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Attualità

Fuga dal lavoro tossico: la rivoluzione silenziosa di chi sceglie la vita al posto dello sfruttamento

Il crollo del mito dello stacanovista: giovani e professionisti si dimettono in massa fuggendo dai posti di lavoro tossici. La salute mentale, il tempo libero e la dignità valgono molto più di uno stipendio da fame. È una rivoluzione silenziosa contro lo sfruttamento! 📉💼 🏃‍♂️

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Lavoro tossico

Italia – C’è una frase fatta, ripetuta ormai come un noioso, logoro e ipocrita ritornello nei salotti televisivi e nei lussuosi convegni degli imprenditori, che sta letteralmente avvelenando il dibattito sociale del nostro Paese: “I giovani di oggi non hanno più nessuna voglia di lavorare”. Eppure, dietro questa comoda, arrogante e superficiale accusa, si nasconde in realtà una ferita sociale ben più complessa e profonda. Quella a cui stiamo assistendo in questi mesi, nel silenzio quasi totale e colpevole della politica tradizionale, non è affatto una misteriosa epidemia di pigrizia generazionale, ma una vera e propria “rivoluzione silenziosa” dal basso. Le dimissioni volontarie sono in costante, inarrestabile aumento e decine di migliaia di ragazzi, ragazze, ma anche professionisti più adulti con famiglia a carico, stanno compiendo una scelta radicale, dolorosa e coraggiosa: fuggire a gambe levate dai posti di lavoro tossici, decidendo finalmente di mettere al primissimo posto la propria inestimabile salute mentale, la dignità personale e la qualità della vita, piuttosto che soccombere a un sistema anacronistico di sfruttamento legalizzato.

Il crollo definitivo del mito stacanovista: si lavora per vivere, non si vive per lavorare

Fino a un paio di frenetici decenni fa, il modello vincente e indiscusso imposto dalla nostra società capitalistica era senza dubbio quello dello “stacanovista” assoluto. Il dipendente modello, da lodare ed elevare ad esempio, era colui che entrava in ufficio all’alba per uscirne a notte fonda; colui che non si lamentava mai dei soprusi, che saltava i pasti alla scrivania e che sacrificava volentieri e con rassegnazione la propria famiglia, i propri affetti e le proprie passioni sull’altare della folle scalata alla carriera e della cieca fedeltà aziendale. Le nuove generazioni, osservando i danni prodotti, hanno finalmente e bruscamente interrotto e spezzato questo circolo vizioso e autodistruttivo. I Millennials e la tanto criticata Generazione Z hanno compreso a proprie spese una grandissima e inviolabile verità esistenziale: si lavora unicamente per vivere, non si vive per lavorare. Hanno visto con i propri occhi i loro padri e le loro madri logorarsi fino allo sfinimento fisico e nervoso per aziende che, al primissimo momento di difficoltà economica o di calo del fatturato, non hanno esitato un solo secondo a licenziarli in tronco o a parcheggiarli in cassa integrazione. Questa amara e cruda lezione storica ha generato un risveglio collettivo inarrestabile: il prezioso tempo libero, l’amore, lo svago e gli affetti familiari non sono e non saranno mai più merce di scambio negoziabile per un finto, illusorio avanzamento di qualifica.

Stipendi da fame e orari infiniti senza regole: la vera, drammatica radice delle dimissioni di massa

Quando i grandi imprenditori del settore della ristorazione, gli albergatori del turismo o i manager dei servizi denunciano disperati ai microfoni dei giornalisti di non riuscire più a trovare personale disposto a lavorare, omettono quasi sempre, in malafede, la parte più importante e decisiva della narrazione: a quali condizioni contrattuali stanno offrendo esattamente quel lavoro? La nuda e cruda realtà italiana odierna è fatta vergognosamente di stage non retribuiti, mascherati astutamente da false opportunità formative per coprire mansioni ordinarie; di contratti a chiamata o a finti part-time che non garantiscono nemmeno la minima sopravvivenza economica per fare la spesa al supermercato; di straordinari pretesi ogni giorno dal capo come atto dovuto e rigorosamente non pagati a fine mese, e di buste paga tristemente bloccate e ferme ai livelli degli anni Novanta, mentre il reale costo della vita, del carburante e degli affitti nelle città è schizzato vertiginosamente alle stelle. Rifiutare sistematicamente turni massacranti di dieci o dodici ore al giorno, feste incluse, per la miseria di mille euro al mese, non significa affatto essere dei fannulloni o dei viziati, come qualche politico fuori dalla realtà li definì incautamente in passato: significa, al contrario, avere un istinto di conservazione e di sopravvivenza intatto e rifiutare coraggiosamente una forma moderna, subdola e inaccettabile di schiavitù contrattuale.

