Cultura
“RITMI IN SPIRITO” | NELLA POESIA UN RIFUGIO DI LIBERTÀ
Redazione- In un mondo che corre verso l’uniformità di pensiero, Carlo Parducci emerge con la sua nuova opera dal titolo “Ritmi in spirito”, rivendicando il ruolo del poeta come coscienza inespressa della società. «Durante la mia vita – rivela l’autore che vive a Treviso – ho sempre cercato, nei momenti più significativi, di fermare in versi le sensazioni che provavo». Scrivere diventa, così, un atto di coraggiosa resistenza: è la scelta del “diverso” che accetta il rischio dell’isolamento pur di non piegarsi al pensiero unico. Contro il rumore assordante della collettività indistinta, l’autore innalza il sano individualismo come un baluardo, trasformando la sofferenza e l’esperienza vissuta in una limpida testimonianza di libertà interiore. «Il ritmo – afferma – è la cifra distintiva di ogni poeta. Ciò che rende immortali i versi è la risonanza che essi hanno con il sentire della creatura umana in ogni luogo ed ogni epoca».
Il libro – pubblicato nella collana “Altre Frontiere – Arabo” dell’Aletti Editore – non è una semplice antologia, ma un pellegrinaggio dell’anima in cui la parola si fa carne e spirito. Il poeta qui non è un semplice letterato, ma la coscienza inespressa della società: una figura scomoda che rifiuta di allinearsi agli altri, preferendo la profondità del pensiero critico all’apatia della massa. «La voce del poeta – scrive, nella Prefazione, il maestro Giuseppe Aletti, poeta, editore e formatore – è consapevole: chi scrive ha vissuto, sofferto, amato, perduto e restituisce tutto con parole nitide, a volte severe, ma sempre sincere». La silloge raccoglie una serie di testi che esplorano gli stati d’animo dell’autore nei vari momenti in cui sono stati fermati su carta, e ne sottolineano l’universalità: il rapporto con il padre creatore, l’amore come dedizione, la natura, l’incapacità di liberarsi da catene immaginarie o reali, l’ansia dell’abbandono, l’odio per la sopraffazione, i dubbi esistenziali, la paura della morte, la luna. La sua scrittura è nitida, icastica, sempre intrisa di una sincerità disarmante, poiché dettata dal “fanciullino” che è in lui e dalla linearità di pensiero. È il frutto di chi ha vissuto, amato e sofferto, riuscendo a scorgere la bellezza e la verità laddove l’occhio si ferma. L’ispirazione nasce dallo stupore: quello sguardo dell’anima che sa cogliere l’essenza invisibile delle cose: «È ciò che sta dentro alle cose che va portato alla luce e tradotto in immagini suggerite da parole con ritmo». Contro ogni barriera culturale, l’opera – disponibile anche nella versione e-book – è stata tradotta in lingua araba dal celebre accademico e scrittore Hafez Haidar, pluricandidato al Premio Nobel.
La voce poetica di Parducci è un atto di verità interiore che difende la dignità umana contro ogni sopruso. «Voglio trasmettere il ribrezzo per la prevaricazione dell’uomo sull’uomo in tutte le sue forme chiare o subdole. Inoltre, la certezza che ciascun essere umano è unico e speciale». L’opera “Ritmi in spirito” sarà presentata negli spazi Aletti Editore al Salone Internazionale del Libro di Torino, che tornerà ad animare il Lingotto Fiere dal 14 al 18 maggio 2026. «Rappresenta per me un grande onore – commenta il poeta – che non è solo “vanitas”, ma è consapevole contributo, seppur piccolo, alla multiforme complessità e internazionalità della manifestazione».
