Rimani in contatto con noi
#

Esteri

Il nuovo patto militare che cambia il mondo. Sforzini avverte: “L’Italia non è periferia, torni a essere potenza del Mediterraneo”

Il nuovo patto d’acciaio tra Arabia Saudita, Turchia e Pakistan cambia per sempre gli equilibri mondiali. 🌍 🛡️ Luca Sforzini (Centro Studi Rinascimento Nazionale) lancia una lucidissima e spietata analisi geopolitica: “Queste rotte decidono la nostra economia e i costi delle nostre fabbriche. L’Italia smetta di sentirsi l’ultima ruota del carro europeo e torni a comportarsi da vera potenza al centro del Mediterraneo. E Israele non si tocca”. Leggi l’approfondimento completo su come questo accordo cambierà le sorti del mondo. 👇 🇮🇹

Pubblicato

a

Bandiere della Turchia, Arabia Saudita, Pakistan

Roma – Il mondo sta cambiando a una velocità vertiginosa e le vecchie mappe del potere globale, disegnate nel dopoguerra, si stanno sgretolando sotto il peso di nuove e inaspettate alleanze. L’orologio della storia corre veloce e chi resta fermo rischia di essere schiacciato. Proprio per questo motivo, il dibattito politico italiano non può più limitarsi alle piccole beghe di palazzo o alle polemiche da talk show. A lanciare un sasso nello stagno del torpore istituzionale è Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che ha appena pubblicato una densa e lucida analisi geopolitica incentrata sul clamoroso accordo di difesa comune sottoscritto il 7 agosto scorso da Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. Un asse inedito, potente e destinato a ridisegnare per sempre gli equilibri del cosiddetto “Mediterraneo allargato” e dell’intero Occidente.

Il patto a tre: un “Articolo 5” in salsa mediorientale

L’accordo siglato tra Riyadh, Ankara e Islamabad non è un semplice trattato commerciale, ma un vero e proprio patto di ferro militare. Introduce infatti un principio di difesa collettiva estremamente vincolante: un attacco armato contro uno dei tre Paesi firmatari viene considerato, in automatico, un attacco contro tutti. È un meccanismo di mutuo soccorso che lo stesso ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha accostato tecnicamente e politicamente al celeberrimo “Articolo 5” della NATO. Ci troviamo di fronte all’unione di tre colossi profondamente diversi ma strategicamente complementari: la sterminata potenza economica ed energetica saudita, l’avanzatissima capacità militare e industriale turca e il cruciale peso strategico (oltre che nucleare) pachistano.

«Abbiamo voluto dedicare a questo passaggio epocale un’analisi specifica», spiega con forza Luca Sforzini, «perché riteniamo che la politica italiana debba urgentemente tornare ad occuparsi sul serio di geopolitica. Dobbiamo liberarci una volta per tutte dalle vecchie lenti ideologiche e dalla tentazione infantile di considerare ogni mutamento internazionale come una semplice partita di calcio, in cui bisogna solo fare il tifo o fischiare. La domanda che poniamo è molto più concreta e vitale: questa nuova architettura di sicurezza può essere utile anche all’Italia e all’Occidente? La nostra risposta è sì, ma a condizioni molto precise».

Riscoprire la “potenza” per garantire la pace e la deterrenza

L’analisi del Centro Studi Rinascimento Nazionale scardina i tabù del pacifismo a oltranza e recupera una parola che il vocabolario politico europeo, troppo spesso in balia del politicamente corretto, ha progressivamente espulso: la potenza. Secondo Sforzini, infatti, «non tutto ciò che nasce fuori dai confini dell’Occidente nasce necessariamente contro di noi».