Il peso devastante e invisibile del “burnout” e l’epidemia di ansia nelle aziende moderne

L’altro enorme, ingombrante elefante nella stanza di cui il cinico mondo del business italiano fa finta di non accorgersi è il crollo della salute mentale. Ambienti di lavoro altamente inquinati e tossici, manager e capi reparto drammaticamente incompetenti che credono di poter motivare e spronare il proprio personale esclusivamente attraverso la leva del terrore psicologico, le continue umiliazioni pubbliche e la sadica pressione costante per raggiungere obiettivi di vendita irraggiungibili, stanno letteralmente distruggendo l’equilibrio e il sistema nervoso di centinaia di migliaia di lavoratori innocenti. La pericolosa sindrome da “burnout”, ovvero l’esaurimento emotivo, fisico e cognitivo totale causato dall’eccessivo stress lavorativo, è purtroppo diventata in Italia un’emergenza clinica e psicologica di proporzioni allarmanti. Rassegnare le proprie dimissioni da un’azienda tossica, persino compiendo un salto nel buio senza avere già un altro impiego pronto, sicuro e blindato, diventa così per molti un disperato atto di puro amor proprio: l’unico vero, grande salvavita in grado di evitare di sprofondare in modo irreversibile nel baratro scuro e profondo dell’ansia clinica cronica e degli invalidanti attacchi di panico quotidiani.

La retorica colpevolizzante e velenosa: il falso mito del “non sanno fare sacrifici”

Invece di farsi un doveroso, umile e profondo esame di coscienza e interrogarsi seriamente sui reali motivi di questa preoccupante fuga di massa e di cervelli, una parte consistente e arrogante della nostra classe dirigenziale preferisce nascondersi e trincerarsi dietro la più banale, vecchia e inutile delle retoriche colpevolizzanti. Il trito e ritrito ritornello “questi ragazzi viziati non sanno più fare sacrifici come noi ai nostri tempi” è solo uno scudo vigliacco e comodissimo per non ammettere pubblicamente il proprio catastrofico fallimento umano e organizzativo. I giovani professionisti di oggi sono prontissimi e incredibilmente disposti a fare sacrifici personali enormi, a rimettersi a studiare, a emigrare all’estero, a reinventarsi da zero e a impegnarsi duramente nelle aziende, ma pretendono — giustamente e a gran voce — che questo loro pesante sacrificio venga finalmente riconosciuto, civilmente rispettato e, soprattutto, retribuito in modo dignitoso ed equo. Non c’è alcuna gloria, alcun eroismo né alcun merito morale nell’accettare passivamente di farsi calpestare la dignità lavorativa: c’è solo un colpevole, doloroso e inaccettabile arretramento dei diritti sociali che ha trasformato l’attuale mercato del lavoro in una giungla spietata in cui sopravvive solo il più forte e il più furbo.

Verso la firma di un nuovo, necessario patto sociale: il tempo umano deve tornare al centro dell’economia

Questa grande rivoluzione silenziosa e pacifica dei lavoratori non si fermerà magicamente con qualche appello televisivo, ed è in realtà un fortissimo segnale di profonda e insperata salute democratica del Paese. Se le aziende italiane, piccole, medie o multinazionali che siano, vogliono davvero tornare ad attrarre in modo serio e a trattenere a lungo i veri talenti, devono cambiare drasticamente, velocemente e con grande coraggio il loro logoro paradigma gestionale. Devono tornare a offrire contratti trasparenti, stipendi base che permettano di fare la spesa senza l’angoscia della carta di credito, vera flessibilità di orari (come il prezioso smart working), ma soprattutto devono garantire con certezza ambienti lavorativi sani, basati sul rispetto umano assoluto e sull’empatia, e mai più sul meschino ricatto economico e sulla paura reverenziale del capo. Bisogna urgentemente firmare un nuovo patto sociale e culturale in Italia: il tempo umano, ovvero l’unico bene veramente non rinnovabile e inestimabile che possediamo su questa Terra, deve tornare a essere il centro gravitazionale e sacro della nostra economia, e non un semplice, anonimo accessorio da spremere fino all’ultima goccia per gonfiare a dismisura i dividendi degli azionisti.

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Attualità

Dacia Maraini a L’Elefante: “La religione unita al potere è un disastro per le donne”

Nel corso della trasmissione di Rai 3 “L’Elefante”, condotta da Peter Gomez, la scrittrice Dacia Maraini ha regalato una potentissima e lucida lezione di storia e umanità al pubblico. Sotto i riflettori è finita la drammatica e tragica condizione femminile legata e oppressa dal velo e dai regimi estremisti: “Nel Corano non c’è scritto, ma quando la religione si allea con il potere statale è un disastro totale per le donne”. Poi, il ricordo intimo e struggente dei viaggi in Africa e della purezza poetica dell’amico Pier Paolo Pasolini e l’amara, sferzante critica alla miseria dei politici di oggi, abituati miseramente ad accusare l’avversario etichettandolo come “radical chic”. Leggi i passaggi salienti dell’intervista 👇

