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Cultura

Carina Engell debutta con la silloge “Dalla bellezza dei giorni”: la poesia come resistenza ai tempi del Covid

🚨 NOVITÀ LETTERARIA AL SALONE DI TORINO! La sociologa Carina Engell presenta la sua nuova silloge poetica “Dalla bellezza dei giorni” edita da Aletti. Nate nei mesi più bui della pandemia sul Lago di Garda, queste liriche usano la parola come arma di difesa e resistenza contro gli orrori del mondo. I dettagli 👇#carinaengell #alettieditore #salonedellibro #torino #poesia #libri #lagodigarda #cultura #pagineutili

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Copertina_Dalla bellezza dei giorni

La nuova opera letteraria della sociologa tedesca esposta al salone del libro di Torino

Torino – Il panorama della letteratura indipendente e della grande poesia d’impegno civile si arricchisce di una nuova, intensa e originale voce artistica capace di esplorare con estrema lucidità le fragilità e le trasformazioni profonde della nostra epoca contemporanea. Ha fatto il suo debutto ufficiale e formale davanti al grande pubblico degli appassionati e degli addetti ai lavori, all’interno degli spazi espositivi della casa editrice Aletti Editore durante l’ultima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino, la nuova raccolta lirica intitolata Dalla bellezza dei giorni. L’opera, firmata dalla poetessa, sociologa e docente universitaria Carina Engell, è stata pubblicata nella prestigiosa e selettiva collana editoriale denominata I Diamanti della Poesia ed è attualmente accessibile sia nei tradizionali canali di distribuzione in formato cartaceo sia nella moderna versione digitale e-book per i lettori da smartphone.
La silloge poetica trova la sua linfa vitale e la sua principale fonte di ispirazione paesaggistica nei suggestivi e profondi scenari della sponda lombarda del Lago di Garda, in particolare nella cittadina di Salò, in provincia di Brescia, dove l’autrice di origini tedesche ha scelto di vivere e operare da molti anni. Le poesie racchiuse nel volume si configurano come un vero e proprio invito rivolto al lettore per immergersi pienamente nella natura incontaminata e nella cultura classica, allo scopo di ritrovare la propria essenza interiore più autentica e riscoprire la parola come un rifugio di coraggio e uno strumento taumaturgico di salvezza in un’era segnata da radicali mutamenti e continue incertezze sociali.

I mesi della pandemia a Salò e la transizione artistica dalla pittura alla scrittura

La genesi e la struttura interna di questa raccolta sono strettamente ed emotivamente legate a un momento di profonda trasformazione personale e collettiva dell’artista. I testi sono nati infatti durante i mesi più bui e complessi della pandemia da Covid, un periodo storico di isolamento forzato in cui l’impossibilità fisica di dipingere e di frequentare gli studi d’arte ha imposto a Carina Engell la ricerca urgente di una nuova e differente forma espressiva. La parola poetica è diventata in questo modo una risposta immediata, spontanea e assolutamente necessaria alla fragilità intrinseca della condizione umana, consentendo alla scrittrice di creare immagini nitide e avvincenti attraverso l’uso della lingua, considerata come il miglior mezzo di difesa e di resistenza psicologica contro una situazione esterna minacciosa.
Le composizioni affrontano con audacia e realismo tematiche estremamente complesse e attuali, spaziando dai valori dell’amicizia sincera e della musica classica fino ai drammi della guerra e alle sofferenze globali della crisi sanitaria. Accanto alla descrizione dei dolori del mondo, la poetessa celebra con stupore i miracoli quotidiani che si manifestano davanti allo spettacolo del creato, introducendo una dolorosa consapevolezza sul fatto che la bellezza della Terra sia oggi fortemente minacciata dall’azione distruttiva dell’uomo. È proprio questo timore reverenziale che spinge la Engell a difendere l’ambiente, trasformando la contemplazione dello splendore naturale in un potente motore di consapevolezza spirituale e di profonda gratitudine verso l’esistenza.