«La potenza non coincide affatto con l’aggressione, anzi. La storia e il sano realismo politico ci insegnano l’esatto contrario: quando esiste un equilibrio credibile delle forze in campo, il costo di una potenziale aggressione aumenta vertiginosamente e la guerra diventa semplicemente meno conveniente per tutti. È il principio stesso della deterrenza». Insomma, se le potenze regionali (come Turchia e Arabia Saudita) iniziano ad assumersi le proprie responsabilità in termini di sicurezza, gli Stati Uniti potrebbero finalmente esercitare una leadership globale meno affannosa e più strategica.

La “linea rossa” di Rinascimento Nazionale: Israele non si tocca

Se l’accordo può rappresentare un fattore di stabilizzazione (contrastando il terrorismo e l’estremismo islamico), esiste però un paletto invalicabile. Su questo, Sforzini non fa sconti e traccia una linea rossa inequivocabile: «Questa nuova architettura di sicurezza non dovrà e non potrà mai diventare un fronte anti-israeliano. Israele rimane per noi, e per tutto l’Occidente, un alleato strategico imprescindibile. Qualsiasi nuovo equilibrio regionale che voglia definirsi realmente stabile e duraturo dovrà, prima o poi, essere capace di integrare al suo interno la sicurezza di Israele, e non certo di minacciarla. Gli Accordi di Abramo ci hanno già dimostrato che l’impossibile può diventare possibile quando cambiano gli interessi in gioco».

L’impatto sulle nostre case: l’Italia al centro del Mediterraneo

Ma perché un accordo tra sauditi e pachistani dovrebbe interessare a un operaio di Torino o a un commerciante di Bari? La risposta del Centro Studi è tanto semplice quanto spietata: «Gli stretti di Hormuz, Bab el-Mandeb, il Mar Rosso, il Canale di Suez… non sono luoghi esotici o lontani che interessano soltanto ai diplomatici in giacca e cravatta o ai generali. Sono le vere arterie pulsanti dell’economia italiana. Da quelle rotte marittime dipendono la nostra energia, i nostri commerci, i nostri approvvigionamenti e i costi industriali delle nostre aziende. In breve, da lì dipende la nostra prosperità quotidiana. La geopolitica entra prepotentemente nelle fabbriche e nelle case degli italiani molto prima di quanto i nostri politici sembrino accorgersene».

L’appello finale di Sforzini è una scossa per l’orgoglio nazionale: «Abbiamo una posizione geografica straordinaria, eppure troppo spesso ragioniamo col complesso d’inferiorità, come se fossimo una sbiadita provincia periferica dell’Europa continentale. Dobbiamo capovolgere questa prospettiva perdente: l’Italia non è l’estrema periferia meridionale dell’Europa. L’Italia è il cuore pulsante e il centro geografico del Mediterraneo. E deve cominciare a comportarsi, politicamente, di conseguenza. Vogliamo un’Italia e un Occidente forti, non Paesi perennemente incapaci di assumersi responsabilità senza prima attendere istruzioni da qualcun altro».

Clicca per commentare

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Esteri

Il vero motivo dello scontro Italia-Spagna: l’incubo jihadista e il segreto inconfessabile di Ceuta e Melilla

Il segreto inconfessabile dietro lo scontro tra Italia e Spagna: ecco perché Roma ha blindato le frontiere. 🛂 🇪🇸 Da decenni studiosi e intelligence avvertono: le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla sono storici “hub” per il terrorismo islamico (basti pensare che da qui venivano i terroristi delle stragi di Parigi, Bruxelles e Ramblas). Eppure, dopo l’invasione di 80mila irregolari di luglio, il governo di Madrid continua a negare l’evidenza, mentre jihadisti già espulsi si mischiano alla folla per infiltrarsi in Europa sfruttando il business dei migranti. Leggi l’inchiesta completa che svela i veri rischi per la nostra sicurezza. 👇 🚨