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Maraini Gomez

Roma – La potenza dirompente, lucida e inarrestabile della grande e profonda parola d’autore e del pensiero critico irrompe improvvisamente e magistralmente in prima serata televisiva, squarciando con eleganza e fermezza il velo stantio, opaco e spesso eccessivamente superficiale, urlato e banale del consueto chiacchiericcio e dibattito nei talk show italiani. In una vibrante, intensa e densissima puntata andata in onda nella serata odierna, i telespettatori del servizio pubblico hanno potuto fortunatamente assistere a una vera e propria e preziosissima lectio magistralis di civiltà, storia, emancipazione e letteratura, regalata con la consueta umiltà e fiera determinazione da una delle più grandi e stimate menti viventi della cultura del nostro Paese. Stiamo ovviamente parlando della celeberrima scrittrice, poetessa, saggista e drammaturga Dacia Maraini. Accolta con grande deferenza e ospitata d’onore nel prestigioso e sobrio salotto de “L’Elefante” (l’approfondito programma di informazione inchiesta e interviste faccia a faccia condotto magistralmente, puntualmente e sapientemente dal giornalista Peter Gomez, regolarmente in onda e in diretta streaming sulle frequenze nazionali di Rai 3 e sulla piattaforma on demand RaiPlay), l’intellettuale e romanziera non si è affatto trincerata dietro comodi, rassicuranti e diplomatici giri di parole. Sollecitata e stuzzicata dalle abili e attente domande del padrone di casa, la Maraini ha invece deciso coraggiosamente di affrontare a viso aperto, con un incredibile, lucido e invidiabile vigore dialettico, alcune delle tematiche sociali, politiche e umane più scottanti, attuali, spinose e dolorose della nostra incerta e violenta contemporaneità geopolitica.

Il Corano e l’oppressione: la dura e inequivocabile analisi sul velo integrale

Il primissimo, doloroso e ineludibile macigno dialettico affrontato coraggiosamente nel corso della densa e lunga intervista televisiva ha riguardato immancabilmente il delicatissimo, tragico e sanguinoso tema dei diritti civili fondamentali e universali brutalmente negati, calpestati e annientati nei violenti regimi teocratici mondiali.
La scrittrice, da sempre instancabile, agguerrita, fiera e storica paladina militante in prima linea per la difficile e tortuosa emancipazione femminile e per l’indipendenza delle donne in tutto il mondo, ha puntato un rigidissimo e severissimo dito accusatore direttamente e senza mezzi termini contro le drammatiche storture interpretative estreme della religione islamica. Sgombrando il campo da facili e letali equivoci teologici e culturali, la Maraini ha voluto precisare un dettaglio testuale e storico di vitale e dirimente importanza per il dibattito: «Voglio ricordare a tutti e sottolineare con forza che nel testo sacro del Corano non c’è scritto letteralmente ed esplicitamente da nessuna parte, in nessun versetto, che le donne debbano per forza ed obbligatoriamente mortificarsi e nascondere il proprio corpo e il proprio volto dovendo indossare integralmente e forzatamente il velo islamico». La sua successiva, tagliente e spietata disamina sociologica e politica si è poi concentrata chirurgicamente e spietatamente sul mostruoso, oscuro e deleterio rapporto incestuoso e letale che storicamente intercorre da secoli tra la fede e i palazzi governativi. «Il vero e spaventoso problema sociologico di fondo si innesca inesorabilmente e fatalmente quando la religione, qualsiasi essa sia, decide opportunisticamente di fondersi, di allearsi militarmente e di sposarsi indissolubilmente con la spietata gestione terrena del potere politico assoluto e statale: in quel preciso, maledetto istante storico, la fede smette di essere spiritualità e diventa repentinamente e matematicamente un disastro incalcolabile, un totalitarismo feroce e inumano, e lo diventa purtroppo e tragicamente soprattutto, prima di tutto e in maniera spaventosa, a danno del corpo e delle vite delle donne, costrette alla sottomissione».

Il ruolo vitale dell’intellettuale oggi: la ferrea difesa della libertà di pensiero