La prefazione editoriale e la bellezza come strumento di libertà interiore

Il processo creativo che governa la nascita delle liriche viene descritto dall’autrice come un mistero insondabile, ma il risultato finale è un’opera ampiamente apprezzata dalla critica che ricorda a ciascun lettore quanto la perdita della bellezza naturale sarebbe un errore imperdonabile per l’umanità. Secondo la visione sociologica della Engell, l’incontro autentico con lo splendore del paesaggio e dell’arte permette alle persone di liberarsi dal giudizio opprimente degli altri, regalando momenti di assoluta indipendenza in cui è finalmente possibile incontrare se stessi. La vastità e la luce accecante sopra le acque del Lago di Garda invitano a entrare nello spazio bianco e protetto della poesia, un luogo franco dove diventa possibile scrivere sui limiti e sugli orrori della vita umana senza schiantarsi emotivamente.
La recensione e la presentazione critica del testo evidenziano come il volume alterni con grande disinvoltura un registro stilistico alto a riflessioni immediate, offrendo uno sguardo di intimo conforto e di speranza per il futuro della società interna. La redazione del giornale continuerà a monitorare le presentazioni ufficiali della scrittrice e le iniziative culturali collegate alla diffusione della collana dei Diamanti della Poesia sul territorio nazionale, garantendo un servizio di informazione puntuale e utile per tutti gli amanti della lettura e per i cittadini della Marsica e dell’Abruzzo attenti alle dinamiche culturali contemporanee e ai messaggi di tutela del patrimonio ambientale.

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Cultura

Teofilo Patini- ” Cronista col pennello”, la voce degli ultimi raccontata nel nuovo libro di Angelo De Nicola

🎨 Teofilo Patini torna protagonista nell’anno di L’Aquila Capitale della Cultura: Angelo De Nicola presenta il suo nuovo studio su un artista che ha trasformato la pittura in denuncia sociale. Non mancare all’incontro presso la storica Libreria Colacchi!

Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇

#TeofiloPatini #LAquila2026 #AngeloDeNicola #ArteAbruzzese

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Redazione-  L’Aquila riscopre uno dei suoi figli più illustri, un uomo che ha saputo dare volto alla sofferenza e alla speranza di un Abruzzo contadino in bilico tra tradizione e modernità. Il capoluogo abruzzese, proprio nell’anno in cui celebra il prestigioso titolo di Capitale italiana della cultura, si prepara a rendere omaggio a Teofilo Patini, figura chiave dell’Ottocento italiano, attraverso la nuova fatica editoriale del giornalista e scrittore Angelo De Nicola. Il volume, intitolato “Teofilo Patini. Cronista col pennello” e pubblicato dalla casa editrice One Group Edizioni, sarà presentato ufficialmente al pubblico mercoledì 8 luglio 2026. L’evento si terrà a partire dalle ore 18.30 presso la storica Libreria Colacchi, situata nel cuore pulsante del centro storico, lungo il Corso Vittorio Emanuele II, al civico 5.

L’arte che diventa impegno sociale

Il titolo scelto per l’opera sintetizza una visione biografica precisa: il pittore non viene analizzato solo per la perizia tecnica dimostrata nelle sue tele, ma come un osservatore attento della mutazione sociale. Se il giornalista si serve della penna per descrivere le dinamiche contemporanee, Patini si servì del pennello per documentare la fatica, la fame e la tenacia degli umili. Le atmosfere cupe e al contempo pregne di dignità umana che caratterizzano capolavori come “L’erede”, “Vanga e latte” o “Bestie da soma”, richiamano un’attualità che sembra non conoscere tempo. Il volume propone un’analisi dettagliata di come l’artista abbia saputo trasformare in arte pittorica le istanze dei ceti più deboli, delineando un ritratto lucido dell’Italia postunitaria, un paese alle prese con le lacerazioni dell’emigrazione e l’asprezza di un lavoro che non garantiva la sopravvivenza.

Un percorso tra biografia e critica

Il lavoro di Angelo De Nicola, inserito nella collana “Personaggi” di One Group Edizioni, non è una semplice ricostruzione cronologica. Si tratta di un’indagine storica che trae forza da anni di studio e consultazione di archivi, con l’obiettivo di riportare in auge una figura che troppo spesso è rimasta confinata negli studi accademici. L’autore traccia il percorso formativo dell’artista nativo di Castel di Sangro, soffermandosi sugli anni trascorsi tra le accademie di Napoli e Roma, per poi focalizzarsi sul profondo legame con la città dell’Aquila, luogo in cui maturò la sua poetica. Il libro scava nell’anima del pittore, analizzando il progressivo isolamento vissuto nella fase finale della sua esistenza, un periodo segnato da silenzi e riflessioni che hanno contribuito a plasmare la sua cifra stilistica più matura. Il saggio è arricchito da una prefazione d’eccezione, curata da Alessandro Masi, segretario generale della Società Dante Alighieri, che aggiunge autorevolezza istituzionale al progetto.

