Economia
POSTE ITALIANE: RISULTATI FINANZIARI DEL PRIMO TRIMESTRE 2026

INDICATORI ALTERNATIVI DI PERFORMANCE
Poste Italiane, in linea con gli orientamenti pubblicati il 5 ottobre 2015 dall’European Securities and Markets Authority (ESMA/2015/1415), presenta in questo Resoconto, in aggiunta ai dati economico-patrimoniali e finanziari previsti dagli International Financial Reporting Standards (IFRS), alcuni indicatori da questi ultimi derivati, che forniscono al management un ulteriore parametro per la valutazione delle performance conseguite dal Gruppo. Gli indicatori alternativi di performance utilizzati sono:
EBIT (Earning before interest and taxes): indicatore che evidenzia il risultato prima degli effetti della gestione finanziaria e di quella fiscale.
EBIT margin: rappresenta un indicatore della performance operativa ed è calcolato come rapporto tra il Margine Operativo (EBIT) e i Ricavi Totali. Tale indicatore è anche presentato distintamente per ciascuna Strategic Business Unit.
EBIT ADJUSTED: si intende l’EBIT con esclusione del costo per l’accantonamento al Fondo di garanzia assicurativo dei rami vita e dei costi e proventi di natura straordinaria.
Di seguito viene riportata la riconciliazione tra EBIT ed EBIT Adjusted (milioni di euro):
UTILE NETTO EX TIM: è calcolato sottraendo dal risultato netto consolidato il valore della valutazione ad equity della partecipazione detenuta in TIM S.p.A., inclusiva degli effetti rinvenienti dalla Purchase Price Allocation (PPA).
POSIZIONE FINANZIARIA NETTA DEL GRUPPO: la somma delle Attività finanziarie, dei Crediti d’imposta ex Legge n. 77/2020, della Cassa e Depositi BancoPosta, delle Disponibilità liquide e mezzi equivalenti, delle passività per contratti assicurativi, delle attività per cessioni in riassicurazione e delle Passività finanziarie. Tale indicatore è anche presentato distintamente per ciascuna Strategic Business Unit.
ATTIVITÀ FINANZIARIE INVESTITE: Rappresentano l’ammontare delle attività/patrimoni gestiti o amministrati dal Gruppo e sono ottenuti dalla somma del Risparmio Postale raccolto dalla Capogruppo in nome e per conto della Cassa Depositi e Prestiti, della raccolta sui conti correnti postali, dei patrimoni gestiti dalla controllata BancoPosta Fondi S.p.A. SGR, nonché degli impieghi effettuati per conto della clientela su prodotti di investimento diversi dai precedenti (azioni, obbligazioni, prodotti Moneyfarm, ecc.) e delle Riserve Tecniche Assicurative del comparto Vita, che rappresentano le obbligazioni assunte nei confronti degli assicurati e dei premi di tariffa al netto dei caricamenti. La presenza all’interno di tale indicatore delle Riserve Tecniche Assicurative, calcolate analiticamente contratto per contratto, nel rispetto delle regole applicative individuate nell’Allegato 14 del Regolamento ISVAP n.22 del 4 aprile 2008 (Riserve Matematiche), ovvero secondo i principi di predisposizione del bilancio civilistico di Poste Vita S.p.A., non rende possibile l’esecuzione di una riconciliazione con le obbligazioni assicurative presentate nell’informativa finanziaria di periodo.
RENDIMENTO MEDIO PORTAFOGLIO ESCLUSA GESTIONE PRO-ATTIVA DEL PORTAFOGLIO (%): Rendimento medio del portafoglio calcolato come rapporto tra interessi attivi e giacenza media dei conti correnti (escludendo il valore della gestione proattiva del portafoglio).
POSIZIONE FINANZIARIA NETTA DELLA STRATEGIC BUSINESS UNIT CORRISPONDENZA, PACCHI E DISTRIBUZIONE: è l’indebitamento finanziario calcolato secondo lo schema raccomandato dall’ESMA European Securities and Markets Authority (ESMA32-382-1138 del 4 marzo 2021) al netto dei debiti commerciali e altri debiti non correnti che presentano una significativa componente di finanziamento implicito o esplicito e al lordo delle seguenti voci: attività finanziarie non correnti, crediti d’imposta ex Legge n.77/2020, derivati di copertura attivi correnti, crediti e debiti finanziari intersettoriali.