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Il viaggio Metafisico e Onirico di Silla Campanini: l’artista poliedrica che dipinge i sogni e scava nell’inconscio umano
LA PITTRICE DEI SOGNI E DELLA PACE: Alla Scoperta della straordinaria, poliedrica ed emozionante arte Metafisica di Silla Campanini! (A cura della meravigliosa Angela Kosta) 🎨 🖌️ Ci sono delle anime particolarissime, rare, irrequiete e meravigliosamente “sensibili” che nascono con un dono magico: sanno percepire le emozioni umane più segrete, quelle che tutti noi nascondiamo, e riescono a dipingerle con prepotenza sulla Tela Nuda trasformandole in “Opere D’Arte”! È esattamente questo l’incredibile e vertiginoso mondo interiore di SILLA CAMPANINI! Originaria della meravigliosa e vivissima provincia di Bologna (in particolare la bella Pieve di Cento), Silla è da decenni un’artista “Eclettica e Totale” famosissima a livello Internazionale, consacrata e lodata perfino dalla severissima Critica! La particolarità della sua particolarissima Arte? Silla non dipinge “paesaggi reali”, ma Dipingei i SOGNI! Sulle sue Tele misteriose e ipnotiche trionfano la “Fantasia” assoluta, la grande “Astrazione Metafisica” e un particolarissimo e spiccato “Simbolismo”! Fermarsi ad ammirare le Sfumature e i colori caldi di un Quadro di Silla Campanini non è un semplice esercizio di estetica per gli occhi: significa letteralmente farsi “Frugare Dentro”, affrontare i propri ricordi, scavare tra i Meandri nascosti del proprio Inconscio psicologico e delle proprie paure, tirando fuori la vera Natura che cerchiamo disperatamente di nascondere al mondo esterno! E la sua è un’Arte che porta un grandioso e necessario Messaggio Universale: Silla ha infatti lavorato a strettissimo contatto con il famosissimo Poeta Palestinese Munir Mezyed, utilizzando l’arte della Pittura come “Ponte per la PACE e per la fine delle Ostilità tra i Popoli”! Nominata addirittura “Accademico d’Onore”, le sue ipnotiche opere sono esposte nelle Gallerie e nei Musei più importanti! Leggi la bellissima retrospettiva dedicata a questa Donna e Pittrice Straordinaria! 👇 🖼️ Voi preferite i classici Quadri rassicuranti (con semplici paesaggi, tramonti, campagne e ritratti fotografici) oppure amate tantissimo lasciarvi trasportare e suggestionare dai famigerati Quadri Surrealisti, Atratti e Simbolici che ci spingono a “sforzare” l’immaginazione per interpretarli con la mente? Siete d’accordo sul fatto che la vera “Cultura” (insegnata nelle scuole) e i pennelli siano le pochissime Armi rimaste per spingere le generazioni verso una vera Pace Mondiale, sconfiggendo finalmente l’Odio? Diteci la vostra sviscerando a fondo le vostre emozioni nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e OVUNQUE questo bellissimo articolo culturale per celebrare ed Esaltare la bravura dei grandi Artisti del Nostro Territorio!
Bologna – Ci sono anime irrequiete e meravigliosamente sensibili che nascono con un dono speciale: la capacità innata di vedere ciò che gli occhi delle persone comuni non riescono a scorgere. Sono anime che sentono il bisogno fisico e viscerale di trasformare le proprie emozioni più intime in forme, segni e macchie di colore. Tra queste rarissime e preziose figure spicca senza ombra di dubbio la straordinaria Silla Campanini, un’artista eclettica, totale e profondamente poliedrica che ha dedicato la sua intera esistenza all’Arte Moderna e alla Letteratura. Nata nella ricca e stimolante provincia di Bologna, Silla ha manifestato fin da bambina una fortissima, quasi ancestrale attrazione per la materia nuda, per “la terra” e per la dirompente magia del colore.
Dal percorso educativo all’impegno per la Pace Mondiale
La storia professionale e artistica di Silla Campanini è tutt’altro che lineare o banale. La sua immensa esperienza si è infatti sviluppata, stratificata e arricchita nel tempo attraverso percorsi molto diversi e complementari tra loro: dalle rigorose consulenze tecniche in ambito giudiziario (CTU), fino alla nobile vocazione per l’insegnamento. Nel suo fondamentale ruolo di “educatrice all’immagine”, ha riversato la sua passione vulcanica collaborando attivamente alla realizzazione di innumerevoli e ambiziosi progetti pittorici ed educativi presso prestigiosi istituti sia pubblici che privati.
Ma l’Arte, per Silla, non è mai stata un puro e sterile esercizio estetico, bensì un potentissimo strumento etico, un ponte invisibile capace di unire le genti. Non è un caso che l’artista mantenga fortissimi legami e collaborazioni internazionali, riconoscendo proprio nella pittura e nella creatività un veicolo imprescindibile di Pace e di sacra fratellanza tra i popoli. Una vocazione universale che si è sublimata nella meravigliosa collaborazione con il grande e sensibile poeta palestinese Munir Mezyed (attualmente residente in Romania), con il quale ha coraggiosamente avviato e fondato il grande progetto internazionale denominato “Arte e Poesia”.
