Donna sbranata a Trivigno, dopo due mesi non ancora divulgate né l’autopsia né l’analisi del DNA. Ipotesi di attacco da parte di un orso
Da indiscrezioni pubblicate precedentemente dai media tuttavia non sarebbe emersa alcuna conferma di attacco da parte di cani. Su una gamba i segni di una possibile zampata
Redazione- Il 23 aprile 2026 Lucia Tognela, 59 anni, è stata trovata morta nei boschi della frazione di Trivigno, comune di Tirano (Sondrio), a circa 1800 metri di altitudine. Indiscrezioni dell’autopsia pubblicate sui media hanno confermato che la donna è deceduta a causa delle gravi lesioni provocate da morsi di animali. L’allarme era stato dato da Valerio Ceconi, abitante in zona e proprietario di quattro cani di razza dogo argentino e di un meticcio. Le indagini hanno coinvolto il proprietario, mentre molti media pubblicavano e asserivano che la povera donna era stata uccisa dai cani. Tuttavia in seguito il particolare non veniva più confermato: “L’esito dell’autopsia – che verrà depositato entro 60 giorni – per ora non indica la responsabilità dei 5 cani posti sotto sequestro” (Il Dolomiti); “È stato uno di questi cani – o più d’uno – a sbranare giovedì scorso la povera Lucia? La conferma non è certo giunta dall’autopsia di ieri” (Il Giorno). Insomma, parrebbe che da quanto trapelato dopo l’autopsia sia stato accertato solo che la morte è stata causata “da shock emorragico dovuto ad aggressione violenta di animali” (Sondrio Today). Quindi genericamente animali o animale, ma non precisamente cani.
L’ipotesi di un attacco di orso
L’altro sospetto potrebbe essere l’orso: il 9 maggio 2025 un orso fu fototrappolato per ben due notti consecutive a Castello dell’Acqua, che dista da Trivigno circa 20 km, nulla per un orso. Il filmato è tuttora visibile sul tg de La Provincia Unica TV del 18 maggio 2025; nel settembre sempre del 2025 una donna con i suoi nipoti si trovò ad una ottantina di metri da un orso a Lovero, che da Trivigno in linea d’aria dista meno di 6 km; l’8 gennaio 2026 un orso lasciò le impronte a poche centinaia di metri dal luogo dell’uccisione della povera donna; una femmina con due cuccioli era stata avvistata giorni prima dell’uccisione della donna nella zona tra Trivigno e Aprica, che distano tra loro circa 4 km in linea d’aria, assolutamente nulla per un orso; nel maggio scorso un orso è stato avvistato nella zona di Aprica.
L’attacco
Avendo io intervistato in esclusiva Valerio Ceconi, 46 anni, proprietario dei quattro cani dogo argentino e di un cane meticcio (e quindi non di cinque dogo argentini come finora divulgato), tutte femmine, che si ipotizza abbiano ucciso la signora Lucia Tognela, in quanto giornalista ho il dovere di comunicare quanto segue: in attesa di conferme scientifiche, ho notato – anche dall’esame della documentazione fotografica del corpo della sventurata – che diversi particolari siano invece compatibili con un orso bruno. Ricordo che sempre in aprile, ma del 2023 in Val di Sole, il runner 26enne di Caldes Andrea Papi fu ucciso dall’orsa JJ4, che aveva con sé due piccoli.
A mio parere, a destare sospetti sono due grossi ematomi sulle spalle della vittima, approssimativamente alla stessa altezza, circa 150 cm, che farebbero pensare a un impatto mentre fuggiva. Impatto talmente violento da fare sfilare entrambe le scarpe della donna, come si verifica anche in alcuni incidenti automobilistici, provocato presumibilmente da un animale molto più potente e pesante di un cane dogo di circa 45 kg oppure di un lupo. Scarpe trovate affiancate e parallele, di cui una rovesciata, a meno di mezzo metro tra loro. Sarebbe difficile pensare che una persona inseguita, da cani od orso che sia, si tolga le scarpe per correre più velocemente. Inoltre tra gli altri segni si nota sul corpo della vittima, ritrovato completamente nudo, e precisamente sulla coscia destra, tre lunghe ferite parallele e della stessa lunghezza apparentemente compatibili con tre dei cinque artigli di cui sono dotati gli arti degli orsi. Considerando che tra loro le possibili unghiate distano circa 4-6 cm, aggiungendo le altre due non visibili si ipotizza un piede anteriore (si dice piede, la zampa è tutto l’arto) largo almeno 16 cm, ben al di là quindi di quelli delle più grandi razze canine.
