Ambiente
SCANNO – IL LAGO CONQUISTA ” CINQUE VELE ” DI LEGAMBIENTE E TOURING CLUB
Redazione- Per la sua attrattività turistica e la gestione sostenibile, il lago di Scanno conquista le Cinque Vele assegnate da Legambiente e Touring Club Italiano.Un riconoscimento che vede la località abruzzese al settimo posto nella classifica delle dieci località lacustri scelte dalle due associazioni.In cima al ranking si posiziona il lago di Molveno, in provincia di Trento, seguito da quello del Mis, Belluno, e da quello di Monticolo, Bolzano. Il lago di Scanno è l’unico rappresentante del centro Italia in una classifica dominata dalle regioni del Nord.
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Il miracolo della Vita nel Parco Sirente Velino: avvistata con due dolcissimi cuccioli “Gabbietta”, l’unica figlia dell’indimenticata orsa Amarena!
Il miracolo della Vita nei boschi dell’Abruzzo: avvistata l’orsa “Gabbietta” (l’unica figlia dell’indimenticata Amarena) a passeggio con due meravigliosi Cuccioli! 🐻 ❤️ A volte la Natura sa scriverci delle favole meravigliose che leniscono le peggiori ferite dei nostri cuori. A tre anni esatti dalla tragica morte dell’orsa Amarena (uccisa barbaramente a colpi di fucile nel 2023 a San Benedetto dei Marsi), una bellissima notizia ci ridà speranza: la figlia Gabbietta (nome in codice F25, nata nel 2020) è diventata Mamma! L’orsa è stata avvistata ad agosto sulle montagne abruzzesi mentre passeggiava felice e in salute con i suoi due tenerissimi orsacchiotti! Un avvistamento storico, avvenuto per la primissima volta all’interno del Parco Regionale Sirente-Velino! “È una notizia che ci fa tremare di emozione!”, ha commentato il Presidente del Parco Francesco D’Amore. Un segnale di speranza vitale, visto che di questa sottospecie marsicana rimangono a fatica solo 81 esemplari in tutto il mondo! Gli Esperti raccomandano la MASSIMA RESPONSABILITÀ ai cittadini e ai turisti: “Se avvistate Gabbietta da lontano restate fermi, non urlate, non seguitela con l’auto e non mettetevi a rincorrerla per fare video o fotografie per i social! Rispettate la tranquillità di una mamma con i cuccioli e non datele mai del cibo!”. Insomma: ammiriamola da lontano e lasciamola in pace. E nel frattempo, incrociamo le dita per la giustizia umana: il 25 settembre al Tribunale di Avezzano andrà in scena la prossima udienza per condannare il responsabile della morte di nonna Amarena! Leggi la bellissima storia dell’orsa Gabbietta e tutti gli aggiornamenti nel nostro articolo! 👇 🌿 Quanti di voi si erano commossi e arrabbiati tantissimo per l’uccisione di Amarena e oggi sorridono felici leggendo di questa bellissima nascita nei boschi dell’Abruzzo? Promettiamoci di rispettare sempre le regole della montagna e auguriamo buona vita a questi orsacchiotti meravigliosi! Condividete questo post nei commenti per far felici gli amanti della natura!
Redazione – Ci sono volte in cui Madre Natura decide di regalarci delle storie che assomigliano a delle vere e proprie favole a lieto fine, capaci di lenire ferite profonde e di restituire speranza a chi lotta ogni giorno per difendere l’ambiente. Esattamente a tre anni di distanza dall’atroce scomparsa di Amarena (l’orsa diventata l’assoluto simbolo della fauna selvatica d’Abruzzo, barbaramente uccisa a colpi di fucile nella tragica notte tra il 31 agosto e il 1° settembre del 2023 nel comune di San Benedetto dei Marsi), una notizia meravigliosa ha fatto breccia nei cuori degli ambientalisti e dei cittadini di tutta Italia.
Sulle bellissime montagne dell’Appennino è stata infatti avvistata l’orsa Gabbietta, l’unica figlia femmina di Amarena di cui si abbia traccia, mentre passeggiava serenamente e in perfetta salute in compagnia di due dolcissimi cuccioli appena nati. L’eccezionale avvistamento è avvenuto nei primissimi giorni di agosto all’interno del rigoglioso territorio del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino.
