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Politica

Riforma dei comuni montani, Gianluca Quadrini e il partito Evoluzione e Libertà scendono in campo contro i tagli

🏔️ La montagna italiana rischia lo spopolamento a causa della nuova riforma dei comuni: Gianluca Quadrini e Evoluzione e Libertà sostengono i sindaci nei ricorsi al TAR contro il decreto Calderoli.

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 Redazione-  Il panorama amministrativo italiano è attraversato da una profonda tensione a seguito della recente riclassificazione dei territori montani, un provvedimento che sta sollevando il coro di protesta di centinaia di primi cittadini. Al centro del dibattito si trova la nuova normativa legata ai decreti attuativi del Ministro degli Affari Regionali, Roberto Calderoli, che ha ridefinito i criteri per l’accesso allo status di comune montano. In questo scenario, il partito Evoluzione e Libertà ha ufficializzato il proprio posizionamento, schierandosi apertamente al fianco degli enti locali e annunciando un sostegno attivo ai ricorsi presentati dinanzi al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio e presso le altre sedi giudiziarie competenti.

A guidare l’iniziativa politica è il Vice Segretario Nazionale Vicario, Gianluca Quadrini, figura di lunga esperienza nel comparto degli enti locali. Secondo Quadrini, la riforma adottata dal Governo rischia di produrre effetti irreversibili, trasformandosi in una mannaia burocratica per le aree interne della Penisola. Il cuore della protesta risiede nei numeri: la nuova classificazione porterebbe a una drastica contrazione della platea dei beneficiari, riducendo il numero dei comuni montani da circa 4.000 a 2.800 unità. Tale declassamento d’ufficio interesserebbe quasi 1.200 realtà, che perderebbero improvvisamente non solo la definizione giuridica, ma anche le tutele e i finanziamenti storicamente legati alla vita in quota.

Un algoritmo che ignora la fragilità sociale

La critica mossa da Quadrini si focalizza sulla natura tecnica, ma distaccata dal territorio, dei parametri prescelti per la riforma. Il dirigente di Evoluzione e Libertà sostiene che l’utilizzo esclusivo di criteri legati esclusivamente alla pendenza e all’altimetria media rappresenti, a tutti gli effetti, un errore di calcolo sistemico. L’accusa è rivolta a un algoritmo che, nella sua rigidità matematica, dimentica le variabili qualitative che definiscono la quotidianità di un borgo appenninico o alpino.

Il paradosso evidenziato dal movimento politico è evidente: mentre grandi centri costieri, caratterizzati da porzioni di territorio in quota seppur scarsamente abitate, potrebbero riuscire a mantenere lo status, molti piccoli comuni dell’entroterra verrebbero esclusi. Questi ultimi presentano disagi strutturali concreti, isolamento geografico e una fragilità demografica che una semplice analisi cartografica non è in grado di cogliere. Ad oggi, la mobilitazione ha già superato le 130 adesioni formali tra i comuni italiani, supportate dall’intervento di sigle come ALI (Autonomie Locali Italiane) e ASMEL, che vedono in questa riforma un attacco diretto alla tenuta del tessuto sociale locale.

Le conseguenze concrete della demontanizzazione

Le ripercussioni del provvedimento non si limitano a una questione di nomenclatura. La perdita dello status di comune montano comporterebbe la chiusura definitiva di canali di finanziamento e deroghe fondamentali per la sopravvivenza di tali comunità. Quadrini ha spiegato con chiarezza che le conseguenze si abbatterebbero in modo diretto sui servizi essenziali. In primo luogo, la revisione dei parametri scolastici rischierebbe di imporre la chiusura di plessi e istituti comprensivi, accelerando il fenomeno dello spopolamento nelle aree rurali.

Anche il comparto sanitario subirebbe un colpo severo, con la contrazione dei presidi minimi necessari per garantire il diritto alla salute dei cittadini. Sul fronte economico, gli imprenditori agricoli, le piccole realtà artigiane e gli agriturismi vedrebbero svanire l’accesso a specifici bandi di settore e ai crediti d’imposta per il miglioramento ambientale, strumenti vitali per chi sceglie di investire in territori difficili. Le dichiarazioni di Quadrini chiudono dunque ogni spazio di mediazione: il partito intende mantenere alta la pressione a tutti i livelli istituzionali, chiedendo la sospensione immediata dell’efficacia degli elenchi attuali. La richiesta del movimento è quella di integrare i dati geografici con l’Indice di Fragilità Comunale elaborato dall’Istat, affinché la politica possa finalmente tornare a guardare le persone e non solo le quote altimetriche.

