Cronaca
UN REGALO FORTUNATO DIVENTA UN CASO LEGALE: LA VICENDA DEL GRATTA E VINCI A CARSOLI

Redazione- La storia di una vincita di 500.000 euro con un Gratta e Vinci, che ha animato Carsoli negli ultimi giorni, sta assumendo contorni inaspettati. Dopo le voci che circolavano sulla scomparsa della persona che aveva grattato il biglietto vincente, è emerso un nuovo sviluppo: l’uomo che avrebbe donato il biglietto ha deciso di intraprendere azioni legali, avvalendosi dell’assistenza di un avvocato, presentando un esposto alla Guardia di Finanza.
Questo passo segna un’evoluzione significativa nella gestione della vicenda, che fino ad ora si era basata principalmente su racconti informali. L’obiettivo dell’esposto sembra essere quello di fare chiarezza sulla situazione, considerando il rapporto tra i due protagonisti e le circostanze specifiche legate all’acquisto e alla consegna del tagliando vincente.
Al centro della questione rimane la vincita avvenuta qualche giorno fa. Il biglietto fortunato sarebbe stato grattato da una donna straniera, di circa 70 anni, più anziana dell’uomo che era con lei presso il Bar , situato nel centro commerciale Carsoli 2. Nonostante non vi sia una relazione sentimentale o una convivenza tra i due, sono descritti come semplici conoscenti della stessa nazionalità. Secondo la ricostruzione dei fatti, sarebbe stato l’uomo a offrire il biglietto alla donna, insieme a un caffè. Successivamente, la scoperta della vincita e il deposito del tagliando in banca a nome della donna.
La successiva irreperibilità della vincitrice e il crescente malcontento dell’uomo hanno portato alla decisione di rivolgersi a un legale e alle forze dell’ordine. Resta da capire quale sia il contenuto esatto dell’esposto e quali aspetti specifici si intendano evidenziare. Dal punto di vista legale, la titolarità del biglietto, intestato alla donna, è un elemento cruciale, ma non esaurisce tutti gli interrogativi sulle dinamiche tra le due persone coinvolte. Nel frattempo, il caso ha attirato l’attenzione ben oltre i confini locali.
Nel paese, l’atmosfera è un misto di curiosità e cautela, con versioni dei fatti che continuano a circolare e un’attesa palpabile per eventuali sviluppi ufficiali. L’esposto alla Guardia di Finanza potrebbe ora dare avvio a indagini più approfondite, volte a chiarire i passaggi chiave di questa vicenda.
Cronaca
Tragedia all’ospedale di Sora: muore neonata di due mesi di Balsorano
🚨 TRAGEDIA A SORA: NEONATA DI DUE MESI MUORE IN OSPEDALE. LA PROCURA APRE UN’INCHIESTAUna drammatica vicenda ha gettato nel dolore e nello sconforto le comunità di Balsorano e Sora. Una bambina di appena due mesi è deceduta ieri pomeriggio al Pronto Soccorso dell’ospedale Santissima Trinità di Sora, dopo una corsa contro il tempo che aveva visto i genitori rivolgersi inizialmente all’ospedale di Avezzano per un grave malessere, ipotizzato in prima battuta come una gastroenterite. 👼💔Nonostante l’immediata presa in carico e i disperati tentativi di stabilizzazione da parte dei medici della struttura laziale, il quadro clinico della piccola è precipitato fino al tragico epilogo. Sul posto sono intervenuti gli agenti del Commissariato di Polizia che, su disposizione della Procura della Repubblica di Cassino, hanno sequestrato la cartella clinica ed avviato le indagini d’ufficio per fare piena luce sulle cause esatte del decesso ed accertare la correttezza di tutte le procedure mediche applicate. Un dolore immenso che ha causato anche il malore del nonno della piccola all’interno del nosocomio. 🏛️🔒👇 Esprimi il tuo cordoglio e la tua vicinanza alla famiglia in questo momento di indescrivibile dolore nei commenti.#CronacaSora #Balsorano #OspedaleSora #ValleRoveto #TragediaPediatrica #ProcuraCassino #IndaginiPolizia #SanitàLocale
