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Cronaca

Scomparsa delle sorelle a Civitella Alfedena: il video che riprende gli ultimi momenti prima della fuga

🔍 Proseguono le ricerche delle due sorelle scomparse a Civitella Alfedena: un video le riprende in fuga con i propri effetti personali. La comunità locale e le forze dell’ordine mantengono alta l’attenzione per ritrovarle il prima possibile.

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Redazione-  Civitella Alfedena, un piccolo borgo incastonato nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, è diventato negli ultimi giorni il centro di una ricerca frenetica che sta tenendo col fiato sospeso l’intera comunità regionale e non solo. Le protagoniste di questa vicenda sono due sorelle, di 12 e 16 anni, che nella notte tra il 6 e il 7 giugno hanno fatto perdere le proprie tracce allontanandosi dalla casa famiglia in cui erano ospitate. Il caso ha assunto contorni sempre più definiti grazie a nuove testimonianze visive che potrebbero fornire una chiave di lettura decisiva per ricostruire i loro spostamenti nelle ore precedenti alla scomparsa.

I dettagli del video e la dinamica dell’allontanamento

Le immagini, acquisite dagli investigatori e diffuse anche attraverso la trasmissione televisiva Chi l’ha visto?, rappresentano al momento l’unica traccia certa del percorso intrapreso dalle ragazze. Nel filmato, registrato da un sistema di videosorveglianza alle ore 21:26 di sabato 6 giugno, si vedono le due giovani attraversare con passo spedito la zona antistante i tavolini di un bar locale. Entrambe indossano abiti scuri, un dettaglio che ha reso più complesso il loro avvistamento in condizioni di scarsa illuminazione, e scarpe da ginnastica di colore bianco, particolare quest’ultimo che ha permesso una rapida identificazione da parte dei familiari, incluso il padre.

Il comportamento mostrato nelle immagini non pare suggerire una situazione di pericolo imminente o una costrizione fisica; al contrario, le due sorelle appaiono determinate. Questa osservazione ha spinto gli inquirenti a rafforzare l’ipotesi di un allontanamento volontario, una fuga pianificata nei minimi dettagli. Ulteriori elementi emersi dalle indagini interne alla struttura confermano tale tesi: le ragazze avrebbero prelevato dalla loro stanza non solo capi di abbigliamento, ma anche effetti personali, trucchi e oggetti del cuore, preparandosi a una permanenza prolungata lontano dalla struttura di accoglienza.

Le ricerche tra le montagne e il legame con il territorio

La scomparsa di Sarah e Alisya, originarie di Minturno, in provincia di Latina, ha mobilitato un vasto apparato di soccorso. Le attività di ricerca non si limitano al centro abitato di Civitella Alfedena, caratterizzato da vicoli stretti e una morfologia montana che rende complesso il monitoraggio del territorio, ma si estendono a macchia d’olio verso le principali arterie di collegamento che conducono fuori dal perimetro del Parco Nazionale.

Le forze dell’ordine stanno battendo palmo a palmo le zone boschive circostanti, le stazioni ferroviari e le fermate degli autobus nei paesi limitrofi come Villetta Barrea e Barrea, temendo che le due giovani possano aver cercato un passaggio verso mete più lontane, forse cercando di fare ritorno verso le zone d’origine nel basso Lazio. Il lavoro dei carabinieri, supportato dai volontari della Protezione Civile e dai nuclei cinofili, mira a circoscrivere l’area in cui le ragazze potrebbero aver cercato rifugio durante le prime ore del mattino seguente alla loro scomparsa.

Un appello per ritrovare le sorelle

A otto giorni dalla sparizione, il clima in paese è di profonda apprensione. Civitella Alfedena, nota solitamente per la sua tranquillità e per la vicinanza alla natura selvaggia degli Appennini, vive ore di tensione. Gli appelli lanciati dai familiari e dagli operatori della casa famiglia si moltiplicano, con la speranza che possa arrivare una segnalazione utile o che le stesse ragazze, vedendo il clamore mediatico suscitato, decidano di mettersi in contatto con chi le sta cercando.

Gli investigatori mantengono il massimo riserbo sulle piste seguite, ma il fatto che le ragazze si siano organizzate per portare via i propri averi suggerisce che non si tratti di un gesto dettato da un impulso momentaneo. La loro capacità di muoversi nel territorio, nonostante la giovane età, resta uno degli interrogativi principali. Chiunque abbia notizie o possa aver incrociato le due sorelle, notando le caratteristiche scarpe bianche o il loro abbigliamento, è invitato a mettersi in contatto immediatamente con le autorità locali o con le forze dell’ordine territoriali. La speranza di ritrovarle sane e salve rimane, per ora, la priorità assoluta di chi sta coordinando le operazioni di ricerca.

