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Territorio

L’abbraccio commosso di Bellegra a Padre Domenico Lassandro: lacrime e gratitudine per la sua ultima Messa al Sacro Ritiro

Commozione, lacrime e infiniti abbracci a Bellegra: Padre Domenico Lassandro lascia il Sacro Ritiro dopo 3 anni meravigliosi! ❤️ ⛪ Una domenica pomeriggio dalle emozioni fortissime per l’intera comunità di Bellegra! Il bellissimo borgo si è stretto in un abbraccio corale, commosso e sincero attorno a Padre Domenico Lassandro, che ha celebrato la sua ultima Messa come “Padre guardiano” dell’antichissimo e suggestivo Sacro Ritiro di San Francesco. Una folla immensa di fedeli ha voluto salutarlo e ringraziarlo, accompagnata da tutte le istituzioni: presenti in prima fila il Sindaco Fabio Zambon, l’Assessore Daniela Russo, l’On. Flavio Cera, il Comandante dei Carabinieri e il Presidente della Bcc Gianluca Nera! Un parterre che dimostra quanto Padre Domenico sia stato importante per TUTTO il paese. Nei suoi 3 anni di servizio, ha lasciato ricordi indelebili: un uomo religioso carismatico, dal sorriso contagioso, capace di infondere una gioia francescana infinita e simpatica! Ma soprattutto, un frate di una umiltà disarmante, capace come pochissimi altri di scrutare i segreti, le paure e i misteri dell’anima umana per regalare conforto e speranza a chiunque ne avesse bisogno. Padre Domenico andrà verso una nuova missione, ma il suo cuore resterà per sempre legato a Bellegra. Leggi il commovente racconto della giornata nel nostro articolo! 👇 🕊️ Quanti di voi hanno avuto la fortuna e il privilegio di conoscerlo e di confessarsi con lui? Lasciategli un messaggio di saluto e ringraziamento qui nei commenti!

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Padre Domenico Lassandro

Bellegra – Ci sono uomini di Chiesa che riescono a svolgere il loro incarico pastorale limitandosi alla doverosa e formale amministrazione dei sacramenti, e poi ci sono figure straordinarie che decidono di immergersi completamente nel tessuto sociale di una comunità, diventandone non solo la guida spirituale, ma il vero e proprio cuore pulsante, il confessore di fiducia e l’amico sincero a cui aggrapparsi nei momenti di buio.
La bellissima comunità di Bellegra, meraviglioso borgo incastonato nei monti prenestini, ha vissuto ieri pomeriggio una giornata di fortissima intensità emotiva e di grande commozione collettiva. All’interno della suggestiva e storica cornice del Sacro Ritiro di San Francesco (uno dei luoghi francescani più antichi e intrisi di misticismo del centro Italia), Padre Domenico Lassandro ha infatti celebrato la sua ultima e toccante Messa con le vesti di Padre guardiano.

Il saluto delle Istituzioni: un Paese unito attorno al Frate

L’importanza e la grandezza del segno lasciato da Padre Domenico in questi anni non si è misurata soltanto dalle lacrime sincere dei tantissimi fedeli presenti, ma anche dalla partecipazione corale e trasversale di tutte le massime autorità civili, politiche e militari del territorio.
A stringersi attorno all’altare nel tardo pomeriggio per salutare il Padre guardiano c’era letteralmente tutta Bellegra: in prima fila il Sindaco Fabio Zambon (accompagnato dall’Assessore comunale Daniela Russo), il consigliere regionale On. Flavio Cera, il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri (simbolo della vicinanza dello Stato) e il Presidente della BCC di Bellegra, Gianluca Nera. Una presenza istituzionale così massiccia e sentita dimostra inequivocabilmente come Padre Domenico sia stato un formidabile “collante” sociale, capace di unire la dimensione spirituale con l’impegno civico a favore della collettività.

Tre anni indimenticabili: il carisma della vera gioia

Padre Domenico Lassandro lascia la guida del Sacro Ritiro dopo tre anni di servizio ininterrotto. Tre anni che per i calendari del mondo possono sembrare pochi, ma che per l’anima di chi ha avuto l’immenso privilegio di conoscerlo e frequentarlo rappresentano un lasso di tempo sufficiente per lasciare un’impronta indelebile.
Il più grande dono che questo frate ha fatto alla comunità di Bellegra è stato quello di saper trasmettere la vera gioia. Non l’allegria finta o passeggera del mondo moderno, ma quell’infinita, simpatica, travolgente e contagiosa letizia francescana che solo gli uomini di Dio profondamente in pace con se stessi sanno infondere nel prossimo con un semplice sorriso o una battuta affettuosa.

