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Esteri

Fuggire per sopravvivere, senza mai sentirsi al sicuro: la storia delle persone transgender afghane continua a essere segnata dalla violenza

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transgender Afghana

Redazione- Per molte persone transgender in Afghanistan, vivere significa nascondersi. Non è una scelta, ma una necessità per sopravvivere. Per anni hanno dovuto celare la propria identità, rinunciare a essere se stesse e convivere con la paura costante di violenze, discriminazioni, arresti o addirittura della morte. Dopo il ritorno dei talebani al potere, la loro condizione è precipitata ulteriormente: la casa non è più un rifugio, la famiglia può trasformarsi in una fonte di minacce e lo spazio pubblico è diventato ancora più ostile.

Molte hanno deciso di fuggire dall’Afghanistan nella speranza di trovare sicurezza oltre confine. Ma l’esilio non ha posto fine al loro incubo.

A Peshawar, in Pakistan, due donne transgender sono rimaste ferite dopo essere state raggiunte da colpi d’arma da fuoco esplosi da uomini armati in motocicletta nel quartiere di Faqirabad. Tra le vittime c’è Maskan, cittadina afghana, insieme a Neelam, cittadina pakistana. Entrambe sono state trasportate in ospedale, mentre gli aggressori sono riusciti a fuggire. La polizia ha avviato le indagini e il movente dell’attacco resta ancora sconosciuto.

Per chi è fuggito dall’Afghanistan, però, la violenza non è una sorpresa: è spesso la continuazione di una persecuzione iniziata nel proprio Paese.

In una precedente testimonianza, Maskan aveva raccontato che tornare in Afghanistan significherebbe affrontare violenze, persecuzioni e persino la morte. «Per noi – aveva detto – anche il nostro Paese è diventato una terra straniera. La vita qui a Peshawar è difficile, ma preferiamo sopportare queste difficoltà piuttosto che tornare in Afghanistan e affrontare una morte fatta di violenza e umiliazione.»

La sua storia rappresenta quella di molte persone transgender afghane, costrette a scegliere tra due realtà ugualmente dolorose: restare in un Paese dove la loro identità le espone a gravissimi rischi oppure cercare rifugio altrove, senza la certezza di trovare davvero protezione.

Non è la prima volta che una persona transgender afghana viene presa di mira a Peshawar. Nel dicembre 2023, Nur Mohammad Abidi, rifugiato afghano transgender, è stato ucciso da uomini armati sconosciuti nella stessa città. Un episodio che dimostra come, per molte persone transgender afghane, la fuga non rappresenti la fine della paura, ma soltanto il cambiamento del luogo in cui essa continua a perseguitarle.

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Esteri

Esplosione nel cuore del Principato di Monaco: feriti tre cittadini ucraini in un attentato

⚠️ Una violenta esplosione ha ferito un noto oligarca ucraino e la sua famiglia nel cuore di Monaco. Le autorità indagano su un probabile attentato che ha scosso la sicurezza del Principato.

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#Monaco #CronacaNera #Attentato #Ucraina

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Andrea Battista

Monaco – Una serata di ordinaria tranquillità nel Principato di Monaco è stata brutalmente interrotta ieri da una violenta deflagrazione che ha squarciato il silenzio del centro urbano, lasciando dietro di sé una scia di sangue e interrogativi inquietanti. L’esplosione, di natura dolosa, ha colpito in un’area densamente frequentata, mandando in frantumi la percezione di invulnerabilità che da sempre caratterizza il microstato affacciato sul Mediterraneo. Le autorità locali, supportate dall’intelligence francese, hanno immediatamente avviato una caccia all’uomo per risalire agli esecutori di quello che il governo monegasco ha definito come un probabile attentato.

La dinamica dell’attentato e le condizioni dei feriti

Secondo le prime ricostruzioni fornite dagli inquirenti e confermate dalle dichiarazioni ufficiali rilasciate all’Afp dal ministro di Stato Christophe Mirmand, l’ordigno è stato piazzato con l’intento preciso di colpire un bersaglio definito. Il bilancio parla di tre persone ferite, tutte appartenenti allo stesso nucleo familiare di nazionalità ucraina. Tra loro figurerebbe Vadim Ermolaev, noto oligarca di Kiev, coinvolto nell’esplosione insieme alla moglie e al figlio adolescente.