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Cronaca

San Salvo, bimba precipita da un balcone: è in gravi condizioni all’ospedale di Pescara

🏥 Momenti di grande apprensione a San Salvo per una bimba caduta dal balcone di un’abitazione su Corso Garibaldi. La piccola è stata trasportata d’urgenza in elisoccorso presso l’ospedale di Pescara, dove è attualmente sotto osservazione. Tutta la cittadinanza è vicina alla famiglia in questo delicato momento.

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#SanSalvo #Cronaca #Abruzzo #IncidenteDomestico

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Redazione-  San Salvo è stata scossa, nel tardo pomeriggio di ieri, da un grave incidente domestico che ha visto protagonista una bambina di pochi anni, caduta dal balcone di un’abitazione situata lungo il centralissimo Corso Garibaldi. L’episodio si è verificato intorno alle 19, in un orario in cui la via solitamente brulica di persone e attività, trasformando improvvisamente la tranquillità della zona in una scena di profonda apprensione per l’intera comunità locale.

La dinamica di quanto accaduto è al momento oggetto di indagini da parte delle forze dell’ordine. I Carabinieri della compagnia locale, giunti prontamente sul luogo dopo la segnalazione giunta al numero di emergenza, hanno isolato l’area per effettuare i rilievi tecnici necessari a comprendere cosa possa aver causato la caduta. Gli inquirenti stanno ascoltando le testimonianze dei presenti e dei familiari per delineare l’esatta successione degli eventi, verificando se vi siano state negligenze, guasti alle strutture o se si sia trattato di un fatale incidente domestico. La zona di Corso Garibaldi, punto nevralgico della città, è rimasta transennata per diverse ore per consentire le operazioni di soccorso, richiamando l’attenzione di decine di residenti sgomenti.

Il tempestivo intervento dei soccorsi e il volo verso l’ospedale

Appena ricevuto l’allarme, la centrale operativa del 118 ha inviato sul posto un’ambulanza. I sanitari giunti in Corso Garibaldi hanno trovato la piccola a terra; nonostante la violenza dell’impatto, la bambina era cosciente all’arrivo del personale medico, un dettaglio che, pur nella gravità della situazione, ha offerto un primo segno di speranza. Dopo le manovre di stabilizzazione effettuate in strada, i medici hanno compreso la necessità di un trasferimento specialistico presso una struttura attrezzata per traumi pediatrici.

È stato quindi richiesto il supporto dell’elisoccorso, atterrato in un’area idonea nelle vicinanze per accelerare le operazioni di trasporto. Il mezzo aereo, con a bordo l’equipe medica d’emergenza, è ripartito poco dopo in direzione del presidio ospedaliero Santo Spirito di Pescara. La bambina è stata ricoverata d’urgenza nel reparto di terapia intensiva pediatrica. Il personale medico di Pescara ha preso in carico la piccola, sottoponendola a tutti gli accertamenti diagnostici del caso per valutare l’entità dei traumi riportati. Al momento, il riserbo sulle condizioni cliniche resta massimo, come da prassi in questi delicati casi medico-legali.

La comunità si stringe attorno alla famiglia

La notizia si è diffusa rapidamente in tutto il centro abitato di San Salvo, innescando un’ondata di vicinanza verso la famiglia della piccola. Gli incidenti che riguardano i minori colpiscono profondamente il tessuto sociale di piccole e medie realtà come quella del Vastese, dove la notizia di un bambino in pericolo viene percepita da tutti come un dolore collettivo. Le autorità, nel mantenere il massimo riserbo sull’identità e sulla dinamica, invitano alla cautela nelle ricostruzioni, in attesa che il quadro clinico evolva e che l’indagine dei Carabinieri fornisca risposte definitive.

Gli incidenti domestici rappresentano una delle principali cause di accesso al pronto soccorso pediatrico. Le cadute dall’alto, in particolare, richiedono una gestione tempestiva che, nel caso specifico di ieri, è stata assicurata dalla rapida sinergia tra il servizio 118 e l’elisoccorso, garantendo alla vittima il miglior trattamento possibile nel più breve tempo. Nei prossimi giorni, sarà compito degli organi inquirenti chiarire se la dinamica sarà archiviata come un incidente sfortunato o se emergeranno profili di responsabilità che richiederanno ulteriori approfondimenti giudiziari. Per ora, l’intera cittadina resta in attesa di notizie positive, sperando in una pronta ripresa della piccola.