Pubblicato

a

Assalto migranti a Ceuta, Spagna

Roma / Madrid – C’è un convitato di pietra nel fragoroso scontro diplomatico che sta infiammando l’estate europea, spaccando a metà il Mediterraneo e mettendo in crisi la tenuta stessa del Trattato di Schengen. Mentre l’opinione pubblica si divide sulle file agli aeroporti e sui botta e risposta tra i governi di Roma e Madrid, c’è una parola che i vertici politici iberici, e gran parte della sinistra europea, sembrano ostinarsi a voler cancellare dal vocabolario ufficiale: terrorismo. Per comprendere appieno la gravità della decisione italiana di sospendere i controlli alle frontiere con la Spagna, non basta fermarsi alle immagini dei barchini e all’invasione senza precedenti di decine di migliaia di irregolari. Bisogna scavare più a fondo, guardare le mappe del Nord Africa e pronunciare due nomi che, da decenni, fanno tremare i polsi all’intelligence di mezzo mondo: Ceuta e Melilla.

Le enclavi del terrore: cosa dicono davvero gli studiosi

L’allarme non è nato ieri. Non è un’invenzione politica dell’ultima ora per giustificare una stretta sui confini, né un abbaglio securitario del governo italiano. Da anni, infatti, fior fior di studiosi, accademici ed esperti di geopolitica lanciano avvertimenti drammatici: le due exclavi spagnole in territorio marocchino sono da tempo dei veri e propri hub, crocevia strategici per il terrorismo di matrice islamica. Esistono innumerevoli e inconfutabili studi a sostegno di questa allarmante tesi.

Già nel lontano 2015, uno studio pionieristico firmato da Luis De La Corte, significativamente intitolato “Enclavi jihadiste? Uno studio sulla presenza e il rischio estremisti a Ceuta e Melilla”, scoperchiava il vaso di Pandora. E i numeri, freddi e spietati, non ammettono repliche. Secondo i dati forniti dal prestigiosissimo Istituto Reale El Cano (ripresi e rilanciati anche dai media francesi nel 2017), il 48,9% dei detenuti condannati in Spagna per attività legate allo Stato Islamico dal 2013 in poi risultava essere nato a Ceuta, e un ulteriore 22,1% proveniva da Melilla. Ma il dettaglio che gela il sangue è un altro: la maggior parte dei sanguinari autori delle stragi di Parigi (2015), di Bruxelles (2016) e dell’attentato sulle Ramblas in Catalogna (agosto 2017) aveva radici o legami operativi inconfutabili con questi specifici territori.

L’assalto di luglio e i fantasmi del passato: la ragione dell’Italia

È proprio in questo pesantissimo contesto storico e sociale che va inquadrata e compresa la reazione dell’Italia. L’invasione incontrollata di Ceuta avvenuta il 30 luglio scorso non è stata una semplice “emergenza umanitaria”, ma una colossale falla nel sistema di sicurezza dell’intera Unione Europea. Parliamo di decine di migliaia di soggetti ignoti, assiepati ai confini, che non sono stati minimamente schedati né controllati durante il caos dell’assalto. Migliaia di questi individui sono ancora oggi all’interno del territorio di Ceuta, rendendo il controllo del territorio una vera e propria missione impossibile per le stesse autorità spagnole.

Non è un caso, né una coincidenza sfortunata, che nei boschi limitrofi alla città autonoma siano state rinvenute armi nascoste, né che tra la folla siano stati individuati e fermati soggetti in passato già espulsi dalla stessa Spagna per “radicalizzazione jihadista”. Nei rapporti confidenziali finiti sui tavoli del governo, viene messo nero su bianco un sospetto gravissimo: Ceuta, per la sua conformazione e la sua storia, funge ancora oggi da centro di radicalizzazione e reclutamento, con decine di miliziani partiti negli scorsi anni per combattere nelle rovine della Siria e dell’Iraq.

La strategia della “negazione” spagnola e lo spostamento verso l’Europa

A fronte di questa mole schiacciante di indizi, prove e relazioni d’intelligence, la reazione del governo di Madrid guidato da Pedro Sanchez ha dell’incredibile: negare. Negare tutto, su tutta la linea. Si nega l’allarme jihadista nonostante gli arresti mirati, si nega l’esistenza di un travaso di clandestini da Ceuta alla penisola iberica, nonostante le spiagge siano testimoni di quotidiani viavai di gommoni, moto d’acqua e lance veloci. Una cecità politica che l’Italia ha deciso, legittimamente, di non poter più assecondare.

