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ACQUA CHE DIVENTA ARTE: I GIOVANI TALENTI DEL PREMIO ACEA CONTEMPORANEA TRASFORMANO LA RISORSA IN VISIONE

💧 L’acqua incontra l’arte: i giovani talenti romani trasformano la risorsa vitale in installazioni e sculture che riflettono sul futuro del pianeta. Scopri le opere vincitrici del Premio ACEA Contemporanea esposte nella nuova sede di Piazzale Ostiense.
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#PremioACEAContemporanea #ArteSostenibile #Roma

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ACQUA CHE DIVENTA ARTE: I GIOVANI TALENTI DEL PREMIO ACEA CONTEMPORANEA TRASFORMANO LA RISORSA IN VISIONE

Redazione-  L’acqua, elemento vitale e simbolo di fragilità, è diventata la tela su cui i giovani artisti italiani hanno dipinto il futuro del pianeta. ACEA e Valore Italia hanno inaugurato oggi la prima edizione del Premio ACEA Contemporanea, un progetto nato per unire impresa, sostenibilità e creatività, selezionando le opere che entreranno a far parte della collezione permanente di ACEA Heritage.

L’iniziativa, rientrante nel quadro delle Giornate del Made in Italy promosse dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ha coinvolto studenti e neodiplomati dell’Accademia di Belle Arti di Roma, dell’Accademia Italiana e del SAE Institute. Attraverso linguaggi eterogenei – dalla pittura alla scultura, dall’arte digitale al design – i talenti emergenti hanno esplorato il ruolo cruciale dell’acqua nella società contemporanea, affrontando temi urgenti come la scarsità idrica, l’inquinamento e le disuguaglianze nell’accesso alla risorsa.

I vincitori e le opere

La giuria, composta da rappresentanti di ACEA, curatori e critici d’arte, ha individuato i vincitori che si sono distinti per profondità concettuale e innovazione espressiva.

Il primo premio è stato assegnato a Rucsanda Cristache (Accademia di Belle Arti di Roma) per l’installazione Flowing. L’opera, un omaggio alla fragilità della risorsa, rielabora i solidi platonici evocando l’icosaedro come simbolo dell’acqua: una sfera frammentata racchiusa in un cubo di plexiglas. In questo equilibrio precario, lo spettatore è chiamato a diventare parte attiva, riconoscendosi responsabile della condizione attuale dell’acqua come bene limitato e dipendente dall’azione umana.

Il secondo premio è andato a Silvia Spoti (Accademia di Belle Arti di Roma) con La misura dell’acqua. Attraverso otto tavole di plexiglas incise seguendo le tracce di un vecchio atlante geografico, l’opera mette in relazione lo scorrere dell’acqua e quello del tempo. La luce che attraversa le lastre rivela la trasformazione degli alvei fluviali, evidenziando la perdita di portata e l’alterazione dei corsi d’acqua causata dalla carenza idrica.

A pari merito, il terzo premio è stato condiviso tra Valerio Pacini e Giorgia Armario. Pacini (Accademia di Belle Arti di Roma) ha presentato 240 Liters (way of finding), un’installazione site-specific che utilizza una vasca da 240 litri – la quantità media giornaliera di acqua consumata da una persona – riempita con shade ball, sfere in plastica normalmente usate per ridurre l’evaporazione delle riserve idriche. L’opera crea una metafora potente sulla gestione individuale della risorsa e sull’inquinamento ambientale.

Giorgia Armario (Accademia Italiana) ha conquistato il terzo posto con Che ne sarà di noi, che ne sarà della neve?, un progetto fotografico che intreccia immagini contemporanee e fotografie d’archivio di paesaggi innevati. L’opera riflette sulla perdita della ciclicità climatica e sulla responsabilità umana nel mutamento del rapporto tra uomo e natura, evocando un paesaggio sempre più fragile.

Tra gli altri riconoscimenti, una menzione speciale è stata attribuita a Lars Lattacher (Accademia Italiana) per Acea Heritage Box, un progetto educativo che unisce arte e sensibilizzazione ambientale attraverso la creazione di carta fatta a mano e inchiostri naturali dedicati alla cura dei “nasoni” romani.