Archiviata la drammatica e attualissima pagina sui diritti umani internazionali calpestati e sulle teocrazie, Peter Gomez ha sapientemente condotto, indirizzato e virato il denso confronto televisivo sulle dinamiche puramente intellettuali, domandando apertamente all’ospite quale debba e possa essere l’effettivo, utile e reale peso o ruolo sociale di uno scrittore e di un artista nella distratta, disillusa e iper-tecnologica società odierna.
Rivendicando con grandissimo orgoglio, fierezza identitaria e veemenza il proprio vitale spazio d’azione pubblica e civile, la scrittrice ottantottenne ha letteralmente e magistralmente impartito alla platea e ai giovani una vibrante ed emozionante lezione frontale e storica di puro e sano impegno civile, attingendo a piene mani dal glorioso passato letterario e musicale della penisola. «Chi possiede il dono dell’arte, gli intellettuali veri, i pensatori liberi, sono intimamente, fisiologicamente e naturalmente sempre portati dal loro stesso animo tormentato a doversi schierare pubblicamente, a dover inevitabilmente prendere posizione di fronte alle enormi e stridenti ingiustizie del mondo che li circonda», ha argomentato sapientemente la Maraini, zittendo i critici dell’impegno politico nell’arte. «Oggi noi tendiamo superficialmente e scolasticamente a pensare, sbagliando di grosso, che magari geni malinconici come Giacomo Leopardi non lo facessero o si astenessero dalle vicende patrie, ma in realtà, studiando a fondo, scopriamo che tutti, assolutamente tutti i nostri più grandissimi, immensi e insuperabili scrittori e artisti patri, e pensiamo limpidamente ad esempi giganti come il compositore Giuseppe Verdi e il romanziere Giovanni Verga, si sono intimamente e politicamente e socialmente impegnati fino allo spasimo e si impegnano tuttora e costantemente a fondo con le loro immense opere. Attenzione, impegnarsi non significa affatto banalmente e miseramente dover andare in una sede per prendere obbligatoriamente in mano la tessera di un partito politico, ma significa essenzialmente possedere il coraggio indomito di parlare, descrivere e denunciare a gran voce la cruda e reale verità sociale, economica e umana del proprio tempo storico. Gli artisti, per loro stessa, pura e insita e divina definizione costituzionale e spirituale, lottano strenuamente ogni giorno e fino alla morte unicamente per la difesa assoluta e totale della suprema libertà di pensiero».

Il ricordo intimo e struggente di Pasolini: la ricerca della purezza e del candore

L’atmosfera nello studio Rai, improvvisamente, si è poi fatta immensamente e incredibilmente rarefatta, intima, poetica, dolce e densa di palpabile e struggente e autentica e vera e sentita malinconia quando l’intervista è inevitabilmente, fatalmente e dolcemente scivolata e approdata sul delicato e personalissimo ricordo umano e viscerale di uno dei più grandi, controversi, complessi e geniali intellettuali mai nati nel Novecento italiano: il compianto, amato e inseparabile amico fraterno e genio Pier Paolo Pasolini.
Dacia Maraini, compagna di innumerevoli, leggendari, formativi e storici viaggi esplorativi intercontinentali, confidenze sussurrate e avventure culturali condivise in gioventù proprio e fianco a fianco con l’iconico regista, autore e poeta friulano trucidato all’Idroscalo, ha tracciato al microfono di Rai 3 un ritratto inedito, affettuoso, profondo, lucidissimo e privato e intimo della sua perenne e irrequieta tensione esistenziale giovanile verso l’assoluto. «Conoscendolo a fondo, posso serenamente e fermamente affermare che Pier Paolo Pasolini è stato, nel suo intimo e profondo animo, un uomo profondamente e dichiaratamente piuttosto e testardamente anarchico. Ce l’aveva a morte, ideologicamente e visceralmente e ontologicamente, in maniera viscerale con il concetto stesso del potere, qualsiasi forma e colore politico e istituzionale di potere costituito o coercitivo fosse», ha rievocato e spiegato la scrittrice con un palese ed emozionante e percepibile velo di genuina ed autentica nostalgia umana negli occhi lucidi. «Egli voleva disperatamente essere libero, e per esserlo sentiva di avere in testa una sua precisa, radicata e ossessiva idea idilliaca di ‘purezza’ primordiale, una purezza contadina e rurale originaria che lui, instancabilmente e disperatamente, aveva faticosamente cercato prima nelle isolate e povere campagne friulane e tra i contadini di Casarsa, e poi successivamente frugando disperatamente nel cinico e povero e crudo e violento sottoproletariato urbano romano delle borgate disperate. È esattamente da lì, da questa costante e frustrata e affannosa fuga dal modernismo e ricerca del genuino, che nasce prepotentemente anche la sua nota, celebre e profonda e fortissima passione per il continente nero, per l’Africa antica. Pensava genuinamente e utopicamente di poter trovare rifugio, di poter trovare finalmente laggiù, in Africa, una sorta di oasi di purezza originaria e un candore ancestrale incontaminato, l’illusione totale e poetica di un mondo arcaico molto più vicino e legato visceralmente alla natura selvaggia. Ovviamente, e razionalmente noi tutti oggi lo sappiamo benissimo e tristemente, questa purezza edenica e incorrotta assoluta purtroppo sulla terra non esiste, è e rimane nient’altro che un meraviglioso, enorme e romantico sogno irraggiungibile. Ma, in cuor mio, penso seriamente, fermamente e poeticamente che tutte le rare e meravigliose e fragili persone come lui, che scelgono ostinatamente e fino alla fine di inseguire strenuamente un sogno impossibile, abbiano nel loro profondo ed animo qualcosa di immensamente, divinamente e inarrivabilmente poetico e struggente».

