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Attualità

Gasparri a Filorosso: “contro i maranza servono norme più severe”

Maurizio Gasparri attacca le baby gang a Filorosso: “Inammissibile la violenza di strada, servono norme severe e fermo preventivo per i maranza”. 🏛️ ⚖️

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Gasparri a Filorosso

Roma – Nel vivo del dibattito parlamentare e televisivo incentrato sulla sicurezza urbana, sulla prevenzione della criminalità giovanile e sulle riforme necessarie a tutelare la serenità dei quartieri, il contrasto ai fenomeni antisociali di strada torna al centro dell’agenda politica nazionale. Lunedì 3 agosto 2026, la prima serata di Rai 3 ha ospitato un teso e approfondito confronto all’interno degli studi di “Filorosso”, la nota trasmissione di inchiesta e attualità condotta sul campo dal giornalista Antonino Monteleone con il supporto di Adele Grossi. Sul tema delle baby gang e sulle risposte legislative necessarie ad arginare le devianze giovanili è intervenuto con fermezza il senatore e capogruppo di Forza Italia, Maurizio Gasparri, delineando la strategia della coalizione di centrodestra per ripristinare la legalità nelle grandi metropoli e nelle province della penisola.

La denuncia sociale di Maurizio Gasparri sulla violenza di strada

L’ordito della disamina del senatore Gasparri muove da una ferma, accorata e aperta condanna delle aggressioni e dei disordini provocati dalle bande di minorenni e dai gruppi identificati dalla pubblica opinione con il termine gergale di “maranza”. L’esponente azzurro ha espresso forte empatia per le famiglie, per i commercianti di vicinato e per i lavoratori che subiscono la pressione di queste condotte violente a ridosso delle stazioni di interscambio e nelle piazze della movida. Gasparri ha chiarito che la tolleranza verso lo sfregio delle regole e del vivere civile è giunta al termine, rivendicando la necessità di un’azione coordinata dello Stato che non si limiti alla sola gestione dell’emergenza dell’ultima ora, ma che agisca con rigore per disinnescare la bomba sociale delle periferie degradate: «Non si può tollerare questa violenza di strada».

Il modello Caivano e il crollo storico dell’abbandono scolastico

La ricetta illustrata da Maurizio Gasparri per curare le ferite profonde dei quartieri più svantaggiati si sviluppa su un doppio binario strategico, in cui la didattica dello sviluppo e l’educazione all’ascolto marciano di pari passo con la fermezza delle istituzioni. Il parlamentare ha richiamato la validità empirica delle misure varate dall’esecutivo con il cosiddetto “decreto Caivano”, un hardware normativo nato per bonificare i territori sottratti per anni alla legalità. Secondo l’analisi di Gasparri, il recupero urbanistico ed edilizio delle periferie, spesso progettate male nel corso del secondo Novecento, richiede tempo e costanza, ma i primi frutti significativi iniziano a registrarsi sul fronte del contrasto alla dispersione scolastica, con un tasso di abbandono crollato a livello nazionale dall’undici al sette per cento, restituendo centralità alla scuola come presidio di civiltà.

Le politiche migratorie e la richiesta di incrementare le espulsioni

Un capitolo di forte rilievo critico all’interno del dibattito a Filorosso ha investito il nesso causale tra i flussi della microcriminalità urbana, i percorsi di accoglienza e l’andamento delle politiche migratorie all’interno dello spazio Schengen. Il senatore di Forza Italia ha affrontato con realismo il tema dell’integrazione, evidenziando come esistano frange di popolazione e singoli individui che rifiutano in modo ideologico le regole e i costumi della comunità ospitante, deostruendo l’idea di una pacifica convivenza. Gasparri ha rivendicato con orgoglio il lavoro svolto dal Governo Meloni nell’Eurozona, sottolineando come la linea di fermezza abbia prodotto una netta diminuzione degli sbarchi di irregolari sulle nostre coste, ma ha al contempo sollecitato un’accelerazione sui rimpatri patriottici, affermando che il volume delle espulsioni eseguite deve crescere in modo ancora più drastico nelle prossime settimane.