Un ponte tra impresa e cultura

Il Premio nasce con l’obiettivo di creare un dialogo tra il mondo dell’impresa e la ricerca artistica contemporanea, offrendo spazio e visibilità ai linguaggi delle nuove generazioni. Attraverso le opere selezionate, ACEA arricchisce la propria collezione corporate con interpretazioni originali dedicate a uno dei temi più urgenti del nostro tempo.

“Con il Premio ACEA Contemporanea abbiamo voluto offrire ai giovani artisti uno spazio concreto di espressione e confronto attorno a un tema cruciale per il nostro presente e per il futuro del Pianeta: l’acqua”, ha dichiarato Fabrizio Palermo, Amministratore Delegato di Acea. “Le opere selezionate dimostrano come l’arte contemporanea possa contribuire a diffondere consapevolezza e ad aprire nuove prospettive sui temi della sostenibilità. Questa iniziativa rappresenta una tappa importante del percorso che Acea porta avanti con convinzione: crediamo che il dialogo tra impresa e cultura sia un fattore capace di generare innovazione, responsabilità e valore nel tempo”.

Anche Salvatore Amura, Amministratore Delegato di Valore Italia, ha sottolineato l’importanza del progetto: “Il Premio ACEA Contemporanea dimostra come il dialogo tra impresa, cultura e formazione possa generare opportunità concrete per le nuove generazioni. Attraverso questo progetto, i giovani artisti hanno avuto la possibilità di confrontarsi con un tema centrale per il nostro futuro trasformando riflessione e sensibilità in linguaggi artistici contemporanei. Sostenere il talento significa offrire esperienze capaci di connettere ricerca, consapevolezza e mondo produttivo, così che anche l’arte possa diventare uno strumento attivo di innovazione culturale e sociale”.

La mostra permanente

Le opere finaliste, selezionate attraverso bandi interni delle istituzioni coinvolte, entrano a far parte di una mostra collettiva permanente ospitata all’interno di ACEA Heritage, il nuovo spazio espositivo inaugurato nella storica sede di Piazzale Ostiense.

Il pubblico potrà visitare gratuitamente l’esposizione sabato 23 e domenica 24 maggio 2026. L’accesso sarà accompagnato dalla presenza di alcuni degli studenti artisti protagonisti del progetto, offrendo un percorso di confronto diretto con le opere e i loro autori.

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Bugnara si prepara ad accogliere la cultura con la quinta edizione di Libri sotto le Stelle

✨ Bugnara si accende con la quinta edizione di “Libri sotto le stelle”: tra mostre fotografiche sulla Valle Peligna e il ricordo del grande Ivan Graziani, il borgo si conferma capitale della cultura.

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#Bugnara #VallePeligna #LibriSottoLeStelle #IvanGraziani

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Locandina Evento

Redazione-  Bugnara si prepara ad accendere i riflettori sulla quinta edizione di “Libri sotto le stelle”, un appuntamento consolidato che trasforma il cuore pulsante del paese in un salotto letterario a cielo aperto. La rassegna, promossa dal Centro Studi e Ricerche Nino Ruscitti, punta ancora una volta a valorizzare il patrimonio immateriale del territorio, inserendosi organicamente tra le azioni del Patto della Lettura di un comune, quello di Bugnara, che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di “Città che legge” dal Centro per il libro e la lettura per il triennio 2024-2026. L’evento vanta il sostegno della BCC di Pratola Peligna, solidale con una proposta culturale capace di unire diverse espressioni artistiche.

L’inaugurazione tra fotografia e identità territoriale

Il taglio del nastro è previsto per venerdì 10 luglio 2026 alle ore 18.30 presso le eleganti sale di Palazzo Alesi, edificio storico che rappresenta uno degli emblemi architettonici del borgo. L’avvio della kermesse è affidato all’inaugurazione della mostra fotografica “Attraverso i paesi della Valle Peligna”, un progetto nato dalla collaborazione tra la società cooperativa Il Bosso e il fotografo Andrea Calvano. L’esposizione non è solo una collezione di scatti, ma una rassegna visiva che intende mappare la ricchezza antropologica e architettonica dell’intera area peligna, da sempre crocevia di storie e tradizioni montane. Alla presentazione interverranno Paolo Setta, Direttore delle Attività Turistiche de Il Bosso, il curatore Jacopo Santostefano e lo stesso autore delle immagini, Andrea Calvano.

