislative concrete che possano essere presentate nelle sedi istituzionali.

Ruvolo e Sforzini confermano la propria disponibilità a un tavolo di confronto allargato. L’auspicio è che, attraverso il dialogo con personalità esperte della materia, si riesca a definire una linea d’azione realistica e praticabile, sganciata dalle utopie e ancorata alle esigenze degli italiani. La volontà di Futuro Nazionale appare chiara: strutturare un fronte compatto che faccia della sicurezza e della legalità i pilastri di una nuova proposta per il Paese, lavorando al contempo per sollevare le strutture carcerarie dallo stato di emergenza costante che ne mina la funzione rieducativa prevista dalla Costituzione.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Politica

Tutti pazzi per Vannacci: l’alleanza antisistema di Jonghi Lavarini contro Draghi

La politica italiana è pronta a esplodere grazie a un’alleanza “frankenstein” totalmente inaspettata e pazzesca! Tutti, improvvisamente, sembrano impazziti per il Generale Roberto Vannacci. A svelare il clamoroso scenario politico è il noto esponente della destra radicale Roberto Jonghi Lavarini, che ha tracciato l’identikit del nuovo e potente schieramento “antisistema”. Se Vannacci non troverà un accordo con il centrodestra tradizionale, guiderà un Terzo Polo ribelle che potrebbe imbarcare nomi assurdi: dal re dei paparazzi Fabrizio Corona, al comunista Marco Rizzo fino al simpatico ex senatore Antonio Razzi! Un’idea folle? Assolutamente no per Jonghi Lavarini, che lancia un durissimo, feroce e spietato attacco ai veri nemici dell’Italia: “Loro tre sono sicuramente meglio dei professoroni come Prodi, Draghi e Monti, che hanno svenduto e impoverito il nostro popolo per favorire gli avidi poteri forti della plutocrazia mondialista!”. È guerra aperta all’establishment europeo! Voi cosa ne pensate?👇

Pubblicato

a

Rizzo, Corona ,Razzi

Roma – Il panorama politico italiano, da sempre avvezzo a capovolgimenti di fronte inaspettati, alleanze contro natura e rimescolamenti continui, si sta preparando a vivere una delle fasi più calde, magmatiche, imprevedibili ed esplosive della storia repubblicana recente. Al centro esatto, ingombrante e calamitante di questo vero e proprio uragano ideologico e mediatico, siede incontrastata la figura del Generale Roberto Vannacci. Il deputato europeo, forte di una marea di consensi personali e della sua neonata creatura politica, Futuro Nazionale, è diventato il vero, unico e potentissimo ago della bilancia per chiunque cerchi disperatamente visibilità, sopravvivenza elettorale o rivalsa contro il sistema costituito. A scattare un’impietosa, lucidissima e a tratti geniale fotografia di questo particolarissimo e surreale momento storico è Roberto Jonghi Lavarini, figura di spicco e storico esponente della destra radicale. Con un intervento dal titolo a dir poco folgorante e ironico, “Da Rizzo a Razzi, tutti pazzi per Vannacci”, Jonghi Lavarini analizza senza filtri e senza alcun pelo sulla lingua il disperato pellegrinaggio di personaggi eterogenei alla corte del Generale, disegnando un potenziale, inaspettato e clamoroso scenario politico di rottura assoluta. Un piano B dirompente, capace di radunare sotto un unico, immenso ombrello “antisistema” le anime più diverse e pittoresche dell’Italia del malcontento, per muovere guerra ai salotti buoni dell’alta finanza e dell’europeismo tecnocratico.

