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Quando i personaggi dello spettacolo diventano autori: i libri firmati dai volti noti

C’è un fenomeno editoriale che, da diversi anni, vede protagonisti con sempre maggiore frequenza donne e uomini del mondo dello spettacolo: attori, cantanti, registi e personaggi televisivi (nonché ora pure social) scelgono di affidare alla carta stampata una parte della propria storia, delle proprie passioni o delle proprie esperienze. Un modo per trasformare la notorietà conquistata sul palcoscenico, davanti a una macchina da presa o sul piccolo e piccolissimo schermo in un nuovo rapporto diretto con il pubblico.

Tra gli osservatori di questo fenomeno c’è Alberto Raffaelli, anima e promotore di Segnalazioni Letterarie, community di quasi 48.000 membri che da anni mette in comunicazione autori, lettori e protagonisti del panorama culturale italiano.

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Alberto Raffaelli

Redazione-  C’è un fenomeno editoriale che, da diversi anni, vede protagonisti con sempre maggiore frequenza donne e uomini del mondo dello spettacolo: attori, cantanti, registi e personaggi televisivi (nonché ora pure social) scelgono di affidare alla carta stampata una parte della propria storia, delle proprie passioni o delle proprie esperienze. Un modo per trasformare la notorietà conquistata sul palcoscenico, davanti a una macchina da presa o sul piccolo e piccolissimo schermo in un nuovo rapporto diretto con il pubblico.

Tra gli osservatori di questo fenomeno c’è Alberto Raffaelli, anima e promotore di Segnalazioni Letterarie, community di quasi 48.000 membri (https://www.facebook.com/groups/segnalazioniletterarie/?ref=bookmarks) che da anni mette in comunicazione autori, lettori e protagonisti del panorama culturale italiano.

“Da svariati anni – osserva Raffaelli – impazza la moda, se così vogliamo definirla, dei personaggi famosi che pubblicano libri. Non necessariamente si tratta di autobiografie in senso stretto: spesso sono racconti di vita, riflessioni, ricordi, ricette, esperienze professionali oppure argomenti che il personaggio sente particolarmente vicini. Il pubblico vuole conoscere ciò che esiste dietro le immagini pubbliche di uomini e donne dello spettacolo, della tv e ora anche del web, cosicché il libro diventa uno strumento privilegiato per raccontarsi”.

Non è difficile comprendere le ragioni di questo successo. Un personaggio noto possiede già una comunità di estimatori o veri e propri fans che hanno seguito per anni la sua carriera e che desiderano scoprirne aspetti meno conosciuti. Il libro permette così di andare oltre l’immagine pubblica e di costruire un racconto più personale, incontrando inoltre il favore degli editori che vedono un più che probabile successo di vendite.

Esempio emblematico è Al Bano, che nel corso degli anni ha pubblicato diversi volumi dedicati alla propria vita, alla musica, alla fede e alle sue radici: testi nei quali affronta pure momenti importanti e dolorosi della propria esistenza.

Anche Romina Power ha costruito nel tempo un rapporto con la scrittura, raccontando attraverso i libri esperienze, pensieri e dimensioni della propria biografia. Nel 2025, con “Pensieri profondamente semplici”, ha scelto una forma particolarmente intima, trasformando parole e ricordi in una sorta di percorso personale attraverso la memoria.

Il fenomeno riguarda trasversalmente il mondo dello spettacolo. Lorella Cuccarini, per esempio, ha pubblicato “Ogni giorno il sole. La vita e la filosofia del mezzopieno”, un’autobiografia nella quale ripercorre esperienze personali e professionali.

E poi ci sono molti altri nomi, fra cui Alba Parietti, Carmen Russo, Renato Pozzetto, Christian De Sica… Volti appartenenti a generazioni e percorsi artistici differenti, ma accomunati dalla capacità di suscitare curiosità e affetto nel pubblico. Proprio questo elemento rappresenta, secondo Raffaelli, una delle chiavi per comprendere la fortuna editoriale di progetti simili.

