Un dialogo internazionale tra cultura, giornalismo e impegno sociale
il 28 aprile 2026, nella capitale albanese si è svolto l’evento inaugurale del progetto internazionale “Verbum Mundi”, promosso da VerbumlandiArt APS e realizzato in collaborazione con l’Unione dei Giornalisti Albanesi. Un’iniziativa di alto livello che ha riunito rappresentanti italiani e albanesi nel nome del dialogo interculturale e della cooperazione tra i due popoli.
Espressioni Culturali Italo-Albanesi, in collaborazione con “VerbumlandiArt”, prende vita il progetto “Verbum Mundi”: un dialogo internazionale tra cultura, giornalismo e impegno sociale
Tirana – il 28 aprile 2026, nella capitale albanese si è svolto l’evento inaugurale del progetto internazionale “Verbum Mundi”, promosso da VerbumlandiArt APS e realizzato in collaborazione con l’Unione dei Giornalisti Albanesi. Un’iniziativa di alto livello che ha riunito rappresentanti italiani e albanesi nel nome del dialogo interculturale e della cooperazione tra i due popoli.
L’apertura ufficiale dell’iniziativa è stata seguita da Regina Resta e Aleksandër Çipa, protagonisti di un incontro che ha posto le basi di una rete culturale internazionale, orientata alla valorizzazione delle eccellenze nei campi della letteratura, dell’arte, del giornalismo e dell’impegno sociale.
Il progetto “Verbum Mundi” ideato da Regina Resta con il coordinamento di Angela Kosta, è stato presentato come uno spazio autorevole di dialogo e cooperazione, fondato su valori condivisi quali la pace, la giustizia, la dignità umana e la responsabilità culturale.
Temi che, nel contesto globale attuale, sono stati costantemente evidenziati durante gli interventi, sottolineando la necessità di creare spazi di dialogo autentico e sostenibile.
Uno dei momenti principali della giornata è stata la cerimonia di premiazione di personalità che si sono distinte nei rispettivi ambiti. Tra i premiati sono distinti: scrittori, studiosi, pubblicisti e traduttori come Xhevahir Spahiu, Virion Graçi, Behar Gjoka, Namik Dokle, Viola Isufaj, Engjell Seriani, Erion Kristo, Flutura Açka, Mujo Buçpapaj, Aleksandër Çipa e Artur Nura, premiati da VerbumlandiArt con diversi riconoscimenti, tra cui il Premio Speciale di Eccellenza per vari settori e il giornalismo, a testimonianza dell’attenzione del progetto verso il valore dell’informazione internazionale e del dialogo tra diversi sistemi mediatici.
“Verbum Mundi rappresenta una visione ampia e concreta: la creazione di legami reali tra culture diverse, valorizzando il merito e promuovendo una cultura della responsabilità e del dialogo” – ha dichiarato Regina Resta durante l’evento, sottolineando che Tirana rappresenta solo il primo passo di un percorso internazionale che coinvolgerà altri Paesi europei e non solo.
Il progetto prevede una serie di tappe e itinerari, con attività culturali e istituzionali di alto livello, concepite come momenti di incontro tra istituzioni, intellettuali nonché moderatori culturali, con l’obiettivo di costruire una comunità internazionale basata sulla condivisione dei valori e sulla cooperazione tra eccellenze.
La delegazione italiana, presente in gran numero, includeva tra gli altri Onorevole Mirella Cristina, Francesco Lenoci, Eugenio Bisceglia, Maria Pia Turiello, Vinicio Leonetti, Tommaso Filieri e Angela Kosta.
In questa occasione, alla traduttrice e scrittrice Kosta, le è stato consegnato il Premio dall”Unione degli Giornalisti Albanesi: “Branko Merxhani” per il giornalismo culturale e come contributrice speciale nell’ambito dell’espressione culturale italo-albanese.
Con questo primo evento, moderato dalla giornalista, poetessa e nota conduttrice televisiva di Pristina, Alketa Gashi Fazliu, “Verbum Mundi” mira a diventare un punto di riferimento nel panorama culturale internazionale, rafforzando il ruolo di VerbumlandiArt APS, come realtà dinamica e attiva nella promozione del dialogo tra le culture.
In seguito, è stato presentato il libro dell’autrice Regina Resta “IO RESTO PAROLA”, tradotto in lingua albanese da Angela Kosta. Il libro è distribuito in diverse scuole superiori, università, biblioteche e librerie in Albania e Kosovo.
