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ULTIMO MESE DI PROIEZIONI ALLA CASA DEL CINEMA PER LA MOSTRA “LANTERNE MAGICHE. FOTOGRAFIE DALLA COLLEZIONE VALERIO DE PAOLIS” AL MUSEO CARLO BILOTTI A VILLA BORGHESE, IL TEMA È “THIS IS ENGLAND”

Alla Casa del Cinema si chiude la rassegna legata alla mostra

Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis

al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese.

Il tema del mese è This is England.

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1. Los Angeles 1990 © Franco Fontana 984 x 655

 Redazione-  Ultimi appuntamenti presso la Casa del Cinema per il ciclo di proiezioni legato alla mostra Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis (visitabile fino al 6 settembre 2026 al Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese). Per l’ultimo mese di programmazione, la rassegna propone un focus dal titolo This is England, un viaggio tra racconti e atmosfere della cultura britannica contemporanea attraverso molteplici sguardi autoriali.

L’iniziativa è realizzata in collaborazione con la Casa del Cinema e la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Tutte le proiezioni sono in lingua originale con sottotitoli, le eccezioni saranno comunicate.

Curata da Alessandra Mauro e Roberto Koch con Suleima Autore, la mostra Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata da Cinema con la collaborazione di Contrasto. I servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura.

In occasione della mostra, i possessori del biglietto di ingresso al Museo Carlo Bilotti riceveranno uno sconto sulle proiezioni che si terranno presso Casa del Cinema fino al 4 giugno 2026: per ogni biglietto del Museo presentato al botteghino di Casa del Cinema sarà applicato lo sconto del 20% su un biglietto della proiezione prescelta. I possessori del biglietto delle proiezioni tenute a Casa del Cinema fino al 4 giugno 2026 potranno acquistare il biglietto ridotto del 20% per l’ingresso alla mostra.

IL PROGRAMMA DI MAGGIO

Giovedì 15 maggio (ore 20.00) e giovedì 4 giugno (ore 17.30)

Proiezione del film The Queen di Stephen Frears

(Regno Unito, Italia, Francia, 2006, 102’)

I tormentati giorni successivi alla tragica morte di Lady Diana impongono al premier Tony Blair di confrontarsi con la regina Elisabetta (Helen Mirren, magnifica) e cercare di persuaderla ad abbandonare l’inopportuna cortina di silenzio dietro alla quale si è trincerata la famiglia reale. Affidandosi alla penna affilata dello sceneggiatore Peter Morgan, Frears racconta il delicato equilibrio tra immagine pubblica e vita privata e mette elegantemente in scena il contrasto tra l’anacronistico ritualismo dei protocolli aristocratici e le esigenze più complesse e pragmatiche della vita politica.

 

Mercoledì 6 maggio (ore 20.00) e lunedì 25 maggio (ore 20.00)

Proiezione del film The Iron Lady di Phyllida Lloyd

(Regno Unito, Francia, 2011,105’)

Malata di Alzheimer, l’anziana Margaret Thatcher si è ormai ritirata a vita privata. La sua mente, però, non riesce a liberarsi dei ricordi del passato: cresciuta in una famiglia modesta, si era appassionata alla vita politica, aveva sfidato il maschilismo imperante ed era stata eletta Primo ministro. Alla regista Phyllida Lloyd e alla sceneggiatrice Abi Morgan non interessa giudicare le scelte politico/ideologiche di una grande personalità del Novecento ma raccontare con partecipazione la vicenda esemplare di una self made woman. E permettere così a Meryl Streep di mostrare nuovamente tutta la sua grandezza.

Venerdì 22 maggio (ore 17.30)

Proiezione del film I, Daniel Blake di Ken Loach

(Regno Unito, Francia, Belgio, 2016, 100’)

Ken Loach torna ai suoi temi prediletti con un film asciutto e profondamente indignato, premiato con la Palma d’Oro a Cannes. La vicenda di un falegname costretto a misurarsi con un sistema assistenziale disumanizzato, del tutto simile a un moderno Leviatano, diventa il ritratto di un’Europa segnata da una precarietà diffusa e dal progressivo indebolimento dei diritti sociali. Senza mai cedere alle facili derive patetiche, Loach costruisce un racconto vigoroso, in cui la solidarietà tra gli ultimi diventa l’unico e fragile antidoto possibile all’indifferenza delle istituzioni.

