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Meteo

Maggio 2026 in Abruzzo: temperature in crescita e piogge scarse secondo il report di osservate

🌡️ Il clima in Abruzzo sta cambiando: maggio 2026 ha fatto registrare temperature record e un preoccupante deficit di piogge in quasi tutte le province. Analizziamo i dati del report OsservaTE per capire l’impatto sul territorio. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
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Maggio 2026 in Abruzzo: temperature in crescita e piogge scarse secondo il report di osservate

Redazione-  L’Aquila e l’intero territorio regionale hanno affrontato un mese di maggio 2026 caratterizzato da condizioni meteorologiche che confermano la tendenza al riscaldamento globale. I dati raccolti ed elaborati dalla rubrica OsservaTE, specializzata nell’analisi climatica abruzzese, delineano un quadro chiaro: il periodo appena concluso ha fatto registrare temperature stabilmente sopra la media e un apporto pluviometrico decisamente inferiore a quanto atteso per la stagione primaverile. Questo scenario si inserisce in un contesto di monitoraggio costante delle dinamiche ambientali, necessario per comprendere come il cambiamento del clima stia rimodellando l’ecosistema dell’Appennino centrale e delle zone costiere adriatiche.

L’analisi climatica si basa su parametri scientifici solidi, attingendo alle rilevazioni del programma europeo Copernicus e ai database delle istituzioni italiane. L’obiettivo di queste pubblicazioni è fornire ai cittadini e agli amministratori uno strumento di conoscenza trasparente, utile a valutare i rischi legati alla gestione delle risorse naturali. Nel corso del mese, la temperatura media registrata su scala regionale è stata di 14,1°C. Sebbene il valore possa apparire moderato, il confronto con il passato rivela anomalie significative: si parla di un incremento di 1,35°C rispetto alla media storica del trentennio 1961–1990 e di uno scostamento di 0,70°C rispetto al periodo più recente, ovvero il 1991–2020.

l’andamento termico e le differenze tra le province abruzzesi

Le statistiche mostrano una regione divisa, dove le zone costiere e collinari hanno subito l’influenza maggiore del rialzo termico. La provincia di Chieti guida la classifica delle anomalie con un aumento di 1,95°C rispetto ai valori normali del periodo 1991-2020. Subito dopo si posiziona Pescara, con uno scostamento positivo di 1,93°C. Queste aree, caratterizzate da una forte vocazione agricola e da un’alta densità abitativa lungo il litorale, hanno risentito maggiormente della presenza di masse d’aria calda che hanno stazionato sul medio Adriatico.

Anche il Teramano ha registrato valori superiori alla norma, con un’anomalia di 1,59°C. Al contrario, la provincia dell’Aquila ha presentato una tendenza opposta, chiudendo il mese con un valore di -0,65°C rispetto alla media regionale di riferimento. Questa differenza si spiega con la complessa orografia del territorio abruzzese: le valli interne e le vette dell’Appennino possono talvolta beneficiare di fenomeni di inversione termica o di una protezione naturale offerta dai massicci del Gran Sasso e della Maiella, che mitigano gli effetti delle ondate di calore rispetto alle aree aperte verso il mare.

Un altro indicatore rilevante è quello dei cosiddetti “giorni estivi”, ovvero le giornate in cui la temperatura massima supera la soglia dei 25°C. Nel maggio 2026 sono stati registrati tre episodi di questo tipo, un dato che segna un incremento di due giorni rispetto a entrambe le medie storiche di riferimento (1961-1990 e 1991-2020). Questo anticipo dell’estate ha influito direttamente sui cicli biologici della vegetazione, accelerando alcune fasi di fioritura ma aumentando contemporaneamente lo stress per le colture meno resistenti al calore precoce.

la carenza di precipitazioni e l’impatto sulle risorse idriche regionali

Se le temperature destano attenzione, il fronte delle precipitazioni appare ancora più complesso. Maggio 2026 si è distinto per un regime pluviometrico estremamente deficitario. I dati indicano una riduzione drastica dei volumi d’acqua caduti al suolo: la differenza è stata di ben 208 millimetri in meno rispetto alla media del periodo 1961-1990 e addirittura di 299 millimetri in meno rispetto al trentennio 1991-2020. Si tratta di numeri che descrivono una siccità meteorologica marcata, capace di influenzare le portate dei fiumi e il riempimento degli invasi necessari per il sostentamento idrico della popolazione e delle attività produttive.

