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“A TUTTE LE MADRI INVISIBILI”: L’ABBRACCIO DELLA GARANTE MONIA SCALERA OLTRE LE MURA DI CASTROGNO

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“A TUTTE LE MADRI INVISIBILI”: L’ABBRACCIO DELLA GARANTE MONIA SCALERA OLTRE LE MURA DI CASTROGNO

Redazione-  Ci sono giorni, sul calendario, che pesano più di altri. Sono i giorni della celebrazione, del calore domestico, degli abbracci rubati. Quando arriva la Festa della Mamma, il riflesso naturale è quello di guardare alle tavole imbandite e ai regali festosi. Ma c’è un luogo, ai margini dello sguardo pubblico, dove questa giornata non suona come una festa, ma come un’eco dolorosa di assenze: è la Casa Circondariale di Teramo, a Castrogno.

Ed è proprio qui, tra le mura che separano la libertà dalla privazione, che è arrivata una carezza inaspettata. La dott.ssa Monia Scalera, Garante dei detenuti, ha scelto di non limitarsi al ruolo istituzionale, decidendo di scrivere una lettera alle donne detenute nel carcere teramano. Un messaggio che è un ponte di umanità lanciato oltre il cemento, un atto di ascolto che restituisce dignità a chi, in questo giorno, si sente “invisibile”.

Oltre il ferro, il filo invisibile dell’amore

Nella sua missiva, la dott.ssa Scalera non usa il linguaggio freddo delle carte bollate o dei verbali. Si spoglia di ogni carica per parlare, da madre a madre, a chi vive la maternità dietro una sbarra. “Vi scrivo con il cuore di una mamma”, esordisce, riconoscendo che tra i corridoi e le celle di Castrogno il silenzio oggi urla più forte.

Il cuore del messaggio è un’esortazione potente a non arrendersi alla colpa. In un contesto dove la distanza è spesso sinonimo di distacco, la Garante ricorda alle detenute che l’essere madre non si interrompe con la detenzione. “Il legame con un figlio non conosce confini fisici, è un filo invisibile che attraversa i cancelli e non si spezza mai”, scrive la dott.ssa Scalera. Questa riflessione scardina lo stigma del “genitore inadeguato”, ricordando a quelle donne che anche una telefonata, un pensiero o una speranza nutrita nel buio sono forme di resistenza.

La maternità come forma di resistenza

Ciò che rende la lettera della dott.ssa Scalera particolarmente significativa è la capacità di guardare oltre lo sbaglio, verso la persona. La detenzione sospende la libertà, non l’identità. Per una madre reclusa, il tempo non si conta in giorni di pena, ma in assenze dal quotidiano dei propri figli. Quel “profumo” dei figli, evocato con delicatezza nella lettera, diventa il simbolo di una memoria che non deve sbiadire, ma che deve fungere da ancora di salvezza.

“Essere madri oltre il muro è una forma di resistenza silenziosa”, afferma con lucida empatia la Garante. È un invito a riscoprire la propria importanza, a non lasciare che la giustizia penale diventi anche una condanna affettiva. La lettera diventa così un atto di cura: una parola autentica capace di curare le ferite dell’autostima, spesso logorata dal senso di inadeguatezza che il carcere porta con sé.

Un segnale di civiltà

La scelta della dott.ssa Scalera è un monito importante per l’intera comunità. Il carcere non dovrebbe essere un buco nero dove l’umanità scompare, ma un luogo dove, pur nella limitazione, si coltiva la possibilità di rinascita. Riconoscere la maternità di queste donne significa riconoscere che, in fondo, siamo tutti esseri umani segnati dal desiderio di legami, di comprensione e di futuro.

In questo giorno simbolico, il gesto della Garante di Teramo ci ricorda che la vera civiltà di un Paese si misura da come tratta chi ha sbagliato, ma anche da come sa preservare il diritto all’amore di chi, nonostante l’errore, continua a definirsi “madre”. La lettera di Monia Scalera non è solo un omaggio a un’occasione celebrativa, ma una lezione di empatia: la dimostrazione che, anche laddove il mondo vorrebbe cancellare, le parole possono ricomporre il tessuto umano. Perché, come ricorda la Garante, un amore materno non resta mai prigioniero.