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Cronaca

La salva l’ex fidanzato: chiama i carabinieri mentre lei tenta il suicidio nel garage di casa

🆘 A Colonnella una donna ha tentato di togliersi la vita nel garage di casa, ma il suo ex fidanzato ha chiamato i carabinieri in tempo. Un intervento tempestivo che le ha salvato la vita. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#Colonnella #Abruzzo #Cronaca #PrevenzioneSupicidio

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Redazione-  Poteva trasformarsi in una tragedia, ma la prontezza di un ex fidanzato ha fatto la differenza tra la vita e la morte. Una donna residente a Colonnella, comune di poco più di tremila abitanti sulla costa teramana in provincia di Teramo, ha tentato di togliersi la vita all’interno del garage della propria abitazione utilizzando i gas di scarico della sua automobile. Solo il tempestivo intervento dei carabinieri, allertati proprio dall’ex compagno della donna, ha evitato il peggio.

Il fatto è avvenuto nelle scorse ore e ha scosso la piccola comunità affacciata sul mare Adriatico, nel tratto di costa abruzzese che si estende tra Alba Adriatica e Martinsicuro.

La telefonata che le ha salvato la vita

La donna, prima di compiere il gesto, aveva contattato il suo ex fidanzato, manifestandogli apertamente le proprie intenzioni. Un ultimo messaggio, probabilmente un grido di aiuto che l’uomo ha saputo cogliere con lucidità e tempestività. Senza esitare, l’ex compagno ha immediatamente allertato i carabinieri, fornendo loro l’indirizzo e descrivendo la situazione con sufficiente precisione da consentire un intervento rapido.

I militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alba Adriatica si sono precipitati sul posto nel minor tempo possibile. Giunti all’abitazione, hanno trovato il garage chiuso. Senza perdere un secondo, hanno forzato l’ingresso e si sono trovati di fronte a uno scenario drammatico: la donna era riversa all’interno dell’abitacolo dell’automobile, in stato di semicoscienza, con i motore ancora acceso.

Il sistema artigianale e il soccorso

La ricostruzione effettuata dai carabinieri ha permesso di chiarire le modalità del tentato suicidio. La donna aveva predisposto un sistema artigianale ma efficace: un tubo collegato al terminale di scarico del veicolo e fatto passare all’interno dell’abitacolo, trasformando di fatto l’automobile in una camera chiusa satura di monossido di carbonio, un gas inodore e incolore che agisce in modo subdolo e letale, provocando una progressiva perdita di conoscenza prima del decesso.

I militari dell’Arma hanno immediatamente interrotto il tentativo, spento il motore e messo in sicurezza la donna, richiedendo nel contempo l’intervento del personale sanitario del 118. I soccorritori, giunti sul posto in pochi minuti, hanno prestato le prime cure alla donna ancora in stato di semicoscienza e ne hanno disposto il trasporto d’urgenza all’ospedale civile di Giulianova, la struttura ospedaliera di riferimento per questo tratto della costa teramana.

Condizioni stabili, all’origine del gesto una crisi sentimentale

Le condizioni della donna, una volta ricoverata e sottoposta alle cure del caso, non desterebbero preoccupazione. I medici la tengono in osservazione, ma non sarebbe in pericolo di vita. L’intervento tempestivo ha scongiurato le conseguenze più gravi dell’intossicazione da monossido di carbonio, che se prolungata avrebbe potuto causare danni cerebrali permanenti oltre che la morte.

Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni degli inquirenti, all’origine del gesto vi sarebbero motivazioni legate alla sfera sentimentale. Una crisi, una rottura, un dolore privato che ha spinto la donna verso una scelta estrema. Le forze dell’ordine stanno raccogliendo ulteriori elementi per ricostruire con precisione il contesto emotivo e relazionale che ha preceduto il tentativo.

Colonnella, con il suo centro storico arroccato su una collina a poca distanza dal mare, è un borgo tranquillo e a misura d’uomo, dove episodi di questo tipo lasciano il segno nell’intera comunità. La notizia si è diffusa rapidamente tra i residenti, suscitando sollievo per l’esito fortunato della vicenda e, allo stesso tempo, riflessioni sul peso del dolore che può portare una persona a gesti così estremi.

La donna riceverà ora, oltre alle cure fisiche, il supporto psicologico previsto dai protocolli ospedalieri per i casi di tentato suicidio. Un percorso che si auspica possa aiutarla ad affrontare il momento di crisi e a trovare un sostegno adeguato.