Torna la magia dei “Giovedì della Cultura”: 29 viaggi straordinari nel cuore di Casa dei Carraresi
Più di semplici conferenze: a Treviso tornano i Giovedì della Cultura a Casa dei Carraresi. 29 appuntamenti tra storia, robotica, letteratura, degustazioni enogastronomiche e grandi donne! Scopri l’incredibile programma 👇🎓📚
Treviso – In un’epoca frenetica e individualista in cui le interazioni umane si riducono sempre più spesso allo scorrere silenzioso di uno schermo luminoso e a un rapido e asettico scambio di messaggi sui social network, esiste ancora, per fortuna, un luogo magico dove il tempo sembra rallentare per lasciare spazio al pensiero, alla pura bellezza e al confronto umano. Questo luogo è la suggestiva Casa dei Carraresi, cuore pulsante ed elegante della vita cittadina, pronta a riaprire le sue antiche e prestigiose porte per ospitare l’attesissima edizione 2026/27 dei celebri “Giovedì della Cultura”. Quello che andrà in scena da ottobre fino al prossimo maggio non è un semplice, lungo e noioso calendario di conferenze accademiche, ma un vero e proprio atto di resistenza intellettuale e sociale: ben 29 appuntamenti imperdibili, pensati per far riscoprire ai cittadini il piacere meraviglioso di ritrovarsi insieme, ogni giovedì pomeriggio alle ore 18, uniti dalla sana curiosità di imparare, di stupirsi e di esplorare le infinite e brillanti sfaccettature dell’ingegno umano.
Molto più di semplici lezioni: un caleidoscopio di saperi e incontri da ottobre a maggio
La straordinaria forza aggregante di questa longeva e amatissima rassegna — nata con grande lungimiranza nel 2019 e arrivata al traguardo impressionante dell’incontro numero 216 — risiede nella sua assoluta unicità editoriale. Il cartellone di quest’anno, sapientemente ideato, abbandona i rigidi e noiosi steccati accademici per proporre al pubblico un viaggio immersivo e multidisciplinare davvero unico. I temi tradizionali, come i grandi capolavori dell’arte, la letteratura d’autore, la storia e la musica sacra, si mescolano coraggiosamente con argomenti inusuali e profondamente affascinanti. Durante questi lunghi mesi si parlerà di antichi e preziosi tessuti, della misteriosa storia degli scacchi nel cuore del Medioevo, dei complessi e delicati legami che uniscono la scienza alla letteratura, dell’imprevedibile connubio tra l’arte moderna e la disciplina sportiva e, persino, dei segreti della farmaceutica moderna. Ogni giovedì si trasformerà in una vera e propria finestra spalancata sul mondo, accessibile fisicamente in sala a Treviso, ma fruibile liberamente anche a livello globale grazie alla provvidenziale e gratuita copertura streaming sul canale YouTube della Fondazione Cassamarca, una vera e propria e democratica biblioteca digitale del sapere messa a disposizione di tutti.
Dall’artigianato antico all’intelligenza artificiale: i grandi nomi e i cervelli del cartellone
Il viaggio prenderà il via ufficialmente l’8 ottobre con un affascinante incontro inaugurale affidato alle sapienti e appassionate parole di Alessandra Geromel, massima esperta di tessuti antichi, che svelerà segreti e trame tessili del nostro territorio veneto. La settimana successiva si viaggerà idealmente verso la laguna di Venezia con Elisabetta Pasqualin, per scoprire il fascino segreto e le funzioni storiche delle famose “altane” veneziane. Ma il ricchissimo programma sa guardare con grande coraggio anche al futuro tecnologico: di assoluto e assoluto prestigio sarà la presenza di Arianna Trabiglia, mente brillante alla guida del Centre for Cultural Heritage Technology e recentemente inserita dalla blasonata rivista Forbes tra le 100 donne più influenti al mondo. Sarà lei a spiegare alla platea trevigiana come la robotica avanzata e le nuovissime tecnologie d’avanguardia possano essere messe al servizio della tutela del nostro immenso patrimonio culturale. Tra gli ospiti di spicco figurerà anche Damiano Gullì, eccelso curatore del Public Program della Triennale di Milano, che racconterà il progetto visivo legato alle prossime Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, e Giulia Lovison (dell’autorevole Harvard University Centre), che ci trasporterà nel magico mondo medievale degli scacchi.
Il coraggio eccezionale delle donne, i segreti della Storia e le sfide del mondo contemporaneo
Una sezione vitale, vibrante e doverosa della rassegna sarà dedicata in profondità all’universo e al coraggio femminile. Non si tratterà di semplici biografie didascaliche, ma di veri e propri romanzi di vita vissuta che emozioneranno il pubblico. Corrado Occhipinti Confalonieri, firma prestigiosa dell’autorevole rivista “Storica” del National Geographic, ripercorrerà le vicende eroiche e tormentate di grandi figure femminili vissute tra Medioevo e Rinascimento, mentre la giornalista Silvia Ugolotti farà sognare la sala raccontando i profili audaci di impavide donne esploratrici, avventuriere e pioniere del viaggio. Accanto al fascino senza tempo della letteratura (con due imperdibili focus speciali dedicati a Ippolito Nievo e al genio di Scott Fitzgerald), ci sarà spazio vitale per affrontare argomenti di straordinaria profondità civile e storica: dai misteriosi e cupi intrighi del Dossier Odessa, all’epopea gloriosa della Storia del Corpo degli Alpini, per poi passare all’emigrazione italiana in Europa e ai delicatissimi meccanismi di potere nella Repubblica di Venezia. Non mancherà, infine, l’attenzione al drammatico tema della difesa e della tutela dei minori dai pericoli insidiosi della rete oscura digitale: a parlarne sarà Annachiara Sarto, giovanissima e combattiva fondatrice dell’associazione ProtectionForKids, vera paladina dei diritti umani oggi riconosciuta e ammirata a livello internazionale.
