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Artisti a Villa Borghese 2026, a Roma sei incontri al Museo Carlo Bilotti tra pittura, poesia e visioni contemporanee

🎨 A Villa Borghese torna una delle rassegne più attese dell’estate e dell’autunno romano: sei appuntamenti tra arte contemporanea, poesia, video e suono nella Sala de Chirico del Museo Carlo Bilotti.
Un viaggio culturale nel cuore di Roma tra grandi nomi e nuove letture del patrimonio cittadino: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Roma #VillaBorghese #ArteContemporanea #MuseoCarloBilotti

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Artisti a villa Borghese 3 anno

Redazione-  Roma rilancia il dialogo tra arte contemporanea, paesaggio urbano e memoria delle Ville storiche con la terza edizione di Artisti a Villa Borghese, il ciclo di incontri promosso dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e ospitato nella Sala de Chirico del Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese. Da giugno a ottobre 2026, uno degli spazi culturali più riconoscibili del parco pubblico più noto della capitale diventa il centro di un percorso che mette in relazione artisti, studiosi, critici e pubblico attraverso formule diverse: talk, interviste, reading, proiezioni, storytelling e interventi sonori.

L’iniziativa conferma una linea culturale ormai riconoscibile nel programma della Sovrintendenza: usare i luoghi della storia cittadina non come semplici contenitori di eventi, ma come ambienti attivi di produzione culturale. Villa Borghese, da questo punto di vista, rappresenta una cornice particolarmente significativa. Non è soltanto uno dei polmoni verdi di Roma, ma anche un sistema di memorie artistiche, architettoniche e naturali che continua a offrire nuovi livelli di lettura. Il progetto nasce proprio da questa idea: rileggere il patrimonio delle Ville storiche urbane attraverso lo sguardo degli artisti di oggi, chiamati a confrontarsi con la natura, con la stratificazione della città e con il peso simbolico dei luoghi.

un programma che unisce linguaggi diversi e nuovi formati

L’edizione 2026 punta su una formula più ampia rispetto ai classici incontri d’autore. Accanto al confronto dal vivo trovano spazio reading poetici, ambient sound, videoproiezioni e interviste costruite come momenti di approfondimento. Una parte dei materiali, inoltre, resterà fruibile anche nei giorni successivi, ampliando la durata culturale dell’iniziativa oltre il singolo appuntamento. È una scelta che rafforza il valore pubblico del progetto e rende il museo un punto di riferimento non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per chi vuole avvicinarsi ai linguaggi contemporanei con strumenti accessibili.

Il cartellone restituisce un quadro ampio dell’arte del XXI secolo e dei suoi legami con la storia del Novecento. La pittura meditativa di Giuseppe Modica incontra la parola poetica; Nina Maroccolo porta in scena una pratica che attraversa arti visive, scrittura e performance; Lina Passalacqua richiama la lezione del Futurismo in chiave attuale; Gabriele Stabile lavora sul rapporto tra immagine e suono; mentre gli appuntamenti dedicati a Cesare Zavattini e Corrado Cagli propongono una rilettura di figure già storicizzate, mettendo in luce aspetti meno frequentati dal grande pubblico.

da Giuseppe Modica a Corrado Cagli, tutti gli appuntamenti in calendario

Il primo incontro è in programma giovedì 18 giugno alle 18.30 con Giuseppe Modica e il titolo Natura metafisica / Il miracolo visivo della luce. A dialogare con l’artista sarà Roberto Deidier, poeta e saggista. L’appuntamento si annuncia come una riflessione sul tema della luce, elemento centrale nella ricerca di Modica, e sul rapporto tra visione, silenzio e spazio naturale.

Il 2 luglio alle 18.30 sarà la volta di Nina Maroccolo con Eucalipti e altre rivoluzioni. L’incontro prevede l’intervista a Plinio Perilli e un reading di poesie e scritti dell’artista con Alessandra Grecco Russo, Marina Petrillo e Marzia Spinelli. In questo caso il programma si muove tra parola, performance e immaginario visivo, mantenendo al centro il paesaggio come forma culturale e interiore.

