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Esteri

Il grande progetto di Trump per Washington: edifici, monumenti e un lascito personale

“Stiamo costruendo una favolosa struttura militare alla Casa Bianca. È una sala da ballo, ma anche una struttura militare”. Con queste parole il presidente Donald Trump ha spiegato la demolizione dell’East Wing della Casa Bianca, dove verrà costruito un salone per feste che includerà anche un bunker di sicurezza sotterraneo. Trump spesso si autoproclama un costruttore, facendo riferimento ai suoi immobili e hotel sparsi in parecchi luoghi degli Usa, ma anche in Paesi esteri.

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Donald Trump

Redazione-  “Stiamo costruendo una favolosa struttura militare alla Casa Bianca. È una sala da ballo, ma anche una struttura militare”. Con queste parole il presidente Donald Trump ha spiegato la demolizione dell’East Wing della Casa Bianca, dove verrà costruito un salone per feste che includerà anche un bunker di sicurezza sotterraneo. Trump spesso si autoproclama un costruttore, facendo riferimento ai suoi immobili e hotel sparsi in parecchi luoghi degli Usa, ma anche in Paesi esteri. Non è l’unico progetto edilizio in programma a Washington. Infatti, parecchi altri sono in corso, creando l’impressione che la capitale americana sia un grande cantiere. Oltre alla demolizione dell’East Wing, il piano di abbellimento e rinnovamento edilizio di Trump include un Giardino Nazionale degli Eroi americani, un Arco di Trionfo ispirato a quello di Parigi, una promenade che collegherà il Lincoln Memorial al Potomac e altre modifiche che mirano a stabilire la sua influenza per il futuro.

Queste attività per rifare Washington secondo le sue preferenze si scontrano spesso con la legge, ma preoccupano anche per i costi, che Trump dice non essere un problema perché i contributi di privati copriranno le spese. In realtà, non è vero. La ristrutturazione dell’East Room costerà 900 milioni di dollari e si prevede che i contribuenti dovranno sborsare almeno una parte delle spese, che aumenteranno a causa del futuro mantenimento. Trump giustifica le spese asserendo che fornirà a futuri presidenti un luogo per le feste di insediamento, come pure per riunioni sicure. È stato notato che alla cena dei giornalisti della Casa Bianca tenutasi all’Hotel Waldorf Astoria vi fu un tentativo di attentato a Trump. Nulla di simile avverrebbe in futuro, secondo l’attuale inquilino della Casa Bianca, nello spazio monumentale della sala da ballo, che diverrebbe ovviamente anche “un lascito” architettonico di Trump.

C’è poi da considerare che i contributi di fondi privati non avvengono in maniera trasparente. L’accordo per la raccolta dei fondi per la sala da ballo alla Casa Bianca prevede che i donatori che vogliano rimanere nell’anonimato possano farne richiesta. Una lista incompleta di donatori è stata pubblicata, nella quale appaiono alcune delle più grandi Corporation. Tra queste Lockheed Martin, Microsoft, Amazon, Caterpillar e Google. Perché contribuiscono queste aziende ai lavori pubblici? Ovviamente lo fanno perché, quando Trump chiede soldi, lui sa benissimo chi contribuisce e si crede che queste aziende, che spesso hanno contratti col governo o i cui settori di attività sono regolati dal governo, potranno ricevere trattamenti generosi.

In effetti, queste donazioni al presidente consistono in investimenti che frutteranno quattrini in altri modi. Un rapporto del gruppo Public Citizen, organizzazione che tutela i diritti dei consumatori fondata da Ralph Nader nel 1971, ci informa che più di una dozzina di aziende che hanno donato soldi per la ricostruzione dell’East Wing hanno ricevuto nuovi o ampliati contratti con il governo per un totale di 50 miliardi di dollari. Inoltre, il rapporto di Public Citizen ci informa che 16 donatori hanno ricevuto benefici che hanno spianato loro la strada in fusioni societarie e altre agevolazioni in questioni di antitrust. Ci sono anche intoppi legali. Nel mese di dicembre del 2025, la National Trust for Historic Preservation, un gruppo che protegge siti storici, ha denunciato il governo di Trump per bloccare i lavori dell’East Wing, perché il Congresso non aveva approvato né stanziato fondi per il progetto.