Da Corona a Rizzo: l’improbabile pellegrinaggio alla corte del Generale

L’analisi chirurgica tracciata da Jonghi Lavarini parte proprio dall’elenco, grottesco ma verissimo, di chi oggi cerca di accreditarsi disperatamente all’ombra dell’enorme popolarità mediatica di Roberto Vannacci.
Il primo nome sul tavolo, freschissimo di cronaca, è quello del discusso e onnipresente re dei paparazzi. “Fabrizio Corona ha un suo seguito, ma sa di non avere la forza per fare un partito”, sentenzia lucidamente Jonghi Lavarini, spiegando così il motivo per cui lo showman “sbraita sui social ma insegue il Generale in spiaggia in Versilia”, mendicando di fatto un’alleanza per restare a galla politicamente. Ma la fila dei corteggiatori del Generale non si ferma certo allo spettacolo puro. Dalla galassia diametralmente opposta, quella della sinistra extraparlamentare dura e pura, arriva Marco Rizzo. L’ex comunista stalinista di ferro, che negli ultimi anni ha vissuto un’incredibile metamorfosi convertendosi a una “terza posizione sovranista”, ha appena fondato un nuovo e piccolissimo micro partito. Una sigla che, secondo la spietata analisi di Lavarini, non avrebbe attualmente alcuna reale “speranza di presentarsi al voto” in solitaria. Infine, chiude questo surreale e affascinante trittico di alleati potenziali il “simpatico ex senatore Antonio Razzi”. Paragonato ironicamente, ma con profondo affetto, alla macchietta cinematografica di Cetto La Qualunque, Razzi viene in realtà convintamente riabilitato da Jonghi Lavarini, che lo definisce, al netto delle gaffe televisive, un “bravo emigrato italiano all’estero e un buon patriota anticonformista”, dotato di un fiuto innegabile per gli umori della pancia del Paese.

Il Piano B di Futuro Nazionale: guidare un vasto fronte antisistema

Ma perché figure così apparentemente distanti e politicamente incompatibili, dal gossip di Corona al comunismo di Rizzo fino al pragmatismo di Razzi, gravitano improvvisamente e compulsivamente attorno a Futuro Nazionale?
La risposta la fornisce proprio Jonghi Lavarini, disegnando, attraverso il suo “personalissimo pensiero”, un lucido, strategico e spaventoso scacchiere elettorale per le prossime scadenze. Il movimento di Vannacci, FNV, si trova oggi a un bivio storico ineludibile. La priorità assoluta, e il piano A, rimane certamente quella di cercare faticosamente “un accordo politico programmatico o tecnico elettorale” organico e strutturato con l’attuale blocco di governo del centrodestra tradizionale (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia). Ma se le trattative dovessero clamorosamente naufragare, o se i vecchi partiti chiudessero le porte per gelosia dei sondaggi, ecco scattare il formidabile e dirompente Piano B. In quel caso, profetizza Jonghi Lavarini, Futuro Nazionale non dovrà piegare la testa, ma dovrà coraggiosamente “mettersi a capo di un più ampio terzo schieramento alternativo antisistema”. È proprio all’interno di questo grande e inesplorato contenitore ribelle, populista e sovranista, che persino le anime più diverse e irrequiete (come Corona, Rizzo e Razzi) potrebbero magicamente e strategicamente “avere una loro utilità, spazio e conseguente ruolo”. Una sorta di grande coalizione degli “esclusi”, unita esclusivamente dal collante dell’opposizione viscerale e totale al politicamente corretto e all’establishment costituito.

Il violento atto d’accusa contro Draghi, Monti e la “plutocrazia mondialista”

L’affondo finale dell’intervento di Roberto Jonghi Lavarini abbandona le tattiche elettorali per trasformarsi in una durissima, feroce e pesantissima requisitoria politica contro i veri nemici giurati del popolo, alzando i toni a livelli di guardia.
Se l’idea di affidare ruoli politici a Corona o a Razzi può far storcere il naso ai perbenisti e ai puristi della politica, Jonghi Lavarini ribalta completamente e violentemente il tavolo del giudizio morale. “I sopracitati sono sicuramente molto meglio dei professoroni Prodi, Draghi e Monti”, tuona inesorabile l’esponente della destra radicale. Il suo è un atto d’accusa senza appello contro la classe dirigente tecnocratica e borghese che ha governato l’Italia negli ultimi decenni. Secondo l’analisi durissima di Jonghi Lavarini, sono stati proprio quei presunti e blasonati esperti di economia con la cravatta, osannati dai salotti buoni e dalle televisioni, che di fatto “hanno distrutto la nostra economia e impoverito il nostro popolo”. Uomini di spettacolo ed ex comunisti, seppur eccentrici, vengono quindi dipinti come patrioti di gran lunga preferibili rispetto a quei tecnici spietati colpevoli di averci “svendendoci tutti agli avidi poteri forti privati della plutocrazia mondialista”. Una dichiarazione di guerra ideologica pesantissima, che traccia un solco incolmabile tra l’Italia profonda, arrabbiata e anticonformista rappresentata da Vannacci, e le ovattate e lontanissime stanze del potere finanziario europeo. La sfida finale è ufficialmente e brutalmente lanciata.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Politica