«La negazione è un tratto ben noto e ricorrente tra gran parte dell’establishment politico di sinistra europeo», ha commentato con asprezza lo studioso ed esperto di terrorismo internazionale Giovanni Giacalone. «Vale la pena ricordare che per anni, anche in Italia, diversi politici sostenevano ciecamente che ‘i terroristi non arrivano sui barconi via mare’, per poi essere drammaticamente smentiti dai fatti e dal sangue. È un dato di fatto incontrovertibile che i flussi migratori irregolari rappresentano una minaccia reale non solo in relazione alla criminalità ordinaria, ma anche al terrorismo jihadista. Il governo italiano aveva quindi pienamente ragione a sospendere immediatamente Schengen con la Spagna».

Il business del terrore: il contrabbando di uomini finanzia la jihad

A chiudere il cerchio su questa intricata e pericolosa rete c’è un rapporto dettagliato elaborato dal Cross-Border Conflict Evidence, Policy and Trends. Il documento evidenzia come i grandi gruppi armati non statali che insanguinano l’Africa – dai miliziani di Boko Haram in Nigeria ai gruppi jihadisti nel Sahel e in Mali, fino alle fazioni libiche – si finanzino e traggano immensi benefici logistici proprio dal traffico e dal contrabbando di migranti verso l’Europa.

In questo scenario, varcare il confine di Ceuta rappresenta la chiave di volta, il passaggio fondamentale. E la tattica è sempre la stessa: infiltrare i miliziani più giovani, magari sfruttando le maglie larghe delle politiche europee per l’accoglienza dei “minori non accompagnati”. Dimostrare in fretta che un ventenne radicalizzato abbia in realtà meno di 18 anni è un’impresa titanica per chiunque, e nel frattempo, da Ceuta, i sospetti vengono trasferiti nella penisola iberica, da cui far perdere le proprie tracce verso il resto d’Europa diventa un gioco da ragazzi. Checché ne dicano Madrid e i difensori del “liberi tutti”, la sicurezza nazionale non è un concetto su cui si può giocare d’azzardo.

Continua a Leggere

Esteri

Spagna, scatta la rappresaglia e l’Europa trema. Turisti divisi agli arrivi: “Italiani da una parte, interrogati dalla Polizia”

L’incubo di Schengen è realtà. Da mezzanotte i turisti in arrivo dall’Italia in Spagna sono finiti sotto la lente della Polizia ✈️ 🇪🇸 “Siamo stati divisi in due file, gli italiani da una parte. Chi non aveva documenti spagnoli è stato portato in una stanza”, raccontano sgomenti i primi viaggiatori. Caos totale per i controlli a campione. E mentre l’Europa scende in campo implorando di “ritrovare la fiducia”, migliaia di vacanze rischiano di iniziare nel peggiore dei modi. Leggi l’articolo per tutti i dettagli e gli aggiornamenti in tempo reale! 🛂 👇

Pubblicato

a

Controllo documenti turisti italiani in Spagna

Madrid / Bruxelles – L’incubo è diventato realtà. Quella che fino a ieri sembrava soltanto una pericolosa minaccia diplomatica lanciata dai palazzi della politica spagnola, da questa notte si è trasformata in un caos tangibile, vissuto sulla pelle di migliaia di viaggiatori inconsapevoli. Dalla mezzanotte di oggi, infatti, il governo di Pedro Sánchez ha dato ufficialmente il via alla sua “rappresaglia” contro l’Italia: sono scattati i controlli a tappeto, seppur a campione, per tutti i passeggeri provenienti dal nostro Paese. Una mossa che di fatto congela temporaneamente il trattato di Schengen, riportando l’orologio della storia europea indietro di decenni e gettando nel panico chi si stava apprestando a godersi le meritate vacanze estive.