Aggiungo un altro dettaglio: anche il corpo del povero Andrea Papi, sbranato dall’orsa JJ4 (che avrebbe dovuto essere abbattuta in quanto aveva già attaccato mesi prima delle persone, anche rendendole invalide, ma che fu lasciata libera e pericolosa), presentava sulla gamba destra gli stessi segni confermati dall’autopsia di artigliate, identici a quelli di questa povera donna. E anche lì i segni di artiglio, molto distanziati tra loro, erano tre e non pari ai cinque artigli degli orsi. Evidentemente sono gli artigli più lunghi a fare presa.
Non solo, nella stessa coscia della donna, ma anche in altri punti del corpo, si nota un morso netto con asportazione della carne largo circa dieci cm e cioè una distanza incompatibile tra i canini dei cani e, immediatamente sulla sinistra, quelli che potrebbero essere i segni lasciati dalla parte destra della mandibola superiore di un grande animale predatore come un orso.
Altra cosa, la sventurata è stata ritrovata completamente scalpata, ossia l’intero cuoio capelluto, quindi capelli inclusi, è stato strappato, tanto che è stato trovato vicino. L’animale pertanto aveva le fauci tanto grandi da prendere in bocca l’intero cranio. Un cane, anche un dogo argentino, ha la bocca più piccola e pertanto ne avrebbe strappato solo una parte. Nei casi di attacchi di orsi a persone invece questo avviene non raramente.
Vittime scalpate durante gli attacchi di orsi in Romania nel 2021.
Come ipotesi non è neppure da escludere che i cinque cani abbiano invece scacciato l’eventuale orso dalla vittima già morta e che sia nato uno scontro vicino o sopra la donna, questo sia per la presenza di sangue sui cani sia per il fatto che uno di loro, una femmina di due anni, mostrasse subito dopo parziale sofferenza all’occhio destro, pur non ferito, come possibile conseguenza di una zampata dell’orso. Quindi là fuori ci sarebbe qualcos’altro che ha ucciso, e che potrebbe farlo ancora, a meno che non sia già stato catturato/abbattuto da ignoti. Si attende ora l’esame del DNA, ma anche se lo si trovasse di cane sulla donna, non proverebbe nulla, perché i cani avrebbero potuto toccare, esaminare o rotolarsi sul corpo già esanime e sbranato della povera donna. O lottare contro l’orso sopra o vicino al corpo della donna, perdendo peli e saliva.
Caso Papi, conferma in pochi giorni. Caso Tognela, dopo due mesi nulla di divulgato
Nel caso di Andrea Papi, ucciso da un’orsa il 5 aprile 2023, i riscontri e azioni furono efficienti ma anche veloci, tanto che già solo due giorni dopo, il 7, i giornali riportavano indiscrezioni evidentemente corrette sulle analisi del DNA e sull’autopsia (anche se il medico legale, con cui ho parlato, le consegnò ufficialmente in seguito alla Procura). Tanto che l’11 aprile (6 giorni dopo) la Procura di Trento confermò che, dalle analisi, JJ4 era la responsabile dell’uccisione, e il 20 aprile (15 giorni dopo) l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), ossia la branca scientifica competente del ministero dell’Ambiente, definì l’esemplare ad alta pericolosità e autorizzò la rimozione dell’orsa JJ4, anche con abbattimento. Il tentativo di alcune associazioni animaliste e ambientaliste di fare credere che il responsabile fosse stato un eventuale altro orso fu definito dal Tar di Trento una mera illazione, e da veri esperti come lo zoologo Luigi Boitani: “È una sciocchezza. Non ha senso. Ma che scherziamo, la genetica è un dato certo. Veterinari che dicono queste cose non sanno, non hanno idea davvero, è una cosa capziosa”.
Nel caso della morte della signora Lucia Tognela invece ancora dopo due mesi non si sa nulla dell’autopsia, e neppure dell’analisi del DNA, che normalmente necessita di una decina di giorni, e se necessario anche molto meno. Pur in attesa delle perizie mediche, e rispettando la ben superiore professionalità degli incaricati, così come della magistratura, è lecito chiedersi: perché tanta differenza nella tempistica tra il caso Papi e Tognela? Si arriverà così alla fine di luglio, quando al Ris di Parma è previsto l’accertamento tecnico irripetibile sui campioni biologici di Lucia Tognela.
