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Salute

Cuore, l’allarme degli esperti: crescono le diagnosi di infarto “invisibile”

Gli esperti della SIMI lanciano l’allarme sulle sindromi INOCA e MINOCA: infarti e ischemie “invisibili” che colpiscono soprattutto le donne. L’importanza di una diagnosi precoce per evitare ricoveri inutili.
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SIMI Lazio Molise 2026 03

Al XX Congresso SIMI Lazio e Molise, tenutosi a Roma presso l’Università Sapienza, gli specialisti hanno acceso i riflettori sulle sindromi INOCA e MINOCA. Queste patologie cardiovascolari, che colpiscono spesso le donne e si presentano con dolore toracico nonostante l’assenza di stenosi coronariche, rappresentano una sfida diagnostica che rischia di sovraccaricare i Pronto Soccorso.

Redazione-  Un dolore al petto lancinante, il ricovero urgente, gli enzimi cardiaci che confermano una sofferenza del muscolo cardiaco, ma la coronarografia non mostra ostruzioni significative alle arterie. È lo scenario clinico tipico delle sindromi INOCA (Ischemia con arterie coronarie non ostruttive) e MINOCA (Infarto miocardico con arterie coronarie non ostruttive), condizioni che stanno imponendo un cambio di passo nella cardiologia e nella medicina interna. Il tema ha dominato il dibattito scientifico del XX Congresso della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) Lazio e Molise, conclusosi sabato all’Università Sapienza di Roma.

Il paradosso clinico

Le sindromi INOCA e MINOCA rappresentano oggi un punto critico per il sistema sanitario. La loro natura “invisibile” ai test diagnostici standard, come l’angiografia coronarica classica, non significa assenza di patologia. Al contrario, alla base di questi eventi si nascondono alterazioni del microcircolo coronarico o spasmi arteriosi che, se non identificati correttamente, espongono il paziente a un elevato rischio di recidive.

Il professor Alessio Molfino, presidente della SIMI Lazio e Molise e docente di Medicina Interna presso l’Università La Sapienza, avverte sulla necessità di un approccio più rigoroso: “Siamo di fronte a un paradosso clinico. Il paziente presenta sintomi evidenti di ischemia, ma gli esami tradizionali non rilevano ostacoli meccanici. Dobbiamo alzare la guardia, perché la mancata diagnosi relega questi pazienti in un limbo assistenziale che si traduce in nuovi accessi in Pronto Soccorso e riospedalizzazioni evitabili”.

Un profilo di genere

Dallo studio dei dati emerge un dato epidemiologico chiaro: l’INOCA colpisce prevalentemente il sesso femminile, in particolare nella fascia d’età compresa tra i 45 e i 65 anni. Si tratta spesso di donne in fase peri o post-menopausale, talvolta fumatrici o soggette a terapie ormonali, in cui il microcircolo coronarico mostra segni di sofferenza funzionale. Per quanto riguarda la MINOCA, la condizione è responsabile di una quota variabile tra il 5% e il 10% di tutti gli infarti miocardici.

Il ruolo dell’internista diventa dunque il fulcro della gestione di questi pazienti, che presentano spesso quadri di polipatologia: diabete, ipertensione, obesità o squilibri metabolici che rendono necessaria una visione d’insieme. “La capacità del medico internista di integrare dati clinici, laboratoristici e strumentali è fondamentale per intercettare queste forme difficili”, aggiunge Molfino.

Non solo cuore: la sfida della multidisciplinarietà

Il congresso romano non si è limitato alle patologie cardiovascolari emergenti. Il programma ha offerto un confronto approfondito su altre priorità della medicina contemporanea. Tra queste, la gestione dello scompenso cardiaco, che beneficia oggi di nuove opzioni terapeutiche in grado di cambiare radicalmente la prognosi dei pazienti, e la diagnosi di obesità, definita dagli esperti come una vera malattia cronica, complessa e multifattoriale, che richiede una presa in carico costante e non episodica.

Un ulteriore focus è stato dedicato alla malnutrizione nel paziente oncologico. Troppo spesso sottovalutata nella pratica clinica quotidiana, la malnutrizione per difetto si rivela un fattore determinante per la risposta alle terapie attive e per la sopravvivenza stessa dei malati. L’obiettivo della SIMI Lazio e Molise resta quello di promuovere l’appropriatezza diagnostica, mettendo la cultura scientifica basata sull’evidenza al servizio della personalizzazione delle cure.