Un guaritore di anime nel solco di San Francesco

Ma chi è stato davvero Padre Domenico per Bellegra? I fedeli, visibilmente commossi al termine della celebrazione eucaristica, lo descrivono all’unisono come un uomo e un religioso dotato di un carisma straordinario. Ma a questo magnetismo naturale, il Padre univa una dote ben più rara: un’umiltà disarmante.
Non è mai salito in cattedra per giudicare i peccati o le debolezze della sua gente, ma ha sempre preferito scendere tra le panche, stringere mani, asciugare lacrime e ascoltare. Aveva la rarissima e preziosa capacità di conoscere, sondare e comprendere come pochissimi altri i segreti più intimi, le paure e i misteri dell’animo umano. Sapeva confortare gli anziani soli, consigliare le giovani famiglie in difficoltà e riavvicinare i lontani alla fede.
Mentre Padre Domenico si prepara a fare le valigie per abbracciare in obbedienza una nuova missione che i suoi Superiori gli hanno affidato, Bellegra lo saluta con un nodo in gola ma con il cuore colmo di immensa gratitudine. L’eredità spirituale, l’insegnamento all’umiltà e il sorriso di questo straordinario frate rimarranno per sempre scolpiti tra le antiche pietre del Sacro Ritiro. Grazie di tutto, Padre Domenico.

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Territorio

Il mistero del sasso di Padrón e il segreto del Cammino: Valentino Pisegna svela il proverbio che cambia il viaggio a Santiago

Il segreto nascosto nel Cammino di Santiago che quasi nessun pellegrino conosce! 🥾🌌 Il Cavaliere Valentino Pisegna, delegato della Confraternita di San Jacopo, svela il significato profondo del più antico proverbio galiziano: “Se vai a Santiago e non a Padrón, il tuo pellegrinaggio è a metà”. 📜✨ Scopri la storia affascinante del “Pedrón”, la roccia sacra dove approdò la barca dell’Apostolo Giacomo, e la rinascita del suggestivo cammino fluviale lungo il fiume Ulla. Un viaggio immenso per l’anima nato per ritrovare se stessi. Leggi qui per scoprire i dettagli storici, i consigli del divulgatore abruzzese e come vivere l’esperienza più autentica della Galizia! 👇

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Valentino Pisegna

Redazione – Ci sono sentieri che attraversano l’Europa da secoli, calpestati dai piedi nudi di re, santi, peccatori e viandanti, in cui ogni pietra, ogni spiazzo e ogni antico detto popolare racchiudono un significato teologico e spirituale immenso. Il Cammino di Santiago de Compostela non è una semplice escursione naturalistica o una moda turistica contemporanea, ma si configura come il più grande e antico rito collettivo dell’Occidente cristiano. Eppure, nel grande oceano di storie che avvolge la Galizia, esiste una verità sommersa che rischia di sfuggire ai pellegrini moderni, distratti dalla fretta di raggiungere la maestosa cattedrale. A rimettere al centro della riflessione internazionale il cuore del pellegrinaggio jacobeo è il Cavaliere Valentino Pisegna, stimato divulgatore abruzzese e Delegato per l’Abruzzo della prestigiosa Confraternita di San Jacopo di Compostella di Perugia, che ha voluto sviscerare le origini storiche e il significato autentico del più antico e misterioso proverbio legato al Cammino.

Il detto in lingua galiziana recita solennemente: «Quen vai a Santiago e non ao Padrón, ou fai romaría ou non», che la tradizione italiana traduce letteralmente con: «Se vai a Santiago e non a Padrón, o fai il pellegrinaggio oppure no». Una massima ancestrale che non vuole affatto mettere in contrapposizione due splendide località, ma che lancia un monito civile e spirituale chiarissimo a chiunque decida di mettersi in viaggio. “Padrón rappresenta il punto d’origine biologico e simbolico dell’intera epopea jacobea, mentre la cattedrale di Santiago ne costituisce il solenne compimento”, spiega con passione il dottor Valentino Pisegna. “Il proverbio ricorda che il pellegrinaggio non può prescindere dalle sue radici storiche, che affondano proprio nelle acque di Padrón, il luogo esatto in cui, secondo la tradizione millenaria, approdò l’imbarcazione di pietra che trasportava il corpo martirizzato dell’apostolo San Giacomo il Maggiore”.