Storie di ordinario caos: “Italiani da una parte, spagnoli dall’altra”

L’atmosfera che si respira in queste ore convulse nei principali scali iberici ha un sapore amaro e surreale. Gli aeroporti maggiormente colpiti dalla stretta, a causa dell’altissimo volume di traffico turistico agostano proveniente dall’Italia, sono i nodi nevralgici della movida e del relax: Madrid, Barcellona, Malaga, Siviglia, Valencia, Alicante, Palma e Ibiza. A questi si aggiungono i grandi porti del Mediterraneo che accolgono quotidianamente le navi da crociera cariche di italiani. La Polizia Nazionale spagnola ha ricevuto ordini chiari: verificare identità, nazionalità e, per i cittadini extra-Ue, scartabellare visti e permessi di soggiorno.

I racconti dei primi italiani sbarcati in terra iberica, raccolti dai media locali come El Pais, restituiscono l’immagine di un’Europa improvvisamente ostile. Giovanni, un turista partito stamattina da Roma Fiumicino e diretto all’aeroporto El Prat di Barcellona, non nasconde il suo fastidio per un’accoglienza decisamente inaspettata: «All’arrivo, appena scesi, la polizia ci ha letteralmente divisi in due gruppi. Hanno chiesto i documenti in modo specifico agli italiani. Spero vivamente che questa situazione assurda finisca al più presto», ha ammesso sventolando il suo documento. Una selezione all’ingresso che lascia l’amaro in bocca a chi pensava di viaggiare liberamente in terra “amica”.

Interrogatori lampo e stanze separate: l’amarezza di chi viaggia

Ancora più surreale è la testimonianza di Jorge Villoslada, cittadino spagnolo, ma proveniente anche lui da Roma. «È successa una cosa molto strana, che non avevo mai visto», racconta. «All’arrivo, la Polizia ci ha fermati e ci ha chiesto in modo diretto cosa ci facessimo in Spagna. Io ho mostrato loro la mia carta d’identità spagnola e mi hanno lasciato andare quasi subito. Ma chi non aveva documenti iberici è stato prelevato e portato in una stanza separata per essere identificato con più calma». Fonti della polizia hanno cercato di gettare acqua sul fuoco, spiegando che l’Italia è considerata un “punto critico” e che l’obiettivo primario è scovare i passeggeri sospettati di provenire da fuori dell’Ue, ma i disagi e il senso di umiliazione per i viaggiatori restano altissimi.

Il fattore casualità: da Bologna a Barcellona senza intoppi

In questo clima di tensione, a regnare è però anche la più totale imprevedibilità. I controlli, infatti, vengono applicati “a campione”. Così, mentre i voli da Roma sembrano essere sotto la lente d’ingrandimento delle autorità di frontiera catalane, altre tratte procedono lisce come l’olio. È il caso di Lidia, partita da Modena e imbarcatasi a Bologna. «Quando siamo arrivati all’aeroporto di El Prat, ci aspettavamo il peggio, ma non abbiamo incontrato nessun controllo», confessa sollevata. Dello stesso avviso Nicoletta, partita da Torino: «Siamo arrivate con i documenti stretti in mano per evitare problemi, pronte a mostrare tutto, ma nessuno ci ha fermate o ci ha chiesto nulla». Una lotteria delle frontiere che non fa altro che aumentare lo stato d’ansia per chi è in partenza dall’Italia in queste ore.

Scende in campo l’Europa: l’appello alla “fiducia” del commissario Brunner

Di fronte all’escalation di questa “guerra fredda” mediterranea, i vertici dell’Unione Europea non potevano più restare a guardare. Nelle ultime ore, a scendere pesantemente in campo per cercare di placare gli animi è stato il Commissario Ue agli Affari Interni, Magnus Brunner. Con un intervento mirato sui social (sulla piattaforma X), Brunner ha assunto il delicato ruolo di paciere tra Roma e Madrid.