Lunedì 11 maggio (ore 20.00) e venerdì 29 maggio (ore 17.30)

Proiezione del film Another Year di Mike Leigh

(Regno Unito, Francia, Belgio, 2016, 100’)

Attraverso il fluire delle stagioni e l’avvicendarsi delle visite di amici e conoscenti, Mike Leigh osserva con straordinaria finezza le vicende di una coppia apparentemente serena, contrapponendole alla solitudine di chi fatica a trovare un proprio posto nel mondo. Un racconto costruito sulla perfezione dei dialoghi e sulla malinconia sommersa dietro le convenzioni della normalità borghese, capace di riflettere sullo scorrere del tempo e sulle crepe invisibili che attraversano ogni relazione. Il grande regista non ha bisogno di ricorrere a drammi e scontri plateali e gira uno dei suoi film più belli, scavando nelle contraddizioni dell’animo di tutti quanti i personaggi.

Prezzo dei biglietti: 5 €.

I biglietti per le proiezioni a pagamento in programma alla Casa del Cinema si possono acquistare presso la biglietteria in largo Marcello Mastroianni 1, oppure online attraverso il sito www.casadelcinema.it o www.boxol.it/casadelcinema, esclusivamente con modalità “Biglietto digitale”: il biglietto può essere stampato o reso disponibile sul proprio dispositivo mobile. La biglietteria/infopoint sarà aperta con i seguenti orari: dal lunedì alla domenica dalle 10.00 alle 22.00.

Eventuali eccezioni saranno comunicate sul sito www.casadelcinema.it.

Per l’acquisto dei biglietti della mostra Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis, consultare il sito del museo www.museocarlobilotti.it alla pagina visita > biglietti.

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MODICA – L’ANTICO BISCOTTO DOLCE CON RIPIENO DI CARNE, NPANATIGGHI

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Redazione- Modica c’è un biscotto al cioccolato con la carne dentro. Non è un errore.
Si chiama ‘mpanatigghiu, e se ne ordini uno in pasticceria senza sapere cosa contiene, al primo morso ti fermi. Poi guardi il biscotto. Poi lo riguardi.
Siamo a Modica, provincia di Ragusa, XVI secolo. La Sicilia è sotto la dominazione spagnola e il nome lo tradisce già: ‘mpanatigghi viene dall’iberico empanadillas, piccoli fagottini ripieni. Gli spagnoli portano in Sicilia l’abitudine di mescolare carne e cacao — una combo che arrivava dritta dalle Americhe — e qualcuno a Modica la trasforma in qualcosa di molto più sottile.
La leggenda dice che furono le monache benedettine di un convento modicano a inventare la versione definitiva. I confratelli predicatori sostenevano giornate estenuanti di predica durante la Quaresima, con digiuni severi. Le suore erano preoccupate per la loro salute. Così pensarono a una soluzione.
Nascosero la carne nel dolce.
Ripieno: carne di vitello tritata finissima, mandorle abbrustolite, cioccolato fondente, cannella, chiodi di garofano. L’esterno: un guscio di pasta friabile, forma a mezzaluna, sigillato sui bordi. Da fuori sembra un biscotto. Da dentro è un pasto completo camuffato da dessert.
E qui viene il punto che cambia tutto: il cioccolato, nel XVI secolo, era classificato come alimento “di magro”. La Chiesa lo permetteva anche nei giorni di digiuno. Tecnicamente, chi mordeva un ‘mpanatigghiu stava mangiando un dolce, non carne. Il ripieno proteico era invisibile alla regola ecclesiastica — o almeno così ragionavano le monache.
Spoiler: il trucco funzionò.
Leonardo Sciascia li definì “biscotti da viaggio”: compatti, nutrienti, a lunga conservazione. Li portavano i pellegrini, i nobili in transito verso Palermo, i funzionari della Contea di Modica. Una proto-barretta energetica del Cinquecento, con dentro un escamotage teologico.
Oggi la ricetta originale è custodita da pochissimi maestri pasticcieri modicani. Le versioni pubblicate sui libri di cucina, dicono gli artigiani locali, non rispettano necessariamente la formula tramandata. Il cioccolato di Modica ha già ottenuto il marchio IGP. Gli ‘mpanatigghi aspettano ancora.
Un dolce al cioccolato che contiene carne, nato per imbrogliare il digiuno, sopravvissuto a cinque secoli. Modica li vende ancora in pasticceria, accanto ai cornetti.
In breve:
Gli ‘mpanatigghi sono biscotti modicani del XVI secolo con carne di vitello nascosta nel cioccolato.
Furono probabilmente inventati da monache benedettine per sfamare i predicatori durante la Quaresima, sfruttando il fatto che il cioccolato era classificato come cibo ‘di magro’.
Il nome viene dallo spagnolo ‘empanadillas’ e la ricetta originale è ancora oggi custodita segretamente da pochi artigiani di Modica.

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UNA DOMANDA. UNA STORIA. CON MYLÈNE BESANÇON!

