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TEATRO MARRUCINO, IN SCENA LO SPETTACOLO “IL PRANZO DI PASQUA”

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TEATRO MARRUCINO, IN SCENA LO SPETTACOLO “IL PRANZO DI PASQUA”

Redazione-  Mercoledì 15 aprile alle ore 21.00 al Teatro Marrucino va in scena lo spettacolo “Il pranzo di Pasqua”, una pièce teatrale in atto unico scritta da Paolo Manente e interpretata dagli allievi della Scuola di Recitazione del Teatro Marrucino, con la regia di Giuliana Antenucci.

Lo spettacolo racconta con ironia e sensibilità la vita di una famiglia abruzzese riunita attorno alla tavola nel giorno di Pasqua. Tra preparativi, visite inattese e chiacchiere di vicinato, l’apparente serenità della festa lascia spazio a tensioni e scelte difficili destinate a cambiare il destino dei protagonisti.

Al centro della narrazione c’è Graziella, giovane promessa in sposa a un uomo emigrato in America: un matrimonio che rappresenta per la famiglia una speranza di riscatto economico, ma che mette la ragazza di fronte a un doloroso conflitto tra dovere e desiderio di libertà.

Attraverso un intreccio vivace di personaggi – parenti, vicini e amici – “Il pranzo di Pasqua” restituisce uno spaccato autentico della tradizione e della quotidianità, affrontando temi universali come l’amore, il sacrificio e il coraggio di seguire il proprio cuore.

Lo spettacolo rappresenta un importante momento formativo e artistico per gli allievi della Scuola di Recitazione del Teatro Marrucino, realtà che contribuisce attivamente alla crescita culturale del territorio e alla valorizzazione del teatro come spazio di espressione e comunità.

L’ingresso è libero e gratuito fino a esaurimento posti.

Per ulteriori informazioni:

Segreteria di Direzione

Tel. 0871 321491

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Lifestyle

“La cosa che non abbiamo messo in valigia”: la solitudine moderna e il bisogno d’Amore nel meraviglioso e struggente scritto di Menda Vreto

“Oggi abbiamo tutto (case, lavori, soldi, cellulari), ma paradossalmente ci sentiamo vuoti: abbiamo riempito la valigia della nostra vita scordandoci di metterci dentro l’Amore!”. La meravigliosa e struggente riflessione della scrittrice Menda Vreto che vi farà venire i brividi! 🧳 💔 Quante volte, rientrati a casa stanchi dal lavoro, vi siete seduti sul divano e, nel silenzio della stanza, avete provato un senso di profonda solitudine, un vuoto a cui non sapete dare un nome? Il testo potentissimo e dolcissimo intitolato “La cosa che non abbiamo messo in valigia” (scritto in modo magistrale da Menda VRETO) scatta una fotografia spietata ma verissima di tutti noi. Quando eravamo bambini ci bastava sporcarci col fango e ridere con gli amici per essere immensamente felici.Oggi lavoriamo come pazzi, compriamo mille oggetti, abbiamo il telefono pieno di contatti social… eppure ci sentiamo incredibilmente SOLI! L’autrice si sofferma su un dramma del nostro secolo: la superbia di credere di “avere sempre tempo” per chiedere scusa e per amare. “Ci sono parole che continuiamo a rimandare: i ‘Mi manchi’, i ‘Ti voglio bene’, gli ‘Scusami’. Le rimandiamo, fino a quando è troppo tardi. Sappiamo tutto di tutti su Internet, ma non sappiamo nulla dei veri dolori della persona seduta sul divano accanto a noi!”. Nelle note finali, Menda ci ricorda come questa dolorosa nostalgia la assalga quando pensa ai figli ormai grandi che hanno preso la loro strada. L’unica salvezza è smettere di riempirci di “cose materiali”, e tornare a riempirci di Amore vero, tenendoci per mano e guardandoci negli occhi! Leggete l’analisi di questo vero e proprio capolavoro nel nostro articolo completo! 👇 ⏳ E voi quante parole non dette, quanti abbracci mancati e quanti “Scusa” avete lasciato indietro nella vostra valigia, per orgoglio o per presunzione? Fermatevi un attimo a leggere queste righe, diteci cosa provate nei commenti e condividete questo meraviglioso post con le persone a cui tenete davvero!

