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Territorio

Il ritorno a casa di una scrittrice marsicana: presentazione di “Oceani allo Specchio” ad Avezzano

🌍 Un ritorno alle origini che si fa letteratura: mercoledì ad Avezzano la presentazione di “Oceani allo specchio”, un viaggio tra le storie di chi parte e chi resta. Non mancare all’incontro con l’autrice per riscoprire il valore delle nostre radici.

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Gabriella Contestabile

Avezzano – Un ponte ideale tra la vivace realtà urbana della Marsica e le infinite rotte della migrazione globale si costruisce giovedì 2 luglio, quando il Caffè Letterario “Vieniviaconme”, situato in via Colaneri 9, diventerà il palcoscenico per un evento di spessore culturale internazionale. Alle ore 18:30, la città accoglierà la presentazione del volume intitolato “Oceani allo specchio. Voci in dialogo dalle diaspore”, pubblicato dalla casa editrice abruzzese Radici Edizioni. Protagonista indiscussa della serata sarà una delle autrici dell’antologia, nata e cresciuta tra le vie di Avezzano prima di intraprendere un lungo viaggio che l’avrebbe portata a varcare i confini nazionali per affermarsi negli Stati Uniti.

Una vita tra due mondi nata nel cuore della Marsica

La storia dell’autrice che ritorna nel capoluogo marsicano è un emblema dell’emigrazione italiana del secondo dopoguerra. Nel 1953, ancora giovanissima, lasciò Avezzano insieme ai genitori, avviandosi verso un’esperienza migratoria che ha segnato profondamente il suo percorso umano e professionale. I primi anni furono trascorsi a Ottawa, in Canada, dove iniziò a confrontarsi con una realtà multiculturale ancora agli albori della sua definizione. Successivamente, il trasferimento negli Stati Uniti la portò nel cuore pulsante di New York City, tra le strade di Astoria e la realtà del Bronx.

Il suo curriculum parla di una carriera costruita con determinazione oltreoceano: dal conseguimento del Bachelor alla Fordham University fino al Master presso la Rutgers University. I lunghi anni passati in posizioni di direzione formativa per colossi del settore moda e cosmesi non hanno però mai attenuato il filo invisibile che la lega alla sua terra natale. L’autrice, già nota al pubblico per altre opere autobiografiche e saggi dedicati all’universo italoamericano – come “La stella dell’artigiano”, “Sass, Smarts, and Stilettos” e “Quell’ora del giorno” – non ha mai smesso di interrogarsi sull’identità e sulle sfumature dell’essere migrante. Il suo ritorno ad Avezzano non rappresenta solo la presentazione di un libro, ma un momento di ricongiungimento emotivo con le radici e la comunità che l’ha vista nascere, in una piazza ideale che oggi riflette sui cicli storici della mobilità umana.

Il valore di un’antologia che unisce le sponde del mondo

Il volume oggetto dell’incontro, curato meticolosamente da Valentina Di Cesare e Michela Valmori, rappresenta un esperimento editoriale di rara intensità. “Oceani allo specchio” raccoglie ventiquattro testimonianze dirette di chi ha vissuto in prima persona la condizione di chi parte e di chi arriva. La struttura del libro non è casuale: le narrazioni di chi ha lasciato l’Italia alla ricerca di un futuro migliore in terre lontane si intrecciano con i racconti di chi, al contrario, ha scelto l’Italia come meta di approdo, portando con sé lingue diverse, retaggi culturali lontani e memorie personali che si caricano di significati nuovi nel contesto nostrano.

Questo dialogo speculare affronta questioni quanto mai pressanti nell’attuale dibattito socio-politico: lo sradicamento, la costruzione dell’identità plurale e il concetto di appartenenza che si modella col passare delle generazioni. La Marsica, terra che ha conosciuto sulla propria pelle il fenomeno dell’emigrazione storica, risulta il luogo ideale per ospitare un confronto di questo tipo. L’evento al Caffè Letterario “Vieniviaconme” non è pensato esclusivamente come un’occasione per esperti, ma si rivolge a tutta la cittadinanza, offrendo uno spazio di riflessione collettiva sul passato migratorio che appartiene alla memoria di molte famiglie avezzanesi.

