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Esteri

Spagna, scatta la rappresaglia e l’Europa trema. Turisti divisi agli arrivi: “Italiani da una parte, interrogati dalla Polizia”

L’incubo di Schengen è realtà. Da mezzanotte i turisti in arrivo dall’Italia in Spagna sono finiti sotto la lente della Polizia ✈️ 🇪🇸 “Siamo stati divisi in due file, gli italiani da una parte. Chi non aveva documenti spagnoli è stato portato in una stanza”, raccontano sgomenti i primi viaggiatori. Caos totale per i controlli a campione. E mentre l’Europa scende in campo implorando di “ritrovare la fiducia”, migliaia di vacanze rischiano di iniziare nel peggiore dei modi. Leggi l’articolo per tutti i dettagli e gli aggiornamenti in tempo reale! 🛂 👇

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Controllo documenti turisti italiani in Spagna

Madrid / Bruxelles – L’incubo è diventato realtà. Quella che fino a ieri sembrava soltanto una pericolosa minaccia diplomatica lanciata dai palazzi della politica spagnola, da questa notte si è trasformata in un caos tangibile, vissuto sulla pelle di migliaia di viaggiatori inconsapevoli. Dalla mezzanotte di oggi, infatti, il governo di Pedro Sánchez ha dato ufficialmente il via alla sua “rappresaglia” contro l’Italia: sono scattati i controlli a tappeto, seppur a campione, per tutti i passeggeri provenienti dal nostro Paese. Una mossa che di fatto congela temporaneamente il trattato di Schengen, riportando l’orologio della storia europea indietro di decenni e gettando nel panico chi si stava apprestando a godersi le meritate vacanze estive.

Storie di ordinario caos: “Italiani da una parte, spagnoli dall’altra”

L’atmosfera che si respira in queste ore convulse nei principali scali iberici ha un sapore amaro e surreale. Gli aeroporti maggiormente colpiti dalla stretta, a causa dell’altissimo volume di traffico turistico agostano proveniente dall’Italia, sono i nodi nevralgici della movida e del relax: Madrid, Barcellona, Malaga, Siviglia, Valencia, Alicante, Palma e Ibiza. A questi si aggiungono i grandi porti del Mediterraneo che accolgono quotidianamente le navi da crociera cariche di italiani. La Polizia Nazionale spagnola ha ricevuto ordini chiari: verificare identità, nazionalità e, per i cittadini extra-Ue, scartabellare visti e permessi di soggiorno.

I racconti dei primi italiani sbarcati in terra iberica, raccolti dai media locali come El Pais, restituiscono l’immagine di un’Europa improvvisamente ostile. Giovanni, un turista partito stamattina da Roma Fiumicino e diretto all’aeroporto El Prat di Barcellona, non nasconde il suo fastidio per un’accoglienza decisamente inaspettata: «All’arrivo, appena scesi, la polizia ci ha letteralmente divisi in due gruppi. Hanno chiesto i documenti in modo specifico agli italiani. Spero vivamente che questa situazione assurda finisca al più presto», ha ammesso sventolando il suo documento. Una selezione all’ingresso che lascia l’amaro in bocca a chi pensava di viaggiare liberamente in terra “amica”.

Interrogatori lampo e stanze separate: l’amarezza di chi viaggia

Ancora più surreale è la testimonianza di Jorge Villoslada, cittadino spagnolo, ma proveniente anche lui da Roma. «È successa una cosa molto strana, che non avevo mai visto», racconta. «All’arrivo, la Polizia ci ha fermati e ci ha chiesto in modo diretto cosa ci facessimo in Spagna. Io ho mostrato loro la mia carta d’identità spagnola e mi hanno lasciato andare quasi subito. Ma chi non aveva documenti iberici è stato prelevato e portato in una stanza separata per essere identificato con più calma». Fonti della polizia hanno cercato di gettare acqua sul fuoco, spiegando che l’Italia è considerata un “punto critico” e che l’obiettivo primario è scovare i passeggeri sospettati di provenire da fuori dell’Ue, ma i disagi e il senso di umiliazione per i viaggiatori restano altissimi.

Il fattore casualità: da Bologna a Barcellona senza intoppi

In questo clima di tensione, a regnare è però anche la più totale imprevedibilità. I controlli, infatti, vengono applicati “a campione”. Così, mentre i voli da Roma sembrano essere sotto la lente d’ingrandimento delle autorità di frontiera catalane, altre tratte procedono lisce come l’olio. È il caso di Lidia, partita da Modena e imbarcatasi a Bologna. «Quando siamo arrivati all’aeroporto di El Prat, ci aspettavamo il peggio, ma non abbiamo incontrato nessun controllo», confessa sollevata. Dello stesso avviso Nicoletta, partita da Torino: «Siamo arrivate con i documenti stretti in mano per evitare problemi, pronte a mostrare tutto, ma nessuno ci ha fermate o ci ha chiesto nulla». Una lotteria delle frontiere che non fa altro che aumentare lo stato d’ansia per chi è in partenza dall’Italia in queste ore.

Scende in campo l’Europa: l’appello alla “fiducia” del commissario Brunner

Di fronte all’escalation di questa “guerra fredda” mediterranea, i vertici dell’Unione Europea non potevano più restare a guardare. Nelle ultime ore, a scendere pesantemente in campo per cercare di placare gli animi è stato il Commissario Ue agli Affari Interni, Magnus Brunner. Con un intervento mirato sui social (sulla piattaforma X), Brunner ha assunto il delicato ruolo di paciere tra Roma e Madrid.

