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TORNA A MESTRE IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA GEOPOLITICA EUROPEA

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TORNA A MESTRE IL FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA GEOPOLITICA EUROPEA

9-10-11 aprile 2026

A M9 tre giorni di incontri su diplomazia, equilibri globali e formazione dei giovani alle relazioni internazionali

Redazione – Tre giorni per comprendere il mondo che cambia: dal 9 all11 aprile torna a Venezia Mestre, allAuditorium di M9 – Museo del 900, la sesta edizione del Festival Internazionale della Geopolitica Europea, punto di riferimento nel panorama nazionale per il confronto sui grandi equilibri globali.

Da giovedì a sabato, diplomatici, rappresentanti delle istituzioni, accademici, giornalisti e protagonisti del mondo economico e della sicurezza si alterneranno in incontri, panel e dibattiti aperti al pubblico, con lobiettivo di offrire strumenti di lettura dei principali scenari geopolitici contemporanei.

In un contesto internazionale sempre più complesso e interconnesso, il Festival si propone come spazio di analisi, dialogo e formazione, mettendo al centro il ruolo dellItalia e dellEuropa nelle dinamiche globali.

Particolare attenzione è riservata alle nuove generazioni: anche questanno il Festival accoglie gli studenti delle scuole superiori provenienti da tutta Italia, coinvolti nel percorso formativo Introduzione alla Geopolitica”, che ha visto la partecipazione di 35 istituti scolastici e si è articolato in 18 lezioni online con esperti del settore alcuni dei quali protagonisti dei dibattiti del Festival.

Il Festival Internazionale della Geopolitica Europea si conferma così un laboratorio aperto, capace di connettere formazione, informazione e dibattito pubblico, contribuendo alla costruzione di una maggiore consapevolezza sui temi globali.

Liniziativa è realizzata su iniziativa del Comune e della Città Metropolitana di Venezia, in collaborazione con la rivista di affari internazionali Atlantis, il Consiglio dEuropa, il Circolo di Studi Diplomatici di Roma, Europe Direct, con il patrocinio, tra gli altri, del Ministero dellIstruzione e del Merito. In un contesto globale segnato dal ritorno dei conflitti armati, dalle tensioni energetiche e dalle competizioni per le risorse strategiche, il Festival riunirà 57 personalità per offrire strumenti di analisi e comprensione delle trasformazioni dellordine internazionale. Lapertura è prevista giovedì 9 aprile alle ore 11:00, dopo i Saluti istituzionali, con la presentazione della giornalista Eleonora Lorusso e gli interventi di Arduino Paniccia, analista di Strategia militare e Roberto Papetti, direttore responsabile de Il Gazzettino” che introdurranno e contestualizzeranno i lavori.

Il programma proseguirà nel pomeriggio di giovedì con tre panel di grande attualità. Il primo, Geopolitica sui banchi di scuola”, vedrà la partecipazione di Valeria Mantovan, Assessore alla Cultura e all’Istruzione della Regione del Veneto, Veronica Guagliumi, europrogettista, Caterina Spezzano dirigente del MIM, Federico Moro, Segretario Generale della Fondazione Robert Kennedy e Francesca Vanoli Dirigente scolastico in collegamento dallAmbasciata italiana a Washington che analizzeranno limportanza di integrare queste competenze nei percorsi educativi delle nuove generazioni. Seguiranno i dibattiti su Diplomazia culturale per i diritti umani” con unintervista della Caporedattrice di Rai Veneto Elisa Billato al Sindaco Luigi Brugnaro, seguita da un dibattito tra Manfred Nowak (Segretario Generale del Global Campus of Human Rights), lAmbasciatore Umberto Vattani (Presidente Venice International University), Rossella Vitali (Presidente del Consiglio dei Governatori del Lions International Italia) e il Prof. Fabio Finotti (già Direttore dellIstituto Italiano di Cultura a New York). Seguirà poi l’approfondimento su “La politica dellamministrazione Trump e le sue conseguenze globali”, che – dopo la trasmissione di due interviste – vedrà lintervento del senatore canadese Tony Loffreda, profondo conoscitore delle dinamiche transatlantiche e dei nuovi equilibri di potere nel continente americano, di Matteo Legrenzi (Docente di relazioni Internazionali a Ca’ Foscari), dellAmbasciatore Roberto Nigido e di Gianluca Pastori (Docente di Storia delle Relazioni politiche tra Nord America e Europa alla Cattolica di Milano).