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Politica

Il Psi L’Aquila lancia il manifesto per il buon governo: più servizi e meno centri commerciali

🚂 Il PSI L’Aquila sceglie la via dei contenuti: meno centri commerciali, più cultura e un collegamento ferroviario degno con Roma. A un anno dalle elezioni, i socialisti aquilani chiamano a raccolta i riformisti. 👉 Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇 #LAquila #PSI #BuonGoverno #Abruzzo

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psi laquila

Redazione- L’Aquila si prepara a un anno di vigilia elettorale all’insegna della proposta. Il PSI Avanti – Unità Riformista ha presentato oggi, nella sala preconsiliare di Palazzo Margherita, le linee guida per il futuro amministrativo del capoluogo, puntando il dito contro gli “estremismi privi di senso” e invocando un ritorno alla “buona politica”.

Il ritorno alla buona politica

In un contesto politico nazionale e locale caratterizzato da continue contrapposizioni ideologiche e da slogan vuoti, il coordinatore provinciale del PSI, Lelio De Santis, ha voluto rimarcare la necessità di mettere da parte gli interessi di parte. “È auspicabile un ritorno alla buona politica,” ha dichiarato De Santis durante la conferenza stampa tenutasi questo pomeriggio, “quella che rimette al centro gli interessi generali, lo sviluppo della città e del territorio, il decoro urbano e la valorizzazione della sua bellezza.” Il leader socialista ha criticato chi è “abituato a cambiare schieramento per opportunismo”, definendo tale comportamento incompatibile con la gestione seria di una comunità.

Le proposte per il territorio

Il cuore del manifesto presentato riguarda le opere e i servizi per la città. Il PSI aquilano ha proposto una gestione più efficiente dei parcheggi e dei servizi ai cittadini, ma ha anche avanzato idee più ambiziose sul piano urbanistico e culturale. In particolare, il partito si è detto favorevole alla realizzazione di meno centri commerciali e di più centri sociali e culturali, evidenziando la necessità di ricostruire il tessuto connettivo della città non solo attraverso il commercio, ma soprattutto attraverso la socialità e la cultura.

Un punto cardine della proposta è rappresentato dalle infrastrutture. Il PSI ha rilanciato con forza il tema del collegamento ferroviario tra L’Aquila e Roma, considerato fondamentale per riavvicinare il capoluogo alla capitale e favorire lo sviluppo economico. “Senza collegamenti efficienti,” si legge nel documento presentato, “non può esserci crescita.”

Un appello per il futuro amministrativo

La conferenza si è tenuta a circa un anno dal rinnovo del Consiglio comunale. De Santis ha dipinto un quadro politico cittadino “incerto e poco definito”, criticando il rischio che la scelta dei candidati sindaco venga “decisa nei bar o imposta dall’alto”, senza un vero confronto programmatico. Per contrastare questo scenario, il PSI intende far sentire la propria voce proponendo “con trasparenza, idee, progetti e persone perbene”.

L’appello finale è stato chiaro e diretto: “Riformisti aquilani, uniamoci per il buon governo della città!”. Un messaggio che vuole essere un invito all’unità di tutte le forze riformiste, in contrapposizione sia alla maggioranza uscente sia alle ali estreme dell’opposizione. Il partito ha ribadito la disponibilità a collaborare, affermando di saper riconoscere “gli atti amministrativi positivi dell’Amministrazione in carica”, pur riservandosi il ruolo di controllo e proposta costruttiva.

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Politica

Il fine settimana romano del Barone Nero: tra politica, diplomazia e tradizione

🌍 Roberto Jonghi Lavarini a Roma per un fitto calendario di incontri: dalla costituente di Vannacci alla remigrazione, fino al confronto con la nobiltà conservatrice. Il barone nero punta a ricompattare le forze identitarie in difesa della civiltà europea.