L’Astrazione Metafisica: un viaggio nei meandri dell’Inconscio
Ma cosa si prova davvero fermandosi ad ammirare una tela firmata da Silla Campanini? Significa essenzialmente intraprendere un tuffo vertiginoso all’interno di se stessi. Nelle sue particolarissime opere pittoriche, l’autrice propone una cifra stilistica di una forza e di un’originalità dirompenti. Sulla tela, la fantasia sfrenata, l’allegoria, il simbolismo puro e l’astrazione metafisica si intrecciano indissolubilmente, creando una dimensione fluttuante e magicamente sospesa tra il sogno e la realtà cruda.
Il suo è un vero e proprio e particolarissimo viaggio introspettivo, un’esplorazione onirica che si spinge volutamente al di fuori dei freddi concetti di “spazio” e “tempo” reale, andando ostinatamente alla febbrile ricerca dei meandri più reconditi e oscuri delle cosiddette forme-pensiero che si annidano segretamente nell’inconscio collettivo dell’umanità. Da queste pennellate ipnotiche emerge prepotente una dimensione “profondamente umana”, capace di mettere a nudo le debolezze, le paure e le fragilità più nascoste della nostra interiorità.
Il parere della Critica: da Pasolino a Lidia Peritore
Questo particolarissimo linguaggio pittorico ha, ovviamente, stregato ed incantato i più severi critici d’arte. Secondo il noto studioso Alfredo Pasolino, nei quadri della Campanini «si incontrano e si fondono miracolosamente la Realtà e il Simbolo», magicamente trasfigurati attraverso l’uso sapiente della metafora. La sua ricerca artistica si nutre del prezioso nettare della Memoria passata e della «drammatizzazione interiore», prendendo per mano l’osservatore ignaro e conducendolo dolcemente, ma inesorabilmente, verso le stanze più segrete e profonde dell’anima.
Sulla stessa, illuminante lunghezza d’onda si pone l’analisi di Lidia Peritore, che ha voluto giustamente sottolineare la particolare e quasi sovrannaturale forza comunicativa di queste opere. Una forza affidata interamente a un linguaggio “non verbale”, primitivo, silenzioso, ma spaventosamente capace di trasmettere fortissime emozioni o di suscitare suggestioni diametralmente opposte a seconda del vissuto psicologico di chi si ferma ad osservare l’opera. «La sua pittura nasce da un gesto intimo e consapevole: il pennello seleziona instancabilmente tonalità calde e fredde, dando vita ad effetti visivi che possono (e devono) essere interpretati liberamente».
Pieve di Cento, le cariche prestigiose e il Premio alla Carriera
Dagli ormai lontani anni Ottanta fino ad oggi, Silla Campanini ha animato e impreziosito instancabilmente la vita artistica del proprio amato territorio d’origine (in particolar modo a Pieve di Cento), allestendo infinite esposizioni collettive e personali. Ma la sua fama ha valicato e abbattuto prestissimo i confini nazionali. Le sue affascinanti opere sono oggi orgogliosamente custodite in preziosi libri d’arte, autorevoli cataloghi, gallerie d’arte moderna, musei internazionali e lussuose strutture private e pubbliche.
Il suo curriculum istituzionale è a dir poco sbalorditivo: nel 2016 è entrata a far parte degli artisti del Dipartimento di Arte e Cultura dell’Accademia delle Scienze e delle Arti di Belgrado. È stata brillante Vicepresidente della Writers Capital Foundation e membro stabile della Fondazione Internazionale Munir Mezyed. Inoltre, l’illustre Ateneo Internazionale degli Empedoclei (guidato dal prof. Alfonso Mula) le ha conferito il titolo assoluto di Accademico d’Onore e un prestigioso riconoscimento Honoris Causa.
La vera “ciliegina sulla torta” di questo percorso incredibile e luminoso è giunta proprio di recente, nel mese di ottobre 2023, quando la Writers Capital Foundation (presieduta dal professor Preeth Nambier) le ha conferito il meritatissimo Premio alla Carriera. Un riconoscimento sublime e doveroso per una donna straordinaria, capace di prendere in mano un pennello, intingerlo nel colore puro, e trasformarlo magicamente in una chiave universale per aprire la porta dei nostri Sogni e curare l’Animo umano.