La pietra del Pedrón e il viaggio miracoloso da Gerusalemme alla Galizia

Il racconto storico e teologico ci riporta all’alba del cristianesimo. Dopo il martirio di San Giacomo, avvenuto a Gerusalemme per mano di Erode Agrippa, i suoi discepoli più fidati ne sottrassero le spoglie mortali, custodendole all’interno di una barca guidata da un angelo del Signore. L’imbarcazione attraversò il Mediterraneo e risalì l’Atlantico fino a sbarcare nell’antico porto romano di Iria Flavia, l’attuale Padrón. È proprio lì, sotto l’altare maggiore della Chiesa di Santiago, che è ancora oggi gelosamente custodita e venerata la celebre roccia di granito nota come “il Pedrón”. Secondo la tradizione, a questo masso millenario venne ormeggiata la fune della barca sacra. Da quel punto esatto si mossero i primi passi sulla terraferma che avrebbero condotto alla successiva sepoltura dell’Apostolo nel bosco di Libredón, dove secoli dopo sarebbe sorta la città di Santiago de Compostela.

Negli ultimi anni, osserva con compiacimento il divulgatore abruzzese, si sta assistendo a un grandioso e commovente risveglio culturale attorno alle origini del mito, testimoniato dal boom di presenze lungo il cosiddetto Cammino Marittimo-Fluviale. Questa variante ufficiale e antichissima permette ai pellegrini di ripercorrere fedelmente l’ultimo tratto del viaggio acquatico dei discepoli, risalendo a bordo di imbarcazioni private lo splendido estuario del fiume Ulla fino al molo di Padrón. Si tratta di un’esperienza sensoriale totale a 360 gradi che guarisce le solitudini dell’uomo contemporaneo: “Percorrere il Cammino dall’acqua significa guardare la storia da una prospettiva ribaltata. L’acqua, nella teologia cristiana, non è un elemento neutro, ma è il simbolo universale della vita che rinasce, della purificazione battesimale e del riscatto interiore”, sottolinea Pisegna.

Un cammino plurale che cura le solitudini e insegna a guardarsi dentro

La Confraternita di San Jacopo di Compostella, attraverso il lavoro di prossimità e di accoglienza dei suoi delegati sul territorio, ricorda come il Cammino continui a rinnovarsi e a parlare alle nuove generazioni senza mai smarrire un solo grammo della propria identità profonda. Oggi la via jacobea si offre come un’esperienza profondamente plurale e inclusiva, capace di accogliere e fare scudo attorno alle fragilità di chiunque decida di mettersi lo zaino in spalla. C’è chi parte spinto da una viscerale e solenne promessa di fede religiosa, chi si muove per il fascino dell’archeologia e della storia medievale, chi cerca una necessaria tregua dalla frenesia digitale e chi, semplicemente, sente il bisogno di mettersi alla prova fisicamente sfidando la fatica dei propri limiti.

Cambiano le motivazioni intime, mutano gli itinerari geografici scelti sui territori, ma il cuore pulsante del cammino resta immutato: un viaggio interiore che conduce alla scoperta di se stessi attraverso l’incontro con l’altro e la cultura dell’ospitalità gratuita. Il proverbio galiziano, conclude il Cavaliere Pisegna, conserva intatta la sua straordinaria forza evocativa ed etica. Esso ricorda a ogni viandante che la meta non è semplicemente una fotografia scattata davanti alla cattedrale per raccogliere visualizzazioni sui social network, ma è un percorso di legalità e di fratellanza che inizia nel silenzio di Padrón. Solo riscoprendo il valore delle radici potremo comprendere appieno il senso dei nostri passi, continuando a far vivere una favola di fede che unisce milioni di persone da ogni angolo del pianeta sotto lo stesso cielo stellato.

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Carsoli – Lupo in pieno centro abitato, richiamati dall’odore dell’umido nei mastelli

Paura a Carsoli: lupo affamato scende in pieno centro, ruba il mastello dell’umido e scappa nel bosco! “Massima allerta, fate attenzione a piedi!” 🐺 🗑️ L’emergenza della fauna selvatica nelle nostre città non accenna a diminuire, e questa volta l’allarme scatta in Abruzzo! La notte scorsa, a Carsoli, un grosso esemplare di lupo ha abbandonato i boschi per addentrarsi indisturbato in pieno centro storico, nella popolosa zona compresa tra La Cascata e la salita per il Castello! Il predatore, spinto dalla fame, è stato irresistibilmente attratto dal forte odore di cibo e scarti proveniente dai mastelli della raccolta differenziata dell’umido, lasciati fuori casa dai residenti. Senza alcun timore, l’animale ha afferrato con i denti un intero mastello della spazzatura ed è scappato fuggendo nuovamente verso il bosco del Castello per poterselo mangiare in pace! L’episodio (denunciato a gran voce sui social) dimostra come l’odore dei nostri rifiuti stia trasformando le strade in veri e propri ristoranti a cielo aperto per orsi, cinghiali e lupi, che ormai non hanno più alcun timore dell’uomo! Sui gruppi cittadini è scattato un tam-tam di prevenzione importantissimo: si invitano tutti i cittadini a prestare la MASSIMA ATTENZIONE quando si spostano a piedi (con o senza cani al guinzaglio), non solo di notte ma anche in pieno giorno! Leggi tutti i dettagli del blitz nel nostro articolo! 👇 🚨 Avete mai avuto incontri ravvicinati con i lupi vicino ai mastelli dell’immondizia? Secondo voi come andrebbe risolto questo pericoloso problema?