Un ponte prezioso e rarissimo tra le diverse generazioni: gli studenti diventano reporter per un giorno
C’è un aspetto profondamente umano e sociale alla base di questo vasto progetto che merita da solo un applauso scrosciante da parte di tutta la città: la rassegna culturale non si rivolge esclusivamente a un pubblico adulto o di pensionati, ma ha deciso con immenso coraggio di scommettere concretamente e attivamente sulle nuove generazioni. Anche in questa densa edizione, infatti, i Giovedì della Cultura prevedono il coinvolgimento diretto e in prima persona di decine di brillanti studenti delle scuole superiori trevigiane. I ragazzi non saranno mai trattati come semplici spettatori passivi obbligati a stare seduti in fondo alla sala, ma diventeranno dei veri e propri e curiosi attori protagonisti: nell’ambito dei loro percorsi formativi scolastici, avranno l’irripetibile occasione di intervistare faccia a faccia i celebri relatori, scrivere articoli giornalistici di prima mano e produrre innovativi contenuti multimediali da condividere in rete. È un modo intelligente, sano e altamente costruttivo per avvicinare i giovani alla sete di cultura, trasformandoli in “reporter della bellezza” e fornendo loro quegli anticorpi intellettuali e quegli strumenti critici necessari per comprendere, analizzare e interpretare la spaventosa complessità del mondo contemporaneo senza farsi manipolare.
Un’esperienza sensoriale totale: quando la nobilissima cultura incontra le tradizioni a tavola
Perché l’esperienza settimanale del giovedì sia davvero memorabile, calda e totale, gli infaticabili organizzatori (forti del fondamentale e lodevole sostegno della Banca delle Terre Venete, da sempre attenta allo sviluppo sociale del territorio) hanno pensato intelligentemente di coinvolgere anche tutti gli altri sensi. Molti degli attesissimi appuntamenti in cartellone, infatti, scenderanno virtualmente dal palco per approdare sulle deliziose tavole imbandite dell’elegante Bistrot ai Carraresi. Oltre alle interessantissime conferenze mirate sul tema dell’alimentazione — come l’imperdibile viaggio nella ritualità della tavola dell’Ottocento illustrata dalla storica Alessia Cipolla, la storia leggendaria del rito tutto italiano del caffè con Barbara Foglia (direttrice del celebre museo Mumac), e la ricchissima epopea enologica, economica e letteraria del Prosecco raccontata minuziosamente dal professor Enrico Zucchi dell’Università di Padova — il Bistrot proporrà di volta in volta menù speciali squisitamente a tema e iniziative collegate. Dalla dolce merenda pomeridiana alla ricca cena storica di fine serata, il pubblico trevigiano avrà la rarissima e magnifica opportunità di prolungare l’incanto del pomeriggio, trasformando un semplice, freddo evento culturale e accademico in un momento di gioiosa, calda, autentica e indimenticabile convivialità umana.
Questo il calendario completo:
8 ottobre 2026
La ricerca della novità nella moda del Settecento
Alessandra Geromel, storica del tessuto
15 ottobre 2026
Le altane di Venezia. Storia di un elemento minore dell’architettura della città
Elisabetta Pasqualin, direttore del Museo Nazionale Collezione Salce, Treviso
22 ottobre 2026
La nuova letteratura italiana: Ippolito Nievo
Paolo Ruffilli, poeta e scrittore
Evento in collaborazione con l’Associazione 50&Più
29 ottobre 2026
Cave, fornaci e fornaciai tra i fiumi di risorgiva
Mauro Scroccaro, storico divulgatore, ed Elisabetta Alongi, fotografa
Evento in collaborazione con Veneto Fotografia
5 novembre 2026
Migrazioni italiane in Europa. Storia e testimonianze delle comunità italiane tra Belgio, Francia, Svizzera e Germania.