Il 19 luglio alle 10.30 protagonista sarà Lina Passalacqua con La natura futurista dell’esistenza. Claudio Crescentini curerà uno storytelling dedicato all’artista, mentre il film L’Essenza geometrica delle passioni, diretto da Giulio Latini in collaborazione con PM Progetti Mediali, resterà visibile nella Saletta video fino al 27 settembre. Un passaggio che lega la pittura all’immagine in movimento e mette in relazione ricerca artistica e racconto filmico.

Dopo la pausa estiva, il ciclo riprenderà il 15 settembre alle 18.30 con Gabriele Stabile e Il volo dell’oca selvatica / Within Without, appuntamento che unirà intervista e special ambient sound. Il dialogo tra fotografia e dimensione sonora rappresenta uno dei punti più originali del programma, anche per la capacità di trasformare lo spazio museale in un ambiente percettivo.

Il 2 ottobre alle 18.00 sarà dedicato a Cesare Zavattini l’incontro “La veritaaaá” prima di tutto, con l’intervento di Silvana Cirillo della Sapienza Università di Roma e la videoproiezione Cover’s Zà di Made in Heaven, visibile fino al 25 ottobre. Chiusura il 16 ottobre alle 18.00 con Corrado Cagli e Natura totemica, incontro al quale parteciperanno Giuseppe Briguglio, Davide Fodaro, Miriam Pitocco e Livia Sforzini, in un confronto che toccherà anche aspetti legati alla conservazione e allo studio delle opere.

il ruolo del Museo Carlo Bilotti nel sistema culturale romano

Scegliere il Museo Carlo Bilotti come sede stabile del ciclo non è un dettaglio secondario. L’Aranciera di Villa Borghese è uno dei luoghi in cui Roma ha saputo costruire un equilibrio tra collezione, identità architettonica e programmazione pubblica. Inserire qui una rassegna dedicata agli artisti contemporanei significa rafforzare il ruolo del museo come spazio di relazione tra patrimonio storico e ricerca attuale.

Tutti gli incontri si svolgeranno in piazzale Fiorello La Guardia, con ingresso libero fino a esaurimento posti. La prenotazione è consigliata attraverso il numero 060608, attivo ogni giorno dalle 9 alle 19. Durante gli appuntamenti non sarà possibile visitare le mostre in corso al museo. Un aspetto pratico, ma utile per chi intende organizzare in anticipo la visita.

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L’ultima porta, il nuovo romanzo di Andrea Mingardi tra Bologna, fede e mistero dell’aldilà

📚 Andrea Mingardi torna in libreria con L’ultima porta, un romanzo che intreccia Bologna, amore, fede e il mistero di ciò che può esistere oltre la vita.
Una storia sospesa tra realtà e aldilà che riporta al centro le grandi domande dell’esistenza: leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#AndreaMingardi #Libri #Romanzi #Bologna

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Redazione-  Bologna torna al centro dell’immaginario narrativo di Andrea Mingardi, che con L’ultima porta, pubblicato da Edizioni Pendragon e disponibile in libreria e nei principali store digitali dal 29 maggio 2026, firma un romanzo che unisce sentimento, ironia e riflessione sul confine più enigmatico dell’esistenza. Il nuovo libro del musicista e scrittore bolognese affronta temi ampi e delicati come la vita, la morte, l’amore, la fede e ciò che potrebbe trovarsi oltre la soglia ultima, costruendo una storia che alterna leggerezza narrativa e domande profonde.