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“Dove la notte non arriva”: l’emozionante e struggente inno alla Rinascita nella nuova Poesia del giovane autore kosovaro Fejzë Demiri
“NON MI HA SALVATO L’ASSENZA DELLA TEMPESTA… MI HA SALVATO FARE UN PASSO DOPO L’ALTRO!”. L’Emozionante Poesia del giovanissimo autore kosovaro Fejzë Demiri sul Coraggio di resistere e sconfiggere le Tenebre del Dolore! 🌠 💔 Ci sono rari momenti nella vita in cui una Poesia ci colpisce così forte dritto nel Petto, da toglierci il fiato, facendoci scendere una lacrima silenziosa e costringendoci a specchiarci nelle nostre stesse, intime e spaventose paure. La meravigliosa, cruda ed Emozionante poesia che vi proponiamo oggi (intitolata “Dove la Notte non arriva”) è un vero e proprio Inno Straziante e Bellissimo alla Resilienza dell’Essere Umano, firmato magistralmente dalla penna del giovanissimo talento Fejzë Demiri (nato in Kosovo nel 1997 e studioso di Psicologia a Pristina). Il Poeta racconta del momento esatto in cui, con “il cuore stretto tra pietra e vento”, ci si ritrova ad attraversare Notti Nere e Buie che non hanno nemmeno un nome. Quando ci si ritrova schiacciati dalla depressione o dalle tragedie, spiega l’autore con versi chirurgici e potentissimi, a salvarti non è “L’assenza delle Tempeste”, ma è lo sforzo Titanico, silenzioso e difficilissimo di Fare un solo e povero Passo. Un passo, e poi un altro. Soprattutto quando tutto il Mondo ti crolla addosso e le strade sembrano urlarti “Di non esistere Più”! Una riflessione esistenziale maestosa, che si chiude con l’accettazione finale Stoica e Coraggiosa del Dolore: “Ora non domando più alla Vita la grazia di essere Facile. Le chiedo soltanto LA VERITÀ!”. Perché chi ha vissuto sprofondato nel Buio, non ha bisogno di falsi cieli stellati o grandi promesse finte. Gli basta una sola, minuscola Stellina flebile per trovare la luce in mezzo alle ceneri! Leggi la Poesia completa e l’emozionante e profonda analisi letteraria e psicologica nel nostro lunghissimo articolo Culturale! 👇 📖 Vi capita mai di sentirvi imprigionati nel “Buio” e di riuscire a salvarvi magicamente solo trovando la forza di mettere dolorosamente “un piede dopo l’altro” stringendo forte i denti? Siete d’accordo sul fatto che, paradossalmente, proprio il Dolore prolungato e prolisso possa trasformarsi in una “Soglia” magica per capire finalmente chi siamo Davvero? Vi siete emozionati leggendo l’accettazione di questa Poesia che chiede alla vita “Non di essere facile, ma VERA”? Diteci la vostra sviscerando i vostri pensieri più intimi e le vostre paure nei commenti, e CONDIVIDETE a dismisura e ovunque questo articolo per donare questo Inno di Coraggio, di Speranza e di Luce a tutti i vostri amici che stanno attraversando “Le Tenebre”!
Redazione – Ci sono poesie che non si limitano ad essere lette con gli occhi, ma che scendono prepotentemente nel petto, togliendo il fiato e costringendoci a fare i conti con le nostre paure più intime e oscure. L’ultimo e meraviglioso componimento del giovanissimo e talentuoso poeta kosovaro Fejzë Demiri, intitolato magnificamente “Dove la notte non arriva”, appartiene senza alcun dubbio a questa rara e preziosa categoria. Si tratta di un’opera di una potenza esistenziale ed emotiva devastante, un vero e proprio inno laico alla resilienza umana, al coraggio di sopravvivere ai drammi della vita e alla testarda volontà di aggrapparsi a una singola, minuscola stella in un cielo completamente nero. Un messaggio universale che parla al cuore di chiunque abbia attraversato il dolore.
