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Maggio 2026 in Abruzzo: temperature in crescita e piogge scarse secondo il report di osservate

🌡️ Il clima in Abruzzo sta cambiando: maggio 2026 ha fatto registrare temperature record e un preoccupante deficit di piogge in quasi tutte le province. Analizziamo i dati del report OsservaTE per capire l’impatto sul territorio. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
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Maggio 2026 in Abruzzo: temperature in crescita e piogge scarse secondo il report di osservate

Redazione-  L’Aquila e l’intero territorio regionale hanno affrontato un mese di maggio 2026 caratterizzato da condizioni meteorologiche che confermano la tendenza al riscaldamento globale. I dati raccolti ed elaborati dalla rubrica OsservaTE, specializzata nell’analisi climatica abruzzese, delineano un quadro chiaro: il periodo appena concluso ha fatto registrare temperature stabilmente sopra la media e un apporto pluviometrico decisamente inferiore a quanto atteso per la stagione primaverile. Questo scenario si inserisce in un contesto di monitoraggio costante delle dinamiche ambientali, necessario per comprendere come il cambiamento del clima stia rimodellando l’ecosistema dell’Appennino centrale e delle zone costiere adriatiche.

L’analisi climatica si basa su parametri scientifici solidi, attingendo alle rilevazioni del programma europeo Copernicus e ai database delle istituzioni italiane. L’obiettivo di queste pubblicazioni è fornire ai cittadini e agli amministratori uno strumento di conoscenza trasparente, utile a valutare i rischi legati alla gestione delle risorse naturali. Nel corso del mese, la temperatura media registrata su scala regionale è stata di 14,1°C. Sebbene il valore possa apparire moderato, il confronto con il passato rivela anomalie significative: si parla di un incremento di 1,35°C rispetto alla media storica del trentennio 1961–1990 e di uno scostamento di 0,70°C rispetto al periodo più recente, ovvero il 1991–2020.

l’andamento termico e le differenze tra le province abruzzesi

Le statistiche mostrano una regione divisa, dove le zone costiere e collinari hanno subito l’influenza maggiore del rialzo termico. La provincia di Chieti guida la classifica delle anomalie con un aumento di 1,95°C rispetto ai valori normali del periodo 1991-2020. Subito dopo si posiziona Pescara, con uno scostamento positivo di 1,93°C. Queste aree, caratterizzate da una forte vocazione agricola e da un’alta densità abitativa lungo il litorale, hanno risentito maggiormente della presenza di masse d’aria calda che hanno stazionato sul medio Adriatico.

Anche il Teramano ha registrato valori superiori alla norma, con un’anomalia di 1,59°C. Al contrario, la provincia dell’Aquila ha presentato una tendenza opposta, chiudendo il mese con un valore di -0,65°C rispetto alla media regionale di riferimento. Questa differenza si spiega con la complessa orografia del territorio abruzzese: le valli interne e le vette dell’Appennino possono talvolta beneficiare di fenomeni di inversione termica o di una protezione naturale offerta dai massicci del Gran Sasso e della Maiella, che mitigano gli effetti delle ondate di calore rispetto alle aree aperte verso il mare.

Un altro indicatore rilevante è quello dei cosiddetti “giorni estivi”, ovvero le giornate in cui la temperatura massima supera la soglia dei 25°C. Nel maggio 2026 sono stati registrati tre episodi di questo tipo, un dato che segna un incremento di due giorni rispetto a entrambe le medie storiche di riferimento (1961-1990 e 1991-2020). Questo anticipo dell’estate ha influito direttamente sui cicli biologici della vegetazione, accelerando alcune fasi di fioritura ma aumentando contemporaneamente lo stress per le colture meno resistenti al calore precoce.

la carenza di precipitazioni e l’impatto sulle risorse idriche regionali

Se le temperature destano attenzione, il fronte delle precipitazioni appare ancora più complesso. Maggio 2026 si è distinto per un regime pluviometrico estremamente deficitario. I dati indicano una riduzione drastica dei volumi d’acqua caduti al suolo: la differenza è stata di ben 208 millimetri in meno rispetto alla media del periodo 1961-1990 e addirittura di 299 millimetri in meno rispetto al trentennio 1991-2020. Si tratta di numeri che descrivono una siccità meteorologica marcata, capace di influenzare le portate dei fiumi e il riempimento degli invasi necessari per il sostentamento idrico della popolazione e delle attività produttive.