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“Divagazioni di un’espatriata in un’epoca fragile”: il ritorno a Comiso di Corrada Biazzo Curry tra prosa e poesia

📖 La docente Corrada Biazzo Curry torna a Comiso con un’opera che intreccia il trauma della pandemia alla ricerca di una pace interiore. Un percorso letterario profondo tra prosa e poesia che invita alla resilienza.

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#CorradaBiazzoCurry #Comiso #LetteraturaSiciliana #PoesiaItaliana

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Corrada Biazzo Curry

Redazione-  Comiso, cittadina nel cuore della provincia di Ragusa, celebra il ritorno di una delle sue menti più brillanti. Dopo quarantuno anni trascorsi lontano, tra le dinamiche accademiche e gli orizzonti aperti degli Stati Uniti, in particolare in Louisiana, la docente universitaria di Lingue Corrada Biazzo Curry ha fatto rientro nella propria terra d’origine, portando con sé un bagaglio di riflessioni cristallizzato nel nuovo volume intitolato “Divagazioni di un’espatriata in un’epoca fragile”. L’opera, pubblicata nella prestigiosa collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore, non è soltanto una raccolta di testi, ma una sorta di diario dell’anima che attraversa i cinque anni più complessi dell’era contemporanea, partendo dal marzo del 2020.

Dalla Louisiana alla Sicilia: un viaggio tra isolamento e memoria

Il nucleo narrativo del libro affonda le radici nella crisi pandemica, quando la distanza fisica tra la Louisiana e l’Italia divenne una voragine emotiva. In quel periodo, la vita quotidiana, scandita dai ritmi accademici in terra americana, si scontrò con l’isolamento forzato e la percezione di un mondo che stava cambiando volto. Per l’autrice, la scrittura è emersa come necessità terapeutica, un modo per ancorarsi alla realtà mentre le certezze globali si sgretolavano.

La dimora siciliana, con i suoi profumi, i colori del Mediterraneo e la memoria storica che risiede nei vicoli di Comiso, è diventata per Corrada Biazzo Curry un punto di riferimento ideale, una sorta di “terra promessa” evocata costantemente durante gli anni di espatrio. Il ritorno definitivo a casa, avvenuto dopo decenni passati a insegnare e interpretare le culture straniere, ha permesso all’autrice di completare questo mosaico letterario. L’opera combina prosa e poesia in un intreccio che dialoga con la filosofia, interrogandosi sul tempo, sul dolore del distacco e sulla persistente ricerca di una radice comune che leghi gli esseri umani, nonostante le frontiere geografiche e le violenze della storia recente.

Il dialogo con i classici e la ricerca di una stabilità interiore

Il volume si distingue per una struttura che alterna l’immediatezza del verso poetico alla profondità dell’analisi in prosa. Mentre la poesia cattura l’emozione pura dell’istante, la prosa offre lo spazio necessario per riflettere sulle dinamiche di un’epoca definita dall’autrice come intrinsecamente fragile. Biazzo Curry non si limita a osservare gli eventi; interroga i grandi pensatori del passato, ricercando risposte che possano offrire una via d’uscita al senso di precarietà globale.

Le pagine dell’opera strutturano tre direttrici fondamentali per il recupero di un equilibrio perduto: la dimensione spirituale, la solidarietà collettiva e la fiducia nell’arte come linguaggio eterno. Non è un caso che la prefazione porti la firma di Cosimo Damiano Damato, regista e sceneggiatore che sottolinea come la scrittura sia, in questa raccolta, l’ultima difesa della libertà individuale contro una realtà spesso tragica. Ritornare a vivere tra le piazze di Comiso, dove il tempo sembra scorrere con una gravità e una lentezza diverse rispetto alle metropoli statunitensi, ha offerto alla docente una prospettiva privilegiata. La sua è una narrazione della rinascita, un invito a non soccombere di fronte al disorientamento post-pandemico, ma a ricostruire la propria identità partendo dalla memoria e dal valore intramontabile della parola.

