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Attualità

Roma, viabilità in tilt nel quadrante Est: A24 sbarrata e Galleria Pittaluga chiusa fino al 28 agosto

Il caldo torrido di agosto e l’incubo dei cantieri stradali: una pessima accoppiata per chi resta in città. 🥵 🚧 Brutte, bruttissime notizie per gli automobilisti romani: fino al 28 agosto resterà completamente sbarrata la carreggiata dell’A24 in direzione del Raccordo Anulare (tra la Tangenziale Est e lo svincolo di Portonaccio). Chiusa la nevralgica Galleria Pittaluga per complessi e inderogabili lavori sulle barriere spartitraffico. Sono “solo” 900 metri, ma rischiano di paralizzare l’intera viabilità del quadrante est della Capitale. E nelle prossime settimane si prevedono altre chiusure notturne. Leggi l’articolo per conoscere tutti i dettagli e armati di santa pazienza! 👇 🚗

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Galleria Pittaluga

Roma – Si dice spesso che la vera condanna dei romani costretti a restare in città durante il torrido mese di agosto non sia tanto l’afa insopportabile o il sole implacabile che infuoca i sanpietrini, quanto piuttosto l’apertura indiscriminata e simultanea dei grandi cantieri stradali. Un male necessario, senza dubbio, per approfittare del fisiologico calo dei pendolari, ma che si trasforma puntualmente in un incubo logistico per chiunque debba ancora recarsi in ufficio o spostarsi per necessità. E la doccia fredda, in queste ore, è arrivata per gli automobilisti del quadrante est della Capitale: una chiusura viaria pesantissima, destinata a stravolgere le abitudini di migliaia di guidatori fino alle porte di settembre.

Il blocco della Galleria Pittaluga: 900 metri che paralizzano l’Est

Il provvedimento, tanto drastico quanto ineludibile, riguarda uno degli snodi stradali più nevralgici e ad alta densità di scorrimento dell’intera metropoli. Fino a mercoledì 28 agosto, infatti, resterà completamente interdetta al traffico veicolare la carreggiata della A24 (nello specifico il delicatissimo Tronco di Penetrazione Urbana) in direzione del Grande Raccordo Anulare (GRA).

Il blocco totale riguarda il tratto nevralgico compreso tra l’immissione dalla famigerata Tangenziale Est e lo svincolo di Portonaccio. Il “cuore” del cantiere, il punto in cui opereranno giorno e notte ruspe e operai, è la ben nota Galleria Pittaluga. Sulla carta, si tratta di un segmento stradale apparentemente minuscolo, lungo a malapena 900 metri. Ma chiunque viva e guidi a Roma sa perfettamente che quei 900 metri non sono affatto una stradina di second’ordine: rappresentano il principale, e insostituibile, imbuto di scorrimento veloce per tutta la viabilità dell’intero quadrante orientale della città. Un’arteria vitale che, se recisa, rischia di innescare una reazione a catena su tutte le strade consolari limitrofe e sui quartieri adiacenti.

Lavori inderogabili sulle barriere spartitraffico: il motivo della chiusura

Ma perché chiudere completamente un’arteria di tale vitale importanza in pieno agosto? La decisione, comunicata dagli enti gestori, non è frutto di un capriccio estivo, bensì di un’urgenza legata alla sicurezza intrinseca dell’infrastruttura. Il provvedimento di chiusura prolungata è infatti strettamente vincolato alla necessità di eseguire pesanti, complessi e inderogabili lavori di manutenzione straordinaria.

L’intervento principale riguarderà la sostituzione e l’adeguamento delle vecchie barriere spartitraffico, operazioni strutturali che per loro stessa natura richiedono macchinari ingombranti, spazi di manovra ampi e, soprattutto, la totale assenza di veicoli in transito per garantire la sicurezza sia degli automobilisti (che altrimenti sfiorerebbero i cantieri a forte velocità) sia, soprattutto, degli operai costretti a lavorare in condizioni climatiche proibitive.

L’impatto sui pendolari: chi fugge dalla città e chi resta a lottare nel traffico

Le conseguenze pratiche di questa chiusura prolungata si faranno sentire pesantemente, in particolare, per tutti quegli automobilisti che, provenendo dalla complessa e spesso già congestionata zona della Tangenziale Est, hanno assoluta necessità di immettersi sull’A24 per “fuggire” dalla morsa urbana. L’impossibilità di percorrere la Galleria Pittaluga obbligherà i pendolari a inventarsi deviazioni tortuose, intasando inevitabilmente lo svincolo di Portonaccio, via Tiburtina e via Prenestina, riversando un’ondata anomala di lamiere su strade di quartiere non strutturate per reggere simili volumi di traffico.