Anche la frequenza delle piogge è diminuita sensibilmente. Su trenta giorni disponibili, ne sono stati contati solo 21 con precipitazioni pari o superiori a 1 millimetro. Questo significa che, nonostante il numero di giornate uggiose possa sembrare elevato, l’intensità e la quantità totale di pioggia non sono state sufficienti a compensare l’evaporazione causata dalle temperature più alte. Rispetto al passato, si è verificata una perdita di quattro giorni piovosi rispetto alla media storica più lontana e di tre giorni rispetto a quella più recente.

La mancanza di piogge costanti in primavera rappresenta un problema diretto per i bacini idrografici regionali, come quelli dell’Aterno-Pescara, del Sangro e del Tronto. Senza l’apporto idrico delle perturbazioni atlantiche, che solitamente caratterizzano questo periodo dell’anno, le riserve sotterranee non riescono a ricaricarsi adeguatamente in vista dei mesi estivi, quando la domanda d’acqua per l’irrigazione agricola nei distretti del Fucino o delle colline teatine raggiunge i livelli massimi.

l’analisi degli esperti e le prospettive per la gestione del territorio

Dietro questi numeri si nasconde una realtà che va oltre la semplice statistica meteorologica. Andrea Di Antonio, fisico dell’atmosfera e curatore della rubrica OsservaTE, sottolinea come i dati di maggio 2026 confermino una tendenza osservata con crescente continuità negli ultimi anni. Il passaggio verso stagioni progressivamente più calde e una distribuzione delle precipitazioni sempre meno regolare non è un evento isolato, ma parte di una mutazione strutturale del clima locale.

Queste trasformazioni hanno effetti immediati sulla gestione del territorio. Come spiegato dagli esperti, monitorare i fenomeni a scala regionale è fondamentale per supportare decisioni informate in settori vitali come l’agricoltura, la protezione civile e la tutela degli ecosistemi montani. L’assenza di pioggia unita al caldo anomalo aumenta, ad esempio, il rischio di incendi boschivi con largo anticipo rispetto alla stagione estiva tradizionale e mette a dura prova la biodiversità delle aree protette, fiore all’occhiello dell’Abruzzo.

Il bollettino completo diffuso da OsservaTE rappresenta dunque un richiamo alla consapevolezza. Attraverso grafici, tabelle e confronti storici, il progetto punta a rendere accessibile la conoscenza scientifica, trasformando dati complessi in informazioni fruibili per la comunità. La sfida dei prossimi anni sarà quella di adattarsi a queste nuove medie climatiche, ripensando l’utilizzo delle risorse idriche e la protezione del suolo in una regione che, pur mantenendo la sua bellezza naturale, si scopre sempre più vulnerabile di fronte al riscaldamento globale.

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Meteo

L’estate infinita che ha bruciato l’Abruzzo: i dati shock di OsservaTE sull’agosto da incubo. “Il nostro clima sta cambiando ferocemente”

Niente pioggia, siccità spaventosa e ben 11 “Notti Tropicali” senza riuscire a dormire! 🥵 🔥 I Dati Scientifici ufficiali di OsservaTE demoliscono le teorie di chi dice: “Ma in estate ha sempre fatto caldo!”. Quello che sta succedendo in Abruzzo fa letteralmente i brividi! L’abbiamo vissuto sulla nostra pelle: campi inariditi, afa asfissiante e sudore giorno e notte, ma adesso arriva la conferma durissima della Scienza. L’autorevole rubrica “OsservaTE”, curata dal bravissimo Fisico dell’Atmosfera Andrea Di Antonio, ha appena pubblicato il Bollettino ufficiale sull’agosto 2026 in Abruzzo (usando i rigorosissimi dati europei Copernicus). I risultati sono un incubo! Rispetto alle medie storiche del passato, ad agosto le temperature sono impazzite facendo registrare in media +4°C su tutta la Regione, con picchi mostruosi nelle province di Chieti (+4,94°C) e Pescara (+4,94°C)! Praticamente la temperatura non è MAI scesa: su 31 giorni del mese, ci sono stati 31 giorni roventi sopra i 25 gradi, con oltre 17 giorni sopra il muro dei 30 gradi! E come se non bastasse il caldo, la vera tragedia per gli agricoltori (e per gli invasi d’acqua) è stata l’assoluta assenza di pioggia (crollata a -46 millimetri!). Come spiega l’esperto Di Antonio: “Non siamo di fronte a qualche giornata calda, questo è un segnale preoccupante di quanto stia cambiando ferocemente e per sempre il clima del nostro territorio!”. Leggi tutti i numeri shock della tua Provincia nel nostro articolo completo! 👇 ☀️ Voi come avete affrontato questa lunghissima estate? Siete tra quelli che hanno sofferto terribilmente il caldo (soprattutto le pericolose “Notti tropicali” senza dormire) o c’è ancora qualcuno che pensa che in fin dei conti sia una situazione “normale”? Diteci la vostra opionione nei commenti e condividete i veri dati scientifici con i vostri amici!