La cultura aquilana nel segno di Patini

L’inserimento di questo libro nel calendario degli eventi del 2026, anno in cui L’Aquila detiene il titolo di Capitale italiana della cultura, non appare affatto casuale. La città, che proprio nel post-sisma ha avviato un complesso processo di rinascita, ritrova in Patini uno specchio del proprio spirito resiliente. Il pittore, con il suo linguaggio visivo, ha anticipato i temi del realismo sociale che avrebbero dominato il Novecento, diventando un punto di riferimento imprescindibile per chi desidera comprendere le radici profonde dell’identità abruzzese. Il libro di De Nicola si candida ad essere uno strumento di divulgazione d’eccellenza, capace di interfacciarsi tanto con il lettore comune quanto con lo storico dell’arte, offrendo uno sguardo multidisciplinare su uno degli artisti più moderni del secolo scorso.

Durante l’incontro presso la Libreria Colacchi, l’autore sarà a disposizione dei presenti non solo per narrare la genesi del volume, ma per approfondire il rapporto tra l’arte figurativa e la denuncia civile, in una cornice di confronto aperto. Si tratta di un appuntamento di rilievo per la vita culturale aquilana, situata a pochi passi dalla piazza del Duomo e dai simboli di una ricostruzione che oggi guarda anche al recupero della propria memoria storica. L’ingresso all’incontro di mercoledì 8 luglio è libero, permettendo a chiunque voglia approfondire la conoscenza di un maestro dimenticato dai circuiti di massa, di scoprire il valore dell’opera di un intellettuale che, a oltre un secolo dalla sua scomparsa, continua a porre interrogativi scomodi e necessari sulla condizione umana.

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Cultura

“Il cammino di Elisabetta”, il racconto di Menda Vreto tra il fango del viaggio e la rinascita di una famiglia

🚨 UN RACCONTO ESCLUSIVO DA LEGGERE TUTTO D’UN FIATO! Menda Vreto firma la toccante e profonda storia di “Elisabetta”: il viaggio nella notte da Valona, il fango dello sbarco e il doloroso distacco dai figli. Una testimonianza intima sulla forza dell’amore materno e la rinascita di una famiglia 👇#mendavreto #elica #racconti #letteratura #storiereali #culturaabruzzo #pagineutili

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La testimonianza intima di una madre tra la dolorosa distanza e il faticoso ritorno alla normalità

Redazione-  La letteratura contemporanea e la narrativa d’impegno civile si arricchiscono di una testimonianza intima, potente e profondamente drammatica, capace di dare voce alle ferite invisibili e ai silenzi che segnano i destini di migliaia di persone sospese tra due mondi. Attraverso una prosa asciutta, lineare e priva di retorica sentimentale, la scrittrice Menda Vreto regala ai lettori del giornale un racconto esclusivo che esplora la carne viva della memoria e i legami familiari messi alla prova dalla distanza temporale e geografica. Al centro della narrazione si staglia la figura di Elisabetta, una madre coraggiosa che si trova a dover compiere la scelta più dolorosa e lacerante per una donna, ovvero quella di lasciare i propri figli in tenera età per intraprendere un viaggio verso l’ignoto, spinta dalla necessità materiale e dall’impossibilità di intravedere un futuro dignitoso nella propria terra d’origine.
Il racconto si sviluppa come un diario dell’anima che prende le mosse dalle atmosfere sospese di una città di lago, dove la nebbia mattutina sembra congelare la realtà, per poi catapultare il lettore nell’oscurità instabile di una notte in gommone in partenza da Valona. Tra le lamiere e il fango vischioso delle coste italiane, illuminato da una luna che non chiarisce ma ferisce gli occhi dei testimoni, si consuma non solo l’epopea fisica dello sbarco e del soccorso spontaneo verso un bambino scivolato nel buio, ma soprattutto il dramma psicologico del distacco. La vera emergenza narrata da Menda Vreto non risiede infatti nello spettatolo del pericolo marino, ma nella spaventosa normalizzazione della distanza, un vuoto quotidiano che trasforma i figli lontani in una realtà parallela e che richiederà anni di faticosa, silenziosa e paziente ricostruzione emotiva per sconfiggere il senso di estraneità e ritrovare il calore perduto dell’abbraccio familiare.
Di seguito viene riportato il testo integrale del racconto firmato dall’autrice.