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Valigia

La Riflessione – Ci sono testi che, lette le prime due righe, ti costringono a fermarti, a posare il telefono sul tavolo e a fare i conti con un nodo alla gola che non sapevi nemmeno di avere. Il meraviglioso e struggente scritto di Menda Vreto, intitolato significativamente “La cosa che non abbiamo messo in valigia”, è uno di questi capolavori. È uno specchio impietoso e dolcissimo in cui tutti noi (uomini e donne del ventunesimo secolo, perennemente affannati e stanchi) siamo costretti a guardarci.
La riflessione dell’autrice parte da una sensazione universale e dolorosa: quella solitudine invisibile che non dipende dall’assenza fisica delle persone. È quel vuoto opprimente che ci assale magicamente e inesorabilmente a fine giornata, quando la porta di casa si chiude alle nostre spalle, i rumori si spengono, le distrazioni svaniscono e ci ritroviamo drammaticamente e inesorabilmente soli a fare i conti con noi stessi, con i nostri silenzi e con un’inquietudine a cui non sappiamo dare un nome.

Il fango, la semplicità e il bagaglio smarrito

Il viaggio emotivo di Menda Vreto scava indietro nel tempo, ripescando i ricordi dorati di quando eravamo bambini. Ripensa ai giochi nel fango, a quando bastava avere le ginocchia sbucciate, un sorriso e un amico accanto per sentirsi i padroni del mondo. «Oggi abbiamo molte più possibilità», riflette l’autrice. Abbiamo case bellissime, automobili veloci, carriere sudate con mille sacrifici, possiamo viaggiare e parlare in videochiamata con l’altro capo del mondo.
Eppure, in questa disperata e affannosa rincorsa al miglioramento materiale, abbiamo perso per strada un pezzo fondamentale della nostra anima. «Forse abbiamo riempito le nostre valigie di cose necessarie per andare avanti, e ci siamo dimenticati di mettere dentro ciò che ci serviva davvero. Abbiamo tutto e, qualche volta, ci sembra di non avere niente». È il dramma del nostro secolo: valigie pesantissime e piene di oggetti costosi, ma cuori svuotati dell’essenziale.

Le parole non dette e il coraggio dei sentimenti

Il passaggio più doloroso dello scritto di Menda riguarda i rimpianti. Quante volte torniamo a casa, apriamo la rubrica del cellulare con migliaia di nomi, ma ci accorgiamo che ci manca quell’unica persona con cui non riusciamo o non possiamo più parlare come un tempo?
L’autrice punta il dito contro il nostro peccato più grande: la superbia di credere di avere “sempre tempo”. È per questa presunzione che rimandiamo le parole più importanti della nostra vita. I “Mi manchi”, i “Ti voglio bene”, gli “Scusami, ho sbagliato”. Frasi che teniamo chiuse in gola fino a quando gli anni passano e pronunciarle diventa impossibile. Menda Vreto ci sbatte in faccia un paradosso atroce: siamo la società iper-connessa, sempre raggiungibili, sappiamo cosa mangiano gli sconosciuti sui social, ma siamo totalmente incapaci di essere “disponibili” per la persona seduta accanto a noi sul divano.

Il nido vuoto: scrivere per sopravvivere alla nostalgia

L’appello finale dello scritto è un richiamo disperato a ritornare alla purezza della nostra infanzia, ad accorgerci che la felicità non si compra e non fa rumore. La vera felicità, come suggerisce Menda Vreto, è «una persona che resta, una voce che chiama, una mano che cerca la nostra».
Nelle struggenti righe finali, l’autrice svela anche il motore intimo e profondo di questa riflessione. È il dolore dolcissimo della madre che vede crescere i propri figli, i quali (come è giusto che sia) spiccano il volo e prendono le loro strade, lasciando in casa il rumore assordante dei ricordi. Ed è proprio per sopravvivere a questa dilaniante nostalgia, a questo vuoto lasciato dal tempo che fugge, che Menda Vreto ha deciso di prendere in mano la penna. Scrivere diventa così un atto di salvezza e di coraggio. Perché non dobbiamo riempire la nostra vita di oggetti, ma dobbiamo avere il coraggio di renderla immensamente e faticosamente più Vera. Buon viaggio con la vostra valigia.