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Agosto_2026_anomalia_province

L’Aquila – L’abbiamo percepito tutti, sulla nostra pelle sudata e nei nostri polmoni affannati alla ricerca di un filo d’aria fresca. Abbiamo trascorso intere notti a rigirarci nel letto senza riuscire a chiudere occhio a causa dell’afa, pregando che dal cielo cadesse finalmente una goccia di pioggia per dissetare i nostri campi inariditi. Eppure, c’è ancora chi si ostina a minimizzare, dicendo la solita, banalissima frase: “In estate ha sempre fatto caldo”.
Oggi, però, a spazzare via l’ignoranza e a certificare la drammatica realtà della crisi climatica in Abruzzo ci pensa la scienza. Il mese di agosto 2026 si è appena concluso lasciandosi alle spalle un quadro meteorologico a dir poco disastroso, caratterizzato da temperature eccezionalmente elevate e da una spaventosa mancanza di pioggia. A certificarlo è l’ultimo, impressionante bollettino climatologico mensile pubblicato dalla preziosa rubrica OsservaTE (l’autorevole progetto dedicato proprio all’analisi e alla divulgazione dei dati ambientali e climatici della regione Abruzzo).

I numeri di un incubo: caldo record e niente pioggia

Leggere i dati elaborati da OsservaTE (provenienti dal prestigioso programma europeo Copernicus e dalle fonti istituzionali italiane) fa venire letteralmente i brividi. Nel mese di agosto appena trascorso, la temperatura media regionale è schizzata alla mostruosa cifra di 24,73°C.
Non è un caldo “normale”. Stiamo parlando di un’anomalia positiva gravissima rispetto alla Storia della nostra regione: ben +5,64°C rispetto alla media del trentennio 1961–1990, e un pesante +3,96°C rispetto al più recente periodo 1991–2020. Uno scostamento impressionante che certifica in modo scientifico, inequivocabile e doloroso quanto il clima del nostro meraviglioso territorio si stia allontanando per sempre dalla sua antica “normalità”.

Le Province abruzzesi nella morsa: Chieti e Pescara soffocano

L’analisi dettagliata non fa sconti a nessun territorio, dimostrando che tutte le province abruzzesi sono state stritolate da questa letale morsa di calore. Le anomalie termiche (sempre calcolate rispetto alla media storica 1991-2020) vedono in testa alla triste classifica del grande caldo le province di Chieti e Pescara (entrambe con un terrificante +4,94°C). Seguono a stretto giro il territorio di Teramo (+4,08°C) e infine la provincia dell’Aquila (+3,13°C), che pur beneficiando delle altitudini montane ha sofferto pene indicibili.

Trentuno giorni di fuoco e le “notti tropicali”

I ricercatori spiegano la situazione snocciolando record infranti uno dopo l’altro. Nel mese di agosto ci sono stati 31 “giorni estivi” (giornate in cui si superano costantemente i 25°C). In altre parole: ha fatto un caldo asfissiante in ogni singolo giorno del mese, senza mai tregua.
Ancora più spaventoso è il numero dei giorni di “fuoco”, quelli in cui la massima ha sfondato il muro dei 30°C: sono stati ben 17. E la notte? Peggio che mai. L’Abruzzo ha registrato ben 11 “notti tropicali”, in cui la temperatura minima notturna non è mai scesa sotto i 20°C, negando alle persone il meritato riposo. A questo scenario dantesco si aggiunge la grande tragedia della siccità: la pioggia è praticamente scomparsa dai radar, facendo segnare un pesantissimo -46 mm rispetto al passato.

L’allarme dell’esperto Andrea Di Antonio

A tirare le fila di questa indagine è Andrea Di Antonio, brillante fisico dell’atmosfera e meticoloso curatore della rubrica OsservaTE.
«I dati di agosto mostrano un segnale particolarmente netto e preoccupante» – spiega Di Antonio con rigore scientifico – «Non siamo di fronte soltanto a qualche singola giornata molto calda, ma a un intero mese nel quale le temperature elevate sono state mostruosamente persistenti, diffuse giorno e notte in tutta la regione. A questo si aggiunge una piovosità azzerata. È proprio la lettura congiunta di questi tragici indicatori che ci permette di comprendere quanto velocemente e sensibilmente stia cambiando per sempre il clima del nostro territorio!». Il monito è lanciato: la natura ha presentato il conto, ora sta a noi trovare il modo di sopravvivere in questo nuovo e rovente futuro climatico.