“Il lettore – spiega ancora Raffaelli – non cerca soltanto il gossip. Cerca soprattutto una confidenza. Vuole sapere come nasce una carriera, quali sacrifici ci sono dietro un successo, quali incontri hanno cambiato una vita, quali passioni accompagnano un artista quando non è sotto i riflettori. È una forma di curiosità che può diventare anche interesse culturale”.

Il caso di Renato Pozzetto è significativo: la sua autobiografia “Ne uccide più la gola che la sciarpa” ne ripercorre la giovinezza, la Milano del dopoguerra, gli incontri artistici e la nascita del sodalizio con Cochi Ponzoni, restituendo al lettore non soltanto la storia di un comico amatissimo, ma anche uno spaccato della cultura popolare italiana.

Il libro del personaggio famoso, dunque, non è necessariamente un prodotto costruito soltanto sulla notorietà. Quando dietro la celebrità esiste una storia autentica, può diventare una testimonianza capace di attraversare generazioni.

“La vera sfida – conclude Raffaelli – è capire se dietro il nome conosciuto esista anche qualcosa da raccontare. La notorietà può portare il lettore ad acquistare un libro, ma è il contenuto che può convincerlo a leggerlo fino in fondo. E quando un personaggio riesce a trasformare la propria esperienza in una storia universale, allora non abbiamo più soltanto il libro di una celebrità: abbiamo un libro che parla alle persone”.

In fondo, è proprio questo il confine più interessante tra spettacolo e letteratura: quando il volto conosciuto smette per qualche pagina di essere soltanto un personaggio pubblico e diventa una voce. Una voce che racconta, ricorda, riflette e, talvolta, sorprende. E forse è proprio questa possibilità di scoprire l’uomo o la donna oltre l’individuo famoso a spiegare perché il pubblico continui a essere così attratto dai libri firmati dai protagonisti dello spettacolo. Di questo e altro abbiamo parlato con Alberto Raffaelli.

Libro di Alberto Raffaelli

IL FENOMENO DEI VIP CHE SCRIVONO: QUANDO LA NOTORIETÀ INCONTRA LA LETTERATURA

Alberto, da diversi anni assistiamo a una presenza sempre più frequente di attori, cantanti, registi, personaggi televisivi e ora pure del web nelle librerie. Perché, secondo lei, questa tendenza continua a crescere?

 

Perché il pubblico non si accontenta più di vedere il personaggio. Vuole conoscerlo. La televisione, il cinema e i social mostrano una parte della persona, mentre il libro permette di entrare in una dimensione più intima. Scrivere significa togliere, almeno per qualche pagina, la maschera del personaggio pubblico e mostrare l’individuo.

Possiamo parlare di una vera e propria moda?

Certamente, ma userei la parola “moda” con cautela. È infatti una tendenza ormai consolidata che nasce dall’incontro di due esigenze: quella del personaggio famoso di raccontarsi e quella del pubblico di scoprire ciò che normalmente rimane dietro le quinte. Quando questi due bisogni si incontrano, il libro diventa uno strumento potentissimo.

 

Albano, Romina Power, Lorella Cuccarini, Alba Parietti, Carmen Russo, Renato Pozzetto, Christian De Sica. Sono solo alcuni nomi tra tantissimi, e molto diversi tra loro. Cosa li accomuna?

La capacità di aver costruito, nel tempo, un rapporto affettivo con il pubblico. Sono persone che hanno accompagnato intere generazioni. Il lettore non compra soltanto delle pagine: acquista la possibilità di ritrovare una parte della propria memoria. Dietro il libro di un personaggio amato spesso c’è anche la nostalgia per un’epoca, per una musica, per un programma televisivo, per un film.

 

Quindi il libro diventa quasi anche una “macchina del tempo”?