Sotto la luna e nel fango — Il cammino di Elisabetta

di Menda Vreto
Vivevo in una città di lago. La mattina la nebbia saliva dall’acqua e copriva tutto, anche le case. A volte sembrava che le cose restassero sospese, come se non dovessero per forza diventare reali subito.
La vita invece era molto concreta. Soldi contati, giorni lunghi, la sensazione continua di non farcela del tutto. Non c’era niente di drammatico, ma neanche niente di leggero.
Quando abbiamo deciso di partire non c’è stato un momento preciso. Solo il fatto che restare stava diventando impossibile.
I miei figli erano piccoli. Uno di nove mesi, l’altro di tre anni. Li lasciai a mia madre.
Non ricordo parole giuste. Ricordo più che altro la fretta, il non riuscire a guardare troppo. Se li guardavo a lungo cambiava qualcosa dentro di me, e non potevo permettermelo.
Siamo partiti di notte da Valona.
Il gommone era pieno. Non c’era spazio, si stava stretti, con il corpo addosso agli altri. Il mare non era “spaventoso” in modo spettacolare, era peggio: era instabile. Ogni tanto sembrava calmo, poi all’improvviso cambiava.
Nessuno parlava molto. Qualcuno teneva la testa bassa. Qualcuno ogni tanto chiedeva “quanto manca”, ma senza aspettare davvero una risposta.
Io cercavo solo di restare presente, di non andare con la mente da nessuna parte.
Quando abbiamo visto l’Italia non ho provato sollievo. Solo un’altra tensione.
Poi tutto è successo in fretta. Confusione, voci, la barca che devia, qualcuno che urla. Non ho mai capito bene cosa stesse accadendo, solo che dovevamo scendere.
Il terreno era fango.
Non fango “leggero”. Un fango che ti prendeva i piedi e non li lasciava andare. Ogni passo costava.
C’era la luna, ma non aiutava molto. Illuminava senza chiarire.
Si sentivano persone che chiamavano i nomi degli altri. Alcuni erano caduti. Altri cercavano di tirarsi su.
Io mi muovevo senza una direzione precisa.
Poi ho visto un bambino con una coppia. Stava scivolando, non riusciva a restare in piedi.
Non ho pensato. Mi sono avvicinata e l’ho preso.
È stato istintivo. Non c’era una decisione. Solo il fatto che in quel momento qualcuno lo doveva reggere.
Ricordo il peso, il fango che tirava giù, e la voce della madre che continuava a chiamarlo.
Non so quanto tempo sia passato così.
Poi qualcuno è arrivato con delle coperte. Ci dicevano dove andare. Qualcuno piangeva, altri stavano zitti.
Nei giorni dopo ho ricominciato a lavorare. A fare telefonate. A sistemare documenti. A contare i giorni.
I miei figli erano lontani. E quella distanza non era più un’emergenza. Era diventata normale.
Quando li ho rivisti dopo anni, non mi hanno riconosciuta subito.
Non c’era scena. Nessun abbraccio immediato da film. Solo silenzio.
Mi guardavano come si guarda qualcuno che non si sa ancora dove mettere nella propria vita.
Anche io li guardavo così.
Non è tornato tutto insieme. Anzi, all’inizio non è tornato niente.
Ho cominciato semplicemente a esserci. A passare tempo. A non forzare le cose.
A volte restavamo seduti senza parlare. A volte bastava stare nella stessa stanza.
Non so dire il momento in cui è cambiato. So solo che a un certo punto non ero più “una sconosciuta”.
Oggi siamo una famiglia.
Non come prima. Non come l’avevo immaginata.
Ma ci siamo.

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Cultura

Pescara, debutta il libro “Verum” di Umberto Rey: un viaggio d’inchiesta tra finanza e giustizia sociale

🚨 GRANDE EVENTO CULTURALE A PESCARA! Venerdì 10 luglio alle 18:30, il Polo Bibliotecario Aternino ospita lo scrittore Umberto Rey per la presentazione del libro “VERUM”. Un thriller d’inchiesta che sfida i poteri forti, dalle RSA ai padri separati. Intervengono esperti nazionali, organizza l’ACMA. I dettagli 👇#pescara #umbertorey #verum #acma #libri #saggistica #culturaabruzzo #pagineutili

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manifesto VERUM red

L’evento culturale al polo bibliotecario aternino promosso dall’associazione Acma

