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Attualità

L’estate del tradimento: l’ignobile crudeltà dell’abbandono di cani e gatti che riempie di lacrime le strade italiane

Il dramma insopportabile dell’abbandono estivo di cani e gatti in autostrada: le lacrime dei canili al collasso, il grande cuore dei volontari e l’appello urgente a tutta Italia per adottare. 💔🐕🐈

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Cane e gatto abbandonati

Italia – Con l’arrivo implacabile dei mesi più caldi e l’avvicinarsi del tanto atteso traguardo delle ferie di agosto, il nostro Paese si prepara a vivere il suo tradizionale e massiccio esodo verso le spiagge, la montagna e le rilassanti mete di villeggiatura. Eppure, dietro questa sfavillante facciata di spensieratezza estiva, di valigie caricate frettolosamente in macchina e di ombrelloni aperti al sole, si consuma ogni anno, nel silenzio drammatico e assordante delle nostre strade provinciali e delle autostrade roventi, una delle tragedie più vili e vergognose di cui l’essere umano possa purtroppo rendersi protagonista: l’abbandono di cani, gatti e animali domestici. Un atto di una crudeltà disumana e inaudita che trasforma l’estate, la stagione della gioia e del riposo per eccellenza, nell’incubo più buio e nel tradimento più spietato e incomprensibile per chi ha l’unica, dolcissima colpa di amare incondizionatamente il proprio padrone.

Il momento esatto del tradimento: lo sguardo di chi non riesce a capire

Chi decide coscientemente di abbandonare al proprio destino un animale domestico per il banale, superficiale e capriccioso egoismo di poter fare una settimana di vacanza in più senza “il fastidioso peso” di un cane al seguito, compie un gesto orribile che va ben oltre la semplice violazione del codice penale: compie un vero e proprio assassinio vigliacco dell’anima. Proviamo, per un solo tremendo istante, a immaginare quel preciso e fatale momento. Lo sportello dell’auto che si apre in fretta e furia su una piazzola di sosta isolata in mezzo alla campagna; il cane che scende felice ed eccitato scodinzolando festosamente perché crede, nella sua purezza, che sia arrivato il bellissimo momento del gioco o di una passeggiata speciale nel prato. Poi, il rumore sordo e metallico della portiera che si richiude violentemente a chiave, il motore che riparte a tutto gas sgommando ferocemente sull’asfalto rovente, e l’auto di famiglia che sparisce per sempre all’orizzonte. L’animale, improvvisamente confuso e terrorizzato, rimane lì immobile. Non sa dove andare, non conosce affatto i letali pericoli di una strada ad alto scorrimento e, soprattutto, il suo cuore puro non riesce nemmeno a concepire il terribile concetto di tradimento. Fino al suo ultimissimo respiro, sotto il sole cocente senza acqua né cibo, aspetterà fiducioso il ritorno di quella che considerava ingenuamente la sua unica, vera famiglia, totalmente ignaro di essere appena stato condannato a una morte atroce per inedia, per sete disperata o stritolato sotto le ruote indifferenti di un tir di passaggio.

I canili al collasso totale e l’invisibile, prezioso esercito dei volontari

L’inevitabile e tragica onda d’urto di questo vile fenomeno estivo finisce sempre per schiantarsi senza pietà contro l’unico, disperato argine di salvezza rimasto attivo sul territorio: i rifugi e i canili locali. In queste settimane di caldo record, le strutture di accoglienza di tutta Italia, dal profondo Nord al profondo Sud senza alcuna distinzione geografica, sono arrivate al collasso totale e definitivo. I piccoli box traboccano letteralmente di cuccioli spaventati, di cani di razza comprati per moda e poi ripudiati, e di dolcissimi meticci anziani, lasciati tristemente soli proprio nel momento critico in cui avrebbero più disperato bisogno di cure mediche e affetto costante. A reggere l’urto colossale di questa perenne emergenza umanitaria, spessissimo nel silenzio istituzionale e nel disinteresse generale delle amministrazioni, c’è uno straordinario e meraviglioso esercito invisibile: quello formato dai volontari. Ragazze, donne, uomini coraggiosi che rinunciano spontaneamente al loro prezioso tempo libero, ai riposi del weekend, alle proprie sacrosante vacanze e persino ai sudati risparmi pur di comprare sacchi di crocchette, costosissimi medicinali e antiparassitari di tasca propria, passando le giornate a ripulire le gabbie sporche e offrendo una carezza disperata, ma piena d’amore, a chi ha improvvisamente perso tutto il suo mondo in un istante letale.