Assolutamente sì. E questa è forse una delle componenti più affascinanti del fenomeno. Una biografia di un artista può raccontare contemporaneamente due storie: quella dell’autore e quella del lettore. Mentre leggiamo la vita di un personaggio, inevitabilmente riaffiorano i nostri ricordi legati ad esso.

Quanto conta il gossip in questo meccanismo?

Il gossip può essere la porta d’ingresso, ma non dovrebbe essere il punto d’arrivo. La curiosità per la vita privata può spingere qualcuno ad acquistare un libro, ma poi è la qualità del racconto a determinare il valore dell’opera. Se rimaniamo soltanto nel pettegolezzo, abbiamo consumato una curiosità. Se invece troviamo emozioni, riflessioni e autenticità, abbiamo incontrato una storia.

C’è il rischio che la notorietà sostituisca il talento letterario?

È una domanda importante. La notorietà può certamente facilitare l’ingresso nel mercato editoriale, ma non può garantire la qualità di un libro. Essere una personalità molto nota non significa automaticamente essere un grande scrittore. Sono linguaggi differenti. Tuttavia, la celebrità può fornire qualcosa di altrettanto prezioso: un’esperienza fuori dall’ordinario da raccontare.

 

Renato Pozzetto, per esempio, attraverso i suoi libri ha raccontato anche una Milano che non esiste più. È questo il valore aggiunto?

Esattamente. Quando un artista racconta la propria vita con sincerità, finisce spesso per raccontare anche il Paese che ha attraversato. Pozzetto non è soltanto il comico che tutti conosciamo: attraverso i suoi ricordi possiamo ritrovare una Milano, un mondo dello spettacolo e una società profondamente diversi da come sono oggi. È qui che le memorie di un personaggio possono trasformarsi in una testimonianza storica e sociale.

E cosa cerca oggi il lettore quando prende in mano l’autobiografia di una persona famosa?

Cerca autenticità. Vuole sapere cosa c’è dietro il successo, quali sacrifici sono stati affrontati, quali delusioni sono state superate, quali persone hanno lasciato un segno. In altre parole, vuole scoprire l’essere umano dietro la celebrità. Ma anche il contesto e i cambiamenti avvenuti rispetto al nostro tempo hanno la loro parte nell’interessare il pubblico.

 

Secondo lei chi compra questo tipo di libri è più interessato al successo o alle fragilità dei personaggi?

Alle fragilità. Il successo affascina, ma la fragilità avvicina. Un personaggio perfetto è distante; un personaggio che racconta le proprie paure, gli errori, le sconfitte e i momenti difficili diventa improvvisamente simile a noi. Ed è proprio lì che nasce la vera empatia.

 

Quanto hanno cambiato i social questo rapporto tra celebrità e lettori?

Tantissimo. I social hanno abituato il pubblico a una comunicazione quotidiana e più diretta con i personaggi noti, inducendo anche un sovraccarico continuo di informazioni. Il libro rappresenta però qualcosa di diverso: richiede tempo, attenzione e approfondimento. In un’epoca fatta di messaggi velocissimi, le vite e le riflessioni di personaggi illustri sciorinate nelle pagine diventano quasi un atto di resistenza culturale.

Quindi un personaggio famoso che scrive un libro può contribuire anche ad avvicinare nuovi appassionati alla lettura?

Certamente. E questo è un aspetto che considero molto positivo. Se una persona acquista il libro di un personaggio che ama e, attraverso quella lettura, scopre il piacere di leggere, si è già ottenuto un risultato importante. La letteratura può avere molte porte d’ingresso e non dobbiamo mai giudicare il lettore da quale porta decide di entrare.

 

Segnalazioni Letterarie osserva quotidianamente il mondo dei libri. Cosa pensa che accadrà nei prossimi anni?

Credo che il fenomeno continuerà, ma cambieranno le forme. Vedremo sempre più contaminazioni tra televisione, cinema, musica, social e letteratura. La vera differenza la farà, ancora una volta, la capacità di raccontare qualcosa che meriti di essere ricordato. Dal canto nostro, come community cercheremo di seguire le evoluzioni di queste modalità comunicative.