DEBITO FINANZIARIO LORDO: determinato come somma dell’importo nominale delle obbligazioni senior, dei finanziamenti bancari a medio-lungo termine e dell’utilizzo di linee di credito committed e uncommitted per finanziamenti a breve, con esclusione dei prestiti garantiti (ad esempio, operazioni di pronti contro termine – REPO).
RICAVI SBU SERVIZI POSTEPAY AL NETTO DEI COSTI ENERGY: rappresenta un indicatore della performance operativa della Strategic Business Unit Servizi Postepay all’interno della quale è rappresentato il nuovo business avente ad oggetto la vendita di energia elettrica e gas naturale. Tale indicatore è calcolato sottraendo ai Ricavi dell’intera SBU i costi connessi all’acquisto delle materie prime e al trasporto di energia elettrica e gas.
Di seguito la riconciliazione tra dato reported e dato gestionale della rappresentazione netta sopra descritta (milioni di euro):
Composizione della posizione finanziaria netta* (milioni di euro)
* Posizione finanziaria netta: (Surplus) / Debito netto
PROSPETTI DI BILANCIO DEL GRUPPO POSTE ITALIANE
STATO PATRIMONIALE CONSOLIDATO
PROSPETTO DELL’UTILE/PERDITA DEL PERIODO CONSOLIDATO
RENDICONTO FINANZIARIO SINTETICO CONSOLIDATO
* * *
Poste Italiane presenta la propria informativa finanziaria trimestrale su base volontaria, attraverso una rappresentazione del proprio business sintetica e focalizzata sulle informazioni rilevanti nel rispetto di quanto consentito dalla Delibera Consob n. 19770 del 26 ottobre 2016 che attribuisce facoltà agli emittenti quotati, aventi l’Italia come Stato membro d’origine, di comunicare al pubblico, su base volontaria, informazioni finanziarie periodiche aggiuntive ulteriori rispetto alle relazioni finanziarie annuali e semestrali.
Il Resoconto intermedio di gestione al 31 marzo 2026 sarà pubblicato entro il 14 maggio 2026 e messo a disposizione del pubblico presso la sede sociale, sul sito internet della Società (www.posteitaliane.it), presso il meccanismo di stoccaggio autorizzato “eMarket Storage” (www.emarkestorage.com), nonché depositato presso la società di gestione del mercato Borsa Italiana S.p.A. (www.borsaitaliana.it).
* * *
Dichiarazione del dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari
ll sottoscritto, Alessandro Del Gobbo, in qualità di Dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili del Gruppo Poste Italiane
DICHIARA
ai sensi dell’art. 154-bis comma 2 del Testo Unico della Finanza del 24 febbraio 1998 che l’informativa contabile contenuta nel presente comunicato corrisponde alle risultanze documentali, ai libri e alle scritture contabili.
Il documento contiene una sintesi di informazioni finanziarie che non dovrebbero essere considerate un sostituto del Resoconto Intermedio di Gestione al 31 marzo 2026 del Gruppo Poste Italiane.
Economia
Il “miracolo” in Abruzzo contro il caro-vita: il Comune si compra il distributore e vende la benzina e diesel a 20 centesimi in meno!