Civitanova Alta sotto assedio: branco di lupi sbrana otto capre a pochi passi da casa. Il terrore dei residenti: “Abbiamo paura a uscire di notte”
“Ho paura a uscire in cortile di notte a casa mia!”. 🐺 🩸 È l’urlo disperato di un residente di Civitanova Alta (in contrada Mornano) che ha visto il suo gregge letteralmente sterminato da un branco di lupi affamati arrivati a due passi dalla porta di casa. Il bilancio è un massacro: 8 capre sbranate, uccise e trascinate via. L’allevatore ha dovuto barricare i vitelli con reti elettrosaldate, mentre ai vicini è stato sbranato il cane da guardia. I lupi (che ricordiamo essere una specie protetta) sono sempre più audaci e vicini ai centri abitati. Quanto dovranno ancora rischiare gli allevatori prima che le istituzioni intervengano? Leggi i dettagli della strage e dicci la tua nei commenti! 👇 🚜
Civitanova Marche (Macerata) – Quando scende la notte nelle campagne marchigiane, il silenzio non è più sinonimo di pace, ma di terrore. È uno scenario degno di un incubo quello che si è consumato nella notte tra venerdì e sabato scorsi in contrada Mornano, a Civitanova Alta, dove un branco di lupi affamati ha fatto irruzione in una proprietà privata, compiendo una vera e propria strage. Il bilancio dell’assalto è pesantissimo e drammatico per l’azienda agricola colpita: otto capre sono state brutalmente sbranate e uccise. Un episodio che riaccende con violenza il delicatissimo (e finora irrisolto) dibattito sulla convivenza forzata tra la fauna selvatica, sempre più spinta dalla fame verso i centri abitati, e la sacrosanta sicurezza di allevatori e liberi cittadini.
La dinamica dell’assalto: reti saltate e una strage nel buio
Secondo le ricostruzioni, i lupi avrebbero agito con precisione chirurgica sfruttando il favore delle tenebre. Hanno saltato senza alcuna difficoltà la recinzione che delimitava la casa di campagna e si sono accaniti con ferocia inaudita sugli ovini che riposavano ignari nel terreno di pertinenza dell’abitazione. L’amara, macabra e scioccante scoperta è avvenuta solo alle prime luci dell’alba, quando il proprietario, uscito per governare gli animali, si è trovato davanti a uno scenario di sangue agghiacciante: tre capre sono state letteralmente trascinate via nel bosco dal branco, una è stata completamente divorata sul posto, mentre le restanti quattro sono state trovate senza vita, sgozzate dai morsi letali dei predatori.
“Adesso ho paura a uscire di notte”: l’incubo di un allevatore
La rabbia, unita a un profondo senso di impotenza, è palpabile nelle parole del proprietario del terreno, che ora si trova costretto a barricarsi in casa propria. «Adesso ho pure paura ad uscire di notte, anche solo per fare due passi nel mio cortile», racconta l’uomo, ancora visibilmente scosso dall’accaduto. L’istinto di sopravvivenza per chi vive e lavora con gli animali ha preso il sopravvento, costringendolo a prendere misure drastiche ed economicamente dispendiose per evitare che il disastro si ripeta. «Ho anche due piccoli vitelli in un’altra stalla qui vicino», prosegue l’allevatore, «e per tentare di salvarli ho dovuto montare d’urgenza una pesante rete elettrosaldata tutto intorno per proteggerli dai prossimi, probabili attacchi».
Lupi a ridosso delle case: l’allarme si allarga tra i residenti
Il massacro di contrada Mornano, purtroppo, non sembra essere un caso isolato. Il branco di lupi si sta muovendo con sempre maggiore audacia, perdendo il naturale e innato timore reverenziale verso la presenza dell’uomo. «Ho saputo che sono stati anche da alcuni vicini e, purtroppo, gli hanno ucciso il cane da guardia», rivela amaramente il residente. Da diverse settimane, infatti, si moltiplicano a dismisura le segnalazioni di avvistamenti di lupi, spesso in branco, nelle immediate e pericolosissime vicinanze delle abitazioni sparse nella zona rurale compresa tra Civitanova Alta e Montecosaro Alto.
Specie protetta e danni al cittadino: un equilibrio ormai saltato?