Mingardi sceglie di farlo attraverso un protagonista dall’identità quotidiana e riconoscibile, lontano dagli eroi eccezionali e vicino alla normalità di molte esistenze urbane italiane. Il risultato è un romanzo che si muove tra realtà concreta e dimensione spirituale, mantenendo sempre uno sguardo umano, diretto e accessibile. L’autore presenta il libro come il racconto di un viaggio tra la vita e il mistero, una sorta di attraversamento simbolico che diventa materia narrativa e occasione di confronto con le grandi domande che accompagnano ogni esperienza umana.

un romanzo che intreccia vita quotidiana, coma e ritorno dall’ignoto

Al centro della trama c’è Marco Rossi, architetto bolognese di 56 anni, uomo concreto e ironico, legato alla moglie Elisa, al Bologna calcio, al cane Pippo e a una quotidianità fatta di lavoro, affetti e abitudini rassicuranti. La sua esistenza sembra aver trovato finalmente un equilibrio positivo: la carriera procede bene, la coppia attende un figlio, il futuro appare stabile. È a questo punto che la storia cambia direzione con un evento improvviso e traumatico: un infarto fulminante, nove minuti senza battito, il coma, l’attesa dei familiari e dei medici.

Da questo passaggio prende forma la domanda centrale del romanzo. Marco torna, ma il suo ritorno non è un semplice recupero fisico. Attorno a lui si apre un territorio ambiguo, sospeso tra esperienza estrema, percezione del trascendente e interrogativi che nessuno riesce a sciogliere fino in fondo. Mingardi costruisce così una narrazione che attraversa ospedali, salotti borghesi, cantieri, incontri improbabili e figure legate al mondo del paranormale, tenendo insieme la concretezza di Bologna con la possibilità di uno spazio ulteriore, invisibile ma presente.

L’elemento più interessante della sinossi è proprio questo equilibrio. L’ultima porta non sembra voler offrire una risposta definitiva su ciò che accade dopo la morte, ma preferisce abitare la domanda. L’aldilà, in questa impostazione, non viene trattato come una verità rivelata né come un puro espediente narrativo, ma come un campo di tensione tra fede e dubbio, tra bisogno di credere e impossibilità di sapere fino in fondo. La morte, nel libro, non è il punto finale della storia, ma il luogo da cui il racconto riparte per interrogare ciò che resta: i sentimenti, il legame con chi si ama, il senso del ritorno.

Andrea Mingardi scrittore, tra musica, Bologna e una lunga carriera artistica

Il romanzo si inserisce nel percorso di un autore che il pubblico italiano conosce soprattutto per la musica, ma che da anni coltiva anche la scrittura. Andrea Mingardi, bolognese, è una figura storica della scena artistica nazionale, con una carriera che attraversa blues, canzone d’autore, televisione, narrativa e impegno sociale. Tra i fondatori della Nazionale Cantanti, nel corso degli anni ha collaborato con nomi molto noti della musica italiana e internazionale, da Gianni Morandi a Lucio Dalla, da Mina a Ornella Vanoni, fino a artisti come José Feliciano e i Blues Brothers.

La sua biografia racconta un profilo artistico ampio, segnato da premi, incisioni di successo e un forte legame con Bologna e con il patrimonio culturale emiliano. Dal disco Ciao Ràgaz, che ha dato centralità al dialetto bolognese, fino ai riconoscimenti più recenti come la Turrita d’Argento conferita dal Comune di Bologna e la pergamena di Ambasciatore di Riccione nel mondo, Mingardi ha costruito un percorso in cui identità locale e visibilità nazionale si sono spesso intrecciate.

Anche per questo L’ultima porta appare come un’opera coerente con la sua figura pubblica. Il protagonista bolognese, il tono che mescola ironia e malinconia, la presenza di una città concreta e vissuta, il rapporto tra spiritualità e disincanto: tutti elementi che rimandano a un autore abituato a raccontare l’umano senza irrigidirlo in formule. Il libro, da quanto emerge dalla presentazione, punta a parlare a un pubblico ampio, non solo agli appassionati di narrativa legata al tema dell’aldilà, ma anche ai lettori interessati a storie sentimentali e a vicende che usano l’eccezionalità per interrogare la vita quotidiana.

