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Attualità

L’incubo della malamovida: le nostre città in ostaggio di baby gang e degrado. E lo Stato sta a guardare

Il dramma della “malamovida”: tra risse, baby gang e centri storici trasformati in discoteche abusive, i residenti sono diventati prigionieri in casa propria. Fino a quando i Comuni faranno finta di non vedere pur di incassare? 🚔 😡

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Baby-gang

Roma– C’è un lato oscuro, violento e profondamente inquietante che sta macchiando in modo del tutto indelebile le calde notti dell’estate del nostro Paese. Mentre le agenzie di viaggio e le patinate pubblicità televisive continuano instancabilmente a vendere l’immagine idilliaca di un’Italia fatta solo di grande relax, di lungomari romantici e di pura spensieratezza estiva, la dura e nuda realtà che si consuma ogni singola notte nei nostri centri storici e nelle località balneari racconta, purtroppo, una storia completamente diversa. Una storia fatta di inaudita violenza gratuita, di degrado urbano inaccettabile e di profonda paura diffusa tra i cittadini. È il drammatico e inarrestabile fenomeno della “malamovida” e delle spietate baby gang: una vera e propria emergenza nazionale di ordine pubblico che sta letteralmente prendendo in ostaggio decine di città italiane, trasformando brutalmente quello che un tempo era il sano e sacrosanto divertimento serale in un autentico, spaventoso Far West a cielo aperto.

Città in ostaggio della movida violenta: quando il divertimento si trasforma in un incubo a occhi aperti

Oggi, basta fare una semplice passeggiata dopo la fatidica scoccare della mezzanotte nei vicoli dei nostri meravigliosi e ammirati centri storici, o sui lungomari delle più rinomate e costose località turistiche, per accorgersi dell’entità del disastro. Le storiche strade italiane, un tempo culle silenziose e rispettate della nostra inestimabile storia e dell’arte mondiale, si trasformano sistematicamente in enormi e pericolose discoteche abusive a cielo aperto, in orinatoi pubblici e, sempre più spesso, in ring per risse furibonde. Alcol a fiumi venduto a prezzi stracciati e illegalmente ai minorenni, uso incontrollato di droghe sintetiche a bassissimo costo, urla disumane e risate sguaiate che si protraggono fino alle prime luci dell’alba, decine di bottiglie di vetro infrante sull’asfalto e monumenti storici plurisecolari usati impunemente come bagni pubblici. Il concetto stesso di “movida”, termine nato per indicare la legittima e sana socialità giovanile serale, è stato completamente stravolto e avvelenato per sempre, diventando oggi il tremendo sinonimo di una prevaricazione violenta, incivile e incontrollabile che sta uccidendo pezzo dopo pezzo la bellezza, il fascino e il decoro del nostro Paese.

Il fenomeno criminale delle baby gang: la cieca violenza giovanile che terrorizza interi quartieri

A rendere il quadro notturno ancora più tetro e socialmente allarmante è la spaventosa e rapidissima ascesa delle cosiddette “baby gang”. Non stiamo parlando di semplici e perdonabili “ragazzate”, di dispetti estivi o di episodi goliardici finiti male per un bicchiere di birra di troppo, ma di vera e propria criminalità organizzata giovanile e minorile. Branchi violenti formati spessissimo da giovanissimi minorenni, a volte ragazzini imberbi di appena tredici o quattordici anni, che si muovono compatti nella notte come branchi di lupi famelici a caccia di prede deboli da colpire. Armati di coltellini a scatto, pesanti tirapugni o affilati cocci di bottiglia, questi branchi aggrediscono selvaggiamente e per futili motivi i loro stessi coetanei, rubano smartphone e catenine d’oro, devastano l’arredo urbano pubblico e sfidano a viso aperto e senza il benché minimo timore reverenziale le stesse forze dell’ordine in divisa. Sono giovani freddi e cinici, cresciuti nel vuoto cosmico dei valori civili e nel mito tossico e diseducativo della violenza celebrata sui social network e nelle canzoni dei trapper, tristemente convinti di essere onnipotenti, intoccabili e totalmente immuni da qualsiasi reale e dolorosa conseguenza penale o carcere.

