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Lifestyle

Danza oltre i confini: il progetto “Border Bodies” unisce Italia e Polonia

Il confine non è una barriera, ma un luogo in cui le identità si incontrano: scopri “Border Bodies”, la nuova produzione internazionale tra Italia e Polonia.
#DanzaContemporanea #BorderBodies #MandalaDanceCompany #ZawirowaniaDanceFestival

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Redazione-  Il dialogo tra culture differenti prende forma attraverso il movimento: nasce Border Bodies, il nuovo progetto coreografico internazionale che vede la collaborazione tra la Mandala Dance Company, diretta da Paola Sorressa, e lo Zawirowania Dance Festival di Varsavia, guidato da Elwira Piorun. L’opera, che esplora la natura mutevole dei confini fisici e relazionali, debutterà in prima mondiale il 19 giugno a Varsavia, al termine di un percorso creativo che ha unito Italia e Polonia in una doppia residenza artistica.

Il lavoro ha mosso i primi passi lo scorso 1° giugno a Ladispoli, in provincia di Roma. Presso lo Spazio Agorà, le due coreografe hanno guidato una compagnia composta da sei danzatori in una settimana di ricerca intensiva. L’intento è stato quello di trasformare il corpo in materia viva di indagine: non una messa in scena statica, ma un processo in continua evoluzione. Il pubblico ha avuto l’occasione di osservare questo divenire il 7 giugno, durante la presentazione di un primo studio dell’opera, un momento di apertura che ha permesso di vedere la vulnerabilità e la trasformazione intrinseche al linguaggio della danza contemporanea.

Dal 13 al 18 giugno, il testimone è passato alla capitale polacca. Negli spazi del Zawirowania Dance Festival, il materiale coreografico sviluppato nella fase italiana è stato ulteriormente approfondito, in un confronto incessante tra le diverse estetiche di Sorressa e Piorun. La struttura di Border Bodies riflette fedelmente il suo titolo: il confine non viene presentato come una linea geografica o una barriera statica, ma come una condizione fluida da abitare.

In scena, i sei interpreti – Giulia Avola, Gabriele Crosta, Davide Galuppi, Aleksandra Jarzabek, Martyna Sobiech e Martyna Dmitroca – si muovono lungo una linea invisibile. Il confine si fa ostacolo e desiderio, distanza che si annulla nel contatto. Le partiture fisiche elaborate dalle coreografe mettono alla prova la soglia, indagando la tensione tra appartenenza e alterità. In questo contesto, l’identità non è un dato acquisito, ma una configurazione che si ridefinisce costantemente attraverso la relazione con l’altro.

La coproduzione tra Mandala Dance Company e il festival polacco non rappresenta solo una sinergia produttiva, ma incarna pienamente la tesi dello spettacolo: il limite smette di essere un punto di sbarramento per trasformarsi in un territorio di incontro. Attraverso il movimento, lo spettatore è invitato a interrogarsi sulla natura dei confini che definiscono l’esistenza umana, scoprendo che la demarcazione è, spesso, solo il punto di partenza per una contaminazione reciproca.

Con questo progetto, la danza contemporanea si conferma uno strumento capace di superare barriere linguistiche e culturali, trasformando lo spazio scenico in un luogo di negoziazione dinamica. Dopo il debutto del 19 giugno a Varsavia, Border Bodies si prepara a portare il suo messaggio di apertura e condivisione su un palcoscenico internazionale, consolidando il legame tra due delle realtà più vivaci della danza europea.

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Le donne afghane tra presenza, restrizioni e silenzio forzato

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Redazione– La vita delle donne in Afghanistan oggi rappresenta un quadro complesso e doloroso di restrizioni diffuse, pressioni sociali e progressiva esclusione dalla sfera pubblica. In molte realtà del Paese, il semplice “essere presenti nella società” non è più percepito come un diritto, ma come una sfida quotidiana.