Il fermo preventivo e l’imputabilità penale per i minori di quattordici anni

Sul versante puramente repressivo e giudiziario, la nota del capogruppo forzista spinge verso un inasprimento delle pene e dei protocolli di sorveglianza per bloccare le carriere criminali dei minori prima che i danni diventino irreversibili per la società. Gasparri ha difeso l’introduzione di strumenti preventivi avanzati, come il fermo preventivo e l’allontanamento dai contesti rionali degradati, chiedendo una revisione dei canali della responsabilità penale minorile per sconfiggere il torpore legislativo del passato. La scomposizione delle norme vigenti deve tenere conto della precoce maturità criminale dimostrata dalle baby gang: «Oggi il minorenne, anche se ha quattordici anni, deve dimostrare che si trova in una condizione che non è imputabile», ha concluso il senatore, offrendo ai magistrati e alle forze dell’ordine le paratie giuridiche idonee a proteggere i cittadini onesti.

La cooperazione con le forze dell’ordine contro la solitudine digitale

In ultima analisi, il duro affondo di Maurizio Gasparri si offre alla società civile come un solenne manifesto laico per il ripristino dell’ordine pubblico, della legalità e del rispetto rigoroso della persona. Sradicare i giovani e i minori dall’isolamento biologico indotto dall’abuso degli schermi digitali e delle reti virtuali, per ricondurli all’interno di una comunità viva basata sul merito, sul lavoro e sul rispetto dell’altro, costituisce il dovere più alto per le future generazioni. La cooperazione trasparente tra la scuola, le famiglie, i prefetti e il capitale umano delle forze di polizia rimane l’unica via per far crescere il Paese con armonia e determinazione, dimostrando che il domani dell’Italia dipende linearmente dalla capacità dello Stato di offrire risposte rapide, umane e prive di qualsiasi automatismo burocratico.

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Attualità

Maranza, De Micheli a Filorosso: “l’integrazione non è mai automatica”

Paola De Micheli (Pd) risponde alle destre a Filorosso: “Contro i maranza serve la scuola, l’integrazione non è automatica e Caivano è ferma”. 🏛️ ⚖️

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PAOLA DE MICHELI (PD) A FILOROSSO

Roma – Nel vivo di una stagione estiva dominata dal confronto parlamentare e televisivo sui temi della sicurezza urbana, della prevenzione del disagio giovanile e delle riforme necessarie a governare le periferie, l’analisi delle devianze minorili torna a scuotere l’opinione pubblica. Lunedì 3 agosto 2026, la prima serata di Rai 3 ha ospitato un intenso e approfondito dibattito all’interno degli studi di “Filorosso”, il programma di inchiesta e attualità condotto dal giornalista Antonino Monteleone con il supporto sul campo di Adele Grossi. Sul tema caldo delle baby gang e delle risposte strutturali necessarie ad arginare le azioni dei gruppi giovanili ribattezzati con il termine gergale di “maranza”, è intervenuta la deputata e autorevole esponente del Partito Democratico Paola De Micheli, delineando la visione del centrosinistra per un riscatto rionale fondato sull’educazione, sull’urbanistica e sulla solidarietà concreta.

La scomposizione del disagio giovanile e il nodo dell’abbandono scolastico

L’ordito dell’analisi espressa da Paola De Micheli muove da una profonda e sincera preoccupazione per le fragilità sociali e psicologiche che colpiscono i minori nelle aree più svantaggiate delle grandi metropoli e delle province italiane. La parlamentare dem ha evidenziato come l’inserimento civile dei ragazzi all’interno del tessuto sociale non possa realizzarsi attraverso formule burocratiche o imposizioni calate dall’alto, ma richieda un impegno quotidiano e costante delle istituzioni: «L’integrazione non è mai automatica». Secondo la deputata, il baricentro di ogni azione di contrasto alla criminalità di strada deve risiedere nella scuola, individuando nella piaga dell’abbandono scolastico il vero motore che spinge troppi adolescenti a trascorrere le proprie giornate senza una meta reale, finendo per essere facilmente coinvolti nei mercati illegali dello spaccio di droga.