«Oggi ho avuto contatti diretti con i ministri dell’Interno spagnolo e italiano», ha dichiarato Brunner, cercando di rassicurare l’opinione pubblica europea. «Entrambi mi hanno confermato che i controlli alle frontiere interne sono rigidamente temporanei. Ho sottolineato a entrambi i progressi compiuti dall’Ue nella lotta all’immigrazione clandestina, ma soprattutto ho ricordato loro che la fiducia reciproca tra gli Stati membri resta la nostra risorsa più preziosa».

Un richiamo forte all’unità, che speriamo serva a far rientrare l’allarme prima del 7 settembre, data ultima (teorica) del blocco spagnolo. Fino ad allora, ai turisti italiani non resta che stringere i denti, preparare i documenti prima di scendere dall’aereo e sperare di non finire “nella fila sbagliata”.

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Egitto, condannata a morte la conduttrice televisiva Sarah Khalifa

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Sarah Khalifa

Redazione- Un tribunale penale del Cairo ha condannato a morte per impiccagione Sarah Khalifa, 39 anni, nota conduttrice e produttrice televisiva egiziana, insieme ad altre 11 persone, nell’ambito di un maxi-processo legato alla produzione e al traffico di stupefacenti.

Secondo quanto riportato dalla stampa egiziana, tra cui il quotidiano statale Al-Ahram, gli imputati avrebbero fatto parte di una banda criminale organizzata accusata di importare dall’estero sostanze e materie prime destinate alla produzione di droghe sintetiche, per poi lavorarle e distribuirle sul mercato. Gli investigatori avrebbero inoltre sequestrato ingenti quantità di sostanze stupefacenti e materiali utilizzati per la loro produzione, oltre ad armi da fuoco e munizioni detenute illegalmente.

Sarah Khalifa è conosciuta soprattutto per il programma televisivo «Mission Impossible», dedicato a temi legati alla criminalità e alla sicurezza. La conduttrice ha respinto le accuse nei suoi confronti.

Nel procedimento erano complessivamente 28 gli imputati. Oltre alle 12 condanne a morte, il tribunale ha inflitto l’ergastolo a nove persone, mentre altre sette sono state assolte.

La condanna a morte non è ancora definitiva. Il legale di Sarah Khalifa ha annunciato l’intenzione di presentare ricorso, chiedendo alla magistratura di riesaminare il caso.

La vicenda aveva già attirato l’attenzione dei media egiziani nelle scorse settimane, per il coinvolgimento di una figura televisiva conosciuta e per la gravità delle accuse contestate agli imputati.

Foto: Instagram/ sara_khaliifa

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L’ex presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai: «Le mie figlie non possono andare a scuola e questo mi rende molto triste»

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Hamid Karzai

Redazione- In una recente intervista, l’ex presidente dell’Afghanistan Hamid Karzai ha parlato della situazione delle sue figlie e del dolore che prova nel vederle private della possibilità di andare a scuola.

Due delle sue tre figlie, ha raccontato Karzai, non possono più frequentare la scuola. Una situazione che, secondo le sue parole, le rende «molto, molto tristi» e che rappresenta anche per lui una profonda fonte di dolore.

Karzai ha spiegato di aver parlato direttamente con i Talebani e di aver espresso con chiarezza la propria posizione: finché alle ragazze non sarà permesso di tornare a scuola, non potrà parlare positivamente del loro governo.

Per Karzai, questa non è soltanto una questione politica. È qualcosa che vive dentro la propria famiglia. Le sue figlie fanno parte della stessa generazione di milioni di ragazze afghane alle quali è stato impedito di continuare gli studi.

«Se riapriranno le scuole alle ragazze, allora potrò parlare anche delle cose positive che fanno», è il senso del messaggio che Karzai ha rivolto ai Talebani.

Oggi l’ex presidente vive a Kabul, lontano dal potere che un tempo esercitava. Ma quando parla delle sue figlie, la politica lascia spazio alle emozioni di un padre.

Due ragazze che vorrebbero andare a scuola, ma non possono.

Ed è proprio questa realtà, semplice e dolorosa, a spiegare perché Karzai continui a considerare l’istruzione delle ragazze una delle questioni più importanti per il futuro dell’Afghanistan.

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Dalle Radici Afghane alla Politica Tedesca: Una Candidatura che Fa Discutere

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Negin Mahriar

Una donna di origine afghana candidata in Germania con l’AfD: una scelta politica che fa discutere

Redazione- Negin Mahriar, una donna di origine afghana nata e cresciuta in Germania, si è candidata alle elezioni locali con Alternative für Deutschland (AfD), partito tedesco noto per le sue posizioni molto rigide sull’immigrazione.

Secondo il rapporto, Mahriar è candidata al consiglio comunale di Hannover e al consiglio distrettuale di Kirchrode–Bemerode–Wülferode.

La sua candidatura ha suscitato reazioni, soprattutto all’interno della comunità afghana, proprio perché l’AfD sostiene politiche restrittive nei confronti dell’immigrazione e dell’asilo.

Mahriar, tuttavia, difende la propria scelta e afferma che si tratta di una decisione politica personale. Essendo nata e cresciuta in Germania, considera il Paese la propria casa, pur avendo genitori originari dell’Afghanistan.

La vicenda ha attirato ulteriore attenzione perché Mahriar è figlia dei cantanti afghani Parasto Mahriar e Rahim Mahriar. Lei ha sottolineato che la sua scelta politica non rappresenta necessariamente quella dei suoi genitori.

La storia apre così un dibattito più ampio sull’identità, sull’integrazione, sull’immigrazione e sulla libertà di scelta politica. La candidatura di una donna con radici afghane in un partito fortemente contrario a determinate politiche migratorie rappresenta infatti un caso particolare e controverso nel panorama politico tedesco.

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