La mostra resterà fruibile al pubblico con un calendario articolato su più giornate: venerdì 10 dalle 18.30 alle 22.30, sabato 11 dalle 18.00 alle 20.00, per poi riprendere venerdì 17 e sabato 18 luglio sempre dalle 18.30 alle 22.30. Il legame scelto tra la mostra e la rassegna letteraria sottolinea la volontà degli organizzatori di fondere la narrazione visiva con quella scritta, offrendo ai visitatori che giungono in piazza o si muovono tra i vicoli del borgo una chiave di lettura diversa del contesto in cui vivono.

Un omaggio a Ivan Graziani sotto le stelle

Il primo appuntamento letterario vero e proprio si terrà alle 21.30, spostandosi nel cortile di Palazzo Alesi per accogliere il pubblico sotto il cielo estivo. Protagonista della serata sarà Federico Falcone, autore del volume “Ivan Graziani”, dato alle stampe da Ianieri Edizioni. Il libro ricostruisce la parabola artistica di un genio poliedrico: chitarrista, cantante, autore, ma anche disegnatore e stilista. Graziani ha saputo narrare con una sensibilità rock la vita quotidiana, le piccole e grandi dinamiche della provincia italiana e le sue inquietudini, riuscendo a imporsi nel panorama nazionale con uno stile graffiante e originale.

A moderare l’incontro sarà il giornalista Antonio Ranalli, che dialogherà con l’autore esplorando i passaggi meno noti della biografia del cantautore. La serata si avvale della collaborazione dell’associazione LaborAutorio e sarà impreziosita dagli interventi musicali di Adriano Tarullo, che riproporrà alcuni dei brani più significativi dell’artista teramano. Un mix tra musica e parole che rappresenta la cifra stilistica dell’intera iniziativa bugnarese.

Il legame con il territorio e il programma estivo

La rassegna prosegue ben oltre l’inaugurazione. Dopo il 10 luglio, gli organizzatori hanno predisposto un calendario che valorizza non solo il centro di Bugnara ma anche le sue frazioni, come Torre dei Nolfi. Le date successive vedranno la presenza di Christian Raimo, il 17 luglio, seguita dall’incontro con Alessio De Stefano programmato per il 3 agosto. Il gran finale si sposterà a Torre dei Nolfi il 12 agosto, con la presentazione del volume di Valentina Di Cesare, a conferma della volontà del Centro Studi e Ricerche Nino Ruscitti di rendere la cultura un bene diffuso e accessibile.

L’imponente rete di partner che sostiene l’evento dimostra la vitalità associativa della zona: dalla libreria Ubik “Fuori di Penna” di Sulmona all’Associazione Culturale Studium, passando per il Circolo Nolfese e la Comunità dei Lettori. L’impegno corale mira a mantenere alta l’attenzione su un territorio che, nonostante le sfide demografiche delle aree interne, continua a puntare sulla qualità dell’offerta culturale per attrarre visitatori e stimolare la riflessione critica dei residenti.

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Duecentottantanove nuovi alpini ricevono il cappello dopo il modulo addestrativo

🏔️ Duecentottantanove nuovi soldati entrano a far parte della grande famiglia degli Alpini dopo aver superato con successo il duro addestramento del corso “Monte Marrone III”. Un traguardo raggiunto tra le vette valdostane e la storica caserma Pasquali-Campomizzi dell’Aquila.

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#Alpini #EsercitoItaliano #Aosta #LAquila

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Consegna Cappello Alpino

Redazione- Aosta e L’Aquila sono state le sedi di una giornata memorabile per duecentottantanove giovani militari. I Volontari in Ferma Iniziale dell’Esercito, inseriti nel corso denominato “Monte Marrone III”, hanno ufficialmente ricevuto il tanto ambito Cappello Alpino, simbolo distintivo di appartenenza alle Truppe Alpine. Questo solenne passaggio segna il completamento del Modulo Integrativo Truppe Alpine, noto come MITALP, un percorso formativo specialistico che abilita i soldati al servizio operativo in contesti montani complessi. La giornata è stata contraddistinta da una doppia cerimonia che ha unito idealmente il nord e il centro Italia.