La giornata di venerdì 10 aprile si aprirà con un focus su La politica di prontezza dellUnione Europea di fronte alle minacce esterne”. Tra i relatori attesi figurano lambasciatore Paolo CasardiAlessandro Politi, direttore della NATO Defence College Foundation, Stefano Cont, direttore della divisione capacità, armamento e pianificazione dellAgenzia europea per la Difesa, il Senatore Raffaele Speranzon (Commissione affari Esteri) e Francesco Zampieri (Centro Studi Militari Marittimi di Venezia). Eccezionale collegamento poi con la zona di guerra in Libano, per un intervento di Francesca Lazzari, responsabile di AVSI Foundation, organizzazione che opera a fini umanitari. Al successivo tavolo dei lavori a discutere su LOccidente e la sua identità”, siederanno lAmbasciatore Adriano Benedetti, il filosofo Massimo Donà, il filosofo del Diritto Giuseppe Limone, lo storico Eugenio Capozzi, insieme al giornalista Andrea Scazzola.

Nel pomeriggio di venerdì 10 aprile, entreranno nel tema Confini e Frontiere nella gestione dei conflitti” lAmbasciatore Maurizio Melani, la costituzionalista Benedetta Liberali, il giurista e scrittore Davide Rossi e lesperto di politiche dello Spazio, Sirio Zolea. La lente di ingrandimento si trasferirà poi sulle Eccellenze italiane nellindustria per la Difesa Comune Europea”, protagonisti Andrea Bos (Hydrogen Park), Gabriele Cafaro (Fincantieri), il Capitano di Vascello Francesco Ruggiero (Polo Nazionale Subacquea), Angelo Giuliana (NedITech), Sabrina Zuccalà (Polo Nazionale Droni – Aerospazio – Subacquea e Difesa) con la moderazione del giornalista Maurizio Cerruti.

Venerdì si chiuderà con Le nuove mappe dellEconomia Mondiale”, protagonisti, il Rettore Emerito di Ca’ Foscari, Carlo Carraro, lAnalista internazionale Paolo Guerrieri (collegato da Science Po Paris), il fisico Piero Martin, il vice presidente di Confindustria Vincenzo Marinese

Sabato 11 aprile il Festival propone lincontro Europa, unoccasione per un perfezionamento politico”, con Mario Schwetz, direttore dellUfficio italiano del Consiglio dEuropa.

A seguire, alle ore 11:00, si terrà latteso intervento in presenza del Ministro della Giustizia Carlo Nordio.

Chiusura con una riflessione complessiva dellanalista geopolitico Manlio Graziano cui farà seguito il tradizionale breve concerto per violoncello eseguito da Federico Motta

Pilastro fondamentale della manifestazione resta il progetto formativo rivolto al mondo della scuola, riconosciuto e approvato dal Ministero dellIstruzione e del Merito. Infatti, una rappresentanza di oltre un centinaio di studenti delle scuole superiori italiane insieme a 30 studenti del Polo di Scienze internazionali dell’Università di Gorizia, avrà lopportunità di partecipare attivamente ai lavori e collaborare con lufficio stampa dellevento, coordinato dal giornalista Domenico Letizia, mettendo in pratica le competenze acquisite durante il percorso di studi.

 

Tutti gli incontri sono a ingresso libero fino a esaurimento posti e saranno trasmessi in diretta streaming sulla pagina Facebook ufficiale del Festival della Geopolitica Europea: @festivalgeopolitica.

Il programma completo è consultabile sul sito ufficiale www.festivalgeopolitica.it.