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Meteo

“Fate scorta di cibo e acqua, arriva il più grande El Niño della storia”: l’appello shock del Governo inglese terrorizza l’Europa

“Fate scorta di Cibo, Acqua in bottiglia e preparatevi ai Blackout!”. Il Governo del Regno Unito terrorizza i cittadini in vista dell’arrivo di un devastante evento climatico senza precedenti! Anche gli scienziati italiani confermano: “Siamo in un territorio inesplorato!”. 🌪️ 🥫 Sembra la trama di un film apocalittico hollywoodiano, e invece è il comunicato ufficiale del Governo britannico! Sulla scia del fortissimo “Allarme Rosso” lanciato nelle scorse ore dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale dell’ONU, la Ministra dell’Ambiente inglese Angela Eagle ha fatto un appello shock ai cittadini in diretta tv: iniziate ad accumulare scorte di generi alimentari e acqua potabile nelle vostre case! Il motivo? L’arrivo di una violenta perturbazione legata a “El Niño 2026-2027”, che secondo le stime sarà il fenomeno climatico più devastante della storia umana! Si temono blackout elettrici che dureranno giorni e interi paesi isolati! Un avvertimento durissimo, aggravato dalla scoperta che i nostri supermercati moderni non avrebbero riserve di cibo sufficienti in caso di blocco dei trasporti dovuto ai violenti nubifragi! A confermare la paura c’è anche il CNR Italiano: l’esperto Gianni Messeri ha parlato di anomalie folli delle temperature, un evento che non si verifica dal lontanissimo 1877! “È un territorio assolutamente inesplorato”, spiegano gli scienziati. L’Italia storicamente viene colpita meno, ma col clima impazzito di oggi nessuno può più dormire sonni tranquilli. Leggi i dati scientifici da brividi spiegati nel nostro articolo completo! 👇 ⛈️ E voi cosa ne pensate? Quando sentite i governi lanciare appelli così catastrofici vi viene l’ansia? Credete che dovremmo tutti abituarci a tenere sempre in casa una piccola “scorta di emergenza” di cibo e acqua come facevano i nostri nonni? Diteci la vostra nei commenti e condividete questo post vitale!

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El Niño

Londra – Ci sono comunicati stampa e allarmi meteorologici che scorrono veloci sui display dei nostri smartphone senza lasciare traccia, e poi ci sono dichiarazioni ufficiali che fanno gelare il sangue nelle vene, evocando scenari da film post-apocalittico. Quando a lanciare il panico non è un complottista sul web, ma la voce ufficiale del Governo di una delle Nazioni più ricche e potenti del mondo, allora significa che la situazione è drammaticamente seria.
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) delle Nazioni Unite ha appena diramato un avvertimento globale letteralmente senza precedenti riguardo all’imminente catastrofe climatica in arrivo. Sulla scia di questo allarme rosso, il Governo del Regno Unito ha deciso di rompere totalmente gli indugi e abbandonare la diplomazia, lanciando un appello pubblico ai propri cittadini che ha letteralmente gettato nel panico mezza Europa: iniziate ad accumulare generi alimentari di prima necessità nelle vostre case.

Il messaggio della Ministra: prepararsi al buio e all’isolamento

Di fronte a previsioni climatiche che sfuggono a qualsiasi scala di misurazione moderna, l’esecutivo britannico ha scelto la linea dura della prevenzione civile. La ministra dell’Ambiente del Regno Unito, Angela Eagle, ha infatti rilasciato una sconvolgente intervista al quotidiano Guardian, parlando in modo estremamente schietto alla popolazione.
Il Governo invita ufficialmente tutte le famiglie inglesi a fare scorta di cibo in scatola e, soprattutto, di acqua potabile, al fine di potersi garantire la sopravvivenza in totale autonomia per alcuni giorni. Il motivo? Il fortissimo rischio di subire prolungati e devastanti blackout elettrici o di rimanere isolati a causa della furia della natura. «Stiamo per affrontare probabilmente il più grande fenomeno di “El Niño” mai visto nella storia umana», ha dichiarato senza mezzi termini la ministra Eagle, «che porterà con sé estati drammaticamente più secche, inverni mai visti così piovosi e tempeste di violenza estrema che si abbatteranno anche sul nostro Paese».

