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NUOVA PESCARA, IL GRANDE CANTIERE SENZA PROGETTO: L’APPELLO PER UNA CITTÀ TRASPARENTE E PARTECIPATA

Nuova Pescara rischia di nascere senza un vero progetto condiviso. Dai trasporti frammentati ai piani del verde isolati, l’appello per unire davvero i territori prima della fusione definitiva. 🏙️🗣️✨ #NuovaPescara #Abruzzo #Urbanistica #Attualità

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NUOVA PESCARA, IL GRANDE CANTIERE SENZA PROGETTO: L'APPELLO PER UNA CITTÀ TRASPARENTE E PARTECIPATA

Redazione-  La fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore per la nascita di “Nuova Pescara” rischia di rimanere un freddo esercizio di ingegneria amministrativa se non si inverte urgentemente la rotta. Il dibattito pubblico e politico attuale evidenzia una lacuna preoccupante: manca un vero progetto identitario, trasparente e partecipato che coinvolga attivamente i cittadini, le associazioni e i portatori di interesse molto prima che la nuova metropoli prenda definitivamente forma.

Costruire una città unica da oltre 200 mila abitanti — destinata a diventare il polo nevralgico, commerciale e innovativo del medio Adriatico, capace di dialogare con le grandi aree metropolitane di Roma e Napoli — non significa soltanto unificare burocrazie, bilanci e uffici comunali. È, prima di tutto, un’operazione collettiva e culturale. Serve una profonda fase analitica conoscitiva che metta attorno allo stesso tavolo esperti, urbanisti, economisti e residenti. Un confronto aperto sui dati reali del territorio per disegnare scenari di mobilità, infrastrutture e tutela ambientale che rispondano alle vere aspirazioni della comunità. Una fase di studio che andrebbe finanziata proprio attingendo ai fondi della cosiddetta “dotazione D’Alfonso”, pensati appositamente per accompagnare la nascita di nuove realtà urbane.

Purtroppo, la realtà dei fatti dimostra che gli attuali strumenti di pianificazione viaggiano ancora su binari vecchi, campanilistici e frammentati. Il Piano Urbano del Traffico (PUT) di Montesilvano, ad esempio, emerge nel silenzio generale senza alcuna conferenza dei servizi o reale dialogo con i comuni limitrofi. Allo stesso modo, il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) di Pescara appare monco, fermandosi ostinatamente ai propri ristretti confini storici senza allargare lo sguardo alla vera estensione della futura metropoli. Anche sul fronte ecologico, mentre si discute della necessità di reti verdi e blu per ricucire i fondovalle fluviali, le pinete e i parchi, si continua a ragionare a compartimenti stagni, con Regolamenti del Verde disconnessi.

La vera rivoluzione per Nuova Pescara passa inevitabilmente per l’integrazione intelligente delle sue grandi reti territoriali. Le infrastrutture devono unire e non dividere: si va dal necessario potenziamento della filovia storica, all’estensione del servizio rapido in sede propria, fino alla visione di un asse costiero liberato dal traffico grazie all’auspicato arretramento e ampliamento a tre corsie dell’autostrada A14.

Il processo di fusione deve trasformarsi in un cantiere aperto e totalmente condiviso. La Nuova Pescara non potrà mai essere considerata la semplice somma matematica di tre vecchi comuni preesistenti, ma dovrà emergere come un’identità inedita, complementare e ambiziosa. Solo attraverso l’ascolto continuo, la raccolta dei dati e una progettazione che superi i vecchi confini, sarà possibile costruire una vera città sostenibile, efficiente e a misura d’uomo. La sfida è lanciata: per non fallire l’appuntamento con la storia, serve il coraggio di una visione politica unitaria.

Giuseppe Di Giampietro, arch, phd, responsabile Webstrade.it
progetto di strade, sicurezza stradale, urbanistica sostenibile – CTP CTU, consulente tecnico del Tribunale di Pescara
(sede leg: Montesilvano PESCARA – sede op 2: Webstrade.it – 20094 Corsico MILANO)
mobile: 338-5343-969 – e-mail: digiampietro@webstrade.it
news: www.facebook.com/webstrade.pescara– web: www.webstrade.it

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Territorio

Ricostruzione post-sisma, il segretario generale Uil Abruzzo Michele Lombardo chiede un piano per il dopo cantiere

🏠 Il segretario Uil Abruzzo Lombardo avverte: la ricostruzione post-sisma deve puntare sui servizi e sul lavoro di qualità per evitare il declino definitivo dei nostri borghi. Non lasciamo che i cantieri diventino solo un ricordo momentaneo.

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#Ricostruzione #Abruzzo #Lavoro #Sisma2016

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Michele Lombardo

Redazione- Il cuore dell’Appennino centrale sta vivendo una trasformazione profonda, segnata dai numeri del Rapporto annuale 2026 sulla Ricostruzione. Se da un lato l’economia legata ai cantieri del sisma 2016-2017 mostra segnali di vitalità, dall’altro emerge la necessità urgente di guardare oltre le impalcature. Il segretario generale della Uil Abruzzo, Michele Lombardo, ha espresso una visione cauta ma propositiva, sottolineando come il balzo dell’occupazione registrato nel cratere non debba trasformarsi in un fuoco di paglia, bensì diventare il volano per una rinascita duratura di aree storicamente fragili, dai borghi del teramano sino alle zone interne aquilane.