Un’estate di cantieri: previste ulteriori chiusure notturne e restringimenti

Purtroppo, le cattive notizie per gli automobilisti romani non sembrano essere destinate a esaurirsi con la riapertura fissata per il 28 agosto. Le autorità competenti hanno già fatto trapelare, attraverso i canali ufficiali, che l’intervento nella Galleria Pittaluga rappresenta solo la prima, drastica fase di un piano di ammodernamento ben più articolato.

Nelle prossime settimane, infatti, anche al termine del blocco totale, la viabilità sul Tronco di Penetrazione Urbana della A24 continuerà a essere “singhiozzante”. Sono già stati messi in cantiere numerosi e fastidiosi restringimenti di carreggiata e diverse chiusure totali, che verranno però concentrate strategicamente nelle fasce orarie notturne, nel disperato tentativo di mitigare l’impatto devastante che tali lavori avrebbero se eseguiti alla luce del sole e in orari di punta.

In attesa che l’autunno restituisca alla città le sue arterie (e le sue solite, vecchie code), ai romani costretti al volante non resta che armarsi della più solida pazienza, accendere l’aria condizionata, studiare con attenzione i percorsi alternativi sul navigatore e stringere i denti. Perché a Roma, si sa, anche un viaggio di tre chilometri può trasformarsi, da un momento all’altro, in un’inaspettata Odissea.

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Esteri

Apocalisse in Colombia, devastante terremoto di magnitudo 7.4: strage all’ospedale di Cali, bambini sotto le macerie

“È crollato il reparto pediatrico, ci sono bambini sepolti sotto le macerie”. 💔 🇨🇴 Le immagini e le notizie che arrivano dalla Colombia occidentale mettono i brividi. Un devastante terremoto di magnitudo 7.4 ha sbriciolato palazzi, chiese e, soprattutto, gli ospedali. Il bilancio, drammatico e in continuo aggiornamento, parla già di 50 morti accertati. Il dramma più straziante si sta consumando all’Ospedale Universitario di Cali, crollato al 30% inghiottendo i reparti di pediatria e terapia intensiva. Centinaia di malati gravi evacuati a cielo aperto nei giardini e appelli disperati a donare sangue. L’Italia, con il Premier Meloni, si stringe alla popolazione. Leggi gli ultimi, drammatici aggiornamenti nel nostro articolo. 👇 🚨

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Terremoto in Colombia

Bogotá (Colombia) – La terra ha tremato con una violenza inaudita, sprigionando una forza devastante capace di piegare il cemento armato e spezzare, in pochi istanti, la vita di decine di persone. Un vero e proprio scenario apocalittico si è spalancato questa mattina sulla Colombia occidentale. Alle 7:34, ora locale (le 14:34 in Italia), l’incubo si è materializzato sotto forma di un violentissimo terremoto di magnitudo 7.4. Secondo i dati diffusi dallo US Geological Survey, l’epicentro del sisma è stato localizzato a San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó (circa 280 chilometri a ovest della capitale Bogotá), a una profondità di 107 chilometri. Un abisso che non è bastato ad attutire l’impatto distruttivo in superficie, propagando le onde sismiche in moltissime città del Paese e innescando, subito dopo, scosse di assestamento di magnitudo 2.8 e 4.8.

Il bilancio del terrore: 50 morti accertati e palazzi collassati

Mentre i vigili del fuoco, l’esercito e i volontari continuano a scavare a mani nude, in una vera e propria corsa contro il tempo per estrarre sopravvissuti, il bilancio delle vittime continua drammaticamente a salire minuto dopo minuto. Al momento, si contano 50 morti accertati, ma la sensazione angosciante è che questo numero rappresenti soltanto la tragica punta di un iceberg. I dati preliminari parlano di 18 vittime nella città di Pereira, due a Manizales (dove la furia del sisma ha provocato il crollo della maestosa torre della cattedrale) e tre bimbi morti accertati nella zona del Val del Cauca. La governatrice del Chocó, Nubia Carolina Córdoba Curi, ha denunciato danni gravissimi e una situazione disperata nel capoluogo regionale Quibdó.

Il dramma nel dramma: crolla il reparto pediatrico dell’Ospedale di Cali

Ma il cuore dell’emergenza umanitaria, il luogo in cui in queste ore si sta consumando una tragedia indescrivibile, è la città di Cali. Il sindaco Alejandro Eder, con la voce rotta dall’angoscia, ha appena comunicato alla nazione che almeno 20 edifici cittadini sono collassati, intrappolando decine di residenti. L’epicentro del dolore, in questo caso, ha un nome e un indirizzo precisi: l’Ospedale Universitario del Valle. La struttura sanitaria, punto di riferimento per l’intera regione, ha ceduto strutturalmente. «In questo momento sappiamo che ci sono almeno 10 persone intrappolate e possiamo confermare almeno un morto, ma temiamo che le vittime accertate possano essere già cinque», ha dichiarato il direttore dell’ospedale.