Nella situazione attuale, le donne afghane risultano private di gran parte dei diritti fondamentali. In alcune città, tra cui Herat, si registrano inoltre segnalazioni di arresti o fermi di donne e ragazze legati all’abbigliamento o alla presenza negli spazi pubblici. Tali episodi, spesso privi di trasparenza e di criteri chiaramente definiti, hanno contribuito a creare un clima diffuso di paura e insicurezza, in cui la presenza femminile nello spazio urbano viene percepita come un rischio piuttosto che come una normalità sociale.

Mentre da una prospettiva ufficiale queste misure vengono talvolta presentate come strumenti di “regolazione dell’ordine pubblico”, diversi osservatori sociali e analisti dei diritti umani le interpretano come una forma di pressione strutturale e di progressiva limitazione della presenza femminile nella società. In questa lettura, tali interventi non rappresentano un segno di forza, ma piuttosto l’espressione di un clima di controllo basato sulla paura.

Nonostante ciò, le donne afghane non sono rimaste in silenzio. Sebbene la loro voce nello spazio pubblico sia sempre più limitata e l’accesso ai media e alle istituzioni sociali fortemente ridotto, il silenzio non equivale all’assenza di resistenza. La loro presenza continua a manifestarsi in forme indirette, quotidiane e spesso invisibili: attraverso l’istruzione domestica, la partecipazione a reti informali e la costante ricerca di un futuro diverso.

Parallelamente, una parte significativa della società sta ancora cercando di adattarsi a questi cambiamenti imposti. Per molte donne, il tema dell’abbigliamento non è più soltanto una scelta personale, ma un elemento che incide direttamente sulla possibilità stessa di muoversi nello spazio pubblico e di partecipare alla vita sociale.

In questo contesto, ciò che emerge con forza è la persistenza della speranza e il desiderio di essere visibili. Nonostante le restrizioni, le donne afghane continuano a cercare spazi di esistenza sociale, attraverso percorsi educativi informali, strumenti digitali o forme di partecipazione indiretta alla vita pubblica.

La realtà dell’Afghanistan contemporaneo mostra chiaramente che la questione femminile non può essere ridotta a un fenomeno culturale, ma è profondamente intrecciata con le strutture di potere e con la visione dell’essere umano nella società. Qualsiasi cambiamento duraturo in questo scenario non può derivare dall’esclusione o dalla coercizione, ma piuttosto dal dialogo, dall’istruzione e da una revisione profonda delle percezioni sociali.

In definitiva, le donne afghane si trovano oggi in uno spazio sospeso tra presenza e invisibilità. Sono ancora presenti nella società, ma questa presenza è spesso limitata, controllata e accompagnata dalla paura. Tuttavia, la storia insegna che nessuna voce scompare per sempre: anche quando non viene ascoltata subito, continua a esistere in attesa di essere riconosciuta.

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Dalla Calabria al Mondo degli Elementi: Bruno Desando presenta “Puritia. La città dell’acqua”

Emma torna nel Mondo degli Elementi tra segreti di famiglia e nuove minacce oscure. Scopri il secondo capitolo della saga fantasy di Bruno Desando, un viaggio tra coraggio e identità.
#BrunoDesando #Puritia #FantasyItaliano #LibriDaLeggere

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Redazione-  Il panorama della narrativa fantasy italiana si arricchisce di un nuovo tassello con il ritorno in libreria di Bruno Desando. A breve distanza dall’esordio avvenuto nei primi mesi del 2024, il giovane autore calabrese presenta la prima parte di “Puritia. La città dell’acqua”, edito da Narrazioni Clandestine nella collana Fantasy. Il volume prosegue le vicende iniziate con il precedente capitolo dedicato alla città dell’aria, riportando i lettori nel complesso universo del Mondo degli Elementi, dove la protagonista Emma si trova a dover gestire una realtà sempre più frammentata tra conflitti personali e minacce sovrannaturali.

Il ritorno nel Mondo degli Elementi

In questo secondo capitolo della saga, la narrazione riprende con Emma determinata a fare luce sulle zone d’ombra che avvolgono il suo passato. L’obiettivo principale della ragazza è ottenere risposte chiare da suo padre, ma la figura di Alex si rivela ancora una volta elusiva e difficile da decifrare. Il ritorno nel Mondo degli Elementi non rappresenta per la protagonista un approdo sicuro, bensì l’inizio di una nuova fase caratterizzata da tensioni crescenti.