Se dovesse riassumere in una frase il motivo per cui continuiamo a leggere le storie dei personaggi famosi, quale sceglierebbe?

La seguente: siamo curiosi di conoscere la vita degli altri perché, nelle loro storie, spesso finiamo per riconoscere qualcosa della nostra. Ed è forse questa la ragione più profonda per cui una celebrità può diventare, attraverso un libro, semplicemente una persona che ha qualcosa da raccontare.

Libri

Probabilmente dunque il vero successo di questi libri non sta nel nome stampato sulla copertina, ma nella possibilità di scoprire cosa accade quando si spengono i riflettori. Perché dietro volti noti esistono sempre persone fatte di ricordi, cadute, passioni, rinunce e sogni.

Quanto detto da Alberto Raffaelli ci invita, in fondo, a guardare questo fenomeno con occhi meno superficiali: non soltanto come una strategia editoriale o l’ennesima curiosità legata al mondo dello spettacolo, ma come un incontro tra memoria collettiva e racconto personale.

E allora la domanda diventa intrigante: quando acquistiamo il libro di un personaggio famoso, vogliamo davvero conoscere la sua vita oppure stiamo cercando, inconsapevolmente, un pezzo della nostra?

 

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Mark Zuckerberg re di Capri e Positano: vacanze extra lusso sul superyacht “Ulysses” dopo aver salvato Meta dai tribunali

Vacanze da nababbo per Mark Zuckerberg in Italia! Atterra in elicottero sul superyacht a Positano per godersi la “Dolce Vita” dopo le cause miliardarie in America! 🛥️ 💸 Il re dei social network ha scelto la nostra bellissima Italia per rilassarsi. Il fondatore di Facebook è arrivato ieri con il suo Jet Privato all’aeroporto di Salerno, per poi salire subito su un elicottero privato e atterrare direttamente sulla piattaforma di poppa del suo megayacht ancorato al largo di Positano! Ma attenzione: la barca su cui sta viaggiando in direzione Capri non è la sua, ma l’ha affittata! Si tratta dell’imponente “Ulysses”, un castello galleggiante di 103 metri valutato ben 250 milioni di dollari, dotato di una piscina gigantesca, 4 jacuzzi esterne ed eliporto! Zuckerberg era già stato in Costiera Amalfitana nel 2012 per il suo meraviglioso viaggio di nozze con Priscilla Chan. Questa costosissima fuga nel Mediterraneo arriva proprio a ridosso di una tempesta legale senza precedenti per la sua azienda. La holding Meta ha dovuto accettare un pesantissimo patteggiamento in America (del valore di circa 16,68 MILIARDI di dollari) per chiudere una causa in cui Instagram e Facebook venivano accusati di aver creato dipendenza digitale nei bambini e negli adolescenti! Forse è proprio per scaricare questo enorme stress che “Zuck” si è concesso questo viaggetto di lusso. Leggi tutte le curiosità pazzesche sul suo panfilo nel nostro articolo dedicato! 👇 🌊 E voi se aveste i soldi del creatore di Facebook, in che località italiana andreste a fare le vostre vacanze in yacht?

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Mark Zuckerberg

Redazione – I miliardari di tutto il mondo sanno perfettamente che, quando si tratta di cercare il mix perfetto tra bellezze naturali mozzafiato, eleganza senza tempo ed eccellenze culinarie, non esiste al mondo un luogo migliore della “Dolce Vita” italiana. A confermare questa regola non scritta è stato niente meno che Mark Zuckerberg. Il geniale fondatore di Facebook e potentissimo amministratore delegato del gruppo Meta, ha infatti scelto le acque cristalline del nostro Paese per concedersi una pausa estiva all’insegna del lusso più sfrenato.
La sua vacanza è iniziata ieri pomeriggio con una logistica che sembra uscita direttamente da un film di James Bond. Zuckerberg è atterrato a bordo del suo imponente jet privato sulla pista dell’aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi-Cilento. Dallo scalo campano, per evitare il traffico e mantenere la privacy assoluta, si è immediatamente alzato in volo a bordo di un elicottero privato, che lo ha traghettato direttamente al largo per farlo atterrare, con manovra millimetrica, sulla piattaforma di poppa di un gigantesco superyacht in attesa.