Il libro, disponibile sia in formato cartaceo che e-book, si rivolge a chiunque abbia vissuto lo smarrimento dell’ultimo quinquennio e cerchi, attraverso la letteratura, un ponte tra il trauma e la speranza. In un momento in cui la società si interroga sul futuro, la voce di Corrada Biazzo Curry si inserisce nel panorama letterario siciliano come un monito alla resilienza: la consapevolezza che, nonostante la fragilità di ogni singolo individuo, esiste una forza intrinseca che deriva dalla bellezza e dal ritorno alle proprie origini.

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La patria che non parla più 

Siamo partiti
non come persone,
ma come stagioni strappate dal proprio calendario.
Ci siamo staccati dalla terra

come radici che qualcuno ha bruciato nel silenzio,
e le strade dietro di noi
sono rimaste aperte solo al vento.

La patria non ci ha chiamati.

Ha soltanto taciuto.
Un silenzio pesante,
come una campana sommersa sott’acqua.
Le nostre case sono invecchiate aspettandoci.

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Bandiera Italiana
Redazione-  Questo testo attraversa il dolore silenzioso dello sradicamento e trasforma l’emigrazione in una ferita interiore che non smette di parlare. Non racconta soltanto una partenza geografica, ma la frattura profonda tra ciò che si è stati e ciò che si è costretti a diventare lontano da casa. Tra memoria, perdita e appartenenza, il brano dà voce a chi ha lasciato la propria terra senza mai riuscire davvero a lasciarsela alle spalle.
Siamo partiti
non come persone,
ma come stagioni strappate dal proprio calendario.
Ci siamo staccati dalla terra
come radici che qualcuno ha bruciato nel silenzio,
e le strade dietro di noi
sono rimaste aperte solo al vento.
La patria non ci ha chiamati.
Ha soltanto taciuto.
Un silenzio pesante,
come una campana sommersa sott’acqua.
Le nostre case sono invecchiate aspettandoci.
I muri bevevano l’umidità della nostra assenza,
i cortili si riempivano di rovi,
e i cani abbaiavano nella notte
come se cercassero le nostre ombre tra i cancelli.
Siamo andati in città dalle luci abbaglianti,
dove il cielo non aveva stelle
ma insegne pubblicitarie che bruciavano come soli artificiali.
Abbiamo imparato lingue straniere,
sorrisi professionali,
vite a orari,
amori con condizioni,
sogni con contratto.
Ma dentro di noi
è rimasta una terra che non smette di morire.
Un intero villaggio vaga nel nostro petto:
donne che portano acqua al crepuscolo,
vecchi che parlano con le vigne,
bambini che inseguono scalzi la polvere dell’estate.
Vivono ancora lì,
in quella parte dell’anima
dove la nostalgia non accetta l’emigrazione.
La patria ora è una voce spezzata
che ci arriva di notte
da vecchie radio della memoria.
Un respiro che apre le finestre del sonno
e ci riempie i polmoni di terra.
Ridiamo a tavole straniere,
alziamo i bicchieri,
facciamo progetti,
fotografie,
figli che parlano altre lingue —
ma all’improvviso,
nel mezzo della felicità,
ci trafigge un’assenza senza nome.
E comprendiamo:
la patria non era soltanto un luogo.
Era il modo in cui ci chiamava nostra madre.
Era il profumo del pane al mattino.
Era il rumore della pioggia sul tetto di lamiera.
Era qualcuno che riconosceva il nostro passo
anche quando tornavamo da lontano.
Ora non parla più.
O forse
siamo noi
che abbiamo dimenticato come ascoltare il suo dolore.
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L’Aquila ospita l’astronauta Paolo Nespoli per il libro di Gianfranco Totani

🚀 Il celebre astronauta Paolo Nespoli arriva a L’Aquila per presentare il volume di Gianfranco Totani dedicato al tema dell’energia: un appuntamento imperdibile tra scienza e futuro.