“Dove la notte non arriva” di Fejzë Demiri
Ho attraversato notti che non avevano nome,
con il cuore stretto fra pietra e vento.
Ho imparato che anche il dolore,
quando resta abbastanza a lungo,
può diventare una soglia.
Ci sono giorni che passano senza rumore
e tuttavia incidono la pelle del tempo.
Sotto la cenere degli anni,
qualcosa continua a respirare:
non una promessa,
ma un piccolo fuoco che rifiuta di spegnersi.
Non mi ha salvato l’assenza della tempesta.
Mi ha salvato il gesto più povero e più difficile:
un passo,
poi un altro,
quando ogni strada sembrava chiedermi
di non esistere più.
Ora non domando alla vita
la grazia di essere facile.
Le domando soltanto la verità.
Perché chi ha abitato il buio
non ha bisogno di molte stelle:
ne riconosce una sola,
anche quando trema
all’estremità del cielo.
Il dolore che diventa “Soglia” e la fiamma della Rinascita
L’analisi di quest’opera lascia letteralmente senza parole. Demiri inizia il suo viaggio lirico raccontando di “notti che non avevano nome”, un riferimento straziante a quei periodi della nostra esistenza in cui l’angoscia e la solitudine sono talmente forti da renderci muti. Il cuore del poeta, stretto tra l’immobilità dura della “pietra” e l’inquietudine gelida del “vento”, scopre però una verità filosofica altissima: il dolore prolungato non è solo una condanna, ma può trasformarsi magicamente in una “Soglia”, un passaggio per accedere a un nuovo livello di consapevolezza interiore.
Non è l’assenza di tempeste a salvare l’essere umano, ci ricorda saggiamente Demiri, ma è la straordinaria, titanica forza del “gesto più povero e più difficile: un passo, poi un altro”. Continuare stoicamente a camminare e ad avanzare nel buio, proprio quando la vita stessa sembra “chiederti di non esistere più”, è l’atto di ribellione più grande che un uomo possa compiere. Ed è grazie a questo passo disperato nel vuoto che si giunge a una pace stoica, in cui non si chiede più alla vita di “essere facile”, ma di essere pura, cruda, e semplicemente “Vera”. Chi è sopravvissuto al dolore atroce non cerca illusioni o un cielo pieno di luci finte; si accontenta di riconoscere un’unica e flebile stella tremante all’estremità dell’Universo.
La biografia del talento: chi è Fejzë Demiri
A rendere ancora più impressionante la maturità, la durezza e la profondità assoluta di questi versi, è la giovanissima età del loro autore. Fejzë Demiri è nato il 15 gennaio del 1997 a Stubell, nella municipalità di Gjakove (nello stato del Kosovo, una terra ferita che conosce fin troppo bene il significato della distruzione e della rinascita). Ha brillantemente studiato Psicologia Generale presso il College “FAMA” nella capitale di Pristina, un percorso di studi che si riflette in maniera evidentissima nella sua chirurgica capacità di scandagliare le profondità dell’animo umano.
Nonostante la giovane età, Demiri vanta già una prolifica e straordinaria produzione letteraria che lo sta consacrando nel panorama culturale internazionale. Tra le sue preziose pubblicazioni, ricordiamo: “Dedicating verses I” (Poesia, 2012); “Dedicating verses II” (2014); “In the Sea of Love and Saying” (Pensieri d’autore e saggezza, 2016); “When the soul is thirsty” (Pristina, 2016); “Candles for light” (2017); “Time pain” (2018); “My little one” (2019) e la struggente opera “The Spirit with Dad”, pubblicata a Pristina nel difficile e doloroso 2020. Un autore dal cuore antico, destinato a lasciare un segno indelebile nella Poesia del nostro Secolo.
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Castel di Carta 2026: la cultura celebra i suoi protagonisti
È stata una serata dedicata alla letteratura, al talento e alla passione per la scrittura quella che ha accompagnato la cerimonia di premiazione della seconda edizione di Castel di Carta – Premio Vincenzo Russo 2026, inserita nel programma del primo Cava Book Festival, svoltosi nel weekend tra il 4 e il 6 settembre.
Un appuntamento che ha riunito autori, editori, lettori e professionisti della cultura, celebrando la ricchezza della narrativa e della poesia contemporanea.