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Lupo a Carsoli

Carsoli– L’emergenza nazionale legata alla sempre più frequente e incontrollata invasione della fauna selvatica all’interno dei nostri centri abitati continua a registrare episodi allarmanti, dimostrando come gli animali abbiano ormai perso del tutto il primordiale e innato timore nei confronti dell’essere umano. Dopo i gravissimi fatti di cronaca registrati in Puglia (con i terribili attacchi ai bambini di Noicàttaro), l’allarme si sposta adesso in Abruzzo, e più precisamente nel territorio del Comune di Carsoli.
Questa volta non si registrano fortunatamente feriti o aggressioni dirette alle persone, ma la presenza sfacciata di un predatore all’interno delle storiche vie del paese ha fatto ugualmente scattare una forte ondata di paura e preoccupazione tra i residenti, costretti ormai a guardarsi le spalle anche solo per uscire di casa e gettare la spazzatura.

Faccia a faccia col predatore: il blitz nella notte

L’incredibile episodio, documentato e rimbalzato velocemente attraverso diverse segnalazioni apparse sui principali gruppi social del paese (veri e propri “radar” del territorio), si è verificato nel corso della notte appena trascorsa.
La zona interessata dalla sgraditissima visita è stata quella nevralgica e densamente abitata compresa tra il quartiere de La Cascata e la storica Salita che conduce al Castello. Sfruttando l’oscurità e il silenzio delle ore notturne, un grosso esemplare di lupo è sceso senza alcuna esitazione dai boschi circostanti, addentrandosi in pieno centro storico e passeggiando indisturbato lungo le strade asfaltate, a pochissimi metri di distanza dai portoni di ingresso delle abitazioni e dalle auto in sosta.

Il richiamo della fame: nel mirino i mastelli dell’umido

Ma cosa spinge un predatore selvatico, naturalmente programmato per cacciare nel fitto delle foreste, a sfidare i pericoli dell’asfalto e delle luci cittadine? La risposta, purtroppo, è sempre la stessa ed è strettamente legata alla gestione dei rifiuti urbani.
Secondo le inequivocabili testimonianze dei cittadini, il lupo è stato irresistibilmente attratto dal fortissimo odore di cibo organico in decomposizione proveniente dai mastelli dell’umido, regolarmente esposti all’esterno delle abitazioni dai residenti in attesa del classico passaggio mattutino dei mezzi per la raccolta differenziata. L’animale, evidentemente affamato, non si è limitato a ispezionare l’area: con un’agilità sorprendente ha azzannato un intero mastello della spazzatura, sollevandolo da terra, per poi darsi a una rapida fuga dirigendosi verso la sicura macchia boschiva della salita per il Castello, dove ha potuto banchettare con gli scarti alimentari umani.

Il problema dei rifiuti: un’esca irresistibile

L’episodio notturno di Carsoli mette drammaticamente in luce un problema di difficilissima risoluzione. La moderna raccolta differenziata porta a porta, con l’esposizione notturna dei mastelli dell’umido, trasforma di fatto le nostre strade in enormi “ristoranti a cielo aperto” per la fauna selvatica (lupi, orsi, cinghiali e volpi).
Gli animali selvatici, spinti dalla fame o dall’assenza di prede naturali nei loro habitat originari, scelgono la via più semplice per sopravvivere: cibarsi dei nostri scarti. Questo comportamento alimentare (chiamato tecnicamente “abituazione”) è estremamente pericoloso, perché spinge i grandi predatori a frequentare abitualmente i centri storici, aumentando a dismisura le probabilità di incontri ravvicinati (e potenzialmente fatali) con cittadini a piedi o con animali da compagnia portati a spasso dai padroni.

