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Esteri

Albania, in questi giorni il giornalismo italiano scopre l’importanza di Agron Shehaj del Partito Mundësia (Opportunita’) in crescita di consenso esponenziale nel Paese

In Albania la temperatura e’ rovente e non solo per ragioni climatiche. La popolazione è avvelenata contro il governo per la decisione di aver acconsentito la costruzione del resort extra lusso legali alla società di Jared Kushner, genero di Trump, con la conseguente occupazione dell’area protetta di Viola-Narta, in cui da sempre ci sono migliaia di fenicotteri rosa.

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Il deputato Agron Shehaj del Partito Mundësia

Continuano le proteste dei fenicotteri, il deputato sempre presente in prima fila a fianco di chi si oppone alla costruzione del resort del genero di Trump e chiede le dimissioni di Edi Rama ha rilasciato una bellissima intervista a Lorenzo Mantiglioni del Quotidiano Nazionale

Redazione-  In Albania la temperatura e’ rovente e non solo per ragioni climatiche. La popolazione è avvelenata contro il governo per la decisione di aver acconsentito la costruzione del resort extra lusso legali alla società di Jared Kushner, genero di Trump, con la conseguente occupazione dell’area protetta di Viola-Narta, in cui da sempre ci sono migliaia di fenicotteri rosa. Si tratta di una protesta che il deputato albanese Agron Shehaj – leader di Mundësia (Partito dell’opportunità) da lui fondato appena uscito dal Partito Democratico di Berisha non riconoscendone più la mission e gli estremismi – nonché affermato imprenditore dei call center e del digital in tutta Europa che nel 1991, all’età di tredici anni, emigrò in Italia, definisce «storica».
Parlando Agron Shehaj si comprende il reale stato dell’arte: non era mai successo che migliaia di albanesi scendessero in piazza per così tanto tempo. Merito anche della magistratura, forte della riforma della giustizia approvata all’unanimità dal Parlamento, che ha indagato e incarcerato molte figure vicine a Edi Rama, come i due vicepremier accusati di corruzione, Arben Ahmetaj (attualmente in Svizzera) e Belinda Balluku, e l’ex sindaco di Tirana Erion Veliaj (oggi in carcere).
Eppure l’Albania cresce economicamente, migliora il rapporto debito-Pil e vive una «golden age» nel turismo.
«Solo gli oligarchi, un ristretto gruppo di persone vicine a Edi Rama, stanno beneficiando della crescita economica. L’Albania resta uno dei Paesi più poveri d’Europa e dovrebbe viaggiare su una crescita a doppia cifra, non del 2%, per far sì che la popolazione possa condurre una vita dignitosa. Capisco che una crescita del 2 o del 2,5% possa sembrare elevata agli occhi dell’Italia, ma dobbiamo anche tenere in considerazione che circa un terzo degli albanesi ha lasciato il proprio Paese negli ultimi dieci anni. Il dilemma dei giovani è sempre lo stesso: meglio restare o andarsene?».
«L’accordo che Edi Rama ha fatto con la Meloni sui migranti non e’ – secondo il deputato dell’opposizione Agron – nell’interesse dell’Albania. Mai potrei essere a favore di un centro per migranti realizzato in un Paese terzo».
Quanto alla remigrazione, Shehaj e’ lapidario:
«Non so che cosa si voglia intendere: prendere le persone, metterle su un bus e riportarle indietro? E con quali criteri? Sono profondamente grato all’Italia per quello che mi ha dato e credo che l’integrazione sia la strada giusta».
Chi lo conosce bene sa che è un convinto europeista che si iscrive perfettamente nei valori della politica moderata che ha ritrovato anche in Forza Italia e nel PPE, non ha mai nascosto le sue simpatie per il centro e per Silvio Berlusconi: sicuramente avrebbe tanto da dare alla Albania qualora venisse candidato ed eletto Premier.

Di Monica Macchioni

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Ritrovati i corpi dei due alpinisti morti in Nepal

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Ritrovati i corpi dei due alpinisti morti in Nepal