Il dramma psicologico e ignorato dei residenti: prigionieri a casa propria e derubati del sonno

Le vere, grandi e silenziose vittime sacrificali di questa incomprensibile follia estiva collettiva sono però gli storici residenti. Cittadini onesti, contribuenti, lavoratori stanchi, famiglie con bambini piccoli e anziani malati che hanno avuto l’unica tragica “sfortuna” di abitare nei quartieri del centro storico, un tempo prestigiosi e tranquilli, oggi totalmente fagocitati dall’espansione predatoria dei locali notturni. Il loro dramma non è legato solamente all’impossibilità fisica di chiudere occhio per via della musica assordante sparata dai pub fino alle cinque del mattino, ma è soprattutto di natura psicologica e ansiogena. Ci sono anziani e donne che hanno il terrore fisico di uscire la sera dal proprio portone per gettare la spazzatura o per far fare una breve passeggiata al proprio cane, per il fondato terrore di essere pesantemente insultati o aggrediti fisicamente dal branco di ragazzini ubriachi parcheggiato stabilmente sotto il loro balcone. Questi cittadini si sentono dei veri e propri prigionieri isolati in casa propria, drammaticamente abbandonati dalle istituzioni pubbliche e derubati con la forza del diritto più elementare, biologico e sacro che esista: quello al meritato riposo notturno e alla sicurezza personale e familiare.

La resa incondizionata dello Stato: forze dell’ordine con le mani legate e sindaci troppo distratti dagli incassi

Di fronte all’esplosione di questa emergenza cronica e prevedibile, la risposta delle istituzioni democratiche appare, nella migliore delle ipotesi, drammaticamente debole, e nella peggiore, totalmente e colpevolmente assente. Le Forze dell’Ordine, costrette a operare gravemente sotto organico, tra mille rischi e con mezzi statali limitati, si trovano troppo spesso con le proverbiali mani legate dalla burocrazia: corrono a sirene spiegate, intervengono nel caos, identificano e portano con fatica in caserma i facinorosi minorenni, per poi vedersi avvilentemente costretti da una giurisprudenza fin troppo garantista a rilasciarli sani e salvi la mattina seguente, pronti a delinquere di nuovo. Nel frattempo, troppe amministrazioni comunali e troppi sindaci scelgono molto consapevolmente di girare la testa dall’altra parte, preferendo non disturbare o ostacolare il redditizio “business della notte” e gli incassi milionari dei gestori dei locali, scambiando cinicamente il degrado urbano e il consumo smodato di superalcolici per una preziosa “attrattiva turistica” da sbandierare. Una logica amministrativa miope, complice e profondamente ipocrita, che svende senza pudore la tranquillità civile e la salute dei cittadini in cambio di qualche incasso estivo e di qualche inutile tassa di soggiorno.

Oltre la necessaria repressione penale, l’Italia deve ricostruire l’educazione e il sacro patto familiare

La soluzione immediata a questo devastante cancro sociale non può e non deve essere affidata esclusivamente all’uso della forza di polizia o ai manganelli. Certo, per arginare la deriva servono urgentemente e senza sconti pene molto più certe, immediate e severissime per chi devasta le città e aggredisce fisicamente il prossimo; così come serve schierare immediatamente l’esercito e pattuglie fisse nelle piazze più calde per ristabilire la presenza visibile, fisica e autoritaria dello Stato. Ma per spegnere per sempre l’incendio della malamovida giovanile bisogna avere il grande coraggio politico e sociale di spegnere le fiamme alla loro esatta radice. È fondamentale ricostruire da zero il patto educativo tra le istituzioni scolastiche e le famiglie, ormai tragicamente assenti, colpevolmente distratte o, peggio ancora, complici attive dei figli violenti. Finché una madre o un padre continueranno follemente a difendere o giustificare il figlio quindicenne che torna a casa all’alba visibilmente ubriaco, con le nocche sbucciate o con la maglietta strappata, prendendosela magari con i professori “cattivi” o con i poliziotti “troppo duri”, nessuna legge in Parlamento e nessun presidio militare per le strade riusciranno mai a salvare veramente le nostre piazze e le nostre meravigliose estati dal baratro senza ritorno dell’inciviltà e della decadenza morale.