La distinzione tra reati di strada e il dramma degli omicidi minorili

Nel corso del confronto a Filorosso, l’esponente del Partito Democratico ha voluto proporre una precisa e rigorosa distinzione critica tra i diversi livelli di gravità che caratterizzano la criminalità minorile contemporanea. Sotto il profilo della microcriminalità e dei piccoli reati predatori commessi nelle vie del centro e della movida, De Micheli ha fatto notare che la situazione italiana, pur rimanendo complessa, registra indici meno allarmanti rispetto ai quadri drammatici vissuti in altri importanti Paesi europei dello spazio Schengen. Al contrario, a destare il massimo allarme sociale e a imporre una seria riflessione etica è il dato spaventoso e in crescita relativo agli omicidi commessi da minorenni, eventi strazianti che colpiscono al cuore le famiglie e che dimostrano l’asfissia emotiva e la solitudine in cui crescono molti giovani oggi.

I limiti della repressione penale e la centralità della prevenzione

Di fronte alle richieste di un continuo inasprimento delle pene e di misure puramente punitive avanzate dalle forze di maggioranza, la deputata piacentina ha ribadito con fermezza che la risposta dello Stato non può e non deve esaurirsi all’interno dei soli circuiti penali e carcerari. Pur confermando la necessità assoluta che chi delinque venga giudicato attraverso un processo giusto e trasparente e condannato in caso di accertata colpevolezza, la De Micheli ha rimarcato come la vera sfida civile risieda nella prevenzione h24. Intervenire prima che la marginalizzazione si trasformi in violenza esige l’attivazione di paratie sociali sussidiarie, capaci di intercettare il malessere dei ragazzi nelle piazze prima che i danni diventino irreversibili per l’intera comunità.

Il modello Piacenza: l’efficacia dei progetti di educativa di strada

Per dimostrare la validità empirica di un approccio basato sull’ascolto e sul contatto umano, la parlamentare del Partito Democratico ha condiviso con il pubblico la felice e costruttiva esperienza vissuta direttamente sul proprio territorio d’origine, nella città di Piacenza, durante una grave emergenza legata alle baby gang. In quella circostanza, la cooperazione tra il Comune e gli uffici della Questura ha permesso di varare progetti d’avanguardia basati sulla cosiddetta “educativa di strada”. Squadre composte da operatori specializzati, psicologi e assistenti sociali sono scese sul campo, andando a incontrare i ragazzi nei quartieri periferici e nei luoghi di aggregazione informale. Questo intervento di vicinanza e mediazione ha prodotto risultati positivi tangibili, offrendo ai minori un’alternativa pulita alla solitudine della strada.

La critica sul piano urbanistico al decreto Caivano del governo

In ultima analisi, il duro affondo politico di Paola De Micheli ha preso di mira l’azione legislativa e amministrativa del Governo Meloni, contestando in modo mirato i reali risvolti del provvedimento battezzato come “modello Caivano”. Se sul fronte della presenza delle forze dell’ordine e dei commissariati l’esecutivo ha impresso un’accelerazione, la deputata dem ha denunciato il totale immobilismo sul versante strutturale dell’edilizia e della rigenerazione urbana. Il recupero delle periferie progettate male, ha concluso lo scritto, non può prescindere da profondi interventi di riqualificazione edilizia, dall’apertura di parchi e centri culturali h24: «Su Caivano, sul piano dell’urbanistica, non è stato ancora fatto niente». Solo curando le ferite dei palazzi e delle strade, l’Italia potrà garantire un domani sicuro e un futuro di libertà alle giovani generazioni.

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Rally del Matese, Giannetti da podio: il plauso di Gianluca Quadrini

Emanuele Giannetti vola sul podio al Rally del Matese: il consigliere provinciale Gianluca Quadrini celebra il successo del pilota frusinate. 🏁 🏆

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Quadrini

Frosinone – Nel vivo della stagione automobilistica nazionale, i successi dei piloti locali all’interno dei campionati di velocità su strada si confermano un elemento di forte attrazione mediatica e di valorizzazione per il capitale umano delle aree interne del Paese. Il tracciato montano del Rally del Matese ha ospitato una delle tappe più selettive e attese dell’anno, regalando un fine settimana di accese competizioni, forti tensioni e grandi emozioni agli appassionati dei motori. Tra i protagonisti assoluti della competizione spicca l’equipaggio guidato dal pilota frusinate Emanuele Giannetti, capace di conquistare un prestigioso e netto secondo posto assoluto. Il risultato, ottenuto al termine di una corsa condotta con straordinaria intelligenza tattica, conferma la Ciociaria come una terra ricca di talenti stabili e professionalità nel settore dello sport automobilistico.

