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IL CORAGGIO DI DIRE ADDIO: IL VIAGGIO DI MOJTABA TRA DOLORE, SPERANZA E LIBERTÀ

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PRIMA PARTE — IL VIAGGIO DI MOJTABA

Redazione- Migrare richiede coraggio; un coraggio così grande da riuscire a separarsi dalle persone che si amano, a racchiudere i propri sogni in una valigia e a partire verso l’ignoto, lontano da tutto ciò che si conosce.

Mojtaba è un giovane afghano che ha trascorso gran parte della sua infanzia e adolescenza in Iran, dove la sua famiglia si era rifugiata anni prima per sfuggire a guerre e instabilità. Nonostante la distanza dal Paese d’origine, la sua vita è stata segnata da privazioni, lavori duri e un futuro incerto. Ancora adolescente, aveva già compreso che né l’Afghanistan né l’Iran gli avrebbero offerto le opportunità e la sicurezza necessarie per costruire la propria vita. Fu così che maturò la decisione di intraprendere il lungo e pericoloso viaggio verso l’Europa.

Ricorda ancora con precisione la notte prima della partenza:

«Quella sera, mentre salutavo in silenzio le pareti della mia stanza, un vento gelido scuoteva i rami degli alberi che battevano con forza contro i vetri della finestra. Dentro di me infuriava una tempesta. Non riuscii a dormire per tutta la notte.

Quando arrivò l’alba, con il cuore colmo di tristezza, mi alzai dal letto e strinsi la mia valigia tra le braccia. Prima di uscire, osservai ogni angolo della casa e i volti della mia famiglia, come se volessi imprimere quei ricordi per sempre nella mia memoria.»

Sua sorella, accortasi del suo stato d’animo, lo chiamò:

— Mojtaba, stai bene? Dove vai a quest’ora?

Con voce tremante rispose:

— Dove dovrei andare? Vado al lavoro.

Con un sorriso amaro sul volto, lasciò la casa senza salutare la madre. Quel giorno non stava andando al lavoro: stava lasciando tutta la sua vita alle spalle.

Dopo ore di attesa a Piazza Azadi, a Teheran, si ritrovò insieme ad altri giovani e adulti che avevano affidato il proprio destino alle rotte clandestine della migrazione.

I trafficanti spiegarono brevemente il percorso e avvertirono il gruppo di portare con sé cibo sufficiente per affrontare giorni di cammino e condizioni estreme.

Mojtaba racconta:

«Era la prima volta che mi allontanavo davvero dalla mia famiglia. La solitudine mi schiacciava. Più pensavo a quel viaggio senza destinazione certa, più mi sentivo perso. Una parte di me voleva tornare indietro, ma una forza interiore mi spingeva avanti.»

Il viaggio iniziò.

I migranti furono caricati su un veicolo vecchio e privo di sicurezza, diretto verso Urmia, nel nord-ovest dell’Iran. La paura cresceva a ogni chilometro.

Mojtaba aveva con sé soltanto cinquantamila toman e un vecchio telefono cellulare.

«Continuavo a pensare: avrei voluto che per migrare servissero le ali, non il denaro.»

Vicino al confine trascorsero la notte nella casa di un trafficante. L’uomo, sorprendentemente, si mostrò gentile e offrì loro ospitalità. All’alba sarebbero stati nascosti tra le montagne di frontiera.

Prima della partenza, fu concesso un ultimo utilizzo del telefono.

Mojtaba chiamò casa.

Rispose sua sorella. Appena capì che si trovava al confine, scoppiò in lacrime e passò il telefono alla madre.

La donna lo implorò di tornare indietro.

«Non avevo parole per consolarla. Sentivo un dolore più forte della morte. Le lacrime di mia madre mi spezzavano il cuore. Quella notte rimasi sveglio, soffocato dall’angoscia.»

La mattina seguente, i trafficanti li caricarono su un pick-up e si diressero verso il confine turco.