Sora – Nel panorama della sanità locale e della gestione delle emergenze pediatriche territoriali, il decesso di un lattante rappresenta un evento drammatico che scuote profondamente la coscienza civile e interroga in modo rigoroso i protocolli di assistenza e continuità assistenziale tra regioni confinanti. Una bambina di appena due mesi, figlia di una coppia residente nel comune di Balsorano, in provincia dell’Aquila – con padre di origini salernitane e madre della Valle Roveto –, è deceduta nel pomeriggio di ieri presso il presidio ospedaliero “Santissima Trinità” di Sora, nella provincia di Frosinone. La tragedia ha colpito duramente due comunità a ridosso del confine laziale-abruzzese, attivando immediatamente i canali di scrutinio giudiziario. La Procura della Repubblica di Cassino ha infatti aperto un fascicolo d’indagine per fare piena luce sulle cause biologiche e sulle eventuali responsabilità procedurali che hanno determinato l’improvviso e fatale epilogo clinico.
La linea temporale dei soccorsi: il primo accesso al pronto soccorso di Avezzano
Secondo le prime e parziali ricostruzioni fornite dagli organi inquirenti, la crisi sanitaria si sarebbe manifestata nelle ore precedenti all’interno delle mura domestiche, quando la neonata ha accusato un severo e improvviso malessere generale. Dinanzi al peggioramento delle condizioni, i genitori si sono mossi con urgenza verso la rete di primo soccorso della regione Abruzzo, accedendo in prima istanza al Pronto Soccorso dell’ospedale civile di Avezzano. In questa sede, l’equipe medica di turno avrebbe formulato una diagnosi preliminare orientata verso una forma acuta di gastroenterite pediatrica, un’ipotesi clinica che tuttavia non ha ancora ricevuto un riscontro formale o una validazione scientifica ufficiale attraverso esami di laboratorio. Presso il nosocomio marsicano sarebbero stati comunque avviati i primi accertamenti diagnostici e i protocolli di stabilizzazione dei parametri vitali del piccolo paziente.
Il trasferimento al Santissima Trinità di Sora e il tragico epilogo clinico
La traiettoria logistica della vicenda presenta un nodo cruciale attualmente al vaglio degli investigatori: per cause e motivazioni non ancora formalizzate in atti pubblici, la famiglia ha successivamente optato per lo spostamento della bambina, conducendola presso il Pronto Soccorso del nosocomio di Sora. Al loro arrivo nella struttura laziale, il personale sanitario e i medici di guardia hanno attivato le procedure di massima urgenza per i codici pediatrici critici, prendendo immediatamente in carico la lattante nel tentativo di decodificarne il quadro patologico ed evitarne il deperimento organico. Nonostante la mobilitazione del personale dei reparti e l’applicazione delle terapie di rianimazione cardiopolmonare, la situazione emodinamica della piccola è precipitata in modo irreversibile nel giro di pochi minuti, fino alla constatazione formale del decesso. La drammatica notizia ha generato scene di profondo dolore all’interno dei locali dell’ospedale, dove il nonno della vittima ha accusato un severo malore da stress emotivo, rendendo necessario un immediato intervento di soccorso medico.