La spinta verso il futuro

Il successo dell’evento, che si conferma come uno dei più partecipati a livello nazionale per quanto riguarda la medicina interna, sottolinea la vitalità della rete regionale. “Il nostro congresso è un’occasione preziosa di crescita professionale, specialmente per i giovani colleghi ai quali vogliamo offrire percorsi formativi concreti”, conclude Molfino. In un contesto in cui la complessità dei pazienti cronici è in continuo aumento, l’integrazione tra le diverse competenze mediche rimane la via principale per elevare la qualità del Servizio Sanitario.

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Salute

ROMA: AL POLICLINICO UMBERTO I NASCE L’OSPEDALE DI COMUNITÀ, UN NUOVO MODELLO PER L’ASSISTENZA TERRITORIALE

Per una sanità più vicina ai cittadini: il Policlinico Umberto I di Roma inaugura il nuovo Ospedale di Comunità, pilastro per l’assistenza territoriale e la continuità delle cure. Un passo avanti per la salute del Lazio. #SanitàTerritoriale #RomaSalute #OspedaleDiComunità #PNRR

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Policlinico 01

Redazione-  La rete sanitaria del Lazio ha visto un significativo rafforzamento venerdì 5 giugno con l’inaugurazione del nuovo Ospedale di Comunità (OdC) presso il Policlinico Umberto I di Roma. La struttura, situata al terzo piano dell’Edificio George Eastman in viale Regina Elena 287/b, rappresenta un elemento strategico per potenziare l’assistenza territoriale e garantire una continuità assistenziale tra ospedale e territorio. Questo OdC riveste un’importanza particolare in quanto è il primo a essere compreso nel perimetro del Policlinico Umberto I, assicurando una sinergia operativa diretta con una delle più grandi strutture ospedaliere della Capitale, in linea con gli obiettivi della Missione 6 Salute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e le direttive del DM 77/2022.

Alla cerimonia di avvio delle attività hanno partecipato il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e il Direttore generale del Policlinico Umberto I, Fabrizio d’Alba, insieme alla Direzione strategica aziendale, sottolineando il pieno supporto istituzionale a questa iniziativa. L’apertura dell’Ospedale di Comunità si inserisce in un più ampio processo di riorganizzazione dell’assistenza territoriale promosso dalla Regione Lazio, volto a riconfigurare il sistema sanitario verso modelli di sanità di prossimità, più vicini ai cittadini e ai loro bisogni.

La nuova struttura dispone di 20 posti letto ed è specificamente dedicata alla presa in carico di pazienti clinicamente stabilizzati. Questi individui, pur non necessitando più di ricovero ospedaliero per acuti, richiedono ancora un’assistenza infermieristica continuativa, una supervisione medica programmata e percorsi di recupero funzionale. L’obiettivo primario è prepararli al rientro al proprio domicilio o al trasferimento verso altri servizi territoriali, evitando così dimissioni premature o ricoveri impropri che gravano sui reparti per acuti.

Il Direttore generale d’Alba ha evidenziato il valore strategico di questa iniziativa: «L’Ospedale di Comunità rappresenta un contributo fondamentale. Non solo favorirà dimissioni protette e appropriate, ma sarà anche uno strumento essenziale per evitare ricoveri impropri. In un grande Policlinico come il nostro, questa struttura crea nuove consuetudini di collaborazione tra professionisti e rende più fluidi i percorsi dei pazienti che passano dalla fase acuta a quella sub-acuta. Siamo convinti che questa esperienza avrà anche una forte valenza formativa, permettendo ai giovani professionisti di conoscere da vicino la sanità territoriale, un ambito che spesso non incontrano durante i tirocini ospedalieri, contribuendo così a formare competenze più complete e integrate.»

L’Ospedale di Comunità si propone come un modello innovativo di risposta ai bisogni di pazienti fragili, anziani e pluripatologici. La sua attivazione punta a diversi obiettivi: ridurre le degenze inappropriate nei reparti ospedalieri per acuti, prevenire ri-ospedalizzazioni evitabili, favorire percorsi di cura integrati e rafforzare il collegamento tra ospedale, territorio e servizi domiciliari. Questa visione è in piena sintonia con le linee guida nazionali che promuovono una sanità più capillare e orientata alla persona.

L’attività dell’Ospedale di Comunità sarà pienamente integrata con il Policlinico Umberto I e con gli altri snodi della rete territoriale. Collaborerà strettamente con la Centrale Operativa Territoriale (COT), i distretti sanitari, i Medici di Medicina Generale, i servizi di cure domiciliari e la più ampia rete delle cure intermedie delle aziende sanitarie. Questa integrazione è fondamentale per creare un percorso di cura senza soluzione di continuità, dove il paziente è accompagnato in ogni fase della sua guarigione e recupero.