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Politica

“Merito et Tempore” e la Destra Polifonica: Luca Sforzini risponde al reportage di MillenniuM sul “Romanzo Generale”

“Costruire è infinitamente più difficile che gridare”. Luca Sforzini risponde punto su punto al reportage di MillenniuM su Vannacci e Rinascimento Nazionale! 🖊️ 🏛️ Dopo il lungo approfondimento pubblicato dalla rivista MillenniuM sul “Romanzo Generale”, sulle anime della nuova Destra italiana e sul ruolo del Centro Studi Rinascimento Nazionale, il Presidente Luca Sforzini affida in esclusiva a queste colonne la sua lucida, elegante e tagliente replica. Un editoriale che respinge l’etichetta di “moderato”, rilanciando invece il concetto di “Destra Polifonica”: una forza politica capace di unire liberali, conservatori e identitari senza dover rincorrere anacronistiche nostalgie storiche. “Il fascismo appartiene alla storia: non è un programma per il XXI secolo”, chiarisce Sforzini, che analizza poi il fenomeno Vannacci come veicolo fondamentale per trasformare la protesta e la rabbia degli italiani in una vera proposta istituzionale. E sulle mura del Castello Sforzini aleggia il motto di Ludovico il Moro, “Merito et Tempore”: una bussola per ricordare a tutti che il Centro Studi non sarà mai un salotto obbediente, ma una fucina di idee libere e autonome. Leggi l’editoriale completo nel nostro nuovo articolo! 👇

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Il dilemma del Castellano

Redazione – Riceviamo e pubblichiamo con grande interesse l’ampia e profonda riflessione politica a firma di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, in risposta al recente e discusso reportage pubblicato dalla testata “MillenniuM” dedicato alla figura del Generale Roberto Vannacci, a Futuro Nazionale e al ruolo dello stesso Sforzini.

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Ho letto il lungo reportage che MillenniuM ha dedicato a Roberto Vannacci, a Futuro Nazionale, al Centro Studi Rinascimento Nazionale e, inevitabilmente, anche a me e al Castello Sforzini di Castellar Ponzano. L’ho letto con curiosità, qualche sorriso e nessun fastidio. Un reportage non è un verbale notarile: sceglie una prospettiva, accentua contrasti, costruisce personaggi. E il personaggio che ne esce — questo curioso “castellano” sospeso fra Pavia e Cambridge, Pontida e Fiume, il Partito Repubblicano e Vannacci, il Risorgimento e la massoneria, Ludovico il Moro e De Gaulle — confesso che, in qualche passaggio, ha divertito persino me.

Ma sotto il colore, le battute, i saluti romani, i quattro telefoni e il cavallo di Caligola, c’è una domanda molto seria, probabilmente la domanda più importante che oggi si possa rivolgere a chiunque stia tentando di costruire qualcosa di nuovo a destra: dove vuole andare? È una domanda che riguarda Roberto Vannacci, naturalmente, ma riguarda anche noi.

Né beceri né moderati: la “misura” come vera forza politica

Il reportage definisce Rinascimento Nazionale il pensatoio “meno becero e più moderato” fra quelli che accompagnano questa esperienza. Ringrazio per il “meno becero”; sul “moderato”, invece, continuo a nutrire qualche dubbio. Non considero moderato chiedere una drastica riduzione del peso dello Stato, difendere senza complessi il merito e le eccellenze, rimettere in discussione dogmi europei diventati intoccabili, pretendere un’Europa capace di ricordarsi di essere Occidente, rivendicare l’alleanza atlantica senza trasformarla in sudditanza, difendere Israele senza rinunciare a giudicare le scelte dei suoi governi, immaginare un federalismo autentico, restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti e provare, infine, a ricostruire una cultura politica quando la politica sembra essersi ridotta quasi interamente alla comunicazione. Se questa è moderazione, abbiamo evidentemente cambiato il significato delle parole.

La parola che preferisco è misura. La misura non è debolezza, è esattamente il contrario dell’estremismo perché richiede più forza dell’estremismo: l’estremista ha bisogno di una sola idea e di un nemico, mentre una cultura politica deve riuscire a tenere insieme idee differenti, contraddizioni, storia e futuro. Per questo continuo a parlare di destra polifonica: non una destra annacquata, ma una destra abbastanza grande da contenere la tradizione liberale, liberista, libertaria, cattolica, sociale, federalista, risorgimentale, conservatrice, identitaria, nazionalista e tradizionalista, senza pretendere che una di queste tradizioni cancelli tutte le altre. E soprattutto senza nostalgie.