I numeri dell’occupazione e il peso dei cantieri pubblici

I dati elaborati al 31 maggio 2026 offrono una fotografia chiara di un territorio in fermento. Con oltre 36 mila richieste di contributo presentate per la ricostruzione privata, che rappresentano un valore economico di 17,82 miliardi di euro, l’impatto sul tessuto sociale è tangibile. Gli oltre 23 mila cantieri autorizzati hanno generato una domanda di manodopera senza precedenti. Il dato più sorprendente rimane l’aumento del 17% dei nuovi posti di lavoro nel cratere ristretto, un valore che oscura il 4% registrato su base nazionale.

Il tasso di occupazione ha raggiunto la soglia del 66,1%, un traguardo che riflette anche una crescita dell’occupazione femminile e una contrazione del fenomeno dei Neet, quei giovani che non studiano e non lavorano. Tuttavia, Michele Lombardo invita a non abbassare la guardia. Gran parte di questo dinamismo economico è alimentato da risorse straordinarie, in particolare dal programma NextAppennino e dalle ingenti somme destinate alla ricostruzione pubblica, la quale ha visto già avviato il 97,5% dei 3.667 interventi programmati. Il rischio, avverte il sindacato, è che al termine delle opere infrastrutturali il sistema economico locale possa subire una frenata brusca, privando le comunità residenti di quel sostegno occupazionale necessario per sopravvivere.

La sfida per evitare lo spopolamento dei borghi

Il problema dello spopolamento nell’entroterra abruzzese precede di molto gli eventi sismici. Comuni che si snodano lungo l’asse appenninico vivevano già una fase di decadenza demografica, con l’invecchiamento della popolazione e la chiusura di presidi scolastici e sanitari. Secondo la Uil, la ricostruzione deve necessariamente evolvere in una politica di coesione territoriale di ampio respiro. Non basta riparare le mura delle case o ripristinare il decoro di piazze e monumenti storici se mancano i servizi essenziali.

L’agenda proposta da Lombardo poggia su pilastri chiari: il rafforzamento della rete sanitaria territoriale, il potenziamento dei trasporti verso i centri maggiori come Pescara o L’Aquila e la garanzia di un’istruzione di qualità. Senza infrastrutture sociali moderne, il rischio è che i centri abitati tornino a svuotarsi, diventando contenitori architettonicamente perfetti ma privi di anima e di residenti. La sfida, dunque, è traslare le competenze acquisite dagli operai nei cantieri verso un piano nazionale di manutenzione del territorio, puntando sulla prevenzione del dissesto idrogeologico e sull’efficientamento energetico delle aree montane.

Legalità e sicurezza nel lavoro del futuro

Un elemento cardine della discussione promossa dal sindacato riguarda la tutela dei lavoratori nel lungo periodo. La Uil insiste sulla necessità di mantenere standard elevati di legalità e sicurezza, contrastando il dumping contrattuale che spesso caratterizza i picchi di attività edilizia. L’obiettivo è integrare le professionalità maturate negli ultimi anni in un modello di sviluppo sostenibile che valorizzi le filiere produttive locali, dalle eccellenze agroalimentari del territorio alle piccole imprese artigiane che rappresentano l’ossatura economica delle province coinvolte.

Secondo Lombardo, le risorse stanziate devono essere viste come un investimento sulle persone e non soltanto sulle pietre. La ricostruzione deve rappresentare il punto di partenza per una gestione delle grandi transizioni ambientali, dove il lavoro di qualità diventi l’argine principale contro l’abbandono delle aree interne. Solo garantendo un futuro occupazionale stabile sarà possibile trasformare il cantiere del sisma in un modello virtuoso per l’intero Appennino, permettendo ai residenti di restare sul territorio con prospettive concrete, in una cornice di modernità che rispetti la storia e l’identità delle comunità colpite.

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Arsoli – Truffa ad un anziano con un falso assegno bloccato in posta, sventata

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Truffa finto carabiniere

Redazione-  Questa mattina un anziano residente ad Arsoli, piccolo centro laziale, al confine tra Abruzzo e Lazio, è stato al centro di una possibile truffa. Sul proprio telefonino gli arriva un messaggio, dicendo che era la segreteria delle poste italiane e che c’era un assegno a suo nome  bloccato alla posta, e che andava sbloccato dall’App. L’anziano ha prontamente risposto dicendo che doveva fare, e di li a poco , i malviventi, gli hanno fatto una chiamata Whatsapp, con il logo delle Poste Italiane. La persona al telefono, dice all’anziano che per sbloccarlo doveva fare un operazione dall’app, nel suo conto. L’Anziano prontamente si è accorto che era una truffa, ed è stato al gioco, ma diceva sempre che non riusciva ad entrare nel suo conto, fino a che li ha smascherati. La cosa piu’ strana, è stata, come ci ha riferito direttamente il protagonista della tentata truffa ” due giorni prima, una società mi ha chiamato dicendo che mi stava mandando un rimborso, tramite assegno, si un finanziamento chiuso in anticipo. L’assegno veramente deve arrivare, ,a la cosa strana come lo sapevano i malviventi, allora possono controllare le telefonate “.