Anche la frequenza delle piogge è diminuita sensibilmente. Su trenta giorni disponibili, ne sono stati contati solo 21 con precipitazioni pari o superiori a 1 millimetro. Questo significa che, nonostante il numero di giornate uggiose possa sembrare elevato, l’intensità e la quantità totale di pioggia non sono state sufficienti a compensare l’evaporazione causata dalle temperature più alte. Rispetto al passato, si è verificata una perdita di quattro giorni piovosi rispetto alla media storica più lontana e di tre giorni rispetto a quella più recente.

La mancanza di piogge costanti in primavera rappresenta un problema diretto per i bacini idrografici regionali, come quelli dell’Aterno-Pescara, del Sangro e del Tronto. Senza l’apporto idrico delle perturbazioni atlantiche, che solitamente caratterizzano questo periodo dell’anno, le riserve sotterranee non riescono a ricaricarsi adeguatamente in vista dei mesi estivi, quando la domanda d’acqua per l’irrigazione agricola nei distretti del Fucino o delle colline teatine raggiunge i livelli massimi.

l’analisi degli esperti e le prospettive per la gestione del territorio

Dietro questi numeri si nasconde una realtà che va oltre la semplice statistica meteorologica. Andrea Di Antonio, fisico dell’atmosfera e curatore della rubrica OsservaTE, sottolinea come i dati di maggio 2026 confermino una tendenza osservata con crescente continuità negli ultimi anni. Il passaggio verso stagioni progressivamente più calde e una distribuzione delle precipitazioni sempre meno regolare non è un evento isolato, ma parte di una mutazione strutturale del clima locale.

Queste trasformazioni hanno effetti immediati sulla gestione del territorio. Come spiegato dagli esperti, monitorare i fenomeni a scala regionale è fondamentale per supportare decisioni informate in settori vitali come l’agricoltura, la protezione civile e la tutela degli ecosistemi montani. L’assenza di pioggia unita al caldo anomalo aumenta, ad esempio, il rischio di incendi boschivi con largo anticipo rispetto alla stagione estiva tradizionale e mette a dura prova la biodiversità delle aree protette, fiore all’occhiello dell’Abruzzo.

Il bollettino completo diffuso da OsservaTE rappresenta dunque un richiamo alla consapevolezza. Attraverso grafici, tabelle e confronti storici, il progetto punta a rendere accessibile la conoscenza scientifica, trasformando dati complessi in informazioni fruibili per la comunità. La sfida dei prossimi anni sarà quella di adattarsi a queste nuove medie climatiche, ripensando l’utilizzo delle risorse idriche e la protezione del suolo in una regione che, pur mantenendo la sua bellezza naturale, si scopre sempre più vulnerabile di fronte al riscaldamento globale.

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Attualità

Allarme siccità e caldo record in Abruzzo: luglio 2026 brucia le medie storiche. I dati shock di OsservaTE

Il clima abruzzese è ormai irriconoscibile: temperature roventi e piogge crollate. Il bollettino ufficiale di OsservaTE relativo a Luglio 2026 dipinge un quadro drammatico: anomalie termiche fino a +3,61°C a Chieti e +3,52°C a Pescara, “notti tropicali” asfissianti e un preoccupante crollo delle precipitazioni (-145 mm). Il fisico dell’atmosfera Andrea Di Antonio avverte: “Il clima sta cambiando, dobbiamo prepararci al futuro”. Leggi tutti i dati della tua provincia! 🌡️ ☀️ 📉

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Luglio_2026_anomalia_province

L’Aquila – L’estate del 2026 verrà ricordata a lungo in Abruzzo, e purtroppo non per motivi rassicuranti. Il clima della nostra regione sta cambiando a una velocità impressionante, trasformando mesi storicamente caldi ma vivibili in vere e proprie fornaci. A lanciare l’ennesimo campanello d’allarme è OsservaTE, il progetto scientifico dedicato all’analisi e alla divulgazione dei dati ambientali regionali, che ha da poco pubblicato il bollettino climatologico mensile relativo al mese appena trascorso. E i dati emersi sono a dir poco scioccanti: un caldo anomalo, prolungato e asfissiante, accompagnato da una siccità che inizia a far tremare il settore agricolo e le riserve idriche.

