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Cultura

“Il cammino di Elisabetta”, il racconto di Menda Vreto tra il fango del viaggio e la rinascita di una famiglia

🚨 UN RACCONTO ESCLUSIVO DA LEGGERE TUTTO D’UN FIATO! Menda Vreto firma la toccante e profonda storia di “Elisabetta”: il viaggio nella notte da Valona, il fango dello sbarco e il doloroso distacco dai figli. Una testimonianza intima sulla forza dell’amore materno e la rinascita di una famiglia 👇#mendavreto #elica #racconti #letteratura #storiereali #culturaabruzzo #pagineutili

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Luna

La testimonianza intima di una madre tra la dolorosa distanza e il faticoso ritorno alla normalità

Redazione-  La letteratura contemporanea e la narrativa d’impegno civile si arricchiscono di una testimonianza intima, potente e profondamente drammatica, capace di dare voce alle ferite invisibili e ai silenzi che segnano i destini di migliaia di persone sospese tra due mondi. Attraverso una prosa asciutta, lineare e priva di retorica sentimentale, la scrittrice Menda Vreto regala ai lettori del giornale un racconto esclusivo che esplora la carne viva della memoria e i legami familiari messi alla prova dalla distanza temporale e geografica. Al centro della narrazione si staglia la figura di Elisabetta, una madre coraggiosa che si trova a dover compiere la scelta più dolorosa e lacerante per una donna, ovvero quella di lasciare i propri figli in tenera età per intraprendere un viaggio verso l’ignoto, spinta dalla necessità materiale e dall’impossibilità di intravedere un futuro dignitoso nella propria terra d’origine.
Il racconto si sviluppa come un diario dell’anima che prende le mosse dalle atmosfere sospese di una città di lago, dove la nebbia mattutina sembra congelare la realtà, per poi catapultare il lettore nell’oscurità instabile di una notte in gommone in partenza da Valona. Tra le lamiere e il fango vischioso delle coste italiane, illuminato da una luna che non chiarisce ma ferisce gli occhi dei testimoni, si consuma non solo l’epopea fisica dello sbarco e del soccorso spontaneo verso un bambino scivolato nel buio, ma soprattutto il dramma psicologico del distacco. La vera emergenza narrata da Menda Vreto non risiede infatti nello spettatolo del pericolo marino, ma nella spaventosa normalizzazione della distanza, un vuoto quotidiano che trasforma i figli lontani in una realtà parallela e che richiederà anni di faticosa, silenziosa e paziente ricostruzione emotiva per sconfiggere il senso di estraneità e ritrovare il calore perduto dell’abbraccio familiare.
Di seguito viene riportato il testo integrale del racconto firmato dall’autrice.