La serata vedrà la partecipazione di figure di primo piano del panorama letterario locale e non solo, tra cui l’editore Gianluca Salustri e la moderatrice Sara Savina, che guiderà il dibattito stimolando l’autrice a raccontare i retroscena della scrittura e del lavoro di ricerca svolto per il libro. Al termine della presentazione, sarà aperto uno spazio dedicato alle domande del pubblico, seguito dal firmacopie, momento in cui i presenti potranno dialogare personalmente con l’autrice, celebrando una figura che, dopo aver conquistato traguardi professionali di respiro mondiale, sceglie di ritornare dove tutto è iniziato per condividere il frutto di anni di osservazione sul mondo e sulle sue dinamiche umane. L’invito a partecipare è esteso a tutta la cittadinanza e alle testate giornalistiche del territorio, chiamate a testimoniare il legame resiliente tra Avezzano e i suoi concittadini sparsi nel mondo.

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Territorio

Il battesimo di due detenuti nel carcere di Sulmona segna un percorso di riabilitazione spirituale

📢 Un evento significativo nel cuore del carcere di Sulmona: due detenuti hanno scelto di cambiare vita battezzandosi come Testimoni di Geova, in un percorso che punta tutto sulla riabilitazione spirituale.

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#Sulmona #carcere #TestimoniDiGeova #cronacaabruzzese

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Carcere di Sulmona

Redazione-  Sulmona, la casa circondariale situata ai piedi del massiccio della Majella, è stata teatro lo scorso 26 giugno di un evento che va oltre la routine quotidiana dell’istituto penitenziario. Tra le mura di via Lamaccio, dove la detenzione rappresenta spesso una parentesi di riflessione forzata, due uomini, identificati per ragioni di riservatezza come Mario e Giovanni, hanno ufficializzato il loro percorso di conversione venendo battezzati come Testimoni di Geova. La cerimonia, svoltasi in un clima di sobrietà e partecipazione, ha visto la presenza dei vertici della struttura, di diversi rappresentanti della comunità religiosa e di un gruppo di altri detenuti che hanno voluto assistere a questo passaggio significativo per i loro compagni.

Il percorso di cambiamento all’interno dell’istituto penitenziario

Il cammino che ha portato a questa giornata è frutto di un lungo periodo di studio e introspezione. Mario, che sconta una pena detentiva per vicende giudiziarie risalenti ad alcuni anni fa, ha iniziato a interessarsi al culto durante la permanenza in un altro istituto di pena. Il suo percorso non è stato dettato dalla casualità, ma da una precisa volontà di trovare un senso nuovo alla propria esistenza nonostante le restrizioni della libertà personale. Il giovane ha trovato conforto nell’idea, centrale nella dottrina dei Testimoni di Geova, che il legame con il Creatore non sia precluso a chi ha commesso errori in passato. Questa convinzione lo ha spinto a impegnarsi attivamente: oggi, Mario dedica parte del suo tempo alla lettura e alla condivisione dei testi sacri, parlando della sua fede sia agli altri reclusi che, compatibilmente con i regolamenti interni, al personale della polizia penitenziaria che presta servizio nel complesso di Sulmona.

Diversa è stata la traiettoria di Giovanni. Carattere schivo e taciturno, nei primi tempi si era limitato a osservare da lontano le visite dei ministri di culto, ascoltando i dialoghi senza intervenire direttamente. Con il passare dei mesi, il suo interesse si è trasformato da curiosità silenziosa a partecipazione attiva. Le sessioni di studio della Bibbia, avvenute con cadenza settimanale all’interno delle sale dedicate del carcere abruzzese, hanno permesso a Giovanni di elaborare una visione differente del suo vissuto, favorendo una riflessione profonda che, come confermato dalle autorità carcerarie, ha avuto ripercussioni positive sul suo modo di interagire con l’ambiente circostante.