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#LAquila #PaoloNespoli #Scienza #Energia

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cover L'energia è tutto

L’Aquila – Il capoluogo abruzzese si prepara a vivere un pomeriggio dedicato alla scienza, alla riflessione sul futuro energetico e alla condivisione di prospettive extra-atmosferiche. Domani, martedì 30 giugno, le porte del Ridotto “Vittorio Antonellini” del Teatro Comunale di L’Aquila si apriranno alle ore 17:30 per accogliere un evento di alto profilo culturale. Protagonista dell’incontro sarà Paolo Nespoli, celebre astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), che porterà in città la sua esperienza maturata tra le stelle, in occasione della presentazione del libro “Tutto è energia. L’energia è tutto”, scritto da Gianfranco Totani e pubblicato da One Group Edizioni.

Il volume, che si avvale della prestigiosa prefazione curata proprio da Nespoli, delinea una riflessione profonda sul concetto di energia, intesa non soltanto come motore tecnologico o termodinamico, ma come fondamento imprescindibile dell’esistenza umana e del progresso civile. La scelta di L’Aquila come sede per questo dibattito non appare casuale: la città, con il suo storico legame verso le eccellenze accademiche dell’Università degli Studi dell’Aquila e la vicinanza ai laboratori sotterranei del Gran Sasso, si conferma centro nevralgico della ricerca scientifica in Italia.

Una prospettiva privilegiata sullo spazio e sul futuro

La partecipazione di Paolo Nespoli rappresenta il momento di maggiore richiamo dell’evento. L’astronauta, che ha dedicato anni alla ricerca scientifica in orbita, condividerà con il pubblico aquilano le memorie delle sue missioni spaziali. Osservare il nostro pianeta da una quota di circa 400 chilometri, a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, ha permesso a Nespoli di maturare una visione unica sulle fragilità e sulle potenzialità della Terra. Le tematiche affrontate nel libro di Totani si intrecciano con tali esperienze, offrendo uno spunto per comprendere come l’energia sia il vero filo conduttore che unisce i processi fisici dell’universo alle sfide ambientali che la società contemporanea è chiamata ad affrontare.

Il Ridotto del Teatro Comunale, situato lungo Corso Vittorio Emanuele II, sarà teatro di un confronto che spazia dalla tecnologia alla divulgazione scientifica. La struttura, simbolo della tenacia culturale della città dopo gli eventi sismici del 2009, accoglierà non solo appassionati di spazio e tecnologia, ma anche docenti, studenti e operatori del settore energetico, creando un ponte ideale tra il sapere accademico e la narrazione diretta di chi ha visto l’umanità dall’alto.

Il parterre degli ospiti e le voci del dibattito

La presentazione, moderata dal direttore della Società Italiana della Scienza e dell’Ingegneria Davide Cavuti, vedrà la partecipazione di figure di primo piano del panorama intellettuale e imprenditoriale. Oltre all’autore Gianfranco Totani e all’astronauta Paolo Nespoli, interverranno Marzia Frattale, vicepresidente della Edilfrair S.p.A., Francesca Pompa, presidente di One Group, Paolo D’Angelo, in rappresentanza dell’ufficio stampa dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), e Enzo Chiricozzi, professore emerito dell’Università dell’Aquila.

Ciascuno dei relatori apporterà una chiave di lettura peculiare al volume: si parlerà delle nuove frontiere dell’efficienza energetica, dello sviluppo sostenibile in ambito industriale e del ruolo che le agenzie di ricerca, come l’ASI e l’ESA, occupano nel panorama internazionale. L’incontro si prefigge di stimolare il pubblico verso una maggiore consapevolezza, trasformando concetti spesso percepiti come astratti in soluzioni concrete per lo sviluppo tecnologico della regione Abruzzo.

La presenza di figure di tale caratura testimonia la capacità del capoluogo abruzzese di attrarre eventi di caratura nazionale, consolidando la propria posizione come luogo di incontro tra la cultura umanistica e quella scientifica. L’ingresso al Ridotto segue le modalità previste per gli eventi pubblici in loco, richiamando una folta partecipazione da parte della cittadinanza interessata ad approfondire come il progresso scientifico sia parte integrante del quotidiano. La serata si concluderà con un momento di confronto aperto, permettendo ai presenti di rivolgere domande all’astronauta e all’autore, in un clima di scambio intellettuale che mira al superamento dei confini tradizionali del sapere.

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