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Cultura

Pescara, debutta il libro “Verum” di Umberto Rey: un viaggio d’inchiesta tra finanza e giustizia sociale

🚨 GRANDE EVENTO CULTURALE A PESCARA! Venerdì 10 luglio alle 18:30, il Polo Bibliotecario Aternino ospita lo scrittore Umberto Rey per la presentazione del libro “VERUM”. Un thriller d’inchiesta che sfida i poteri forti, dalle RSA ai padri separati. Intervengono esperti nazionali, organizza l’ACMA. I dettagli 👇#pescara #umbertorey #verum #acma #libri #saggistica #culturaabruzzo #pagineutili

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manifesto VERUM red

L’evento culturale al polo bibliotecario aternino promosso dall’associazione Acma

Pescara – Il panorama letterario e il dibattito civile della regione Abruzzo si apprestano a ospitare un appuntamento editoriale di rilievo nazionale, destinato a catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e a scuotere le coscienze dei lettori. Venerdì dieci luglio duemila ventisei, a partire dalle ore diciotto e trenta, la grande saggistica d’inchiesta e la narrativa d’impegno sociale faranno tappa nel cuore pulsante della città di Pescara. La storica cornice del Polo Bibliotecario Aternino, situata in piazza Giuseppe Garibaldi nei pressi delle vie della movida e a pochissima distanza dalla casa natale del poeta Gabriele d’Annunzio, accoglierà la presentazione ufficiale di Verum, l’era della verità, l’ultima attesissima opera letteraria firmata dallo scrittore, regista e saggista pugliese Umberto Rey.
L’incontro pescarese, promosso attivamente dall’Associazione Cinematografica Multimediale Abruzzese con il patrocinio dell’assessorato alla cultura del comune e la collaborazione della Fondazione Genti d’Abruzzo, costituisce una vetrina d’eccezione per la città adriatica. Umberto Rey, intellettuale e attento osservatore delle dinamiche comunicative contemporanee, è oggi una delle voci indipendenti più seguite in Italia, capace di federare e guidare attraverso le sue piattaforme digitali una vastissima comunità attiva che sfiora la quota di trecento cinquanta mila seguaci. Cittadini, professionisti e lettori si riconoscono quotidianamente nei suoi messaggi che invocano a gran voce un ritorno collettivo ai valori cardine del merito professionale, del decoro civile e della totale trasparenza delle istituzioni pubbliche.

Le trame del romanzo tra la loggia nera di Roma e le denunce sulle rsa

La complessa intelaiatura narrativa del volume conduce il lettore lungo un percorso geografico e concettuale estremamente denso, che prende le mosse dalle aule accademiche dell’università di Bari per poi addentrarsi nei palazzi del potere della capitale. Roma diventa il teatro principale in cui il protagonista del romanzo, il carismatico professore universitario Italo Verum, intraprende una caccia senza esclusione di colpi e una battaglia solitaria contro le trame oscure di una misteriosa Loggia Nera e il drammatico concetto della Morte Vuota. Attraverso lo stile del thriller d’azione, la prosa documentata di Rey squarcia il velo del silenzio per affrontare questioni sociali scottanti che toccano da vicino la carne viva e la quotidianità dei cittadini italiani.
Il testo si concentra con estremo rigore su tematiche spesso ignorate dai circuiti dell’informazione giornalistica radiotelevisiva tradizionale, come la gestione e le criticità strutturali del sistema delle residenze sanitarie assistite per gli anziani, la profonda solitudine esistenziale ed economica dei padri separati e il destino macroeconomico del continente europeo. La narrazione mette in luce il costante e logorante contrasto tra i bisogni reali dei popoli e il dominio finanziario dei banchieri internazionali. Per questa ragione, diversi critici letterari hanno recensito l’opera di Umberto Rey non come un semplice romanzo d’evasione, ma come un vero e proprio manifesto intellettuale ed etico mirato a stimolare la nascita di un nuovo Rinascimento civile italiano.