Temperature bollenti: Chieti e Pescara le province più colpite

Nel mese di luglio 2026, la colonnina di mercurio in Abruzzo ha fatto registrare una temperatura media regionale pari a 23,25°C. Un numero che, letto da solo, potrebbe sembrare innocuo, ma che nasconde anomalie termiche positive gravissime rispetto ai principali periodi di riferimento storici. Parliamo infatti di ben +3,89°C rispetto alla media del trentennio 1961–1990 e di +2,69°C rispetto al periodo più recente 1991–2020. Non si tratta di episodi isolati o di “picchi di calore” fisiologici, ma della conferma di un’anomalia termica ormai strutturale e ricorrente durante la stagione estiva abruzzese.

L’analisi dettagliata dei dati (provenienti dall’autorevole programma europeo Copernicus e da fonti istituzionali italiane) mostra uno scenario inequivocabile: tutte le province abruzzesi hanno sofferto, registrando anomalie termiche positive devastanti rispetto alla media regionale del periodo 1991–2020. A guidare questa rovente e preoccupante classifica ci sono le province costiere: Chieti ha registrato una deviazione impressionante di +3,61°C, seguita a ruota da Pescara con +3,52°C. Leggermente più distaccate, ma ugualmente oltre i limiti di guardia, troviamo Teramo (+2,87°C) e l’entroterra de L’Aquila (+1,94°C).

Notti tropicali e crollo delle piogge: l’estate cambia volto

I numeri raccolti da OsservaTE dipingono un quadro in cui il caldo non dà tregua neanche di notte. Luglio 2026 ha fatto registrare ben 25 “giorni estivi” (ossia giornate in cui la massima ha superato agevolmente i 25°C). Si tratta di 12 giorni in più rispetto alla media del 1961–1990. Ancora più impressionante è il numero di giorni in cui la temperatura ha sfondato il muro dei 30°C: ben 11 giorni in totale, surclassando tutte le medie storiche.

Ma il vero disagio per i cittadini, soprattutto per i soggetti più fragili e gli anziani, è arrivato dopo il tramonto. In Abruzzo si sono registrate ben 7 “notti tropicali”, ovvero nottate in cui la temperatura minima non è mai scesa sotto i 20°C, rendendo difficile il riposo e impedendo il naturale raffreddamento delle abitazioni (un incremento di 5 giorni rispetto al periodo 1991–2020).

A questo forno a cielo aperto si è unito il dramma della siccità. Oltre all’andamento termico anomalo, il mese di luglio 2026 si è distinto per un quadro pluviometrico a dir poco critico: le piogge sono letteralmente crollate, facendo registrare un allarmante -176 mm rispetto alla media 1961–1990 e -145 mm rispetto al periodo 1991–2020.

L’allarme degli esperti: “Il clima sta cambiando, serve adattamento”

A decifrare questo bollettino di guerra ambientale è Andrea Di Antonio, brillante fisico dell’atmosfera e curatore della rubrica OsservaTE. Le sue parole non lasciano spazio a interpretazioni negazioniste: “Luglio 2026 rappresenta un’ulteriore, schiacciante conferma di una tendenza che osserviamo ormai da diversi anni. Non stiamo assistendo soltanto a estati più calde, ma a stagioni caratterizzate da una maggiore durata e intensità delle ondate di calore, da un numero crescente di notti tropicali insopportabili e da precipitazioni sempre più rare e irregolari”.

Il messaggio del fisico è chiaro: non possiamo più fare finta di nulla. “Sono segnali fortissimi che raccontano come il clima della nostra amata regione stia inesorabilmente cambiando. Richiedono comprensione e azioni immediate al fine di mettere i cittadini, le amministrazioni pubbliche e le imprese nelle condizioni di pianificare efficaci strategie di contenimento ed adattamento per il futuro”.

Per chiunque voglia approfondire questa tematica cruciale per il nostro futuro, il bollettino completo di luglio 2026 – magnificamente corredato di grafici, tabelle e confronti storici con gli anni precedenti – è disponibile pubblicamente e liberamente consultabile a questo indirizzo: Temperature Abruzzo Luglio 2026.

