Redazione- Da Castellar Ponzano, presso il Castello Sforzini, il Centro Studi Rinascimento Nazionale, think tank affiliato a Futuro Nazionale, ha lanciato un forte appello per una revisione profonda delle politiche economiche ed energetiche italiane ed europee. Il presidente Luca Sforzini, intervenendo nei giorni scorsi, ha dichiarato che l’Italia non può permettersi di sacrificare il proprio futuro industriale sotto il peso del nuovo debito comune europeo, di un’austerità percepita come mascherata, e di una transizione ecologica giudicata eccessivamente ideologica. L’obiettivo primario, secondo il Centro Studi, deve essere il rafforzamento della sovranità nazionale in settori strategici per la ripresa del Paese.
Il primo punto su cui il Centro Studi Rinascimento Nazionale ha concentrato la sua analisi è la questione del debito comune europeo. La posizione è chiara: non può esistere una vera sovranità politica senza una correlata responsabilità fiscale. La proposta avanzata è quella di condizionare l’accettazione di qualsiasi nuovo debito comune europeo a requisiti stringenti: un controllo politico reale da parte degli Stati nazionali, una trasparenza assoluta sulla destinazione delle risorse e, in ultima istanza, la garanzia di ritorni misurabili per l’economia produttiva italiana. Il Centro Studi ha sottolineato come l’Italia non possa continuare a partecipare a meccanismi che finiscono per scaricare sui contribuenti nazionali oneri e costi che sono stati decisi altrove, spesso per avvantaggiare interessi industriali e strategici che non corrispondono a quelli italiani. Questa prospettiva evidenzia la necessità di una maggiore influenza nazionale nelle dinamiche finanziarie comunitarie.
A questo si collega il tema del Patto di Stabilità, da sempre oggetto di dibattito a livello europeo. Per il Centro Studi Rinascimento Nazionale, la disciplina di bilancio, pur necessaria, non deve tramutarsi in una costrizione che impedisce investimenti strategici per la crescita e la sicurezza del Paese. Si fa riferimento a settori nevralgici quali l’energia, le infrastrutture, la difesa, la sicurezza, l’industria, la ricerca e persino la demografia. La proposta è l’introduzione di una nuova “regola aurea nazionale ed europea”: gli investimenti che generano valore produttivo e si collocano in ambiti strategici dovrebbero essere distinti e trattati in modo differente rispetto alla spesa corrente improduttiva. L’intento è quello di favorire il taglio degli sprechi, ma non quello di bloccare o compromettere il futuro e lo sviluppo economico della nazione.
La competitività italiana, prosegue l’analisi del Centro Studi, è inestricabilmente legata al costo dell’energia – gas, elettricità e materie prime. Senza un approvvigionamento energetico abbondante, stabile e soprattutto a prezzi sostenibili, l’esistenza stessa dell’industria, dell’agricoltura moderna, del settore manifatturiero e, più in generale, del Made in Italy, viene compromessa. Il Green Deal, nella sua formulazione attuale, è stato oggetto di critica poiché, secondo il think tank, avrebbe generato un sistema di vincoli, costi indiretti, burocrazia pervasiva e penalizzazioni che gravano pesantemente su imprese e famiglie italiane. Questo avviene mentre altri continenti proseguono il loro percorso di crescita avvalendosi di fonti energetiche dai costi più contenuti, creando una disparità che danneggia la posizione competitiva dell’Italia sul mercato globale.
Un ulteriore pilastro della visione proposta è la sicurezza economica nazionale. In un contesto globale caratterizzato da guerre commerciali, tensioni geopolitiche crescenti e una competizione tecnologica sempre più accesa, la sovranità di una nazione non si misura unicamente attraverso i confini territoriali o la forza delle proprie armate. Essa si estende anche alla capacità di controllare le proprie infrastrutture strategiche, le proprie filiere produttive e i propri asset tecnologici. Il Centro Studi Rinascimento Nazionale propone una politica di sicurezza economica che si fondi sulla tutela delle imprese strategiche italiane, sulla protezione del risparmio nazionale, sul rafforzamento delle filiere industriali essenziali e, aspetto di grande rilievo, sulla riduzione delle dipendenze critiche dall’estero. Questo include settori come l’energia, le telecomunicazioni, le materie prime e le tecnologie avanzate. “La questione energetica non è tecnica, è politica”, ha dichiarato Luca Sforzini. “Chi controlla l’energia controlla la produzione, il lavoro, i prezzi, la sicurezza nazionale. L’Italia deve smettere di comportarsi come una provincia amministrativa dell’Unione Europea e tornare a ragionare come una Nazione industriale”. Secondo Sforzini, nessuna nazione può considerarsi pienamente libera se i suoi nodi vitali sono controllati, finanziati o comunque condizionati da interessi esterni. Difendere l’interesse nazionale significa, in questo scenario, garantire all’Italia autonomia produttiva, resilienza economica e una capacità decisionale indipendente.
In questo quadro propositivo, il Centro Studi delinea una strategia energetica nazionale fondata su cinque pilastri concreti. Il primo consiste nella riapertura pragmatica di tutti i canali di approvvigionamento del gas, evitando pregiudizi ideologici. Il secondo è lo sviluppo del nucleare di nuova generazione, considerato essenziale per un mix energetico stabile. Il terzo prevede il pieno utilizzo dell’idroelettrico e delle biomasse sostenibili, risorse già disponibili sul territorio. Il quarto pilastro è la valorizzazione delle risorse nazionali, implicando una maggiore autonomia nell’estrazione e gestione. Infine, il quinto punto è una revisione profonda dei meccanismi europei che trasferiscono sui cittadini il costo della transizione energetica, alleggerendo il fardello.
Anche il tema della difesa, secondo il Centro Studi, deve essere affrontato con trasparenza. La sicurezza nazionale è giudicata essenziale, ma non deve costituire un pretesto per generare ulteriore debito opaco o per finanziare programmi che non rispondano a una chiara e autonoma strategia italiana. L’interesse nazionale deve prevalere: confini sicuri, industria nazionale rafforzata, autonomia tecnologica e filiere produttive interne. Pur rimanendo saldamente inserita nell’alleanza occidentale e atlantica, l’Italia, si afferma, deve difendere con maggiore determinazione i propri interessi.
In conclusione, Luca Sforzini ha riaffermato la necessità di un nuovo patto tra Stato, imprese e cittadini, per invertire la rotta. “Serve meno ideologia europea, più realismo nazionale. Meno burocrazia verde, più energia. Meno debito improduttivo, più investimenti strategici”, ha chiosato. Per il presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, l’Italia non è chiamata a scegliere tra rigore e crescita, ma tra un declino amministrato e una vera e propria rinascita nazionale.
Il Centro Studi Rinascimento Nazionale