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Attualità

Ranucci e’ un moderno caso Tortora

Mamma Rai ha mostrato il suo volto di matrigna e anziché difendere la vittima dell’attentato di una bomba, non indagato, china il capo alla Politica e opta per la sostituzione del conduttore di Report. Nel silenzio delirante di larga parte del Pd. Massima coerenza invece da parte dei M5S e del partito di Bonelli e Fratoianni. Un’altra pagina triste è’ stata scritta, con tanto di soddisfazione appena espressa dal ministro Salvini.

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Ranucci

La Rai china la testa per compiacere il Potere. Inascoltato Di Bella, che ha messo in guardia citando i Casi Santoro e Ruffini

Redazione-  Mamma Rai ha mostrato il suo volto di matrigna e anziché difendere la vittima dell’attentato di una bomba, non indagato, china il capo alla Politica e opta per la sostituzione del conduttore di Report. Nel silenzio delirante di larga parte del Pd. Massima coerenza invece da parte dei M5S e del partito di Bonelli e Fratoianni. Un’altra pagina triste è’ stata scritta, con tanto di soddisfazione appena espressa dal ministro Salvini. E sicuramente staranno brindando anche dalle parti di Fratelli d’Italia. Silenziosamente. Un dato e’ certo: oggi in Italia non è prudente essere giornalisti. Molto più comodo fare avanspettacolo, rilasciare commenti compiacenti al potere in tv, fare politica spacciandola per notizie insindacabili, come fanno certi direttori inflazionati e tanto cari al main stream.
Il direttore Di Bella saggiamente ha citato ieri sera durante la trasmissione de la7 IN ONDA il caso Santoro e il caso Ruffini-Di Bella, esortando la Rai a fare attenzione perché in caso di comportanti non consoni e lesivi dei diritti del lavoro, la Rai immediatamente sarebbe costretta ad un reintegro. Peccato che quando si ha fretta di far fuori qualcuno, per compiacere il Potere, i buoni consigli non vengano mai ascoltati.
E così oggi e’ arrivata la notizia della sostituzione di Sigfrido Ranucci. Un moderno caso Tortora.
Questa decapitazione e’ tutta politica. E se io fossi in Ranucci, per come e’ andata, non perderei 1 minuto e mi candiderei alle primarie. Giusto per dimostrare da che parte stanno gli italiani che hanno capito benissimo che Ranucci è’ vittima di un agguato. Tutto Politico. Di una rappresaglia. Per i troppi servizi fatti contro alcune lobby. Probabilmente non lo farà. Perché è autenticamente giornalista. Ma a brigante a mio parere si risponde con brigante e mezzo, non accettando una decisione illogica, iniqua e senza alcun fondamento giuridico.

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Esteri

Gli americani non hanno dimenticato gli afghani che hanno collaborato con le forze USA

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Gli americani non hanno dimenticato gli afghani che hanno collaborato con le forze USA

Redazione- Un nuovo sondaggio condotto negli Stati Uniti mostra che una larga maggioranza dell’opinione pubblica americana continua a sostenere la protezione e l’accoglienza degli afghani che hanno collaborato con le forze militari statunitensi durante la missione in Afghanistan.

Il dato più significativo riguarda il cambiamento dell’opinione degli elettori dopo aver conosciuto meglio il ruolo svolto da queste persone. Il sostegno alla loro protezione e accoglienza passa dal 52% al 72% quando agli intervistati viene spiegato che molti di loro hanno lavorato come interpreti, giornalisti, autisti e membri delle forze di sicurezza al fianco degli americani.

Il cambiamento è particolarmente evidente tra gli elettori repubblicani: il consenso passa dal 22% al 54%. Un risultato che suggerisce come la questione superi le tradizionali divisioni politiche quando viene presentata come una responsabilità verso persone che hanno rischiato la propria vita collaborando con gli Stati Uniti.