Per gli anniversari delle tragedie minerarie di Marcinelle(Belgio) e Courrières (Francia
Giorgia Miazzo, presidente del Centro Studi Grandi Migrazioni
12 novembre 2026
Dare un nome al mondo: scienza e letteratura tra microbi e parole
Gian Mario Anselmi, Professore Ordinario di Letteratura italiana e Letteratura italiana medievale, Università degli Studi di Bologna, e Davide Zannoni, Professore Emerito di Microbiologia, Università degli Studi di Bologna
19 novembre 2026
Arioso, entusiasta, allegro: una certa idea (trevigiana) di rugby
Elvis Lucchese, Società Italiana di Storia dello Sport
26 novembre 2026
Alpini, storie di uomini e uniformi
Fabio Bruno, giornalista ed esperto di storia militare
3 dicembre 2026
La tavola nell’Ottocento. Quando tutto ebbe inizio
Alessia Cipolla, architetto, food designer e storica della tavola
10 dicembre 2026
Operazione Odessa
Federico Bettuzzi, giornalista e produttore di podcast di storia
17 dicembre 2026
Donne fra Medioevo e Rinascimento
Corrado Occhipinti Confalonieri, Storica, National Geographic
14 gennaio 2027
Dietro la cura: scienza, innovazione e sfide dell’industria farmaceutica
Paola Stagni, MD Head of Medical Strategy Europa e Canada, Astellas Pharma
21 gennaio 2027
Dal Friuli a Treviso via Vicenza: la curiosa storia del Prosecco tra enologia e letteratura
Enrico Zucchi, Dipartimento di Studi Linguistici e Letterari dell’Università di Padova
28 gennaio 2027
Quando la tecnologia protegge il patrimonio. La sfida contro il traffico di beni culturali
Michela De Bernardin, ricercatrice Post Doc, Centre for Cultural Heritage Technology dell’Istituto Italiano di Tecnologia
4 febbraio 2027
La megalomania del Tiranno. Lo spettacolo del potere nella satira di Luciano di Samosata
Martina Tosello, Aletheia, Università Ca’ Foscari
11 febbraio 2027
L’immagine del potere a Venezia. Architettura e politica nella Venezia del Rinascimento
Luca Trevisan, Università Ca’ Foscari e Accademico olimpico
18 febbraio 2027
Ogni foglia ha il suo albero. Genealogia, storia e storie di famiglia
Gabriele Giusto, archivista e genealogista
25 febbraio 2027
Non cercatele in salotto. Esploratrici, avventuriere, viaggiatrici: donne che hanno cambiato il mondo
Silvia Ugolotti, giornalista di viaggio e autrice.
4 marzo 2027
Dal museo agli scavi: i robot al servizio della cultura
Arianna Traviglia, direttrice del Centre for Cultural Heritage Technology dell’Istituto Italiano di Tecnologia
11 marzo 2027
Bambini invisibili. La difesa dei minori nel mondo reale e in quello digitale
Annachiara Sarto, fondatrice Protection for Kids
18 marzo 2027
Il caffè simbolo dell’Italia tra cultura e impresa
Barbara Foglia, direttore Mumac-Museo della Macchina per Caffè, Binasco (Mi)
24 marzo 2027 (mercoledì, Auditorium ex Chiesa di S. Croce, Treviso)
Le musiche del tempo di Pasqua
Suor Monica Marighetto e Don Stefano Tempesta
8 aprile 2027
I diari delle musiciste viaggiatrici
Paola Gallo, musicologa
15 aprile 2027
Sirene sì, ma a che prezzo? Cantare le passioni al femminile
Valentina Confuorto, Musicologa, docente presso il Conservatorio “B. Marcello” di Venezia e Cristina Miatello, Soprano, già docente presso il Conservatorio “B. Marcello” di Venezia.
22 aprile 2027
Re, regina e pedoni. Storia degli scacchi nel Medioevo
Giulia Lovison, Post Doctoral Fellow, The Harvard University Center for Italian Renaissance Studies
29 aprile 2027
Arte e sport. Convergenze inaspettate
Damiano Gullí, critico d’arte, curatore Public Program, Triennale Milano
6 maggio 2027
Dai Musei Vaticani al Museo del Ghisallo
Carola Gentilini, architetto, direttrice del Museo del Ghisallo
13 maggio 2027
A touch of disaster: guardare l’America con gli occhi di F. Scott Fitzgerald
Sara Antonelli, americanista, Università Roma Tre
20 maggio
I cento anni dell’Istituto Diocesano di Musica Sacra
Don Stefano Tempesta, Istituto Diocesano di Musica Sacra e M° Stefano Trevisi
La parola che resta: un viaggio poetico nell’universo di Regina Resta
Ho scritto da qualche parte, e precisamente in uno dei libri poetici della poetessa Rajmonda Shkopi, che la poesia parla la lingua della donna. Più leggo la poesia scritta oggi dalle autrici femminili, più rafforzo questo pensiero. Sembra che le donne e la poesia dormano nello stesso letto divino, nel sogno eterno della scoperta del mondo e di sé stesse.
Redazione- Ho scritto da qualche parte, e precisamente in uno dei libri poetici della poetessa Rajmonda Shkopi, che la poesia parla la lingua della donna. Più leggo la poesia scritta oggi dalle autrici femminili, più rafforzo questo pensiero. Sembra che le donne e la poesia dormano nello stesso letto divino, nel sogno eterno della scoperta del mondo e di sé stesse.
In questi giorni ho avuto la fortuna di leggere la più recente pubblicazione in lingua albanese, intitolata “Io resto parola” dell’autrice italiana Regina Resta, proposta al lettore albanese dall’instancabile Angela Kosta, il cui contributo è inestimabile nel ponte culturale che ha costruito negli ultimi anni tra l’Italia, dove vive, e l’Albania, la terra dove è nata.