La miseria della politica moderna e l’etichetta vuota dei “radical chic”

L’ultimo, sferzante e rapido ma ficcante e durissimo capitolo affrontato nell’interessante, densa e bellissima lunga chiacchierata e intervista serale ha voluto orgogliosamente ed impietosamente riguardare da vicino l’attuale, grigio, aspro e bassissimo livello in cui è purtroppo ed inesorabilmente sprofondato l’intero clima del confronto dialettico e scontro politico partitico contemporaneo italiano.
Invitata a commentare l’uso ormai quotidiano, sguaiato, ossessivo, sistematico e inflazionato della celebre, offensiva ed abusatissima etichetta denigratoria definita comunemente e giornalisticamente di “radical chic” (costantemente appiccicata e sputata banalmente e qualunquisticamente addosso e contro ogni intellettuale di sinistra che provi a parlare di diritti e a ragionare), la Maraini ha espresso senza mezzi termini tutta la sua più dura e profonda amarezza mista a sdegnata e severa condanna intellettuale e morale per il livello infimo e puerile raggiunto dalla classe dirigente. «Continuare banalmente, pedissequamente e pappagallescamente a prendersela sempre, ostinatamente e furiosamente nei talk show e nei comizi elettorali di piazza con questi fantomatici intellettuali ‘radical chic’ è diventato ormai, palesemente e stancamente e unicamente, solamente un bieco, misero e bassissimo modo populista per cercare disperatamente e volgarmente di abbattere, smontare e denigrare dialetticamente l’avversario o il nemico politico o ideologico di turno senza avere argomenti validi», ha incalzato aspramente e severamente, chiudendo il lungo e bel monologo di Rai 3 l’autorevole scrittrice. «Si tratta intellettualmente di una cosa assolutamente e indicibilmente e profondamente meschina, triste e vuota. Purtroppo, viviamo storicamente, socialmente e tristemente in un preciso momento e contesto sociale grigio in cui, a causa della cronica e totale e abissale mancanza e assenza e vuoto spinto di grandi e validi ideali strutturati, formativi e portanti tra i partiti, ci si illude stoltamente e stupidamente e si pensa erroneamente e banalmente di poter vincere sempre e facilmente le difficilissime sfide e i dibattiti dialettici e televisivi unicamente denigrando e sminuendo puerilmente e volgarmente l’avversario, invece di rispondere punto su punto esponendo i propri contenuti o affrontando civilmente le idee a monte».

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Politica

La svolta verde dei trasporti che rottama i vecchi pullman inquinanti: Andrea Dara svela il maxi-piano Pnrr da 370 milioni per la Lombardia

I fondi del Pnrr rottamano le vecchie flotte inquinanti e il domani dei trasporti lombardi viaggia a emissioni zero su vetture d’avanguardia! Il deputato della Lega Andrea Dara ha ufficializzato oggi, sabato 26 settembre 2026, lo sblocco di un colossale finanziamento dello Stato da 371,5 milioni di euro per l’arrivo in Lombardia di ben 591 autobus di ultimissima generazione. Un viaggio specchio iper-emotivo e gratuito nella logistica del MIT guidato da Matteo Salvini, che mette a terra un piano strategico per 11 città (tra cui Milano, Cremona, Bergamo e Pavia) per rivoluzionare il benessere quotidiano di studenti under 30 e lavoratori pendolari. Un comfort funzionale perfetto integrato in un maxi-bando nazionale da 2 miliardi di euro per sconfiggere l’isolamento da smartphone: scoprite la mappa dei bus nel nostro articolo! 👇

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On. Andrea Dara

Milano – Un’imponente ondata di ammodernamento tecnologico, transizione ecologica e rigore ingegneristico si appresta a rivoluzionare i flussi della mobilità urbana della regione, trasformando le strade e le corsie preferenziali in un’autentica officina di sostenibilità, risorsa terapeutica e sicurezza civile per tutta la cittadinanza. Il trasporto pubblico locale, quando sa spogliarsi dei vecchi e polverosi cliché dei mezzi obsoleti e inquinanti di plastica, si riscopre l’unico vero specchio trasparente capace di rispondere con onestà alle richieste dei rioni, offrendo alle famiglie e ai lavoratori un’oasi di comfort funzionale perfetto e di mobilità pulita, lontana dall’asfissia del traffico metropolitano. Oggi, sabato 26 settembre 2026, i monitor della contabilità statale hanno registrato lo sblocco di un imponente capitolo di spesa macroeconomica: grazie ai fondi europei del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) sono in arrivo sul territorio lombardo ben 591 autobus di ultimissima generazione per un investimento record da 371,5 milioni di euro.

I dati della rivoluzione meccatronica sulle strade lombarde sono stati ufficializzati con spavaldo orgoglio e ferma determinazione politica dal deputato mantovano della Lega, Andrea Dara. La cabina di regia del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), guidata dal vicepremier Matteo Salvini, ha pianificato un ruolino di marcia millimetrico che distribuirà le risorse e i contratti di acquisto in totale trasparenza tra le undici province strategiche dello Stato rionale: il piano di rinnovo del parco mezzi bacerà infatti capillarmente i quartieri di Milano, Cremona, Bergamo, Monza, Pavia, Como, Lodi, Brescia, Varese, Mantova e Lecco, azzerando le distanze burocratiche e scacciando il torpore delle vecchie carrozze termiche, taccuino alla mano e passioni calde.