L’impegno del progetto OsservaTE non si ferma qui: con cadenza mensile, continuerà la pubblicazione di questi preziosi bollettini contenenti indicatori relativi a temperature, precipitazioni ed estremi climatici. Un appuntamento imperdibile, pensato per rendere i complessi dati scientifici accessibili a tutti (cittadini, amministratori, professionisti e operatori del territorio) e per seguire nel tempo, con l’aiuto della scienza, l’evoluzione di un clima abruzzese che non è mai stato così fragile e imprevedibile.

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Attualità

Afa sahariana sull’Italia: temperature percepite fino a 44°C e allerta del Ministero

🚨 EMERGENZA METEO: SCATTA LA QUARTA ONDATA DI CALORE SAHARIANA IN ITALIA. TEMPERATURE FINO A 41°C E BOLLINO ROSSO IN DIECI CITTÀUn’intensa e opprimente fiammata anticiclonica proveniente dal deserto del Sahara sta per investire la penisola, con previsioni di stabilità termica e afa soffocante per almeno dieci giorni consecutivi. Secondo il meteorologo Lorenzo Tedici di iLMeteo.it, entro il weekend i termometri reali toccheranno i 41°C a Terni e i 40°C in centri chiave del Centro-Nord come Ferrara, Firenze, Modena e Piacenza. Il pericolo maggiore sarà l’alto tasso di umidità: i dati del Summer Simmer Index segnalano livelli di estremo pericolo bioclimatico nella Pianura Padana, in Liguria, Valdarno, Sardegna e sulle coste laziali e campane, con temperature percepite dal corpo umano pronte a sfiorare i 44°C (caso limite a Ladispoli il 1° agosto con 37°C e il 70% di umidità amazzonica). 📉🔥☀️Il bollettino ufficiale del ministero della Salute certifica un’escalation drammatica tra il 29 e il 31 luglio 2026. Se Campobasso resta fissa al Livello 3 (Bollino Rosso), venerdì 31 luglio il massimo stato di allerta sanitaria ed ecologica si estenderà a Roma, Firenze, Torino, Bolzano, Frosinone, Latina, Viterbo e Civitavecchia, dopo che Perugia e Rieti lo avranno già raggiunto il 30 luglio. Salgono al Livello 2 (Arancione) metropoli industriali come Milano, Bologna, Napoli, Venezia e Verona. L’accumulo di calore scatenerà inoltre forti temporali e grandinate sulle Alpi durante il fine settimana. Esperti e istituzioni raccomandano massima cautela e l’attivazione di reti di welfare di prossimità per anziani e fragili, con i modelli d’aula che ipotizzano una fine della fase critica solo intorno al 9-10 agosto. 🏛️🔒🏥👇 Come stai affrontando questa opprimente ondata di caldo africano nella tua città? Raccontacelo nei commenti!#MeteoItalia2026 #OndataDiCalore #BollinoRosso #MinisteroDellaSalute #LorenzoTedici #AfaSahariana #UmiditàMonsonico #PrevenzioneCaldo #TemporaliAlpi #WelfareSanitario

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Caldo record

Roma – Nel quadro dei mutamenti dei modelli macro-climatici dell’area euro-mediterranea, la gestione delle emergenze ecologiche e sanitarie connesse alle anomalie termiche estive si impone come una priorità strutturale per i dipartimenti di protezione civile e per la medicina del lavoro. Alle soglie del mese di agosto, il territorio della penisola si trova a fare i conti con la quarta e imponente ondata di calore della stagione, causata da una persistente fiammata anticiclonica di matrice sahariana destinata a protrarsi per almeno dieci giorni consecutivi. Lorenzo Tedici, meteorologo ufficiale del portale iLMeteo.it, ha delineato una mappa del rischio che individua nel Centro-Nord il principale baricentro del fenomeno anticiclonico, con termometri reali pronti a toccare i 41°C a Terni e i 40°C a Ferrara, Firenze, Modena e Piacenza nel corso del prossimo fine settimana.

Il paradosso dell’afa: umidità e temperature percepite a 44°C

L’ordito dell’emergenza climatica non investe esclusivamente i picchi delle temperature massime assolute, ma risulta pesantemente aggravato dal fenomeno del sinantropismo dell’afa nei centri metropolitani e costieri. Le rilevazioni fornite dal Summer Simmer Index — algoritmo saggistico preposto al calcolo del disagio bioclimatico in base al tasso di umidità relativa — segnalano indici di estremo pericolo per la salute umana. Nelle aree pianeggianti della Pianura Padana, nella Liguria di Levante, lungo il bacino del Valdarno, sulle coste laziali e della Campania settentrionale, nonché nei quadranti meridionali della Sardegna e in quelli sud-occidentali della Sicilia, la saturazione di vapore nell’aria irrespirabile farà schizzare la temperatura percepita fino alla soglia critica di quasi 44°C. Un benchmark emblematico è rappresentato dalla località costiera di Ladispoli, dove sabato 1° agosto si registreranno 37°C reali ma con un’umidità al 70%, configurando un ecosistema idrico-termico assimilabile ai climi monsonici o alla foresta dell’Amazzonia brasiliana.