Il battesimo alpino tra le montagne di Aosta e l’Abruzzo

Le celebrazioni si sono articolate su due poli addestrativi principali. Presso il Centro Addestramento Alpino di Aosta, cuore pulsante della formazione montana dell’Esercito, ben duecentoquaranta volontari hanno indossato il cappello con la penna nera. L’evento ha visto la partecipazione del Generale di Divisione Alberto Vezzoli, Comandante delle Truppe Alpine, affiancato dal Presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta, Renzo Testolin, e dal Presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero. Una cornice istituzionale che ha dato lustro al traguardo raggiunto dai giovani militari, alla presenza dei familiari accorsi per celebrare il momento.

Parallelamente, la caserma “Pasquali-Campomizzi” dell’Aquila ha ospitato la cerimonia per gli altri quarantanove volontari del corso. Questa struttura, pilastro storico della presenza militare nel capoluogo abruzzese, rappresenta un punto di riferimento strategico per il 9° Reggimento Alpini. Anche in terra d’Abruzzo, l’atmosfera è stata dominata dall’orgoglio dei commilitoni e dall’emozione dei parenti, che hanno assistito alla consegna dei copricapi davanti alle autorità civili e militari della provincia, sottolineando lo stretto legame tra la cittadinanza e le truppe di montagna.

Dodici settimane di addestramento ai limiti della resistenza

Il percorso che ha condotto alla consegna del cappello non è stato affatto semplice. Il MITALP, della durata complessiva di dodici settimane, è studiato per trasformare i volontari in professionisti in grado di operare in condizioni ambientali proibitive. Il programma didattico, supervisionato dal Centro Addestramento Alpino di Aosta, ha imposto ritmi serrati. I frequentatori hanno dovuto affrontare il corso basico di alpinismo, imparando le tecniche di movimento su roccia e ghiaccio, unite a sessioni intensive di addestramento al combattimento in ambiente montano.

Vivere, muovere, combattere e soccorrere: sono questi i quattro pilastri che ogni alpino deve padroneggiare per poter operare in alta quota. Oltre alle competenze classiche, il corso di quest’anno ha integrato metodologie moderne, tra cui la formazione per operatori di Aeromobili a Pilotaggio Remoto. L’impiego dei droni diventa dunque una risorsa primaria anche per le truppe da montagna, permettendo di ottenere ricognizioni tattiche in vallate impervie dove la visibilità è limitata. La prova finale ha visto i militari impegnati in una simbolica e impegnativa ascensione verso le vette del Monte Emilius, toccando quota 3.559 metri, e della Becca di Nona, a 3.142 metri. Queste scalate non hanno rappresentato solo un test fisico estremo, ma hanno permesso di applicare concretamente il protocollo di sicurezza appreso nei mesi precedenti.

Il futuro professionale dei nuovi alpini

Con la consegna del cappello, i duecentottantanove giovani completano la fase di specializzazione pura. Da questo momento, le loro strade si divideranno verso i reparti operativi distribuiti su tutto il territorio nazionale. La loro formazione, tuttavia, non si fermerà qui. Il bagaglio di conoscenze acquisito nelle sedi di Aosta e dell’Aquila sarà la base sulla quale innestare esperienze future in teatri operativi o durante le attività di soccorso in caso di calamità naturali. Gli alpini, storicamente, rappresentano un braccio operativo fondamentale per la Protezione Civile nelle aree appenniniche come in quelle alpine.

Per il 9° Reggimento Alpini aquilano, questa sessione addestrativa conferma la capacità di mantenere standard di eccellenza elevati, operando in perfetta sinergia con i comandi valdostani. La tradizione della penna nera continua così a rigenerarsi attraverso l’ingresso di nuove leve, pronte a servire il Paese con la preparazione tecnica e la determinazione che da oltre un secolo caratterizzano le truppe da montagna italiane. I volontari del “Monte Marrone III” sono ora pronti a entrare a pieno titolo nei ranghi, pronti a confrontarsi con le sfide che il loro ruolo di difensori delle vette imporrà nel prossimo futuro.

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Il cielo dipinto da Van Gogh sbarca a Technotown tra scienza e aperitivi

🎨 L’arte di van Gogh incontra l’astronomia a Villa Torlonia: Gianluca Masi racconta i segreti della “Notte Stellata sul Rodano” in un evento imperdibile a Technotown.