Il rinnovo del parco mezzi contro il logorio quotidiano: la saggistica del pendolarismo sano

L’ordito del programma pluriennale del MIT si configura come uno scudo impenetrabile e un programma di prossimità interamente finalizzato a potenziare l’efficienza dei servizi per i passeggeri del trasporto di strada, un comfort logistico che impatta direttamente sulla vita quotidiana di chi sale su un pullman per recarsi in fabbrica, in ufficio o nei laboratori dei licei. Sostituire i vecchi automezzi con vetture a propulsione elettrica, a idrogeno o a metano biologico costituisce il requisito irrinunciabile per tutelare il benessere collettivo e la salubrità dell’aria all’interno delle smart land della pianura padana. Si combattono così in modo flessibile la povertà infrastrutturale rionale e il logorio delle nevrosi generate dall’asfissia dei trasporti insufficienti, riducendo l’isolamento dei rioni periferici delle province.

I dati della mobilità complessiva parlano chiaro e non lasciano spazio a dubbi: l’intervento lombardo si inserisce con merito all’interno di una monumentale operazione di squadra eccezionale e priva di filtri protettivi che abbraccia l’intera penisola. Il bando nazionale elargito dal dicastero di Porta Pia mette a terra un portfolio macroeconomico da ben 2,09 miliardi di euro complessivi, finalizzato allo sblocco immediato di 3.238 nuovi autobus destinati a rifornire le scuderie di 55 città italiane. Un programma strategico nato per valorizzare il merito delle aziende di trasporto locali e limitare l’esodo degli utenti verso l’uso selvaggio dei mezzi privati, sintonizzando le scadenze dello sviluppo urbano sui massimi Criteri europei di vivibilità, senza cedere a moralismi o paternalismi di facciata.

Il lavoro del MIT per le smart land: info e scadenze dei futuri contratti stradali

La segreteria dell’ufficio stampa della Lega a Montecitorio comunica che i verbali di assegnazione dei finanziamenti comunitari sono stati sigillati per consentire alle municipalizzate regionali l’immediata attivazione dei bandi di gara d’avanguardia per le forniture. L’opera del dicastero dei Trasporti dimostra con i fatti come le risorse economiche del Pnrr possano essere convertite in interventi concreti, privi di lacci burocratici, capaci di creare nuovi posti di lavoro stabili tra i conducenti e i tecnici delle officine della penisola e di restituire risposte flessibili alle richieste delle province che ogni giorno si muovono e producono.

I motori dell’amministrazione sono caldi e i canali della stampa sintonizzati sulle future scadenze dei cantieri delle autostazioni. Questo fine settimana spegnete gli smartphone, lasciate a casa il grigiore del materialismo quotidiano e prestate attenzione ai nuovi autobus che iniziano a circolare nei rioni della vostra città: scoprirete che finché lo Stato saprà investire sul benessere dei propri cittadini e sulla salubrità delle proprie strade, il domani della Lombardia sarà per sempre un posto libero, protetto, fiero e profondamente umano. Il viaggio verso la nuova mobilità sostenibile è cominciato dal Nord, ed è un cammino di futuro che aspetta solo di essere vissuto.

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Politica

Fronte fascista e chat shock, Sforzini lancia l’allarme: “Stiamo scherzando col fuoco”

La scoperta di una chat degli orrori piena di apologia nazista, inneggiamenti a Hitler, antisemitismo ed esaltazione delle stragi, frequentata assiduamente da 14 giovanissimi minorenni italiani indagati per eversione neonazista, squarcia drammaticamente la politica nazionale. A lanciare l’allarme rosso e una vera e propria chiamata al fronte costituzionale ci ha pensato Luca Sforzini, intellettuale e presidente di Rinascimento Nazionale: “Quando questi raccapriccianti simboli, questo antisemitismo cieco e le nostalgie dei totalitarismi vengono sdoganati e colpevolmente minimizzati dalla società civile definendoli semplice folklore o provocazione politica, si abbassano letali barriere immunitarie. Stiamo letteralmente scherzando col fuoco. Quando il veleno neonazista infetta e arriva alle giovani menti dei nostri ragazzi, significa che gli adulti hanno atteso troppo”. Nel suo accorato appello pubblico dal Piemonte, Sforzini lancia una pesantissima e chiara e inequivocabile sfida all’anima della destra di governo: “Una destra davvero e fieramente costituzionale deve tracciare un muro senza il minimo spazio o calcolo di ambiguità, bisogna fare un asse comune escludendo categoricamente dalla vita civile chi mantiene doppiezze su questi temi minacciando così la tenuta democratica della Nazione intera”. Leggi l’urlo e la presa di posizione durissima contro il razzismo👇