Il netto rifiuto di ogni nostalgia totalitaria

Su questo il reportage insiste molto, e fa bene. Il fascismo appartiene alla storia italiana: va studiato, compreso, discusso, ma non è un programma per il XXI secolo. Il nazismo, l’antisemitismo, il razzismo e ogni suggestione totalitaria non appartengono alla mia cultura politica e non appartengono al Pantheon di Rinascimento Nazionale. Non perché qualcuno ci chieda un certificato di presentabilità, ma per una ragione assai più semplice: perché non sono le nostre idee.

La questione diventa allora un’altra: che cosa fare di quella vasta parte del Paese che non si riconosce più nella politica tradizionale, che spesso esprime rabbia prima ancora che idee, che ha smesso di votare oppure cerca rappresentanza nelle forme più radicali della protesta? La risposta più comoda sarebbe lasciarla fuori dalla porta. Io penso l’opposto. La politica serve precisamente a trasformare pulsioni in rappresentanza, protesta in proposta, rabbia in istituzioni. Non si tratta di inseguire gli estremismi; si tratta, semmai, di renderli inutili.

Il fenomeno Vannacci: trasformare la rabbia in progetto

È qui che la figura di Vannacci diventa politicamente interessante. Non perché debba essere trasformato nel personaggio che ciascuno vorrebbe, né perché io abbia intenzione di interpretare il ruolo ambizioso di maieuta oppure quello, piuttosto ridicolo, di precettore del generale. Vannacci è Vannacci: ha una sua storia, un suo carattere, una sua visione e un consenso che nessun laboratorio politico ha fabbricato per lui.

Proprio per questo intorno a quella leadership si sta combattendo una partita molto più importante della distribuzione di qualche incarico: capire se quell’energia diventerà una forza politica nazionale oppure rimarrà confinata in un recinto; se parlerà agli italiani oppure soltanto ai già convinti; se saprà costruire oppure si accontenterà di provocare; se diventerà futuro oppure nostalgia. È questa la vera scommessa.

“Merito et Tempore”: l’autonomia culturale del Centro Studi

E qui arrivo al Castello. Nel reportage compare quasi come un personaggio e forse lo è davvero, non perché le pietre abbiano opinioni politiche, ma perché certi luoghi obbligano ad avere una concezione diversa del tempo. Chi vive fra muri che hanno attraversato imperi, rivoluzioni, guerre, restaurazioni e dinastie difficilmente può convincersi che l’ultimo post sui social rappresenti la fine della storia.

Sul Castello campeggia un motto attribuito a Ludovico il Moro: Merito et Tempore. Per merito e a tempo debito, al momento giusto. Mi sembra una risposta sufficientemente precisa anche alla domanda posta da MillenniuM.

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale non nasce per correggere cosmeticamente identità politiche altrui, né per conferire rispettabilità a ciò che, per propria natura, non ci appartiene. E non nasce nemmeno per fornire un salotto elegante a una politica altrimenti rumorosa. Nasce per produrre idee, e le idee, quando sono vere, hanno una caratteristica talvolta fastidiosa: non obbediscono. Rinascimento Nazionale conserverà dunque la propria autonomia culturale, la propria libertà di giudizio e persino il proprio diritto all’eresia. Sosterrà ciò che riterrà giusto e criticherà ciò che riterrà sbagliato, senza abiure quotidiane, senza inginocchiatoi e senza bisogno di chiedere il permesso. È anche per questo che continuo a considerare interessante la sfida che abbiamo davanti: perché non sappiamo ancora come finirà, e diffido profondamente delle storie politiche delle quali si conosce già il finale.

Il reportage si chiude contrapponendo due immagini: la filastrocca infantile di Oh che bel castello e quel Merito et Tempore inciso nella nostra storia. Scelgo la seconda, e non soltanto perché il Castello è diventato, per scelta e per destino, il luogo dal quale provo a dare forma a questa esperienza. La scelgo perché in politica, come nella vita, costruire è infinitamente più difficile che gridare: occorrono uomini, idee, studio, errori, correzioni, coraggio e soprattutto occorre tempo.

Il resto è rumore. Merito et Tempore. Vedremo chi avrà avuto merito. E il tempo, come sempre, farà il resto.

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Politica

Il “Risiko” bancario divide la politica. Mazzocchi punzecchia Sforzini: «MPS? Hai ragione sul libero mercato, ma Vannacci che ne pensa?»