Il paradosso inaccettabile dell’egoismo: vacanze di lusso e cuccioli condannati a morte

Siamo di fronte a un paradosso sociologico e morale estremamente profondo che deve farci fermare a riflettere come collettività. Ci riempiamo quotidianamente la bocca in TV di parole nobili e altisonanti come civiltà occidentale, progresso, tutela dei diritti e sostenibilità; passiamo ore sui nostri scintillanti social network a indignarci per polemiche sterili e questioni del tutto futili e poi, incredibilmente e con estrema freddezza, tolleriamo che nel nostro stesso civilissimo Paese ci siano ancora persone capaci di prendere un essere vivente e senziente e di allontanarlo per sempre come se fosse un vecchio elettrodomestico rotto di cui disfarsi in fretta prima di salire comodamente su un traghetto costoso per le isole. È un’involuzione morale fortemente preoccupante, figlia legittima di una spietata cultura del consumismo usa-e-getta che sta subdolamente estendendo i suoi velenosi tentacoli anche alla vita e all’amore stesso. Un cucciolo di animale non è un bel peluche inanimato da regalare a scatola chiusa a Natale per far zittire i capricci dei bambini e da buttare via di nascosto ad agosto quando, diventato grande, comincia a essere scomodo da gestire nella hall di un albergo. Un cane è un compagno di vita di una fedeltà commovente, e decidere di adottarlo è un passo che richiede una consapevolezza civica e una responsabilità enormi e definitive.

L’appello accorato del cuore: svuotiamo le gabbie di cemento, adottiamo e non compriamo

La risposta più forte, civile e rumorosa a questa indegna ondata di insensibile vigliaccheria estiva deve arrivare necessariamente e prepotentemente dalla parte sana, generosa e maggioritaria della nostra splendida società. È giunto finalmente il momento storico di lanciare un appello potente e proveniente dritto dal cuore a tutte le splendide famiglie italiane: andiamo a svuotare quelle gabbie tristi. Se avete una casa, uno spazio adeguato, del prezioso tempo e soprattutto una valanga di amore vero da dedicare, fate una scelta che vi cambierà in meglio l’esistenza: non comprate costosi cani di razza perfetta con tanto di certificati e pedigree in lussuosi allevamenti commerciali. Mettetevi in macchina, andate nei canili periferici e sconosciuti delle vostre province, guardate intensamente negli occhi malinconici quei cani meticci, a volte segnati dalla vita e impauriti dall’uomo, ma ancora incredibilmente carichi e traboccanti di speranza di riscatto. Vi accorgerete subito, sulla vostra stessa pelle, che l’amore sconfinato di un cane recuperato, salvato dal gelido cemento di un triste box e strappato con forza a un destino inesorabilmente crudele, è un sentimento così puro, travolgente, infinito e totalizzante che nessun conto in banca o soldo al mondo potrà mai comprare da nessuna parte. Queste meravigliose creature violate vi restituiranno ogni singola cura e carezza ricevuta, moltiplicata per mille, giorno dopo giorno, fino all’ultimo loro respiro, riempiendo le mura della vostra casa di un’allegria contagiosa e di una gioia quotidiana semplicemente indescrivibile a parole.

Oltre la semplice legge penale, all’Italia serve con urgenza una vera rivoluzione culturale

Certo, per fortuna le leggi scritte nei codici esistono. L’abbandono di animali d’affezione è un grave reato perseguibile e punito severamente dal nostro rigoroso ordinamento giuridico, e chi lo commette andrebbe sempre e puntualmente denunciato alle Forze dell’Ordine competenti, senza alcuna omertà connivente, pietismo o esitazione. Tuttavia, la sola repressione penale, le multe per quanto salatissime o le manette, non basteranno mai, da sole, a sradicare del tutto dal nostro Paese questo male oscuro e incivile. Serve e ci manca fortemente una vera e propria rivoluzione culturale che deve avere il coraggio e la forza di partire obbligatoriamente dalle maestre e dai banchi della scuola primaria. Solo e soltanto insegnando fin dai primi e teneri anni di vita ai nostri figli il valore universale e potentissimo dell’empatia verso gli altri, il rispetto assoluto per chi è più debole o senza voce e la meravigliosa sacralità di ogni singola forma di vita su questo pianeta, potremo un giorno finalmente sperare di vivere e festeggiare un’estate in cui nessuna prenotazione d’albergo, nessuna valigia griffata o stupido egoismo umano valga neanche lontanamente di più della preziosa vita di un amico a quattro zampe dolce, fedele e innocente.