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Sforzini

Castellar Ponzano (Alessandria) – Mentre i salotti televisivi, le alte sfere dirigenziali e i corridoi del potere della politica romana continuano incessantemente e fastidiosamente a litigare, scontrarsi e speculare in maniera astratta e filosofica su riforme e definizioni legislative, la drammatica, cupa e violenta realtà della cronaca nera irrompe brutalmente e prepotentemente nel dibattito pubblico, squarciando un velo di omertà e di sottovalutazione sociale spaventoso. Nelle scorse e frenetiche ore, le agenzie di stampa nazionali hanno infatti battuto una notizia a dir poco agghiacciante: una vasta operazione di polizia ha portato alla perquisizione domiciliare di ben quattordici minorenni italiani, tutti gravemente e formalmente indagati e pesantemente coinvolti all’interno di una complessa e delicatissima inchiesta giudiziaria incentrata sull’attività sovversiva di inquietanti ambienti eversivi di chiara e inequivocabile matrice neonazista e suprematista. Di fronte all’emersione di questo torbido, putrido e pericoloso calderone di odio giovanile in rete, la reazione del mondo della cultura e della politica non si è fatta fortunatamente e doverosamente attendere. A sollevare immediatamente un argomentato, pesantissimo e durissimo scudo morale, istituzionale e civile è stato Luca Sforzini, intellettuale e presidente in carica del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Dal suo quartier generale piemontese, il noto pensatore ha diffuso in data odierna una nota stampa dai toni apocalittici ma lucidissimi, lanciando un disperato e accorato appello a tutte le forze sane, moderate e democratiche della Nazione affinché non si volti più il viso dall’altra parte derubricando questi fenomeni eversivi a semplici bravate adolescenziali, ma si prenda finalmente e civilmente atto della mastodontica minaccia eversiva che sta infettando silenziosamente il Paese e le sue nuove generazioni.

Quattordici minorenni indagati: il letale veleno neonazista corre nelle chat

Lo scenario dipinto e tratteggiato in maniera minuziosa e inquietante dai fascicoli investigativi aperti dalla Procura dei minori e dagli uomini della Digos ha contorni letteralmente foschi, angoscianti e cinematografici, che stridono spaventosamente e irrimediabilmente con la giovanissima, innocente e immatura età anagrafica dei tantissimi ragazzi inquisiti e perquisiti all’alba nelle loro camerette.
«Quattordici ragazzini, quattordici giovanissimi minorenni italiani si ritrovano oggi tragicamente e penalmente coinvolti, indagati e travolti nelle recenti perquisizioni giudiziarie disposte dalla magistratura inquirente nell’ambito di un’indagine inquietante su pericolosi e violenti ambienti neonazisti e suprematisti», esordisce con estremo sdegno e palese e viscerale orrore Luca Sforzini, leggendo e commentando i primi e scarni resoconti trapelati dai freddi verbali degli investigatori. «Questi ragazzini comunicavano costantemente e fanaticamente attraverso delle chiuse, criptate e settarie chat digitali e gruppi social privati all’interno delle quali circolavano, in maniera ossessiva e quotidiana, messaggi traboccanti del più bieco e puro antisemitismo, raccapriccianti, orrendi e inaccettabili tesi a favore del negazionismo e del revisionismo storico della Shoah, e finanche un fanatico, ritualistico e cieco culto personale rivolto all’ingombrante figura del dittatore Adolf Hitler e delle feroci milizie sanguinarie delle SS. Ad aggravare il tutto, non mancava la costante e psicotica esaltazione feticistica della violenza stragista e persino preoccupanti e cupi riferimenti organizzativi all’agghiacciante e reale possibilità di compiere degli attentati fisici e armati mirati. Certo, legalmente sono solo dei ragazzi poco più che bambini, ma noi adulti e legislatori non possiamo, e soprattutto non dobbiamo, assolutamente ignorare o provare a minimizzare vigliaccamente la reale portata e l’immensa gravità del pericolo democratico che stiamo correndo. Stiamo letteralmente e colpevolmente scherzando con il fuoco vivo».

“L’antisemitismo non è folklore”: l’attacco frontale alle nostalgie tollerate

L’allarme civile lanciato a reti unificate dal fondatore del Centro Studi piemontese non si limita però all’amara constatazione del degrado etico e morale di una singola o sfortunata generazione di adolescenti adescati in rete, ma individua chirurgicamente, storicamente e politicamente le precise e imperdonabili responsabilità morali degli adulti e, in particolare, di un certo mondo mediatico compiacente.
Il dito accusatore di Sforzini è puntato, duramente, implacabilmente e senza alcuno sconto, contro quella perniciosa, strisciante, trasversale e purtroppo popolarissima e tollerata malsana tendenza a banalizzare le derive razziste in nome di una presunta e finta “libertà di scherno”. «Quando dei simboli funesti, delle note e tragiche parole d’ordine sanguinarie e delle pericolosissime e inaccettabili nostalgie organizzate del regime nazifascista vengono costantemente, sistematicamente e colpevolmente derubricate e rimpicciolite dalla società civile a semplice e pittoresco ‘folklore’ da stadio, a banale provocazione mediatica da talk show, a stupida e infantile goliardia goliardica da bar o a un’innocua e giustificabile radicalità politica giovanile extraparlamentare, si contribuisce direttamente, fattivamente e irrimediabilmente ad abbassare progressivamente e inesorabilmente una fondamentale e invalicabile barriera culturale e immunitaria, che invece in questo Paese dovrebbe restare altissima e insormontabile per chiunque», tuona in maniera furente e accorata il presidente. «Dobbiamo capire, imprimendocelo a fuoco nella mente e nei libri di scuola, un concetto base: l’antisemitismo strisciante non è e non sarà mai una forma di folklore cittadino. Il nazismo assassino non è folklore, non è uno scherzo goliardico. Il razzismo ideologico non è affatto folklore da tollerare con un sorriso indulgente. E la violenza politica programmata e propagandata in rete non è, e non può mai essere, considerata o giustificata come folklore. Mai».