Il ritorno romantico in Costiera Amalfitana

Il favoloso panfilo, non appena ha accolto a bordo il suo celebre e ricchissimo ospite, ha fatto subito rotta verso la magnifica Costiera Amalfitana, dando fondo alle ancore e ormeggiando nella pittoresca rada di Positano, godendosi uno dei tramonti più spettacolari e iconici del Mediterraneo, per poi dirigersi nelle ore successive verso i faraglioni magici di Capri.
Per Mark Zuckerberg, l’aria profumata della Costiera non è una novità, ma rappresenta anzi un dolcissimo ricordo romantico. Esattamente quattordici anni fa, nel lontano 2012 e a pochi mesi dal suo chiacchieratissimo matrimonio con la dottoressa Priscilla Chan, il papà di Facebook scelse proprio queste zone per una tappa indimenticabile del suo viaggio di nozze, soggiornando all’epoca nelle lussuosissime suite dell’Hotel Caruso a Ravello.

Il superyacht “Ulysses”: un castello galleggiante da 250 milioni

Nonostante Zuckerberg possieda già una sfarzosa imbarcazione personale di 118 metri (il Launchpad, attualmente fermo negli Stati Uniti), per questa crociera nel Mediterraneo ha deciso di affittare uno dei gioielli più ambiti della nautica mondiale.
Il fondatore di Meta è salito a bordo dell’Ulysses, un gigantesco superyacht lungo 103 metri di proprietà del finanziere Graeme Hart (l’uomo più ricco della Nuova Zelanda). Questo vero e proprio castello galleggiante, dal valore astronomico stimato intorno ai 250 milioni di dollari, è stato costruito nei blasonati cantieri olandesi Feadship. A bordo, il miliardario ha a disposizione una gigantesca piscina riscaldata, ben quattro vasche idromassaggio esterne dislocate sui vari ponti, un eliporto privato, una trentina di membri dell’equipaggio sempre a disposizione e spazi immensi in grado di ospitare fino a 20 fortunatissimi invitati.

Il relax in Italia per spegnere l’incendio giudiziario in USA

Questa lussuosissima fuga italiana, tuttavia, arriva in un momento professionale e familiare non propriamente rilassante per il CEO di Meta. Nelle scorse settimane, infatti, Zuckerberg ha dovuto affrontare una tempesta giudiziaria di proporzioni bibliche.
Per evitare che il colosso dei social andasse a processo, Meta ha dovuto siglare negli Stati Uniti un accordo dal valore potenziale e spaventoso di 16,68 miliardi di dollari con ben 29 Stati americani. L’accusa era pesantissima: aver progettato piattaforme come Instagram e Facebook inserendo volutamente delle funzioni e degli algoritmi capaci di favorire la dipendenza psicologica nei minori, non tutelando adeguatamente la salute mentale dei bambini e degli adolescenti. Meta ha sempre negato con forza questa accusa, ma ha preferito pagare questa cifra monstre per scongiurare conseguenze regolamentari ancora peggiori ed evitare le aule di tribunale.
Ecco perché, in alcuni video rubati da curiosi e finiti su TikTok, Zuckerberg è stato immortalato sulla murata di poppa del suo yacht, vestito con una semplice polo bianca e cappellino: sempre guardato a vista dal suo gigantesco bodyguard, e con lo smartphone perennemente in mano. Nemmeno davanti ai faraglioni di Capri ci si può permettere di scollegarsi totalmente dall’impero.