Il miracolo della Vita e l’emozione del Parco Sirente-Velino
Questa cucciolata non è solo una tenera notizia di cronaca animale, ma rappresenta un segnale di vitale importanza scientifica per la sopravvivenza stessa dell’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus). Stiamo parlando di una preziosissima sottospecie endemica e a gravissimo rischio di estinzione, tipica dell’Italia centro-meridionale, che oggi (secondo gli ultimissimi dati ufficiali) conta a fatica appena 81 esemplari in totale.
«È una notizia che ci emoziona nel profondo», ha dichiarato con gli occhi lucidi Francesco D’Amore, Presidente del Parco Sirente Velino. «Rappresenta infatti la prima, storica riproduzione documentata di un’orsa all’interno del nostro Parco Regionale. È il segno inequivocabile che il nostro duro lavoro quotidiano di tutela degli habitat, di incessante monitoraggio e di fitta collaborazione con tutti gli Enti coinvolti sta dando i suoi frutti, contribuendo a creare le condizioni perfette affinché questa meravigliosa specie possa espandersi, vivere e riprodursi anche nel territorio del Sirente Velino».
La storia di Gabbietta: perché si chiama così?
Gabbietta, nota nei rigidi elenchi scientifici dei biologi con la sigla “F25”, è nata nel 2020 ed è l’unica figlia femmina accertata di Amarena (quando la mamma orsa morì, lasciò invece orfani due maschietti, che fortunatamente vennero ritrovati e che oggi crescono sani in natura).
Il curioso nome “Gabbietta”, come ricordato in passato dagli esperti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), deriva proprio da un curioso episodio della sua giovinezza: l’animale venne infatti trovata (attratta da potenziali prede) e tratta in salvo dai Carabinieri Forestali all’interno di una gabbia artigianale situata in una stalla per ovini nel vicino comune di Pescina. Da quel giorno, il buffo nomignolo non l’ha più abbandonata.
L’appello degli esperti: “Non inseguitela per un selfie!”
La notizia ha scatenato un’ovvia ondata di entusiasmo, ma gli ambientalisti e la direzione del Pnalm invitano tutti alla massima e rigorosa responsabilità, lanciando un appello accorato: se vi trovate in zona, non cercate l’orsa e seguite ferree norme di comportamento.
È assolutamente vietato recare qualsiasi forma di disturbo alla famiglia, specialmente nei confronti di una mamma con i propri cuccioli al seguito. Sono quindi banditi gli inseguimenti (in auto o a piedi) per scattare stupide fotografie o registrare video per i social network. Tutti gli avvicinamenti e i comportamenti imprudenti non solo compromettono il delicato benessere psicologico degli animali (che potrebbero scappare in preda al panico separandosi), ma mettono anche a gravissimo repentaglio la sicurezza stessa delle persone. Un’altra regola d’oro da scolpire nella mente: mai e poi mai lasciare cibo in giro per attirare la loro attenzione.
In attesa della Giustizia per la mamma Amarena
Mentre i boschi abruzzesi accolgono la nuova vita dei nipotini di Amarena, gli esseri umani si preparano a chiudere i conti con il buio e tragico passato. Il processo penale a carico dell’uomo accusato della morte a fucilate dell’orsa Amarena (un episodio crudele che ha sollevato un’ondata di sdegno e indignazione in tutta Italia) è infatti ancora tristemente in corso. L’intera Nazione attende con il fiato sospeso la prossima udienza, fissata a calendario per il 25 settembre 2026 presso il Tribunale di Avezzano. Mamma Amarena non c’è più, ma la natura, attraverso sua figlia Gabbietta, ci ha insegnato ancora una volta che la vita vince sempre sulla morte. Ora sta a noi non tradire nuovamente la loro fiducia.