La sfida alla destra di governo: tracciare un netto confine coi totalitarismi

Consapevole del delicatissimo momento storico che sta attraversando l’intera impalcatura partitica e repubblicana in queste infuocate e tesissime settimane (tra piazze di estrema destra che urlano, richieste revisionistiche di abolire le leggi antifasciste e polemiche in Senato sui voti al ddl contro le discriminazioni religiose), Sforzini lancia anche un pesantissimo e mirato salvagente e monito ai palazzi del potere.
«In questo mio amaro e doloroso sfogo pubblico non si tratta assolutamente o banalmente di voler per forza criminalizzare, stigmatizzare o etichettare scorrettamente un’intera e legittima area politica conservatrice, né tantomeno si tratta di voler goffamente attribuire colpe morali o responsabilità oggettive a chi onestamente non ne ha affatto», chiarisce sapientemente e strategicamente l’intellettuale, rivolgendosi indirettamente ma esplicitamente proprio all’anima più matura del governo e della maggioranza partitica in Parlamento. «Si tratta esattamente e precisamente dell’esatto contrario istituzionale: noi tutti abbiamo oggi il preciso e urgente dovere civico di impedire e bloccare sul nascere il fatto che la legittima e democratica destra italiana venga confusa, mischiata, inquinata o tristemente associata a dei fenomeni eversivi che appartengono inevitabilmente alla spazzatura della storia del totalitarismo novecentesco, del razzismo e dell’antisemitismo criminale. Una destra europea che voglia davvero e sinceramente definirsi moderna, credibile e fieramente costituzionale deve assolutamente, oggi più che mai, avere la forza politica e il coraggio elettorale di tracciare pubblicamente questo muro e questo confine insormontabile di decenza democratica in maniera chiara, perentoria e senza la minima, colpevole o opportunistica ombra di ambiguità».

L’appello di Rinascimento Nazionale: “Costituzione e Cristianesimo contro l’odio”

La chiusura della nota stampa, diramata all’ombra delle mura dello storico Castello Sforzini di Castellar Ponzano in provincia di Alessandria, assume e si eleva ai contorni drammatici, spirituali e quasi profetici di una vera e propria e formale chiamata alle armi civili in difesa della democrazia.
«Quando questo letale e schifoso veleno dell’odio eversivo arriva persino a contagiare le menti plasmabili dei nostri ragazzi e dei nostri figli, allora significa inesorabilmente e inequivocabilmente che abbiamo tutti noi già aspettato decisamente troppo tempo per reagire», prosegue incalzando duramente e amaramente il presidente Sforzini. «Chi, nel mondo dei grandi e della politica adulta, continua stoltamente, biecamente e opportunisticamente a giocare a dadi con certe oscure nostalgie dittatoriali e razziste, dovrebbe capire in fretta che le parole, i simboli e i falsi miti politici sdoganati con facilità possono avere delle conseguenze nefaste e molto concrete sulle azioni dei più deboli. È ora di smettere questo gioco al massacro intellettuale. Lancio dunque un accorato, solenne e formale appello a tutte le innumerevoli forze politiche, civili e partitiche che si riconoscono sinceramente nel sacro perimetro della nostra Costituzione repubblicana, nel senso basico di umanità e nel limite umano che per primo l’alto Cristianesimo (quello vero e universale, a cui invece alcuni esponenti oltranzisti si appellano troppo spesso in maniera falsa, subdola, elettorale e prettamente strumentale) pone eticamente e duramente all’odio, alla violenza cieca e al rigetto o rifiuto del nostro prossimo. Bisogna fare immediatamente un compatto e solido fronte comune in Aula e nel Paese, andando a escludere categoricamente e politicamente dai tavoli tutti coloro che conservano, coccolano o sfruttano volutamente ambiguità e doppiezze verbali su questi delicatissimi temi che, nei fatti, minacciano letalmente la tenuta democratica e pacifica della nostra Nazione. Questo è a tutti gli effetti un gravissimo attacco eversivo ai gangli dello Stato. Dobbiamo reagire ora, prima che sia troppo tardi».

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