Futuro Nazionale scende in piazza a Milano: asse europeo per Calin Georgescu

La piazza di Milano si infiamma e diventa il crocevia di un potentissimo asse politico europeo! Centinaia di militanti di “Futuro Nazionale” sono scesi convintamente in strada al fianco di oltre 200 patrioti dell’attivissima comunità romena residente in Italia. L’obiettivo? Chiedere a gran voce giustizia e libertà assoluta per Calin Georgescu, duramente definito dai manifestanti come un vero e proprio “prigioniero politico” di un regime asservito ai poteri di Bruxelles e della NATO. A guidare la protesta, nomi di spicco come l’avvocato Renato Maturo e Roberto Jonghi Lavarini. Ma il vero dato politico bomba è la saldatura internazionale: in piazza erano presenti anche delegati del “Rassemblement National” di Marine Le Pen francese e dei tedeschi di “Alternative für Deutschland” (AfD), i potentissimi alleati di ferro di Roberto Vannacci al Parlamento Europeo! Una vera prova di forza contro le istituzioni dell’UE!👇

Pubblicato

a

Calin Georgescu

Milano – Le strade frenetiche e produttive del capoluogo lombardo, da sempre crocevia ineludibile di istanze sociali, battaglie politiche e fermenti culturali di respiro internazionale, si sono trasformate nelle scorse ore nel palcoscenico vibrante e acceso di una manifestazione di fortissimo impatto geopolitico. Una piazza compatta, decisa e rumorosa ha infatti fatto da cornice a un’imponente mobilitazione organizzata dai vertici e dai militanti di Futuro Nazionale. Il movimento politico, espressione diretta delle istanze sovraniste italiane e legato a doppio filo alla controversa e discussa figura del Generale Roberto Vannacci, ha deciso di scendere fisicamente e convintamente in strada al fianco della nutritissima, laboriosa e storicamente integrata comunità dei patrioti romeni residenti in Italia. L’obiettivo primario, sbandierato senza mezzi termini e con toni decisamente barricadieri durante la manifestazione milanese, non riguardava semplici beghe amministrative locali, ma puntava i riflettori su una vera e propria e caldissima crisi politica internazionale. I manifestanti si sono radunati per chiedere a gran voce, e con un appello rivolto alle coscienze europee, la liberazione, la giustizia e la totale libertà per Calin Georgescu. Quest’ultimo, figura di spicco nel panorama politico del suo Paese, è stato duramente e inequivocabilmente definito dalla piazza milanese come un vero e proprio “prigioniero politico”, vittima sacrificale e illustre di quello che i promotori dell’iniziativa non hanno esitato a bollare apertamente come un «corrotto regime romeno, servo silenzioso dei poteri di Bruxelles e della NATO». Una presa di posizione durissima e frontale, che infiamma il dibattito europeo.

I volti della protesta: da Maturo e Jonghi Lavarini fino alla comunità romena

L’eco della manifestazione milanese non è stata affidata al caso, ma è stata sapientemente orchestrata e guidata da figure di spicco e volti noti del panorama politico extraparlamentare e identitario italiano.
A guidare la delegazione e a dettare i ritmi della protesta è stato l’avvocato Renato Maturo, in veste ufficiale di presidente dell’attivissimo comitato 421 FNV Milano, che ha voluto testimoniare fisicamente e politicamente la vicinanza del movimento italiano alla causa dei fratelli dell’Est. Al suo fianco, a impreziosire e appesantire il parterre dei relatori, non è passata inosservata la presenza ingombrante e storicamente riconoscibile del “barone nero” Roberto Jonghi Lavarini, figura iconica, discussa e inossidabile della destra radicale milanese. A completare il tridente di rappresentanza e a fare da ponte ideale tra la politica italiana e il cuore ferito della Romania, c’era l’onorevole e ingegnere Romolus Popescu, storico e ascoltatissimo presidente dell’associazione dei Romeni in Italia. La loro chiamata alle armi pacifiche non è caduta nel vuoto: la piazza ha infatti visto la partecipazione attiva, calorosa e commossa di oltre duecento cittadini romeni, perfettamente integrati nel tessuto sociale ed economico meneghino ma mai dimentichi delle loro radici e delle sofferenze della loro patria d’origine. A loro si è unito un nutrito e compatto gruppo di militanti e simpatizzanti italiani, a dimostrazione di una totale e trasversale saldatura ideologica e umana contro quelle che vengono percepite come le ingiustizie di un sistema continentale oppressivo e burocratizzato.