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#RobertoJonghiLavarini #Vannacci #PoliticaItaliana #Tradizione

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Redazione- Roma diventa in questi giorni il fulcro di un’intensa attività che vede protagonista Roberto Jonghi Lavarini, figura storica dell’area della destra sociale e identitaria italiana. Conosciuto nel mondo politico come il “barone nero”, Jonghi Lavarini si prepara a una serie di incontri che spaziano dal dibattito ideologico alla diplomazia informale, in un itinerario che tocca i temi della sovranità, dell’identità europea e della conservazione dei valori tradizionali. Questo calendario di appuntamenti, definito dallo stesso esponente come metapolitico e geopolitico, si articola su quattro pilastri che riflettono la galassia di interessi che ruotano attorno al movimento identitario italiano.

il sostegno al progetto di Roberto Vannacci

Il primo appuntamento in agenda riguarda l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, la compagine che fa capo al generale Roberto Vannacci. Jonghi Lavarini non ha mai fatto mistero di essere un sostenitore convinto del militare, arrivando a definirsi un suo consigliere politico — pur ammettendo, con una nota di autoironia, che il suo contributo non sempre sia richiesto o apprezzato dal diretto interessato. La partecipazione a questo evento segna la volontà di consolidare un fronte che punta a scardinare il dibattito pubblico attuale, portando istanze legate alla difesa dell’identità nazionale al centro dell’agenda legislativa del Paese. La presenza di Jonghi Lavarini in questo contesto è indicativa di un tentativo di saldatura tra l’attivismo militante di vecchia data e le nuove dinamiche di consenso che stanno caratterizzando la figura di Vannacci.

tra remigrazione e dinamiche diplomatiche

Altro punto focale della trasferta romana è la partecipazione alla manifestazione di piazza promossa dal comitato Remigrazione. Per Jonghi Lavarini si tratta di una battaglia che definisce storica, ricordando di aver sollevato il tema in Italia già un quarto di secolo fa. La proposta di un ritorno controllato e strutturato degli immigrati nei paesi d’origine rimane per lui e per i collaboratori del comitato un pilastro imprescindibile. Tuttavia, la visione di Jonghi Lavarini non si ferma alla piazza: il suo fine settimana romano prevede anche colloqui riservati con rappresentanti diplomatici ed ambasciatori di nazioni extra-Unione Europea. Questi incontri, lontani dai riflettori, mirano a costruire ponti tra il mondo identitario italiano e le realtà geopolitiche eurasiatiche, in un’ottica di collaborazione tra nazioni che si oppongono all’egemonia politica e culturale di Bruxelles.

l’appello alla nobiltà e la difesa della civiltà

A chiudere il cerchio degli impegni è l’incontro promosso dal conte romano Fernando Crociani Baglioni, figura di riferimento per la nobiltà cattolica tradizionalista e fedelissimo del cardinale Raymond Burke. Questa riunione, riservata a esponenti del conservatorismo più intransigente, rappresenta la base valoriale dell’intero progetto: la difesa della civiltà europea, definita in termini di identità culturale, etnica e religiosa. Secondo Jonghi Lavarini, la storia sta entrando in una fase di rapido mutamento, in cui si rende necessario un nuovo protagonismo da parte di coloro che definisce patrioti, cavalieri e aristoi. L’obiettivo dichiarato è la protezione dell’eredità europea contro minacce che egli identifica, senza mezzi termini, in forze parassitarie interne e in processi migratori che considera destabilizzanti per il continente.

Il tono di queste dichiarazioni rivela una strategia precisa: il tentativo di unire, sotto un unico ombrello, mondi eterogenei — dai reduci della destra sociale agli ambienti nobiliari conservatori — per arginare quello che viene percepito come un inarrestabile declino della civiltà bianca e cristiana. Roma, città eterna e simbolo di questa continuità storica, diventa dunque il palcoscenico ideale per tentare di rimettere in moto una visione del mondo che punta a rimettere in discussione le fondamenta dell’ordine globale contemporaneo. Resta da vedere quale sarà l’impatto reale di queste manovre sul panorama politico italiano, notoriamente fluido e capace di assorbire o respingere spinte radicali a seconda delle contingenze elettorali e sociali. La sfida, per il barone nero, resta quella di tradurre questi incontri di alto profilo in un consenso duraturo e in una visione politica di largo respiro, capace di superare la dimensione della pura testimonianza identitaria.

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Politica

Voghera, la politica locale si riorganizza attorno al progetto di Roberto Vannacci

📢 La politica pavese cambia volto: il progetto del generale Vannacci si radica ufficialmente a Voghera con l’adesione di Miracca e Albini. Un nuovo laboratorio politico è nato per ridisegnare gli equilibri del territorio.