MASSIMA ALLERTA ALLE TRUFFE TELEFONICHE

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Lfoundry ad Avezzano: tra speranze di rilancio industriale e incertezze occupazionali

🚀 Il futuro di LFoundry ad Avezzano resta appeso a un filo tra proclami aziendali e la necessità di misure concrete per proteggere i livelli occupazionali nella Marsica. Cosa accadrà nei prossimi mesi?

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#LFoundry #Avezzano #EconomiaAbruzzo #Lavoro

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Lfoundry ad Avezzano: tra speranze di rilancio industriale e incertezze occupazionali

Redazione- Avezzano, cuore pulsante dell’economia industriale della Marsica, resta in attesa di segnali definitivi sul futuro dello stabilimento LFoundry, polo tecnologico che rappresenta un pilastro per l’intera provincia dell’Aquila. La recente convocazione presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha riacceso il dibattito su un sito produttivo che, nonostante le difficoltà globali del settore dei semiconduttori, mantiene una valenza strategica per il tessuto occupazionale abruzzese. Il confronto romano ha visto la partecipazione del consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Giorgio Fedele, e i rappresentanti istituzionali, tra cui l’onorevole Di Girolamo, che hanno analizzato lo stato di salute della fabbrica situata nella zona industriale della città, a ridosso della piana del Fucino.

Il piano sparc e le prospettive di produzione

Nel corso del vertice ministeriale, i vertici italiani dell’azienda hanno ribadito la volontà di proseguire con il piano industriale denominato SPARC. Si tratta di un progetto ereditato dalla precedente gestione che punta a consolidare la continuità operativa del sito di Avezzano, valorizzando le competenze tecniche delle maestranze locali. Le rassicurazioni giunte dai tavoli romani mettono in luce alcuni dati tecnici di rilievo: l’azienda ha prospettato l’ingresso in filiera di 49 nuovi prodotti entro il 2026, seguiti da un ulteriore incremento di 69 referenze nel corso del 2027. Numeri che, sulla carta, offrono una proiezione di crescita necessaria per mantenere competitiva la fonderia in un mercato internazionale complesso. Tuttavia, lo scetticismo resta alto tra le parti sociali, poiché la mera pianificazione produttiva deve scontrarsi con le dinamiche di vendita reale, ancora prive di garanzie solide su commesse certe e stabili.

Le incognite sul mercato e il ruolo del nuovo Ceo

La fase di transizione che sta attraversando l’azienda trova un punto di snodo nel prossimo arrivo del nuovo amministratore delegato all’interno del polo di via Marconi. La sua presenza ad Avezzano, prevista indicativamente per la fine di agosto, viene considerata il banco di prova per comprendere la direzione strategica della proprietà. Se da un lato il piano industriale traccia una rotta di lungo periodo, dall’altro restano irrisolti i nodi legati ai costi di produzione. Il contenimento delle spese energetiche e dei processi manifatturieri rimane una ferita aperta che limita la capacità di manovra dell’impianto. In questo contesto, le promesse di efficientamento espresse dalla proprietà dovranno tradursi in interventi radicali. Senza un abbattimento reale delle spese gestionali, la tenuta dei livelli occupazionali, oggi stimati in centinaia di addetti tra diretti e indotto, rischia di essere messa a repentaglio dalle logiche di mercato globali che non lasciano spazio a margini di errore per le realtà produttive della regione.

Il ruolo del governo e le possibili azioni future

La politica locale e nazionale non intende restare a guardare. Durante l’incontro al Ministero, è emersa con forza la necessità che lo Stato non si limiti a monitorare passivamente le fasi del confronto aziendale. Si richiede un impegno costante per la tutela del sito, che va oltre le semplici dichiarazioni di intenti. Tra le opzioni ventilate, non viene esclusa l’ipotesi che l’esecutivo nazionale possa valutare un ingresso diretto nel capitale sociale dell’impresa, qualora le condizioni di crisi dovessero aggravarsi compromettendo la stabilità sociale dell’area marsicana.

L’obiettivo condiviso da sindacati e istituzioni resta quello di trasformare le promesse in fatti concreti, evitando che la fabbrica di Avezzano scivoli verso un declino che danneggerebbe l’intera economia d’Abruzzo. La vertenza, dunque, rimane aperta e necessita di una vigilanza stringente. Nei prossimi mesi, l’attenzione sarà rivolta esclusivamente alla capacità dell’azienda di tradurre il piano SPARC in realtà tangible e alla volontà politica di proteggere uno degli asset tecnologici più rilevanti del territorio, pilastro che lega indissolubilmente il destino di numerose famiglie avezzanesi e del circondario alla competitività della tecnologia dei sensori ottici.

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