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Eventi

Alatri si unisce per la ricerca contro la fibrosi cistica con una grande festa solidale

🧬 Ad Alatri, la solidarietà scende in campo con una grande iniziativa a sostegno della ricerca contro la fibrosi cistica. Un evento importante che unisce istituzioni, medici e cittadini per dare speranza alle famiglie.

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#Alatri #FibrosiCistica #Solidarietà #Frosinone

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Festa di Beneficenza per la ricerca contro la Fibrosi Cistica

Alatri – Una cornice di pubblico calorosa ha accolto, nella giornata di venerdì 26 giugno 2026, l’apertura della manifestazione dedicata alla solidarietà e alla raccolta fondi in favore della ricerca scientifica contro la fibrosi cistica. L’evento, che ha trovato casa nella suggestiva area di via Mole Bisleti 7, ha trasformato questo angolo della provincia di Frosinone in un polo di speranza e impegno civile. La scelta degli organizzatori di programmare due intere serate testimonia la volontà di dare un segnale forte, raddoppiando gli sforzi per sostenere la Lega Italiana Fibrosi Cistica Lazio.

L’impegno delle istituzioni sul territorio ciociaro

La partecipazione attiva di rappresentanti politici e istituzionali ha sottolineato quanto il tema sia sentito a livello locale. A presenziare all’evento sono stati Gianluca Quadrini, Vice Segretario Nazionale Vicario di Evoluzione e Libertà e Consigliere Provinciale di Frosinone, insieme a Diego Sardellitti, Coordinatore Nazionale del medesimo movimento. La loro presenza non è stata soltanto formale, ma ha voluto marcare una vicinanza concreta verso le famiglie che affrontano quotidianamente le sfide legate a questa patologia genetica.

Il contesto geografico, situato nel cuore della Ciociaria, ha offerto la base ideale per unire le forze. La comunità alatrense ha dimostrato una sensibilità non comune, affollando gli spazi messi a disposizione per la manifestazione. La presenza di medici esperti, giunti per l’occasione dai presidi ospedalieri del Policlinico Umberto I e dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha arricchito il dibattito, fornendo chiarezza scientifica sull’importanza vitale dei fondi raccolti per finanziare protocolli clinici sempre più innovativi.

Un messaggio di vicinanza alle famiglie e ai volontari

Durante l’incontro, Gianluca Quadrini ha voluto porre l’accento sulla componente umana, spesso messa in secondo piano rispetto alla tecnicalità dei dati medici. “Aver preso parte a questa festa rappresenta un dovere morale prima ancora che politico”, ha dichiarato il Consigliere Provinciale di Frosinone. Il ringraziamento di Quadrini è andato direttamente al personale sanitario e ai volontari, definiti il vero motore invisibile dell’iniziativa. L’attenzione si è poi spostata sui giovani pazienti, descritti come persone cariche di vitalità nonostante le difficoltà quotidiane imposte dalla malattia. Il messaggio lanciato dal palco di via Mole Bisleti è chiaro: le istituzioni devono farsi carico di un supporto continuo, garantendo che le famiglie non si sentano abbandonate nel proprio percorso di cura e assistenza.

Diego Sardellitti, dal canto suo, ha rimarcato il legame indissolubile tra il partito Evoluzione e Libertà e il territorio. Secondo il Coordinatore Nazionale, la riuscita di questo evento è il sintomo di una provincia, quella di Frosinone, capace di mobilitarsi in modo corale quando si tratta di temi nobili. “Raddoppiare l’appuntamento di questa festa significa moltiplicare le forze per dare un aiuto reale alla ricerca”, ha commentato Sardellitti, evidenziando come la stabilità del tessuto sociale di Alatri sia una risorsa fondamentale per alimentare la speranza nel futuro dei giovani.

La scienza come via verso la libertà dalla malattia

L’appuntamento di Alatri si inserisce in un calendario nazionale di eventi mirati a sensibilizzare l’opinione pubblica su una patologia, la fibrosi cistica, che colpisce duramente l’apparato respiratorio e digerente. La collaborazione tra realtà ospedaliere di eccellenza, come l’Umberto I e il Bambino Gesù, e il volontariato locale rappresenta il modello virtuoso a cui puntare per accelerare la scoperta di terapie mirate.