Il sequestro delle cartelle cliniche e il mandato investigativo della Polizia di Stato
I rilievi investigativi e di polizia giudiziaria sono scattati tempestivamente all’interno del presidio ospedaliero sorano, coordinati dagli agenti del locale Commissariato di Polizia di Stato su preciso mandato della magistratura cassinate. Gli inquirenti hanno proceduto all’immediata acquisizione giudiziaria della cartella clinica della neonata, ponendo sotto sequestro documentale sia i verbali del primo accesso ad Avezzano sia le annotazioni relative alle terapie somministrate a Sora. Gli agenti hanno inoltre raccolto, con le cautele imposte dal grave stato di shock emotivo dei congiunti, le prime dichiarazioni formali dei genitori e le testimonianze del personale medico e infermieristico che ha gestito le fasi del ricovero. La magistratura disporrà con ogni probabilità l’esame autoptico sulla salma della bambina per accertare se il decesso sia ascrivibile a uno shock settico latente, a complicanze congenite o a profili di ritardo diagnostico, in un’indagine che al momento non esclude alcuna ipotesi di reato.
Cronaca
Grandinata a San Benedetto del Tronto, danni alla Emilcar per oltre 5 milioni
🚨 DISASTRO MALTEMPO A SAN BENEDETTO: EMILCAR COLPITA DA UN DANNO DA 5 MILIONI DI EUROUna botta tremenda che mette a dura prova una delle più importanti realtà commerciali del Centro Italia. La straordinaria grandinata di martedì ha letteralmente bersagliato i piazzali della concessionaria Emilcar di Emilio Scartozzi, danneggiando circa mille auto tra usato, chilometri zero e mezzi aziendali. Un danno patrimoniale immenso, stimato intorno ai 5 milioni di euro, a fronte di una copertura assicurativa che coprirà solo una minima parte delle perdite a causa di massimali insostenibili. 🚗⛈️Grazie alla solidità del gruppo e al supporto delle filiali di Civitanova Marche, Pescara e Silvi Marina, l’azienda supererà questo momento drammatico. Nel frattempo, l’attività compilerà la richiesta per i ristori economici mentre i sindaci di San Benedetto, Monteprandone e Grottammare chiedono compatti lo stato di calamità naturale al Governo. Per aiutare i cittadini con l’auto distrutta, Start Spa ha istituito i trasporti pubblici urbani completamente gratuiti a San Benedetto fino al 31 luglio. 🇮🇹🚌👇 Quali tutele servono oggi alle imprese per difendersi da questi eventi climatici estremi? Scrivilo nei commenti!#SanBenedetto #MaltempoMarche #Grandinata #Emilcar #EmilioScartozzi #DanniMaltempo #StatoDiCalamità #RivieraDellePalme #StartSpa
San Benedetto del Tronto – Gli eventi meteorologici estremi legati ai mutamenti climatici non rappresentano più una remota minaccia ambientale, ma si configurano come fattori di rischio macroeconomico immediato per il sistema produttivo e commerciale del Paese. La devastante grandinata che ha colpito la riviera delle Palme nella giornata di martedì ha causato danni incalcolabili al tessuto imprenditoriale locale, concentrandosi con inusitata violenza sul comparto della distribuzione automobilistica. Il caso della Emilcar, storica realtà imprenditoriale guidata da Emilio Scartozzi e accreditata come una delle più solide e strutturate concessionarie del Centro Italia, offre la misura esatta del disastro logistico e finanziario. Le stime provvisorie evidenziano il danneggiamento di circa mille autovetture, per un controvalore patrimoniale complessivo che si attesta intorno ai 5 milioni di euro. Soltanto la solidità patrimoniale del gruppo e una consolidata diversificazione territoriale consentiranno all’azienda di superare una crisi che, per operatori di minori dimensioni, avrebbe significato il fallimento immediato.