La scommessa al volante della Škoda Fabia RS e il primato nel CRZ8

La prestazione dell’equipaggio ciociaro, che ha visto Giannetti collaborare in totale sintonia con il co-pilota Gianluca Esposito, si è sviluppata lungo prove speciali caratterizzate da asfalti insidiosi, scarpate stradali complesse e curve ad ampio raggio che richiedevano la massima precisione di guida. Al volante di una potente Škoda Fabia RS curata nei minimi dettagli all’interno dei box, i due sportivi hanno saputo deostruere le insidie del percorso montano, mantenendo un ritmo di gara elevatissimo fin dai primi chilometri. Questo piazzamento d’oro sul podio del Matese produce risvolti immediati e lineari per il prosieguo della stagione, proiettando ufficialmente Emanuele Giannetti in vetta alla classifica provvisoria della Coppa Rally di Zona 8 (CRZ8), un traguardo che premia la costanza dei risultati ottenuti sul campo.

La nota di Gianluca Quadrini e l’orgoglio delle istituzioni locali

Sulle eccellenti risultanze sportive ottenute dal team frusinate è intervenuto con una nota ufficiale di compiacimento Gianluca Quadrini, Consigliere Provinciale di Frosinone e autorevole dirigente di ANCI Lazio. Quadrini ha voluto interpretare il sentimento di gioia e di profonda ammirazione della cittadinanza di fronte a un successo che dà lustro all’intero comprensorio provinciale. Il consigliere ha evidenziato come lo sport di alto livello possa trasformarsi in un formidabile ambasciatore dei valori della Ciociaria su scala nazionale, celebrando la tenacia e la preparazione dei due atleti: «Desidero esprimere a nome personale e delle istituzioni che rappresento i miei più sentiti complimenti a Emanuele Giannetti per questo eccellente traguardo. Il secondo posto conquistato, unitamente al primato nel campionato CRZ8, dimostra ancora una volta l’elevata caratura tecnica e la tenacia dei nostri atleti».

I sacrifici del team e il valore dello sport per i giovani della provincia

L’ordito di un successo nel mondo dei rally non si limita alla sola condotta del pilota nei minuti della corsa, ma affonda le proprie radici nel lavoro silenzioso e artigianale svolto quotidianamente da tecnici, meccanici e preparatori. Quadrini ha voluto sottolineare proprio la grande professionalità e la passione che animano l’intera scuderia, indicando Giannetti come un modello positivo per le nuove generazioni di sportivi. Sostenere lo sviluppo dell’automobilismo e delle discipline sportive sul territorio costituisce il pilastro più alto per favorire lo sviluppo del pensiero critico e della responsabilità nei ragazzi, offrendo loro occasioni di socialità reale e di divertimento sano all’aria aperta, in contrasto con l’isolamento individuale che spesso colpisce i minori nelle periferie urbane.

L’attesa per il Rally del Lazio e la vicinanza della comunità di Arpino

In ultima analisi, il brillante piazzamento ottenuto al Rally del Matese apre la strada a un’attesa febbrile per i prossimi impegni ufficiali della stagione automobilistica, con lo sguardo dei tifosi e degli addetti ai lavori già rivolto alle scadenze del mese di settembre. L’equipaggio frusinate sarà infatti chiamato a difendere la leadership in campionato nel corso dell’attesissimo Rally del Lazio, una vetrina d’eccezione in cui tutta la provincia di Frosinone e le comunità locali si stringeranno attorno ai propri campioni. Gianluca Quadrini ha concluso il suo messaggio rivolgendo un caloroso e solenne “in bocca al lupo” a tutto il team, nella certezza che la cooperazione trasparente tra gli atleti, le istituzioni e le imprese partner rimanga la via maestra per far crescere il territorio nel segno della legalità, dell’ordine e del merito sportivo.