Sotto la luna e nel fango — Il cammino di Elisabetta

di Menda Vreto
Vivevo in una città di lago. La mattina la nebbia saliva dall’acqua e copriva tutto, anche le case. A volte sembrava che le cose restassero sospese, come se non dovessero per forza diventare reali subito.
La vita invece era molto concreta. Soldi contati, giorni lunghi, la sensazione continua di non farcela del tutto. Non c’era niente di drammatico, ma neanche niente di leggero.
Quando abbiamo deciso di partire non c’è stato un momento preciso. Solo il fatto che restare stava diventando impossibile.
I miei figli erano piccoli. Uno di nove mesi, l’altro di tre anni. Li lasciai a mia madre.
Non ricordo parole giuste. Ricordo più che altro la fretta, il non riuscire a guardare troppo. Se li guardavo a lungo cambiava qualcosa dentro di me, e non potevo permettermelo.
Siamo partiti di notte da Valona.
Il gommone era pieno. Non c’era spazio, si stava stretti, con il corpo addosso agli altri. Il mare non era “spaventoso” in modo spettacolare, era peggio: era instabile. Ogni tanto sembrava calmo, poi all’improvviso cambiava.
Nessuno parlava molto. Qualcuno teneva la testa bassa. Qualcuno ogni tanto chiedeva “quanto manca”, ma senza aspettare davvero una risposta.
Io cercavo solo di restare presente, di non andare con la mente da nessuna parte.
Quando abbiamo visto l’Italia non ho provato sollievo. Solo un’altra tensione.
Poi tutto è successo in fretta. Confusione, voci, la barca che devia, qualcuno che urla. Non ho mai capito bene cosa stesse accadendo, solo che dovevamo scendere.
Il terreno era fango.
Non fango “leggero”. Un fango che ti prendeva i piedi e non li lasciava andare. Ogni passo costava.
C’era la luna, ma non aiutava molto. Illuminava senza chiarire.
Si sentivano persone che chiamavano i nomi degli altri. Alcuni erano caduti. Altri cercavano di tirarsi su.
Io mi muovevo senza una direzione precisa.
Poi ho visto un bambino con una coppia. Stava scivolando, non riusciva a restare in piedi.
Non ho pensato. Mi sono avvicinata e l’ho preso.
È stato istintivo. Non c’era una decisione. Solo il fatto che in quel momento qualcuno lo doveva reggere.
Ricordo il peso, il fango che tirava giù, e la voce della madre che continuava a chiamarlo.
Non so quanto tempo sia passato così.
Poi qualcuno è arrivato con delle coperte. Ci dicevano dove andare. Qualcuno piangeva, altri stavano zitti.
Nei giorni dopo ho ricominciato a lavorare. A fare telefonate. A sistemare documenti. A contare i giorni.
I miei figli erano lontani. E quella distanza non era più un’emergenza. Era diventata normale.
Quando li ho rivisti dopo anni, non mi hanno riconosciuta subito.
Non c’era scena. Nessun abbraccio immediato da film. Solo silenzio.
Mi guardavano come si guarda qualcuno che non si sa ancora dove mettere nella propria vita.
Anche io li guardavo così.
Non è tornato tutto insieme. Anzi, all’inizio non è tornato niente.
Ho cominciato semplicemente a esserci. A passare tempo. A non forzare le cose.
A volte restavamo seduti senza parlare. A volte bastava stare nella stessa stanza.
Non so dire il momento in cui è cambiato. So solo che a un certo punto non ero più “una sconosciuta”.
Oggi siamo una famiglia.
Non come prima. Non come l’avevo immaginata.
Ma ci siamo.

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Cultura

Pescara, debutta il libro “Verum” di Umberto Rey: un viaggio d’inchiesta tra finanza e giustizia sociale

🚨 GRANDE EVENTO CULTURALE A PESCARA! Venerdì 10 luglio alle 18:30, il Polo Bibliotecario Aternino ospita lo scrittore Umberto Rey per la presentazione del libro “VERUM”. Un thriller d’inchiesta che sfida i poteri forti, dalle RSA ai padri separati. Intervengono esperti nazionali, organizza l’ACMA. I dettagli 👇#pescara #umbertorey #verum #acma #libri #saggistica #culturaabruzzo #pagineutili

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manifesto VERUM red

L’evento culturale al polo bibliotecario aternino promosso dall’associazione Acma

Pescara – Il panorama letterario e il dibattito civile della regione Abruzzo si apprestano a ospitare un appuntamento editoriale di rilievo nazionale, destinato a catalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica e a scuotere le coscienze dei lettori. Venerdì dieci luglio duemila ventisei, a partire dalle ore diciotto e trenta, la grande saggistica d’inchiesta e la narrativa d’impegno sociale faranno tappa nel cuore pulsante della città di Pescara. La storica cornice del Polo Bibliotecario Aternino, situata in piazza Giuseppe Garibaldi nei pressi delle vie della movida e a pochissima distanza dalla casa natale del poeta Gabriele d’Annunzio, accoglierà la presentazione ufficiale di Verum, l’era della verità, l’ultima attesissima opera letteraria firmata dallo scrittore, regista e saggista pugliese Umberto Rey.
L’incontro pescarese, promosso attivamente dall’Associazione Cinematografica Multimediale Abruzzese con il patrocinio dell’assessorato alla cultura del comune e la collaborazione della Fondazione Genti d’Abruzzo, costituisce una vetrina d’eccezione per la città adriatica. Umberto Rey, intellettuale e attento osservatore delle dinamiche comunicative contemporanee, è oggi una delle voci indipendenti più seguite in Italia, capace di federare e guidare attraverso le sue piattaforme digitali una vastissima comunità attiva che sfiora la quota di trecento cinquanta mila seguaci. Cittadini, professionisti e lettori si riconoscono quotidianamente nei suoi messaggi che invocano a gran voce un ritorno collettivo ai valori cardine del merito professionale, del decoro civile e della totale trasparenza delle istituzioni pubbliche.