A Cava de’ Tirreni premiati autori e autrici delle diverse sezioni. Presente anche Alberto Raffaelli, che si congratula con tutti per i traguardi raggiunti
Redazione- È stata una serata dedicata alla letteratura, al talento e alla passione per la scrittura quella che ha accompagnato la cerimonia di premiazione della seconda edizione di Castel di Carta – Premio Vincenzo Russo 2026, inserita nel programma del primo Cava Book Festival, svoltosi nel weekend tra il 4 e il 6 settembre.
Un appuntamento che ha riunito autori, editori, lettori e professionisti della cultura, celebrando la ricchezza della narrativa e della poesia contemporanea.
Tra i tanti protagonisti della manifestazione anche Alberto Raffaelli, ideatore e promotore della community social Segnalazioni Letterarie (https://www.facebook.com/groups/segnalazioniletterarie/?ref=bookmarks), presente in qualità di componente della Giuria Tecnica di Castel di Carta, della quale hanno fatto parte pure Vittoriana Abate, Mario Avagliano, Lorella Di Biase, Pino Imperatore, Giovanni Lamberti, Massimo Pasqualone, Enrico Passaro, Valeria Parrella, Valentina Staffetta e Daniela Wollmann, sotto la presidenza di Maurizio De Giovanni. Proprio l’intervento alla cerimonia di premiazione dell’autore de “I bastardi di Pizzofalcone” ha costituito il suggello di un successo assoluto, garantito pure dalla bravura della presentatrice Titta Masi.
I nomi dei vincitori
Numerosi i riconoscimenti assegnati nelle diverse sezioni del Premio, di cui diamo conto a seguire.
Nel Fantasy – Opere edite il primo premio è stato assegnato al compianto Alessandro Carrani con “Edesir. L’essenza della vita” (Il Ciliegio), e ritirato dai commossi genitori. Secondo classificato Riccardo Maria Cascino con “Il cielo nero”, mentre il terzo posto è andato a Christian Capriello con “Derek Dolphyn e il varco incantato” (Tullio Pironti Editore). Menzioni d’onore per Morgana Mele e Rosalia Lodato.
Nel Fantasy – Opere inedite a conquistare il gradino più alto è stata la giovane toscana Lavinia Frosini con “Lergones”, davanti a R.A. Eller con “Anima Vincta” e a Francesca Franceschi con “Il mistero del disgelo”.
Nella narrativa per ragazzi – Opere edite vittoria per Saverio Giannini con “L’uomo sole” (Giazira Scritture), mentre secondi ex aequo sono risultati l’umbra Alessia Parrettini con “Apprendisti maghi” (Atile Edizioni) e Michele Pironti con “Il diario delle verità proibite”. Terza Eleonora Bellini con “Rachel Carson” (Il Ciliegio). Menzioni speciali per Rosa Montone e Diletta Di Rocco.
Nella sezione Narrativa per ragazzi – Opere inedite il primo premio è andato a Rosita D’Esposito con “Tutto sommato. Un viaggio imprevisto dentro il vulcano”, davanti a Mel Lisbona con “Zozo. Il panda canterino”.
Molto attese le due sezioni Gialli. Tra le Opere edite ha prevalso la scrittrice romana Antonella Palma con il corposo “Le Iniziali Ricamate” (PAV Edizioni). Secondi classificati ex aequo Pippo Zarrella con “Nero Quasi Bianco” (NEO Edizioni), e Ida Sassi con “I giorni della solitudine” (Leone Editore). Al terzo posto Salvo Fuggiano con “Le Ninfe Naiadi” (Mursia). Menzioni speciali per Edoardo Guerrini, Antonella Di Fabio e Dimitri Favre.
Per i Gialli – Opere inedite ha vinto Domenico Carpagnano con “Omicidio a Umbria Jazz”, davanti a Mario Giovanni Leoni con “Gli altri che siamo” e a Sabino Napolitano con “I delitti di Santa Cecilia”. Menzioni speciali per Carlotta Federica Leone, Paola Iannelli e Alberto Mazzega.
Nella sezione Poesia inedita il primo premio è stato conquistato da Maria Pia Lorenzo con “E vengo ‘ncielo”. Secondo Andrea Brancato con “Bi_Sogno di Luce”, e terzo Sergio Stanzione con “Non ti scriverò”. Menzioni speciali per Gianni Terminiello, Valeria Marzoli e Carmela Nastro.