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L’estate del tradimento: l’ignobile crudeltà dell’abbandono di cani e gatti che riempie di lacrime le strade italiane

Il dramma insopportabile dell’abbandono estivo di cani e gatti in autostrada: le lacrime dei canili al collasso, il grande cuore dei volontari e l’appello urgente a tutta Italia per adottare. 💔🐕🐈

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Cane e gatto abbandonati

Italia – Con l’arrivo implacabile dei mesi più caldi e l’avvicinarsi del tanto atteso traguardo delle ferie di agosto, il nostro Paese si prepara a vivere il suo tradizionale e massiccio esodo verso le spiagge, la montagna e le rilassanti mete di villeggiatura. Eppure, dietro questa sfavillante facciata di spensieratezza estiva, di valigie caricate frettolosamente in macchina e di ombrelloni aperti al sole, si consuma ogni anno, nel silenzio drammatico e assordante delle nostre strade provinciali e delle autostrade roventi, una delle tragedie più vili e vergognose di cui l’essere umano possa purtroppo rendersi protagonista: l’abbandono di cani, gatti e animali domestici. Un atto di una crudeltà disumana e inaudita che trasforma l’estate, la stagione della gioia e del riposo per eccellenza, nell’incubo più buio e nel tradimento più spietato e incomprensibile per chi ha l’unica, dolcissima colpa di amare incondizionatamente il proprio padrone.

Il momento esatto del tradimento: lo sguardo di chi non riesce a capire

Chi decide coscientemente di abbandonare al proprio destino un animale domestico per il banale, superficiale e capriccioso egoismo di poter fare una settimana di vacanza in più senza “il fastidioso peso” di un cane al seguito, compie un gesto orribile che va ben oltre la semplice violazione del codice penale: compie un vero e proprio assassinio vigliacco dell’anima. Proviamo, per un solo tremendo istante, a immaginare quel preciso e fatale momento. Lo sportello dell’auto che si apre in fretta e furia su una piazzola di sosta isolata in mezzo alla campagna; il cane che scende felice ed eccitato scodinzolando festosamente perché crede, nella sua purezza, che sia arrivato il bellissimo momento del gioco o di una passeggiata speciale nel prato. Poi, il rumore sordo e metallico della portiera che si richiude violentemente a chiave, il motore che riparte a tutto gas sgommando ferocemente sull’asfalto rovente, e l’auto di famiglia che sparisce per sempre all’orizzonte. L’animale, improvvisamente confuso e terrorizzato, rimane lì immobile. Non sa dove andare, non conosce affatto i letali pericoli di una strada ad alto scorrimento e, soprattutto, il suo cuore puro non riesce nemmeno a concepire il terribile concetto di tradimento. Fino al suo ultimissimo respiro, sotto il sole cocente senza acqua né cibo, aspetterà fiducioso il ritorno di quella che considerava ingenuamente la sua unica, vera famiglia, totalmente ignaro di essere appena stato condannato a una morte atroce per inedia, per sete disperata o stritolato sotto le ruote indifferenti di un tir di passaggio.

I canili al collasso totale e l’invisibile, prezioso esercito dei volontari

L’inevitabile e tragica onda d’urto di questo vile fenomeno estivo finisce sempre per schiantarsi senza pietà contro l’unico, disperato argine di salvezza rimasto attivo sul territorio: i rifugi e i canili locali. In queste settimane di caldo record, le strutture di accoglienza di tutta Italia, dal profondo Nord al profondo Sud senza alcuna distinzione geografica, sono arrivate al collasso totale e definitivo. I piccoli box traboccano letteralmente di cuccioli spaventati, di cani di razza comprati per moda e poi ripudiati, e di dolcissimi meticci anziani, lasciati tristemente soli proprio nel momento critico in cui avrebbero più disperato bisogno di cure mediche e affetto costante. A reggere l’urto colossale di questa perenne emergenza umanitaria, spessissimo nel silenzio istituzionale e nel disinteresse generale delle amministrazioni, c’è uno straordinario e meraviglioso esercito invisibile: quello formato dai volontari. Ragazze, donne, uomini coraggiosi che rinunciano spontaneamente al loro prezioso tempo libero, ai riposi del weekend, alle proprie sacrosante vacanze e persino ai sudati risparmi pur di comprare sacchi di crocchette, costosissimi medicinali e antiparassitari di tasca propria, passando le giornate a ripulire le gabbie sporche e offrendo una carezza disperata, ma piena d’amore, a chi ha improvvisamente perso tutto il suo mondo in un istante letale.