Il libro di poesie “Io resto parola”
dell’autrice italiana Regina Resta, tradotto con tanta sensibilità e raffinato gusto poetico da Angela Kosta, si presenta come un universo interiore in cui la parola non è semplicemente uno strumento espressivo, ma una sostanza vitale. In queste poesie la parola respira, sanguina, diventa memoria e ferita; non rimane sulla carta soltanto come segno grafico, ma come traccia di un’anima che cerca di non spegnersi nel silenzio del tempo.
Angela Kosta ha saputo selezionare
numerosi illustri autori italiani per farli conoscere al pubblico albanese, sempre pronto ad assorbire i valori letterari di un popolo come quello italiano, considerato non a caso la culla della cultura, il luogo dove Dante, Petrarca, Leonardo Da Vinci e centinaia di altri hanno scolpito la storia con l’arte della parola e del pennello. Per questo le scelte di Angela non sono casuali; ella sa in quali giardini cercare, dove trovare le perle più preziose dell’arte, cosa offrire al lettore da “gustare” con la
cura e la pazienza di una devota padrona di casa.
Ho letto d’un fiato questo splendido libro poetico e tutto ciò che veniva detto sul libro nella esaustiva prefazione dell’autore Aleksandër Çipa, il quale aveva colto i punti chiave dell’opera con il bisturi di un chirurgo professionista, in questo caso con il “bisturi” di un critico impegnato.
Cerchiamo ora di descrivere più dettagliatamente ai lettori chi sia
Regina Resta.
Regina Resta, poetessa, scrittrice, critica letteraria e promotrice culturale italiana, è una figura sempre più nota nel panorama letterario internazionale. Con una creatività sensibile e profondamente umana, ha pubblicato diverse opere poetiche e ricevuto numerosi premi nazionali e internazionali per la letteratura e la cultura. Presidente dell’Associazione Internazionale VerbumlandiArt.Aps e direttrice
editoriale di VERBUMPRESS, Regina Resta è una voce artistica che intreccia poesia, pace, cultura e impegno umano in un’unica missione: promuovere la bellezza spirituale e il dialogo tra i popoli.
Una donna, una creatrice che con coraggio esplora i temi dell’identità umana e dell’amore per la vita.
Già dal titolo, “Io resto parola”, ci viene consegnata una dichiarazione esistenziale: l’essere umano non si definisce soltanto attraverso la
propria vita fisica, ma attraverso ciò che lascia nel linguaggio, nelle emozioni, nella memoria che costruisce nell’altro. La parola qui non è ornamento, ma sopravvivenza. È l’unico modo per continuare a esistere, anche quando il corpo e il tempo iniziano a scolorire.
Leggendo una dopo l’altra le poesie, il mio sguardo si è soffermato su quella intitolata “Tra le righe”. In questa poesia l’autrice apre il suo universo poetico con una sincerità
rara: il verso non è soltanto arte, ma racconto interiore della vita.
“Ogni parola è una ferita guarita,
ogni verso un frammento d’anima
che ho lasciato cadere sulla carta
perché non si perdesse nel silenzio.”
“Ogni parola è una ferita guarita” – questa espressione racchiude tutta la filosofia del libro: la scrittura non è un lusso estetico, ma un processo di guarigione, un modo per trasformare il dolore in significato.
In questo approccio, Regina Resta sembra avvicinarsi a ciò che Rainer Maria Rilke definiva come il bisogno del poeta di “vivere le domande” prima di cercare le risposte. La poesia non è soluzione, ma confronto. Non nasconde le ferite, ma le trasforma in luce interiore.
Sfogliando il libro ci imbattiamo improvvisamente nella poesia “Riflessione”, dove comprendiamo che il libro assume una dimensione etica e filosofica.
“È la doppia realtà dell’anima umana,
dove luce e ombra camminano insieme.
Ma la vera misura non risiede negli altri,
risiede dentro di noi.”
L’essere umano viene rappresentato come una creatura divisa tra due mondi: luce e ombra, sincerità e maschera, verità e illusione. Ma al centro non vi sono gli altri, bensì la propria coscienza.
Questa idea mi richiama
spontaneamente un profondo pensiero di Friedrich Nietzsche, il quale sosteneva che l’uomo diventa autentico soltanto quando si confronta con sé stesso senza illusioni. Nella stessa linea, la poesia di Regina Resta pone il lettore davanti a uno specchio interiore da cui non esiste fuga: ogni scelta è morale, ogni silenzio è una decisione.
Nella poesia “La verità è…”, l’autrice abbatte l’idea di una verità assoluta. La verità appare come un “vetro
infranto” che diffonde la luce in molteplici direzioni. Questa potente metafora si avvicina al pensiero filosofico contemporaneo, dove la verità non è più vista come un punto fisso, ma come un processo di dialogo.
“Io non credo alla verità
che grida soltanto da un altare,
al giudizio senza dialogo,
alla chiarezza che non teme il dubbio.”
“Io resto parola,
credo nel dubbio che costruisce,
nella fragilità che unisce,
nel coraggio di dire:
‘Forse non ho visto tutto.’”
