Roma – C’è un grido d’aiuto silenzioso, disperato e costante che si alza ogni singolo giorno dalle case di migliaia di famiglie italiane. È un urlo che non fa quasi mai rumore sui grandi mezzi di comunicazione e che non scende in piazza a protestare, ma che si consuma spietatamente nel buio delle stanze chiuse e nel logorìo psicologico quotidiano. Stiamo parlando dell’emergenza strisciante legata alla salute mentale, un tema delicatissimo che per troppi decenni è stato trattato come uno scomodo tabù da nascondere sotto il tappeto. Oggi, complice l’onda lunga dell’isolamento pandemico e delle recenti crisi sociali ed economiche, questo malessere è esploso in tutta la sua drammaticità, trasformandosi in una vera e propria emergenza sanitaria di proporzioni nazionali.
I numeri del crollo psicologico: l’epidemia invisibile dell’Italia intera
A scattare una fotografia agghiacciante di questa sofferenza, che partendo dai dati del Lazio si estende ormai a macchia d’olio in tutta la Penisola, è il recentissimo bilancio del Soss, il servizio telefonico di supporto e orientamento sociale offerto gratuitamente dalla benemerita Fondazione don Luigi Di Liegro. Le statistiche rilasciate parlano fin troppo chiaro e fanno letteralmente tremare i polsi: in un solo anno, le richieste di aiuto sono quadruplicate. Ma a colpire profondamente l’opinione pubblica non è solo il volume impressionante delle chiamate giunte ai centralini, quanto l’identikit di chi le effettua. Ben il 60% delle richieste, infatti, non arriva direttamente da chi soffre del disagio psichico, ma dai suoi familiari più stretti, quasi sempre genitori ormai stremati. Inoltre, l’età media delle persone per cui si chiede disperatamente supporto è di 38 anni: la fotografia esatta e impietosa di una generazione adulta schiacciata dall’incertezza del futuro, dalla precarietà lavorativa e da un profondo, radicato senso di inadeguatezza sociale.
L’angoscia insopportabile dei genitori: quando chi cura ha bisogno di aiuto
Il dato forse più allarmante e doloroso di questo report riguarda però la figura del cosiddetto “caregiver”, ovvero il genitore, il partner o il parente che si prende cura quotidianamente del malato. All’inizio dell’anno scorso, le richieste di supporto psicologico rivolte ai genitori stessi per superare lo stress rappresentavano circa l’8% del totale. Oggi, solo analizzando il primo semestre dell’anno in corso, questa percentuale è schizzata a un drammatico 35%. Cosa significa questo numero? Significa che affrontare il mostro della malattia mentale tra le quattro mura domestiche è un fardello emotivamente così pesante e logorante che padri e madri finiscono inevitabilmente per crollare, arrivando a chiedere aiuto clinico anche per se stessi. Mantenere in equilibrio la barca di una famiglia quando un figlio sprofonda nel buio della depressione, dell’ansia cronica o degli attacchi di panico richiede un’energia sovrumana, un’energia che spesso si esaurisce lasciando i familiari in uno stato di disperazione e totale isolamento dal resto del mondo.
Il grave vuoto delle istituzioni e le liste d’attesa della sanità pubblica
Se fondazioni benefiche e associazioni del Terzo Settore registrano un boom di chiamate di questa immensa portata, è inevitabilmente a causa dell’enorme vuoto lasciato dalle istituzioni statali e dal Servizio Sanitario Nazionale. Rivolgersi al sistema pubblico per ottenere percorsi di riabilitazione o un ciclo di sedute psicologiche gratuite significa, nella stragrande maggioranza delle ASL italiane, doversi scontrare con liste d’attesa semplicemente infinite. In un ambito fragile e delicato come quello della salute mentale, dove il tempismo dell’intervento clinico può fare la differenza tra la vita e il gesto estremo, dover aspettare sei mesi per un consulto pubblico è un’attesa quasi criminale. Le famiglie italiane, peraltro già duramente provate dal carovita, sono così ingiustamente costrette a sobbarcarsi i costi proibitivi delle lunghe terapie private, oppure, nei drammatici casi di povertà, a rinunciare del tutto alle cure, rassegnandosi a gestire da sole crisi violente, isolamento sociale e gravi disturbi comportamentali.
Curare la famiglia per curare l’individuo: il potere dei gruppi di mutuo aiuto
Come giustamente e costantemente sottolineato dagli esperti della Fondazione Di Liegro, il paradigma della cura deve necessariamente evolversi a livello nazionale. Investire seriamente nella salute mentale non può più significare soltanto somministrare potenti psicofarmaci o focalizzarsi unicamente sulla singola persona che manifesta il disagio acuto. Bisogna abbracciare e curare l’intero nucleo familiare. Attività come gli sportelli gratuiti di ascolto per i genitori, l’arteterapia e, soprattutto, i gruppi di mutuo aiuto multifamiliari si stanno rivelando degli strumenti terapeutici indispensabili. Condividere il proprio enorme dolore con altre madri e altri padri che stanno vivendo lo stesso insopportabile calvario aiuta a distruggere il pesante muro della vergogna sociale, riduce il gravoso carico assistenziale e favorisce la reale inclusione, dimostrando che non si è affatto soli ad attraversare questo tunnel buio.
Non c’è salute senza salute mentale: il doveroso appello alla grande politica
I dati esplosivi raccolti in questo ultimo anno devono suonare come una lacerante sirena d’allarme nelle ovattate stanze del Governo e dei Ministeri competenti. La cura della salute mentale non è un lusso borghese o un problema secondario di cui occuparsi a tempo perso, ma è il fondamento stesso del benessere e della produttività di un’intera Nazione. È giunto il momento irrevocabile che la politica italiana metta in campo risorse economiche e strutturali vere per garantire a tutti i cittadini, da Nord a Sud, l’accesso gratuito e tempestivo alle cure psicologiche di base. Abbandonare centinaia di migliaia di famiglie a se stesse, costringendole a elemosinare ascolto ai pur preziosi centralini di volontariato, è una sconfitta morale inaccettabile per uno Stato che si definisce civile. Perché una società moderna che non sa ascoltare, comprendere e curare la fragilità della mente, è una società inesorabilmente destinata a crollare sotto il peso della sua stessa, gelida indifferenza.