Nel corso della serata, i partecipanti hanno avuto modo di approfondire le tematiche legate alla ricerca, constatando come ogni donazione sia un mattone per costruire un domani in cui la qualità della vita dei pazienti possa migliorare sensibilmente. La giornata di venerdì segna solo il primo passo di questa iniziativa che mira a consolidarsi come appuntamento fisso nel panorama sociale della provincia, rafforzando il legame tra la scienza e le persone che quotidianamente lottano per superare i limiti imposti dalla genetica. Il successo della manifestazione ad Alatri conferma, ancora una volta, che la solidarietà, quando organizzata con dedizione, rimane il miglior strumento per mobilitare le coscienze e portare risultati tangibili.

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A 102 anni dal sacrificio di Giacomo Matteotti: Spoltore riunisce la comunità in un consiglio comunale straordinario

⚖️ A 102 anni dal sacrificio di Giacomo Matteotti, Spoltore si ferma per un consiglio comunale aperto dedicato ai valori della democrazia e della libertà. Un momento di memoria, teatro e confronto collettivo per guardare al futuro.

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#Spoltore #GiacomoMatteotti #StoriaDItalia #Democrazia

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Locandina Matteotti

 Redazione-  La memoria storica si intreccia con il presente nel cuore pulsante dell’area metropolitana pescarese. In occasione del 102esimo anniversario del celebre e coraggioso discorso pronunciato da Giacomo Matteotti alla Camera dei Deputati, il comune di Spoltore ha deciso di promuovere una riflessione collettiva di alto profilo istituzionale. Martedì 30 giugno 2026, a partire dalle ore 17:30, l’Aula Consiliare intitolata proprio a “G. Matteotti” diventerà teatro di una seduta straordinaria e aperta del Consiglio Comunale. L’appuntamento assume un valore simbolico marcato, essendo nato dalla volontà trasversale dei consiglieri Agnese Ranghelli, Giulia Zona, Marco Della Torre, Pierpaolo Pace e Stelvio D’Ettorre.

L’iniziativa si propone di superare la mera celebrazione formale per trasformarsi in un momento di confronto attivo sulla tenuta dei valori democratici nel contesto attuale. La cittadinanza è chiamata a raccogliersi in un luogo che, per l’occasione, diventerà il centro propulsore del dibattito civile per l’intero hinterland pescarese, coinvolgendo istituzioni, rappresentanti del mondo associativo locale e le nuove leve della politica cittadina.

Il programma e le figure istituzionali presenti

I lavori della seduta saranno aperti dal Presidente del Consiglio comunale, Lucio Matricciani, che darà il via a un pomeriggio denso di contenuti. A seguire, la Vice Presidente del Consiglio Agnese Ranghelli terrà una relazione introduttiva dedicata all’attualità del pensiero matteottiano, analizzando come il monito del deputato socialista possa ancora orientare le scelte civiche nel terzo millennio. Non mancheranno i saluti istituzionali del sindaco di Spoltore, Chiara Trulli, che sottolineerà l’importanza del legame tra la storia nazionale e l’identità operosa del territorio abruzzese.

Alla sessione sono stati invitati a partecipare i vertici della Provincia di Pescara e rappresentanti istituzionali della Regione Abruzzo, oltre ai sindaci dei comuni confinanti, a testimonianza di una volontà corale di preservare la memoria storica. La presenza di delegati sovracomunali conferma il peso che Spoltore intende dare a questa ricorrenza, trasformando la propria sede di governo in un laboratorio di pensiero critico aperto all’intera area del pescarese.

Storia e teatro per tramandare l’eredità democratica

Il cuore pulsante del Consiglio straordinario sarà segnato da due contributi che promettono di elevare il tono della discussione pubblica. Lo storico e saggista Licio Di Biase, profondo conoscitore delle vicende politiche del Novecento, traccerà un quadro dettagliato del contesto in cui operò Matteotti, offrendo spunti di riflessione sull’evoluzione delle istituzioni italiane. Non si tratterà soltanto di una lezione accademica, ma di una ricostruzione finalizzata a illuminare le ombre di un periodo drammatico che ha forgiato, attraverso il dolore e la resistenza, le basi della nostra Repubblica.