‘Ritrovati in Nepal i corpi di 5 alpinisti…’ delle 14.17) Sono in viaggio verso Katmandu in Nepal il fratello e la mamma di Marco Di Marcello, il biologo teramano di 37 anni disperso dallo scorso novembre quando la cordata di alpinisti di cui faceva parte, impegnata nella spedizione internazionale sul Dolma Khang, fu travolta una valanga attorno ai 5.600 metri di quota dello Yalung Ri.
La loro partenza, che segue a poche ore di distanza quella dal Canada della moglie del disperso, fa presagire che le autorità governative nepalesi, in costante contatto con la Farnesina, abbiano elementi utili per ritenere che uno dei cinque cadaveri individuati nella neve nei giorni scorsi, nell’area dell’incidente, possa appartenere al loro congiunto.
Da qui la necessità di averne conferma attraverso un riconoscimento ufficiale della salma.
Da quanto si è appreso nelle ultime ore, l’ennesimo tentativo di raggiungere la quota con gli elicotteri per il recupero dei corpi è stato anche oggi vanificato dalle avverse condizioni meteo.Un ulteriore tentativo sarà effettuato nella giornata di domani, quando in Italia sarà notte.
Dei cinque corpi individuati, uno solo è stato identificato con certezza, ed apparterrebbe ad uno sherpa nepalese che faceva parte della spedizione. All’appello, di quella cordata, oltre a Marco Di Marcello, mancano ancora un altro italiano – Markus Kirchler – un alpinista francese e uno tedesco. Nei giorni immediatamente successivi al 3 novembre, quando la valanga travolse il gruppo nella Rolwaling Valley, furono recuperati i corpi di un nepalese e e di Paolo Cocco, fotografo abruzzese 41enne di Fara San Martino, in provincia di Chieti. Le ricerche dei dispersi furono sospese definitivamente il 10 novembre.

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Francia – bambino di otto ustionato dopo l’esplosione di uno squishy

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Francia - bambino di otto ustionato dopo l'esplosione di uno squishy

Un bambino di 8 anni in Francia è rimasto ustionato dall’esplosione di uno squishy, un giocattolo anti stress contenente una sostanza gelatinosa. Sul caso è stata aperta un’indagine per “lesioni personali con conseguente incapacità lavorativa totale superiore a tre mesi”.

Da una prima ricostruzione, il bambino di 8 anni, originario di Saint-Omer, nel Pas-de-Calais in Francia, stava giocando con uno squishy, quando il giocattolo è esploso, riversandogli addosso il gel che conteneva.

Il piccolo ha riportato ustioni di secondo grado al viso e al torace. L’episodio è avvenuto il 24 luglio 2026 e la Procura di Saint-Omer ha ora aperto un’inchiesta per accertare le cause dell’incidente.

Secondo quanto riferito dalla madre a La Voix du Nord, il prodotto era un “Cool mix supergel“, acquistato in un punto vendita Smyths Toys di Arques.

Dopo che la pallina è esplosa, il bambino è corso dalla mamma in preda al panico. La donna avrebbe provato a togliergli il gel dal viso ma ha visto che la pelle veniva via e ha così capito che era successo qualcosa di grave.

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Il dolore silenzioso di un popolo: quando l’imposizione prende il posto della libertà

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Il dolore silenzioso di un popolo: quando l’imposizione prende il posto della libertà

Redazione- In Afghanistan, la pressione sull’abbigliamento e sull’aspetto personale non riguarda più soltanto le donne, ma coinvolge anche gli uomini. Quando una persona rischia lo stipendio, il lavoro o la propria posizione a causa della barba, del cappello, del turbante o del modo in cui si veste, non si parla più semplicemente di abbigliamento: si parla di dignità, libertà personale e rispetto dell’essere umano.

Mentre molte famiglie affrontano povertà, disoccupazione, difficoltà economiche e il peso della vita quotidiana, molti lavoratori sono costretti a vivere con una nuova paura: perdere il proprio sostentamento non per mancanza di capacità o impegno, ma per non corrispondere a un modello esteriore imposto.

Una società non cresce controllando l’aspetto delle persone. Un Paese si costruisce con istruzione, lavoro, competenza, giustizia, salute e rispetto per ogni individuo. Quando l’attenzione si concentra sull’apparenza invece che sui problemi reali della gente, le sofferenze aumentano e le vere necessità rimangono senza risposta.

Per anni le donne afghane hanno vissuto restrizioni e pressioni sulla loro libertà personale; oggi anche molti uomini sentono il peso di regole che entrano nella loro vita privata. La paura e l’obbligo non possono sostituire la fiducia e il rispetto.

Il dolore più grande è vedere persone che cercano solo di lavorare, mantenere le proprie famiglie e vivere con dignità, costrette a preoccuparsi non solo del pane quotidiano, ma anche di come apparire per non essere punite.

La dignità umana non si misura dalla lunghezza della barba o dal tipo di vestito. Una nazione diventa forte quando protegge la dignità dei suoi cittadini e permette loro di vivere con rispetto e sicurezza.

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