Per ciò che concerne la Narrativa – Opere edite il primo premio è andato a Kristine Maria Rapino con “Scialacca” (Sperling & Kupfer), seguita da Anna Maria Pipolo con “L’avvocato brigante” (Il Piroscafo Edizioni) e – terzi a pari merito – Davide Carotenuto con “Ancora nove passi” (In breve Editore) ed Elio Esposito con “Albino Badinelli. Senza mai perdere la fede” (BookSprint Edizioni). Menzioni speciali per Giuseppe Capuano, Renata Buonaiuto e Barbara Ferrigno.
Nella Narrativa – Opere inedite sul gradino più alto del podio Nadia Mari con “Fuoco Estrella”, davanti a Domenico Carpagnano, presente anche in questa sezione con “Spezzate, ma non vinte”, ex aequo con Cristina Lora, autrice di “Voglio sentire la neve”; terzo Giuseppe Castrillo con “La contentezza”. Menzioni speciali per Carmine Natale, Patrizia Fussi e Monica Aquino.
Il plauso di Alberto Raffaelli
In questo importante momento dedicato alla cultura, Alberto Raffaelli e tutta la community Segnalazioni Letterarie hanno voluto condividere molti frangenti del Cava Book Festival: a partire da alcune settimane prima diversi sono stati gli annunci sul gruppo, culminati in una serie di reel inviati da vari partecipanti su input dell’associazione Nessuno e Centomila, organizzatrice dell’evento.
Intensa è stata poi la copertura assicurata da Segnalazioni Letterarie durante i tre giorni della manifestazione, dove Raffaelli ha avuto modo di moderare una dozzina tra le molte presentazioni ed incontri svoltisi nella struttura di accoglienza, il convento di S. Francesco e S. Antonio, oltre che di premiare la sezione Fantasy – Opere edite alla cerimonia di Castel di Carta.
E a bocce ormai ferme è utile soffermarsi con lo stesso Raffaelli per meditare sul significato di una rassegna che fin da questo suo primo apparire si pone come una vetrina emblematica del panorama editoriale e creativo italiano, con tutti i presupposti per diventare un punto di riferimento nel settore: alla stregua proprio della medesima Segnalazioni Letterarie, che ha conquistato un suo piccolo ruolo di rilievo sul web per scrittori e realtà librarie emergenti. E quando dalla rete le conoscenze e le dialettiche si materializzano in presenze e incontri reali, si ha la piacevolissima sensazione di aver compiuto pienamente la propria mission.
Alberto Raffaelli a Castel di Carta 2026: “La cultura è di tutti e ogni autore merita di essere ascoltato”
Alberto, Lei ha preso parte a Castel di Carta 2026, importante appuntamento dedicato alla letteratura. Che significato ha avuto essere presente a questa manifestazione?
È stato innanzitutto un piacere e un onore. Eventi come Castel di Carta dimostrano quanto sia ancora vivo il desiderio di incontrarsi attraverso i libri e la scrittura. Essere presente significa condividere un momento nel quale gli autori possono sentirsi valorizzati e comprendere che dietro ogni opera esiste un percorso fatto di impegno, sacrificio e passione. Per me la cultura è soprattutto questo: incontro, ascolto e condivisione.
Lei è ideatore e promotore di Segnalazioni Letterarie. Quanto è importante oggi creare spazi capaci di dare visibilità agli autori?
È fondamentale. Viviamo in un’epoca nella quale vengono prodotte moltissime opere, ma non sempre è semplice raggiungere il pubblico giusto. Un progetto come Segnalazioni Letterarie nasce proprio dalla volontà di creare un ponte tra chi scrive e chi desidera conoscere nuove realtà. Credo fermamente che la cultura non debba essere considerata un privilegio per pochi. Lo abbiamo sempre detto: la cultura è di tutti.
A Castel di Carta sono stati premiati numerosi autori nelle diverse sezioni. Che cosa rappresenta, secondo Lei, un riconoscimento letterario?
Rappresenta qualche cosa di importante, ma non dovrebbe mai essere considerato soltanto un punto di arrivo. È un incoraggiamento a proseguire. Dietro ogni libro c’è una persona che ha dedicato tempo, energie e parte della propria sensibilità a un progetto. Quando quella persona riceve un riconoscimento, significa che il suo lavoro ha incontrato uno sguardo capace di comprenderlo e apprezzarlo.