Attraversando montagne e villaggi, una frase di Sohrab Sepehri continuava a risuonargli nella mente:

«La vita è la strana sensazione che prova un uccello migratore.»

Dopo ore di cammino notturno, attraversarono il confine e arrivarono in Turchia.

Per un istante Mojtaba provò una sensazione di sollievo. Ma era solo l’inizio di un viaggio ancora più duro.

(continua…)

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Lifestyle

LA PECORA NERA NELLE ORGANIZZAZIONI: QUANDO L’EMARGINAZIONE È UN FENOMENO SISTEMICO, NON UNA COLPA INDIVIDUALE

#LIBRI
Categoria: Psicologia
Autore: Diana Daneluz
Data: 4 giugno 2026

“La PECORA NERA nelle organizzazioni. Quando sentirsi fuori posto non è un problema. È una posizione.” Tatiana Coviello, 2026

Il fenomeno psicologico alla base dell’etichetta

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Tatiana Coviello

Redazione- Chi si occupa di psicologia dei gruppi e delle organizzazioni conosce bene la dinamica: un individuo competente, integro, portatore di pensiero critico entra in un sistema – aziendale, familiare o istituzionale – e, nel tempo, o si integra e trova il suo “posto” adempiendo al ruolo che gli è stato assegnato e tenendosi al ”suo posto” oppure il sistema lo rigetta come un organo trapiantato che un organismo non sopporta. Non per demerito. Non per incompetenza. Ma perché ogni sistema ha bisogno di persone che ricoprano certi posti ed il ruolo è un posto, inserito all’interno di una dinamica sistemica.

È da questa osservazione clinica e organizzativa che prende forma “LA PECORA NERA” (2026), il nuovo libro di Tatiana Coviello, HR Advisor, psicologa e coach certificata ICF, autrice già nota per il suo lavoro pionieristico sul rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale con “Nemmeno gli struzzi lo fanno più. Vivere bene con l’Intelligenza Artificiale” (2019).

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Il nuovo libro si inserisce in un campo di ricerca consolidato, ma ancora poco divulgato al grande pubblico: quello della psicologia sistemica applicata ai contesti organizzativi e familiari, con uno sguardo che integra la prospettiva della psicologia sociale, del coaching e della teoria dei sistemi.

L’effetto pecora nera: dal costrutto teorico alla vita quotidiana


La psicologia sociale ha formalizzato da decenni il cosiddetto “black sheep effect”, descritto da Marques e Yzerbyt negli anni Ottanta¹: i membri di un gruppo tendono a giudicare più severamente coloro che, pur appartenendo al proprio gruppo, ne violano le norme condivise e spesso non scritte, rispetto a individui esterni che compiono le stesse azioni. Il motivo è di natura identitaria: il membro deviante minaccia la coesione e l’immagine collettiva del gruppo, e per questo viene giudicato — e spesso escluso — con maggiore severità rispetto a chi commette le stesse azioni provenendo dall’esterno.

Coviello riprende questa dinamica fondamentale e la traspone nei sistemi organizzativi e familiari con rigore analitico. Il suo contributo non si limita alla descrizione del fenomeno: propone uno spostamento epistemologico fondamentale. La domanda che tipicamente si pone chi occupa quel ruolo – “Che problema ho? Sono io il problema?” – viene smontata e sostituita da una più proattiva: “Quale funzione sto assolvendo all’interno di questo sistema?”. Questo passaggio dalla psicologia individuale alla lettura sistemica è forse il cuore teorico del libro. Non si tratta di consolazione o di attribuzione di colpe esterne, ma di un’operazione epistemica: ampliare il frame interpretativo per includere le dinamiche del sistema nel quale l’individuo è immerso.

 

Identità e ruolo: una distinzione clinicamente rilevante

Uno degli snodi più significativi del testo riguarda la distinzione tra ruolo e identità. Nella tradizione psicodinamica e sistemica, il ruolo è una funzione che il gruppo assegna a un membro per mantenere il proprio equilibrio omeostatico. Non è un dato della persona, ma una costruzione relazionale. Eppure, quando questo ruolo viene prolungato nel tempo, può internalizzarsi e diventare parte dell’identità soggettiva: la persona smette di fare la pecora nera e comincia a essere (o credere di essere) la pecora nera.