Ancora più significativo è un altro dato: l’84% dei potenziali elettori alle elezioni del 2026 ritiene che Washington debba rispettare gli impegni assunti nei confronti degli ex collaboratori afghani e delle loro famiglie.

Il 76% chiede inoltre il ripristino dei programmi di protezione per gli afghani che avevano già ricevuto l’approvazione per il reinsediamento. Allo stesso tempo, il 63% si oppone a eventuali piani di espulsione o trasferimento di queste persone verso Paesi terzi.

Secondo Beth Oppenheim, presidente e amministratrice delegata di HIAS, dietro ogni percentuale c’è una famiglia che da anni attende una risposta e un futuro. La vera barriera, sostiene, non sarebbe l’opinione degli americani, ma l’inerzia del governo.

Anche Shawn VanDiver, fondatore di AfghanEvac ed ex veterano della Marina statunitense, sottolinea che gli Stati Uniti avevano promesso protezione agli afghani che avevano lavorato al fianco delle loro forze. Oggi, secondo VanDiver, quella promessa rischia di rimanere incompiuta.

I nuovi dati stanno quindi spingendo le organizzazioni per i diritti umani e i sostenitori dei rifugiati a chiedere al governo e al Congresso statunitense di destinare, nel programma di accoglienza dei rifugiati per l’anno fiscale 2027, una quota specifica agli ex collaboratori afghani e alle loro famiglie ancora in attesa.

Il messaggio del sondaggio appare chiaro: per una parte significativa dell’opinione pubblica americana, quella degli afghani che hanno collaborato con gli Stati Uniti non è soltanto una questione migratoria. È una questione di responsabilità, lealtà e credibilità delle promesse fatte dall’America.

E forse il dato più importante non è semplicemente quel 72%, ma il divario che emerge tra ciò che una parte consistente degli americani chiede e ciò che Washington è ancora disposta a fare.

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Attualità

Apocalisse di ghiaccio e vento a Cremona: 10 minuti di puro terrore, decine di feriti e 10mila auto distrutte. Città in ginocchio

10 minuti di vera e propria APOCALISSE su Cremona! Una violentissima tromba d’aria con grandine gigante ha distrutto la città: famiglie sfollate, 43 feriti in ospedale e 10mila auto demolite! 🌪️ 🧊 È bastato un violentissimo e terrificante vortice di vento e ghiaccio durato solo 10 minuti per trasformare Cremona in uno scenario di guerra! Ieri pomeriggio una tromba d’aria ha letteralmente sventrato il centro storico della città lombarda, sradicando migliaia di alberi secolari e scoperchiando decine di case! Il bilancio è spaventoso: almeno 8 famiglie sono state evacuate nella notte perché rimaste senza tetto, 10 chiese storiche (tra cui il celebre Duomo) sono state pesantemente danneggiate ed è perfino crollata la parte alta della torre del Palazzo Comunale! Danni enormi anche alla Fiera e a centinaia di aziende agricole, ma il dato che fa più impressione è quello dei veicoli: i chicchi di grandine, grandi come sassi, hanno frantumato i vetri e distrutto la carrozzeria di oltre DIECIMILA automobili posteggiate in strada! L’ospedale cittadino ha fatto scattare l’emergenza di massa: 43 cittadini sono finiti al Pronto Soccorso (molti con traumi alla testa e alle mani per cercare di ripararsi dalla grandine), e 4 persone sono state ricoverate per la frattura del femore dovuta a cadute! Fortunatamente, in mezzo a tanto disastro, nessuno è in pericolo di vita. Protezione Civile e Vigili del Fuoco stanno lavorando ininterrottamente dalle 4 del mattino per spalare i detriti e riaprire le piazze! Leggi nel nostro articolo tutto il bollettino di questa giornata pazzesca! 👇 💔 Un abbraccio immenso e tanta solidarietà a tutti i cittadini di Cremona e provincia, che si sono visti distruggere case e auto in pochi minuti!