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Attualità

Estate da record: l’Italia si prende la corona del turismo e annienta Francia e Spagna. È il Paese più sicuro d’Europa e i piccoli borghi rinascono

Quest’anno non ce n’è per nessuno: l’Italia si riprende la corona di regina assoluta del turismo europeo! 👑 🇮🇹 I dati di questa caldissima estate 2026 certificano un trionfo senza precedenti: nella settimana di Ferragosto abbiamo letteralmente polverizzato i nostri eterni rivali, staccando la Spagna e umiliando la Francia (con ben 19 punti percentuali in più di riempimento strutture!). Boom pazzesco di turisti stranieri che ci considerano “la meta più sicura d’Europa”. Ma la vera, bellissima notizia è la rivincita dei nostri meravigliosi piccoli borghi di provincia: presi d’assalto per l’enogastronomia e l’autenticità, il turismo li sta salvando dallo spopolamento! Siete orgogliosi di questi numeri da record? Leggete tutti i dettagli economici e la mappa delle regioni più gettonate nel nostro approfondimento! 👇 🍕🏖️

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Turisti alla Fontana di Trevi a Roma

Roma – Quella che stiamo vivendo non è soltanto un’estate torrida dal punto di vista meteorologico, ma è destinata a passare alla storia come una delle stagioni più roventi (e redditizie) per l’economia turistica del nostro Paese. I dati appena diffusi non lasciano spazio a interpretazioni: il 2026 è l’anno del definitivo, storico sorpasso. L’Italia si prende con prepotenza la corona di prima meta turistica in Europa, spazzando via la storica concorrenza dei giganti Francia e Spagna. Un trionfo che si regge su due pilastri fondamentali: la percezione internazionale del nostro Paese come “porto d’approdo sicuro” in uno scacchiere globale sempre più instabile, e una straordinaria valorizzazione non solo delle grandi città d’arte, ma soprattutto di quell’inestimabile tessuto di piccoli borghi che costituisce l’anima più autentica della nazione.

I numeri del boom: un’estate d’oro certificata da Bankitalia

A parlare, prima ancora degli esponenti politici, sono i numeri inconfutabili dell’economia. La Banca d’Italia ha infatti certificato che già nel mese di maggio il saldo della bilancia turistica dei pagamenti ha segnato un avanzo mostruoso di ben 2,7 miliardi di euro, in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma è addentrandosi nei dati elaborati dall’Ufficio Statistica del Ministero del Turismo che si comprende la reale portata dello tsunami di visitatori. Soltanto nel mese di luglio 2026, si sono registrati sul territorio nazionale oltre 4 milioni di presenze in più e 1 milione di arrivi in più rispetto all’anno precedente.

A trainare questa locomotiva c’è senza dubbio il mercato internazionale (la componente estera delle presenze fa segnare un clamoroso +6,0%), ma anche gli stessi italiani (+2,3%) stanno premiando sempre di più le vacanze entro i confini nazionali. Sorridono tutti i comparti dell’accoglienza: dalle strutture alberghiere tradizionali (+2,5%) all’universo extra-alberghiero come b&b e agriturismi, che vola a un incredibile +6,7%.

L’Italia sul tetto d’Europa: il sorpasso storico nella settimana di Ferragosto

È proprio in questi giorni frenetici, a cavallo di Ferragosto, che l’Italia dimostra di non avere rivali nel vecchio continente, toccando un picco di saturazione delle strutture del 65,4%. I dati snocciolati polverizzano letteralmente i principali competitor storici del Mediterraneo. Considerando l’intera estate, l’Italia stacca la Spagna di 6,7 punti percentuali e umilia la Francia con ben 16,1 punti di scarto. Una forbice che si allarga a dismisura proprio nella settimana clou del Ferragosto, dove il nostro Paese distanzia gli spagnoli di 5,6 punti e lascia al palo i francesi con un distacco abissale di ben 19 punti percentuali.