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Voce ai Lettori

Sabato di sangue a Valgreghentino: morti due giovanissimi. L’urlo disperato di Manzato: “Ragazzi non correte! Lo Stato porti il Codice della Strada a scuola”

L’ennesima tragedia del fine settimana distrugge le vite di due giovanissimi a Valgreghentino (Lecco). L’urlo di dolore di Roberto Manzato: “Ragazzi non correte! E lo Stato porti il Codice della Strada tra i banchi di scuola!”. 🚗 🛑 Il sabato sera si è trasformato, ancora una volta, in un incubo senza fine. La scorsa notte un terribile incidente stradale avvenuto a Valgreghentino (in provincia di Lecco) ha spezzato per sempre la vita di due giovanissimi ragazzi, gettando nello sconforto assoluto e totale le loro famiglie. Di fronte a queste lamiere contorte, l’attivista civico di Villasanta ROBERTO MANZATO non ce l’ha fatta a restare in silenzio e ha lanciato un appello durissimo che tutti noi genitori dovremmo far leggere ai nostri figli: “Ragazzi, vi prego, NON CORRETE! Non cercate la stupida ebbrezza della velocità. Le conseguenze vi aspettano dietro l’angolo. Andate piano e godetevi la vostra meravigliosa vita!”. Ma Manzato se la prende duramente anche con le Istituzioni! Alzare le multe e inasprire le leggi non sta servendo assolutamente a nulla: i ragazzi continuano a morire! La sua proposta? “Dobbiamo inserire il CODICE DELLA STRADA come materia scolastica obbligatoria! La vera prevenzione non si fa con gli autovelox, ma si fa a Scuola, insegnando il rispetto per la vita fin da bambini!”. Leggi tutto il toccante appello di Manzato nel nostro articolo completo! 👇 💔 Quante madri e quanti padri devono ancora piangere prima che i giovani capiscano che l’automobile non è un videogioco? Siete d’accordo con Roberto Manzato sul fatto che il Codice della Strada e la sicurezza debbano essere insegnati obbligatoriamente (con tanto di voti in pagella) nelle nostre scuole? Lasciate una preghiera nei commenti per questi due angeli volati in cielo e condividete l’articolo per far girare questo appello!

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La vita è una sola

Valgreghentino (LC) – È una scena che si ripete purtroppo uguale a se stessa ogni singolo fine settimana, trasformando la gioia della gioventù in una tragedia infinita e insopportabile. Il telefono che squilla nel cuore della notte, la corsa disperata dei genitori verso il luogo dell’incidente, le sirene spiegate delle ambulanze e i lampeggianti blu delle forze dell’ordine che illuminano le lamiere contorte a bordo strada.
La Lombardia piange ancora. La scorsa notte, tra le strade di Valgreghentino (nella tranquilla provincia di Lecco), un drammatico incidente stradale ha spezzato per sempre l’esistenza di due ragazzi giovanissimi. Sulle esatte cause dello schianto stanno indagando le autorità competenti per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti, ma il bilancio è già definitivo, spaventoso e irrevocabile: due giovani vite distrutte, due famiglie annientate e un intero territorio sprofondato nel lutto più buio e silenzioso.

L’appello di Roberto Manzato: “Ragazzi, la velocità uccide”

Di fronte all’ennesima “strage del sabato sera”, c’è chi non ce la fa più a restare a guardare i telegiornali in silenzio. A prendere una posizione fortissima, scuotendo le coscienze dell’opinione pubblica, è stato Roberto Manzato, attivissimo e sensibile cittadino di Villasanta (MB), da sempre in prima linea per le battaglie civiche (come la recente campagna per ripulire i parchi brianzoli).
Manzato ha voluto affidare alla rete un grido di dolore che è prima di tutto l’appello di un padre: «Oggi piangiamo ancora vittime giovanissime della strada. Voglio lanciare un appello con tutto il cuore, rivolto in particolar modo ai nostri ragazzi: vi prego, non correte in strada! Non dovete e non serve provare la finta e mortale ebbrezza della velocità, perché le conseguenze tragiche vi aspettano dietro l’angolo. Andate piano in automobile: godetevi la vita, godetevi le serate e il vostro tempo, senza correre».