La vicenda ripropone con forza un problema normativo e sociale di vastissima portata. Il lupo, giustamente e per legge, è una specie rigorosamente tutelata dallo Stato italiano. Tuttavia, l’aumento esponenziale degli esemplari e la carenza di prede nei boschi spinge questi straordinari (ma letali) predatori a spingersi fin dentro i cortili delle case pur di sfamarsi. A pagare il prezzo altissimo di questa dinamica sono, per il momento, solo i cittadini e i piccoli allevatori, lasciati spesso soli ad affrontare i danni. Oltre alla perdita affettiva ed economica del proprio bestiame o dei propri animali d’affezione, il residente di Civitanova Alta ha dovuto persino farsi carico, a proprie spese e superando non pochi ostacoli burocratici, del doloroso smaltimento delle carcasse delle sue capre sbranate. Fino a quando i cittadini delle aree rurali dovranno vivere barricati in casa per difendere il proprio lavoro e le proprie famiglie?
Incubo senza fine per l’imprenditore Mauro Lilli: dopo il colpo milionario, i ladri assaltano la sua villa nel cuore della notte
L’incubo infinito di un imprenditore perseguitato dalla criminalità. 🚨 🔨 Due settimane fa gli avevano svaligiato l’azienda a Oricola con un commando in stile hollywoodiano, rubandogli quadri di Picasso e Manzù per oltre 5 milioni di euro. Questa notte, i banditi (forse la stessa banda?) sono tornati all’assalto, armati di mazze di ferro, cercando di sfondare i vetri blindati della sua villa a Carsoli mentre lui dormiva. A salvarlo è stata un’intuizione avuta nel cuore della notte. Leggi l’incredibile e spaventosa cronaca di questo tentato furto nel nostro nuovo articolo! Tu ti sentiresti al sicuro al suo posto? Diccelo nei commenti! 👇 🏚️
Carsoli – Ci sono incubi da cui sembra letteralmente impossibile svegliarsi, spirali di angoscia in cui la violenza criminale decide di accanirsi contro una singola persona senza darle un attimo di tregua. È esattamente l’incubo, cupo e spaventoso, in cui è sprofondato Mauro Lilli, noto imprenditore marsicano già finito su tutti i giornali nazionali nelle scorse settimane per aver subito un clamoroso e devastante furto di opere d’arte inestimabili. L’ombra della criminalità organizzata, infatti, è tornata a bussare alla sua porta. Questa volta, però, i malviventi non hanno puntato agli uffici della sua azienda, ma hanno violato la sacralità e l’intimità del suo rifugio più privato: la sua abitazione.
Il terrore nel cuore della notte: ladri a un passo dall’irruzione
Stando a quanto emerso dalle prime indiscrezioni trapelate dopo la denuncia presentata alle forze dell’ordine, i fatti si sono consumati nel cuore della notte, quando il silenzio avvolgeva la villa dell’imprenditore a Carsoli. Lilli, immerso nel sonno, sarebbe stato improvvisamente svegliato da alcuni rumori sordi, secchi, inequivocabili, provenienti dall’esterno della struttura. Rumori di chi stava tentando, con lucida determinazione, di forzare un varco per entrare.
Mantenendo una straordinaria freddezza, pur nella concitazione del momento, l’imprenditore ha immediatamente acceso tutte le luci esterne di sicurezza del perimetro della villa. Una mossa disperata ma geniale, che ha squarciato il buio e sventato il piano dei banditi. Sentendosi scoperti e braccati dalla luce improvvisa, i malviventi si sono dati a una precipitosa fuga nelle campagne circostanti, dileguandosi come fantasmi prima di riuscire a penetrare in casa. I sopralluoghi effettuati successivamente hanno rivelato un dettaglio agghiacciante: gli intrusi, armati di pesanti mazze di ferro, stavano cercando di sfondare i vetri blindati della struttura a colpi secchi. Se Lilli non si fosse svegliato in tempo, l’esito della nottata avrebbe potuto trasformarsi in una vera e propria tragedia familiare.
L’inquietante ombra di un attacco mirato e persecutorio
L’assalto alla villa di Carsoli non è, purtroppo, un semplice episodio isolato di criminalità predatoria. Arriva a distanza di sole due settimane da un precedente che ha scosso profondamente non solo la Marsica, ma l’intero mondo del collezionismo d’arte italiano. La domanda che oggi tormenta gli inquirenti e la vittima è una sola: si tratta della stessa, organizzatissima banda criminale? Qualcuno ha deciso di perseguitare Mauro Lilli in modo sistematico, sapendo che l’imprenditore custodisce beni di enorme valore?
