Redazione- Chi si occupa di psicologia dei gruppi e delle organizzazioni conosce bene la dinamica: un individuo competente, integro, portatore di pensiero critico entra in un sistema – aziendale, familiare o istituzionale – e, nel tempo, o si integra e trova il suo “posto” adempiendo al ruolo che gli è stato assegnato e tenendosi al ”suo posto” oppure il sistema lo rigetta come un organo trapiantato che un organismo non sopporta. Non per demerito. Non per incompetenza. Ma perché ogni sistema ha bisogno di persone che ricoprano certi posti ed il ruolo è un posto, inserito all’interno di una dinamica sistemica.
È da questa osservazione clinica e organizzativa che prende forma “LA PECORA NERA” (2026), il nuovo libro di Tatiana Coviello, HR Advisor, psicologa e coach certificata ICF, autrice già nota per il suo lavoro pionieristico sul rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale con “Nemmeno gli struzzi lo fanno più. Vivere bene con l’Intelligenza Artificiale” (2019).
.
Il nuovo libro si inserisce in un campo di ricerca consolidato, ma ancora poco divulgato al grande pubblico: quello della psicologia sistemica applicata ai contesti organizzativi e familiari, con uno sguardo che integra la prospettiva della psicologia sociale, del coaching e della teoria dei sistemi.
L’effetto pecora nera: dal costrutto teorico alla vita quotidiana
La psicologia sociale ha formalizzato da decenni il cosiddetto “black sheep effect”, descritto da Marques e Yzerbyt negli anni Ottanta¹: i membri di un gruppo tendono a giudicare più severamente coloro che, pur appartenendo al proprio gruppo, ne violano le norme condivise e spesso non scritte, rispetto a individui esterni che compiono le stesse azioni. Il motivo è di natura identitaria: il membro deviante minaccia la coesione e l’immagine collettiva del gruppo, e per questo viene giudicato — e spesso escluso — con maggiore severità rispetto a chi commette le stesse azioni provenendo dall’esterno.
Coviello riprende questa dinamica fondamentale e la traspone nei sistemi organizzativi e familiari con rigore analitico. Il suo contributo non si limita alla descrizione del fenomeno: propone uno spostamento epistemologico fondamentale. La domanda che tipicamente si pone chi occupa quel ruolo – “Che problema ho? Sono io il problema?” – viene smontata e sostituita da una più proattiva: “Quale funzione sto assolvendo all’interno di questo sistema?”. Questo passaggio dalla psicologia individuale alla lettura sistemica è forse il cuore teorico del libro. Non si tratta di consolazione o di attribuzione di colpe esterne, ma di un’operazione epistemica: ampliare il frame interpretativo per includere le dinamiche del sistema nel quale l’individuo è immerso.
Identità e ruolo: una distinzione clinicamente rilevante
Uno degli snodi più significativi del testo riguarda la distinzione tra ruolo e identità. Nella tradizione psicodinamica e sistemica, il ruolo è una funzione che il gruppo assegna a un membro per mantenere il proprio equilibrio omeostatico. Non è un dato della persona, ma una costruzione relazionale. Eppure, quando questo ruolo viene prolungato nel tempo, può internalizzarsi e diventare parte dell’identità soggettiva: la persona smette di fare la pecora nera e comincia a essere (o credere di essere) la pecora nera.
[Nota dell’autrice: Nel libro esploro diverse tipologie di pecora nera — non solo quella che disturba o si distingue, ma anche quella silenziosa, quella che regge tutto, quella eccellente e quella grigia. In un modo o nell’altro, siamo tutti una pecora nera in qualche sistema: in azienda, in famiglia, in ogni contesto relazionale.]
Coviello lavora precisamente su questa frontiera, accompagnando chi legge nel riconoscere quando l’etichetta ricevuta dal sistema è diventata una auto-percepita caratteristica stabile del sé, lavorando su una distinzione clinicamente rilevante, che permette di uscire dall’identificazione con il ruolo senza negare l’esperienza vissuta.
Questa prospettiva si collega direttamente a concetti centrali nella psicologia dello sviluppo e clinica: il sé narrativo (Bruner², McAdams³), i meccanismi di proiezione e identificazione proiettiva descritti dalla tradizione kleiniana, e la nozione di ruolo familiare patologizzante già esplorata da Bowen⁴ e Minuchin⁵ nell’ambito della terapia sistemica familiare.
Il sistema che emargina: dinamiche di potere e regolazione del gruppo
Ma perché i sistemi producono pecore nere? La risposta di Coviello è in linea con la teoria dei sistemi complessi: ogni sistema tende all’autoconservazione e alla riduzione dell’ansia interna. Chi rende visibili le tensioni implicite, chi nomina ciò che il gruppo non vuole nominare, chi porta chiarezza là dove vige l’ambiguità funzionale è una persona che assolve una funzione critica, ma scomoda. Diventa il portatore designato del disagio collettivo.
In termini più tecnici, si tratta di quello che Wilfred Bion⁶ avrebbe descritto come la “basic assumption” del gruppo: la tendenza, cioè, del gruppo a organizzarsi intorno a dinamiche difensive primitive (dipendenza, attacco-fuga, accoppiamento) quando la coesione è minacciata. La pecora nera, in questa lettura, è spesso colui o colei che resiste alla basic assumption e cerca di operare nel work group, cioè in modalità orientata alla realtà e al compito. Il sistema percepisce questa resistenza come una minaccia e risponde con l’esclusione. Il libro non cita mai esplicitamente Bion, ma il percorso che propone è coerente con questa tradizione: riconoscere la dinamica, non personalizzarla, scegliere consapevolmente come rispondervi.