Allora giungo alla conclusione che, più o meno, anche Umberto Eco ha espresso sinteticamente nelle sue opere sull’interpretazione: il significato nasce nell’interazione, non nell’imposizione. Così anche Regina Resta ci ricorda che nessuno possiede interamente la verità; noi possiamo soltanto sfiorarla da prospettive diverse, come viaggiatori sulla stessa montagna
che contemplano orizzonti differenti.
Nella poesia “Sognavo di viaggiare”, il motivo del viaggio si trasforma in metafora della ricerca di sé. Ciò che inizia come desiderio di oltrepassare confini fisici, finisce per diventare scoperta di una verità più profonda: il vero viaggio accade dentro l’essere umano.
“Ma poi ho compreso
che il viaggio è già qui,
in questo sguardo smarrito
tra i miei sogni e i tuoi.”
Questa idea è in sintonia con uno dei pensieri più noti di Paulo Coelho, che vede il cammino dell’uomo come un processo interiore di trasformazione. Ma nell’autrice Regina Resta questa trasformazione non è romantica nel senso superficiale del termine; è silenziosa, quotidiana, costruita sulla consapevolezza che anche il sogno è una forma di realtà.
Nella poesia “La tua pelle”, l’amore assume la forma di uno spazio
sacro, non di un possesso. Il corpo non è oggetto di desiderio, ma linguaggio delicato di unione spirituale. “Sei il luogo dove il mio cuore riposa” – è un amore che non conquista, ma placa; non prende, ma accoglie.
“Ogni angolo della tua pelle è mio,
terra sacra di silenzi e fremiti,
un atlante di desideri e promesse
segnato dai polpastrelli del tempo.”
Mi tornano alla mente con nostalgia i versi di Pablo Neruda, che vedeva
l’amore come una forza cosmica capace di dare senso all’esistenza umana. Anche Regina Resta, a modo suo, con semplicità e senza imposizioni, trasforma l’amore in uno spazio di guarigione e non di dominio.
Nella poesia “Un mondo così”, l’autrice eleva un’utopia semplice ma profonda: un mondo in cui pace, amore e comprensione non siano idee astratte, ma modi concreti di vivere.
“Vorrei un mondo che respiri pace
dove il cielo non tema il fumo né il fuoco,
dove la terra non conosca più lacrime
ma soltanto germogli che vivono nel silenzio.”
Questa poesia non rappresenta una fuga dalla realtà, ma un invito a ricostruirla.
In questo spirito, ella si avvicina a ciò che Albert Camus definiva “la rivolta della speranza”, o meglio, una
perseveranza nel cercare significato anche quando il mondo appare spezzato. La poesia non predica l’illusione, ma la possibilità.
Ciò che vediamo e percepiamo è che, in tutto il libro, la parola rappresenta il centro gravitazionale dell’esistenza. È memoria, dolore, amore e identità. Aleksandër Çipa, nella sua prefazione, riassume con precisione questo spirito quando scrive:
“La poetessa non è adoratrice
dell’impossibile, ma, attraverso una vitalità di significato e un’eloquenza della parola, aggiunge la propria arte poetica, come creatura terrena rivolta al possibile.”
Questa dimensione “terrena” è infatti il vero nucleo del libro: la poesia non cerca il cielo come fuga, ma come significato che nasce dalla terra vissuta.
Chiudo il libro e, con un’emozione indescrivibile, ritorno con la mente a tutti i versi appena letti. Non
rimangono impressi parola per parola, ma il loro sapore è qui, dentro di me, lasciandomi “colmo” del loro respiro poetico, meditativo e filosofico.
Giungo così alla conclusione che il libro “Io resto parola” non è semplicemente una raccolta poetica; è un delicato testamento d’esistenza. È la testimonianza di come l’essere umano, nel profondo, sopravviva attraverso ciò che riesce a esprimere con sincerità. In un mondo dove tutto passa
rapidamente, la parola resta come la traccia più duratura dell’anima.
Questo libro invita i lettori non soltanto a leggere poesia, ma ad ascoltare sé stessi tra le sue righe. Perché, in fondo, come suggeriscono questi versi, noi non siamo soltanto ciò che viviamo, ma anche ciò che osiamo esprimere e lasciare nelle parole.
Concluderò questo scritto con i versi-credo della poetessa:
“Vorrei un mondo che non chieda chi sei,
ma che ti accolga come il vento della sera,
dove la fede sia libertà
e l’amore lingua universale.”
Auguriamo che questo libro possa trovare strada nei cuori dei lettori albanesi e diventare per loro un faro in più davanti al mare dell’ignoto.
RIFAT ISMAILI
BIOGRAFIA
Il poeta, prosatore e saggista Rifat Ismaili è nato il 24 marzo 1968 a Durazzo, in Albania. Dal 1991 ad oggi vive in Italia, attualmente a Savona. Appassionato di arte e letteratura, ha iniziato a scrivere e dipingere fin dai tempi della scuola.