Il precedente di Oricola: un colpo da 5 milioni di euro tra Picasso e Manzù
Per capire la gravità della situazione, è necessario riavvolgere il nastro fino alla notte del 28 luglio scorso, quando un commando di professionisti ha messo a segno un vero e proprio colpo da film hollywoodiano a Oricola, colpendo la sede della direzione amministrativa dell’azienda di Lilli. In quell’occasione, la banda neutralizzò con chirurgica precisione i sofisticati sistemi di allarme, per poi utilizzare uno degli stessi pesanti camion dell’azienda come “ariete” per sfondare il cancello metallico della proprietà.
Una volta all’interno, i criminali non cercavano scartoffie o contanti, ma un tesoro ben preciso. Riuscirono a trafugare un immenso e preziosissimo patrimonio artistico di proprietà dell’imprenditore (noto e raffinato collezionista). Tra le opere portate via, figuravano firme da capogiro come Pablo Picasso e Giacomo Manzù. Un bottino il cui valore è stato stimato, dagli esperti, in una forbice pazzesca che oscilla tra i 4 e i 5 milioni di euro. Le opere furono caricate rapidamente su un furgone che attendeva col motore acceso all’esterno, per poi sparire nel nulla.
La paura in una terra ferita: l’allarme sicurezza si alza
L’assalto di questa notte riapre ferite profondissime e solleva un gigantesco interrogativo sulla sicurezza nel territorio. Quando la criminalità (che si tratti di una holding del furto d’arte o di balordi armati di mazze di ferro) riesce a colpire lo stesso obiettivo per due volte a distanza di due settimane, violando prima l’azienda e poi la casa, il senso di impunità diventa insopportabile. L’incubo di Mauro Lilli è oggi l’incubo di un’intera comunità che chiede a gran voce, alle forze dell’ordine e allo Stato, risposte rapide, presidio del territorio e, soprattutto, la garanzia di poter dormire sicuri all’interno delle proprie mura domestiche.
Terrore puro nel cortile di casa: “Il lupo mi è saltato addosso, l’ho cacciato a pugni e calci per sopravvivere”
“Ero in ginocchio nel cortile, un’ombra si è fatta gigantesca e mi ha steso a terra: ho dovuto prenderlo a pugni sulla testa e a calci sotto la pancia per non farmi uccidere!”. 🐺 😱 È il racconto da brividi di Massimo Caruso, 58 anni, brutalmente aggredito da un lupo alle prime luci dell’alba davanti al garage di casa sua a Castell’Arquato (Piacenza). Una zampata pesantissima gli è arrivata in faccia, seguita da colpi al collo e alla gamba. Finito in ospedale per la profilassi antirabbica, l’uomo (che vive in collina da 30 anni) fa una drammatica riflessione: “Prima i lupi scappavano, ora attaccano. E se oggi, al mio posto, ci fosse stato un bambino?”. Leggi la drammatica testimonianza e scopri i dettagli! 👇 🩸
Castell’Arquato (PC) – Ci sono paure ataviche, paure ancestrali che pensavamo di aver chiuso per sempre nei libri di fiabe o nei racconti sussurrati dai nonni davanti al focolare. Paure che la modernità, l’asfalto e i lampioni sembravano aver spazzato via. Ma a volte, il confine tra la civiltà e la natura selvaggia si assottiglia fino a scomparire, trasformando un banale e tranquillo giovedì mattina nell’incubo più nero che un uomo possa mai vivere. È esattamente quello che è accaduto a Massimo Caruso, 58 anni, residente in località Piani Castellani, una pacifica frazione adagiata tra le dolci colline di Castell’Arquato. Quello che ha subìto non è stato il morso di un cane randagio, ma il feroce, inspiegabile e violentissimo attacco di un lupo, avvenuto incredibilmente nel luogo che dovrebbe essere il più sicuro di tutti: il cortile della propria abitazione.
L’agguato alle prime luci del mattino: un’ombra scura e la zampata in faccia
Il racconto del 58enne, ancora comprensibilmente sotto shock per lo scampato pericolo, fa letteralmente accapponare la pelle. Tutto si svolge giovedì mattina presto, in un orario in cui la collina è ancora avvolta dal silenzio. Massimo è sceso in cortile e si è piegato sulle ginocchia, intento a chiudere le mandate del portone del suo garage, prima di iniziare la normale routine quotidiana. È in quel preciso istante di totale vulnerabilità che la natura selvaggia ha deciso di sferrare il suo attacco.