Il messaggio alle Istituzioni: “Le multe non bastano più”

Ma il messaggio di Roberto Manzato non si ferma alla sola ed emotiva raccomandazione per i più giovani. L’esponente civico di Villasanta alza il tiro e punta il dito direttamente contro lo Stato e le Istituzioni, sollevando un problema enorme che riguarda il nostro sistema educativo.
Inasprire all’infinito le sanzioni del Codice della Strada non sta portando ai risultati sperati. «È vero, per fortuna esiste un Codice della Strada con pene molto severe, ma è evidente a tutti che non basta», analizza amaramente Manzato. Punire chi sbaglia è sacrosanto, ma la sola repressione (multe, ritiro della patente, sequestro del veicolo) interviene sempre quando il danno è già stato fatto, quando la mentalità spericolata si è già formata nella testa del neo-patentato o, nel peggiore dei casi, quando le lamiere sono già contorte a bordo strada.

La proposta: “Il Codice della Strada diventi materia scolastica”

Da qui nasce la proposta rivoluzionaria e di buonsenso che Manzato lancia al Ministero dell’Istruzione e dei Trasporti: portare la sicurezza stradale direttamente tra i banchi di scuola, rendendola una vera e propria disciplina curriculare.
«La vera prevenzione si dovrebbe e si deve fare esclusivamente all’interno delle scuole», tuona Manzato. «Faccio un appello accorato alle istituzioni italiane: introducete nelle scuole elementari, medie e superiori la materia del “Codice Stradale”». Insegnare fin da bambini il rispetto della segnaletica, far comprendere la fisica di un impatto a 100 chilometri orari o mostrare gli effetti devastanti dell’alcol e dei social network alla guida, significa plasmare una generazione di guidatori consapevoli. Salvare i nostri figli non significa solo comprare loro auto più sicure, ma insegnare loro che la vita è un bene troppo prezioso per schiantarsi contro un muro a 150 all’ora.

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Lifestyle

Multe e Autovelox, allarme sulle strade per la folle “Mossa del Canguro”. Cos’è e come i Comuni stanno stroncando i furbetti del pedale

Attenzione alla “Mossa del Canguro”! Il trucchetto folle e pericolosissimo inventato dai “furbetti” per non prendere le multe all’Autovelox. Ma i Comuni corrono ai ripari: arrivano le nuove Telecamere! 📸 🦘 L’incubo di prendere una raffica di multe all’Autovelox spinge a volte gli automobilisti a inventarsi dei trucchetti davvero assurdi! Nelle ultime settimane sta spopolando in tutta Italia una tecnica ribattezzata, appunto, “La mossa del Canguro”. In cosa consiste? Il furbetto (che viaggia oltre il limite di velocità) scorge da lontano il famoso cartello blu che avvisa del controllo elettronico. A quel punto INCHIODA BRUSCAMENTE con i freni, riducendo drasticamente la velocità in un decimo di secondo (come un balzo del canguro, appunto). Passa lentissimo e beffardo davanti alla telecamera, e un metro dopo l’Autovelox, schiaccia di nuovo il piede sull’acceleratore riprendendo la sua folle corsa! Un comportamento non solo sleale, ma ASSOLUTAMENTE PERICOLOSISSIMO e potenzialmente MORTALE! Inchiodare di colpo a bordo strada rischia di innescare tamponamenti a catena devastanti, distruggendo le macchine di chi viaggia dietro di noi! Proprio per fermare questo gioco assurdo, i Comuni stanno correndo ai ripari: addio ai vecchi autovelox, si stanno installando i famigerati TUTOR di nuova generazione, che calcolano la “Velocità Media” per svariati chilometri. Con i Tutor, fare il furbetto e frenare all’ultimo secondo non servirà più a niente! Scopri come funzionano e come difendersi (rispettando le regole!) nel nostro articolo completo. 👇 🚔 Voi cosa pensate di questi trucchetti da strada? Quante volte vi è capitato di rischiare un incidente grave solo perché l’auto davanti a voi ha fatto “la mossa del canguro”, inchiodando all’improvviso per non farsi fare la foto dall’Autovelox? Diteci la vostra nei commenti e condividete questo post per allertare i vostri amici al volante!