«Oggi ho avuto contatti diretti con i ministri dell’Interno spagnolo e italiano», ha dichiarato Brunner, cercando di rassicurare l’opinione pubblica europea. «Entrambi mi hanno confermato che i controlli alle frontiere interne sono rigidamente temporanei. Ho sottolineato a entrambi i progressi compiuti dall’Ue nella lotta all’immigrazione clandestina, ma soprattutto ho ricordato loro che la fiducia reciproca tra gli Stati membri resta la nostra risorsa più preziosa».

Un richiamo forte all’unità, che speriamo serva a far rientrare l’allarme prima del 7 settembre, data ultima (teorica) del blocco spagnolo. Fino ad allora, ai turisti italiani non resta che stringere i denti, preparare i documenti prima di scendere dall’aereo e sperare di non finire “nella fila sbagliata”.

Continua a Leggere

Attualità

Scontro totale Meloni-Sánchez: l’Europa si spacca sui migranti e torna l’incubo delle frontiere chiuse

Il sogno di un’Europa senza confini va in frantumi. 🇪🇺 ❌ Scontro totale tra Giorgia Meloni e Pedro Sánchez sull’emergenza migranti di Ceuta. L’Italia sospende Schengen per blindare la sicurezza nazionale, la Spagna risponde con un ultimatum e ripristina da stanotte i controlli per chi viaggia dal nostro Paese. “È un siluro contro l’Europa”, accusa Madrid. Leggi tutti i dettagli di questa clamorosa rottura diplomatica e cosa cambia per i turisti italiani in partenza. ✈️ 🛂

Pubblicato

a

Meloni-Sánchez

Roma / Madrid – C’era una volta l’Europa senza confini, quel sogno chiamato Schengen che permetteva ai cittadini del Vecchio Continente di viaggiare liberi, da Roma a Madrid, senza dover mai mostrare un passaporto. Oggi, nel cuore infuocato dell’estate 2026, quel sogno sembra essersi infranto contro il muro della dura realtà. La crisi migratoria esplosa nei giorni scorsi nell’enclave di Ceuta si è rapidamente trasformata in uno scontro diplomatico senza precedenti tra il Governo italiano guidato da Giorgia Meloni e l’esecutivo spagnolo di Pedro Sánchez. Una vera e propria guerra fredda politica che, a partire dalla mezzanotte di sabato 8 agosto, riporta in auge lo spettro delle dogane, dei controlli serrati e delle frontiere chiuse.

La rappresaglia di Madrid e i disagi per i viaggiatori italiani

La decisione presa da Madrid è un fulmine a ciel sereno che rischia di rovinare le vacanze a migliaia di turisti. Fonti governative iberiche hanno infatti annunciato il ripristino temporaneo (ma immediato) dei controlli alle frontiere interne per tutti i viaggiatori in arrivo dall’Italia. La motivazione ufficiale parla di “persistente pressione migratoria irregolare”, ma i contorni della vicenda sanno chiaramente di ritorsione politica. Fino al 7 settembre (salvo clamorosi cambi di rotta), chi atterrerà in Spagna dall’Italia o sbarcherà nei porti iberici dovrà rassegnarsi a subire verifiche a campione su identità, passaporto e nazionalità. Per i cittadini provenienti da Paesi terzi, i controlli saranno ancora più estenuanti, estendendosi a visti e permessi di soggiorno.

È un colpo durissimo per la fluidità dei collegamenti nel pieno della stagione turistica, un disagio inaspettato per migliaia di famiglie e lavoratori che si ritrovano, loro malgrado, ostaggio di un braccio di ferro istituzionale giocato sulla loro pelle.