Un aspetto distintivo di questa nuova struttura è l’organizzazione multidisciplinare dell’assistenza. Il modello operativo pone al centro l’assistenza infermieristica, affiancata dalla collaborazione sinergica tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari (OSS), professionisti della riabilitazione e assistenti sociali. Questo approccio garantisce una presa in carico completa del paziente, che non si limita agli aspetti clinici, ma include anche il supporto sociale e riabilitativo necessario per un recupero ottimale dell’autonomia.

La realizzazione dell’Ospedale di Comunità al Policlinico Umberto I rappresenta un passo concreto verso una sanità più equa e accessibile, capace di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura e di rafforzare l’integrazione tra le diverse componenti del sistema sanitario. La struttura, progettata nel rispetto degli standard previsti dalla normativa nazionale e regionale, garantisce ambienti assistenziali moderni, accessibili e orientati al recupero dell’autonomia del paziente, contribuendo a migliorare la qualità della vita dei cittadini e l’efficienza complessiva del sistema sanitario regionale.

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Salute

CUORE, L’ALLARME DEGLI INTERNISTI: CRESCONO LE DIAGNOSI DI INFARTO E ISCHEMIA “INVISIBILI”

Gli esperti SIMI mettono in guardia: le sindromi INOCA e MINOCA causano infarti “invisibili” che colpiscono soprattutto le donne. Necessaria una diagnosi precoce per evitare nuovi ricoveri.
#MedicinaInterna #SaluteCardiaca #SIMI #Prevenzione #Cardiologia

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SIMI Lazio Molise 2026 02

Si apre oggi a Roma il XX Congresso SIMI Lazio e Molise: al centro del dibattito scientifico le sindromi INOCA e MINOCA, patologie cardiovascolari che colpiscono spesso le donne e che sfuggono ai test tradizionali, causando frequenti riospedalizzazioni.

Redazione-  Dolore al petto, elettrocardiogramma sospetto ed enzimi cardiaci alterati: i segnali di un infarto ci sono tutti, ma quando il paziente viene sottoposto a coronarografia, il quadro appare inspiegabilmente normale. È il paradosso delle sindromi INOCA (Ischemia with Non-Obstructive Coronary Arteries) e MINOCA (Myocardial Infarction with Non-Obstructive Coronary Arteries), condizioni che rappresentano una sfida crescente per la sanità moderna. Di questo si discute oggi e domani all’Università Sapienza di Roma in occasione del XX Congresso della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI) Lazio e Molise, evento che riunisce gli esperti per definire nuove strategie di diagnosi e cura.

Le sindromi INOCA e MINOCA colpiscono prevalentemente le donne tra i 45 e i 65 anni e si manifestano in assenza di ostruzioni visibili nelle arterie coronarie. Il problema, spiegano gli specialisti, risiede spesso nel microcircolo o in spasmi coronarici che, pur non bloccando il flusso in modo meccanico, determinano una sofferenza del muscolo cardiaco. Se non riconosciute tempestivamente, queste condizioni portano a una gestione inappropriata del paziente, che rischia di finire in un limbo assistenziale, alimentando il fenomeno dei ritorni in Pronto Soccorso e delle riospedalizzazioni ripetute.

“Dobbiamo alzare la guardia su questo fenomeno,” dichiara il professor Alessio Molfino, presidente della SIMI Lazio e Molise e ordinario di Medicina Interna all’Università La Sapienza di Roma. “Il medico internista gioca un ruolo centrale perché, grazie alla sua visione globale del paziente, è in grado di integrare dati clinici spesso frammentati. Identificare precocemente la causa del dolore toracico, anche quando le coronarie sembrano libere, significa ridurre drasticamente le complicanze a lungo termine”.

Il tema della medicina di genere è centrale in questo ambito: le alterazioni del microcircolo interessano infatti con frequenza le donne in età peri e post-menopausale, specialmente se fumatrici o soggette a terapie ormonali. La MINOCA, in particolare, è responsabile di una quota compresa tra il 5% e il 10% di tutti gli infarti miocardici annui. Per gli internisti la parola d’ordine è appropriatezza: una diagnosi corretta evita trattamenti farmacologici inutili o, al contrario, la sottovalutazione di un rischio reale che richiede terapie specifiche.

Il Congresso non si limita alle patologie cardiovascolari. Il fitto programma scientifico affronta tre ulteriori pilastri della medicina contemporanea: le nuove frontiere terapeutiche nello scompenso cardiaco, la gestione dell’obesità — finalmente riconosciuta come malattia cronica complessa che necessita di un approccio multidisciplinare — e la malnutrizione nel paziente oncologico. Quest’ultima, spesso trascurata, si rivela un fattore determinante per la risposta alle terapie e la sopravvivenza del malato.