Questi progetti per rifare Washington secondo la sua visione assillano Trump in maniera ossessiva. Secondo Maggie Haberman e Jonathan Swan del New York Times, autori del recentissimo libro “Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump”, per il quale hanno intervistato Trump, il presidente Usa sarebbe ossessionato dalle rimodellazioni di Washington D.C. e passerebbe il 70 percento del suo tempo a programmare e gestire “il cantiere” di Washington D.C. Trump vuole che il suo nome appaia in lettere cubitali in questi progetti, come ha fatto con i suoi hotel. Lo abbiamo visto con la sua insistenza affinché il suo nome venga incluso nel Kennedy Center. Trump aveva fatto pressione sul consiglio del Kennedy Center, composto da fedeli al presidente, per aggiungere il suo nome al lato di Kennedy. Poi un giudice ha dichiarato che solo il Congresso può fare questo tipo di cambiamento e ha ordinato la rimozione del nome di Trump. Nel frattempo, la guerra in Iran continua, il costo della vita per gli americani aumenta e le elezioni di midterm sono alle porte, preoccupando i repubblicani, ma non il loro presidente, che già pensa al suo lascito, impresso sul nome degli edifici della capitale.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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Colombia – l’immagine della Vergine della Madonna di Guadalupe intatta dopo il teremoto

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Madonna di Guadalupe

Redazione-  Recentemente, un terremoto di magnitudo 7.4 ha scosso la Colombia, lasciando edifici spaccati, strade ricoperte di macerie e intere famiglie senza più nulla di riconoscibile delle loro case.

In mezzo a quel caos di cemento spezzato, qualcuno ha trovato qualcosa che non avrebbe dovuto sopravvivere: un’immagine della Vergine di Guadalupe, con i suoi colori visibili come se il disastro non fosse mai passato di lì. La fotografia è stata scattata e nel giro di pochi minuti era ovunque, condivisa su Facebook e X da migliaia di persone che non riuscivano a trovare altra parola per descriverla se non «miracolo».Nessuno ha ancora confermato chi abbia scattato la foto o dove esattamente nel Paese sia stata trovata quell’immagine. Ma mentre le autorità continuano a valutare i danni del terremoto, sui social media c’è già qualcosa di più forte dell’incertezza: la fede di migliaia di persone che l’hanno vista e hanno sentito di doverci credere.

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Esplosione a Kabul Ovest: una nuova ferita nella memoria degli hazara

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Esplosione a Kabul

Redazione- L’esplosione avvenuta in una scuola nella zona occidentale di Kabul ha riportato paura e dolore tra gli abitanti di Dasht-e-Barchi, un’area a maggioranza hazara che negli ultimi anni è stata più volte teatro di attacchi contro scuole, centri educativi e civili. I talebani hanno affermato che l’attacco potrebbe essere opera dell’ISIS o di gruppi affiliati e hanno dichiarato che le indagini sono in corso; finora nessun gruppo ha rivendicato l’attacco.

Per le famiglie hazara, questa esplosione non è soltanto un episodio di violenza, ma il ricordo di anni segnati da attentati, discriminazioni e insicurezza. In Afghanistan, la comunità hazara è stata storicamente una delle comunità più vulnerabili, spesso colpita da emarginazione, persecuzioni e attacchi mirati.

L’esplosione vicino a una scuola riporta ancora una volta una dura realtà: per molti bambini e famiglie, anche il diritto allo studio è accompagnato dalla paura. Una scuola dovrebbe essere un luogo di speranza e futuro, non uno spazio segnato dal dolore e dalla perdita.

L’attacco di ieri riapre così le domande sulla sicurezza dei civili e sulla protezione delle minoranze in Afghanistan, una questione che per molte vittime attende ancora una risposta.

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Spagna, il sondaggio che fa tremare Sanchez: dopo il disastro di Ceuta, il Paese svolta a destra. Verso la super-maggioranza di PP e Vox

Terremoto politico in Spagna: gli elettori voltano le spalle al governo delle Sinistre! 🇪🇸 💥 La gestione disastrosa di Pedro Sanchez, travolta da scandali interni e da un’economia zoppicante, sta consegnando il Paese al centrodestra. E dopo la clamorosa invasione di 80.000 migranti a Ceuta del 30 luglio, il divario è diventato incolmabile! L’ultimo sondaggio ufficiale parla chiaro: l’alleanza tra il Partito Popolare e il movimento sovranista VOX (guidato da Santiago Abascal) conquisterebbe oggi una “super-maggioranza” tra i 196 e i 204 seggi, trionfando in ben 38 province su 50. A pesare come un macigno è l’errore fatale di Sanchez: andarsene beatamente in vacanza con la famiglia mentre i cittadini di Ceuta combattevano per strada contro razzie, stupri e saccheggi! Leggete la clamorosa analisi politica nel nostro nuovo articolo esclusivo! 👇 🗳️

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Pedro Sanchez

Redazione  – Il vento politico sta soffiando con una forza inaudita sulla Penisola Iberica, pronto a spazzare via in modo definitivo l’era del governo socialista. La gestione politica di Pedro Sanchez sta inesorabilmente spingendo le preferenze degli elettori spagnoli verso il blocco di centrodestra, in una discesa nei consensi che sembra ormai inarrestabile. E il dato più clamoroso è che questo smottamento elettorale senza precedenti era già in corso ben prima del fatidico 30 luglio, giorno in cui l’exclave spagnola di Ceuta è stata letteralmente invasa da 80mila migranti irregolari che hanno sfondato con inaudita violenza i confini dal Marocco. Un evento drammatico che, inevitabilmente, ha impresso l’accelerazione finale verso il tracollo per il governo delle sinistre.

