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ESORDIO LETTERARIO TRA FANTASY E INTROSPEZIONE PER NICOLE S. MAIDA. IN LIBRERIA IL PRIMO VOLUME “I RICORDI PERDUTI DI LISY. I PRIMI PASSI”
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James E. Grunig: arriva in Italia la nuova antologia che riscrive il futuro delle relazioni pubbliche
Milano, nel cuore pulsante dell’editoria accademica e professionale italiana, si prepara ad accogliere un’opera destinata a lasciare un segno profondo nel panorama della comunicazione strategica. La pubblicazione, che vede la luce grazie a una sinergia di spessore tra il mondo universitario e la Federazione Relazioni Pubbliche Italiana (FERPI)
Redazione- Milano, nel cuore pulsante dell’editoria accademica e professionale italiana, si prepara ad accogliere un’opera destinata a lasciare un segno profondo nel panorama della comunicazione strategica. La pubblicazione, che vede la luce grazie a una sinergia di spessore tra il mondo universitario e la Federazione Relazioni Pubbliche Italiana (FERPI), offre un mosaico inedito sul pensiero di James E. Grunig, figura che ha saputo trasformare le relazioni pubbliche da semplice strumento di visibilità a disciplina scientifica rigorosa. Il volume, meticolosamente curato da Fabrizio Vignati, professore e Direttore scientifico di FerpiLab, giunge in un momento di grande fermento per il settore, segnato dalla necessità di ridefinire il ruolo del comunicatore nell’era della complessità digitale.
Un percorso accademico tra teoria e pratica professionale
La genesi di questo progetto editoriale affonda le radici in una collaborazione diretta con lo studioso statunitense, permettendo di superare i limiti delle classiche traduzioni accademiche. L’opera si articola su tre binari distinti che dialogano in modo costante con il lettore. In apertura, il saggio firmato da Vignati ripercorre l’evoluzione intellettuale di Grunig, tracciando una linea rossa che parte dai primi studi pionieristici fino al consolidamento del modello simmetrico a due vie. Questo percorso trova il suo apice nel documento inedito My journey in Public Relations, una conversazione avvenuta nel maggio 2025 che assume il valore di una confessione biografica. Qui, tra le pagine che esplorano il legame tra la ricerca accademica e la pratica lavorativa, Grunig si spoglia della veste di teorico per raccontare il senso profondo della sua missione professionale. Tale approccio rende il libro non soltanto un manuale per studenti che frequentano le aule di via Festa del Perdono o i poli universitari milanesi, ma uno scrigno di riflessioni per chi vive quotidianamente la professione nelle piazze digitali e negli uffici di direzione comunicazione.
I temi centrali del volume e il contributo di Ferpi
Il cuore pulsante dell’antologia è costituito da sette saggi selezionati con la supervisione dell’autore, che spaziano ben oltre i confini del noto Excellence study. Gli argomenti affrontati toccano i nervi scoperti dell’attualità: dalla gestione strategica delle relazioni tra organizzazione e società, fino al ruolo cruciale dell’inclusione sociale e dell’etica professionale. Particolare attenzione merita il saggio di chiusura, Public relations, social inclusion, and social exclusion, scritto nel 2023, che analizza come la comunicazione possa agire da catalizzatore per l’integrazione democratica o, al contrario, alimentare la frammentazione del discorso pubblico. Il sostegno dell’Università IUSTO e l’impulso dato da FERPI confermano l’importanza di questo lavoro come bussola per i professionisti italiani, spesso chiamati a confrontarsi con crisi di fiducia crescenti e una polarizzazione mediatica senza precedenti. Filippo Nani, nella sua introduzione, sottolinea come la struttura del volume favorisca un accesso facilitato anche ai neofiti, abbattendo la barriera dell’eccessivo tecnicismo pur mantenendo intatta la solidità scientifica che contraddistingue l’opera di Grunig.
Il valore del pensiero di grunig nell’era contemporanea
Toni Muzi Falconi, nella prefazione, inquadra l’operazione in una cornice più ampia, ovvero quella del “governo delle relazioni” (GOREL), un concetto che trova nel lavoro di Grunig una base teorica indiscutibile. Il dibattito che emerge dalle pagine di questo libro interroga direttamente il professionista moderno: in un ecosistema dominato da algoritmi e messaggi istantanei, quale deve essere la posizione di chi presidia la comunicazione? La risposta che scaturisce dall’antologia è netta. La comunicazione non è mai un mero atto di persuasione, bensì un complesso processo di gestione strategica che deve essere inserito ai massimi livelli decisionali di ogni organizzazione. Leggere questo libro significa immergersi in una visione che rigetta l’idea delle relazioni pubbliche come semplice decorazione, preferendo una prospettiva in cui l’etica del dialogo diventa l’asset principale. Dalle sedi istituzionali alle agenzie creative del centro cittadino, questo volume si candida a diventare un testo di riferimento per chiunque voglia comprendere le dinamiche sottostanti alla costruzione del consenso informato, offrendo chiavi di lettura ancora valide per affrontare le sfide del decennio in corso.
James E. Grunig
James E. Grunig è professore emerito di comunicazione all’Università del Maryland. Autore di oltre 250 pubblicazioni sulle relazioni pubbliche, tra cui Managing Public Relations e i tre volumi sulla Excellence Theory, è cofondatore del Journal of Public Relations Research. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi premi e dottorati honoris causa, e il suo pensiero ha avuto un impatto duraturo sulla ricerca accademica e sulla pratica professionale a livello globale.