Mazzocchi asfalta le contraddizioni dei “Vannacciani” sul caso MPS! 🏦 ⚔️ Il grande Risiko bancario (con l’offerta di Monte dei Paschi su BPM) innesca un durissimo e ironico botta e risposta nella politica italiana! Mazzocchi risponde a muso duro alle dichiarazioni di Luca Sforzini (Presidente del Centro Studi legato al Gen. Vannacci). “Sforzini ha perfettamente ragione a dire che l’operazione MPS la deve decidere il libero mercato e non la politica, e che non ci servono le vecchie Banche di Stato. Lo Stato deve solo vigilare sui reati!”. Ma poi arriva la stoccata finale, feroce e inaspettata: “Ma come fa Sforzini a coniugare le sue ottime idee liberali sul mercato con le idee del Generale Vannacci? Vannacci fa apertamente il tifo per lo Statalismo più spinto e ha per modelli Mussolini e Putin, autocrati che le banche le volevano controllare totalmente! Misteri del tatticismo politico…”. Un cortocircuito politico clamoroso! Leggi tutta la durissima analisi nel nostro nuovo articolo! 👇

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antonio-mazzocchi

Redazione – Il grande risiko bancario innescato dalla mossa del Monte dei Paschi di Siena (MPS) su Banco BPM e Banca Generali non sta scuotendo soltanto i freddi grafici di Piazza Affari. Le scosse di assestamento finanziario si stanno abbattendo con forza anche sui palazzi della politica, generando alleanze inaspettate e innescando polemiche al vetriolo. A movimentare il dibattito nelle ultime ore è arrivato il tagliente intervento di Mazzocchi, che ha deciso di replicare direttamente e pubblicamente alle recenti e lucide dichiarazioni rilasciate da Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale (vicino alle posizioni del Generale Roberto Vannacci). Un botta e risposta che mescola abilmente alta finanza, visioni economiche e una profonda e irrisolta contraddizione politica interna al mondo sovranista.

Mazzocchi plaude a Sforzini: “Giusto che decidano gli azionisti”

L’intervento di Mazzocchi si apre in maniera sorprendentemente pacifica e distensiva, promuovendo a pieni voti l’analisi strettamente economica fornita poche ore fa da Sforzini riguardo all’ingerenza della politica nelle dinamiche del credito. «Sono pienamente e convintamente d’accordo con il Presidente del Centro Studi, Luca Sforzini, quando afferma con fermezza che, all’interno di un moderno e maturo sistema liberale, la politica bancaria non debba e non possa mai competere allo Stato», esordisce Mazzocchi.

L’accordo sulle regole d’ingaggio del libero mercato è totale. «Sposo completamente e senza riserve la sua netta posizione sull’operazione di Monte dei Paschi di Siena: è giustissimo che a decidere le sorti delle acquisizioni e delle fusioni bancarie siano esclusivamente gli azionisti, gli investitori e le ferree leggi del mercato». Una dichiarazione che rigetta al mittente ogni tentazione di anacronistico dirigismo governativo.

L’ombra dello Stato: un ruolo limitato alla legalità

Nella visione condivisa da Mazzocchi e Sforzini, lo Stato non deve scomparire, ma deve semplicemente cambiare veste: da ingombrante azionista e decisore occulto, deve trasformarsi in un arbitro imparziale. «L’unico, vero compito dello Stato in vicende finanziarie di questa immensa portata – precisa Mazzocchi – deve essere esclusivamente quello di vigilare. Le istituzioni statali devono unicamente supervisionare affinché non si verifichino reati societari, irregolarità o illeciti durante le complesse fasi delle trattative». Regole chiare, mercato libero e nessuna “banca di Stato” salvata con i soldi dei contribuenti.

La stoccata politica: il pensiero liberale contro lo statalismo di Vannacci

Ma è proprio quando il terreno dell’analisi passa dall’economia ai valori puramente politici che Mazzocchi sfodera il fioretto, affondando un colpo durissimo e mirato. La contraddizione sollevata è gigantesca: come può il Presidente di un Centro Studi legato a doppio filo a Roberto Vannacci professare un credo così orgogliosamente e puramente liberale?

«Non comprendo minimamente – attacca frontalmente Mazzocchi – come faccia Sforzini a coniugare e a far convivere questo suo pensiero economico (che ritengo sinceramente liberale, condivisibile e moderno) con la ben nota Weltanschauung, ovvero la visione del mondo, propugnata dal Generale Vannacci».