Le immagini trasmesse in diretta dalle televisioni colombiane mostrano uno scenario raccapricciante: sono collassati almeno quattro piani di un intero blocco dell’ospedale. Il crollo ha interessato il 30% dell’intera struttura sanitaria, inghiottendo letteralmente nel vuoto i reparti più delicati e indifesi: l’ala pediatrica e quella di terapia intensiva. Bambini innocenti e pazienti gravissimi sono finiti sotto tonnellate di macerie.

“Non abbiamo più spazio, donate sangue”: l’evacuazione disperata nei giardini

A rendere l’idea della catastrofe è stato il dottor Irne Torres, intervenuto ai microfoni di Radio Caracol: «È un dramma nel dramma. Non possiamo più ricevere pazienti, e abbiamo un disperato, urgente bisogno di sangue. L’intera struttura residua è danneggiata, abbiamo dovuto evacuare il 100% dei ricoverati posizionandoli sui prati e nei giardini antistanti, sotto il cielo aperto. Siamo in un’emergenza assoluta». Danni gravissimi vengono segnalati anche nella struttura ospedaliera associata di Cartago, molto più vicina all’epicentro del sisma.

Città in ginocchio e aeroporti bloccati. L’Italia prega per la Colombia

L’intera macchina dei soccorsi sudamericana è in tilt. L’Aeronautica civile della Colombia ha comunicato ufficialmente di aver sospeso, per ragioni di estrema sicurezza, tutte le operazioni aeree negli aeroporti di Pereira, Manizales, Quibdo, Armenia, Cartago e Buenaventura, scali che avrebbero subito danni strutturali ancora da quantificare con esattezza. Un parziale sospiro di sollievo arriva, per il momento, solo dalla capitale Bogotá, dove il sindaco Carlos Fernando Galán ha confermato che non si registrano crolli significativi, ma solo profonde crepe negli edifici che i vigili del fuoco stanno ispezionando quartiere per quartiere.

Di fronte a questa strage umanitaria, il mondo intero si sta mobilitando per esprimere vicinanza e inviare aiuti concreti. Dall’Italia, è arrivato tempestivo il messaggio di profondo cordoglio della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: «Leggo con apprensione gli aggiornamenti sul violento terremoto che ha colpito la Colombia. In queste ore difficili, l’Italia si stringe al popolo colombiano, alle famiglie colpite e a quanti sono impegnati nelle operazioni di soccorso e assistenza». Nelle prossime ore, la Farnesina farà scattare tutte le procedure per verificare l’eventuale coinvolgimento di connazionali in questa spaventosa tragedia.

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Attualità

Caso Andora, nasce monco il progetto della Fondazione Cavallini Sgarbi

La giudice Paola Scorza ha preso atto dell’errore materiale che ha ingenerato una serie di equivoci. Peccato che lo abbia chiamato refuso. E peccato che non siano ancora uscite le cartelle cliniche. Chissà perché… Ma soprattutto: chi le ha? Chi le consegnerà ai periti per poter fare le controdeduzioni e analisi? Per caso sono state sequestrate per via della denuncia per circonvenzione di incapace, oppure le conserva l’aspirante sposa Sabrina Colle?
Ricordiamo a tutti che la signora Lili Romèo e’ una psicologa. Dato lo stato in cui versa il professore, malato di tumore e di cuore, e seguito con cure farmacologiche di tipo psichiatrico, sarebbe come affidare ad un medico generico un intervento alla rotula o al cuore a cielo aperto.

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Vittorio Sgarbi

Nonostante i 20 milioni di soldi pubblici, la montagna ha partorito il topolino: saranno esposti solo 30 quadri di pittori minori, perfino sconosciuti e non l’intera collezione della Fondazione Cavallini Sgarbi