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#Astronomia #VanGogh #Technotown #RomaCapitale

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Aperitivi scientifici - Gianluca Masi in sala teatro

Roma – Nel cuore verde del quartiere Nomentano, all’interno della storica cornice di Villa Torlonia, l’innovazione tecnologica e la divulgazione scientifica si intrecciano nuovamente in un evento pensato per coniugare rigore accademico e convivialità. Domenica 5 luglio, Technotown, l’hub della scienza creativa capitolino, torna a ospitare il format degli aperitivi scientifici, un’iniziativa che negli anni ha saputo trasformare il modo in cui il pubblico romano si approccia alle discipline astronomiche. Protagonisti del pomeriggio saranno gli esperti del Planetario di Roma, pronti a guidare i visitatori in un percorso che fonde la volta celeste con le espressioni più alte dell’arte figurativa europea del diciannovesimo secolo.

L’incontro tra genio artistico e precisione astronomica

Il titolo scelto per l’appuntamento, “Van Gogh e l’esperienza del cielo: quando le stelle illuminano l’arte”, chiarisce fin da subito l’intento della giornata: superare la semplice osservazione estetica per calarsi nei meccanismi fisici che hanno ispirato Vincent van Gogh. A condurre la serata sarà Gianluca Masi, noto astronomo e divulgatore scientifico, figura di riferimento per la ricerca astronomica in Italia. Masi guiderà il pubblico attraverso una rilettura tecnica e poetica della celebre opera “Notte stellata sul Rodano”, uno dei quadri più iconici del pittore olandese.

La scelta di analizzare proprio questo dipinto non è casuale. L’opera, realizzata nel 1888 ad Arles, rappresenta una visione notturna di estrema precisione, in cui il riflesso dei lampioni a gas sulle acque del Rodano compete con la luminosità naturale degli astri. Gli studi di Masi mirano a svelare come il pittore abbia saputo interpretare la disposizione reale delle costellazioni, unendo la percezione soggettiva del colore a una conoscenza geomorfologica del cielo che, a distanza di oltre un secolo, continua a interrogare gli scienziati. Il pubblico avrà modo di comprendere dettagli tecnici e curiosità storiche che solitamente restano nascoste allo sguardo meno allenato, scoprendo come l’osservazione dal vero sia stata la bussola fondamentale dell’intero corpus creativo dell’artista.

Una serata tra sala teatro e limonaia

L’evento si articola in due fasi, pensate per bilanciare l’approfondimento didattico con il piacere della socialità. Dalle ore 18.00, la sala teatro di Technotown diverrà lo spazio dove Gianluca Masi esporrà la sua tesi, proiettando immagini ad alta risoluzione che metteranno a confronto la tela del Museo d’Orsay di Parigi con la mappa del cielo dell’epoca. La struttura di Villa Torlonia, nota per la sua architettura che spazia dal Casino Nobile ai giardini curati, offre una cornice ideale per questa commistione tra sapere scientifico e bellezza classica.

A partire dalle 19.00, il momento istituzionale cederà il passo a un formato più informale. La Limonaia della villa, affacciata sui sentieri alberati del complesso, ospiterà l’aperitivo. In questa fase, il muro tra relatore e pubblico verrà abbattuto: gli appassionati avranno la possibilità di dialogare liberamente con l’astronomo, ponendo domande sul lavoro di van Gogh o più in generale sulle dinamiche del Planetario di Roma. L’iniziativa si inserisce nel più ampio programma di valorizzazione del patrimonio scientifico di Roma Capitale, che vede in Technotown un presidio culturale d’eccellenza per la zona di via Nomentana.

Per partecipare all’incontro, data l’elevata richiesta e la capienza limitata degli spazi museali, è vivamente consigliato procedere con il preacquisto del biglietto. Il servizio di prenotazione è attivo tramite il call center dedicato chiamando il numero 060608, operativo tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00. Questo appuntamento rappresenta una occasione rara per chi desidera guardare con occhi nuovi le opere di un maestro del colore, comprendendo finalmente le dinamiche celesti che hanno dato forma ai sogni di Van Gogh. La serata si conferma, ancora una volta, una tappa fondamentale per cittadini e turisti che desiderano scoprire il lato meno noto di Villa Torlonia, lontano dalla solita routine capitolina e immersi in una atmosfera che mescola la grande pittura con il fascino intramontabile delle stelle.

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