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“Caccia Selvaggia”, l’allarme disperato del WWF: l’apertura anticipata in 16 regioni condanna a morte la nostra fauna già stremata
Animali stremati da un’estate di siccità e incendi, ma per le Regioni l’importante è sparare! Il disperato allarme del WWF contro le aperture anticipate della Caccia in Italia 🦌 🔫 Dopo mesi di caldo asfissiante, fiumi in secca e boschi divorati dalle fiamme, la nostra fauna selvatica è già letteralmente allo stremo delle forze. Eppure, a partire da domani mattina, la politica ha autorizzato il ritorno dei fucili! È il gravissimo e doloroso allarme lanciato dal WWF Italia: ben 16 regioni italiane (piegandosi vergognosamente alle logiche del “voto” dei cacciatori) hanno detto NO alla proposta di rinviare la stagione venatoria, e da domani daranno il via alle cosiddette “preaperture” nei boschi! Particolarmente crudele è la situazione della quaglia, specie già a fortissimo rischio a causa della distruzione dei suoi habitat e ora messa nel mirino delle doppiette! E la Scienza? Messa all’angolo e ignorata! “Le istituzioni ignorano deliberatamente il parere degli scienziati dell’ISPRA, preferendo ascoltare i Comitati controllati dalle lobby venatorie”, tuona amareggiato Dante Caserta, Direttore Affari Legali del WWF. “Dall’ottobre 2022 la legge sulla fauna è stata modificata a uso e consumo esclusivo delle associazioni dei cacciatori!”. Ma l’Italia civile non ci sta a subire in silenzio questo scempio del nostro patrimonio Costituzionale: la petizione “Stop Caccia Selvaggia” del WWF ha già raccolto la bellezza di 450.000 FIRME di cittadini indignati, pronti a fare scudo umano per difendere milioni di animali innocenti! Leggi l’approfondimento ecologista e tutti i dettagli normativi nel nostro articolo d’inchiesta! 👇 🌿 Voi cosa ne pensate di questa scandalosa apertura anticipata della Caccia decisa dalle Regioni nonostante l’estate siccitosa? State dalla parte degli animali e del WWF? Fate sentire forte e chiara la vostra voce nei commenti e condividete questo post per difendere il nostro patrimonio naturale!
Redazione – Mentre l’Italia intera, da Nord a Sud, continua a fare duramente i conti con gli effetti devastanti della crisi climatica, reduce da un’estate torrida segnata da ondate di calore asfissiante, incendi boschivi, grave siccità e una drammatica perdita di biodiversità, i fucili sono pronti a tornare a sparare nei boschi.
A lanciare un grido d’allarme durissimo, disperato e colmo di sdegno è il WWF Italia. Domani, infatti, prenderanno ufficialmente il via le cosiddette “preaperture” della stagione venatoria in numerosissime regioni del nostro Paese. Sono ben 16 i territori in cui le Amministrazioni locali, piegandosi alle logiche del consenso, hanno deciso di ignorare l’appello degli ambientalisti. Invece di posticipare l’apertura della caccia per dare respiro a una natura già in agonia per la mancanza d’acqua, in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino e Veneto si sono autorizzate giornate di caccia anticipata già dai primissimi giorni del mese di settembre.
Particolarmente crudele e preoccupante appare l’inclusione nel mirino dei cacciatori della quaglia, una delicata specie migratrice che vive già in uno stato di estrema difficoltà a causa del bracconaggio indiscriminato e della perdita cronica dei suoi habitat naturali (in totale contrasto con le direttive chieste dalla Commissione Europea).
La scienza messa all’angolo e il peso delle lobby
Ma a rendere ancora più fosco e inaccettabile il quadro nazionale è il progressivo, sistematico allontanamento della politica dalle fondamentali indicazioni tecnico-scientifiche fornite dall’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Questo autorevolissimo Istituto pubblico dovrebbe rappresentare il faro illuminante e il principale riferimento scientifico per la corretta gestione e tutela della fauna selvatica.
Purtroppo, negli ultimi anni, il preziosissimo ruolo degli scienziati è stato deliberatamente indebolito e scavalcato dalla ricostituzione del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale (CTFVN). Si tratta di un organismo all’interno del quale la rappresentanza del mondo venatorio risulta essere incredibilmente predominante: i suoi pareri vengono quindi utilizzati, sempre più spesso, per “giustificare” legalmente le decisioni regionali, mettendole in netto e palese contrasto con le prudenti valutazioni scientifiche degli esperti dell’ISPRA.
Lo sdegno del WWF: “Un disegno politico per accontentare i cacciatori”
Le conseguenze legali di questa deriva sono drammatiche. Una recentissima, discussa pronuncia del Consiglio di Stato ha clamorosamente ampliato il margine di discrezionalità delle singole Regioni, consentendo loro di discostarsi senza troppi problemi dai rigidi pareri ISPRA in favore di quelli (decisamente più permissivi) del CTFVN, rendendo di fatto quasi impossibile per le associazioni ambientaliste contestare le “doppiette” nei tribunali.