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Cronaca

Uccide la zia a coltellate e getta il corpo nel fiume con una carriola: 17enne confessa ai carabinieri

🔪 Dramma familiare a San Stino di Livenza: un 17enne ha confessato di aver ucciso la zia a coltellate e di aver gettato il corpo nel fiume, trasportandolo di notte con una carriola. Il cadavere non è ancora stato trovato. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

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Redazione-  Un omicidio efferato, consumato tra le mura domestiche e poi nascosto nel buio della notte con una freddezza inquietante. Un ragazzo di 17 anni ha ucciso a coltellate la zia, Chiara Guerra, 53 anni, e ha trasportato il corpo senza vita della donna fino a un corso d’acqua nelle vicinanze della propria abitazione, gettandolo nelle acque del fiume per farlo sparire. Il delitto è avvenuto a San Stino di Livenza, comune di circa dodicimila abitanti in provincia di Venezia, e ha sconvolto l’intera comunità locale.

Nella notte, dopo ore di interrogatorio condotto dai carabinieri della Compagnia di Portogruaro, il giovane ha confessato il delitto davanti al magistrato della Procura di Pordenone competente per territorio. Il pubblico ministero ha successivamente trasmesso gli atti alla Procura per i minorenni di Trieste, che ha ora la titolarità dell’indagine. Alla prima luce dell’alba, sul posto erano presenti i carabinieri per i rilievi del caso, affiancati dal medico legale Antonello Cirnelli.

La ricostruzione del delitto: la carriola e il telo

La dinamica ricostruita dagli investigatori restituisce uno scenario agghiacciante. Dopo aver colpito la zia con un coltello all’interno della propria abitazione, il diciassettenne ha caricato il cadavere su una carriola, coprendolo con un telo di grandi dimensioni per nasconderne il contenuto agli occhi di eventuali passanti. Ha quindi percorso, nel cuore della notte, una porzione del centro abitato di San Stino di Livenza, attraversando strade e vicoli con il macabro carico, fino a raggiungere il corso d’acqua nelle vicinanze. Qui ha scaricato il corpo della donna nelle acque del fiume, tentando di far perdere le proprie tracce.

Un gesto premeditato nei suoi passaggi operativi, che tuttavia non è bastato a proteggere il ragazzo dai sospetti degli inquirenti. Non appena le ricerche di Chiara Guerra sono state avviate nella serata di ieri, i carabinieri hanno rapidamente ristretto il cerchio delle indagini attorno al nipote. Sottoposto a interrogatorio, il giovane ha alla fine ammesso le proprie responsabilità, fornendo ai militari dell’Arma una ricostruzione dettagliata di quanto accaduto.

Il movente: dissidi familiari alle radici della tragedia

Secondo quanto emerso nelle prime fasi delle indagini, il movente del delitto sarebbe da ricercare in gravi tensioni e conflitti all’interno del nucleo familiare. I rapporti tra il ragazzo e la zia sarebbero stati segnati da attriti profondi, sfociati in un epilogo tragico e irreversibile. Gli inquirenti stanno ora lavorando per ricostruire con precisione la natura e la storia di questi dissidi, elementi che saranno fondamentali per delineare il profilo del giovane e comprendere come si sia arrivati a un gesto così estremo.

Il diciassettenne è cittadino italiano, originario proprio di San Stino di Livenza, e compirà diciotto anni nel giro di pochi mesi. La sua giovane età non esclude la gravità delle accuse a suo carico: la Procura per i minorenni di Trieste dovrà ora valutare la sua posizione e decidere i prossimi passi sul piano giudiziario.

Ricerche del corpo riprese all’alba, sommozzatori al lavoro

Nonostante la confessione e le indicazioni fornite dal ragazzo, il cadavere di Chiara Guerra non è stato ancora recuperato. Le ricerche, avviate nella serata di ieri non appena la donna è risultata irreperibile, erano state sospese durante le ore notturne per poi riprendere all’alba con rinnovata intensità.

Sul fiume sono impegnati i Vigili del fuoco del distaccamento locale e i sommozzatori del reparto specializzato del Corpo di Venezia, esperti nelle operazioni subacquee in acque interne. Le correnti e la conformazione del corso d’acqua rendono le operazioni complesse e richiedono tempo. Gli uomini stanno risalendo e discendendo il tratto di fiume indicato dal giovane, con l’obiettivo di restituire il corpo alla famiglia e consentire alla magistratura di disporre l’autopsia, passaggio indispensabile per ricostruire con precisione le cause e le modalità della morte.

San Stino di Livenza si trova tra Venezia e Pordenone, al confine tra Veneto e Friuli, in un territorio caratterizzato da una fitta rete di corsi d’acqua e canali tipica della pianura veneto-friulana, un elemento geografico che in questo caso ha complicato significativamente il lavoro delle squadre di soccorso impegnate nel recupero.

La comunità locale è sotto choc. Una tragedia familiare che ha lasciato senza parole chi conosceva la vittima e il giovane autore del delitto.

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