Dal 1986 viene pubblicato su giornali e riviste dell’epoca e continua ancora oggi. Allo stesso tempo, oltre a lavorare come autore, è stato ed è anche impegnato in traduzioni, pronunciando autori come Bukowski, Antonio Skarmeta, ecc. La sua opera è stata pubblicata in italiano, inglese, arabo, spagnolo, russo, turco, uzbeko,cinese, ecc., in alcuni enti letterari di quei paesi. Da sottolineare il coinvolgimento in decine di pubblicazioni diverse in qualità di redattore o revisore. Rifat Ismaili è autore di numerosi libri di diversi generi letterari, sia per adulti che per bambini.
LA LETTERATURA NON È UNA SFIDA
Scrivere bene e con responsabilità, scrivere le esperienze e le emozioni di una vita vissuta non è una sfida per gli altri.
Essa arriva come un risultato auto-scaricante, come un dovere e un adempimento, un’azione che dà significato ai tuoi giorni nelle stagioni della vita.
Chiunque si avventuri con l’intenzione umana di scrivere e
catalogare i propri sogni, ricordi e esperienze, senza pretendere apprezzamenti e lodi dagli altri, sta percorrendo un sentiero segreto di farfalle…
Su quel sentiero corre ora come un bambino, ora come un uomo, ora a volte trasformato in immagini diverse, e questa corsa è libera, senza ostacoli, e giustificata.
Scrivere non per apparire, né per sfidare gli altri , è una motivazione che ogni scritore dovrebbe portare dentro di sé.
Fare letteratura non ha un potere
esecutivo, ma influente e incoraggiante per l’anima assetata del lettore. Pertanto, il rapporto con il lettore deve essere sincero, diretto, senza obblighi di interpretazioni e complicazioni inutili. E senza l’obbligo di essere al centro dell’attenzione.
Nessuno ti obbliga a scrivere. È qualcosa che hai preso sulle spalle con la tua volontà. E per questo motivo le pretese per questo o quello non hanno valore.
È il lettore con la sua volontà che deciderà quanto seguirà la tua
odissea nel tuo viaggio creativo.
E il lettore con il suo desiderio diventerà il portatore dei tuoi valori nel presente e nei tempi che verranno.
La letteratura non dovrebbe essere una sfida, ma una scrittura consapevole.
Una cronaca aggiornata e futura per sé e per il lettore. Una conversazione calda come accanto a un focolare dove scoppia il fuoco, dove si beve un bicchiere di vino e si chiacchiera tranquillamente.
Una scrittura che entra dentro
l’essere come una dolce sinfonia di acque che scorrono dal cielo, e ti accarezza con la testa appoggiata sul cuscino morbido.
Una mano che ti tocca delicatamente e ti invita gioiosamente ad iniziare il nuovo giorno.
Scrivere non è una sfida, ma un peso immateriale che scuoti dal tuo spirito e gli dai libertà e il volo dell’uccello.
Così dovrebbe essere inteso, o almeno, così intendo io la scrittura.
La voce dell’anima e il respiro del mare: l’incanto poetico e gli haiku nei versi di Maria Teresa Liuzzo
Il mare, la notte, il trascorrere inesorabile del tempo e la vertigine dell’anima: scopriamo insieme l’incanto letterario e i potentissimi Haiku nei versi immortali della poetessa Maria Teresa Liuzzo. Un viaggio mozzafiato per lo spirito e per il cuore. 📖 🌊 🖋️
Redazione – In un mondo moderno sempre più governato e schiacciato dalla fretta ansiogena, dalla tecnologia fredda e da una comunicazione rapida e “usa e getta”, l’antica e nobile arte della poesia rimane oggi uno dei pochissimi e preziosissimi baluardi capaci di proteggere e accarezzare la vera, intima essenza dell’animo umano. Fermarsi, spegnere i rumori di fondo e prendersi il tempo per leggere un verso significa concedersi il lusso inestimabile di respirare profondamente, di guardarsi dentro allo specchio e di riconnettersi spiritualmente con l’universo che ci circonda. È esattamente con questo spirito di pura e sincera meraviglia letteraria che oggi vogliamo accompagnare i nostri lettori in un viaggio intimo, delicato e profondo attraverso le straordinarie opere della poetessa Maria Teresa Liuzzo. Parliamo di una voce poetica limpida e matura, capace di fondere magistralmente la dirompente potenza degli elementi naturali con la struggente fragilità dei sentimenti umani. Nelle sue liriche indimenticabili, l’acqua, la pioggia, la notte stellata, le profondità del mare e il vitale “soffio divino” diventano preziose chiavi di lettura per decifrare l’eterno mistero dell’esistenza e l’incolmabile, silenziosa distanza che a volte si crea tra i cuori.