La vita quotidiana di Emma continua a essere segnata dalle vessazioni del principe Edoardo e della sua cerchia, ma il vero pericolo sembra annidarsi altrove. Al centro della trama si collocano gli oscuri misteri legati alla sfera fuoriuscita dal corpo di David, un evento che lo scorso anno aveva lasciato molti interrogativi aperti. Questi elementi misteriosi iniziano a perseguitare Emma, trascinandola in un vortice di pericoli che mettono alla prova non solo la sua incolumità, ma anche la sua stabilità emotiva.

La visione creativa di Bruno Desando

Nato a Curinga nel 1997, Bruno Desando ha maturato la sua passione per la scrittura sin dall’infanzia, portando avanti un percorso che coniuga studi accademici e creatività letteraria. Dopo essersi laureato in Scienze dell’Organizzazione a Milano e aver vissuto nel capoluogo lombardo per sei anni, l’autore ha scelto di tornare nella sua terra d’origine, la Calabria, dove continua a coltivare la sua produzione narrativa.

Per Desando, la scrittura rappresenta un processo di traduzione della realtà interiore in forme concrete. “Scrivere per me significa poter trasformare idee, emozioni e immaginazione in qualcosa di concreto”, ha dichiarato l’autore commentando l’uscita del nuovo libro. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire mondi capaci di offrire una via di fuga temporanea al lettore, senza però perdere il contatto con la dimensione dei messaggi significativi. La sua è una ricerca costante di libertà espressiva, volta a dare voce a una creatività che cerca il confronto con la curiosità del pubblico.

Una scelta editoriale fondata sulla crescita narrativa

La decisione della casa editrice Narrazioni Clandestine di dare continuità alla saga di Puritia nasce dalla valutazione del potenziale evolutivo dell’opera. Gli editori hanno rintracciato nel lavoro di Desando un equilibrio tra l’adrenalina tipica dell’avventura e la profondità tipica dei romanzi di formazione. La storia di Emma, pur essendo calata in un contesto fantastico, tocca corde universali che interessano tanto gli adolescenti quanto i lettori più maturi.

Al centro del progetto editoriale ci sono temi quali la ricerca dell’identità, la complessità dei rapporti familiari e la gestione del potere e delle responsabilità. L’ambientazione originale del Mondo degli Elementi funge da metafora per rappresentare il percorso di scoperta delle proprie capacità. In questo secondo volume, l’universo narrativo si espande sensibilmente: l’introduzione di nuovi personaggi e conflitti inesplorati contribuisce a mantenere alta la tensione, evitando le ripetizioni e spingendo la protagonista verso una maturazione forzata dagli eventi.

Dalle poesie giovanili al successo nel fantasy

Il percorso di Bruno Desando non è iniziato con il romanzo, ma con la poesia e il giornalismo scolastico. Già nel 2011, l’autore si era distinto vincendo un premio indetto dalla “Gazzetta del Sud”, dimostrando una precocità nel maneggiare la parola scritta che avrebbe poi trovato sbocco nella narrativa di genere. L’esperienza milanese e il successivo ritorno in Calabria sembrano aver conferito alla sua scrittura una sensibilità particolare, capace di unire il rigore organizzativo appreso durante gli studi alla passione per il fantastico.

In “Puritia. La città dell’acqua”, l’autore mette in scena una lotta che trascende il singolo individuo. Tra simboli enigmatici e nemici che agiscono nell’ombra, Emma comprende gradualmente che le sue scelte non influenzeranno solo la sua vita, ma potrebbero determinare la sopravvivenza dell’intero sistema dei mondi. La struttura del libro punta a coinvolgere il lettore in una riflessione costante sul coraggio e sulle amicizie che, nel momento del bisogno, diventano l’unico vero baluardo contro l’oscurità.