[Nota dell’autrice: Nel libro esploro diverse tipologie di pecora nera — non solo quella che disturba o si distingue, ma anche quella silenziosa, quella che regge tutto, quella eccellente e quella grigia. In un modo o nell’altro, siamo tutti una pecora nera in qualche sistema: in azienda, in famiglia, in ogni contesto relazionale.]

Coviello lavora precisamente su questa frontiera, accompagnando chi legge nel riconoscere quando l’etichetta ricevuta dal sistema è diventata una auto-percepita caratteristica stabile del sé, lavorando su una distinzione clinicamente rilevante, che permette di uscire dall’identificazione con il ruolo senza negare l’esperienza vissuta.

Questa prospettiva si collega direttamente a concetti centrali nella psicologia dello sviluppo e clinica: il sé narrativo (Bruner², McAdams³), i meccanismi di proiezione e identificazione proiettiva descritti dalla tradizione kleiniana, e la nozione di ruolo familiare patologizzante già esplorata da Bowen⁴ e Minuchin⁵ nell’ambito della terapia sistemica familiare.

Il sistema che emargina: dinamiche di potere e regolazione del gruppo


Ma perché i sistemi producono pecore nere? La risposta di Coviello è in linea con la teoria dei sistemi complessi: ogni sistema tende all’autoconservazione e alla riduzione dell’ansia interna. Chi rende visibili le tensioni implicite, chi nomina ciò che il gruppo non vuole nominare, chi porta chiarezza là dove vige l’ambiguità funzionale è una persona che assolve una funzione critica, ma scomoda. Diventa il portatore designato del disagio collettivo.

In termini più tecnici, si tratta di quello che Wilfred Bion⁶ avrebbe descritto come la “basic assumption” del gruppo: la tendenza, cioè, del gruppo a organizzarsi intorno a dinamiche difensive primitive (dipendenza, attacco-fuga, accoppiamento) quando la coesione è minacciata. La pecora nera, in questa lettura, è spesso colui o colei che resiste alla basic assumption e cerca di operare nel work group, cioè in modalità orientata alla realtà e al compito. Il sistema percepisce questa resistenza come una minaccia e risponde con l’esclusione. Il libro non cita mai esplicitamente Bion, ma il percorso che propone è coerente con questa tradizione: riconoscere la dinamica, non personalizzarla, scegliere consapevolmente come rispondervi.

“La Voce”: un esperimento di co-intelligenza


Un elemento editoriale che merita attenzione specifica da parte dei lettori di Anankenews riguarda l’innovazione metodologica introdotta da Tatiana Coviello. In alcuni snodi chiave del testo, l’autrice ha integrato dei QR code che danno accesso a uno strumento di intelligenza artificiale denominato “La Voce”, che non è un chatbot generico, ma un interlocutore addestrato specificamente sulla struttura del libro, progettato per fare domande anziché fornire risposte. L’intento dichiarato dall’autrice con “La Voce” è quello di trasformare la lettura in un processo attivo di elaborazione, il cui il lettore è portato di fronte alla propria situazione concreta, stimolando un pensiero riflessivo che non si esaurisce nella lettura passiva. Coviello chiama questo approccio “Co-Intelligenza”, un uso consapevole dell’IA non come sostituto del pensiero critico, ma come amplificatore di esso. Cosa che l’Autrice mette in pratica da anni. Da una prospettiva psicologica, questo strumento si avvicina a ciò che la ricerca sul “questioning cognitivo” e sull’apprendimento trasformativo (Mezirow⁷) ha identificato come fattore chiave nel cambiamento dei frame interpretativi: la domanda giusta, posta nel momento giusto, ha un potere destabilizzante e rigenerativo che la risposta preconfezionata non può avere.