I dettagli degli interventi dei relatori e l’importanza della trasparenza culturale

La stesura di queste pagine nasce da un’esigenza interiore profonda dello scrittore, convinto che esista un momento storico in cui il silenzio non è più un’opzione concessa agli intellettuali. L’autore ha ribadito come l’atto della scrittura sia un ponte taumaturgico per curare i mali di una società moderna che ha smarrito la propria bussola morale, offrendo una mappa concettuale per distinguere il fango della corruzione quotidiana dal valore del merito. Il pubblico abruzzese, storicamente molto sensibile alle tematiche di denuncia sociale e civile, avrà la preziosa opportunità di dialogare apertamente con il saggista pugliese per esplorare i retroscena investigativi e le motivazioni ideologiche che sorreggono la nascita della crestomazia.
Il tavolo dei relatori coordinato per l’evento di Pescara si preannuncia di altissimo livello scientifico e culturale. Insieme all’autore Umberto Rey interverranno per approfondire i risvolti psicologici e teologici del testo la psicoterapeuta Antonella Capitanio e il teologo padre Giacobbe Elia. I lavori e il dibattito con la platea verranno moderati dalla saggista e scrittrice Domenica Pace. L’ingresso alla sala del Polo Bibliotecario Aternino sarà completamente libero e gratuito fino all’esaurimento dei posti disponibili nella struttura, offrendo alla cittadinanza un’occasione unica di confronto su temi che interrogano l’eredità costituzionale e culturale del Paese.

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Cultura

Manuela Di Dalmazi presenta “Oltre Noi”: l’attesa per la nuova opera poetica a Pescara

🖋️ La poetessa Manuela Di Dalmazi presenta a Pescara la sua nuova opera “Oltre Noi”, un viaggio intenso nella scrittura contemporanea tra musica e performance. Non perdere l’evento alla Fondazione La Rocca. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#ManuelaDiDalmazi #Pescara #Poesia #LetteraturaContemporanea

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Manuela Di Dalmazi

Pescara – Il fermento culturale abruzzese si concentra, in vista del prossimo 20 luglio 2026, sulla figura di Manuela Di Dalmazi, una delle voci più autorevoli e profonde della letteratura contemporanea. La poetessa, che ha già collezionato numerosi riconoscimenti in ambito nazionale ed internazionale, si prepara a svelare al pubblico la sua ultima fatica letteraria, intitolata Oltre Noi. L’evento, che si terrà a partire dalle ore 17:30, troverà spazio nella prestigiosa cornice della Fondazione La Rocca, situata nel cuore pulsante di Pescara, un luogo che da sempre funge da snodo per il dibattito artistico e intellettuale della regione.

La presentazione rappresenta una tappa fondamentale nel percorso di ricerca della Di Dalmazi, autrice già nota per la sua capacità di scavare nelle pieghe del quotidiano con uno stile essenziale e privo di superflue stratificazioni. La sua scrittura si caratterizza per una spiccata propensione alla trasfigurazione poetica degli eventi minimi, trasmettendo una dimensione umana che risuona con forza nel panorama della poesia odierna. Non è casuale che l’autrice sia stata recentemente candidata al prestigioso Global Audio & Film Poetry Award 2026 per la sua precedente opera, Le madri che aspettano: un traguardo che ha proiettato il nome della scrittrice ben oltre i confini del territorio regionale, attestandone il valore artistico su scala globale.

Un parterre di ospiti per una riflessione letteraria

L’appuntamento alla Fondazione La Rocca si preannuncia come un momento di alto profilo, capace di unire l’analisi critica alla performance scenica. Al tavolo dei relatori si alterneranno figure che hanno seguito da vicino l’evoluzione stilistica della poetessa: Beniamino Cardines e Maria Gabriella Ciaffarini porteranno il proprio contributo analizzando i temi portanti di Oltre Noi. A impreziosire il dibattito interverranno anche Nicolina Galassi, Annalisa Potenza, Francesco Di Rocco e Mara Motta, figure che integreranno il racconto con prospettive interdisciplinari.