Lei ha avuto modo di congratularsi con i vincitori. Che messaggio sente di rivolgere loro?
Di vivere questo momento con gioia, ma anche con la consapevolezza che ogni traguardo porta con sé una nuova partenza. A tutti i vincitori rivolgo le mie più sincere congratulazioni. Ma desidero complimentarmi anche con i finalisti e con tutti coloro che hanno partecipato. Arrivare a mettere la propria opera davanti agli occhi di una giuria e del pubblico richiede coraggio. E questo, indipendentemente dal risultato, ha già un grande valore.
Secondo Lei, quali sono le qualità che rendono davvero grande un autore?
Non soltanto la tecnica. Naturalmente preparazione e competenza sono importanti, ma credo che un autore significativo debba possedere soprattutto uno sguardo personale sul mondo. Deve avere qualcosa da dire e il coraggio di dirlo attraverso la propria voce. E poi deve saper ascoltare: i lettori, le critiche, le esperienze, persino i propri silenzi. La scrittura autentica nasce spesso proprio dall’ascolto.
Nel mondo editoriale si parla molto di successo. Lei crede che esso coincida col valore?
Non necessariamente. Il successo può essere immediato, mentre il valore spesso ha bisogno di tempo. Ci sono libri che diventano famosi rapidamente e altri che vengono scoperti lentamente, magari dopo anni. La vera misura di un’opera, a mio avviso, non è soltanto il numero delle copie vendute, ma ciò che riesce a lasciare dentro chi la legge.
Quanto conta l’aspetto umano nel Suo modo di promuovere la cultura?
Moltissimo. Io credo nelle persone prima ancora che nei progetti. Dietro un autore vedo un essere umano con la propria storia, le proprie difficoltà, i propri sogni. Se perdiamo questo aspetto, rischiamo di trasformare la cultura in una semplice vetrina. Invece la cultura deve continuare ad avere un’anima.
Qual è, allora, la responsabilità di chi opera nel settore culturale?
È quella di non creare muri. Dobbiamo costruire ponti. Dobbiamo dare opportunità, favorire il confronto e permettere alle persone di conoscersi. Chi promuove cultura ha una responsabilità importante perché contribuisce a formare la sensibilità della società. E per questo servono serietà, correttezza, rispetto e capacità di ascolto.
Se dovesse scegliere due sole parole per descrivere Castel di Carta 2026, quali sarebbero?
Condivisione ed entusiasmo.
Quale auspicio sente di rivolgere agli autori che oggi stanno iniziando il proprio percorso?
Di non smettere mai di credere nella propria voce. Non bisogna scrivere pensando esclusivamente al riconoscimento o al successo. Bisogna scrivere perché si ha qualcosa dentro che chiede di essere raccontato. Poi bisogna studiare, migliorarsi, accettare i consigli e avere pazienza. La strada può essere lunga, ma ogni passo contribuisce a costruire il proprio percorso.
E infine, Alberto Raffaelli, che cosa significa per Lei la frase “la cultura è di tutti”?
Significa che nessuno dovrebbe sentirsi escluso. La cultura appartiene a chi scrive e a chi legge, a chi insegna e a chi impara, a chi sale su un palco e a chi ascolta in silenzio. Appartiene a tutti coloro che hanno ancora voglia di interrogarsi, emozionarsi e conoscere. Se riusciamo a far comprendere questo, abbiamo già compiuto qualcosa di importante.
Le parole di Alberto Raffaelli restituiscono una visione della cultura lontana dalla semplice celebrazione e vicina, invece, all’idea di una comunità che cresce attraverso l’incontro (che può avvenire sui social o, come nella tre giorni cavese, in presenza).
Castel di Carta 2026 e il suo “contenitore” Cava Book Festival diventano così non soltanto luoghi in cui sono stati proclamati dei vincitori e stand impilati di libri si sono accostati tra loro, ma veri e propri spazi nel quale tanti percorsi differenti hanno potuto interagire e confrontarsi. Ed è proprio questo il senso più profondo che le parole e le pagine devo lasciare nello spirito di tutti noi.
Foto fornite da Alberto Raffaelli ideatore del format ‘Segnalazioni Letterarie’
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Piana del Cavaliere3 giorni fa
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