Il braccio di ferro e l’ultimatum spagnolo: “L’Italia affonda l’Europa”

Ma come si è arrivati a questo punto di non ritorno? La miccia che ha fatto esplodere la polveriera è stata innescata nei giorni scorsi, quando l’Italia, preoccupata per i massicci flussi irregolari provenienti dalla Spagna dopo i fatti di Ceuta, aveva deciso di sospendere unilateralmente l’applicazione del trattato di Schengen per i cittadini di Paesi terzi in arrivo dal territorio iberico. Una mossa che ha mandato su tutte le furie il governo Sánchez.

Madrid aveva immediatamente lanciato un vero e proprio ultimatum a Roma: revocare il blocco entro domenica 9 agosto, o subire “misure proporzionate per tutelare gli interessi e la dignità dei cittadini spagnoli”. E le parole volate in queste ore sono state a dir poco incendiarie. Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, intercettato dai cronisti al suo arrivo in Colombia, non ha usato mezzi termini: «Questa misura del governo italiano è un siluro che colpisce al cuore l’Unione Europea. Si tratta di un attacco diretto contro gli spagnoli e contro l’Europa intera. Non c’è alcun motivo per misure così ingiustificate. L’Italia, peraltro, è il Paese Ue con il maggior numero di ingressi irregolari. Oggi più che mai l’Europa ha bisogno di unità, non di muri».

La ferma risposta di Palazzo Chigi: “Non accettiamo imposizioni sulla sicurezza”

Chi si aspettava un passo indietro da parte dell’Italia è rimasto deluso. L’esecutivo di Giorgia Meloni non solo ha respinto al mittente l’ultimatum spagnolo, ma ha deciso di tenere il punto con estrema fermezza. In una nota gelida e perentoria, Palazzo Chigi ha messo in chiaro che «l’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale e il controllo delle proprie frontiere».

La sospensione di Schengen da parte italiana, dunque, resterà in vigore almeno fino al 15 agosto. Il Governo italiano teme infatti che, proprio a cavallo di Ferragosto, possa verificarsi una nuova, imponente ondata migratoria verso Ceuta, con il rischio concreto di infiltrazioni pericolose per la sicurezza del nostro Paese. Solo quando questa minaccia sarà rientrata, Roma valuterà se allentare la presa. Fonti vicine al Governo italiano ci tengono però a precisare che non si tratta di un “atto ostile” verso il popolo spagnolo: i controlli italiani, a differenza della rappresaglia di Madrid, riguardano solo i cittadini extra-Ue, garantendo la massima fluidità per gli europei.

Le accuse incrociate e il fallimento della solidarietà europea

A tentare di gettare acqua sul fuoco è intervenuto il ministro dell’Interno italiano, Matteo Piantedosi, che ha ribadito la natura «temporanea, mirata e selettiva» del provvedimento italiano, adottato con «l’unico obiettivo di tutelare la sicurezza nazionale». Ma la Moncloa (sede del governo spagnolo) non ci sta e continua a definire la mossa italiana come «ingiusta, discriminatoria e decisa unilateralmente senza preavviso».

Gli spagnoli ricordano inoltre come i migranti arrivati irregolarmente a Ceuta non possano comunque accedere allo spazio Schengen per via dello status speciale della città, e sottolineano di aver già rimpatriato in Marocco la quasi totalità delle persone entrate. C’è amarezza, nelle parole di Madrid, che rinfaccia a Roma di non aver mai subito controlli ai confini da parte della Spagna neppure nei momenti più drammatici dell’emergenza sbarchi a Lampedusa.

In questo scontro tra titani, dove nessuno sembra disposto a cedere di un millimetro, a perdere è senza dubbio l’idea stessa di Unione Europea. Mentre i palazzi della politica litigano accusandosi reciprocamente di scarsa solidarietà, a pagare il conto reale saranno i cittadini, costretti a rimettersi in fila per mostrare i documenti, come se gli ultimi trent’anni di storia europea fossero stati improvvisamente cancellati con un colpo di spugna.

Continua a Leggere

Articoli di Tendenza