La mappa del successo e la grande rivincita dei piccoli Comuni

Sul piano prettamente geografico, la mappa del successo estivo premia un po’ tutta la Penisola, dalle destinazioni alpine fino all’estremo Sud. Restano su livelli di saturazione eccezionali, stabilmente sopra il 60%, Regioni regine del turismo balneare e culturale come la Sardegna (63,4%), il Veneto (63,3%), la Sicilia (63%), il Friuli-Venezia Giulia (62,7%), l’Emilia-Romagna (60,7%) e le Marche (60,3%).

Ma il dato sociologicamente più bello ed entusiasmante riguarda i piccoli Comuni e il turismo legato alle sagre di paese. Le piccole realtà di provincia registrano un boom di arrivi (+5,3%) e presenze (+4,6%). È il trionfo del turismo diffuso ed “esperienziale”. Un flusso di persone che si rivela ossigeno vitale contro la piaga dello spopolamento demografico, specialmente nelle aree interne del Mezzogiorno: ripopolare i borghi con il turismo significa innescare processi di vera e propria rigenerazione urbana e sociale.

Il plauso del Governo: “Un lavoro di squadra per destagionalizzare”

Il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, non nasconde l’enorme soddisfazione del Governo Meloni per aver guidato, con precise campagne di promozione, questo rilancio: «Questi risultati ci rendono profondamente orgogliosi e sono il frutto di un grande lavoro di squadra fatto con le Regioni, con gli operatori del settore e con le associazioni. Abbiamo puntato fortissimo su digitalizzazione, accessibilità e promozione. Oggi l’Italia è percepita, a livello internazionale, come la destinazione europea più sicura in assoluto. E la crescita non si limiterà a luglio e agosto: l’obiettivo è destagionalizzare, perché il nostro turismo lavora e deve lavorare dodici mesi l’anno».

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Esteri

Due miliardi di euro di aiuti, una condizione politica: la nuova posizione dell’Unione Europea nei confronti di Afghanistan

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Unione Europea

Redazione- A cinque anni dal ritorno dei talebani al potere, l’Unione Europea lancia un messaggio chiaro all’Afghanistan e alla comunità internazionale: continuerà a sostenere il popolo afghano, ma senza riconoscere né legittimare il governo talebano.

Mentre milioni di cittadini afghani affrontano una grave crisi economica, povertà e limitazioni sempre più pesanti, Bruxelles afferma che non interromperà il proprio sostegno. L’ultimo esempio concreto è lo stanziamento di 10 milioni di euro al Fondo umanitario per l’Afghanistan, un contributo che l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha definito essenziale per garantire la continuità degli aiuti alle persone più vulnerabili.

Dietro questi interventi umanitari, tuttavia, emerge anche un messaggio politico preciso: l’Unione Europea vuole mantenere una distinzione netta tra il sostegno alla popolazione afghana e il riconoscimento dei talebani. Secondo Bruxelles, il dialogo con il gruppo al potere serve esclusivamente a proteggere gli interessi fondamentali della popolazione e a garantire servizi essenziali, ma non rappresenta in alcun modo un atto di legittimazione politica.

Kaja Kallas, responsabile della politica estera dell’Unione Europea, ha dichiarato che l’UE rimane uno dei principali sostenitori dell’Afghanistan e l’unica presenza diplomatica occidentale ancora attiva nel Paese. Allo stesso tempo, ha sottolineato che qualsiasi passo verso un eventuale riconoscimento dei talebani dipenderà dal rispetto di precise condizioni internazionali.

Tra queste condizioni figurano il rispetto dei diritti delle donne e delle ragazze, la creazione di un governo inclusivo, il rispetto degli impegni internazionali dell’Afghanistan e la garanzia che il territorio afghano non venga utilizzato da gruppi terroristici.