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A cosa serve davvero la misteriosa levetta sotto lo specchietto retrovisore? Il “tasto segreto” che ti salverà la vita guidando di notte

Vi accecano sempre con i fari da dietro quando guidate di notte? C’è un “tasto segreto” sotto il vostro specchietto retrovisore che quasi nessuno conosce: vi salverà la vita! 🚗 💡 A chi non è capitato l’incubo di guidare su una strada buia ed essere improvvisamente accecato dai fari abbaglianti (o regolati malissimo) dell’automobilista che ci sta attaccato dietro? Quel fastidiosissimo riflesso nello specchietto centrale ci acceca letteralmente per alcuni secondi, mettendo in grave pericolo la nostra sicurezza! Eppure, in tantissimi ignorano che le case automobilistiche hanno inserito una soluzione geniale proprio sotto il nostro naso. Avete presente quella piccola levetta nera posizionata sotto lo specchietto retrovisore (che spesso usate per appendere gli “Arbre Magique”)? Purtroppo nessuna scuola guida lo insegna, ma quella levetta serve esattamente per bloccare i fari! Quando un’auto vi abbaglia da dietro, vi basterà tirare la levetta verso di voi: il vetro si inclinerà meccanicamente verso l’alto e devierà la luce violenta verso il tettuccio! Voi potrete continuare a guardare comodamente nello specchietto vedendo le auto dietro di voi nitide, ma la luce diventerà tenue e scura e non vi accecherà più! Un trucco magico basato sulla forma a “prisma” del vetro. Leggi come funziona questo formidabile salvavita notturno nel nostro articolo! 👇 🌚 E voi conoscevate già la vera utilità di questo tastino segreto o lo state scoprendo solo ora?

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Levetta specchietto retrovisore

Redazione – Mettetevi comodi e fate mente locale, perché stiamo per svelarvi un segreto che lascerà a bocca aperta migliaia di automobilisti. Tutti noi, fin dal giorno in cui abbiamo preso la patente, guidiamo la nostra automobile compiendo dei gesti ormai automatici: allacciamo la cintura, sistemiamo il sedile, accendiamo i fari e controlliamo la visuale.
Tra gli strumenti più vitali per la nostra sicurezza c’è indubbiamente lo specchietto retrovisore interno, quello posizionato al centro del parabrezza. Se lo osservate con attenzione (a meno che non abbiate un’auto di lusso di ultimissima generazione dotata di sensori digitali) noterete che, proprio sul bordo inferiore della cornice di plastica, è presente una piccola e misteriosa levetta meccanica. L’avrete toccata e guardata mille volte senza darci peso, magari usandola per appenderci il classico “Arbre Magique” o un rosario. Ma vi siete mai chiesti a cosa serva realmente quel minuscolo interruttore? La sua funzione è a dir poco vitale e potrebbe letteralmente salvarvi la vita durante la guida notturna.

L’incubo della guida di notte: i fari negli occhi

Per comprendere l’utilità geniale di questa levetta, dobbiamo immaginare uno scenario che tutti noi automobilisti conosciamo fin troppo bene e che odiamo profondamente. Siete alla guida di notte, magari su una strada extraurbana buia, o in autostrada, e siete già stanchi dopo una lunga giornata di lavoro.
Improvvisamente, dallo specchietto retrovisore centrale arriva una sciabolata di luce violentissima: l’automobilista o il camionista che vi sta tallonando alle spalle ha i fari abbaglianti accesi, oppure ha i fari anabbaglianti montati malissimo e sparati verso l’alto. Quel fascio di luce fortissimo rimbalza sullo specchietto e vi colpisce direttamente negli occhi, accecandovi per alcuni, interminabili secondi. In quei momenti di totale cecità temporanea (chiamata abbagliamento), guidare diventa un autentico e spaventoso pericolo mortale.