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#Voghera #Pavia #Vannacci #FuturoNazionale

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Redazione-  Voghera, città che da sempre riveste un ruolo strategico negli equilibri della provincia di Pavia, torna al centro dell’attenzione politica nazionale. Le recenti manovre che hanno visto l’adesione dei consiglieri comunali Francesca Miracca e Pier Felice Albini al progetto di Futuro Nazionale confermano una tendenza in atto nel territorio lombardo: la trasformazione del pavese in un vero laboratorio per le dinamiche della destra italiana, con una particolare attenzione verso le istanze sollevate dal generale Roberto Vannacci.

L’ufficializzazione di questo passaggio è avvenuta durante una conferenza stampa che ha segnato un punto di svolta per l’attività politica locale. A fare gli onori di casa, in senso politico, è stato Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che ha inquadrato l’operazione vogherese come il naturale proseguimento di un percorso iniziato con successo nella vicina Vigevano. Per Sforzini, quanto accaduto nelle ultime settimane non rappresenta un episodio isolato, ma la prova tangibile di una strategia che punta a radicarsi profondamente tra gli amministratori locali per poi proiettarsi verso scenari più ampi.

l’espansione del progetto politico nel pavese

Il consolidamento di Futuro Nazionale in provincia di Pavia segue una linea di pensiero che intende coniugare le istanze del territorio con le tematiche care all’elettorato che ha sostenuto il successo editoriale e politico di Vannacci. L’adesione di Miracca e Albini, eletti recentemente tra le fila di una lista civica, offre al movimento una presenza istituzionale solida in consiglio comunale. Questa mossa non è casuale: Voghera è sotto la lente d’ingrandimento delle segreterie nazionali da tempo, complice l’interesse manifestato verso la città anche da figure di primo piano dell’esecutivo.

Secondo l’analisi proposta da Sforzini, il territorio pavese sta dimostrando una vitalità inaspettata. Se Vigevano è servita da test per misurare il consenso reale attorno a programmi che spesso superano i confini del dibattito tradizionale, Voghera si inserisce ora nella mappa come un tassello di una rete che si estende rapidamente oltre i confini provinciali, raggiungendo diverse realtà in Lombardia e in Piemonte. L’obiettivo dichiarato dai promotori è quello di strutturare un movimento che non si limiti alla sola protesta, ma che sia capace di governare e di incidere concretamente sulle scelte amministrative dei comuni in cui riesce a radicarsi.

una nuova fase per gli equilibri tra i partiti

La scelta di Miracca e Albini di sposare il progetto di Futuro Nazionale solleva interrogativi circa il futuro della maggioranza e delle opposizioni in seno al consiglio comunale di Voghera. La politica cittadina, da sempre caratterizzata da una frammentazione tipica dei centri di medie dimensioni, si prepara a gestire una nuova forza che dichiara apertamente di non voler giocare un ruolo di secondo piano. La determinazione espressa da Sforzini durante l’incontro con la stampa non lascia spazio a dubbi: i due consiglieri rappresentano solo la punta di un iceberg.

La prospettiva di una crescita a macchia d’olio, che secondo i vertici del movimento dovrebbe presto toccare anche Mortara e il capoluogo, suggerisce che il panorama locale subirà scossoni. Il riferimento alla città di Pavia, vista come un obiettivo da affrontare con le dovute tempistiche, conferma una pianificazione meticolosa. Non si tratta di una sommatoria di adesioni sporadiche, quanto piuttosto di una tessitura politica che punta a pesare nelle dinamiche di coalizione future. Il messaggio inviato agli attuali partiti del centrodestra è chiaro: esiste un’area di consenso, quella che si riconosce negli ideali promossi dal generale Vannacci, che non intende accontentarsi di un ruolo subalterno, ma che reclama una propria rappresentanza definita e una linea politica autonoma, centrata su temi che spaziano dalla sovranità alle politiche valoriali.

Il futuro immediato di Voghera vedrà dunque una dialettica più tesa tra le diverse anime che compongono il fronte conservatore. La presenza di una sigla che si richiama esplicitamente al “Rinascimento Nazionale” obbligherà le forze storiche del territorio a confrontarsi con una base elettorale che, evidentemente, chiede maggiore radicalità e una rottura rispetto alle liturgie della politica tradizionale. Con il posizionamento dei primi due consiglieri, il dado è tratto: Voghera si prepara a essere, nei prossimi mesi, il palcoscenico di una sfida politica che, partendo dall’amministrazione locale, punta a pesare significativamente sui futuri scenari elettorali nazionali.

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