La dinamica dello stoccaggio e la vulnerabilità dei mercati estivi
La genesi di un danno economico di tali proporzioni risiede in una precisa congiuntura temporale e logistica che caratterizza il mercato automobilistico nazionale a ridosso della stagione estiva. Il core business della Emilcar si focalizza prevalentemente sul segmento dell’usato di qualità, dei veicoli aziendali a basso chilometraggio e delle vetture a chilometro zero, mezzi che per ragioni operative necessitano di ampi spazi espositivi e di stoccaggio all’aperto. I proiettili di ghiaccio hanno bersagliato i tre grandi hub della concessionaria, a partire dalla superficie di 7mila metri quadrati situata nei pressi della caserma della Polizia Stradale, fino ai due parcheggi adiacenti alla sede principale. Il titolare Emilio Scartozzi ha spiegato come l’eccezionale accumulo di stock fosse legato all’imminente fermo estivo della filiera distributiva tra luglio e agosto, un fattore che spinge gli operatori a massimizzare l’approvvigionamento dei piazzali. Molte delle vetture colpite sono risultate totalmente irrecuperabili sotto il profilo strutturale e destinate alla rottamazione o all’esportazione verso mercati esteri, mentre i modelli nuovi, protetti all’interno degli showroom coperti, sono rimasti fortunatamente indenni.
Il paradosso assicurativo e l’insostenibilità dei premi contro le calamità
La vicenda riapre una complessa riflessione di natura finanziaria in ordine alla sostenibilità delle coperture assicurative per i grandi complessi commerciali esposti al rischio atmosferico. Dinanzi a una perdita stimata in 5 milioni di euro, la Emilcar potrà beneficiare di un risarcimento massimo stimato in soli 300mila euro, a causa dei massimali e delle franchigie previste dalle polizze collettive. Scartozzi ha analizzato con lucidità il paradosso economico che impedisce una tutela totale: l’attivazione di una polizza kasko singola per ognuna delle mille vetture in stock comporterebbe un esborso annuo di circa un milione e mezzo di euro di soli premi assicurativi, una cifra del tutto insostenibile che eroderebbe completamente i margini di profitto dell’impresa. A garantire la continuità aziendale sarà la rete di sicurezza logistica del gruppo, che vanta altre tre concessionarie operative a Civitanova Marche, Pescara e Silvi Marina, quadranti geografici risparmiati dall’ondata di maltempo che concorreranno a sostenere la filiale picena in questa fase di transizione e ripristino delle attività.
Il coordinamento istituzionale per lo stato di calamità e il welfare urbano
La risposta delle istituzioni locali e regionali si sta strutturando attraverso l’attivazione delle procedure d’urgenza volte a mitigare l’impatto del disastro sulle economie domestiche e sulle imprese. La Emilcar, in conformità con le direttive comunali e regionali, avvierà le procedure per l’accesso ai ristori governativi legati alla dichiarazione dello stato di calamità naturale. Il fronte amministrativo si presenta compatto: dopo i sindaci di San Benedetto del Tronto, Nicola Mozzoni, e di Monteprandone, Sergio Loggi, anche la giunta municipale di Grottammare ha formalizzato la richiesta formale per il riconoscimento dello stato di emergenza. In parallelo, per rispondere alle immediate esigenze di mobilità dei cittadini rimasti privi di mezzi privati a causa dei danni della grandine, la società di trasporti pubblici Start Spa ha istituito la totale gratuità del servizio di trasporto urbano su tutte le linee cittadine di San Benedetto del Tronto, un provvedimento di welfare emergenziale attivo fino al 31 luglio 2026 volto a preservare la coesione sociale e la mobilità interna del comprensorio.