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Esteri

Cosa hanno in testa le leadership europee ?

È chiaro a tutti ormai che mentre gli Usa con Trump si sono sfilati dal conflitto ucraino le leadership europee, guidate dal governo inglese che non fa parte nemmeno della UE, non fa niente per aprire un negoziato con la Russia per fare finire la guerra. Peraltro i russi conquistano sempre nuovi territori e il governo di Kiev è in preda a una crisi di consensi accompagnata da crescenti tensioni interne al cerchio magico di Zelensky.

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Leadership europee

Redazione-  È chiaro a tutti ormai che mentre gli Usa con Trump si sono sfilati dal conflitto ucraino le leadership europee, guidate dal governo inglese che non fa parte nemmeno della UE, non fa niente per aprire un negoziato con la Russia per fare finire la guerra. Peraltro i russi conquistano sempre nuovi territori e il governo di Kiev è in preda a una crisi di consensi accompagnata da crescenti tensioni interne al cerchio magico di Zelensky.
Pur sapendo che una guerra aperta con la Russia senza gli alleati americani non avrebbe nessuna possibilità di essere vinta assistiamo ogni giorno a una fobia anti-russia delle leadership europee. Di fronte al tracollo di Merz e al successo di Adf, di fronte all’inflazione galoppante e alla crisi industriale per i costi dell’energia, invece di intraprendere la strada diplomatica per chiudere il conflitto in Ucraina, invece accentuano le provocazioni e le minacce di guerra alla Russia. Assistendo ogni giorno a questa escalation di follia mi chiedo con insistenza: ma cosa hanno in testa queste leadership europee ?
Ci ho pensato e ho dato la seguente risposta.
Io non credo che la linea di scontro con la Russia a tutti i costi che stanno portando avanti le leadership europee sia dovuta alla loro insipienza o alla idea di mantenere così la loro sopravvivenza come leadership in Europa, sooravvivenza in difficoltà per tante ragioni.
Credo che si capisca da tutto che questa è proprio la linea che le porta al suicidio, bene che vada a perdere la loro leadership in Europa, non a mantenerla. Sanno anche loro che quello che è successo in Sassonia, col crollo del partito di Merz e il successo stratosferico di Adf, è solo l’antipasto di quello che succederà in tutta la Germania e nel resto d’Europa se continuano con la linea di guerra alla Russia.
Io do la seguente risposta.
Il Deep State americano (che è il gruppo occulto dei poteri forti americani che governano gli Usa al di là dei presidenti eletti) si è impadronito del tutto, col sistema di intelligence (infiltrazione, corruzione, ricatti, minaccie, assassini riusciti e tentati, ecc.), di una parte importante delle leadership europee, di quella tedesca, di quella francese, di quella inglese e di gran parte di quella italiana, per non parlare delle leadership della Polonia e dei paesi baltici e fa fare a queste tutto ciò che vuole. Ha fatto così da decenni con l’Ucraina. Estendete ciò che ha fatto con l’Ucraina ai paesi europei. Tanto dell’Europa, dei popoli europei e anche della sopravvivenza delle leadership europee non gli interessa nulla (vi ricordate il “Fuck Europe!” della Nuland?). I burattinai americani potrebbero giungere persino a far fare alle leadeship europee una guerra diretta alla Russia, che – come hanno detto Caracciolo e ultimamente anche Lavrov – durerebbe molto poco. Quindi bisogna stare molto attenti, la situazione è veramente pericolosa, perché chi dirige le leadership europee è a Washington, non a Bruxelles, e Washington pensa di starne fuori e di salvarsi da una guerra in Europa con la Russia, anzi pensa cosi di rafforzarsi nel dominio del mondo.
L’unica speranza che l’Europa non finisca in macerie è che i popoli europei, che sono contrari, alla guerra, si facciano sentire al più presto, se non nelle piazze almeno nelle urne alle prossime elezioni, come è avvenuto in Germania.