L’appello alla popolazione: “Massima allerta a piedi”

Alla luce di quanto accaduto nella zona della Cascata, il tam-tam sui social network locali si è trasformato in una vera e propria e indispensabile campagna di prevenzione civica. L’appello rivolto a tutta la cittadinanza di Carsoli (e in particolar modo a chi risiede nelle aree più periferiche e a ridosso delle aree boschive) è perentorio: prestare la massima e assoluta attenzione durante gli spostamenti a piedi, non solo di notte, ma anche in pieno giorno.
Si consiglia vivamente di tenere sempre i propri cani legati al guinzaglio corto, di non lasciare cibo per animali domestici all’esterno delle abitazioni e di assicurarsi, per quanto possibile, che i mastelli dell’umido siano ben chiusi e inaccessibili. La convivenza pacifica tra l’uomo e il predatore sembra, oggi più che mai, un’utopia difficilissima da realizzare.

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Tagliacozzo – Bimbi in tour, si conclude con un grande successo la terza edizione

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Bimbi a Tagliacozzo

Tagliacozzo-  Si conclude con un bilancio molto positivo la terza edizione di “Bimbi in Tour”, l’iniziativa estiva dedicata ai bambini e alle famiglie, nata tre anni fa, dall’iniziativa dell’Assessore alle Politiche sociali Alessia Rubeo, con l’obiettivo di portare momenti di animazione, incontro e divertimento nelle frazioni del territorio comunale di Tagliacozzo. Un progetto che, fin dalla sua nascita, ha voluto coniugare l’attenzione verso i più piccoli con la conoscenza e la valorizzazione dei borghi e delle diverse realtà del territorio. Anche quest’anno numerose famiglie hanno scelto di partecipare agli appuntamenti, trascorrendo interi pomeriggi nelle frazioni e contribuendo così a creare occasioni di socialità e condivisione. Nonostante alcune giornate siano state condizionate dal maltempo, la partecipazione registrata conferma la validità di una formula che negli anni si è consolidata ed è ormai diventata uno degli appuntamenti più attesi dell’estate dedicata ai bambini. Particolarmente significativa è stata anche quest’anno la tappa presso la Casa Famiglia ANFFAS di Tagliacozzo, fortemente voluta affinché il divertimento, la condivisione e la possibilità di stare insieme siano realmente alla portata di tutti. Un pomeriggio di allegria e spensieratezza condiviso con gli ospiti della struttura, nel segno dell’inclusione e della vicinanza. «Tre anni fa abbiamo immaginato Bimbi in Tour – ha dichiarato l’Assessore Rubeo – non soltanto come una serie di giornate di festa dedicate ai più piccoli, ma come un modo per far muovere le famiglie all’interno del nostro vasto territorio comunale, portandole a conoscere e vivere le nostre frazioni. Vedere tante famiglie partecipare e tanti bambini divertirsi ci conferma che quella intuizione era giusta». L’iniziativa si inserisce in un programma estivo più ampio che ha visto protagoniste le frazioni grazie all’impegno delle Pro Loco, delle Associazioni e delle tante realtà locali che, attraverso manifestazioni, feste ed eventi, hanno contribuito ad animare il territorio. Proprio per dare maggiore visibilità a questa ricchezza di proposte e consentire anche ai turisti e ai visitatori di conoscere le numerose opportunità offerte dal territorio, quest’anno è stato inoltre realizzato un pieghevole dedicato ai principali appuntamenti del mese di agosto nelle diverse frazioni, uno strumento che ha riscosso notevole apprezzamento. Il Sindaco Vincenzo Giovagnorio e l’Amministrazione comunale rivolgono quindi un sentito ringraziamento a tutti i referenti delle Pro Loco e delle Associazioni che hanno collaborato alla riuscita di “Bimbi in Tour” e, più in generale, a quanti durante l’estate hanno promosso e organizzato iniziative nelle frazioni. Un ringraziamento particolare va a Fabrizio Tucci e a tutte le animatrici e gli animatori, che con entusiasmo, energia e professionalità hanno saputo coinvolgere bambini e ragazzi nelle diverse tappe. Profonda riconoscenza viene espressa, infine, agli educatori, agli operatori e ai volontari della Casa Famiglia ANFFAS, per il prezioso lavoro che quotidianamente svolgono accanto agli ospiti della struttura. «Il nostro grazie va a tutte le persone che hanno messo a disposizione tempo, energie e passione per rendere possibile questa bella estate – ha detto il Primo Cittadino Giovagnorio- La vitalità delle nostre frazioni nasce soprattutto dalla disponibilità di chi sceglie di impegnarsi per la propria comunità, onorando la cittadinanza attiva che tanto contribuisce a rendere migliore la qualità della vita nel nostro Territorio. Bimbi in Tour dà appuntamento all’estate 2027, con la volontà di continuare a far incontrare bambini, famiglie e territorio».

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