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Tromba d'aria a Cremona

Redazione – A volte, la natura sa trasformarsi in un mostro indomabile, capace di scatenare una furia cieca e devastante in un lasso di tempo talmente breve da non lasciare nemmeno il tempo di capire cosa stia succedendo. Sono bastati esattamente dieci, interminabili e terrificanti minuti per mettere letteralmente in ginocchio Cremona, una delle città storiche e architettoniche più belle dell’intera Lombardia.
Ieri pomeriggio, un fenomeno meteorologico estremo (una violentissima tromba d’aria accompagnata da chicchi di grandine grossi come sassi) si è abbattuto sul centro urbano e sulle campagne circostanti, lasciando dietro di sé una scia di distruzione che ricorda uno scenario di guerra. La macchina dei soccorsi è andata immediatamente sotto massimo sforzo: i Vigili del Fuoco hanno dovuto fronteggiare un centinaio di chiamate di emergenza in pochi minuti, supportati dall’intervento eroico e instancabile dei tantissimi volontari della Protezione Civile, chiamati a ripulire le strade sommerse dai detriti.

Il cuore storico ferito a morte: danni al Duomo e crolli

La primissima luce dell’alba di questa mattina ha rivelato un panorama spettrale, restituendo l’immagine di una città letteralmente sfregiata e colpita al cuore. Il centro storico di Cremona ha pagato un prezzo altissimo dal punto di vista del patrimonio culturale e artistico.
La furia del vento ha danneggiato pesantemente almeno dieci chiese storiche, accanendosi con particolare violenza sulla magnifica Cattedrale. Ma il simbolo visivo di questo disastro climatico è senza dubbio il Palazzo Comunale, dalla cui antica e prestigiosa torre civica si è registrato il crollo strutturale dell’intera parte superiore. Nonostante le squadre speciali e i mezzi per la pulizia straordinaria siano entrati in azione già alle 4 del mattino, lavorando ininterrottamente, le piazze e i vicoli del centro restano ancora oggi punteggiati di migliaia di alberi secolari sradicati alla base, cumuli enormi di tegole frantumate, vetri e pesanti pietre cadute dai cornicioni.

Famiglie sfollate e 10.000 auto distrutte dalla grandine

Oltre al patrimonio storico, il maltempo ha colpito in maniera durissima la vita dei cittadini e il tessuto economico locale. Ci sono decine di case e palazzi condominiali completamente scoperchiati dalla tromba d’aria: al momento si contano almeno otto famiglie sfollate, evacuate d’urgenza perché rimaste letteralmente senza un tetto sopra la testa, in attesa che i periti verifichino la stabilità residua degli altri edifici.
I danni materiali sono incalcolabili. Il bilancio ufficioso parla di almeno diecimila automobili pesantemente danneggiate, con parabrezza sfondati e carrozzerie ammaccate dai chicchi di grandine. Un disastro che si estende alle attività produttive: la Fiera di Cremona ha visto gravemente danneggiati tre dei suoi quattro padiglioni principali, mentre moltissime imprese industriali e tantissime aziende agricole stanno lanciando disperati gridi d’allarme per i raccolti perduti e i capannoni scoperchiati.

Il bollettino medico: 43 feriti e panico per sfuggire al ghiaccio

L’emergenza non è stata solo strutturale, ma anche e soprattutto sanitaria. L’Ospedale di Cremona è stato sottoposto a uno stress test senza precedenti. In pochissimo tempo, il Pronto Soccorso ha visto riversarsi al suo interno decine di persone insanguinate e sotto shock.
Il bilancio medico ufficiale parla di 43 persone rimaste ferite. Fortunatamente (ed è forse l’unico miracolo di questa bruttissima giornata) non si sono registrati codici rossi e nessuno versa in pericolo di vita. “La maggior parte è stata medicata e dimessa, una persona resta in osservazione, mentre quattro pazienti traumatizzati hanno necessitato di ricovero per la rottura del femore”, ha spiegato la dottoressa Francesca Co’, direttrice del Pronto Soccorso locale, che ha dovuto potenziare d’urgenza i turni di medici e infermieri.
L’onda d’urto è stata gestita magistralmente. Enrico Storti, direttore del Dipartimento Emergenza Urgenza, ha fornito un quadro chiarissimo della tipologia dei feriti: “Abbiamo trattato soprattutto traumi gravissimi alla testa e alle mani, provocati da tremende cadute o dal tentativo disperato di trovare un riparo mentre la grandine cadeva dal cielo”. Oggi è il giorno del vertice straordinario con l’Amministrazione e la Protezione Civile per fare la conta dei danni. Cremona è ferita e piegata, ma la sua anima forte e laboriosa sta già iniziando a ricostruire.