L’organizzazione ha previsto inoltre il coinvolgimento di diversi rappresentanti istituzionali e operatori culturali attivi in città, a sottolineare il legame simbiotico tra il tessuto urbano pescarese e la produzione letteraria di qualità. Pescara, con il suo storico legame con figure del calibro di Gabriele D’Annunzio e Ennio Flaiano, conferma dunque la propria vocazione per la parola scritta, offrendo agli autori del presente spazi di visibilità capaci di superare le logiche del mercato di massa per concentrarsi sulla sostanza del pensiero e della ricerca estetica.

Performance e musica tra le pagine di poesia

La serata non si limiterà alla classica esposizione critica, ma si trasformerà in una vera e propria esperienza immersiva per il pubblico. L’Orchestra Poetica Italiana (OPI) garantirà un accompagnamento sonoro di respiro, fondendo insieme ritmo, melodia e verso. La dimensione performativa sarà ulteriormente arricchita dall’esibizione di Simona Novacco, artista capace di fondere il corpo e la parola, e dall’intervento del tenore Andrea Di Berardino, che con la propria vocalità cercherà di dare corpo alle atmosfere evocate dalle liriche dell’antologia.

Le letture dei testi contenuti in Oltre Noi saranno affidate a interpreti di comprovata sensibilità: Rosamaria Binni, Mara Motta e Sandra De Felice presteranno la loro voce per portare al pubblico l’intensità dei versi di Manuela Di Dalmazi. L’ingresso alla Fondazione La Rocca è atteso da un folto pubblico di lettori e amanti della letteratura, desiderosi di confrontarsi con una silloge che promette di analizzare i confini dell’identità collettiva e le dinamiche relazionali che definiscono il nostro tempo. La capacità della Di Dalmazi di intercettare le inquietudini contemporanee, mantenendo sempre saldo il legame con la propria terra d’Abruzzo, resta il segno distintivo di una carriera in costante ascesa, che continua a raccogliere consensi e attenzione sia in Italia che all’estero.

L’evento del 20 luglio si configura dunque come un appuntamento necessario per chi desidera entrare in contatto con una delle voci più autentiche del panorama lirico attuale, ponendo ancora una volta Pescara al centro della mappa culturale italiana.

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Cultura

L’annichilimento dell’anima. L’ultima estate dell’uomo

’è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci, senza paura della risposta, dove sono finiti i giovani?Non i loro corpi, quelli sono ancora sulle spiagge, nelle piazze, nei locali, seduti accanto agli amici. È la loro presenza ad essersi rarefatta.

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La passeggiata sulla scogliera a Pourville

