Madrid / Bruxelles – L’incubo è diventato realtà. Quella che fino a ieri sembrava soltanto una pericolosa minaccia diplomatica lanciata dai palazzi della politica spagnola, da questa notte si è trasformata in un caos tangibile, vissuto sulla pelle di migliaia di viaggiatori inconsapevoli. Dalla mezzanotte di oggi, infatti, il governo di Pedro Sánchez ha dato ufficialmente il via alla sua “rappresaglia” contro l’Italia: sono scattati i controlli a tappeto, seppur a campione, per tutti i passeggeri provenienti dal nostro Paese. Una mossa che di fatto congela temporaneamente il trattato di Schengen, riportando l’orologio della storia europea indietro di decenni e gettando nel panico chi si stava apprestando a godersi le meritate vacanze estive.
Storie di ordinario caos: “Italiani da una parte, spagnoli dall’altra”
L’atmosfera che si respira in queste ore convulse nei principali scali iberici ha un sapore amaro e surreale. Gli aeroporti maggiormente colpiti dalla stretta, a causa dell’altissimo volume di traffico turistico agostano proveniente dall’Italia, sono i nodi nevralgici della movida e del relax: Madrid, Barcellona, Malaga, Siviglia, Valencia, Alicante, Palma e Ibiza. A questi si aggiungono i grandi porti del Mediterraneo che accolgono quotidianamente le navi da crociera cariche di italiani. La Polizia Nazionale spagnola ha ricevuto ordini chiari: verificare identità, nazionalità e, per i cittadini extra-Ue, scartabellare visti e permessi di soggiorno.
I racconti dei primi italiani sbarcati in terra iberica, raccolti dai media locali come El Pais, restituiscono l’immagine di un’Europa improvvisamente ostile. Giovanni, un turista partito stamattina da Roma Fiumicino e diretto all’aeroporto El Prat di Barcellona, non nasconde il suo fastidio per un’accoglienza decisamente inaspettata: «All’arrivo, appena scesi, la polizia ci ha letteralmente divisi in due gruppi. Hanno chiesto i documenti in modo specifico agli italiani. Spero vivamente che questa situazione assurda finisca al più presto», ha ammesso sventolando il suo documento. Una selezione all’ingresso che lascia l’amaro in bocca a chi pensava di viaggiare liberamente in terra “amica”.
Interrogatori lampo e stanze separate: l’amarezza di chi viaggia
Ancora più surreale è la testimonianza di Jorge Villoslada, cittadino spagnolo, ma proveniente anche lui da Roma. «È successa una cosa molto strana, che non avevo mai visto», racconta. «All’arrivo, la Polizia ci ha fermati e ci ha chiesto in modo diretto cosa ci facessimo in Spagna. Io ho mostrato loro la mia carta d’identità spagnola e mi hanno lasciato andare quasi subito. Ma chi non aveva documenti iberici è stato prelevato e portato in una stanza separata per essere identificato con più calma». Fonti della polizia hanno cercato di gettare acqua sul fuoco, spiegando che l’Italia è considerata un “punto critico” e che l’obiettivo primario è scovare i passeggeri sospettati di provenire da fuori dell’Ue, ma i disagi e il senso di umiliazione per i viaggiatori restano altissimi.
Il fattore casualità: da Bologna a Barcellona senza intoppi
In questo clima di tensione, a regnare è però anche la più totale imprevedibilità. I controlli, infatti, vengono applicati “a campione”. Così, mentre i voli da Roma sembrano essere sotto la lente d’ingrandimento delle autorità di frontiera catalane, altre tratte procedono lisce come l’olio. È il caso di Lidia, partita da Modena e imbarcatasi a Bologna. «Quando siamo arrivati all’aeroporto di El Prat, ci aspettavamo il peggio, ma non abbiamo incontrato nessun controllo», confessa sollevata. Dello stesso avviso Nicoletta, partita da Torino: «Siamo arrivate con i documenti stretti in mano per evitare problemi, pronte a mostrare tutto, ma nessuno ci ha fermate o ci ha chiesto nulla». Una lotteria delle frontiere che non fa altro che aumentare lo stato d’ansia per chi è in partenza dall’Italia in queste ore.
Scende in campo l’Europa: l’appello alla “fiducia” del commissario Brunner
Di fronte all’escalation di questa “guerra fredda” mediterranea, i vertici dell’Unione Europea non potevano più restare a guardare. Nelle ultime ore, a scendere pesantemente in campo per cercare di placare gli animi è stato il Commissario Ue agli Affari Interni, Magnus Brunner. Con un intervento mirato sui social (sulla piattaforma X), Brunner ha assunto il delicato ruolo di paciere tra Roma e Madrid.
«Oggi ho avuto contatti diretti con i ministri dell’Interno spagnolo e italiano», ha dichiarato Brunner, cercando di rassicurare l’opinione pubblica europea. «Entrambi mi hanno confermato che i controlli alle frontiere interne sono rigidamente temporanei. Ho sottolineato a entrambi i progressi compiuti dall’Ue nella lotta all’immigrazione clandestina, ma soprattutto ho ricordato loro che la fiducia reciproca tra gli Stati membri resta la nostra risorsa più preziosa».
Un richiamo forte all’unità, che speriamo serva a far rientrare l’allarme prima del 7 settembre, data ultima (teorica) del blocco spagnolo. Fino ad allora, ai turisti italiani non resta che stringere i denti, preparare i documenti prima di scendere dall’aereo e sperare di non finire “nella fila sbagliata”.