L’impatto del sostegno religioso nella rieducazione dei detenuti

Il Dott. Stefano Liberatore, direttore del carcere di Sulmona, ha sottolineato l’importanza di questo tipo di attività nel quadro del trattamento rieducativo previsto dal sistema penitenziario italiano. “I ministri di culto dei Testimoni di Geova frequentano i nostri istituti ormai da molti anni. Monitoriamo con attenzione il loro operato attraverso i responsabili dell’area trattamentale e abbiamo constatato come questo momento rappresenti un punto di svolta importante per i detenuti che scelgono di intraprendere tale percorso”, ha dichiarato il direttore. Secondo Liberatore, offrire spazi di riflessione religiosa non è solo un atto di libertà di culto, ma un pilastro necessario per favorire la risocializzazione di chi sta scontando una pena. In un ambiente complesso come quello di un carcere, la ricerca di una dimensione spirituale agisce da catalizzatore per un cambiamento reale, che si traduce in un rispetto maggiore delle regole e in una convivenza più pacifica all’interno delle sezioni detentive.

Enrico Di Cristofaro, uno dei 507 ministri di culto che operano regolarmente nelle carceri italiane per conto della medesima confessione religiosa, ha seguito personalmente i due detenuti. “La storia di Mario e Giovanni deve far riflettere sulla fiducia che si deve dare all’essere umano”, ha spiegato Di Cristofaro al termine della cerimonia celebrata in una zona riservata della struttura. “Durante i colloqui settimanali ho toccato con mano un mutamento nelle espressioni, nella capacità di analisi dei fatti e nell’atteggiamento quotidiano. Quando il linguaggio cambia e la rabbia lascia spazio alla riflessione, si comprendono i segnali di un recupero che non è solo esteriore, ma profondo”.

L’attività dei Testimoni di Geova, che in Abruzzo contano una presenza consolidata, si inserisce nel più ampio solco delle iniziative di volontariato e assistenza che mirano a contrastare il rischio di recidiva. Il reinserimento sociale, obiettivo primario dell’amministrazione penitenziaria di Sulmona, passa anche attraverso queste esperienze di crescita individuale. Mentre per Mario e Giovanni la detenzione continua, per entrambi questa tappa rappresenta una nuova base di partenza, un momento in cui la speranza di un futuro diverso ha iniziato a prevalere sul peso del proprio passato.

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Il rilancio dell’area fluviale di Pescara: il plauso del “Comitato Pescara Fortis” e la richiesta di sicurezza

🌳 Il Comitato Pescara Fortis plaude alla rinascita dell’area fluviale, ma avverte: senza un presidio fisso di sicurezza, il nuovo parco rischia di tornare preda del degrado. La cittadinanza chiede vigilanza costante per tutelare i nuovi spazi.

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#Pescara #RiqualificazioneUrbana #Sicurezza #PescaraFortis

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giardino fluviale

Pescara – Il volto del lungo fiume, in prossimità dell’Asse Attrezzato e dello skyline caratterizzato dalle Torri Camuzzi, sta vivendo una trasformazione urbanistica radicale. Quella porzione di territorio, situata in una zona strategica ma per anni relegata ai margini della manutenzione pubblica, è oggi al centro di un intervento di rigenerazione urbana che mira a trasformare dodicimila metri quadrati di degrado in un polmone verde dedicato alla cittadinanza. Il Comitato Pescara Fortis, attraverso le parole del suo presidente Mauro Renzetti, ha espresso un giudizio favorevole verso l’operato del Sindaco Carlo Masci e della giunta comunale, riconoscendo la portata di un cantiere che segna un punto di svolta per il quadrante cittadino.

Il recupero di dodicimila metri quadrati di territorio

L’intervento di riqualificazione si fonda su un investimento complessivo di 300.000 euro, risorse provenienti da un bando specifico del Ministero dedicato al risanamento delle aree urbane degradate. La zona interessata dai lavori, situata in un punto nevralgico tra il corso del fiume e le arterie stradali ad alto scorrimento, è stata per lungo tempo un simbolo di abbandono. La memoria collettiva dei pescaresi associava questo tratto di sponda alla presenza di rifiuti, degrado ambientale e attività illecite che ne limitavano drasticamente l’accessibilità. Grazie ai lavori in corso, è stata completata una radicale opera di bonifica che ha rimosso stratificazioni di incuria decennale, preparando il terreno per la creazione del primo vero parco fluviale della città.