Redazione-  C’è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci, senza paura della risposta, dove sono finiti i giovani?Non i loro corpi, quelli sono ancora sulle spiagge, nelle piazze, nei locali, seduti accanto agli amici. È la loro presenza ad essersi rarefatta. Sono lì, eppure altrove, lo sguardo non incontra più l’orizzonte, ma un display. Le dita scorrono veloci, mentre il tempo, silenziosamente, scivola via. L’estate, che per secoli è stata il tempo della scoperta, della libertà e della costruzione dell’identità, oggi rischia di trasformarsi nella stagione dell’assenza. È un fenomeno che non riguarda soltanto le nuove generazioni,ma l’uomo in generale . La filosofia chiamerebbe questa condizione annichilimento: non la morte del corpo, ma il lento dissolversi della coscienza. L’uomo continua a respirare, a parlare, a consumare esperienze, ma smette progressivamente di abitare sé stesso, è un esilio interiore. Martin Heidegger parlava dell’oblio dell’Essere, quel momento in cui l’uomo dimentica la domanda fondamentale della propria esistenza e si lascia trascinare dall’inautenticità. Oggi quella profezia sembra assumere una forma nuova: non è più il rumore della folla a distrarci, ma il brusio incessante degli algoritmi. L’uomo contemporaneo non è prigioniero della tecnologia,
è prigioniero della propria distrazione. Platone, nel mito della caverna, descrive uomini incatenati che scambiano le ombre per la realtà, B enticinque secoli dopo abbiamo costruito caverne luminose che portiamo nelle tasche. Le immagini scorrono senza fine e, lentamente, convincono milioni di persone che ciò che appare valga più di ciò che è.
Abbiamo trasformato il riflesso in sostanza, l’immagine in identità, il consenso in verità,
eppure il cuore dell’uomo continua ad avere la stessa sete di sempre. La Kabbalah insegna che l’universo nasce dalla tensione tra la Luce infinita e il vaso chiamato ad accoglierla, ma quel vaso può infrangersi quando non è preparato a custodire un’energia tanto grande. È una metafora potente della condizione umana: possediamo strumenti sempre più sofisticati, ma spesso una fragilità interiore che fatica a sostenerli. Il problema non è la Luce, ma è il vaso.
L’intelligenza artificiale è una delle più grandi espressioni dell’ingegno umano, può accelerare la conoscenza, aiutare la medicina, migliorare il lavoro, aprire orizzonti impensabili, ma nessuna intelligenza artificiale potrà sostituire l’intelligenza spirituale, quella che insegna a distinguere l’utile dall’essenziale, il rumore dalla verità, l’informazione dalla sapienza, per questo sarebbe un errore attribuire alle macchine la responsabilità della nostra crisi.
Le macchine amplificano,
sono gli uomini a scegliere la direzione. Il vero rischio non è che l’intelligenza artificiale diventi più intelligente dell’uomo è che l’uomo rinunci alla propria intelligenza contemplativa,che perda la capacità di fermarsi davanti al mare senza fotografarlo, di ascoltare il vento senza indossare auricolari, di amare senza dover dimostrare e soffrire senza cercare immediatamente una distrazioni e restare solo senza sentirsi vuoto. Forse Nietzsche aveva intuito il destino dell’Occidente quando annunciava l’avvento del nichilismo: il momento in cui i valori perdono consistenza e tutto sembra equivalersi, ma il nichilismo di oggi è ancora più sottile. Non urla. Non distrugge. Seduce. Intrattiene. Riempie ogni istante, lasciando però l’anima affamata.
L’annichilimento contemporaneo non ha il volto della disperazione, ha quello dell’intrattenimento permanente, è un sorriso che nasconde il silenzio. Una connessione continua che produce isolamento.
Una libertà apparente che finisce per generare dipendenza. Così il mare diventa scenografia,
il tramonto contenuto,
l’amicizia una notifica,
l’amore un algoritmo e l’uomo, lentamente, smette di riconoscersi. La nostra epoca ha bisogno di una nuova educazione dello sguardo.
Non basta insegnare ai giovani a usare la tecnologia,
occorre insegnare loro quando spegnerla, perché esistono lezioni che nessun software potrà mai impartire.
Quelle della sabbia che scotta sotto i piedi, di un libro letto all’ombra di un albero,una conversazione che cambia la vita,un silenzio condiviso,
una lacrima che nessuna emoticon potrà mai tradurre.
Forse la più grande rivoluzione del XXI secolo non sarà costruire macchine capaci di imitare l’uomo, ma ritrovare uomini capaci di non imitare le macchine; perché una civiltà non tramonta quando inventa strumenti potenti.
Tramonta quando dimentica che il suo bene più prezioso non è l’intelligenza che produce, ma la coscienza che custodisce
e finché un ragazzo saprà ancora alzare gli occhi dal proprio schermo per contemplare il mare, ascoltare il silenzio e interrogare l’infinito, nessuna tecnologia avrà vinto davvero, perché il futuro dell’umanità non dipenderà dalla potenza dei suoi algoritmi,
ma dalla profondità della sua anima.

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Cultura

Grande successo alla Camera dei Deputati per la prima edizione del premio Antonio Canova dell’Accademia Tiberina

Nella prestigiosa cornice del Refettorio della Camera dei Deputati di Palazzo San Macuto si è svolta, venerdì 10 luglio, la cerimonia conclusiva della prima edizione del Concorso di Arti Visive – Premio Antonio Canova, promosso dall’Accademia Tiberina e ideato dal Direttore del Dipartimento di Arti Visive, prof. Francesco Scolaro.