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Economia

“Fare la spesa oggi è come entrare in gioielleria”: il caro carburanti mette in ginocchio le famiglie e strangola i piccoli commercianti

“Comprare la frutta oggi è come entrare in gioielleria!”. Il dramma silenzioso delle famiglie e dei venditori ambulanti schiacciati dal rincaro della benzina 🛒 ⛽ Una passeggiata al mercato di quartiere per comprare un po’ di frutta e verdura, un tempo, era un piacere quotidiano. Oggi si è trasformata in un vero e proprio percorso a ostacoli per il portafogli! Il prezzo folle del gasolio, arrivato in molti distributori a sfondare il muro dei 2 euro al litro, si sta scaricando pesantemente sui costi di trasporto delle merci, e di conseguenza sui prezzi finali esposti sui banchi. Fruttivendoli e salumieri segnalano rincari all’ingrosso del 20%, e le famiglie sono disperate! “Mi piacciono le pesche, ma devo limitare gli acquisti: se questa settimana prendo un frutto, la settimana prossima lo salto”, confessa una cliente amareggiata. “Comprare da mangiare oggi è come entrare in gioielleria”. Ma il vero dramma lo vivono i piccoli commercianti ambulanti: “Se scaricassimo i costi di trasporto, delle autostrade e del suolo pubblico sui clienti, non venderemmo più niente”, confessa un salumiere. “Ci stiamo sacrificando e riducendo i guadagni per tenere i prezzi bassi, perché noi viviamo grazie ai pensionati, e se alziamo i prezzi loro non possono più mangiare!”. Un sacrificio eroico che però sta mettendo in ginocchio le piccole attività: “Oggi le uscite superano le entrate, non ce la facciamo più”. Leggi questo incredibile e amarissimo spaccato della nostra Italia nel nostro articolo! 👇 🍅 E voi avete notato questi aumenti folli al mercato e al supermercato? A cosa state rinunciando pur di risparmiare sulla spesa?

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Carso spesa

Redazione – C’è un dramma silenzioso, costante e pesantissimo che si consuma ogni singola mattina tra le strade delle nostre città. Non fa rumore, non riempie le prime pagine dei grandi giornali internazionali, ma scava solchi profondissimi nei bilanci e nella dignità di milioni di italiani. È il dramma del “caro spesa”, quell’inflazione galoppante trainata dal costo folle dei carburanti che sta letteralmente svuotando i carrelli delle nostre famiglie.
Basta fare una passeggiata tra i banchi del mercato di quartiere (come quello storico e popolarissimo di Vasari, in zona Porta Vittoria) per tastare con mano la disperazione della gente comune. Ascoltando le voci dei clienti e dei venditori ambulanti, emerge un quadro a dir poco desolante. «Tutto costa molto di più, vuoi per la siccità estiva, vuoi per i costi di trasporto. Fare la spesa al mercato, oggi, è diventato esattamente come entrare in una gioielleria». A pronunciare queste parole, amare e rassegnate, è una signora con la borsa della spesa mezza vuota. Il rincaro vertiginoso del gasolio si scarica inesorabilmente e crudelmente sui cartellini dei prezzi esposti sui banchi di frutta e verdura.