Negli ultimi cinque anni, l’Unione Europea ha destinato oltre due miliardi di euro all’Afghanistan. Questi fondi sono stati utilizzati per interventi umanitari, assistenza sanitaria, istruzione, sostegno ai mezzi di sussistenza e copertura dei bisogni fondamentali della popolazione.

Nonostante gli aiuti, l’Europa avverte che la crisi afghana è ancora lontana dalla soluzione. Dopo il crollo dell’economia nazionale, circa metà della popolazione continua ad avere bisogno di assistenza umanitaria, mentre le restrizioni sui diritti umani, in particolare quelli delle donne e delle ragazze, rimangono una delle principali preoccupazioni della comunità internazionale.

L’Unione Europea ha inoltre evidenziato i rischi regionali legati all’instabilità dell’Afghanistan, tra cui terrorismo, traffico di droga, cambiamenti climatici e flussi migratori incontrollati.

La posizione europea resta quindi sospesa tra solidarietà e diplomazia: Bruxelles continua ad aiutare il popolo afghano, ma mantiene una linea politica ferma nei confronti dei talebani. Gli aiuti proseguiranno, ma un eventuale riconoscimento internazionale dipenderà da cambiamenti concreti nelle politiche e nel comportamento dell’attuale governo afghano.

Il messaggio dell’Unione Europea è dunque duplice: sostenere l’Afghanistan sì, riconoscere i talebani no, almeno finché non verranno rispettati i criteri stabiliti dalla comunità internazionale.

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Attualità

Terna – a luglio consumi elettrici sostenuti dalle temperature elevate: +8,3% rispetto al 2025

A luglio la domanda di energia elettrica in Italia ha raggiunto il dato

mensile più alto di sempre: 32,5 TWh, in crescita dell’8,3% rispetto allo stesso mese del

2025. Il risultato è stato sostenuto da temperature eccezionalmente elevate, che hanno

contribuito anche al raggiungimento del picco annuale della domanda, pari a circa 58 GW il

15 luglio (+4,5% rispetto al picco del 2025). È quanto emerge dai dati di Terna, la società

guidata da Pasqualino Monti, che gestisce la rete di trasmissione nazionale.

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Infografiche Luglio 2026_ITA

Terna - a luglio consumi elettrici sostenuti dalle temperature elevate: +8,3% rispetto al 2025

A LUGLIO CONSUMI ELETTRICI SOSTENUTI DALLE TEMPERATURE ELEVATE: +8,3% RISPETTO AL 2025

Record assoluto della domanda di energia elettrica per il mese di luglio: superati i 32 TWh

Terna - a luglio consumi elettrici sostenuti dalle temperature elevate: +8,3% rispetto al 2025

Roma, 13 agosto 2026 – A luglio la domanda di energia elettrica in Italia ha raggiunto il dato

mensile più alto di sempre: 32,5 TWh, in crescita dell’8,3% rispetto allo stesso mese del

2025. Il risultato è stato sostenuto da temperature eccezionalmente elevate, che hanno

contribuito anche al raggiungimento del picco annuale della domanda, pari a circa 58 GW il

15 luglio (+4,5% rispetto al picco del 2025). È quanto emerge dai dati di Terna, la società

guidata da Pasqualino Monti, che gestisce la rete di trasmissione nazionale.

Si conferma l’andamento positivo dei consumi industriali. Secondo le elaborazioni di Terna sull’indice IMCEI, che prende in esame i consumi industriali di circa 1.000 imprese “energivore”, a luglio il dato è in aumento del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel periodo gennaio-luglio 2026 l’indice evidenzia una crescita del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Prosegue, inoltre, la crescita della produzione fotovoltaica (6,7 TWh, +20,6% rispetto a luglio

2025), principalmente guidata dall’aumento della capacità installata: +3.791 MW da gennaio

a luglio 2026, +6.874 MW rispetto a luglio 2025.

Complessivamente, le fonti rinnovabili hanno coperto il 41,5% del fabbisogno.