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PRIMA EDIZIONE DEL PREMIO ANTONIO CANOVA
Roma – Nella prestigiosa cornice del Refettorio della Camera dei Deputati di Palazzo San Macuto si è svolta, venerdì 10 luglio, la cerimonia conclusiva della prima edizione del Concorso di Arti Visive – Premio Antonio Canova, promosso dall’Accademia Tiberina e ideato dal Direttore del Dipartimento di Arti Visive, prof. Francesco Scolaro.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’Accademia Culturale Internazionale Cartagine 2.0, presieduta dal dott. Alessandro Della Posta, e con il patrocinio dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi e dell’Associazione Levi Montalcini, ha celebrato il talento artistico contemporaneo rendendo omaggio alla figura immortale di Antonio Canova, massimo esponente del Neoclassicismo.
Obiettivo del Premio è valorizzare l’arte come autentica espressione di libertà creativa, ricerca, cultura e bellezza, in piena sintonia con la missione dell’Accademia Tiberina, storica istituzione impegnata nella diffusione e nella promozione delle eccellenze artistiche e culturali a livello nazionale e internazionale.
La manifestazione si è aperta con i saluti istituzionali, seguiti dalla Lectio Magistralis dedicata ad Antonio Canova, tenuta dal prof. Francesco Scolaro, storico dell’arte e presidente esecutivo del Premio, che ha ripercorso con competenza e passione la vita, il percorso artistico e l’eredità culturale lasciata dal grande maestro.
Nel corso della cerimonia sono stati consegnati gli attestati ai componenti della giuria, presieduta dalla prof.ssa Simonetta Lucchi e composta da Antonio Barbuto, Massimiliano Passuti, Francesca Cencetti, Bruna Rapetti, Elisabetta Castello e Arnaldo Baruffaldi, per il prezioso lavoro svolto nella selezione delle opere in concorso.
Tra i momenti più intensi dell’evento, la consegna del Premio Antonio Canova alle pittrici Paola Levi Montalcini e Daniela De Scorpio. I riconoscimenti alla memoria sono stati conferiti dalla prof.ssa Antonietta Micali, che ha letto con profonda partecipazione le motivazioni dei premi. Il riconoscimento dedicato a Paola Levi Montalcini è stato ritirato dalla nipote Piera Levi Montalcini, mentre la famiglia di Daniela De Scorpio ha rappresentato l’artista nel corso della cerimonia.
Sono stati inoltre assegnati i Premi alla Cultura e alla Carriera a Franco Antonio Pinardi, Claudia Geromel Levi Montalcini, Marcello Merlino, Mattea Micello, Pasquale Marasco e Konstantinos Spiropoulos, personalità che si sono distinte per il loro significativo contributo nei rispettivi ambiti professionali e culturali.
Il Premio Giornalismo e Comunicazione è stato conferito ai giornalisti Lorenzo Palma (TGCOM24-Mediaset) e Michela Diamanti (Magazine). L’Accademia Culturale Internazionale Cartagine 2.0 ha inoltre assegnato il Premio Culturale Internazionale Cartagine al Consigliere comunale di Albano Laziale. Il riconoscimento è stato consegnato dal presidente dott. Alessandro Della Posta, dalla coordinatrice dott.ssa Veronica Della Posta e dall’accademica dott.ssa Sabrina Morelli.
Alla cerimonia hanno preso parte numerose personalità del mondo istituzionale, artistico e culturale, tra cui Giorgio Biavati con la moglie Elisabetta Fogazzaro, Patrizio Pelizzi, Massimiliano Terzo e Alessandra Dolci.
L’evento si è concluso con un momento conviviale e con le tradizionali fotografie di rito, suggellando il successo della prima edizione del Premio Antonio Canova, destinato a consolidarsi come un importante appuntamento nel panorama artistico e culturale italiano, nel segno dei valori di bellezza, creatività e impegno culturale che hanno reso immortale l’opera di Antonio Canova.
(A cura di Angela Kosta – Capo Ufficio Stampa Accademia Tiberina)

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