Un sistema fragilissimo: il rischio di restare a scaffali vuoti

L’appello shock a fare le “scorte di guerra” (che ha immediatamente riportato alla mente di molti il panico collettivo vissuto agli albori della pandemia) si inserisce in un quadro di spaventosa fragilità logistica della nostra società. Nelle stesse ore, infatti, il National Audit Office (NAO) — il rigoroso organismo indipendente che controlla la spesa pubblica britannica — ha diffuso un dossier segnato col bollino rosso: la catena di approvvigionamento alimentare nazionale risulta oggi fortemente esposta e a gravissimo rischio collasso.
Secondo questo spietato rapporto, i nostri moderni supermercati si basano troppo sulla gestione privata e sui trasporti dell’ultimo minuto. Basterebbero un paio di tempeste anomale in sequenza (o dei mirati attacchi informatici ai sistemi logistici, altra minaccia fortissima) per bloccare i tir e lasciare letteralmente vuoti gli scaffali dei negozi in tutto il Paese, scatenando il panico sociale.

Il CNR italiano conferma: “Siamo in un territorio inesplorato”

Se qualcuno spera che l’allarme inglese sia solo un’esagerazione mediatica, purtroppo deve ricredersi leggendo i bollettini della comunità scientifica. La portata eccezionale ed estrema del fenomeno “El Niño 2026-2027” è stata confermata anche dal mondo della ricerca italiana.
Gianni Messeri, autorevole ricercatore del Cnr-Ibe (Consorzio Lamma), ha tracciato un quadro a dir poco inquietante. «C’è molta preoccupazione nel nostro settore», spiega lo studioso italiano, «perché dal 1950 ad oggi un evento forte è avvenuto soltanto cinque volte in totale. Ma non abbiamo mai registrato, e ripeto mai, i valori anomali e mostruosi previsti per questa annata». Si parla di anomalie di calore dell’Oceano superiori ai quattro gradi, numeri che richiamano il pesantissimo precedente storico verificatosi solo tra il 1877 e il 1878.

L’Italia è al sicuro dalla tempesta perfetta?

L’esperto del CNR lancia un monito finale che fa riflettere: «È difficilissimo fare previsioni reali sull’impatto di questo mostruoso El Niño, perché si va a innescare su un contesto di cambiamento climatico già pericolosamente in atto. Si va letteralmente in un territorio assolutamente inesplorato per la scienza».
Per quanto riguarda direttamente l’Italia, Messeri precisa che storicamente l’influenza del fenomeno risulta più debole e mitigata rispetto all’Oceano e al Nord Europa. Ma in un’era in cui il clima impazzito trasforma normali acquazzoni in bombe d’acqua letali, la verità è che nessuno scienziato può dirsi certo di cosa ci aspetta. Forse, riempire la dispensa di casa con qualche scorta di emergenza, da oggi in poi non sembrerà più un’idea così paranoica.

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Attualità

Meteo da incubo, l’estate non si arrende: arriva la “fiammata africana” con picchi fino a 45 gradi. Ecco cosa succederà a settembre

L’estate non è affatto finita, preparatevi all’inferno: arriva la “fiammata africana” con picchi spaventosi fino a 45 gradi! 🥵 ☀️ Se speravate nell’arrivo del fresco di settembre, dovrete aspettare ancora! Secondo gli esperti meteo, nei prossimi giorni l’Italia verrà investita da un’anomala e ferocissima ondata di caldo africano. Il giorno peggiore (da vero bollino rosso) sarà venerdì, quando le temperature schizzeranno a 41 gradi al Centro e toccheranno l’incredibile record di 44-45 gradi al Sud e sulle Isole! Anche il Nord soffrirà tantissimo per colpa dell’umidità asfissiante. Ma quanto durerà questa morsa di caldo estremo? Un parziale (e tanto atteso) sollievo arriverà solo nel fine settimana, quando le correnti più fresche dell’anticiclone delle Azzorre spazzeranno via il caldo opprimente, portando però un altissimo rischio di violenti temporali e grandinate (soprattutto al Nord). E a settembre? L’estate continuerà! Leggi le previsioni dettagliate e scopri che tempo farà nella tua regione nel nostro articolo! 👇 🧊 E voi, come vi state difendendo in questi giorni di afa insopportabile?