Le trame del romanzo tra la loggia nera di Roma e le denunce sulle rsa

La complessa intelaiatura narrativa del volume conduce il lettore lungo un percorso geografico e concettuale estremamente denso, che prende le mosse dalle aule accademiche dell’università di Bari per poi addentrarsi nei palazzi del potere della capitale. Roma diventa il teatro principale in cui il protagonista del romanzo, il carismatico professore universitario Italo Verum, intraprende una caccia senza esclusione di colpi e una battaglia solitaria contro le trame oscure di una misteriosa Loggia Nera e il drammatico concetto della Morte Vuota. Attraverso lo stile del thriller d’azione, la prosa documentata di Rey squarcia il velo del silenzio per affrontare questioni sociali scottanti che toccano da vicino la carne viva e la quotidianità dei cittadini italiani.
Il testo si concentra con estremo rigore su tematiche spesso ignorate dai circuiti dell’informazione giornalistica radiotelevisiva tradizionale, come la gestione e le criticità strutturali del sistema delle residenze sanitarie assistite per gli anziani, la profonda solitudine esistenziale ed economica dei padri separati e il destino macroeconomico del continente europeo. La narrazione mette in luce il costante e logorante contrasto tra i bisogni reali dei popoli e il dominio finanziario dei banchieri internazionali. Per questa ragione, diversi critici letterari hanno recensito l’opera di Umberto Rey non come un semplice romanzo d’evasione, ma come un vero e proprio manifesto intellettuale ed etico mirato a stimolare la nascita di un nuovo Rinascimento civile italiano.

I dettagli degli interventi dei relatori e l’importanza della trasparenza culturale

La stesura di queste pagine nasce da un’esigenza interiore profonda dello scrittore, convinto che esista un momento storico in cui il silenzio non è più un’opzione concessa agli intellettuali. L’autore ha ribadito come l’atto della scrittura sia un ponte taumaturgico per curare i mali di una società moderna che ha smarrito la propria bussola morale, offrendo una mappa concettuale per distinguere il fango della corruzione quotidiana dal valore del merito. Il pubblico abruzzese, storicamente molto sensibile alle tematiche di denuncia sociale e civile, avrà la preziosa opportunità di dialogare apertamente con il saggista pugliese per esplorare i retroscena investigativi e le motivazioni ideologiche che sorreggono la nascita della crestomazia.
Il tavolo dei relatori coordinato per l’evento di Pescara si preannuncia di altissimo livello scientifico e culturale. Insieme all’autore Umberto Rey interverranno per approfondire i risvolti psicologici e teologici del testo la psicoterapeuta Antonella Capitanio e il teologo padre Giacobbe Elia. I lavori e il dibattito con la platea verranno moderati dalla saggista e scrittrice Domenica Pace. L’ingresso alla sala del Polo Bibliotecario Aternino sarà completamente libero e gratuito fino all’esaurimento dei posti disponibili nella struttura, offrendo alla cittadinanza un’occasione unica di confronto su temi che interrogano l’eredità costituzionale e culturale del Paese.