Il tempo, l’attesa e la vertigine dell’Oltre: le liriche maggiori
Nelle prime tre magistrali composizioni che abbiamo il privilegio di presentare, Maria Teresa Liuzzo indaga con un tocco squisitamente delicato, ma al contempo emotivamente deciso, l’eterno e universale tema dello scorrere inesorabile del tempo umano e della conservazione della memoria. Nel suo immaginario poetico, la notte non è mai descritta come un semplice e passivo momento di oscura assenza, ma viene elevata a uno spazio vitale di fremito e attesa (“Sono marea in attesa / del plenilunio”). È un luogo intimo in cui il seme del dubbio si fa strada nella mente per permettere, paradossalmente, alla luce più vera di fiorire. L’autrice si definisce splendidamente e con un coraggio disarmante una “vela stracciata alla deriva” e una delicata “rosa notturna”, metafore potentissime di una vulnerabilità umana che però non si arrende mai all’oscurità. Una fragilità che, anzi, si fa spingere coraggiosamente dalle correnti della vita verso “mari dell’oltre” del tutto sconosciuti, alla disperata e romantica ricerca della bellezza più pura e nascosta nei fondali del nostro io più profondo.
IL TEMPO BRILLA NELLA PIOGGIA
Il tempo brilla nella pioggia,
scivola sui corpi riflessi nei vetri,
naufraga nel fondo di un caffè,
dove si spegne il sole.
Scorrono sugli occhi
bufere d’azzurro ed io
vela stracciata alla deriva.
Correnti mi sospingono
ai mari dell’oltre,
dove ricerco un fiore
nei fondali.
SEI NOTTE E SILENZIO
Sei notte e silenzio,
brivido d’ombra,
acqua sulla parola, sull’incandescenza
del ritmo. Sei dubbio, tarlo nella mente,
frattura, segmento, limite che la visione
impedisce dell’oltre. Fiori di luce colgo
nei tuoi occhi, albe sulle mie ansie,
echi di altre vite: memoria e oblio
si alternano, in linfe segrete e gemme.
Sono rosa notturna
nelle tue mani…
M’INVADE LA TUA NOTTE
M’invade la tua notte.
Sono marea in attesa
del plenilunio.
Dilava l’onda
scogli di memoria
come la luce del dubbio
la ragione.
Libera la parola
dal punto
della breve illusione.
Ci smarriamo
nell’incolmabile
distanza
di mani
che si sfiorano.
La sintesi perfetta: gli Haiku come luminosi fulmini di natura
Oltre alle bellissime liriche di respiro strutturale più ampio, la poetessa dimostra una padronanza tecnica ed emotiva assolutamente magistrale anche nella difficilissima e misteriosa arte dell’Haiku. Nati originariamente nella millenaria e affascinante tradizione letteraria giapponese, gli haiku sono componimenti metrici brevissimi che, nel minuscolo e sacro spazio di una manciata di sillabe, devono necessariamente riuscire a catturare l’essenza sfuggevole di un singolo istante. Lo scopo è fotografare con le parole un momento magico e irripetibile della natura e dell’anima, cristallizzandolo per l’eternità. Nelle preziose composizioni di Maria Teresa Liuzzo, queste piccole e raffinate perle d’inchiostro si trasformano in veri e propri e abbaglianti fulmini di luce letteraria. Nelle sue brevi pennellate ritroviamo il respiro del vento, il brillare silenzioso delle stelle, il miracolo dell’incanto della primavera e l’evocativa, mistica figura del “pescatore di lune”. Sono schegge di purissima e assoluta contemplazione, che invitano il lettore a deporre le armi della frenesia e a meravigliarsi, con gli occhi sgranati di un bambino, di fronte ai miracoli silenziosi del Creato che troppo spesso diamo per scontati.
HAIKU DI MARIA TERESA LIUZZO
Bocca di stelle.
Soffio Divino.
Bevi l’eterno fuoco.
Libro aperto.
Neve sulla pagina.
Stelo di marzo.
Rosa notturna
sulle labbra la notte
sparge le stelle.
Piume di fiori,
scarpette che danzano.
E’ primavera.
Soffio di mare.
Pescatore di lune
nelle mie vene.
Bocche di viole.
Orecchini di lune
sul davanzale.
Cullami sempre.
Nel tripudio del vento
fammi parola.
Siamo canti
di mari e di foreste.
Torce d’amore.
Rosa notturna.
Nella bocca fiorisce
la primavera.
Il misterioso potere curativo della “Parola” poetica
Chiudere gli occhi per un lungo momento dopo aver letto lentamente e assaporato questi versi meravigliosi significa, di fatto, avvertire quasi fisicamente sulla propria pelle il profumo inconfondibile della salsedine del mare e il calore rassicurante di quel “Soffio Divino” evocato con tanta maestria dalla poetessa. In un mondo e in una società che ci vogliono sempre più cinici, distanti, divisi da barriere invisibili e perennemente in conflitto tra noi, il dolcissimo e disperato invito “Cullami sempre / Nel tripudio del vento / fammi parola” risuona nelle orecchie del lettore come un meraviglioso e ostinato grido di speranza umana. La squisita poesia di Maria Teresa Liuzzo rappresenta oggi un dono letterario prezioso e inaspettato, un faro luminoso eretto nel buio capace di guidare amorevolmente la nostra “vela stracciata alla deriva” verso l’approdo caldo e sicuro della vera bellezza e della tanto agognata pace interiore.
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