Il collasso di Sanchez: tra scandali, frammentazione e immobilismo

I dati dell’ultimo e autorevolissimo sondaggio condotto dall’istituto Sigma Dos per il quotidiano El Mundo (realizzato addirittura prima dell’assalto migratorio) dipingono uno scenario apocalittico per l’attuale esecutivo. L’attuale coalizione di governo versa in una fase di affanno terminale, logorata da una prolungata e insanabile frammentazione interna tra le correnti di sinistra, dalle oggettive difficoltà nell’approvazione delle riforme economiche promesse e, fattore non secondario, dai pesanti casi giudiziari e dagli scandali che hanno travolto figure di spicco della dirigenza socialista. Il Paese, stremato, chiede a gran voce un cambio di rotta radicale.

Il trionfo del Centrodestra: verso una super-maggioranza parlamentare

In questa prospettiva di profonda disillusione verso le sinistre, la solida alleanza tra il Partito Popolare (PP) e la compagine nazionalista di Vox si attesta nettamente come la principale (e unica) risposta politica credibile richiesta dal Paese. La capacità del centrodestra di intercettare e interpretare senza filtri le priorità reali dei cittadini — dalla sicurezza nazionale alla tutela rigorosa dei confini, fino al rilancio dell’economia — trova oggi riscontro in una presenza capillare e travolgente sul territorio.

I numeri parlano chiaro e fanno tremare le vene ai vertici socialisti. Se i cittadini spagnoli venissero chiamati oggi stesso alle urne, l’alleanza tra il Partito Popolare e Vox non si limiterebbe a raggiungere la soglia della maggioranza assoluta (fissata a 176 seggi), ma conquisterebbe una vera e propria super-maggioranza, stimata dai sondaggisti tra i 196 e i 204 deputati. Un margine di vantaggio sul blocco progressista mastodontico, destinato a crescere ulteriormente proprio sull’onda emotiva della disastrosa gestione della recente crisi migratoria e diplomatica.

La mappa elettorale stravolta: la Sinistra perde le sue roccaforti

Il dato politico forse più significativo e umiliante per Pedro Sanchez riguarda la penetrazione territoriale della destra. La coalizione tra PP e Vox risulta oggi vincente in ben 38 delle 50 province spagnole, arrivando a controllare politicamente il 76% dell’intero territorio nazionale (un balzo enorme rispetto al 56% registrato solo nel 2023).

La fragile maggioranza che ha tenuto in piedi il governo Sánchez negli ultimi tre anni resta salda ormai soltanto all’interno delle storiche roccaforti nazionaliste e separatiste: Catalogna, Paesi Baschi e Navarra. Il premier uscente, ad oggi, avrebbe la certezza di guidare il primo partito in sole due province (Barcellona e Navarra), cedendo il passo e venendo clamorosamente sconfitto in quelli che fino a ieri erano considerati feudi inespugnabili del socialismo, come Siviglia, Tarragona e Lleida.

Il boom di Santiago Abascal: Vox vola e insidia i socialisti

In questo scenario di totale ridisegno degli equilibri politici, la performance di Vox si conferma determinante per il successo del blocco conservatore. La formazione identitaria guidata dal carismatico Santiago Abascal si consolida prepotentemente come terza forza nazionale, attestandosi a un solidissimo 17,3% dei consensi. Ma c’è di più: il partito nazionalista sta letteralmente contendendo il secondo posto ai socialisti in ben 19 province, registrando già il sorpasso ufficiale in altre due. La reazione lucida e la linea di assoluta fermezza mostrate dal blocco di opposizione di fronte all’emergenza sui confini nordafricani hanno fornito un ulteriore slancio elettorale irresistibile.

L’errore fatale: Sanchez in vacanza mentre Ceuta bruciava

Ma ciò che rischia di passare alla storia come la vera pietra tombale sul governo di Pedro Sanchez è la gestione grottesca e inaccettabile dell’assalto a Ceuta. Non sono state solo le conseguenze dell’invasione di 80mila irregolari a indignare gli spagnoli, ma soprattutto l’atteggiamento politico e umano del premier.

Mentre i cittadini spagnoli dell’exclave africana vivevano giorni di puro terrore, costretti a barricarsi in casa per combattere contro le razzie, i saccheggi e le violenze inaudite perpetrate nelle strade, Pedro Sanchez si trovava beatamente in vacanza con la famiglia, mostrando uno scollamento totale e imperdonabile dalla realtà e dalle sofferenze del suo popolo. Un errore politico e d’immagine fatale, che gli spagnoli si preparano a punire severamente nelle urne, consegnando le chiavi del Paese a chi promette di difenderne i confini e la dignità.

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