I temporali sulle Alpi e le risultanze predittive dei modelli d’aula

La massiccia e costante accumulazione di calore nei bassi strati dell’atmosfera, agendo come un hardware energetico ad alto potenziale di instabilità, determinerà una recrudescenza dei fenomeni convettivi sui rilievi montuosi del Paese. I modelli matematici odierni prevedono lo sviluppo di temporali termoconvettivi di forte intensità, grandinate e raffiche di vento sulle catene delle Alpi sia durante il weekend sia nelle prime giornate della settimana entrante. Sotto il profilo della stabilità stagionale, le proiezioni predittive indicano una prima e speranzosa flessione del flusso sahariano e la parziale conclusione della fase critica acuta esclusivamente intorno alle giornate del 9 e 10 agosto, imponendo alle strutture sanitarie regionali un monitoraggio ermetico dei ricoveri ospedalieri per colpi di calore e asfissia metabolica.

La mappa ministeriale del bollino rosso: l’escalation fino al 31 luglio

Il bollettino ufficiale per le ondate di calore diramato dal ministero della Salute documenta un drammatico peggioramento dei livelli di allerta su gran parte dei centri urbani monitorati tra mercoledì 29 e venerdì 31 luglio 2026. La città di Campobasso mantiene stabilmente il Livello 3 (Bollino Rosso) per l’intero triennio analitico. Se nella giornata del 29 luglio i comuni di Bolzano, Firenze, Roma, Torino, Perugia e Rieti si collocavano al Livello 2 (Arancione), la transizione al massimo allarme biologico investe Perugia e Rieti già giovedì 30 luglio. Il picco dell’escalation si consumerà venerdì 31 luglio, data in cui il Bollino Rosso si estenderà ufficialmente a Bolzano, Civitavecchia, Firenze, Frosinone, Latina, Roma, Torino e Viterbo. Parallelamente, i grandi mercati commerciali di Bologna, Milano, Napoli, Venezia e Verona saliranno al Livello 2, mentre Ancona, Bari, Catania, Genova, Messina e Reggio Calabria stazioneranno al Livello 1, blindando la necessità di attivare presìdi di welfare e assistenza per le fasce deboli e anziane della popolazione.

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Meteo

Allerta meteo a Roma per l’ultimo weekend di luglio, arrivano temporali e fulmini sulla Capitale

🚨 ALLARME METEO A ROMA: IN ARRIVO NUBIFRAGI E TEMPESTE DI FULMINI NELL’ULTIMO WEEKEND DI LUGLIO! ⛈️⚡️ La stabilità estiva ha le ore contate sulla Capitale. Se venerdì e sabato il sole garantirà spiagge piene e cieli sereni, domenica 26 luglio l’alta pressione crollerà di schianto h24 sul Lazio. Una circolazione depressionaria porterà molte nubi fin dal mattino, scatenando nel pomeriggio temporali intensi, rischio di nubifragi lampo e una forte attività elettrica su Roma, sul litorale e sulle aree subappenniniche. Venti moderati e mare molto mosso in serata. Un dossier meteorologico fondamentale per chi si mette in viaggio, scritto con il cuore e con l’anima per il territorio. Tutti i dettagli 👇#meteofragile | #temporaliroma | #allertameteolazio | #nubifragiluglio | #fulminivirtuali #meteo-weekend | #capitale-meteo | #sicurezzastradale | #pagineutili

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Fulmini

Roma – L’estate romana e laziale si appresta a vivere uno degli ultimi fine settimana di luglio all’insegna di un brusco cambio di scenario meteorologico. Se le giornate che precedono la domenica offrono ancora i tratti tipici della stagione, con temperature in linea con le medie del periodo e un cielo terso che invita a frequentare le spiagge del litorale nord e sud, la situazione è destinata a mutare radicalmente. Il cuore pulsante della capitale, da piazza Venezia al Colosseo, passando per le vie dello shopping come via del Corso, si prepara a salutare la canicola africana per lasciare spazio a una circolazione depressionaria ben più turbolenta, capace di portare correnti instabili capaci di interrompere bruscamente i piani di migliaia di cittadini e turisti in visita nel Lazio.