Benzina a 1,75 e Gasolio a 1,89? In Abruzzo esiste un comune che ha sconfitto il caro-carburanti! ⛽ 🤩 Mentre nel resto d’Italia si sfiorano i 2,20 euro al litro, a Valle Castellana (Teramo) sta succedendo un vero e proprio miracolo! Qualche anno fa, per evitare che l’ultimo benzinaio del paese chiudesse, il Sindaco ha deciso di far comprare il distributore direttamente al Comune. Il risultato? L’amministrazione oggi vende i carburanti praticamente al prezzo di costo, facendo risparmiare fino a 20 centesimi al litro agli automobilisti! È stata ribattezzata la “benzina del sindaco” ed è diventata un punto di riferimento per pendolari e turisti, facendo peraltro incassare al Comune ben 500.000 euro da reinvestire in servizi! Un esempio pazzesco e virtuoso che dovrebbe essere copiato in tutta Italia. Leggi la storia completa nel nostro articolo e tagga il sindaco della tua città nei commenti! 👇 👏

Redazione – Mentre in tutta Italia gli automobilisti stringono i denti e mettono mano al portafogli, svenati da distributori autostradali che espongono prezzi da capogiro (con il gasolio che ha ormai sfondato la drammatica soglia dei 2,20 euro al litro), c’è un piccolo e virtuoso angolo d’Italia dove si respira un’aria completamente diversa. Stiamo parlando di Valle Castellana, un affascinante comune incastonato nella provincia di Teramo, nel cuore verde dell’Abruzzo. Qui è in corso un esperimento amministrativo senza precedenti che sta letteralmente “facendo scuola” in tutto il Paese, dimostrando che combattere il caro-carburanti non solo è possibile, ma può persino arricchire le casse cittadine.
L’idea geniale: quando il Comune diventa “benzinaio”
Per capire questo piccolo miracolo economico bisogna fare un salto indietro nel tempo. Qualche anno fa, l’unica e ultima stazione di servizio presente sul vasto territorio comunale di Valle Castellana rischiava la chiusura definitiva. Una prospettiva drammatica per un comune montano che rischiava l’isolamento. Ma invece di alzare le braccia in segno di resa, l’amministrazione comunale, guidata dal tenace e lungimirante sindaco Camillo D’Angelo, ha preso una decisione tanto coraggiosa quanto rivoluzionaria: rilevare la stazione di servizio e puntare sulla gestione pubblica.
Quella che all’inizio sembrava soltanto una disperata operazione di salvataggio “in extremis” per non perdere un servizio essenziale, oggi, in tempi di speculazioni e prezzi alle stelle, si è trasformata in un’autentica miniera d’oro e in un modello di welfare cittadino. Il Comune, infatti, ha deciso di vendere benzina e gasolio sostanzialmente al prezzo di costo, rinunciando a fare creste e speculazioni, e permettendo agli automobilisti di risparmiare cifre enormi, dai 10 ai 20 centesimi al litro rispetto a un qualsiasi e normale self-service gestito da privati.
I prezzi del “miracolo” e il boom di entrate pubbliche
In un periodo in cui fare il pieno sembra diventato un lusso riservato a pochi, i prezzi esposti sui tabelloni del distributore di Valle Castellana sembrano provenire da un’altra epoca. Qui, la benzina viene venduta a 1,75 euro al litro, mentre il gasolio si ferma a 1,89 euro al litro. Si tratta di oro puro per i consumatori, se paragonati alle medie nazionali che gravitano stabilmente sopra i due euro.
Ma attenzione, non si tratta di un’operazione in perdita per il Comune, anzi! La mossa si è rivelata economicamente dirompente: grazie ai prezzi imbattibili e al passaparola, nel 2025 le entrate generate dal distributore comunale sono schizzate dalla modesta cifra di 75mila euro dell’anno precedente a un clamoroso incasso di 500mila euro. Soldi freschi che il Comune può reinvestire in servizi per i cittadini.
Tutti in fila per fare il pieno con la “benzina del Sindaco”
Come era facilmente prevedibile, il successo è stato travolgente. A beneficiare di questa oasi del risparmio non sono soltanto i circa 800 abitanti sparsi nelle quasi 40 frazioni che compongono il comune di Valle Castellana. Il distributore si è trasformato in una tappa obbligata e in un vero e proprio punto di riferimento per l’intero territorio. Alle pompe si mettono regolarmente in fila pendolari che attraversano la provincia per lavoro, mezzi commerciali, e soprattutto tantissimi turisti diretti verso le bellezze paesaggistiche del vicino Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
Un modello da esportare per sconfiggere i rincari
Ormai da tutti, in zona, è stata affettuosamente ribattezzata “la benzina del sindaco”. Quello di Valle Castellana non è più solo un semplice distributore di paese, ma il simbolo vivente che le istituzioni locali, se gestite con intelligenza e coraggio, possono davvero tutelare i propri cittadini dalle speculazioni globali. Un esempio virtuoso e illuminante che dovrebbe fare scuola: chissà che altri sindaci, da Nord a Sud, non decidano presto di seguire le orme dell’Abruzzo per dare un taglio netto al caro-vita.