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Politica

Mazzocchi elogia le Forze dell’Ordine contro gli estremisti: “Fermiamo l’apologia della violenza”

La repressione statale contro le reti eversive di estrema destra incassa un importantissimo e atteso plauso politico. L’Onorevole Mazzocchi, Presidente del Movimento dei Cristiano Riformisti, è intervenuto pubblicamente per elogiare il brillante e tempestivo lavoro delle Forze dell’Ordine, che nelle scorse ore hanno condotto all’arresto decine di giovani estremisti radicali e al sequestro di un ingente numero di armi e di simboli inneggianti al nazismo e al fascismo. Tuttavia, superato il plauso investigativo, il leader politico ha lanciato un forte e accorato allarme sociale: “Siamo inquietati dalla propaganda di odio di certe nuove forze politiche che insinuano nei giovani l’idea pericolosa di usare la violenza e la forza bruta per governare la società. Questa apologia dello scontro sociale è un veleno per i più vulnerabili”. Da qui l’appello finale per difendere la tenuta democratica del Paese: serve un’immediata risposta civile e scolastica che rimetta al centro i veri e sani valori del dialogo, dell’educazione alla responsabilità civile e del rispetto assoluto per la legalità costituzionale. Leggi le dichiarazioni integrali del Presidente Mazzocchi👇

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Forze dell'ordine

Roma – L’ombra lunga e mai definitivamente dissipata dell’eversione neofascista e del richiamo ai totalitarismi del secolo scorso torna periodicamente a stagliarsi in maniera preoccupante sulle cronache giudiziarie del nostro Paese. Di fronte all’inquietante riemergere di rigurgiti antidemocratici e di derive violente che puntano a minare le fondamenta della convivenza civile, la reazione ferma e compatta del mondo della politica e delle istituzioni si rivela un argine assolutamente fondamentale per la tutela della Repubblica. In questo complesso quadro di allarme per la sicurezza pubblica, si inserisce con forza e tempismo la netta e perentoria presa di posizione dell’Onorevole Mazzocchi, attuale Presidente e voce autorevole del Movimento politico dei Cristiano Riformisti. Il leader politico ha voluto intervenire pubblicamente nelle scorse ore non soltanto per ringraziare apertamente gli apparati dello Stato per l’eccellente lavoro investigativo svolto sul territorio nazionale, ma anche, e soprattutto, per lanciare un profondo e accorato grido d’allarme rivolto alla società civile riguardo alla pericolosa deriva ideologica e morale che sta investendo in maniera sempre più marcata le giovani generazioni, sempre più esposte e vulnerabili ai subdoli richiami della propaganda dell’odio e dello scontro fisico.

L’operazione contro la destra eversiva e i sequestri dei simboli nazifascisti

Il punto di partenza dell’accurata e preoccupata riflessione politica dell’Onorevole Mazzocchi è rappresentato dai recenti e clamorosi fatti di cronaca che hanno scosso l’opinione pubblica nazionale.
«Come vertici e militanti del Movimento dei Cristiano Riformisti esprimiamo il nostro più vivo, convinto e sentito plauso istituzionale alle Forze dell’Ordine italiane per la brillante, tempestiva e capillare operazione investigativa che ha condotto, nelle scorse ore, all’arresto e allo smantellamento di una rete composta da decine di giovanissimi estremisti legati agli ambienti della destra eversiva e radicale», ha esordito con grande fermezza il Presidente.
Il bilancio dell’imponente blitz delle autorità è stato a dir poco inquietante. Le lunghe perquisizioni condotte dagli inquirenti hanno infatti portato al materiale e massiccio sequestro di innumerevoli bandiere, armi improprie, documenti propagandistici e simboli estetici che richiamano in maniera esplicita, inequivocabile e criminale i tragici e bui periodi storici del nazismo tedesco e del fascismo italiano. «Questo enorme sequestro», prosegue lucidamente Mazzocchi, «conferma in maniera inconfutabile l’estrema importanza e l’assoluta necessità di mantenere un controllo del territorio che sia costantemente vigile, serrato e inflessibile contro ogni pur minima forma di eversione, di odio razziale e di apologia di regimi dittatoriali che la Storia ha già ampiamente e definitivamente condannato. Non possiamo permetterci il minimo calo di attenzione nei confronti di chi vuole riportare indietro le lancette dell’orologio democratico».