Con questo nuovo capitolo, Bruno Desando conferma la sua posizione come una delle voci emergenti più interessanti del fantasy contemporaneo prodotto in Italia, dimostrando che il genere può ancora essere uno strumento efficace per raccontare la complessità dell’animo umano e le sfide della crescita.

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Ombre e segreti: la storia delle donne che hanno guidato l’intelligence americana

La storia segreta dell’intelligence americana cambia volto: il saggio che racconta come le donne abbiano conquistato i vertici di CIA e NSA, superando pregiudizi e barriere di potere.
#Intelligence #StoriaAmericana #DonneDiPotere #StoriaContemporanea

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Redazione-  Dalle scrivanie della Seconda Guerra Mondiale ai vertici di CIA e NSA: un nuovo saggio ripercorre l’evoluzione del ruolo femminile all’interno della comunità di intelligence statunitense, analizzando il passaggio da figure di supporto a leader strategiche nei decenni. Attraverso una ricognizione che parte dall’OSS (Office of Strategic Services) e giunge fino alle soglie del ventunesimo secolo, l’opera restituisce dignità storica a protagoniste spesso rimaste nell’ombra, documentando un percorso di emancipazione professionale che ha riscritto le gerarchie del potere a Washington.

Il lavoro di ricerca si fonda su un apparato documentale eterogeneo e rigoroso. Per ricostruire oltre ottant’anni di attività clandestina e analitica, gli autori si sono avvalsi di memorie pubbliche, testimonianze rese davanti alle commissioni del Congresso e, soprattutto, di un vasto corpus di documenti declassificati ottenuti tramite il Freedom of Information Act (FOIA). L’integrazione tra fonti d’archivio, interviste dirette e letteratura accademica permette di superare la narrazione frammentaria del passato, offrendo un quadro d’insieme sulle dinamiche interne alle agenzie di sicurezza nazionale.

Nella fase iniziale, coincidente con il conflitto mondiale, le donne venivano reclutate principalmente per mansioni di segreteria, cartografia o decrittazione, ruoli che venivano percepiti come puramente esecutivi e privi di influenza decisionale. Eppure, proprio in quei contesti, molte agenti iniziarono a dimostrare competenze tattiche che avrebbero gettato le basi per la moderna intelligence. Il testo analizza come, nel secondo dopoguerra, il pregiudizio di genere abbia rallentato la carriera di figure brillanti, confinate spesso ai margini dei processi di analisi, nonostante il contributo essenziale fornito alla sicurezza nazionale durante la Guerra Fredda.

Il punto di svolta, delineato con precisione nel libro, si colloca tra la fine del ventesimo e l’inizio del ventunesimo secolo. È in questo arco temporale che le barriere di cristallo iniziano a incrinarsi, permettendo a donne di spicco di scalare i vertici gerarchici di enti come la CIA, la DIA (Defense Intelligence Agency) e l’NSA (National Security Agency). La narrazione non si limita a celebrare i successi individuali, ma sviscera le resistenze istituzionali e culturali che hanno caratterizzato il lento processo di integrazione. Gli autori mettono a nudo le difficoltà incontrate da chi ha dovuto operare in un ambiente storicamente declinato al maschile, in cui il merito è stato spesso subordinato alle dinamiche di potere interne.

Il valore di questa ricerca risiede nella capacità di trasformare nomi e sigle in una memoria collettiva condivisa. Il saggio non si rivolge esclusivamente agli addetti ai lavori o agli storici, ma mira a un pubblico ampio, interessato a comprendere come l’intelligence sia cambiata parallelamente alla società americana. La narrazione di questo cambiamento non è solo una cronaca di ascese professionali, ma il riflesso di un’evoluzione democratica che ha visto le agenzie di sicurezza trasformarsi profondamente, arricchendosi di punti di vista e competenze che in passato venivano sistematicamente ignorati.

In definitiva, questo volume colma una lacuna storiografica necessaria. Riportare alla luce i volti e le azioni delle donne dell’intelligence significa riconoscere che, dietro le decisioni geopolitiche più rilevanti degli ultimi decenni, c’è stata una firma silenziosa, ma determinante. La sicurezza globale, oggi, porta anche il loro nome.

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