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Cultura

Il parto in Afghanistan: tra dolore, tradizione e restrizioni per le donne

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Il parto in Afghanistan: tra dolore, tradizione e restrizioni per le donne

Redazione- Nelle zone rurali e nei distretti remoti dell’Afghanistan, il parto rimane ancora oggi uno dei momenti più pericolosi nella vita di una donna. In molti casi, avviene ancora tra le mura domestiche, con mezzi limitati e senza la presenza di medici o strutture adeguate.

Le donne raccontano che il travaglio può durare molte ore, a volte un’intera giornata, affrontato nel silenzio delle case, con l’aiuto di familiari o levatrici tradizionali. In molte situazioni, non c’è accesso immediato a un ospedale, né mezzi di trasporto, né la possibilità di ricevere assistenza medica qualificata.

Molte madri spiegano che le decisioni non dipendono da loro, ma dalla famiglia e dalle tradizioni ancora fortemente radicate. Fattori come la povertà, la distanza dagli ospedali e le difficoltà culturali rendono il parto in ospedale una scelta difficile o, in alcuni casi, impossibile.

Dopo il ritorno al potere dei talebani, la situazione delle donne è diventata ancora più complessa. Le restrizioni sull’istruzione femminile, in particolare la chiusura delle scuole oltre il sesto grado e la limitazione dell’accesso agli studi medici e di ostetricia, hanno ridotto drasticamente il numero di future dottoresse e ostetriche. Questo ha avuto un impatto diretto sull’accesso alle cure sanitarie per le donne.

In molte regioni, anche quando esistono ospedali o cliniche, la carenza di personale femminile e le restrizioni sociali impediscono alle donne di ricevere cure tempestive. Secondo i medici, molte di queste morti materne sarebbero evitabili con un’assistenza adeguata e tempestiva.

Le testimonianze parlano di donne che hanno affrontato dolori estremi, complicazioni gravi e situazioni di emergenza senza alcun supporto medico immediato. In alcuni casi, la vita della madre e del bambino dipende da decisioni prese tardi o dalla distanza da una struttura sanitaria.

Nel complesso, questa realtà mostra come fattori sociali, economici e politici si intreccino, trasformando il parto — che dovrebbe essere un processo naturale e sicuro — in un’esperienza rischiosa e spesso drammatica per molte donne afghane.

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Cultura

Salone del libro di Torino, debutta l’opera di Danilo Altese: la poesia come cura per l’anima tra ferro e ironia

🚨 NOVITÀ LETTERARIA AL SALONE DI TORINO! Danilo Altese (in arte Habèl Sÿber) presenta il suo nuovo libro “Chiasmi, Cazzeggi e Calembours” edito da Aletti. Un’opera straordinaria che unisce la poesia d’avanguardia alla terapia dell’anima, forte di collaborazioni storiche con Gigi Proietti ed Emma Dante. I dettagli 👇#salonedellibro #torino #daniloaltese #alettieditore #poesia #libri #cultura #pagineutili

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Copertina_Chiasmi, Cazzeggi e Calembours

La nuova pubblicazione letteraria edita nella prestigiosa collana dei diamanti della poesia

Torino – Il panorama della letteratura contemporanea e della saggistica d’avanguardia si arricchisce di una nuova e singolare opera che promette di far discutere critici e appassionati per la sua originale struttura espressiva e la profondità dei temi trattati. Ha fatto il suo debutto ufficiale tra gli spazi espositivi del Salone Internazionale del Libro di Torino la nuova raccolta intitolata Chiasmi, Cazzeggi e Calembours, fatica letteraria data alle stampe dallo scrittore e regista Danilo Altese, noto nel panorama artistico con lo pseudonimo di Habèl Sÿber. Il volume, pubblicato all’interno della rinomata e selettiva collana denominata I Diamanti della Poesia dalla casa editrice Aletti Editore, è già disponibile per il pubblico sia nei canali di distribuzione tradizionali in formato cartaceo sia nella moderna versione digitale e-book per i lettori da mobile.
La tensione lirica più profonda e l’ironia più scanzonata rappresentano il vero cuore pulsante di un’opera che rifiuta le catalogazioni rigide per farsi materia viva di una riflessione che interroga i fondamenti stessi della nostra eredità culturale. Attraverso un uso sapiente e geometrico di figure retoriche classiche, tra le quali spiccano i chiasmi, le anafore e le paronomasie, l’autore, che attualmente vive e opera nella sua città d’origine, Palermo, trasforma l’atto della scrittura in un vero e proprio strumento terapeutico e taumaturgico. Con uno sguardo lucido, disincantato e profondamente analitico sulla società moderna, la parola poetica diventa una chiave di lettura alternativa capace di misurarsi direttamente con l’esperienza concreta e quotidiana dell’esistenza umana.