Il progetto di riqualificazione non si limita alla semplice pulizia o al ripristino del decoro urbano. L’idea alla base della trasformazione prevede la creazione di infrastrutture pensate per la cultura e la socialità, tra cui spiccano due aree destinate a teatro all’aperto. Questo approccio architettonico punta a restituire ai residenti uno spazio dove il tempo libero possa essere vissuto in sicurezza, creando una cesura netta con il passato recente, segnato da frequentazioni poco raccomandabili. Il recupero di questa superficie è visto dal Comitato Pescara Fortis come una risposta concreta e coraggiosa alle istanze di chi abita in quella parte della città, da troppo tempo in attesa di segnali tangibili da parte delle istituzioni locali.

L’appello per un presidio fisso di legalità

Nonostante il giudizio positivo espresso sull’impostazione dei lavori e sulla destinazione d’uso dell’area, le note di apprezzamento si accompagnano a una richiesta rigorosa rivolta all’amministrazione comunale e alle Forze dell’Ordine. Il timore espresso da Mauro Renzetti è che l’investimento, per quanto apprezzabile sotto il profilo estetico e funzionale, possa risultare vano senza una pianificazione operativa dedicata alla sicurezza. La storia recente di questo quadrante, situato non lontano dal centro e lambito da arterie che collegano la periferia al cuore di Pescara, ha mostrato quanto sia fragile l’equilibrio in aree non presidiate.

La richiesta avanzata dal Comitato Pescara Fortis è chiara: la riqualificazione fisica deve camminare di pari passo con un piano di vigilanza strutturato. Senza un controllo costante del territorio, il nuovo parco rischia di diventare, secondo il Comitato, una versione più confortevole e attrezzata di un luogo di bivacco, attirando nuovamente le dinamiche della microcriminalità che in passato hanno allontanato i cittadini onesti. La sfida posta al Sindaco Carlo Masci è dunque quella di non limitarsi alla consegna dell’opera, ma di garantire che lo spazio rimanga presidiato. L’obiettivo ultimo è trasformare il parco in un teatro di aggregazione sociale invece che in una zona franca.

La posizione assunta da Pescara Fortis riflette il desiderio dei residenti di essere parte attiva nella gestione del bene comune. Mauro Renzetti ribadisce la disponibilità del Comitato a una collaborazione costante con le istituzioni, purché sia garantita la cornice di legalità necessaria per frequentare le aree verdi in totale serenità. La speranza dei rappresentanti del territorio è che, attraverso un coordinamento con le pattuglie delle forze di polizia e un’attenzione particolare durante gli orari serali, i dodicimila metri quadrati del parco fluviale possano davvero diventare un modello per lo sviluppo urbano del capoluogo adriatico, dimostrando che la qualità degli spazi pubblici è la prima forma di prevenzione contro il degrado sociale.

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Piana del Cavaliere

Degrado in località “Golfarolo” a Carsoli: rifiuti abbandonati e sparsi dagli animali selvatici, la protesta dei residenti

🚨 Emergenza degrado a Carsoli! In località Golfarolo ignoti abbandonano sacchi di rifiuti da sabato scorso, aperti e sparsi poi dalle volpi selvatiche lungo la strada. I residenti protestano e chiedono l’intervento immediato degli operatori ecologici e della Polizia Locale 👇#carsoli #golfarolo #degradourbano #cronacalocale #polizialocale #rifiuti

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Rifiuti in località Golfarolo Carsoli