I due genitori, entrambi di età compresa tra i 50 e i 60 anni, sono stati immediatamente trasportati nei presidi ospedalieri d’eccellenza della zona in condizioni critiche; i medici mantengono per entrambi la prognosi riservata, lottando per contenerne le gravi lesioni. Il figlio tredicenne, seppur presente al momento dell’impatto, ha riportato contusioni meno severe e non verserebbe in pericolo di vita. La zona, situata non lontano da Place du Casino e dalle arterie nevralgiche che collegano il Jardin Exotique al porto, è rimasta transennata per ore per consentire i rilievi scientifici necessari a comprendere la tipologia di esplosivo utilizzata.

Lo sgomento di Evoluzione e Libertà e il clima nelle strade

La vicinanza geografica dell’attentato a luoghi di lavoro e uffici ha generato un forte senso di insicurezza. Andrea Battista, responsabile della sede monegasca di Evoluzione e Libertà, ha espresso pubblicamente la propria preoccupazione, sottolineando come l’esplosione sia avvenuta a breve distanza dagli uffici del movimento. “Apprendo con profondo sgomento la notizia di quanto accaduto – ha dichiarato Battista –. Si tratta di un episodio che ha scosso una comunità nota nel mondo per la qualità delle proprie istituzioni e per la tenuta dei propri sistemi di sicurezza”.

Battista ha voluto rimarcare come Monaco rappresenti per molti professionisti internazionali un modello di convivenza civile e rispetto delle regole. L’evento rappresenta una ferita inaspettata per un territorio che basa la propria esistenza sulla stabilità e sul prestigio delle proprie forze di polizia. L’inquietudine serpeggia ora tra i residenti che abitano gli edifici di Avenue Princesse Grace e le zone limitrofe, testimoni di un livello di violenza che non ha eguali nella storia recente del Principato.

Le indagini e la cooperazione internazionale

Le autorità del Principato stanno operando in stretto coordinamento con la magistratura francese, dato il confine permeabile e la necessità di tracciare i movimenti dei sospettati nei comuni limitrofi, come Beausoleil e Cap-d’Ail. L’ipotesi che si tratti di un regolamento di conti legato ad ambienti finanziari internazionali o a dinamiche geopolitiche collegate al conflitto in Ucraina rimane la pista privilegiata dagli investigatori.

Nonostante la gravità della situazione, il messaggio che arriva dalle istituzioni è di estrema fermezza. Evoluzione e Libertà, attraverso le parole di Battista, ha ribadito il supporto incondizionato ai valori dello Stato di diritto. “La ricerca della verità deve essere affidata esclusivamente alla magistratura – ha proseguito Battista –. Nessun atto di violenza, per quanto efferato, potrà mettere in discussione i principi di libertà e legalità che rappresentano il fondamento delle società democratiche”. L’invito alle autorità resta quello di evitare speculazioni, lasciando che il lavoro investigativo faccia il suo corso per identificare i responsabili di questo atto criminale senza precedenti. La comunità monegasca, seppur colpita, si prepara a reagire, puntando su quella resilienza che ha sempre definito il carattere del Principato di fronte alle avversità.

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Venezuela, il miracolo di Carlos: salvato vivo dopo cinque giorni sotto le macerie del terremoto

🙏 Dopo cinque giorni sotto le macerie del terremoto in Venezuela, il piccolo Carlos, 12 anni, è stato estratto vivo a La Guaira. Un salvataggio straordinario che riaccende la speranza nel cuore della tragedia. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Venezuela #Terremoto #Carlos #CronacaInternazionale

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Soccorritori in Venezuela

La Guaira Cinque giorni sotto le macerie, poi il salvataggio che riaccende la speranza nel cuore di una tragedia immensa. In Venezuela un bambino di 12 anni, Carlos, è stato estratto vivo nella tarda serata di lunedì dai detriti di un edificio crollato nel settore di Macuto, nello stato costiero di La Guaira, una delle aree più duramente colpite dal terremoto che nei giorni scorsi ha devastato il Paese.