I linguaggi della retorica e le collaborazioni storiche da Hollywood a Gigi Proietti

L’impianto metodologico del testo viene spiegato direttamente dall’autore, il quale chiarisce come il titolo della crestomazia sia indicativo del proprio modus operandi. La retorica e le sue regole rigide vengono utilizzate come uno strumento di studio fondamentale per l’evoluzione del poetare. Nel libro il chiasmo agisce come figura letteraria portante, alternandosi ai cazzeggi, definiti come i momenti più ironici e leggeri in cui la tensione drammatica del testo si scioglie volutamente in soluzioni scanzonate e pop. Infine, i calembours, ovvero i giochi di parole di derivazione transalpina, diventano un’eccezionale occasione di ricerca linguistica e sperperamento letterario. Ogni singolo atto poetico è strutturato per spingere il fruitore a indagare dentro gli anfratti più nascosti della realtà, traendone nuova linfa vitale.
Il percorso formativo e professionale di Danilo Altese è eclettico e spazia attraverso diverse discipline artistiche, confluendo oggi in una voce letteraria totalmente fuori dagli schemi tradizionali. Dalle aule di cinematografia internazionale fino alle luci di Hollywood, l’autore ha accumulato importanti esperienze sul campo, firmando collaborazioni teatrali di prestigio nella città di Roma al fianco di giganti dello spettacolo del calibro di Gigi Proietti, Pino Quartullo ed Emma Dante. Il suo estro lo ha portato inoltre a cimentarsi con la pittura d’avanguardia a New York e a partecipare alla prestigiosa Biennale d’Arte di Venezia, prima di approdare ai più recenti studi scientifici incentrati sulla fisica quantistica e sul misticismo olistico applicato alle arti visive.

La prefazione del maestro Giuseppe Aletti e il valore curativo dell’espressione artistica

L’adozione dello pseudonimo Habèl Sÿber affonda le sue radici storiche e filosofiche in un vero e proprio rito sciamanico di palingenesi e di totale rigenerazione dell’identità sociale e anagrafica dell’artista. Si tratta di un recupero profondo della dimensione più recondita dell’essere umano legata alla visione della metempsicosi, una concezione filosofica secondo la quale ciò che siamo stati nei secoli passati coesiste indissolubilmente con ciò che siamo oggi e con ciò che saremo nel futuro. Nella prefazione del volume, il maestro Giuseppe Aletti, noto poeta, editore e formatore letterario nazionale, descrive la raccolta come un oggetto volutamente ibrido, un quaderno poetico che alterna con disinvoltura il registro stilistico alto e quello basso, la devozione culturale e il sabotaggio giocoso.
Per l’autore, l’arte in ogni sua possibile declinazione, dalla musica alla cinematografia fino alle molteplici espressioni della prosa, costituisce la sorgente di un costante e vitale confronto intellettuale. La ritualizzazione dell’atto poetico, la sua complessa preparazione tecnica e la realizzazione finale si sono rivelati potenti strumenti per la cura dei mali dell’anima che affliggono le personalità creative più sensibili ed empatiche. Dinanzi alla domanda esistenziale su cosa resti quando la cultura accademica non basta più a dare un senso compiuto alla vita, l’autore risponde indicando la via di un’ultima poesia epifanica e redentrice, l’atto finale di un’entità che da atomo si fa anima visionaria per continuare l’opera della creazione in vista dell’eternità.

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