Il pericolo della propaganda dell’odio e la radicalizzazione dei giovani

Tuttavia, superata la fase del doveroso ringraziamento agli operatori della sicurezza che rischiano quotidianamente la vita sulle strade, l’analisi politica del leader dei Cristiano Riformisti si sposta rapidamente sulle profonde e non risolte cause sociali che permettono a tali fenomeni estremi di attecchire e prolificare, specialmente tra i ragazzi in età scolare.
«Contestualmente a questo successo investigativo, come Movimento politico fondato sui valori della dottrina sociale, non possiamo e non vogliamo affatto esimerci dall’esprimere una forte, sincera e convinta preoccupazione per lo stato di salute del panorama politico e sociale attuale», incalza Mazzocchi. Il suo dito è puntato senza esitazione contro alcune moderne retoriche politiche che, sfruttando la velocità e l’anonimato garantito dalle reti sociali e dalle piattaforme digitali, avvelenano i pozzi della convivenza. «Assistiamo quotidianamente, e con crescente inquietudine, a messaggi e slogan che alcune nuove forze politiche di dubbia natura democratica rivolgono con allarmante insistenza proprio alle giovani generazioni. Si tratta di una propaganda subdola che veicola costantemente un’idea malsana e pericolosissima: quella secondo cui il controllo, la gestione e l’evoluzione della nostra complessa società debbano passare esclusivamente, o quasi, attraverso l’uso sistematico della forza muscolare, della prevaricazione e della violenza intimidatoria».

Il rifiuto dello scontro sociale permanente e l’invito al dialogo democratico

L’Onorevole non usa mezzi termini per descrivere gli esiti funesti di questo costante martellamento psicologico e mediatico perpetrato ai danni delle menti più influenzabili.
«A nostro parere, questa tipologia specifica di propaganda aggressiva non fa altro che soffiare sul fuoco del malcontento, alimentando un tossico e irrespirabile clima di esasperazione quotidiana e di protesta permanente fine a se stessa», argomenta con grande lucidità il leader centrista. «Il rischio concreto, che stiamo purtroppo già toccando con mano attraverso queste ondate di arresti eccellenti, è che tali messaggi eversivi e violenti si traducano drammaticamente, in particolar modo per i soggetti psicologicamente più fragili, isolati o vulnerabili e per i tantissimi giovani in cerca di un’identità forte a cui aggrapparsi, in un esplicito e irresponsabile invito alla violenza fisica, all’odio razziale e allo scontro sociale aperto nelle piazze, allontanandosi inesorabilmente e pericolosamente dai sacri valori costituzionali e democratici del dialogo costruttivo, del rispetto reciproco e della pacifica convivenza civile che hanno fatto grande il nostro Paese nel dopoguerra».

L’appello dei Cristiano Riformisti: tornare alla responsabilità e alla legalità

L’intervento dell’Onorevole Mazzocchi si conclude con una ricetta chiara e inequivocabile per contrastare questa silenziosa ma letale deriva ideologica. Non basta reprimere il crimine quando è già stato commesso, ma occorre formare adeguatamente i cittadini di domani prima che vengano sedotti dal fascino perverso delle ideologie estreme.
«Come Movimento dei Cristiano Riformisti, sentiamo il dovere morale di ribadire con forza l’assoluta e improrogabile necessità di rimettere urgentemente al centro del dibattito pubblico, familiare e scolastico, un’educazione seria e rigorosa alla responsabilità civica e alla legalità a tutti i livelli», è l’appello finale lanciato dal Presidente. «Occorre respingere fermamente, uniti e senza alcun distinguo partitico, ogni disperato tentativo di strumentalizzazione ideologica o di apologia della violenza che possa in qualche modo minare la tenuta democratica, sociale ed economica dell’Italia. Solo attraverso il rilancio dei valori cristiani della solidarietà, affiancati dal rigore istituzionale nel far rispettare le leggi della Repubblica, potremo garantire un futuro di pace e stabilità per le nuove generazioni, impedendo che i fantasmi del passato tornino a insanguinare le nostre strade».