Fabrizio Vignati
Fabrizio Vignati è giornalista, socio del CIPR di Londra e Presidente di FERPILab (FERPI). Si occupa di relazioni pubbliche e istituzionali, è professore di relazioni pubbliche in diverse università e business school. È autore dei volumi scientifici Financial P.R. (2014) e Public Relations (2024).
Il libro
Titolo:My Journey in PR
Autore: James E. Grunig
A cura di: Fabrizio Vignati
Editore: FrancoAngeli
Prezzo:€ 36,00
ISBN: 978-88-351-7525-4
Il volume è disponibile in libreria e sul sito di FrancoAngeli, nonché sui principali store online.
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Il Festival delle Colline Geotermiche accoglie il debutto di disastri tra le mura del Teatro De Larderel
🎭 Il Teatro De Larderel di Pomarance ospita il debutto di “Disastri”, un’intensa indagine teatrale sulla fragilità del presente e sulle eredità che lasciamo alle generazioni future. Un’esperienza immersiva da non perdere nel cuore del Festival delle Colline Geotermiche.
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#teatro #pomarance #festivaldellecollinegeotermiche #culturatoscana
Redazione- Pomarance si prepara a ospitare un momento di profonda riflessione civile e artistica. Il prossimo 25 giugno 2026, alle ore 19:00, il palcoscenico storico del Teatro De Larderel diventerà lo spazio elettivo per la prima nazionale di Disastri. Ovvero quel che resta, la nuova produzione curata da Pilar Ternera e Compagnia A.D.D.A. L’evento si inserisce nel ricco cartellone del Festival delle Colline Geotermiche, una manifestazione che da anni trasforma i borghi della Val di Cecina in centri di fermento culturale, portando l’avanguardia teatrale nel cuore di un territorio segnato dall’energia della terra e da una forte identità storica.
Un progetto corale nato tra la gente
L’opera non nasce in un ufficio, ma attraverso un lungo percorso di ricerca sul campo che ha coinvolto i cittadini per oltre un anno. Gli autori, Francesco Cortoni e Leonardo Ceccanti, hanno condotto laboratori itineranti tra scuole e gruppi informali, ponendo a persone di ogni estrazione sociale una domanda diretta e scomoda: “Qual è stato il tuo disastro?”. Le risposte raccolte, intrecciate ai vissuti personali dei tre interpreti in scena — Silvia Lemmi, Matteo Ceccantini e Marco Fiorentini — compongono il cuore pulsante dello spettacolo.
Questa metodologia trasforma il dispositivo scenico in una sorta di archivio vivente. La drammaturgia, volutamente frammentata e priva di una linearità classica, riflette la condizione di precarietà che caratterizza il contemporaneo. Non ci sono risposte rassicuranti nel lavoro di Cortoni, ma una serie di sollecitazioni che costringono il pubblico a confrontarsi con il concetto di eredità. Cosa lasciamo a chi viene dopo? In un’epoca di crolli — economici, climatici ed esistenziali — il teatro torna alla sua funzione originaria di agorà, dove la fragilità non è un limite da nascondere, ma una risorsa da condividere.
La messa in scena tra vuoto e suono
L’allestimento scelto per il Teatro De Larderel punta all’essenzialità. La regia di Francesco Cortoni ha optato per un ambiente dominato dal bianco, un vuoto scenografico che viene riempito da segni minimi, scritture proiettate e una partitura sonora immersiva. Attraverso l’uso di otto microfoni, i respiri, le pause e le parole degli attori vengono amplificati, trasformando il suono in una componente tattile. Ogni spettatore è chiamato a posizionarsi all’interno di questa struttura, diventando parte integrante di un “oggetto rotto” che rifiuta di ricomporre il caos, preferendo abitarlo.
La collaborazione tra la storica compagnia livornese Pilar Ternera e il collettivo emergente A.D.D.A. segna un punto di rottura positivo nel panorama teatrale regionale. Il confronto generazionale tra i veterani della scena e le nuove leve garantisce una resa dinamica, capace di unire l’esperienza artigianale alla necessità di linguaggi urbani e immediati. Il festival, che si svolge tra le colline pisane, trova in questa produzione una sintesi perfetta tra radicamento territoriale e respiro internazionale.
Verso un futuro in divenire
Disastri non va inteso come un evento isolato, ma come il tassello inaugurale di un ambizioso progetto triennale che si svilupperà fino al 2027. Se questo primo capitolo si concentra sull’indagine scenica attraverso tre corpi, l’intenzione del gruppo artistico è quella di espandere progressivamente la ricerca verso i temi complessi della trasmissione familiare e delle cicatrici lasciate dai traumi collettivi. L’obiettivo è quello di coinvolgere sempre più persone, allargando il gruppo creativo e le comunità coinvolte nei territori.
La scelta di Pomarance e dello storico teatro dedicato a Francesco De Larderel — pioniere che seppe coniugare intuizione scientifica e visione industriale — appare, in questo contesto, tutt’altro che casuale. Come il territorio geotermico è il frutto di un’energia che proviene dal profondo e che muta la superficie, lo spettacolo cerca di portare alla luce le scosse sotterranee che muovono le coscienze. Lo spettatore che siederà in sala il 25 giugno non si troverà di fronte a un mero intrattenimento, ma a una sfida intellettuale: comprendere che, dopo la caduta delle certezze, il “restare” è l’atto di resistenza più potente che possiamo agire.
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