Tra libero mercato e autarchia: l’incoerenza del “Mondo al Contrario”

L’accusa mossa all’ideologia del Generale è pesante e non lascia spazio a interpretazioni: «Vannacci, in ogni sua uscita pubblica, tifa apertamente e spudoratamente per uno Statalismo spinto ed esasperato. Parliamo di una figura politica che ha ripetutamente indicato come suoi modelli di riferimento personaggi storici e attuali del calibro di Benito Mussolini e Vladimir Putin». Figure autoritarie che, storicamente e fattualmente, non hanno mai lasciato spazio alla libera iniziativa privata.

«Quei modelli politici – ricorda severamente Mazzocchi – sono nei fatti e nella storia per una politica economica e bancaria totalmente, asfissiantemente e rigidamente controllata dall’apparato dello Stato centrale». Altro che libero mercato, azionisti liberi di decidere e rifiuto del protezionismo invocati da Sforzini.

I “misteri del tatticismo”: quale futuro per il Centro Studi?

L’intervento si chiude con una amara e pungente ironia: «Misteri insondabili del tatticismo in Politica…». La stilettata di Mazzocchi lascia il campo aperto a un interrogativo politico enorme che aleggia sul Centro Studi Rinascimento Nazionale: quanto potrà durare la convivenza tra l’anima liberale, borghese e mercatista rappresentata dai vertici intellettuali come Sforzini, e la pancia profondamente statalista, autarchica e muscolare dell’elettorato “vannacciano”? Il Risiko, a quanto pare, non si gioca solo in banca, ma anche nei meandri della politica italiana.

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Politica

I Cristiano Riformisti demoliscono lo spot di Vannacci: «Torso nudo e pugni in stile Putin. La sua propaganda è una minaccia per la democrazia»

Il Generale si tuffa nel fiume a torso nudo? I Cristiano Riformisti lo asfaltano: “Sembra la propaganda di Mussolini e Putin!” 🥊 🏛️ Lo scontro politico si infiamma attorno all’ultimo, discusso spot elettorale di Roberto Vannacci. Il Movimento dei Cristiano Riformisti ha rilasciato un comunicato durissimo, carico di amara ironia, accusando il Generale di voler imporre all’Italia l’immagine del classico “uomo forte” autoritario. “Prende a pugni un sacco da boxe per dimostrare che il dissenso si sopprime con la forza”, accusano i Riformisti. E la scena finale, in cui Vannacci corre inseguito dai fan? “Non sembra un leader che guida il popolo, ma uno che scappa a gambe levate dagli elettori dopo che hanno scoperto il suo bluff politico!”. La dura metafora finale ricorda a tutti noi che l’autoritarismo e i “salvatori della patria” muscolari non fanno altro che soffocare la democrazia e la libertà dei cittadini. Leggete la durissima reazione politica e l’analisi dello spot nel nostro nuovo articolo! 👇 🇮🇹

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l’On. Antonio Mazzocchi

Roma – Nel teatro della politica contemporanea, dove l’immagine conta spesso più della sostanza, l’uso ossessivo della comunicazione visiva può facilmente trasformarsi in un boomerang. È quello che sembra essere accaduto al Generale Roberto Vannacci con la pubblicazione del suo ultimissimo (e già chiacchieratissimo) spot elettorale. A smontare pezzo per pezzo la narrazione “machista” del Generale è sceso in campo, con una nota intrisa di amara e feroce ironia, il Movimento dei Cristiano Riformisti, che non ha esitato a definire il filmato promozionale come un goffo tentativo di accreditarsi quale “uomo forte” del Paese, mettendo pericolosamente in discussione i valori fondanti della nostra democrazia repubblicana.

L’iconografia del “Macho”: il Generale a torso nudo tra tuffi e boxe

L’incipit del comunicato dei Cristiano Riformisti va dritto al cuore della polemica estetica e politica. «Come Movimento non possiamo che ironizzare pesantemente sull’ultimo spot del Generale», si legge nella nota ufficiale. Nel filmato in questione, infatti, Vannacci ha deciso di abbandonare le vesti istituzionali per mostrarsi fisicamente a torso nudo, intento a cimentarsi e a sudare in svariate discipline atletiche davanti alle telecamere.