Il trucco che le scuole guida dimenticano di insegnare

È proprio in queste situazioni di puro terrore stradale che entra in gioco la nostra “misteriosa” levetta nera. Purtroppo, durante i corsi pratici di scuola guida, pochissimi istruttori si ricordano di spiegarne il funzionamento ai neo-patentati, lasciando che milioni di guidatori continuino a soffrire l’abbagliamento notturno stringendo i denti e strizzando gli occhi.
Quando vi trovate con i fari di un’altra auto puntati negli occhi, vi basterà spingere (o tirare verso di voi) quella piccola levetta posizionata sotto lo specchietto. Come per magia, la violenta luce bianca che vi stava accecando scomparirà all’istante, trasformandosi in un riflesso tenue, opaco e per nulla fastidioso, permettendovi però di continuare a vedere perfettamente la sagoma dell’auto dietro di voi!

Come funziona il geniale meccanismo anti-riflesso?

Nessuna magia elettronica, ma pura e semplice ottica geometrica. Il vetro dello specchietto retrovisore interno non è piatto e normale come quello del bagno di casa, ma è a forma di prisma o cuneo (è più spesso in alto e più sottile in basso), e solo la superficie posteriore del vetro è argentata e riflettente.
Di giorno, la levetta è impostata in modo tale che voi vediate l’immagine nitida riflessa dalla parte argentata posteriore. Di notte, quando tirate la levetta verso di voi, andate a inclinare fisicamente lo specchio verso l’alto. La luce fortissima degli abbaglianti di chi vi segue viene quindi deviata verso il tettuccio della vostra auto! Voi, invece, guardando nello specchietto inclinato, vedrete il riflesso della superficie anteriore del vetro (che riflette solo il 4% della luce). Risultato? Vedrete l’auto dietro di voi senza essere accecati.
Un trucco meccanico inventato decenni fa ma che, ancora oggi, resta un vero e proprio salvavita ignorato da tantissimi automobilisti. Da stasera, la guida notturna non sarà più un incubo!

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Squilla il telefono e mettono subito giù: non richiamare MAI questo prefisso o ti svuotano il credito in pochi secondi

Vi squilla il cellulare, non fate in tempo a rispondere e mettono giù? NON RICHIAMATE MAI QUESTI PREFISSI O VI SVUOTANO IL CONTO! 📱 😱 Sta mietendo migliaia di vittime in tutta Italia, si chiama “Wangiri” ed è la subdola e diabolica truffa dello squillo telefonico. Il meccanismo degli hacker internazionali è spietato: fanno suonare il vostro cellulare per un solo secondo e poi riagganciano, lasciandovi la notifica di chiamata persa sul display. Lo fanno per far leva sulla vostra curiosità o sulla preoccupazione (magari pensate che sia un parente o un ospedale che vi cerca d’urgenza!). Ma ATTENZIONE: se premete per richiamare il numero sconosciuto, finirete per chiamare linee satellitari a pagamento estero costosissime! Dall’altra parte sentirete finti rumori di fondo per non farvi attaccare, e nel frattempo vi prosciugheranno fino a 15 euro per ogni secondo di telefonata, azzerandovi il credito in un attimo! La Polizia Postale raccomanda di non richiamare MAI numeri sconosciuti dopo un solo squillo. Fate grandissima attenzione in modo particolare a questi prefissi truffa: Tunisia (+216), Moldavia (+373), Kosovo (+383) e Regno Unito (+44). Se li vedete, metteteli subito nella blacklist! Leggi nel nostro articolo come difenderti per sempre! 👇 🚨 Avvisate subito mamme e nonni condividendo questo articolo, sono loro le prede più vulnerabili e cadono spesso nella trappola telefonica!