«Stiamo assistendo a un progressivo e allarmante arretramento della tutela della fauna selvatica e del fondamentale ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche», dichiara senza mezzi termini Dante Caserta, Direttore degli Affari Legali e Istituzionali del WWF Italia. «Quanto sta tristemente accadendo risponde a un disegno politico ben preciso. Dall’ottobre 2022, la legge nazionale sulla tutela della fauna è stata stravolta e modificata in ben 23 parti diverse, tutte in negativo, adottate su esplicita e pressante richiesta delle potenti associazioni venatorie. Oggi le valutazioni scientifiche dell’ISPRA vengono liquidate come se fossero una semplice opinione da bar, mentre la politica tende cinicamente a privilegiare gli interessi particolari e le logiche elettorali del consenso».
Oltre 450.000 firme per fermare la riforma ammazza-animali
Il rischio di un ecocidio legalizzato è dietro l’angolo. Alla Camera dei Deputati è ora in piena discussione (dopo aver già ottenuto la scandalosa approvazione in Senato) l’ennesima riforma normativa che stravolgerà definitivamente anche le ultime deboli tutele rimaste a favore della fauna. Una proposta giudicata “irricevibile”, oggetto di pesantissime censure sia da parte di tutto il mondo accademico scientifico, sia da parte della stessa Commissione Europea.
L’unica speranza per fermare questa strage annunciata risiede nella voce forte del popolo. La petizione online “Stop Caccia Selvaggia”, lanciata a tamburo battente dal WWF Italia, ha infatti già superato la straordinaria quota di 450.000 firme, e il numero di cittadini indignati continua inesorabilmente a crescere di ora in ora.
È bene ricordare un principio sacrosanto: la fauna selvatica non appartiene ai cacciatori. Essa costituisce un inestimabile “patrimonio indisponibile dello Stato” ed è, a tutti gli effetti, un bene comune supremo tutelato dalla nostra stessa Costituzione. Difenderla con le unghie e con i denti significa proteggere la vita di milioni di animali innocenti, salvaguardare il valore inalienabile della legalità ambientale e, soprattutto, garantire il sacrosanto diritto delle future generazioni a vivere in un Paese che sia ancora capace di preservare il proprio paradiso naturale.
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Incendio sul Morrone, l’ira del M5S contro Marsilio e Governo Meloni. Di Girolamo: “Prevenzione azzerata, la Destra eviti i piagnistei”
Il Monte Morrone brucia ancora e scoppia la bufera politica! Il M5S distrugge il Governo Meloni e la Giunta Marsilio: “Zero fondi per la prevenzione, la Destra ha fallito! E la colpa non è del destino!” 🔥 😡 L’Abruzzo in ginocchio per gli incendi boschivi si trasforma in un pesantissimo campo di battaglia politico! Mentre i canadair continuano a gettare acqua sul Monte Morrone, la Senatrice Gabriella Di Girolamo (Movimento 5 Stelle) ha lanciato un pesantissimo atto d’accusa contro il centrodestra, accusandolo di una vera e propria “disattenzione programmata”. “Il Governo Meloni – ha tuonato la Senatrice – ha clamorosamente azzerato i fondi statali destinati alla prevenzione degli incendi per il triennio 2025/2027: alla voce bilancio c’è scritto ZERO!”. Ma l’attacco frontale è rivolto soprattutto alla Regione Abruzzo: “È inquietante che il Presidente Marsilio si accorga solo ora, mentre le fiamme divorano le nostre montagne, che manca il personale della Protezione Civile! Hanno approvato un Piano Antincendio ammettendo loro stessi che mancano soldi, che le vasche sono senza manutenzione e che le radio non funzionano!”. Un disastro di programmazione che rischia di costare carissimo anche in termini di vite umane: la Di Girolamo ha infatti voluto ringraziare pubblicamente il gruppo dei preziosissimi e coraggiosi 11 SOCCORRITORI che, nelle scorse ore, sono rimasti completamente circondati dal fuoco sul Morrone e sono stati portati in salvo miracolosamente con gli elicotteri! “Ne usciremo solo grazie a questi eroi sul campo, e non certo grazie a chi scalda le poltrone! Per la Destra i cambiamenti climatici nemmeno esistono!”. Leggi tutte le durissime dichiarazioni della Senatrice nel nostro articolo! 👇 🌲 Voi cosa ne pensate? È colpa dei piromani o la politica regionale e nazionale ha grosse responsabilità per non aver pulito i boschi e non aver investito in prevenzione? Dite la vostra!