La spesa “a singhiozzo” e le rinunce dei consumatori

Di fronte a un’impennata dei prezzi così aggressiva, le abitudini alimentari degli italiani stanno subendo un drastico e doloroso ridimensionamento. «Io adoro tantissimo le pesche, mi piacciono da impazzire, ma ho dovuto limitarmi drasticamente», prosegue la cliente ai microfoni dei cronisti locali. «Ormai si fa a turno: una volta si prende una cosa, la volta dopo se ne deve prendere per forza un’altra. Una settimana si preferisce un frutto, la settimana successiva si rinuncia a quello e si compensa con la verdura».
Non si compra più per il piacere di mangiare, ma si acquista con il bilancino del farmacista in mano, calcolando ogni singolo centesimo per riuscire ad arrivare alla fine del mese.

Il grido di dolore dei commercianti: rincari del 20%

Dall’altra parte della barricata, dietro le bilance degli ambulanti, la situazione (se possibile) è ancora più drammatica e insostenibile. L’equazione economica è spietata. «Il gasolio per i nostri furgoni e per i camion dei fornitori è aumentato a dismisura, e di conseguenza aumenta in modo automatico anche la merce che portiamo qui nel nostro mercato», spiega un fruttivendolo visibilmente preoccupato. «Prendete le zucchine, le pesche, le albicocche (anche se siamo a fine stagione), o l’uva freschissima che ci arriva dalla Puglia: i costi di trasporto su gomma incidono in maniera devastante».
L’aumento netto indicato dagli operatori del settore si aggira intorno al sanguinoso 20 per cento. «Non è poco, è una cifra enorme», confessa il venditore, «E noi qui siamo costretti a fare salti mortali per tenere i prezzi un po’ calmierati, riducendo all’osso i nostri guadagni, altrimenti la gente non compra più nulla e la merce marcisce sui banchi».

Il sacrificio eroico: “Viviamo grazie ai pensionati”

Il vero ammortizzatore sociale di questo Paese, paradossalmente, sono proprio questi piccoli commercianti di quartiere, che stanno assorbendo i costi per non tradire la loro clientela storica. Spostandosi al banco dei salumi e dei formaggi, il titolare spiega infatti di avere i listini ostinatamente fermi da due o tre anni.
«Se noi commercianti dovessimo far pagare davvero ai clienti finali le nostre spese di carburante, i pedaggi delle autostrade impazziti, i rincari folli delle bollette, gli aumenti vertiginosi delle tasse per il suolo pubblico e quant’altro… usciremmo totalmente fuori budget e non potremmo letteralmente più vendere nulla», ammette con grande onestà l’ambulante. «Noi ci sacrifichiamo, rinunciamo ai guadagni per continuare a vendere a un prezzo basso perché il nostro mercato vive e respira con i pensionati, con la gente di una certa età che fa fatica. Il nostro margine di profitto è sparito. Se dovessi aumentare i prezzi anche solo del 20 per cento, non sarei più competitivo, verrei schiacciato dai miei colleghi e soprattutto dai grandi supermercati».

Il circolo vizioso: alla pompa di benzina e tra i banchi

Da un altro banco di ortofrutta vicino, la fotografia scattata da un venditore storico è tombale: «Le uscite, ormai, superano di gran lunga le entrate. È diventato quasi impossibile coprire tutte le voci di spesa».
Tra i clienti, la matematica del portafogli si fa prima al distributore e poi al mercato. Un uomo racconta la sua caccia al risparmio per muovere l’automobile: «Ieri ho fatto rifornimento in un distributore a prezzi scontati, in modalità self-service. L’ho pagata 1,916 euro al litro, che è già tantissimo, mentre in tutti gli altri distributori la benzina vola a 2,03 o 2,04 euro!». Un effetto domino spietato e inarrestabile: il pieno costa di più, la frutta costa di più, e alle famiglie (come ammette un’ultima cliente sconsolata) non resta che «limitarsi esclusivamente allo stretto indispensabile». Un’economia di sopravvivenza che rischia di spegnere il sorriso e il motore dell’Italia.

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