Nel panorama editoriale italiano, dove spesso il tema della morte viene trattato in chiave cupa o strettamente filosofica, il romanzo di Mingardi prova una strada diversa. Mette insieme racconto popolare, introspezione e visione, tenendo il mistero aperto e lasciando al lettore lo spazio per abitare la soglia. È questa la scommessa del libro: non tanto spiegare cosa ci sia oltre l’ultima porta, quanto raccontare cosa accade a chi, dopo averla sfiorata, torna indietro con uno sguardo cambiato.

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A Roma, l’arte contemporanea incontra il gusto: Saâdane Afif trasforma Villa Borghese con lavinia gusto #5

🍦 un sorprendente mix di arte contemporanea, performance e sapori unici sta per animare villa borghese a roma! il progetto lavinia, con l’artista saâdane afif, offre un’esperienza indimenticabile tra architettura e gusto. leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇 #LAVINIA #SaâdaneAfif #VillaBorghese #ArteContemporanea

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Redazione-  Roma si prepara ad accogliere un’esperienza artistica multisensoriale di spicco con il quinto episodio di LAVINIA, il programma d’arte che da tempo si dedica a rianimare luoghi storici della città attraverso la lente della contemporaneità. giovedì 11 giugno 2026, la suggestiva loggia dei vini all’interno di villa borghese sarà il palcoscenico per “gusto #5”, un’opera e performance inedita dell’artista franco-marocchino saâdane afif. al centro di questa manifestazione vi sarà non solo un dialogo profondo tra arte e architettura, ma anche un elemento inaspettato e delizioso: un nuovo gusto di gelato, pistacchio e lampone, ideato per l’occasione, che promette di coinvolgere il pubblico in maniera totale, ben oltre la mera osservazione visiva. l’iniziativa, realizzata da ghella e curata da salvatore lacagnina, continua il suo percorso di restituzione alla città di spazi dimenticati o sottoutilizzati, promuovendo una riflessione sull’intramontabile legame tra espressione artistica e contesto urbano.

il progetto lavinia: arte e architettura in dialogo

LAVINIA non è un semplice ciclo espositivo, ma una visione strategica che intende riconnettere roma con il proprio patrimonio, valorizzandolo attraverso interventi artistici contemporanei. l’idea alla base è quella di intercettare luoghi carichi di storia e significato, offrendo loro una nuova interpretazione, un nuovo respiro, grazie alla creatività di artisti selezionati. questo progetto si propone di superare la tradizionale fruizione museale, portando l’arte direttamente nel cuore della vita cittadina, in contesti che il pubblico è abituato a frequentare per altre ragioni – una passeggiata in un parco storico, per esempio. la loggia dei vini a villa borghese, con la sua architettura elegante e la sua storia secolare, rappresenta un esempio perfetto di come LAVINIA riesca a creare un ponte tra passato e presente. l’intervento artistico non si limita a un’installazione, ma si fonde con l’ambiente circostante, stimolando una nuova percezione dello spazio stesso. l’approccio curatoriale di salvatore lacagnina è fondamentale in questo processo, guidando gli artisti a sviluppare opere che non solo si inseriscano armoniosamente, ma che spesso diventino parte integrante dell’architettura stessa, dialogando con essa in modo dinamico e stimolante. l’obiettivo ultimo è offrire ai cittadini e ai visitatori una prospettiva differente sulla ricchezza culturale di roma, stimolando la curiosità e la partecipazione attiva.