“La Voce”: un esperimento di co-intelligenza
Un elemento editoriale che merita attenzione specifica da parte dei lettori di Anankenews riguarda l’innovazione metodologica introdotta da Tatiana Coviello. In alcuni snodi chiave del testo, l’autrice ha integrato dei QR code che danno accesso a uno strumento di intelligenza artificiale denominato “La Voce”, che non è un chatbot generico, ma un interlocutore addestrato specificamente sulla struttura del libro, progettato per fare domande anziché fornire risposte. L’intento dichiarato dall’autrice con “La Voce” è quello di trasformare la lettura in un processo attivo di elaborazione, il cui il lettore è portato di fronte alla propria situazione concreta, stimolando un pensiero riflessivo che non si esaurisce nella lettura passiva. Coviello chiama questo approccio “Co-Intelligenza”, un uso consapevole dell’IA non come sostituto del pensiero critico, ma come amplificatore di esso. Cosa che l’Autrice mette in pratica da anni. Da una prospettiva psicologica, questo strumento si avvicina a ciò che la ricerca sul “questioning cognitivo” e sull’apprendimento trasformativo (Mezirow⁷) ha identificato come fattore chiave nel cambiamento dei frame interpretativi: la domanda giusta, posta nel momento giusto, ha un potere destabilizzante e rigenerativo che la risposta preconfezionata non può avere.
Un libro che si inscrive in un percorso
“La Pecora Nera” è il primo libro di una serie di libri. Il prossimo volume, annunciato per luglio 2026 con il titolo “Non sei rotto. Sei smontato”, suggerisce una traiettoria terapeutica precisa: dal riconoscimento della dinamica sistemica (questo libro) alla ricostruzione intenzionale del sé (il prossimo libro). Una progressione che richiama il classico percorso della psicoterapia breve e del coaching trasformativo: prima si nomina il pattern, poi lo si rielabora. Per i lettori di Anankenews – tra loro professionisti della salute mentale, ricercatori, educatori, clinici – questo libro offre uno strumento di riflessione che ha valore sia sul piano personale che professionale. Comprendere come funziona l’etichettamento sistemico, come si costruisce il ruolo del deviante all’interno di un gruppo e come si può distinguere ruolo da identità è una competenza trasversale che attraversa la clinica, la pedagogia e le scienze organizzative.
Tatiana Coviello
LA PECORA NERA. Sentirsi fuori posto non è un problema. È una posizione (2026).
Per conoscere l’Autrice: [www.tatianacoviello.it](http://www.tatianacoviello.it)
Per acquistare il libro: [Amazon](https://amzn.eu/d/09vBi2LZ)
Note
¹ José Marques e Vincent Yzerbyt. Marques è professore di psicologia sociale all’Università di Porto; Yzerbyt è professore all’Università Cattolica di Lovanio (Belgio). Sono tra i principali ricercatori europei sulla psicologia dei gruppi e hanno formalizzato l’effetto pecora nera dimostrando sperimentalmente come i gruppi tendano a sanzionare i propri membri devianti con maggiore severità rispetto agli esterni, per proteggere la coerenza dell’identità collettiva.
² Jerome Bruner (1915–2016). Psicologo e pedagogista statunitense tra i più influenti del Novecento. Fondatore della psicologia cognitiva e culturale, ha elaborato la teoria del sé narrativo sostenendo che gli esseri umani costruiscono la propria identità attraverso le storie che raccontano di sé: non siamo ciò che siamo, ma il racconto che facciamo di noi.
³ Dan P. McAdams. Psicologo della personalità alla Northwestern University (Chicago), ha sviluppato la teoria dell’identità narrativa, secondo cui l’identità adulta si forma come una storia personale interiorizzata (con protagonisti, scene nucleari, temi e conclusioni) che ogni individuo costruisce nel corso della vita.
⁴ Murray Bowen (1913–1990). Psichiatra e terapeuta familiare statunitense, fondatore della terapia sistemica familiare. Ha introdotto concetti fondamentali come la differenziazione del sé, la trasmissione multigenerazionale dei pattern relazionali e il triangolo relazionale, strumenti ancora centrali nella clinica familiare contemporanea.
⁵ Salvador Minuchin (1921–2017). Psichiatra argentino-statunitense, padre della terapia strutturale della famiglia. Ha elaborato il concetto di struttura familiare come sistema di regole implicite che organizzano i ruoli e le interazioni tra i membri, mostrando come certi ruoli patologizzanti vengano assegnati e mantenuti dal sistema familiare per preservarne l’equilibrio.
⁶ Wilfred Bion (1897–1979). Psicoanalista britannico di origine indiana, allievo di Melanie Klein e figura centrale nella psicoanalisi dei gruppi. Nella sua opera “Experiences in Groups” (1961) ha descritto come i gruppi oscillino tra il “work group” (orientato al compito reale) e le “basic assumptions” (stati mentali difensivi collettivi (dipendenza, attacco-fuga, accoppiamento) che il gruppo adotta inconsciamente per evitare l’ansia.
⁷ Jack Mezirow (1923–2014). Sociologo e teorico dell’educazione statunitense, professore alla Columbia University. Ha sviluppato la teoria dell’apprendimento trasformativo, secondo cui il cambiamento profondo negli adulti avviene attraverso la messa in discussione dei “frame of reference”, le strutture di assunzioni e aspettative che filtrano l’esperienza solitamente innescata da un “disorienting dilemma”, cioè un’esperienza destabilizzante che costringe a rivedere le proprie certezze.