Sacchi dell’immondizia lasciati per giorni sul ciglio della strada principale

Carsoli – Un gravissimo e intollerabile episodio di inciviltà e degrado urbano sta suscitando profonda indignazione e accese proteste tra i residenti della località Golfarolo, nel territorio comunale di Carsoli. Da sabato scorso, un ammasso indistinto di rifiuti solidi urbani è stato abbandonato sul ciglio della strada da parte di ignoti, trasformando un’area verde residenziale in una discarica a cielo aperto. I sacchi neri della spazzatura, contenenti scarti alimentari, imballaggi plastici, lattine e cartoni di bevande, sono stati depositati illegalmente durante le ore notturne, violando in modo palese qualunque norma legata al corretto conferimento dei materiali e al rispetto del decoro pubblico.
La permanenza prolungata di questi rifiuti esposti agli agenti atmosferici ha innescato un inevitabile effetto collaterale legato alla presenza della fauna locale. Attirati dai forti odori dei residui di cibo in decomposizione favoriti dalle alte temperature estive, gli animali selvatici della zona, in particolare le volpi che scendono dai boschi limitrofi, hanno aperto i sacchi di plastica nel corso delle ultime notti. Il risultato di questa azione è visibile agli occhi di chiunque transiti nell’area: l’immondizia è stata letteralmente cosparsa e sparsa lungo la carreggiata e sui terreni circostanti, creando uno scenario desolante di sporcizia diffusa che compromette pesantemente l’igiene e la sanità pubblica dell’intero quartiere.

L’appello accorato degli abitanti per chiedere la bonifica immediata dell’area

Come residenti della località Golfarolo, siamo stanchi di dover assistere impotenti a simili manifestazioni di totale mancanza di senso civico che deturpano la bellezza e la vivibilità del nostro territorio. Chiediamo un intervento immediato, urgente e non più rimandabile da parte dell’amministrazione comunale di Carsoli e, nello specifico, degli operatori ecologici incaricati del servizio di igiene urbana. È assolutamente necessario provvedere alla bonifica completa della zona interessata dallo sversamento, rimuovendo tempestivamente i residui organici e i materiali plastici che rischiano di accumularsi ulteriormente o di essere trascinati dal vento all’interno delle proprietà private e dei canali di scolo.
Oltre alla rimozione immediata dei cumuli di spazzatura sparsi dalle volpi, gli abitanti di Golfarolo invocano l’attivazione di controlli serrati da parte della Polizia Locale. È fondamentale che gli agenti del comando cittadino avviino accertamenti mirati per risalire all’identità degli incivili che hanno originato questo scempio, applicando in modo rigoroso le pesanti sanzioni pecuniarie previste dalle normative vigenti e dal testo unico ambientale in materia di abbandono incontrollato di rifiuti. Molti residenti suggeriscono inoltre l’installazione di sistemi di videosorveglianza temporanei, come le fototrappole stradali, per monitorare i punti più isolati della località e fungere da efficace deterrente contro futuri sversamenti illeciti.

Una battaglia per la tutela della salute pubblica e del decoro urbano

La situazione attuale a Golfarolo non rappresenta soltanto un problema di natura estetica o visiva, ma configura un potenziale risco per la salute dei cittadini e per l’equilibrio dell’ecosistema locale. Il ristagno dei rifiuti organici attira inevitabilmente altri vettori biologici pericolosi, come colonie di insetti, mosche e roditori, a pochissima distanza dalle abitazioni civili del quartiere. La tutela dell’ambiente e del benessere collettivo deve rimanere una priorità assoluta per le istituzioni locali, le quali sono chiamate a rispondere con fermezza e rapidità alle segnalazioni legittime dei contribuentí che pretendono giustamente di vivere in un contesto pulito, ordinato e sicuro.
La comunità di Carsoli ha sempre dimostrato una spiccata sensibilità verso i temi dell’ecologia e della raccolta differenziata e non può permettere che l’azione sconsiderata di pochi individui isolati rovini il lavoro di un’intera collettività. La segnalazione ufficiale inviata agli uffici comunali vuole essere uno stimolo a intervenire prima che la situazione possa degenerare ulteriormente. I residenti rimangono in fiduciosa attesa di un segnale concreto da parte degli operatori ecologici e delle forze dell’ordine, pronti a collaborare attivamente per vigilare sul patrimonio naturale e urbano della propria splendida località.
Rifiuti in località Golfarolo ,Carsoli

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