Saâdane Afif e la sinestesia del gusto

per questo quinto episodio di LAVINIA, la scelta è caduta su saâdane afif, artista di fama internazionale noto per il suo approccio concettuale e spesso multidisciplinare. le sue opere si distinguono per la capacità di superare i confini tra le diverse arti, incorporando elementi di musica, performance, scultura e, come in questo caso, persino esperienze sensoriali come il gusto. afif esplora spesso i meccanismi della percezione e della memoria collettiva, invitando il pubblico a interagire con l’opera in modi inaspettati. la sua ricerca si concentra sull’idea che l’arte non sia un oggetto statico, ma un processo in continua evoluzione, che si completa nell’interazione con l’osservatore. in “gusto #5”, l’artista porta questa filosofia a un livello ulteriore, introducendo il gelato al pistacchio e lampone come elemento cardine della sua creazione. questa scelta non è casuale: il gusto è uno dei sensi più evocativi, capace di scatenare ricordi, emozioni e sensazioni immediate. abbinare l’esperienza visiva e performativa con quella gustativa crea un’immersione sinestetica che amplifica il messaggio artistico, rendendolo memorabile e profondamente personale per ogni partecipante. il gelato diventa così non solo un complemento, ma una vera e propria estensione dell’opera, simboleggiando la natura effimera e allo stesso tempo tangibile dell’arte contemporanea.

la loggia dei vini e il suo nuovo volto

la loggia dei vini, parte integrante di villa borghese, è un luogo che, pur essendo all’interno di uno dei parchi più celebri di roma, non sempre riceve l’attenzione che merita. villa borghese stessa è un polmone verde e un tesoro culturale, densa di storia, arte e architettura che spaziano dal xvi al xix secolo, con musei, giardini e edifici storici. il progetto LAVINIA, attraverso interventi come quello di afif, mira a riaccendere i riflettori su queste gemme nascoste o meno frequentate, integrandole in un circuito culturale contemporaneo. l’evento dell’11 giugno 2026 rappresenta un’opportunità unica per i romani e i visitatori di riscoprire questo angolo della villa da una prospettiva completamente nuova. l’ingresso, libero e accessibile da via pinciana all’altezza di viale dell’uccelliera, incoraggia la partecipazione di un pubblico ampio e variegato, democratizzando l’accesso all’arte e alla cultura. la scelta di ghella di sostenere un programma come LAVINIA testimonia un impegno concreto nel campo della valorizzazione urbana e culturale, dimostrando come l’iniziativa privata possa svolgere un ruolo significativo nel promuovere la bellezza e l’innovazione nella capitale. l’anteprima stampa, prevista per le 11:00, e l’opening al pubblico, dalle 18:00 alle 21:00, promettono di trasformare la loggia dei vini in un vivace crocevia di arte, idee e, naturalmente, nuovi sapori.

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Alberto Dionisi presenta gli sport di greg: a Roma la poesia diventa uno scudo contro l’anoressia

🏀 Una presentazione speciale dove lo sport incontra la poesia per sostenere la lotta contro l’anoressia. Unisciti ad Alberto Dionisi in questo viaggio verso la rinascita e la solidarietà. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#romacultura #poesiadelgiorno #solidarietà #albertodionisi

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Redazione-  Roma si prepara a ospitare un incontro letterario che promette di andare ben oltre la semplice presentazione editoriale, trasformandosi in una riflessione collettiva sulla fragilità umana e sulla forza della rinascita. Lunedì 15 giugno, alle ore 18:00, la libreria Mondadori Bookstore di Piazza Cola di Rienzo diventerà il palcoscenico per il debutto ufficiale di “Gli sport di Greg. Quando lo sport è poesia”, l’ultima fatica letteraria del giornalista alberto dionisi, pubblicata dalla casa editrice PandiLettere. L’opera, una raccolta di sessantatré pagine che condensano emozioni e visioni lirisiche, ha già attirato l’attenzione degli addetti ai lavori, ottenendo la candidatura a premi di assoluto rilievo come il Premio Strega Poesia 2026 e i riconoscimenti legati al Festival del Calcio Italiano e della Letteratura Sportiva.

la sfida di greg tra il campo di gioco e la vita quotidiana

Il cuore pulsante di questo libro risiede in una scelta di profonda sensibilità e partecipazione umana. L’intera raccolta è dedicata a una giovane donna che sta affrontando il tortuoso cammino di guarigione dall’anoressia. In questo delicato passaggio della sua esistenza, la protagonista ha scelto di farsi chiamare “Greg”, un nome che funge da rifugio e da identità alternativa in un momento in cui il proprio corpo e la propria immagine femminile sono percepiti come estranei o dolorosi. alberto dionisi ha saputo cogliere questa sofferenza silenziosa e l’ha trasformata in un parallelismo di straordinaria potenza narrativa.