Un libro che si inscrive in un percorso

“La Pecora Nera” è il primo libro di una serie di libri. Il prossimo volume, annunciato per luglio 2026 con il titolo “Non sei rotto. Sei smontato”, suggerisce una traiettoria terapeutica precisa: dal riconoscimento della dinamica sistemica (questo libro) alla ricostruzione intenzionale del sé (il prossimo libro). Una progressione che richiama il classico percorso della psicoterapia breve e del coaching trasformativo: prima si nomina il pattern, poi lo si rielabora. Per i lettori di Anankenews – tra loro professionisti della salute mentale, ricercatori, educatori, clinici – questo libro offre uno strumento di riflessione che ha valore sia sul piano personale che professionale. Comprendere come funziona l’etichettamento sistemico, come si costruisce il ruolo del deviante all’interno di un gruppo e come si può distinguere ruolo da identità è una competenza trasversale che attraversa la clinica, la pedagogia e le scienze organizzative.

Tatiana Coviello

LA PECORA NERA. Sentirsi fuori posto non è un problema. È una posizione (2026).
Per conoscere l’Autrice: [www.tatianacoviello.it](http://www.tatianacoviello.it)
Per acquistare il libro: [Amazon](https://amzn.eu/d/09vBi2LZ)

Note

¹ José Marques e Vincent Yzerbyt. Marques è professore di psicologia sociale all’Università di Porto; Yzerbyt è professore all’Università Cattolica di Lovanio (Belgio). Sono tra i principali ricercatori europei sulla psicologia dei gruppi e hanno formalizzato l’effetto pecora nera dimostrando sperimentalmente come i gruppi tendano a sanzionare i propri membri devianti con maggiore severità rispetto agli esterni, per proteggere la coerenza dell’identità collettiva.

² Jerome Bruner (1915–2016). Psicologo e pedagogista statunitense tra i più influenti del Novecento. Fondatore della psicologia cognitiva e culturale, ha elaborato la teoria del sé narrativo sostenendo che gli esseri umani costruiscono la propria identità attraverso le storie che raccontano di sé: non siamo ciò che siamo, ma il racconto che facciamo di noi.

³ Dan P. McAdams. Psicologo della personalità alla Northwestern University (Chicago), ha sviluppato la teoria dell’identità narrativa, secondo cui l’identità adulta si forma come una storia personale interiorizzata (con protagonisti, scene nucleari, temi e conclusioni) che ogni individuo costruisce nel corso della vita.

⁴ Murray Bowen (1913–1990). Psichiatra e terapeuta familiare statunitense, fondatore della terapia sistemica familiare. Ha introdotto concetti fondamentali come la differenziazione del sé, la trasmissione multigenerazionale dei pattern relazionali e il triangolo relazionale, strumenti ancora centrali nella clinica familiare contemporanea.

⁵ Salvador Minuchin (1921–2017). Psichiatra argentino-statunitense, padre della terapia strutturale della famiglia. Ha elaborato il concetto di struttura familiare come sistema di regole implicite che organizzano i ruoli e le interazioni tra i membri, mostrando come certi ruoli patologizzanti vengano assegnati e mantenuti dal sistema familiare per preservarne l’equilibrio.

⁶ Wilfred Bion (1897–1979). Psicoanalista britannico di origine indiana, allievo di Melanie Klein e figura centrale nella psicoanalisi dei gruppi. Nella sua opera “Experiences in Groups” (1961) ha descritto come i gruppi oscillino tra il “work group” (orientato al compito reale) e le “basic assumptions” (stati mentali difensivi collettivi (dipendenza, attacco-fuga, accoppiamento) che il gruppo adotta inconsciamente per evitare l’ansia.

⁷ Jack Mezirow (1923–2014). Sociologo e teorico dell’educazione statunitense, professore alla Columbia University. Ha sviluppato la teoria dell’apprendimento trasformativo, secondo cui il cambiamento profondo negli adulti avviene attraverso la messa in discussione dei “frame of reference”, le strutture di assunzioni e aspettative che filtrano l’esperienza solitamente innescata da un “disorienting dilemma”, cioè un’esperienza destabilizzante che costringe a rivedere le proprie certezze.