L’appuntamento romano conferma il peso della SIMI Lazio e Molise, che oggi rappresenta una delle sezioni regionali più numerose e attive in Italia. L’obiettivo dichiarato resta quello di trasformare il confronto clinico in linee guida che migliorino la qualità dell’assistenza quotidiana, garantendo ai pazienti, specialmente i più giovani e fragili, percorsi di cura personalizzati basati sulle evidenze scientifiche più recenti.

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Salute

SANITÀ A ROMA, APRE L’OSPEDALE DI COMUNITÀ AL POLICLINICO UMBERTO I: VENTI POSTI LETTO PER LA CURA DEI PAZIENTI FRAGILI

L’Ospedale di Comunità del Policlinico Umberto I apre le porte con 20 posti letto dedicati ai pazienti fragili: un nuovo modello di assistenza territoriale per collegare cure ospedaliere e ritorno a casa.
#SanitàLazio #PoliclinicoUmbertoI #PNRR #SaluteRoma

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Redazione-   È stato inaugurato nella mattina del 5 giugno 2026, presso l’Edificio George Eastman di Roma, il nuovo Ospedale di Comunità del Policlinico Umberto I. La struttura, situata in viale Regina Elena 287/b, mette a disposizione venti posti letto destinati a pazienti clinicamente stabilizzati che necessitano di assistenza infermieristica continuativa e percorsi di recupero funzionale. L’iniziativa, presentata dal Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e dal Direttore Generale dell’azienda ospedaliera Fabrizio d’Alba, rientra negli interventi della Missione 6 Salute del PNRR e punta a decongestionare i reparti per acuti, garantendo una gestione più fluida del passaggio tra le cure ospedaliere e il rientro al domicilio.

Un ponte tra ospedale e territorio L’Ospedale di Comunità si colloca al terzo piano dello storico edificio Eastman e rappresenta la prima struttura di questo tipo a essere integrata direttamente nel perimetro del Policlinico Umberto I. La sua funzione principale è quella di accogliere persone che, pur avendo superato la fase acuta della malattia, non sono ancora in condizioni di tornare in autonomia presso la propria abitazione o richiedono un monitoraggio medico programmato prima di accedere ai servizi territoriali.

Questa nuova realtà risponde alla necessità di offrire una sanità di prossimità, mirata in particolare a pazienti anziani, fragili e affetti da più patologie contemporaneamente. L’obiettivo è duplice: da un lato si riducono le degenze eccessive nei reparti di emergenza, dall’altro si prevengono nuovi ricoveri che potrebbero essere evitati attraverso un’assistenza intermedia qualificata.

Integrazione e formazione professionale Il Direttore Generale Fabrizio d’Alba ha sottolineato come la struttura non sia soltanto uno spazio logistico, ma un centro di collaborazione multidisciplinare. L’organizzazione interna si basa sulla centralità della figura infermieristica, supportata da medici, operatori socio-sanitari, fisioterapisti e assistenti sociali. Secondo d’Alba, la creazione di questo reparto all’interno di un grande policlinico universitario assume anche una valenza didattica significativa. I giovani professionisti avranno la possibilità di confrontarsi con la sanità territoriale già durante il periodo di formazione, acquisendo competenze integrate che spesso mancano nei percorsi di tirocinio prettamente ospedalieri.

Il ruolo del PNRR e della rete regionale La realizzazione del reparto segue le direttive del Decreto Ministeriale 77/2022, che ridisegna i modelli dell’assistenza territoriale in Italia. L’attività dell’Ospedale di Comunità sarà strettamente connessa alla Centrale Operativa Territoriale (COT), ai distretti sanitari e ai Medici di Medicina Generale, creando una rete che accompagna il paziente lungo l’intero percorso di cura.

Gli spazi dell’Edificio George Eastman sono stati riprogettati per garantire standard moderni di accessibilità e comfort, orientati al recupero dell’autonomia individuale. L’intervento si inserisce nel piano di riorganizzazione promosso dalla Regione Lazio per rendere l’offerta sanitaria più capillare e meno centrata esclusivamente sui grandi poli ospedalieri d’urgenza. Con l’apertura di questa struttura, il Policlinico Umberto I compie un passo avanti nella gestione della cronicità e della post-acuzie, ambiti che rappresentano la sfida principale per la sostenibilità del sistema sanitario regionale nei prossimi anni.

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