A dare notizia del salvataggio è stata una squadra ecuadoriana di ricerca e soccorso, che in una nota ha raccontato l’esito di ore di lavoro ininterrotto: i soccorritori sono riusciti a liberare il ragazzino e ad affidarlo alle cure mediche, in quello che viene già considerato uno degli episodi più straordinari dell’intera emergenza venezuelana. La scena è stata rilanciata anche da Cnn, che ha pubblicato il filmato dei vigili del fuoco di Quito mentre trasportano Carlos in barella dopo averlo tirato fuori dalle macerie.

Il salvataggio a Macuto dopo una lunga corsa contro il tempo

Il recupero del dodicenne è avvenuto nel settore di Macuto, località costiera di La Guaira trasformata in uno dei simboli del disastro. Carlos era rimasto intrappolato sotto i detriti sin dal sisma che ha colpito il Venezuela, e il suo ritrovamento in vita dopo cinque giorni assume un valore che va oltre il singolo episodio: è il segno che, anche quando le speranze sembrano quasi esaurite, le operazioni di ricerca possono ancora restituire vite.

Le immagini diffuse mostrano la delicatezza e la tensione dell’intervento, con i soccorritori impegnati a liberare il ragazzo in uno scenario di distruzione totale. In emergenze di questo tipo, il fattore tempo è decisivo: ogni ora che passa riduce drasticamente le possibilità di sopravvivenza per chi resta intrappolato, soprattutto in contesti segnati da crolli, polvere, traumi e carenza di acqua. Proprio per questo il caso di Carlos viene letto come un vero miracolo.

La Guaira tra le zone più devastate dal sisma

Il salvataggio arriva da una delle aree che hanno pagato il prezzo più alto alla violenza del terremoto. La Guaira, porto strategico e importante snodo urbano sulla costa venezuelana, è tra i territori dove si sono concentrati crolli, dispersi e operazioni di soccorso. Nelle ore successive al sisma, il quadro emerso dai sopralluoghi ha mostrato edifici collassati, quartieri gravemente danneggiati e migliaia di famiglie travolte dall’emergenza.

Secondo i resoconti diffusi nelle ultime ore, il bilancio umano e materiale del terremoto continua a essere molto pesante. Le squadre di soccorso, locali e internazionali, stanno lavorando senza sosta tra le macerie nella speranza di trovare altri sopravvissuti, ma con il passare dei giorni cresce inevitabilmente anche il numero delle vittime accertate.

Una storia che riaccende la speranza in mezzo alla tragedia

In ogni grande catastrofe ci sono episodi che diventano simboli collettivi. Il salvataggio di Carlos è uno di questi. In mezzo a una tragedia segnata da lutti, distruzione e paura, la sopravvivenza di un bambino rimasto per cinque giorni sotto i detriti restituisce un’immagine opposta: quella della resistenza, della tenacia dei soccorritori e della possibilità che la vita riesca ancora a emergere dove tutto sembrava perduto.

Per il Venezuela, e in particolare per La Guaira, la notte del salvataggio di Carlos rappresenta una piccola ma potentissima crepa nel dolore. Una storia che non cancella la vastità del disastro, ma che offre al Paese uno dei rari momenti in cui la cronaca della devastazione lascia spazio a quella della speranza.

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Terremoto Venezuela – Trovati i corpi della famiglia Cuomo

🥀 Il sisma in Venezuela strappa alla vita tre membri della famiglia Cuomo, originaria di Laviano. Il figlio Carlos Francisco vola a Caracas da Milano per l’ultimo saluto ai genitori e alla sorella. Una comunità in lutto si stringe attorno a chi resta.