Economia
Il bluff di Siena: Mps prova a salvarsi comprando tutto quello che trova
Messa alle strette da un’offerta che non può reggere sul piano dei numeri, Monte dei Paschi di Siena ha scelto la via più rumorosa: invece di rispondere all’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo l’8 giugno con argomenti solidi, ha annunciato di voler comprare — in un colpo solo — Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa che ha più il sapore della fuga in avanti che quello di un piano industriale.

Ma Intesa non sta a guardare, in vista un esposto alla Consob
Redazione- Messa alle strette da un’offerta che non può reggere sul piano dei numeri, Monte dei Paschi di Siena ha scelto la via più rumorosa: invece di rispondere all’Opas da 30,6 miliardi di euro lanciata da Intesa Sanpaolo l’8 giugno con argomenti solidi, ha annunciato di voler comprare — in un colpo solo — Banco Bpm e Banca Generali. Una mossa che ha più il sapore della fuga in avanti che quello di un piano industriale.
## La coerenza, questa sconosciuta
Fino a poche settimane fa il Monte giurava sulla propria autonomia, presentandosi come istituto capace di camminare da solo. Oggi cambia versione e si trasforma, nel giro di poche ore, nell’aspirante conquistatore di due banche insieme, per un controvalore complessivo di 34 miliardi. Un rovesciamento di fronte così repentino da far sospettare che, più che un progetto meditato, si tratti di un espediente cucito in fretta per rendere Mps troppo ingombrante da digerire. Lo dice chiaramente anche Ignazio Angeloni, economista ed ex membro del Consiglio di vigilanza della Bce: la definisce una manovra difensiva e insieme offensiva, nata dall’opportunità del momento più che da una strategia costruita nel tempo — e, con una battuta, suggerisce all’ad Lovaglio di chiamare in soccorso Tom Cruise, quello di Mission Impossible.
Non è un dettaglio da poco: significa che il consiglio di amministrazione senese ha tenuto in un cassetto per mesi la carta dell'”indipendenza” salvo tirarne fuori un’altra, ben più aggressiva, non appena l’acqua è arrivata alla gola.
## “Pensiero magico”, dice il Financial Times
Se la stampa finanziaria internazionale usasse la diplomazia, qui l’avrebbe abbandonata volentieri. Il Financial Times boccia l’operazione senza appello, definendola bizzarra e, soprattutto, controproducente. E i motivi non mancano: i prezzi messi sul piatto per le due prede sono tutt’altro che generosi — zero premio per Bpm, appena il 10% per Generali — mentre l’idea di orchestrare quella che di fatto sarebbe una fusione a quattro sportelli, contando anche la recentissima acquisizione di Mediobanca, richiederebbe, sempre secondo il quotidiano britannico, un ottimismo al confine con il “pensiero magico”. Il verdetto è tagliente: questa strategia difensiva rischia di sortire l’effetto opposto a quello sperato, trasmettendo agli azionisti l’idea di un consiglio disposto a tutto pur di non arrendersi a Intesa — e finendo così per spingerli proprio tra le braccia di Ca’ de Sass.
## Il mercato non ci crede, e nemmeno il Cda
I numeri, del resto, parlano chiaro. Nella seduta successiva all’annuncio tutti i titoli coinvolti nell’operazione hanno perso terreno, mentre l’offerta di Intesa ha continuato imperterrita a viaggiare a premio. Persino gli analisti più cauti nel giudizio, come quelli di Kepler, pur riconoscendo una qualche logica finanziaria al piano, ne segnalano il tallone d’Achille: nessun sostegno preventivo da parte di Crédit Agricole, primo socio di Bpm, né delle Assicurazioni Generali, che controllano Banca Generali. Autonomous è ancora più diretta e parla di un rischio di esecuzione significativo, dubitando apertamente che gli azionisti del Monte siano disposti a rinunciare al premio garantito da Intesa per inseguire un disegno tanto barocco quanto incerto.