Il clima di transizione prima del peggioramento

Le giornate di venerdì e sabato rappresentano l’ultima finestra di stabilità atmosferica prima dell’arrivo del fronte freddo. Venerdì ventiquattro luglio si aprirà con cieli sereni o al massimo poco nuvolosi su tutta la provincia capitolina. Per chi si trova in città, il tasso di umidità risulterà ancora contenuto nelle ore mattutine, ideale per una passeggiata tra le piazze del centro storico o lungo i parchi urbani come Villa Borghese. Anche lungo le coste, da Fregene a Ostia e scendendo verso Anzio e Nettuno, le condizioni del mare si manterranno da poco mosse a mosse, garantendo una balneabilità ottimale per la giornata.

Sabato venticinque luglio la situazione resterà pressoché invariata. Il sole continuerà a splendere, mitigato da una ventilazione debole proveniente dai quadranti nord-orientali che renderà l’aria meno opprimente rispetto ai giorni precedenti. È il momento in cui i pendolari del mare e le famiglie organizzano le classiche uscite fuori porta, approfittando di un’alta pressione che, pur staccandosi dalla sua massima intensità, garantisce ancora una tenuta perfetta per le attività all’aperto. I bollettini meteo per questi due giorni non segnalano criticità, invitando i residenti a godersi il tempo limpido prima del cambio di guardia meteorologico.

L’impatto dei fenomeni intensi di domenica

La vera svolta si consumerà nella giornata di domenica ventisei luglio. Il fronte in arrivo, richiamato dall’indebolimento del promontorio anticiclonico, determinerà un aumento repentino della copertura nuvolosa già dalle prime ore del mattino. Il cielo sopra Roma inizierà a coprirsi in modo diffuso, preparando il terreno per quello che sarà un pomeriggio caratterizzato da forte instabilità. Le previsioni indicano una probabilità elevata di nubifragi localizzati che potrebbero colpire a macchia di leopardo l’intero territorio provinciale.

I fenomeni non saranno solo piogge di debole intensità. Si attende una marcata attività elettrica, con fulmini e tuoni che risuoneranno nei quartieri romani e nelle aree circostanti. Particolare attenzione deve essere rivolta al settore delle pianure meridionali del Lazio, dove i modelli matematici evidenziano una maggiore persistenza dei rovesci durante le ore pomeridiane. Anche lungo le valli subappenniniche, il passaggio del fronte instabile comporterà un rischio concreto per chi si trova in escursione, suggerendo prudenza e il monitoraggio costante degli aggiornamenti ufficiali. Gli improvvisi acquazzoni potranno trasformare rapidamente le strade cittadine, rendendo necessario prestare attenzione alla guida.

Il calo termico e le prospettive di inizio settimana

La perturbazione, pur essendo intensa sul breve termine, mostrerà una velocità di spostamento superiore alla media. Già nella tarda serata di domenica, il tempo tenderà a migliorare significativamente a partire dai litorali settentrionali del Lazio, come la zona di Civitavecchia e Santa Marinella. La pioggia lascerà spazio a schiarite che permetteranno un rientro in città accompagnato da un’aria decisamente più frizzante.

Il beneficio principale di questo passaggio perturbato sarà l’abbattimento delle temperature. Nell’entroterra e sui rilievi dell’Appennino laziale, i borghi montani beneficeranno di un calo termico benefico, che permetterà di archiviare le notti di afa soffocante vissute nell’ultima settimana. Questa rinfrescata porterà con sé venti più freschi, salutari per la vegetazione ma anche per il benessere fisico di chi vive in città. In vista della serata di domenica, si raccomanda la massima cautela durante gli spostamenti verso la capitale o verso i centri maggiori, a causa dell’asfalto che potrebbe risultare scivoloso dopo le precipitazioni pomeridiane. La tendenza per l’inizio della nuova settimana si profila comunque più stabile, seppur con temperature più gradevoli che renderanno meno pesante la permanenza nei centri urbani.

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