Il momento di maggiore impatto emotivo sarà garantito dall’attore e drammaturgo Alessandro Blasioli. Attraverso una performance teatrale, egli riproporrà in Aula le parole dell’ultimo, indomito discorso di Giacomo Matteotti. Ascoltare quel testo tra le mura del palazzo cittadino trasporterà i presenti direttamente nei banchi di Montecitorio del 1924, rendendo palpabile il peso delle responsabilità civili che la classe politica odierna ha ereditato. La fusione tra arte scenica e rigore istituzionale mira a coinvolgere anche le generazioni più giovani, spesso distanti dai fatti storici del primo Novecento ma chiamate a governare il futuro della democrazia.

Il confronto politico e il futuro delle giovani generazioni

La seconda parte dei lavori sarà dedicata a un dibattito aperto che vedrà confrontarsi i segretari delle forze politiche locali. L’obiettivo è quello di tracciare una linea di continuità tra l’eredità morale di Matteotti e le sfide che agitano oggi la società civile. Il lascito dell’antifascista di Fratta Polesine verrà analizzato come bene comune indivisibile, patrimonio di ogni cittadino al di là delle appartenenze partitiche.

Particolare attenzione sarà riservata alle voci del domani: i rappresentanti della Consulta dei Giovani di Spoltore e della Commissione Pari Opportunità avranno modo di intervenire per declinare i temi della libertà, della giustizia sociale e dell’uguaglianza secondo le istanze del presente. Questo approccio generazionale garantisce che l’omaggio a Matteotti non rimanga confinato ai libri di storia, ma si traduca in un impegno concreto per la tutela dei diritti civili. L’invito alla partecipazione è rivolto a tutta la cittadinanza, affinché la sala consiliare possa rappresentare, per una sera, la casa comune di chi ha a cuore la libertà.

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Palermo celebra Rosa Balistreri in via dei Cipressi: inaugurata la prima galleria permanente di ceramica contemporanea all’aperto

🎨 Via dei Cipressi a Palermo diventa la prima galleria permanente di ceramica contemporanea all’aperto della città, con 13 opere dedicate a Rosa Balistreri. Un progetto che unisce arte, memoria e riqualificazione urbana nel cuore del quartiere. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Palermo #RosaBalistreri #Ceramica #RigenerazioneUrbana

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Inaugurazione galleria permanente,Palermo

Palermo Via dei Cipressi cambia volto e diventa un nuovo presidio culturale della città. Dopo la recente pedonalizzazione, la strada palermitana è stata inaugurata come prima galleria permanente en plein air di ceramica palermitana contemporanea, con un progetto dedicato a Rosa Balistreri, voce simbolo della Sicilia popolare, delle donne, degli ultimi e delle ferite sociali dell’isola. Il titolo scelto per l’esposizione, “Rosa canta e cunta”, richiama una delle canzoni più rappresentative dell’artista licatese, di cui il prossimo anno ricorrerà il centenario della nascita.

L’iniziativa ha trasformato un vicolo urbano in un percorso artistico stabile, composto da 13 opere in ceramica realizzate da artisti palermitani contemporanei chiamati a offrire una lettura personale della figura e del simbolo poetico di Rosa. Ogni installazione è accompagnata da una targa con il nome dell’opera e dell’autore, rendendo la passeggiata lungo via dei Cipressi un’esperienza di scoperta, memoria e identità.

Un’inaugurazione partecipata tra artisti, musica e street art

L’esposizione è stata inaugurata mercoledì 24 giugno e presentata direttamente dagli stessi autori al pubblico intervenuto. Il risultato è stato quello di una festa di quartiere capace però di parlare a tutta la città, unendo arte contemporanea, musica, partecipazione popolare e riqualificazione urbana.

Molto apprezzato l’intervento dello street artist Giulio Rosk, già noto a Palermo per il murale dedicato a Falcone e Borsellino alla Cala. Rosk realizzerà a breve, per la Fondazione Made in Sicily, un nuovo murale dedicato proprio a Rosa Balistreri in via D’Ossuna, rafforzando ulteriormente il percorso artistico costruito attorno alla figura della cantante.