E se il mercato storce il naso, lo stesso fa una parte del consiglio di amministrazione di Mps: la delibera è passata solo a maggioranza, con quattro consiglieri che hanno scelto di astenersi su un progetto giudicato ancora avvolto da troppe incognite industriali, finanziarie e regolamentari. Difficile immaginare un endorsement più tiepido da parte di chi il piano lo conosce dall’interno.
## Intesa non sta a guardare
Mentre Siena gioca d’azzardo, Intesa Sanpaolo alza il livello dello scontro passando dal terreno finanziario a quello legale. Il gruppo guidato da Carlo Messina ha messo al lavoro i propri avvocati per valutare un esposto alla Consob, con l’obiettivo dichiarato di tutelare l’integrità del mercato e la corretta informazione degli azionisti. Sotto la lente ci sarebbero, tra l’altro, la tempistica di convocazione dell’assemblea straordinaria del Monte, fissata per il 29 ottobre, e le modalità con cui le decisioni del board sarebbero circolate — a quanto pare informalmente e con largo anticipo — nonostante Mps sia sottoposta alla passivity rule fin dal giorno dell’annuncio dell’Opas.
## Una difesa che si può ritorcere contro chi l’ha costruita
Alla fine, il quadro che emerge da fonti tutt’altro che concordi nel giudizio converge comunque su un punto: la mossa a tenaglia di Mps assomiglia più a un azzardo da tavolo da poker che a un progetto industriale meditato. E come tutti gli azzardi, può andare storta. Se il sostegno dei soci — quelli del Monte non meno di quelli delle due prede designate — dovesse mancare, l’intera architettura rischia di crollare su se stessa, lasciando Mps ancora più isolata e, paradossalmente, regalando nuova credibilità proprio all’offerta che avrebbe voluto scongiurare: quella di Intesa Sanpaolo, concreta, già definita e priva delle incognite di governance e di esecuzione che continuano a pesare sul piano senese.
Economia
Il tesoro “congelato” degli italiani: 1.163 miliardi fermi per paura del futuro. L’On. Mazzocchi lancia il CRI per rilanciare il Paese
Oltre mille miliardi di euro fermi nei conti correnti degli italiani per paura del futuro. L’On. Mazzocchi lancia la ricetta per sbloccare l’Italia: il CRI! 💶 🇮🇹 C’è una montagna di liquidità inattiva e “congelata” (ben 1.163 miliardi di euro) nei conti bancari delle famiglie italiane. Un tesoro inestimabile che viene letteralmente eroso dall’inflazione giorno dopo giorno, bloccato non dalla ricchezza, ma dal terrore dell’incertezza futura. Per sbloccare questa paralisi economica, l’On. Antonio Mazzocchi (Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti) ha appena lanciato un’ambiziosa proposta legislativa: l’istituzione del Certificato Risparmio Italia (CRI). Uno strumento d’investimento sicuro, garantito al 100% dallo Stato e totalmente esentasse sulle plusvalenze, progettato per convogliare questi risparmi inattivi verso le Piccole e Medie Imprese (PMI) e le grandi infrastrutture nazionali. “È l’unica via per finanziare il più grande piano di investimenti di tutti i tempi per il nostro Paese, senza gravare di un centesimo sul debito pubblico!”, spiega Mazzocchi. Leggi i dettagli tecnici ed economici della proposta nel nostro nuovo articolo! 👇 📈

Redazione – C’è una cifra che, da sola, fotografa meglio di qualsiasi sondaggio l’attuale stato d’animo, le ansie e le insicurezze del nostro Paese: 1.163 miliardi di euro. È questa la mastodontica e quasi incalcolabile somma di denaro che i cittadini italiani, in questo preciso momento storico, tengono ostinatamente ferma e immobile tra depositi bancari e conti correnti tradizionali. Di fronte a questo dato sconcertante interviene con forza l’Onorevole Antonio Mazzocchi, Presidente del movimento politico Cristiano Riformisti, lanciando un allarme economico e, parallelamente, una coraggiosa proposta legislativa per sbloccare l’Italia: la creazione del CRI (Certificato Risparmio Italia).