Redazione-  La giudice Paola Scorza ha preso atto dell’errore materiale che ha ingenerato una serie di equivoci. Peccato che lo abbia chiamato refuso. E peccato che non siano ancora uscite le cartelle cliniche. Chissà perché… Ma soprattutto: chi le ha? Chi le consegnerà ai periti per poter fare le controdeduzioni e analisi? Per caso sono state sequestrate per via della denuncia per circonvenzione di incapace, oppure le conserva l’aspirante sposa Sabrina Colle?
Ricordiamo a tutti che la signora Lili Romèo e’ una psicologa. Dato lo stato in cui versa il professore, malato di tumore e di cuore, e seguito con cure farmacologiche di tipo psichiatrico, sarebbe come affidare ad un medico generico un intervento alla rotula o al cuore a cielo aperto.
Il 10 Agosto cioè questa sera Vittorio Sgarbi e’ atteso ad Andora (Savona). La montagna che ha partorito il topolino. A differenza dell’idea iniziale di Sauro Moretti (ex manager di Vittorio Sgarbi) che prevedeva la presenza delle opere importanti e riconosciute della Fondazione Cavallini Sgarbi, saranno esposti solo 30 quadri di pittori minori, senza un nesso storico e cronologico, e con lavori che per interesse storico e pittorico lo Sgarbi di altri tempi avrebbe definito “croste” e non della intera collezione Cavallini Sgarbi, come previsto invece dal Bando. Nessuno storico dell’arte di livello si sarebbe prestato a mettere il proprio nome su una mostra di così modesto valore. Sarà interessante a questo punto vedere con il caldo che fa oggi in quale stato arriverà alla inaugurazione Vittorio Sgarbi. Con chi parlerà, cosa riuscita a dire e quanti minuti riuscirà a reggere. Per quanto tempo dovremo ancora assistere a una violenza così drammatica e brutale – usando scientemente l’alibi che lo si fa per il suo bene – su un uomo che viene considerato solo un brand pur di fare incassare soldi alla Fondazione Cavallini Sgarbi, alla sorella Elisabetta Sgarbi con la Nave di Teseo visto che ha prodotto il catalogo – senza gara pubblica – che sarà esposto e venduto questa sera ad Andora alla inaugurazione del progetto da 20 milioni di euro, tutti soldi pubblici, alla aspirante sposa e a tutto il cerchio tragico ? Per quanto reggeranno il cuore e il fisico di Vittorio Sgarbi, di cui vediamo ad occhio, da profani, che non sta bene e che oltre alla voce flebile ha anche purtroppo l’eloquio contorto e confuso? A cosa sono disposti ad arrivare? L’immagine che Vittorio Sgarbi aveva scelto per se’ e il messaggio di libertà e di anticonformismo che per una vita ha dato al mondo sono state brutalmente calpestate. Rivedendo alcuni video del suo recente passato e leggendo le interviste di oggi, e’ difficile non dare ragione alla figlia Evelina: sembra proprio una altra persona.
Tutte le persone che lo hanno conosciuto trovano incredibile questo triste epilogo.
La favoletta della depressione non regge più e fa acqua da tutte le parti. E’ successo certamente qualcosa di diverso che ha innescato il tutto. Ma cosa ?

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Esteri

Iran: continua il rimpatrio degli afghani privi di documenti

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Rimpatrio Afghani dall'Iran

Redazione- Il governo iraniano ha annunciato che prosegue il piano per il rimpatrio degli afghani privi di documenti di soggiorno. Secondo quanto dichiarato da Ali Zeynivand, portavoce del Ministero dell’Interno iraniano, dall’inizio del 1404 del calendario iraniano sono già rientrati dall’Iran circa due milioni di cittadini afghani senza documenti regolari.

Zeynivand ha precisato che il programma di riorganizzazione e rientro non è stato sospeso e che le autorità continuano ad attuarlo con l’obiettivo di regolamentare la presenza dei cittadini stranieri nel Paese.

Secondo i dati forniti dal portavoce, più di 200.000 persone avrebbero lasciato l’Iran dall’inizio dell’anno in corso presentandosi spontaneamente alle autorità.

Le autorità iraniane sottolineano che il provvedimento non riguarda tutti gli afghani presenti nel Paese. Le persone in possesso di documenti validi possono continuare a soggiornare in Iran nel rispetto delle norme vigenti. Il governo ha inoltre affermato che gli stranieri regolarmente residenti dovrebbero contribuire ai costi di alcuni servizi pubblici, tra cui l’assistenza sanitaria e alcune forme di sostegno sociale.

Parallelamente, in Parlamento è in fase conclusiva l’esame del disegno di legge per la creazione di una «Organizzazione nazionale per l’immigrazione», che dovrebbe definire un quadro più strutturato per la gestione delle questioni legate ai migranti.

Le Nazioni Unite e diverse organizzazioni umanitarie hanno più volte richiamato l’attenzione sulle conseguenze dei rientri su larga scala in Afghanistan. Il Paese continua infatti ad affrontare difficoltà economiche, elevata disoccupazione e una riduzione degli aiuti umanitari.

Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, molti cittadini afghani che rientrano nel Paese dispongono di risorse limitate e possono avere bisogno di assistenza per trovare un alloggio, procurarsi cibo, accedere ai servizi sanitari e trovare opportunità di lavoro.

Il fenomeno dei rientri dall’Iran continua quindi a rappresentare una questione rilevante per le autorità dei due Paesi e per le organizzazioni impegnate nell’assistenza ai migranti.

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