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Politica

Sforzini difende l’intitolazione di Malpensa a Berlusconi: “La sinistra smetta di processare i morti”

La feroce polemica sull’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi non accenna a spegnersi, trasformandosi nell’ennesimo scontro politico sulla memoria del Paese. Le recenti dichiarazioni del capogruppo lombardo del Partito Democratico, Pierfrancesco Majorino, che ha definito la scelta istituzionale una “brutta pagina” auspicando la futura rimozione dell’insegna, hanno innescato la durissima e perentoria reazione di Luca Sforzini. Il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale ha infatti stroncato l’uscita dell’esponente dem, accusando la sinistra di faziosità: “Berlusconi è stato quattro volte Premier e protagonista per 30 anni della nostra storia. Si può averlo combattuto duramente in vita, ma continuare la guerra contro di lui dopo la morte è un atto profondamente meschino”. Sforzini ha poi allargato il campo citando i grandi padri della Repubblica come De Gasperi, Andreotti e Craxi, tutti storicamente bersagliati ma intoccabili nella memoria collettiva: “Una democrazia adulta discute i suoi protagonisti storici, non cancella i loro nomi dalle targhe per vendetta. Majorino impari a fare i conti con la storia invece di volerla riscrivere”. Leggi lo scontro completo sull’aeroporto varesino👇

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Luca Sforzini

Milano – L’intensa e mai sopita polemica politica che da mesi circonda la decisione ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di intitolare l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa alla memoria di Silvio Berlusconi torna prepotentemente a infiammare il dibattito pubblico e istituzionale, scatenando reazioni trasversali. Lo scontro ideologico, che si trascina inesorabilmente dalla scorsa estate, si riaccende in queste ore in terra lombarda in seguito ad alcune dichiarazioni particolarmente nette ed esplicite rilasciate da Pierfrancesco Majorino, esponente di spicco del Partito Democratico e attuale capogruppo dem all’interno del Consiglio Regionale della Lombardia. Il leader dell’opposizione di centrosinistra al Pirellone ha infatti pubblicamente definito l’avvenuta intitolazione dello scalo varesino all’ex fondatore di Forza Italia come una vera e propria “brutta pagina” per le istituzioni del Paese, spingendosi persino oltre e auspicando apertamente, in un futuro prossimo, una potenziale rimozione formale del nome dell’ex premier dalle insegne dello scalo lombardo. Un attacco frontale, quello di Majorino, che non è certo passato inosservato negli ambienti del centrodestra e che ha immediatamente innescato una durissima e articolata contro-offensiva dialettica, mirata non solo a difendere la specifica scelta toponomastica riguardante l’hub aeroportuale, ma soprattutto a tutelare il sacrosanto principio del rispetto della memoria storica e istituzionale della Repubblica Italiana, troppo spesso bersaglio di revisionismi postumi dettati dalle divisioni partitiche.

La durissima replica di Sforzini: “Combatterlo da morto è un atto meschino”

A farsi carico in maniera forte, decisa e perentoria di rispedire al mittente le aspre critiche sollevate dall’esponente del Partito Democratico è intervenuto pubblicamente Luca Sforzini, stimato intellettuale e attuale presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale.
Con una dichiarazione densa di significati politici e storiografici, Sforzini ha voluto tracciare una linea di demarcazione netta tra la legittima e fisiologica dialettica politica che avviene in vita e il doveroso rispetto umano e istituzionale che si deve rigorosamente applicare dopo la scomparsa di una figura pubblica di tale levatura. «Quella pronunciata nelle scorse ore da Majorino, che definisce una “brutta pagina” l’ormai ufficiale intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi e si augura persino che il suo nome possa essere rimosso in futuro, è una dichiarazione grave, che racconta e descrive perfettamente una concezione faziosa della memoria nazionale; una visione che io, personalmente e intellettualmente, respingo in maniera radicale e assoluta», ha attaccato senza mezzi termini il presidente del Centro Studi.
L’analisi politica di Sforzini si concentra quindi sul formidabile peso oggettivo e storico che la figura dell’imprenditore di Arcore ha avuto nello sviluppo e nell’evoluzione della Seconda Repubblica. «Stiamo parlando di un leader politico che non ha bisogno di presentazioni: Silvio Berlusconi è stato democraticamente eletto per ben quattro volte alla prestigiosa carica di Presidente del Consiglio dei Ministri, risultando di fatto l’indiscusso protagonista per oltre trent’anni della storia economica, sociale, televisiva e politica italiana. È un dato di fatto oggettivo che si può tranquillamente averlo avversato e combattuto duramente e con ogni mezzo lecito mentre era in vita, nelle urne o nelle aule parlamentari, ma continuare ostinatamente questa guerra ideologica contro di lui anche dopo la sua morte è un atteggiamento che posso solo definire profondamente meschino». Un richiamo fortissimo, dunque, alla necessità di pacificare la memoria collettiva, mettendo fine a una demonizzazione perenne che rischia di avvelenare irreparabilmente il giudizio sereno delle future generazioni sulla storia recente del nostro Paese.