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Telefono che squilla

Redazione – Negli ultimi mesi, i telefoni cellulari di milioni di italiani sono finiti sotto un vero e proprio bombardamento. Un attacco massiccio, subdolo e silenzioso, orchestrato da abili hacker internazionali che stanno svuotando i conti telefonici e le carte di credito dei cittadini con una velocità disarmante.
La dinamica di questo furto digitale è tanto geniale quanto meschina, perché non sfrutta virus informatici complicatissimi, ma gioca esclusivamente sulla psicologia, sull’educazione e sulla curiosità innata della mente umana. Immaginate la scena: siete al lavoro, in auto o sul divano. Improvvisamente il vostro smartphone inizia a squillare. Guardate il display, ma non fate nemmeno in tempo ad allungare la mano per rispondere o per scorrere il dito sullo schermo: lo squillo dura sì e no due secondi, dopodiché la chiamata si interrompe bruscamente e cade nel nulla. Sullo schermo vi resta impressa una notifica di “Chiamata persa” da un numero apparentemente sconosciuto. Quello che deciderete di fare nei successivi tre secondi determinerà la salvezza o la fine del vostro credito telefonico.

Il diabolico sistema del “Wangiri”: la trappola psicologica

Se, spinti dalla curiosità o dalla preoccupazione (pensando che possa essere una telefonata urgente da parte di un ospedale, di una scuola o di un lontano parente in difficoltà), decidete di premere il tasto per richiamare quel numero misterioso, siete appena finiti dritti in trappola.
Questa raffinatissima e spietata tecnica truffaldina ha origini asiatiche e nel gergo della sicurezza informatica viene chiamata Wangiri (che in giapponese significa letteralmente “uno squillo e stacco”). Il meccanismo studiato dai criminali informatici, spesso basati all’estero, è diabolico: dei potentissimi computer automatizzati vengono programmati per chiamare a raffica e contemporaneamente migliaia di numeri di cellulare italiani, facendo squillare il telefono una volta sola per poi riagganciare all’istante.

Come i truffatori ti prosciugano il conto in bolletta

L’obiettivo dei criminali non è parlarvi (nessuno risponderà mai dall’altra parte della cornetta), ma costringervi a richiamarli. I numeri sconosciuti che vi hanno appena squillato non sono numeri normali, ma sono speciali linee telefoniche satellitari o numerazioni internazionali a pagamento maggiorato altissimo (una sorta di costosissimi numeri verdi al contrario).
Nel preciso istante in cui voi richiamate, la linea aggancia la vostra chiamata e il vostro gestore telefonico inizia a fatturarvi costi esorbitanti. E per trattenervi il più a lungo possibile in linea, dall’altra parte sentirete dei rumori finti e pre-registrati (come passi in lontananza, un finto squillo a vuoto, voci di bambini, rumore di traffico o interferenze di linea). Mentre voi restate all’ascolto cercando di capire chi vi abbia cercato, il contatore dei soldi gira all’impazzata, arrivando a prosciugare dal vostro traffico residuo (o peggio, addebitandolo sulla carta di credito collegata all’abbonamento mensile) cifre che possono raggiungere anche i 10 o 15 euro per ogni singolo secondo di conversazione!

I prefissi maledetti: a quali numeri non rispondere mai

Difendersi da questa truffa spietata e svuota-conto è facile, a patto di conoscere i prefissi utilizzati dai pirati informatici. La regola d’oro impartita dalla Polizia Postale non ammette deroghe: non bisogna mai e poi mai richiamare un numero sconosciuto che fa un solo squillo. Se qualcuno ha un’urgenza reale, vi richiamerà una seconda volta o vi manderà un messaggio.
Inoltre, dovete prestare la massima attenzione alle primissime tre cifre del numero che appare sul display. Le segnalazioni recenti delle autorità indicano che i truffatori utilizzano quasi sempre prefissi internazionali per camuffarsi. I prefissi “maledetti” dai quali tenersi assolutamente alla larga sono quelli provenienti da Moldavia (+373), Kosovo (+383), Tunisia (+216) e persino dalla Gran Bretagna (+44). Se vedete una chiamata persa che inizia con questi numeri, bloccatela immediatamente dal vostro smartphone tramite le impostazioni di sicurezza. Ignorare la curiosità è l’unica arma per salvare i vostri sudati risparmi.

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