Una scelta registica e comunicativa che, secondo i Riformisti, è tutt’altro che casuale: «Si tratta di una vera e propria emulazione, quasi caricaturale, di quell’iconografia muscolare tipica e storicamente prediletta dagli autocrati. Impossibile non notare i parallelismi estetici con figure come Benito Mussolini nel passato o, in tempi più recenti, Vladimir Putin». Un richiamo visivo al passato che inquieta i moderati e i difensori della costituzione democratica.

La propaganda dell’uomo forte e le ombre sull’autoritarismo

Ma l’ironia del Movimento lascia ben presto spazio a un’analisi politica decisamente più seria e preoccupata. «In ogni singolo fotogramma di questo spot, il generale Vannacci tenta disperatamente di veicolare un preciso e inquietante messaggio politico alla Nazione: accreditarsi come l’unico “uomo forte” e come indiscusso garante della Patria».

Ogni gesto sportivo inserito nel video viene decriptato dai Cristiano Riformisti come una metafora di potere. «Il tuffo impavido nel fiume vorrebbe essere la dimostrazione plastica che l’uomo forte non teme il domani, ma anzi si getta con prepotenza nella società civile per plasmarla e controllarla a suo piacimento». Ancora più emblematica sarebbe la sequenza dedicata al pugilato: «Il salto da vero e proprio boxer professionista, in cui colpisce con cieca forza e accanimento il materasso di cuoio, sembra voler cinicamente dimostrare ai cittadini che l’opposizione e il dissenso non si governano con il dialogo, ma si reprimono attraverso il puro e semplice uso della forza».

L’ironia sulla scena finale: una fuga a gambe levate dagli elettori

Il vero capolavoro della satira politica dei Riformisti si concentra però sui secondi finali dello spot, che si trasformano (involontariamente, secondo gli accusatori) in una clamorosa autogol comunicativo. «Non possiamo fare a meno di rilevare, con una fortissima dose di ironia, il paradosso grottesco dell’inquadratura finale».

Nel video, il Generale, circondato e scortato da una moltitudine di sostenitori plaudenti, inizia a correre verso una meta astratta e non definita. «L’effetto psicologico ottenuto sul pubblico è l’esatto contrario di quello epico desiderato dagli sceneggiatori», affonda il colpo la nota. «Più che l’immagine di un leader illuminato che guida fiero un popolo verso il futuro, sembra quella di un uomo che, vistosi improvvisamente scoperto nei suoi irrealizzabili e fantasiosi bluff politici, scappa letteralmente a gambe levate insieme al suo seguito più fedele. Una fuga precipitosa da quegli stessi elettori che hanno finalmente aperto gli occhi».

“Futuro Nazionale” e la vuota trappola comunicativa degli slogan

Secondo i Cristiano Riformisti, la fuga simbolica del Generale è la presa d’atto del fallimento del suo contenitore politico: «Gli italiani hanno compreso come il suo tanto sbandierato programma per “Futuro Nazionale” fosse in realtà solo ed esclusivamente una vuota trappola comunicativa. Una scatola vuota, riempita unicamente di slogan populistici studiati a tavolino per colpire la pancia, le paure e gli istinti più bassi dei cittadini insoddisfatti».

La gatta e i gattini: il soffocamento della libertà democratica

A suggello di questa durissima filippica politica, il Movimento dei Cristiano Riformisti sceglie di affidarsi alla saggezza intramontabile della tradizione contadina italiana. «A commento di questa muscolare ed esibizionistica performance, ci permettiamo di richiamare un antico proverbio popolare: “La gatta per troppo amore e per proteggere i gattini, spesso ponendosi sopra loro con troppa forza finisce per ucciderli”».

La metafora finale è un avvertimento solenne lanciato agli elettori ammaliati dai salvatori della patria a torso nudo: «È un chiarissimo monito su come la pretesa di imporre al Paese una protezione assoluta, muscolare e autoritaria si traduca, sempre e inevitabilmente, nel tragico soffocamento della libertà dei cittadini». L’Italia, ricordano in conclusione i Cristiano Riformisti, non ha bisogno di uomini forti, ma di Istituzioni solide, libere e democratiche.

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