L’autore suggerisce che lo sforzo di un atleta, impegnato nel superare i propri limiti o nel battere un avversario, non sia poi così diverso dalla lotta quotidiana di chi deve riconquistare il proprio benessere psicofisico. Se il campione sportivo combatte sotto la luce dei riflettori per una medaglia, chi soffre di disturbi del comportamento alimentare affronta una gara senza tregua contro sé stesso, in un percorso dove la vittoria coincide con il ritorno alla vita. Questa visione trasforma la competizione in una metafora dell’esistenza, dove la fatica e il dolore non sono fini a se stessi, ma tappe necessarie verso una nuova consapevolezza.

solidarietà concreta e impegno sociale attraverso i versi

L’iniziativa non si limita alla celebrazione della parola scritta, ma si traduce in un gesto di aiuto tangibile. Il ricavato delle vendite del volume sarà interamente devoluto all’Associazione Donna Donna onlus, una realtà che opera attivamente sul territorio nazionale per contrastare la diffusione dell’anoressia e dei disturbi alimentari, offrendo supporto a chi ne soffre e alle loro famiglie. Questa collaborazione sottolinea la natura etica del progetto di dionisi, che utilizza la sua visibilità di giornalista radiotelevisivo per accendere un faro su tematiche spesso relegate ai margini del dibattito pubblico.

La serata romana vedrà il coinvolgimento di professionisti di spicco del mondo dell’informazione e della cultura. Accanto all’autore, interverranno figure del calibro di alvaro moretti, luigi ferrajolo, giorgio germanò e alessio maldini. Il dialogo tra questi esperti permetterà di approfondire il legame tra la narrazione sportiva e la capacità della poesia di farsi interprete dei mutamenti sociali. Per dare voce ai versi, interverrà un gruppo di attori e interpreti tra cui alessandra broglia, nunzia g. plastino, adele d’argenio, francesco petibon, francesca romana barberini e carlo zampa. Le loro letture trasformeranno la presentazione in un’esperienza multisensoriale, capace di restituire al pubblico la vibrazione emotiva contenuta in ogni singola riga della raccolta.

ritratti di campioni e riflessioni sull’umanità ferita

All’interno della raccolta, dionisi mette a nudo l’anima segreta di diverse discipline sportive, andando oltre la fredda cronaca dei risultati o delle statistiche. I suoi versi compongono un mosaico di ritratti dove trovano posto i grandi miti del passato e i protagonisti del presente. Si passa dalla leggenda di pelé alla purezza tecnica di jannik sinner, descritto nella sua peculiare mescolanza di forza agonistica e apparente fragilità. L’autore non dimentica il lato tragico dello sport, dedicando parole cariche di commozione a figure come marco simoncelli e gino mäder, atleti che hanno lasciato un segno indelebile non solo per le loro vittorie, ma per la loro umanità spezzata.

Attraverso queste istantanee in versi, emerge una visione dello sport come specchio della condizione umana, dove il dubbio, la gioia del traguardo e la mestizia della sconfitta si intrecciano costantemente. Non manca, inoltre, un’accorata riflessione contro l’assurdità dei conflitti bellici, a conferma di come la poesia possa e debba essere uno strumento di denuncia e di speranza. L’appuntamento in Piazza Cola di Rienzo rappresenta dunque un’occasione per riscoprire il valore della vulnerabilità, celebrando la capacità dell’uomo di rialzarsi dopo ogni caduta, sia essa su una pista d’atletica o nei sentieri tortuosi della mente.

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