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Lifestyle

IL TRULLO DANZA: A ROMA IL LOTTO 8 DIVENTA PALCOSCENICO URBANO CON “THE TRULLO SEQUENCE”

Sabato 13 giugno 2025, il Lotto 8 del Trullo a Roma si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto. “The Trullo Sequence” di Sil Marti porterà la danza nelle strade, raccontando la vita del quartiere. Non mancate all’evento gratuito del Roma Borgata Festival!
#RomaBorgataFestival #DanzaUrbana #QuartiereTrullo #TheTrulloSequence

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Pillole Urbane Foto di Emidio Vallorani DSC00330

Redazione-  Il quartiere Trullo, nella periferia sud-ovest di Roma, si prepara a ospitare un evento culturale significativo: “The Trullo Sequence”, una performance di danza site-specific che trasformerà il Lotto 8, in via del Trullo 227, in un palcoscenico a cielo aperto. L’appuntamento è fissato per il prossimo 13 giugno alle ore 19.00. Ideato dalla coreografa Sil Marti e curato da ACSD KODANCE/&KO, questo progetto rientra nelle iniziative di “Pillole Urbane” e del “Roma Borgata Festival”, offrendo un’esperienza artistica gratuita che invita il pubblico a riscoprire gli spazi quotidiani attraverso il movimento.

La performance è il culmine di una residenza artistica che ha visto la coreografa e il suo team immersi nel tessuto del quartiere dall’8 al 13 giugno. L’intento è di abitare i limiti della città, rendendoli luoghi di espressione e narrazione. L’architettura popolare, i cortili, i passaggi e gli spazi comuni del Lotto 8 non fungono da mero sfondo, ma diventano elementi attivi della scena, un luogo dove i gesti quotidiani si elevano a linguaggio coreografico e le dinamiche sociali del quartiere emergono come materia viva della rappresentazione. Questa visione si allinea alla missione del Roma Borgata Festival e della sua direttrice artistica, Alessandra Muschella, che mira a promuovere un dialogo autentico con il territorio e i suoi abitanti.

“The Trullo Sequence” esplora la complessità del quotidiano, ponendo attenzione a quelle azioni che, pur apparendo invisibili, costruiscono la vita collettiva: la cura, il lavoro, l’incontro, l’attesa, la convivenza. I performer non si limitano a esibirsi nello spazio, ma lo attraversano, lo interpretano e, progressivamente, vi si fondono, rendendo manifeste le relazioni che animano il quartiere. Il Lotto 8 viene così ridefinito come un paesaggio condiviso, capace di essere al contempo intimo e pubblico.

La performance invita gli spettatori a partecipare attivamente a un’esperienza collettiva, in cui i confini tra chi osserva e lo spazio osservato si assottigliano. Le architetture diventano scenografia naturale, mentre la danza propone nuove prospettive per guardare luoghi spesso percepiti solo come aree di passaggio. Il risultato è una “mappa sensibile” del quartiere, che ne racconta le memorie, le fragilità, le energie e le possibilità di trasformazione.

L’opera è articolata in cinque sequenze coreografiche, ognuna delle quali offre un punto di vista diverso sul Lotto 8. “Pelle Pubblica” apre l’esperienza, ponendo l’attenzione sull’ascolto reciproco e la presenza collettiva. Segue “Architetture della Cura”, che trasforma i gesti di tutti i giorni in una coreografia relazionale. “Scacchiera” indaga il dialogo e il confronto tra i corpi, mentre “Del Vento” attraversa i temi della memoria e del movimento. Infine, “Sul Margine” esplora il confine non come barriera, ma come spazio di libertà e potenziale trasformazione.