Redazione– Mentre i Canadair continuano a scaricare acqua e gli eroici soccorritori lottano a terra contro l’inferno di fuoco per salvare i boschi dell’Abruzzo, la cenere ancora fumante del Monte Morrone si trasforma nell’epicentro di una durissima battaglia politica. A lanciare un vero e proprio atto d’accusa contro la gestione dell’emergenza da parte del centrodestra (sia a livello regionale che nazionale) è la Senatrice del Movimento 5 Stelle, Gabriella Di Girolamo, che non usa mezzi termini per denunciare quella che definisce una vera e propria “disattenzione programmata” da parte delle Istituzioni.
Il fallimento della prevenzione e i fondi “spariti”
«Quando finalmente saranno spente le fiamme sul Morrone, bisognerà fare seriamente il punto sulle responsabilità», esordisce la Senatrice pentastellata, lanciando subito una pesante stoccata agli avversari politici. «Il centrodestra, per una volta, eviti di fare la parte della vittima. La loro totale e conclamata scarsa sensibilità per le gravissime questioni ambientali, e quindi per la necessaria tutela dei territori intesa come prevenzione, è ormai un dato acquisito».
Secondo la Di Girolamo, gli strumenti normativi per evitare questi disastri ci sarebbero tutti. La Legge 155/2021 aveva infatti tracciato un percorso chiaro per spostare l’attenzione dalla mera “gestione dell’emergenza” alla “prevenzione continua”. Ma qualcosa, negli ultimi anni, si è rotto. «Programmazione delle risorse vuol dire continuità finanziaria», spiega la Senatrice. «Invece, con il Governo guidato da Giorgia Meloni, le risorse previste non hanno trovato un’adeguata stabilizzazione strutturale. Detto in parole povere: alla voce “prevenzione”, per il triennio 2025/2027, il Governo italiano ha incredibilmente indicato la cifra ZERO».
Il paradosso del Piano Antincendio della Regione Abruzzo
Il mirino della Senatrice si sposta poi violentemente sulla Giunta Regionale abruzzese. «È a dir poco inquietante apprendere che il Presidente Marsilio si sia improvvisamente accorto della disperata necessità di avere più personale della Protezione Civile in Abruzzo proprio adesso, mentre l’emergenza incendi sembra ormai implacabile», denuncia la Di Girolamo, ricordando come il M5S avesse già sollevato il problema lo scorso luglio con specifiche interrogazioni parlamentari.
Ma l’affondo politico più duro riguarda l’autocertificazione del disastro. «Basta leggere quanto messo nero su bianco proprio da Marsilio e dalla sua amministrazione all’interno del Piano Antincendio Boschivo (Aib) per farsi un’idea di dove stiano le vere responsabilità». Secondo la Senatrice, il centrodestra abruzzese ha clamorosamente approvato un Piano «in cui scrivono loro stessi che il Piano stesso non va assolutamente bene! Hanno ammesso formalmente che mancano le risorse, che l’efficacia è ridotta al minimo, che le vasche antincendio sono senza manutenzione, che il coordinamento è complicatissimo, il personale è del tutto insufficiente e la rete radio è incompleta. Lo hanno messo per iscritto loro!».
Il salvataggio estremo dei soccorritori circondati dalle fiamme
Cosa andava fatto? La ricetta proposta da PEFC Italia (gestione dei boschi con tagli mirati, creazione di punti per il rifornimento d’acqua, realizzazione di piazzole per elicotteri e formazione costante di squadre specializzate) è rimasta drammaticamente inascoltata. «Per capire cosa non è stato fatto in Abruzzo», aggiunge la Senatrice, «dovremo probabilmente aspettare le inchieste giudiziarie che sono già partite».
Il pensiero finale, carico di commozione e gratitudine, va agli eroi in divisa. «Ringrazio di cuore quanti si stanno adoperando sul campo mettendo a rischio la propria vita. Penso al caso drammatico degli undici soccorritori che si sono ritrovati completamente circondati dalle fiamme sul Morrone e che sono stati provvidenzialmente evacuati in elicottero. Ne usciremo vivi solo grazie al loro sudore, e non certo grazie a quanti, comodamente seduti dietro una scrivania, prendono decisioni quantomeno discutibili».
La chiosa del documento è un durissimo atto d’accusa sull’ignoranza ecologica: «La prevenzione non si improvvisa. Ma d’altronde, a Roma e in Abruzzo la destra non ha la minima consapevolezza dei disastri causati dai cambiamenti climatici. Ah, scusate… dimenticavo che, per loro, il cambiamento climatico non esiste nemmeno».
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