Pescara – Il panorama letterario e il dibattito civile della regione Abruzzo si apprestano a ospitare un appuntamento editoriale di rilievo nazionale, destinato a catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e a scuotere le coscienze dei lettori. Venerdì dieci luglio duemila ventisei, a partire dalle ore diciotto e trenta, la grande saggistica d’inchiesta e la narrativa d’impegno sociale faranno tappa nel cuore pulsante della città di Pescara. La storica cornice del Polo Bibliotecario Aternino, situata in piazza Giuseppe Garibaldi nei pressi delle vie della movida e a pochissima distanza dalla casa natale del poeta Gabriele d’Annunzio, accoglierà la presentazione ufficiale di Verum, l’era della verità, l’ultima attesissima opera letteraria firmata dallo scrittore, regista e saggista pugliese Umberto Rey.
L’incontro pescarese, promosso attivamente dall’Associazione Cinematografica Multimediale Abruzzese con il patrocinio dell’assessorato alla cultura del comune e la collaborazione della Fondazione Genti d’Abruzzo, costituisce una vetrina d’eccezione per la città adriatica. Umberto Rey, intellettuale e attento osservatore delle dinamiche comunicative contemporanee, è oggi una delle voci indipendenti più seguite in Italia, capace di federare e guidare attraverso le sue piattaforme digitali una vastissima comunità attiva che sfiora la quota di trecento cinquanta mila seguaci. Cittadini, professionisti e lettori si riconoscono quotidianamente nei suoi messaggi che invocano a gran voce un ritorno collettivo ai valori cardine del merito professionale, del decoro civile e della totale trasparenza delle istituzioni pubbliche.

Le trame del romanzo tra la loggia nera di Roma e le denunce sulle rsa

La complessa intelaiatura narrativa del volume conduce il lettore lungo un percorso geografico e concettuale estremamente denso, che prende le mosse dalle aule accademiche dell’università di Bari per poi addentrarsi nei palazzi del potere della capitale. Roma diventa il teatro principale in cui il protagonista del romanzo, il carismatico professore universitario Italo Verum, intraprende una caccia senza esclusione di colpi e una battaglia solitaria contro le trame oscure di una misteriosa Loggia Nera e il drammatico concetto della Morte Vuota. Attraverso lo stile del thriller d’azione, la prosa documentata di Rey squarcia il velo del silenzio per affrontare questioni sociali scottanti che toccano da vicino la carne viva e la quotidianità dei cittadini italiani.
Il testo si concentra con estremo rigore su tematiche spesso ignorate dai circuiti dell’informazione giornalistica radiotelevisiva tradizionale, come la gestione e le criticità strutturali del sistema delle residenze sanitarie assistite per gli anziani, la profonda solitudine esistenziale ed economica dei padri separati e il destino macroeconomico del continente europeo. La narrazione mette in luce il costante e logorante contrasto tra i bisogni reali dei popoli e il dominio finanziario dei banchieri internazionali. Per questa ragione, diversi critici letterari hanno recensito l’opera di Umberto Rey non come un semplice romanzo d’evasione, ma come un vero e proprio manifesto intellettuale ed etico mirato a stimolare la nascita di un nuovo Rinascimento civile italiano.

I dettagli degli interventi dei relatori e l’importanza della trasparenza culturale

La stesura di queste pagine nasce da un’esigenza interiore profonda dello scrittore, convinto che esista un momento storico in cui il silenzio non è più un’opzione concessa agli intellettuali. L’autore ha ribadito come l’atto della scrittura sia un ponte taumaturgico per curare i mali di una società moderna che ha smarrito la propria bussola morale, offrendo una mappa concettuale per distinguere il fango della corruzione quotidiana dal valore del merito. Il pubblico abruzzese, storicamente molto sensibile alle tematiche di denuncia sociale e civile, avrà la preziosa opportunità di dialogare apertamente con il saggista pugliese per esplorare i retroscena investigativi e le motivazioni ideologiche che sorreggono la nascita della crestomazia.
Il tavolo dei relatori coordinato per l’evento di Pescara si preannuncia di altissimo livello scientifico e culturale. Insieme all’autore Umberto Rey interverranno per approfondire i risvolti psicologici e teologici del testo la psicoterapeuta Antonella Capitanio e il teologo padre Giacobbe Elia. I lavori e il dibattito con la platea verranno moderati dalla saggista e scrittrice Domenica Pace. L’ingresso alla sala del Polo Bibliotecario Aternino sarà completamente libero e gratuito fino all’esaurimento dei posti disponibili nella struttura, offrendo alla cittadinanza un’occasione unica di confronto su temi che interrogano l’eredità costituzionale e culturale del Paese.

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