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Redazione-  Mylène Besançon incarna uno stile di vita sano, un’energia da donna d’affari, una comunicazione diplomatica, la ricchezza generazionale e un profondo amore familiare, il tutto radicato nell’integrità. Questa donna, connessa alla saggezza antica e capace di navigare tra culture contemporanee, è anche in procinto di iniziare le pratiche amministrative per prendere il cognome del marito, Erhardt.

D: C’è mai stata una direzione professionale diversa che ha seriamente pensato di intraprendere?

R: Dopo il diploma di scuola superiore e durante i miei studi universitari per la laurea triennale, ero attratta dall’idea di lavorare per un’organizzazione che contribuisce alla preservazione e alla protezione della costa della Costa Azzurra, dove sono nata e cresciuta.

Ringraziamo i nostri lettori per la visita e all’intervistata per la sua collaborazione, e vi auguriamo uno splendido 2026. Con delicatezza e curiosità, vi invitiamo a scoprire il canale YouTube (De Travel Experiences) della nostra bellissima intervistata dopo il conseguimento del suo MBA, per immergervi nel suo universo e nelle sue esperienze. Per i visitatori la cui lingua madre è il francese o l’inglese, una traduzione è disponibile qui sotto. Condividere questo articolo, “Una Domanda. Una Storia. Con Mylène Besançon!”, con la famiglia e gli amici è fortemente incoraggiato per sostenere la nostra rivista.

Photograph by GUILLAUME LECHAT — All credits to MYLÈNE BESANÇON.

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KATE IN ITALIA: LA NOBILTÀ INVISIBILE DELL’ANIMO NELL’EPOCA DELLE MASCHERE

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Redazione-  Esistono arrivi che non attraversano soltanto i confini geografici, ma qualcosa di più complesso, più fragile, più difficile da raggiungere: la sensibilità collettiva di un popolo. La venuta in Italia della Principessa del Galles Kate Middleton non è stata soltanto una visita ufficiale scandita da protocolli, fotografie e strette di mano. Alcune presenze, infatti, non occupano semplicemente uno spazio: lo abitano  con autenticità, lasciando tracce.

Viviamo in una società singolare, che conosce il prezzo di tutto e il valore di poco. Un tempo nel quale l’apparenza viene spesso incoronata regina assoluta del consenso, mentre l’interiorità viene relegata ai margini, quasi fosse un linguaggio antico, lento, inadatto alla velocità contemporanea.

Eppure la vita possiede un’ironia raffinata, continua a ricordarci che la sostanza sopravvive sempre all’immagine.

Kate arriva in Italia in un tempo delicato della propria esistenza personale e pubblica, ed è forse proprio qui che la cronaca si arresta e inizia qualcosa di più profondo, perché vi sono momenti in cui non osserviamo più un ruolo; osserviamo una condizione umana.

La sofferenza possiede una grammatica universale, non conosce titoli nobiliari, patrimoni, privilegi o appartenenze. Attraversa ogni essere umano con la stessa severa imparzialità, ed è nel modo in cui si attraversa il dolore che spesso emerge la verità di una persona.

I filosofi antichi chiamavano questa capacità dignitas: non l’onore esteriore, non il prestigio sociale, ma la forza interiore di restare fedeli a sé stessi anche quando la vita impone il peso delle sue stagioni più dure.

Oggi siamo abituati a una rappresentazione quasi eroica dell’esistenza, forti senza cedimenti, efficienti senza pause, perfetti senza ferite, ed è una delle più grandi menzogne del nostro tempo. L’essere umano non è stato creato per essere invincibile, ma bensì per essere autentico.

Forse per questo l’Italia ha accolto Kate con qualcosa che andava oltre la curiosità. Vi era una forma di riconoscimento silenzioso, quasi istintivo, perché il nostro Paese, con tutte le sue contraddizioni, conserva ancora una straordinaria capacità, quella di leggere i volti prima dei titoli e i volti raccontano sempre ciò che le parole tentano di nascondere.

Esiste una nobiltà che non abita nei palazzi e non viene consegnata dalle genealogie, è una nobiltà invisibile, interiore, quasi spirituale, quella di chi continua a sorridere dopo aver conosciuto la paura. Di chi attraversa il dolore senza trasformarlo in spettacolo. Di chi comprende che la fragilità non diminuisce la persona, ma rende profondamente vera.

Humanitas, dicevano i latini. La più alta forma di grandezza,

è forse oggi, in un’epoca che premia il rumore e dimentica l’essenziale, la lezione più preziosa non arriva da una corona,ma dalla semplicità disarmante di una donna che ricorda al mondo che la vera eleganza non consiste nell’essere guardati, ma

nel restare umani.

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