Il paradosso inaccettabile dell’egoismo: vacanze di lusso e cuccioli condannati a morte

Siamo di fronte a un paradosso sociologico e morale estremamente profondo che deve farci fermare a riflettere come collettività. Ci riempiamo quotidianamente la bocca in TV di parole nobili e altisonanti come civiltà occidentale, progresso, tutela dei diritti e sostenibilità; passiamo ore sui nostri scintillanti social network a indignarci per polemiche sterili e questioni del tutto futili e poi, incredibilmente e con estrema freddezza, tolleriamo che nel nostro stesso civilissimo Paese ci siano ancora persone capaci di prendere un essere vivente e senziente e di allontanarlo per sempre come se fosse un vecchio elettrodomestico rotto di cui disfarsi in fretta prima di salire comodamente su un traghetto costoso per le isole. È un’involuzione morale fortemente preoccupante, figlia legittima di una spietata cultura del consumismo usa-e-getta che sta subdolamente estendendo i suoi velenosi tentacoli anche alla vita e all’amore stesso. Un cucciolo di animale non è un bel peluche inanimato da regalare a scatola chiusa a Natale per far zittire i capricci dei bambini e da buttare via di nascosto ad agosto quando, diventato grande, comincia a essere scomodo da gestire nella hall di un albergo. Un cane è un compagno di vita di una fedeltà commovente, e decidere di adottarlo è un passo che richiede una consapevolezza civica e una responsabilità enormi e definitive.

L’appello accorato del cuore: svuotiamo le gabbie di cemento, adottiamo e non compriamo

La risposta più forte, civile e rumorosa a questa indegna ondata di insensibile vigliaccheria estiva deve arrivare necessariamente e prepotentemente dalla parte sana, generosa e maggioritaria della nostra splendida società. È giunto finalmente il momento storico di lanciare un appello potente e proveniente dritto dal cuore a tutte le splendide famiglie italiane: andiamo a svuotare quelle gabbie tristi. Se avete una casa, uno spazio adeguato, del prezioso tempo e soprattutto una valanga di amore vero da dedicare, fate una scelta che vi cambierà in meglio l’esistenza: non comprate costosi cani di razza perfetta con tanto di certificati e pedigree in lussuosi allevamenti commerciali. Mettetevi in macchina, andate nei canili periferici e sconosciuti delle vostre province, guardate intensamente negli occhi malinconici quei cani meticci, a volte segnati dalla vita e impauriti dall’uomo, ma ancora incredibilmente carichi e traboccanti di speranza di riscatto. Vi accorgerete subito, sulla vostra stessa pelle, che l’amore sconfinato di un cane recuperato, salvato dal gelido cemento di un triste box e strappato con forza a un destino inesorabilmente crudele, è un sentimento così puro, travolgente, infinito e totalizzante che nessun conto in banca o soldo al mondo potrà mai comprare da nessuna parte. Queste meravigliose creature violate vi restituiranno ogni singola cura e carezza ricevuta, moltiplicata per mille, giorno dopo giorno, fino all’ultimo loro respiro, riempiendo le mura della vostra casa di un’allegria contagiosa e di una gioia quotidiana semplicemente indescrivibile a parole.

Oltre la semplice legge penale, all’Italia serve con urgenza una vera rivoluzione culturale

Certo, per fortuna le leggi scritte nei codici esistono. L’abbandono di animali d’affezione è un grave reato perseguibile e punito severamente dal nostro rigoroso ordinamento giuridico, e chi lo commette andrebbe sempre e puntualmente denunciato alle Forze dell’Ordine competenti, senza alcuna omertà connivente, pietismo o esitazione. Tuttavia, la sola repressione penale, le multe per quanto salatissime o le manette, non basteranno mai, da sole, a sradicare del tutto dal nostro Paese questo male oscuro e incivile. Serve e ci manca fortemente una vera e propria rivoluzione culturale che deve avere il coraggio e la forza di partire obbligatoriamente dalle maestre e dai banchi della scuola primaria. Solo e soltanto insegnando fin dai primi e teneri anni di vita ai nostri figli il valore universale e potentissimo dell’empatia verso gli altri, il rispetto assoluto per chi è più debole o senza voce e la meravigliosa sacralità di ogni singola forma di vita su questo pianeta, potremo un giorno finalmente sperare di vivere e festeggiare un’estate in cui nessuna prenotazione d’albergo, nessuna valigia griffata o stupido egoismo umano valga neanche lontanamente di più della preziosa vita di un amico a quattro zampe dolce, fedele e innocente.

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