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#Venezuela #Terremoto #Laviano #Cronaca

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la famiglia Cuomo

Redazione- Laviano, un piccolo centro arroccato tra le montagne dell’Appennino in provincia di Salerno, piange oggi tre dei suoi figli più lontani, rimasti vittima del violento sisma che ha devastato il Venezuela. La notizia, arrivata come una lama nel cuore della comunità salernitana, ha spento le vite di Enzo Cuomo, 63 anni, della moglie Trini Adrian, 53 anni, e della loro figlia Isabella, appena 22enne. Un dolore transoceanico che unisce il Sud Italia alle strade martoriate di Caracas, dove il destino della famiglia si è spezzato sotto le macerie di un condominio.

Il dramma nel quartiere di Los Palos Grandes

La scossa ha colpito con una violenza inaudita l’edificio in cui risiedeva la famiglia, una struttura imponente di quattordici piani situata nel quartiere di Los Palos Grandes, una zona residenziale nota per la sua modernità e il suo profilo urbano curato. Enzo Cuomo, architetto di professione, si era costruito in Venezuela una carriera solida, guadagnandosi la stima dei colleghi e dei residenti per la precisione e la dedizione con cui interpretava il suo lavoro. Eppure, oltre all’attività professionale, Enzo era conosciuto nel vicinato per un’abitudine che lo rendeva un volto noto tra gli abitanti della zona: ogni giorno, puntualmente, saliva sul tetto del palazzo, chiamato “Petunia”, per prendersi cura dei pappagalli Ara. Quei grandi volatili dai piumaggi blu e gialli, simbolo colorato della biodiversità urbana di Caracas, avevano trovato nel piccolo rifugio creato dall’architetto italiano un punto sicuro dove sostare e nutrirsi.

Proprio in quel condominio, diventato purtroppo una trappola mortale al momento della scossa, si trovavano anche Trini Adrian e la giovane Isabella. La ragazza, che coltivava con entusiasmo il sogno di lavorare nel mondo della moda, rappresentava il futuro della famiglia, ora interrotto bruscamente da una catastrofe naturale che ha lasciato intere zone della capitale venezuelana in ginocchio, trasformando palazzi in cumuli di detriti e polvere.

Un legame spezzato tra l’Italia e il Sud America

La storia dei Cuomo è emblematica della diaspora meridionale: Enzo aveva lasciato Laviano anni fa, portando con sé il desiderio di costruire una vita migliore lontano dalle asperità dell’entroterra campano. Non tutti i membri della famiglia, però, sono rimasti in Venezuela. Gerardo, fratello di Enzo, aveva vissuto a Caracas per lungo tempo prima di decidere, circa otto anni fa, di fare ritorno in Italia, stabilendosi a Milano. Nel capoluogo lombardo era stato raggiunto da Carlos Francisco, figlio di Enzo e Trini, l’unico superstite di questa tragedia.

La vicenda di Carlos Francisco è segnata da una resilienza straordinaria. Il giovane, che da circa cinque anni risiede nel nostro Paese, è stato protagonista di una dura battaglia personale, essendo stato in cura presso l’ospedale San Raffaele di Milano per sottoporsi a un complesso trapianto di midollo osseo. Nonostante le condizioni di salute e la lontananza forzata, appena appresa la notizia del sisma, Carlos ha lanciato un disperato appello ai soccorritori, chiedendo loro di non interrompere le ricerche dei genitori e della sorella tra le macerie. Nonostante la speranza, le ore successive hanno confermato il peggio: il corpo di Enzo Cuomo è stato estratto senza vita, e le speranze di ritrovare Trini e Isabella ancora in vita si sono spente col passare delle ore. Nel pomeriggio di domenica, Carlos Francisco è partito da Milano alla volta del Sud America, con il peso di un viaggio che nessuno vorrebbe mai intraprendere, per portare l’ultimo saluto ai suoi cari in una terra che, per la famiglia Cuomo, era diventata casa.

Il legame con il borgo di Laviano, sebbene disteso su migliaia di chilometri, resta profondo. La comunità salernitana si prepara ora ad accogliere il ricordo di questa famiglia, in attesa di conoscere le modalità per le esequie. La scomparsa dei Cuomo rappresenta una ferita aperta per chi ha saputo mantenere vive, con orgoglio, le proprie radici italiane anche sotto il cielo lontano di Caracas.

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