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Autovelox

Roma – È l’incubo numero uno di qualsiasi automobilista italiano, lo spauracchio silenzioso capace di rovinare le vacanze o il budget mensile di un’intera famiglia: stiamo parlando del famigerato Autovelox. Nonostante le campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale e l’obbligo tassativo (civico e morale, prima ancora che legale) di non superare le soglie di velocità stabilite dal Codice della Strada, purtroppo moltissimi conducenti continuano a pigiare pesantemente sul pedale dell’acceleratore, sfidando la sorte e rischiando salassi spaventosi.
Ma siccome l’ingegno (spesso applicato nel modo sbagliato) non ha limiti, nelle ultime settimane è diventato virale sulle nostre strade un nuovo, banalissimo ma astuto escamotage. Un metodo inventato dai classici “furbetti” del volante per scongiurare il salasso economico della sanzione amministrativa e per salvare i preziosissimi punti della patente. Questa tecnica, che sta letteralmente facendo impazzire le polizie stradali e municipali di mezza Italia, è stata simpaticamente (ma tragicamente) ribattezzata in gergo come “la mossa del canguro”.

Il trucco del cartello: come funziona la “Mossa del Canguro”

Il meccanismo alla base di questo stratagemma è tanto elementare quanto, purtroppo, molto efficace (almeno inizialmente). Il trucco si basa sullo sfruttamento di un obbligo di legge: il Codice della Strada italiano impone infatti che, prima di ogni dispositivo di rilevazione della velocità, vi sia un cartello ben visibile (il famoso segnale blu con il vigile stilizzato) che annuncia in anticipo la presenza dell’occhio elettronico. Un avviso pensato originariamente per invitare l’automobilista distratto a rallentare dolcemente per motivi di prudenza.
Ma il furbetto del “canguro” usa questa regola a proprio esclusivo vantaggio. L’autista, che sta viaggiando a velocità folle e sostenuta oltre il limite, nota da lontano il cartello di preavviso. A quel punto, invece di scalare le marce dolcemente, effettua una frenata e una decelerazione improvvisa e violentissima (un balzo all’indietro, proprio come un canguro), per far scendere istantaneamente il tachimetro sotto il limite consentito. Con la macchina praticamente frenata a dismisura, sfila lentamente davanti all’obiettivo della telecamera senza far scattare il famigerato flash. Poi, un metro dopo aver superato la scatola dell’autovelox e il “pericolo”, riaffonda immediatamente e pesantemente il piede sull’acceleratore, riprendendo la sua folle corsa.

Frenate brusche e tamponamenti: un gioco che può essere mortale

Questa pratica, oltre a essere moralmente scorretta ed eticamente deprecabile nei confronti di chi rispetta sempre le regole, è potenzialmente mortale. L’istinto di inchiodare brutalmente alla vista della macchinetta crea un pericolo gigantesco per l’incolumità pubblica.
Chi guida dietro alla vettura “canguro” (magari una famiglia con bambini a bordo che viaggia a distanza normale) si ritrova improvvisamente un muro di metallo frenato davanti al muso. Il rischio che si verifichino violentissimi tamponamenti a catena è altissimo, senza contare che in caso di asfalto bagnato o viscido, l’autista del “canguro” potrebbe perdere irrimediabilmente il controllo della propria vettura, innescando carambole letali solo per non pagare una sanzione di poche centinaia di euro.

La vendetta dello Stato: addio ai vecchi Autovelox, arrivano i Tutor

Considerato che la “mossa del canguro” sta diventando una prassi sempre più scandalosamente comune, le varie amministrazioni locali e il Ministero dei Trasporti hanno deciso di dire basta e prendere contromisure drastiche. Lo Stato non ci sta a farsi prendere in giro.
La soluzione è letale per i furbetti: i vecchi rilevatori di velocità puntuali (i classici scatoloni a bordo strada, facili da ingannare con una frenata dell’ultimo secondo) stanno venendo progressivamente rottamati e sostituiti da occhi elettronici di nuova generazione. Stiamo parlando dei temutissimi e infallibili sistemi Tutor. Queste apparecchiature avanzatissime non fotografano la velocità in un singolo e preciso punto, ma calcolano in modo spietato la velocità media di percorrenza dell’auto su intere e lunghe tratte stradali. Con il Tutor, rallentare all’ultimo secondo per poi accelerare di nuovo risulta del tutto inutile, perché il cronometro totale condannerà comunque l’automobilista indisciplinato. Il tempo dei balzi del canguro, per fortuna, è agli sgoccioli.

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