Durante la serata si sono alternate anche performance artistiche e musicali con i giovani del Centro Tau, che ha sede proprio in via dei Cipressi. Uno dei momenti più significativi è stata la riproduzione originale di “Li du siperpenti”, brano inedito di Rosa Balistreri conservato nel Fondo Liotti, raccolta di materiali audio e documentali donata di recente alla Fondazione Made in Sicily. A dare una lettura ancora più contemporanea del repertorio di Rosa è arrivata poi una versione rap ispirata a “Cu ti lu dissi”, proposta da giovani musicisti provenienti dallo Zen, segno concreto di come la sua voce continui a parlare alle periferie e alle nuove generazioni.

Due giorni di eventi per raccontare una nuova idea di città

La manifestazione è proseguita anche nella giornata di giovedì 25 giugno, con degustazioni di prodotti tipici locali inserite nella rassegna “Palermo ’90 – Identità produttiva e rigenerazione urbana”, sostenuta dall’Assessorato alle Attività produttive della Regione Siciliana nell’ambito del programma “Sicilia che Piace”. All’imbrunire, via dei Cipressi si è accesa grazie alle luminarie installate in collaborazione con l’Istituto Opera Santa Lucia, storica realtà cittadina attiva dal 1571, che ha scelto di sostenere il progetto di riqualificazione nato dal basso.

Il valore di questa iniziativa sta proprio nella sua natura condivisa. L’evento e la mostra sono infatti un progetto della Fondazione Made in Sicily in collaborazione con la Fondazione Rosa Balistreri, promosso dalla V Circoscrizione della città e costruito insieme ai residenti del quartiere. Una dimensione partecipata che fa di via dei Cipressi non soltanto una sede espositiva, ma un esempio concreto di come la rigenerazione urbana possa partire da una richiesta popolare e tradursi in un nuovo spazio pubblico vissuto, curato e riconosciuto.

Tredici ceramisti per una Palermo che riscopre la propria tradizione

La nuova galleria all’aperto si inserisce in un momento importante per la ceramica cittadina. Palermo vanta infatti una storia antichissima in questo campo e ha ottenuto il riconoscimento ufficiale di “Città di Affermata Tradizione Ceramica”. L’esposizione di via dei Cipressi mette insieme alcuni dei protagonisti più rappresentativi della scena locale, confermando come questa tradizione non sia soltanto un’eredità da custodire, ma una pratica viva e capace di dialogare con l’arte contemporanea e con il tessuto urbano.

Tra i ceramisti coinvolti figurano Francesco Consiglio di Ceramiche Artistiche Pacon, Nino Parrucca, Susanna De Simone e Vito De Simone di La Fabbrica della Ceramica, Antonio Josè Pantuso, Veronica Mancuso, Salvatore Scherma, Francesco Raffa, Elisabetta Castagnetta, Lavinia Sposito, Vincenzo Bonfante, Giuseppe Joe Manganello e Domenico Boscia. Le opere sono state posizionate con il supporto dell’Ance Palermo, già attiva in altri progetti di riqualificazione nel capoluogo.

Rosa Balistreri come simbolo di memoria e cambiamento

“Rosa canta e cunta” non è soltanto una mostra, ma un tassello di un percorso più ampio. L’installazione rappresenta infatti la quinta tappa dell’Itinerario delle Radici promosso dalla Fondazione Made in Sicily, un progetto che lega arte pubblica, identità e memoria attraverso diversi luoghi simbolici del territorio. Allo stesso tempo, il parco d’arte di via dei Cipressi entra nelle attività di “Cent’anni”, il programma con cui la Fondazione Made in Sicily e la Fondazione Rosa Balistreri stanno preparando il centenario dell’artista.

Il risultato finale è un messaggio urbano e culturale molto chiaro: anche da una strada considerata marginale può partire un processo di trasformazione profonda. E Palermo, attraverso la figura di Rosa Balistreri, prova ancora una volta a raccontarsi non solo per quello che è stata, ma per quello che può ancora diventare.

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Il Cinema d’Autore torna a illuminare il Castello Aragonese: al via la ventiquattresima edizione dell’Ischia Film Festival

🎥 Il grande cinema torna a casa tra le mura storiche del Castello Aragonese: scopri i premiati e il programma della 24ª edizione dell’Ischia Film Festival.