Da Alcide De Gasperi a Bettino Craxi: la memoria storica appartiene alla Nazione

Il ragionamento politico espresso da Luca Sforzini non si limita affatto alla sola figura, seppur ingombrante e divisiva, di Silvio Berlusconi, ma compie uno sforzo intellettuale di più ampio respiro, allargando l’orizzonte critico a un’attenta analisi di come l’Italia abbia storicamente trattato e giudicato i suoi più grandi statisti del Dopoguerra.
«Da Alcide De Gasperi fino a Giulio Andreotti, passando per Bettino Craxi e arrivando in tempi più recenti allo stesso Silvio Berlusconi: stiamo parlando di figure gigantesche, di grandissimi nomi che hanno fondato o guidato i governi della nostra Repubblica. E, che piaccia o non piaccia ai loro denigratori, essi appartengono di diritto al patrimonio storico, culturale e politico nazionale», prosegue incalzante il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale. Il parallelismo tracciato è quanto mai azzeccato e volutamente provocatorio. Tutte le figure storiche citate nel suo ragionamento hanno infatti subito, nel corso della loro lunghissima e complessa vita pubblica e politica, aspre critiche, manifestazioni di piazza ostili, polemiche feroci, lunghe inchieste giornalistiche e giudiziarie, e forti e costanti divisioni all’interno dell’opinione pubblica nazionale. Alcide De Gasperi affrontò la durissima spaccatura ideologica della Guerra Fredda; Giulio Andreotti visse in prima persona la fase più buia della Repubblica tra terrorismo e processi per mafia uscendo assolto; Bettino Craxi finì i suoi giorni in esilio ad Hammamet travolto dalla tempesta giudiziaria di Tangentopoli; e infine Silvio Berlusconi ha incarnato, nel bene e nel male, l’intero bipolarismo muscolare italiano fino ai giorni nostri. Eppure, argomenta implicitamente Sforzini, nessuno oggi si sognerebbe razionalmente e civilmente di cancellare a priori il nome di De Gasperi o di Andreotti dai libri di storia o dalle piazze, pur riconoscendone i fisiologici errori umani, i limiti politici e le innumerevoli ombre che ne hanno fatalmente caratterizzato le rispettive epoche governative.

Il richiamo al centrosinistra: “Una democrazia adulta non cancella le targhe”

L’affondo finale di Luca Sforzini è una vera e propria lezione di civiltà politica, un appello diretto e inequivocabile rivolto esplicitamente a tutta l’ala dell’opposizione di centrosinistra affinché abbandoni le derive censorie tipiche della “cancel culture” di stampo anglosassone, una pericolosa tendenza che mira puntualmente a cancellare o nascondere ciò che non si allinea pedissequamente con il pensiero dominante del presente.
«Una democrazia matura, moderna e veramente adulta è quella che discute apertamente, criticamente e storicamente i suoi grandi protagonisti del passato, che ne analizza gli immensi successi così come i disastrosi fallimenti, ma che certamente non ne cancella per ripicca o vendetta politica i nomi scolpiti dalle targhe pubbliche o dalle facciate dei palazzi», conclude magistralmente Sforzini, tracciando la rotta ideale per una pacificazione nazionale che appare oggi ancora tristemente lontana.
L’invito finale rivolto in maniera diretta all’esponente del Partito Democratico lombardo suona perentorio e non ammette alcun tipo di fraintendimento: «Consiglio a Majorino di iniziare a rispettare gli Statisti di questo Paese. Ma soprattutto, gli consiglio di imparare finalmente a fare i conti in modo sereno e razionale con la storia d’Italia, invece di pretendere, con arroganza e in base a posizioni di convenienza, di poterla continuamente riscrivere o sbianchettare a proprio uso e consumo». La dura presa di posizione del Centro Studi Rinascimento Nazionale rappresenta, in definitiva, un forte monito morale contro la pericolosa deriva della strumentalizzazione politica della memoria dei defunti: un richiamo accorato a trattare la storia d’Italia non come un banale campo di battaglia ideologico permanente, ma come una complessa, imperfetta e preziosa eredità collettiva da analizzare con il dovuto distacco critico e il massimo rispetto istituzionale, a partire proprio dalle intitolazioni delle infrastrutture che collegano idealmente il nostro Paese con il resto del mondo libero.

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