Il peso geopolitico: un’alleanza di ferro con Le Pen e l’AfD di Vannacci

Ma il dato politicamente più rilevante, massiccio e strategicamente esplosivo dell’intera manifestazione andata in scena a Milano non risiede unicamente nella solidarietà a Georgescu, bensì nella clamorosa, pubblica e orgogliosa ostentazione di un asse politico sovranista di livello profondamente europeo.
La protesta, infatti, non si è chiusa nei ristretti confini italo-romeni, ma ha assunto i contorni ufficiali di un vero e proprio vertice della destra continentale in piazza. A portare il proprio saluto e il proprio sostegno incondizionato alla causa sono arrivati anche due esponenti di spicco in rappresentanza dei più grandi e temuti movimenti identitari d’Europa. Il primo ha portato la pesante bandiera del Rassemblement National, la formidabile e popolare macchina da guerra elettorale francese guidata con polso fermo da Marine Le Pen. Il secondo, e forse politicamente ancora più significativo, era presente in rappresentanza dei vertici di Alternative für Deutschland (AfD), il potentissimo partito della destra tedesca. La presenza dell’AfD a Milano non è affatto casuale né puramente simbolica: si tratta del principale partito alleato di Futuro Nazionale all’interno del Parlamento Europeo di Strasburgo, ovvero la prestigiosa arena istituzionale dove il Generale Roberto Vannacci, eletto deputato con una valanga di preferenze, porta avanti le sue battaglie politiche. La piazza milanese ha quindi certificato, nero su bianco e davanti alle telecamere, che il movimento italiano non viaggia isolato, ma è parte integrante, attiva e fondamentale di una fittissima e potente rete di alleanze europee pronte a sfidare frontalmente e senza paura lo status quo imposto dall’Unione Europea.

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Politica

La parabola di Vannacci: l’incontro con Corona e il retroscena svelato da Sforzini

La fotografia inaspettata che ritrae il Generale Roberto Vannacci sorridente accanto a Fabrizio Corona sta facendo il giro del web, ma cosa si nasconde davvero dietro questa insolita e chiacchierata alleanza? A tracciare un’analisi spietata e lucidissima è Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Nel suo durissimo editoriale, Sforzini smonta la fragile impalcatura politica di Vannacci, accusandolo di aver svuotato la storia della “vera destra” per ridurla a un macchiettistico palcoscenico di slogan estremisti. Messo all’angolo da consensi in forte calo, Vannacci sarebbe ormai diventato vittima della “droga crudele” dell’attenzione mediatica: costretto ogni giorno a una provocazione più forte pur di restare a galla! E Sforzini lancia una bomba sganciando un retroscena segreto: “Conosco un antefatto di appena sei mesi fa… allora l’incontro con Corona veniva valutato in maniera assai diversa!”. Un clamoroso cambio di rotta dettato dalla disperazione televisiva?👇

Pubblicato

a

Roberto Vannacci, Futuro Nazionale

Roma – La politica italiana contemporanea ci ha progressivamente e drammaticamente abituati a repentine, teatrali e spesso incomprensibili giravolte mediatiche, ma ci sono immagini destinate, per la loro intrinseca e dirompente forza simbolica, a fotografare in un singolo istante il definitivo, malinconico e inesorabile tramonto di un’illusione. Lo scatto fotografico, rimbalzato freneticamente e voracemente su tutte le principali agenzie di stampa e sui social network nelle ultimissime ore, che immortala un sorridente Fabrizio Corona accanto al Generale Roberto Vannacci, rappresenta molto di più di un semplice, estemporaneo e curioso incontro tra due personaggi mediaticamente ingombranti. A tracciare un’analisi spietata, lucidissima e tagliente come un bisturi su questo inaspettato “matrimonio” catodico è Luca Sforzini, Presidente dell’autorevole Centro Studi Rinascimento Nazionale. In un editoriale denso di significati e intitolato significativamente “Da «vera destra» a destra in costume”, Sforzini smonta chirurgicamente e pezzo per pezzo la fragile impalcatura politica costruita in questi mesi dal Generale, evidenziando come quell’immagine apparentemente innocua sancisca, in realtà, il compimento definitivo di una disperata parabola discendente. Secondo l’attenta e acuta visione del Presidente, c’è infatti un gigantesco “peccato originale” politico, storico e culturale che Vannacci continua inesorabilmente a scontare sulla propria pelle.