Cronaca
Filo metallico sulla strada a Roccaraso: motociclista ferito al collo
🚨 TRAPPOLA MORTALE A ROCCARASO: CAVO D’ACCIAIO TESO SULLA STRADATragedia sfiorata in località Vallata Heidi, dove un motociclista di 25 anni è rimasto gravemente ferito al collo da un filo metallico teso tra due pali in mezzo alla carreggiata. Un ostacolo invisibile e pericolosissimo, posizionato in uno dei percorsi sterrati più frequentati da escursionisti, ciclisti e sportivi. 🏍️⚠️Il giovane, salvo per miracolo dopo il violento impatto a 50 km/h, ha sporto denuncia ai Carabinieri di Castel di Sangro e ha lanciato un appello sui social per invitare tutti alla massima prudenza e segnalare subito qualsiasi anomalia. Chiunque abbia visto qualcosa o abbia informazioni utili contatti subito le forze dell’ordine. La sicurezza in montagna deve essere una priorità assoluta! 🏔️🛑👇 Cosa ne pensi di questi gravissimi atti di sabotaggio sui sentieri? Dicci la tua nei commenti.#Roccaraso #CastelDiSangro #CronacaAbruzzo #SicurezzaStradale #Enduro #SentieriSicuri #PrudenzaInMontagna
Roccaraso – La sicurezza lungo i percorsi montani e sterrati torna bruscamente al centro del dibattito pubblico a seguito di un gravissimo episodio di cronaca che ha sfiorato la tragedia. Un motociclista di 25 anni, Marcello Peluso, ha rischiato la vita a causa di un filo metallico teso artificialmente attraverso la carreggiata, un ostacolo invisibile che ha agito con la pericolosità di una lama ad altezza uomo. L’incidente si è verificato in località Vallata Heidi, un’area naturalistica di primaria importanza per il turismo locale, meta abituale di escursionisti, ciclisti e famiglie durante la stagione estiva e snodo strategico per gli sciatori in inverno, data la sua immediata prossimità agli impianti di risalita del comprensorio sciistico abruzzese. La presenza di simili barriere abusive riapre lo spinoso capitolo relativo ai conflitti d’uso del territorio montano e alla tutela della pubblica incolumità su tracciati considerati ingannevolmente sicuri dagli appassionati di sport outdoor.
La dinamica dell’impatto e il meccanismo della trappola
Secondo i primi rilievi e le ricostruzioni fornite dagli organi inquirenti, il giovane centauro, originario di Napoli ma residente nel vicino comune di Castel di Sangro, stava percorrendo lo sterrato a una velocità stimata di circa 50 chilometri orari. La trappola, strutturata con un cavo di acciaio plastificato ancorato saldamente a due pali di legno posizionati ai margini della via, attraversava trasversalmente l’intera carreggiata. La totale assenza di segnalazioni ottiche o di elementi riflettenti ha reso la barriera completamente invisibile al conducente, la cui attenzione era comprensibilmente concentrata sulle asperità del fondo stradale. L’impatto è stato violento e inevitabile: il cavo ha colpito direttamente la zona della gola del centauro prima che questi potesse accennare a qualsiasi manovra di frenata. La dinamica inerziale ha fatto sì che la motocicletta proseguisse la corsa per diversi metri, mentre il venticinquenne veniva violentemente sbalzato dalla sella, impattando al suolo e riportando ulteriori traumi contusivi agli arti inferiori.
I soccorsi, le indagini e l’appello alla sicurezza collettiva
Fattori puramente fortuiti hanno evitato che la profonda lesione alla gola recidesse i vasi sanguigni principali, scongiurando un esito fatale. Il ferito è stato tempestivamente trasferito presso il pronto soccorso dell’ospedale di Castel di Sangro, dove l’equipe medica ha prestato i primi interventi d’urgenza e stabilizzato il quadro clinico, prima del trasferimento del paziente in Campania per ulteriori accertamenti diagnostici specialistici. Nel frattempo, la vittima, che ricopre la professione di libero professionista, ha formalizzato una denuncia dettagliata presso la Compagnia dei Carabinieri di Castel di Sangro, che ha immediatamente avviato le indagini per identificare i responsabili del posizionamento del cavo metallico. Attraverso una forte campagna di sensibilizzazione sui canali social, Peluso ha voluto lanciare un accorato appello alla comunità dei frequentatori della montagna, esortando alla massima vigilanza e richiedendo la collaborazione di eventuali testimoni per fare piena luce su un atto che presenta evidenti profili di responsabilità penale e mette a repentaglio la vita umana.
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