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Caldo estremo

Redazione-   Se pensavate che con la fine del periodo canonico del “Solleone” e con i rientri dalle ferie estive il grande caldo avesse finalmente deciso di concederci una tregua, preparatevi a una sgraditissima sorpresa. L’estate non ha alcuna intenzione di arrendersi e, anzi, si prepara a sferrare un potentissimo (e per molti insopportabile) attacco finale in chiusura della stagione meteorologica.
Secondo gli ultimi, preoccupanti aggiornamenti diramati dagli esperti di 3bMeteo, stiamo per essere investiti da una vera e propria “fiammata africana”, un’ondata di calore anomala, estrema e pericolosa per la salute, che trasformerà la nostra penisola in una vera e propria fornace a cielo aperto. Il caldo tornerà a stringere l’Italia in una morsa soffocante, colpendo duramente soprattutto le regioni centro-meridionali e facendo sentire i suoi pesanti effetti anche su gran parte del Nord.

Le giornate peggiori: un giovedì rovente e un venerdì da 45 gradi

L’escalation termica sarà rapidissima e spietata. Dopo un mercoledì di transizione (con temperature lievemente sopra la media al Centro e molto calde al Sud), l’anticiclone africano inizierà a ruggire a partire dalla giornata di giovedì. Si registrerà un sensibile rialzo termico, con le Isole Maggiori che inizieranno a bollire sotto i colpi di punte da 43/44°C. Anche il Nord, fino ad oggi leggermente più risparmiato, vedrà le colonnine di mercurio schizzare abbondantemente sopra le medie stagionali.
Ma il vero, grande incubo di questa eccezionale ondata di calore si materializzerà nella giornata di venerdì. Sarà una giornata letteralmente rovente e da bollino rosso per i rischi legati alla salute (soprattutto per anziani e bambini): i previsori stimano picchi vertiginosi di 41°C su tutto il Centro Italia e punte desertiche di 44-45 gradi al Sud. Anche il Settentrione soffrirà, con temperature fino a 35°C (che verranno percepiti in modo molto più asfissiante a causa degli altissimi tassi di umidità e dell’afa) e picchi ancora più elevati in alcune zone dell’Emilia Romagna.

Il calo nel weekend: torna (in parte) l’anticiclone delle Azzorre

La domanda che tutti gli italiani si pongono con disperazione in queste ore è: “Quanto durerà questo inferno?”. Fortunatamente, un parziale sollievo è atteso proprio in concomitanza con il fine settimana. L’opprimente e letale anticiclone africano, infatti, verrà gradualmente spinto e rimpiazzato dal suo vicino molto più mite e “gentile”: il celebre anticiclone delle Azzorre (il grande assente delle ultime estati mediterranee).
Questa transizione si concretizzerà tra sabato e domenica. L’arrivo di correnti atlantiche più fresche dal Nord Europa farà scivolare il “mostro” africano verso la Grecia, garantendoci un weekend decisamente meno torrido. Attenzione però, perché lo scontro tra l’aria fresca in arrivo e l’enorme energia termica accumulata al suolo nei giorni precedenti darà inevitabilmente vita a forti temporali: un intenso fronte instabile colpirà duramente le regioni settentrionali (con rischio di grandinate), scatenando anche qualche violento temporale pomeridiano a macchia di leopardo al Centro e al Sud.

Cosa ci aspetta a settembre: l’estate infinita e il clima “ibrido”

Chi sperava di tirare definitivamente fuori dall’armadio i maglioncini leggeri e le giacche autunnali con l’arrivo di settembre, resterà deluso. I modelli meteorologici a lungo raggio parlano chiaro: l’inizio del nuovo mese sarà caratterizzato da una sostanziale e ostinata prosecuzione della stagione estiva.
Sul bacino del Mediterraneo si verrà a creare una sorta di “campo anticiclonico ibrido” (un mix tra quello atlantico e quello africano). Questo significa che, almeno fino ai giorni 2-3 settembre, l’aria oceanica riuscirà sì a stemperare in parte la furia africana, ma non la sconfiggerà del tutto. Avremo ancora un clima prevalentemente soleggiato e temperature che (pur essendo per fortuna inferiori ai pazzeschi 45 gradi di venerdì) si manterranno ancora ostinatamente superiori alla media storica di inizio settembre, specialmente al Centro e al Sud. Le uniche, vere eccezioni saranno rappresentate dall’arco alpino e prealpino, dove il passaggio di veloci perturbazioni porterà piogge e un clima decisamente più autunnale e instabile.

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