L’illusione della “Vera Destra” e l’assenza di radici storiche

Il peccato originale, sottolinea senza mezzi termini e con grande fermezza Luca Sforzini nel suo lucido ragionamento, è stato quello di essersi ingenuamente e presuntuosamente illuso che la complessa e frastagliata galassia della destra italiana potesse essere ridotta a un banale, urlato e semplicistico catalogo di posizioni radicali.
La destra politica del nostro Paese, ricorda giustamente l’autore, è invece una lunghissima, articolata e sofferta storia politica, ricca di mille sfaccettature filosofiche, culturali e sociali che meritano un profondo rispetto intellettuale, e non un riduttivo “caricaturismo macchiettistico” da dare in pasto ai talk show. Roberto Vannacci ha commesso l’errore strategico e fatale di proclamarsi, dall’oggi al domani e senza alcuna gavetta, l’unico, puro e autentico interprete della «vera destra», pur non avendo (come ricorda Sforzini) mai messo fisicamente piede, nemmeno per sbaglio, nelle polverose sezioni o nelle articolazioni di partito che quella destra l’hanno costruita e vissuta per decenni sulla propria pelle, nel bene e nel male. Il Generale ha operato una sorta di superficiale operazione di “taglia e cuci” ideologico: ha preso in prestito alcune storiche parole d’ordine, le ha brutalmente ed esteticamente estremizzate e le ha assemblate in fretta e furia, illudendosi, con una certa arroganza, che bastasse questo mix esplosivo per ricostruire un’identità politica solida. Ma, come evidenzia impietosamente il Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, alla sua creatura politica (Futuro Nazionale) mancavano e mancano clamorosamente le fondamenta invisibili ma insostituibili che non si possono mai improvvisare in televisione: la storia, una solida cultura politica, una vera classe dirigente e una rigorosa e attenta selezione degli uomini. Al loro posto, nota amaramente Sforzini, Vannacci ha raccattato un po’ ciò che trovava per strada, finendo per aggregare quella che lui stesso, in una celebre e infelice definizione, aveva bollato come «feccia».

Il retroscena di sei mesi fa e la “droga” dell’attenzione mediatica

Il risultato disastroso di questa spregiudicata ma vuota operazione di ingegneria politica è sotto gli occhi di tutti: oggi Futuro Nazionale si trova drammaticamente incastrato in un vicolo cieco, senza vie d’uscita.
Con i consensi virtuali che iniziano inevitabilmente a mostrare evidenti e preoccupanti segnali di flessione, la strategia della tensione mediatica è diventata una vera e propria e disperata necessità di sopravvivenza. Ed è qui che Sforzini innesta una riflessione psicologica e sociologica formidabile: “La soglia dell’attenzione è una droga crudele: ogni dose deve essere più forte della precedente”. Per continuare disperatamente a occupare militarmente la scena e i titoli dei giornali, chi voleva ricostruire la «vera destra» è costretto ogni singolo giorno a inventarsi una nuova, roboante provocazione. Prima la proposta shock del poligono di tiro per i giovani militanti, poi la strampalata idea di una ICE (Immigration and Customs Enforcement) italiana, e ora, come ciliegina finale su una torta ormai stantia, l’incontro con Fabrizio Corona. Sforzini precisa di nutrire assoluto e totale rispetto per Corona, definendolo un uomo di spettacolo e un “comunicatore formidabile”, dotato di un innegabile talento istintivo nel cavalcare i meccanismi dell’attenzione. Ma la politica, ribadisce Sforzini, non è spettacolo, o perlomeno non dovrebbe esserlo mai. Corona fa il suo mestiere, Vannacci ha perso la bussola. E a rendere tutto ancora più interessante, il Presidente del Centro Studi lancia una bomba gossippara e politica irresistibile: “Conosco un antefatto, risalente ad appena sei mesi fa, che per il momento tengo per me. Posso soltanto dire che allora l’opportunità di un incontro tra Corona e Vannacci veniva valutata in maniera assai diversa”. Qualcuno, evidentemente e disperatamente, ha cambiato idea, inaugurando una consuetudine per il Generale. Quello andato in scena (un colloquio di mezz’ora a porte chiuse) non è l’incontro tra due leader, ma il triste sipario di un progetto politico che si arrende allo showbiz. La parabola, conclude genialmente Sforzini, si è compiuta: siamo passati dalla «vera destra» alla “destra in costume. Di Carnevale. Che a Viareggio è di casa.”

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google

Rimani sempre aggiornato!

Aggiungi Cavalierenews alle tue fonti preferite per non perderti le nostre notizie su Google.

⭐ Seguici su Google
Continua a Leggere

Articoli di Tendenza