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#IschiaFilmFestival #Cinema #Ischia #EventiCampania

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Barbora Bobulova_Ph. Azzurra Primavera

 Redazione-  Il borgo di Ischia si prepara a vivere una delle sue settimane più ferventi dal punto di vista culturale. Da sabato 27 giugno a venerdì 4 luglio, il suggestivo scenario del Castello Aragonese, che domina il panorama ischitano con le sue mura cariche di storia, diventa la culla della ventiquattresima edizione dell’Ischia Film Festival. L’evento, che negli anni ha saputo costruire un ponte tra il cinema internazionale e il territorio, trasformerà ancora una volta la rocca in un centro pulsante di proiezioni, dibattiti e confronti con volti noti del grande schermo, consolidando il proprio ruolo di punto di riferimento per il settore audiovisivo in Campania.

Un programma internazionale tra le mura del Castello

La struttura storica del maniero, edificato originariamente da Alfonso V d’Aragona nel XV secolo, accoglierà il pubblico in tre location d’eccezione allestite per le proiezioni serali: la Cattedrale dell’Assunta, la classica Piazza d’Armi e l’area della Casa del Sole. La programmazione del 2026 si presenta con numeri importanti: sono state selezionate 66 opere provenienti da 33 diversi Paesi, scelte da una commissione che ha vagliato oltre 500 candidature giunte da ogni parte del mondo.

Il concorso ufficiale si articola attraverso 32 lavori, di cui ben 27 rappresentano anteprime assolute. Particolare attenzione viene riservata alla categoria “Location Negata”, una sezione che nel tempo è diventata il cuore pulsante del festival, concentrandosi sulla tutela dei diritti umani e sulla narrazione di quei territori che vivono condizioni di ferita, conflitto o rimozione storica. Parallelamente alle proiezioni fisiche, gli organizzatori hanno predisposto la piattaforma digitale “Ischia Film Festival online”, dove la sezione Confini permetterà di visionare altre 26 opere fuori concorso, garantendo un’accessibilità globale alla manifestazione.

Ospiti di prestigio e omaggi alla carriera

La serata conclusiva, fissata per il 4 luglio, vedrà protagonista Barbora Bobulova. L’attrice, icona del cinema italiano contemporaneo, ritirerà l’Ischia Film Award come riconoscimento di una carriera costruita tra rigore artistico e versatilità. Il suo percorso, che ha visto collaborazioni d’eccellenza con registi del calibro di Marco Bellocchio, tocca in questa occasione un momento di grande visibilità grazie al film “Separazioni” di Stefano Chiantini, che sarà al centro dell’attenzione mediatica durante la kermesse.

Oltre alla Bobulova, il calendario ischitano prevede la presenza di figure che hanno segnato la storia della cinematografia e dello spettacolo italiano. Il Premio alla Carriera 2026 verrà conferito a Silvio Soldini, cineasta capace di raccontare con estrema sensibilità le trasformazioni sociali. A ricevere l’Ischia Film Award sarà anche Lello Arena, figura poliedrica e colonna portante della comicità partenopea. Il parterre degli ospiti si arricchisce inoltre con la partecipazione di Isabella Ragonese, Vincenzo Marra, Maurizio Casagrande, Giovanni Esposito e Lucia Calamaro. Questi artisti si alterneranno sul palco per discutere di come i diversi linguaggi del cinema possano ancora dialogare con un pubblico variegato.

Il legame con il territorio e la visione del futuro

Michelangelo Messina, direttore artistico della rassegna, ha sottolineato come la missione del festival rimanga quella di interrogare il presente attraverso la lente della settima arte. Il Castello Aragonese, situato nel Comune di Ischia, diventa così una piazza virtuale aperta sul mondo, dove il cinema serve a mettere in discussione le distanze geografiche e culturali. La direzione artistica ha lavorato per valorizzare l’identità isolana, inserendo la manifestazione in un contesto di promozione territoriale che vede il patrocinio dei comuni di Ischia e Forio e il sostegno di istituzioni come il Ministero della Cultura e la Film Commission Regione Campania.

In un periodo in cui il cinema cerca nuove strade per dialogare con i territori, il festival non intende solo proiettare film, ma creare connessioni umane. Le storie raccontate nei lungometraggi e nei corti non sono semplici astrattismi, ma specchi in cui la comunità locale e i visitatori che affollano il borgo ischitano in questa calda fine di giugno possono ritrovarsi. L’evento si conferma dunque come una realtà in grado di coniugare l’alto valore artistico con l’attrattiva turistica, proiettando Ischia verso il traguardo del venticinquesimo anno di attività, previsto per la prossima edizione.

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