«Ho sentito appena in tempo un rumore sordo, un rapido e furtivo movimento dietro di me», racconta l’uomo con la voce rotta dall’emozione. «Mi sono voltato di scatto e ho visto un’ombra, una cosa scura farsi gigantesca davanti ai miei occhi. All’improvviso, con una forza inaudita, il lupo mi ha letteralmente steso a terra». Un impatto violentissimo, feroce, in cui l’animale gli è saltato addosso tempestandolo di colpi. Una zampata pesantissima gli è arrivata dritta in pieno volto, poi l’animale ha cercato di colpirlo ripetutamente al collo e infine a una gamba, cercando di immobilizzarlo a terra.
Il coraggio disperato: pugni e calci sotto la pancia per allontanare la fiera
In quegli attimi infiniti, in cui l’istinto di sopravvivenza prende disperatamente il sopravvento sulla razionalità, Massimo Caruso ha capito che se non avesse reagito con la stessa ferocia animale, le conseguenze sarebbero state letali. «L’animale era una furia, non mi mollava, mi teneva inchiodato», ricorda il 58enne, ripercorrendo la concitata e sanguinosa colluttazione. «Così, ho caricato il braccio e gli ho sferrato un pugno violentissimo sulla testa. Ma non è bastato. A quel punto ho provato il tutto per tutto: gli ho tirato un calcio potentissimo sotto la pancia». È stato solo questo colpo estremo al ventre a far desistere la fiera, che finalmente ha mollato la presa, dileguandosi velocemente tra i boschi da cui era uscita.
“Prima scappavano, ora attaccano”: il racconto di chi vive in collina da trent’anni
Caruso non è un cittadino che si è spaventato per un cane randagio o uno sciacallo dorato. Vive sulle colline arquatesi da ben trent’anni e conosce i boschi come le sue tasche. Sull’identità dell’aggressore non ha il minimo dubbio: era un lupo. Ma ciò che lo inquieta profondamente non è la presenza del predatore in sé, quanto il mostruoso cambiamento comportamentale dell’animale. «Di lupi qui nei dintorni ne ho visti parecchi, diverse volte in questi anni. Ma c’è una grande, spaventosa differenza», spiega il superstite. «Tutte le altre volte, non appena si accorgevano della mia presenza, i lupi giravano i tacchi e scappavano a gambe levate. Erano elusivi, avevano paura dell’uomo. Questa volta è stato tutto incredibilmente e pericolosamente diverso. Questo lupo ha deciso di non fuggire, ha deciso di attaccarmi deliberatamente nel mio cortile».
La profilassi in ospedale e il grande interrogativo: “E se ci fosse stato un bambino?”
Dopo la brutale aggressione, Massimo si è immediatamente recato al CAU (Centro Assistenza e Urgenza) di Fiorenzuola d’Arda, dove i medici gli hanno prestato le prime, provvidenziali cure per i profondi graffi e le escoriazioni riportate al volto e sul corpo. In seguito, per scongiurare conseguenze estreme, è stato trasferito a Piacenza per essere sottoposto all’urgente profilassi antirabbica.
Oggi, mentre si guarda allo specchio medicando le ferite, Caruso ringrazia il cielo per essere un uomo adulto e con i riflessi pronti. Ma c’è un pensiero, oscuro e pesantissimo, che non lo abbandona un istante: «A me è andata bene, in fin dei conti me la sono cavata… ma continuo a pensare al peggio: cosa diamine sarebbe potuto succedere se, questa mattina, piegato davanti a quel garage, al mio posto ci fosse stato un bambino?».
Un interrogativo angosciante, che nelle ultime ore ha infiammato i social network e riacceso con prepotenza il durissimo dibattito (troppo spesso ideologizzato) sulla gestione, il controllo e la pericolosità della proliferazione dei lupi, ormai sempre più spinti e confidenti verso i centri abitati. Nei prossimi giorni, Massimo Caruso incontrerà i Carabinieri Forestali, ai quali spetterà il delicato compito di valutare la dinamica esatta dell’accaduto e stabilire se questo lupo solitario, che ha smarrito l’atavica paura per l’uomo, rappresenti ormai un pericolo pubblico da fermare a ogni costo.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.