Attraverso lo sviluppo progressivo di sguardo e movimento, “The Trullo Sequence” si propone come una riflessione approfondita sul rapporto tra l’individuo e l’ambiente urbano, dimostrando come le periferie della città possano evolversi in centri di produzione culturale, incontro e immaginazione collettiva. Il concept, la regia e la coreografia sono di Sil Marti, con l’assistenza coreografica di Giulia Federico. L’ingresso è libero, ma la prenotazione è obbligatoria tramite il sito romaborgatafestival.it.

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RIM, LA MUSICA INVADE ROMA: SETTE GIORNI DI CONCERTI GRATUITI IN TUTTA LA CITTÀ

Roma si accende con RIM: una settimana di concerti e incontri gratuiti in tutti i Municipi, sotto la guida artistica di Daniele Silvestri.
#RIM #RomaInMusica #EventiRoma #MusicaDalVivo

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Dal 7 al 13 giugno la Capitale ospita la prima edizione di “RIM – Roma in Musica”, un festival diffuso diretto da Daniele Silvestri che coinvolge tutti i 15 Municipi con parate, talk e grandi performance dal vivo.

Redazione-  Roma si prepara a una settimana all’insegna della musica. Da domenica 7 a sabato 13 giugno, la prima edizione di RIM – Roma in Musica trasformerà le piazze, i quartieri e gli spazi pubblici della città in un grande palcoscenico a cielo aperto. L’evento, promosso da Roma Capitale con la direzione artistica di Daniele Silvestri, nasce con l’obiettivo di valorizzare il tessuto musicale locale, creando un filo diretto tra i grandi nomi del panorama nazionale e le realtà artistiche di base che animano il territorio.

L’apertura ufficiale è prevista per domenica 7 giugno con una parata collettiva: un corteo festoso partirà da piazza Mastai per giungere a piazza Navona. Ad accompagnare i cittadini e gli studenti provenienti dai 15 Municipi saranno le marching band Samba Precario, Cecafumo e Altrabanda. All’arrivo, il testimone passerà alla Banda musicale del Corpo di Polizia Locale di Roma Capitale, dando il via a una serie di appuntamenti che trasformeranno lo spazio pubblico in un laboratorio creativo.

Piazza Navona fungerà da hub principale fino al 12 giugno. Qui, Daniele Silvestri coordinerà una serie di incontri che spaziano tra presentazioni editoriali, dirette radiofoniche e momenti di riflessione sul ruolo della musica nella società contemporanea. Il calendario degli ospiti riflette l’eclettismo della manifestazione: lunedì 8 giugno aprirà Sergio Cammariere, seguito martedì 9 da Tosca, mercoledì 10 da Stefano Fresi e giovedì 11 da Max Gazzè. Il palco sarà un luogo di scambio costante, capace di abbattere le distanze tra artisti e pubblico.

La forza di RIM risiede nella sua natura capillare. Grazie al coinvolgimento diretto dei Municipi e delle scuole di musica locali, la programmazione non si limiterà al centro storico, ma raggiungerà capillarmente ogni area urbana. L’intento dell’amministrazione capitolina è quello di delineare una mappatura culturale che riconosca il valore delle associazioni e dei musicisti che operano quotidianamente fuori dai circuiti commerciali mainstream.

Il gran finale è previsto per sabato 13 giugno al Parco Schuster. La giornata conclusiva sarà dedicata alla musica corale e collettiva, attraverso una jam session aperta ai talenti delle scuole di musica che hanno partecipato al festival. In serata, il palco vedrà protagonista il direttore artistico Daniele Silvestri, affiancato da diversi esponenti della scena musicale italiana e da alcuni rappresentanti del rap romano, un genere che in città vive una fase di straordinaria vitalità espressiva.

Tutti gli eventi sono a ingresso libero e gratuito. Il programma completo, con la possibilità di seguire aggiornamenti in tempo reale, è disponibile sul portale istituzionale del Comune di Roma. RIM si propone così come un appuntamento annuale, finalizzato a consolidare l’identità culturale di una Capitale che, attraverso questa settimana di note, ribadisce la propria vocazione all’inclusione e alla partecipazione attiva.

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