Da gennaio a luglio fabbisogno in aumento del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025

La variazione positiva di luglio recupera pienamente il calo osservato nello stesso mese dello scorso anno (-3,1%) ed è stata raggiunta con lo stesso numero di giorni lavorativi (23) e con una temperatura media mensile superiore di 1,2°C rispetto a quella di luglio 2025 e di quasi 2°C rispetto alla media mensile decennale. In particolare, negli ultimi cinque giorni del mese, le temperature hanno superato la media stagionale fino a circa 6°C, contribuendo alla crescita del fabbisogno.

Corretto dagli effetti di temperatura e calendario, il dato segna un aumento del 5,1%.

In termini congiunturali, la richiesta elettrica destagionalizzata e corretta per gli effetti di calendario e temperatura registra un incremento dell’1,6%. Il dato conferma il terzo mese consecutivo di crescita e riporta il trend, per la prima volta, sui livelli precedenti la crisi energetica del 2022.

A livello territoriale, la variazione tendenziale è positiva in tutto il Paese: +8,3% al Nord, al Sud e nelle isole e +7,9% al Centro.

Consumi dei servizi in crescita a maggio

L’indice IMSER (Indice Mensile dei Servizi), che Terna pubblica sulla base dei dati dei consumi elettrici mensili forniti da alcuni gestori di rete di distribuzione (E-Distribuzione, UNARETI, A-Reti, Edyna, DUERETI e Deval), e presentato in differita di due mesi rispetto ai dati dell’IMCEI, ha mostrato a maggio 2026 un incremento dell’1,2%.

I primi cinque mesi dell’anno risultano in aumento dell’1,1%.

A luglio 745 MW di nuova capacità rinnovabile installata

Produzione fotovoltaica e consumi industriali

A luglio, la produzione nazionale ha coperto l’84,4% della domanda elettrica, mentre il restante 15,6% è stato soddisfatto dal saldo dell’energia scambiata con l’estero.

La produzione nazionale netta si è attestata a 27,7 TWh (+7,9%). Anche il saldo estero è cresciuto (+10,2%), per effetto dell’aumento dell’importazione (+4,4%) e della riduzione dell’esportazione (-49,3%). In crescita la fonte termica (+14,1%) per effetto della stabilità delle fonti rinnovabili (+0,8%) e a copertura della rilevante crescita del fabbisogno.

Nel complesso, la produzione da fonti rinnovabili ha coperto il 41,5% della domanda elettrica

nazionale (contro il 44,5% dello scorso anno). In flessione la fonte eolica (-20,3%), idrica (-

14,9%), geotermica (-3,6%), le biomasse (-2%) e in aumento la produzione fotovoltaica (+20,6%).

In relazione alla produzione fotovoltaica, rispetto a luglio 2025 si evidenzia un incremento di

1.144 GWh attribuibile soprattutto alla maggior capacità installata (+946 GWh e in parte

minore all’effetto producibilità (+198 GWh).

Secondo le rilevazioni di Terna, a luglio la capacità installata rinnovabile è aumentata di 745 MW, con un contributo degli impianti connessi in alta tensione pari a 405 MW, tra solare ed eolico. Al 31 luglio si registrano 87,70 GW di potenza installata, di cui, in particolare, 47,30 GW di solare e 14,0 GW di eolico.

Relativamente agli accumuli, in Italia si registrano 948.154 impianti che corrispondono a

19,43 GWh di capacità e 8,0 GW di potenza nominale.

I dati sempre consultabili online

L’analisi dettagliata della domanda elettrica mensile provvisoria del 2025 e del 2026 è disponibile nella pubblicazione “Rapporto Mensile sul Sistema Elettrico”, consultabile alla voce “Sistema elettrico >> Dispacciamento >> Dati esercizio” del sito www.terna.it

I dati in tempo reale sull’esercizio del sistema elettrico nazionale sono inoltre consultabili sull’app di Terna disponibile sui principali store:

https://play.google.com/store/apps/details?id=it.terna.energia&hl=it

https://apps.apple.com/it/app/terna/id1458535498

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