La paura del futuro paralizza la liquidità: un Paese bloccato
«Come Movimento dei Cristiano Riformisti – esordisce con tono fermo l’On. Mazzocchi – esprimiamo il nostro più profondo stupore di fronte ai dati finanziari recenti che attestano la presenza di ben 1.163 miliardi di euro fermi nelle banche. Attenzione: questa ingente e mostruosa somma di denaro non è un segnale di una diffusa povertà tra la popolazione, ma non è nemmeno, al contrario, un indicatore di ricchezza diffusa e benessere economico».
Qual è dunque la vera diagnosi di questo fenomeno? Secondo il leader dei Cristiano Riformisti, la risposta è squisitamente psicologica e sociale. Questa liquidità “congelata” rappresenta la diretta conseguenza di una forte, radicata e persistente incertezza sul futuro. Le famiglie italiane, spaventate dalle crisi internazionali, dai rincari e dall’instabilità, preferiscono rinunciare ai consumi e agli investimenti, letteralmente congelando la propria liquidità nei conti correnti, pur sapendo che così facendo il loro potere d’acquisto viene lentamente eroso dall’inflazione galoppante.
La proposta legislativa: nasce il Certificato Risparmio Italia (CRI)
Il rischio di questa immobilità finanziaria è che l’intero sistema produttivo nazionale finisca per asfissiare. Per rispondere in modo concreto e strutturale a questa paralisi, l’On. Mazzocchi lancia una sfida al Parlamento: «Come Movimento dei Cristiano Riformisti lanciamo ufficialmente una proposta legislativa urgente per l’istituzione del CRI, ovvero il Certificato Risparmio Italia».
L’obiettivo centrale di questa ambiziosa norma è quello di scuotere il mercato, riuscendo a mobilitare una quota estremamente significativa di questa enorme liquidità improduttiva (che altrimenti verrebbe “mangiata” giorno dopo giorno dall’inflazione) e trasformandola in energia vitale per il Paese. Il tutto, garantendo in ogni momento la massima e totale tutela del piccolo risparmiatore e delle famiglie.
Zero tasse e garanzia di Stato: come funzionerà il CRI
Ma come si strutturerà tecnicamente il CRI per convincere gli italiani a sbloccare i propri sudati risparmi? La risposta dei Cristiano Riformisti poggia su due fattori chiave: sicurezza granitica e agevolazioni fiscali irrinunciabili. Il CRI si configurerà come un canale di investimento assolutamente sicuro e interamente garantito dallo Stato Italiano.
I fondi che verranno raccolti attraverso questo strumento finanziario innovativo non andranno a foraggiare speculazioni internazionali, ma verranno convogliati e vincolati esclusivamente verso due pilastri strategici per la sopravvivenza della nostra economia: l’acquisto di Bond emessi dalle Piccole e Medie Imprese (PMI) italiane, vero motore del nostro tessuto lavorativo, e il finanziamento dei grandissimi progetti infrastrutturali nazionali di cui l’Italia ha disperatamente bisogno. Per attrarre i cittadini, la proposta di legge prevede fortissime agevolazioni fiscali, tra cui spicca la totale esenzione dalle tasse sulle plusvalenze per i sottoscrittori.
Il più grande piano di investimenti senza toccare il debito pubblico
La visione politica ed economica di Mazzocchi è chiara e mira a ribaltare il paradigma della “spesa a debito”. «Come Movimento dei Cristiano Riformisti siamo fermamente convinti del fatto che il Certificato Risparmio Italia possa e debba diventare il motore principale per far schizzare in alto il PIL nazionale, stimolando una crescita economica reale e portando a una solida ripresa occupazionale», conclude l’Onorevole.
Attraverso questa misura di ingegneria finanziaria, infatti, il Governo centrale avrebbe la straordinaria e irripetibile possibilità di facilitare e finanziare il più imponente Piano di Investimenti strutturali di tutti i tempi per il nostro Paese, con un vantaggio inestimabile: tutto ciò avverrebbe senza attingere alle casse statali e senza gravare in alcun modo sul debito pubblico italiano, trasformando la paura dei cittadini nel carburante per la rinascita dell’Italia.
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