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Lanuvio in festa con Mezzancella, Impastato e Marzocca: gli eventi

Lanuvio entra nel vivo dell’estate dal 7 al 9 agosto: in piazza arrivano gli spettacoli gratuiti di Mezzancella, Impastato e Marzocca. 🎭 🍷

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Locandina Evento Lanuvio

Lanuvio – Nel cuore delle calde serate di agosto, quando i borghi storici dei Castelli Romani si popolano di residenti e turisti in cerca di refrigerio e intrattenimento di qualità, la valorizzazione del territorio passa inevitabilmente attraverso grandi manifestazioni popolari. La città di Lanuvio, nella città metropolitana di Roma, si appresta a vivere un fine settimana di straordinaria intensità culturale, spettacolare ed enogastronomica. Da venerdì 7 a domenica 9 agosto 2026, il borgo laziale entrerà nel vivo della stagione estiva ospitando in contemporanea le iniziative commerciali di “Aperti per Ferie” e il terzo fine settimana di programmazione del celebre “Monolite Summer Fest”. Piazza Santa Maria Maggiore e le caratteristiche vie del centro rionale si trasformeranno in un grande salotto culturale all’aperto, offrendo tre grandi spettacoli completamente gratuiti per i cittadini e le famiglie.

Il mercato dell’artigianato e il manifesto del sindaco Andrea Volpi

L’architettura della manifestazione estiva, coordinata sul campo dall’Associazione Commercianti e dall’Associazione Liberi di Suonare, propone un’integrazione perfetta tra l’indotto del commercio di vicinato e la cultura dello spettacolo dal vivo. Nelle giornate di venerdì 7 e sabato 8 agosto, i visitatori potranno passeggiare tra venticinque stand dedicati all’artigianato tipico e agli hobbisti, scoprendo le eccellenze enogastronomiche e i prodotti tipici della provincia. Il sindaco di Lanuvio, Andrea Volpi, ha espresso grande soddisfazione per il radicamento del festival sul territorio, sottolineando la forza della cooperazione istituzionale: «Lanuvio sta vivendo un’estate particolarmente ricca di appuntamenti. Il nostro obiettivo è offrire occasioni di socialità e di svago a chi vive qui, ma anche far conoscere il nostro borgo e le sue bellezze a visitatori e turisti. La collaborazione tra amministrazione, associazioni e commercianti è fondamentale per valorizzare il territorio».

Venerdì 7 agosto: Antonio Mezzancella e la parodia di Sanremo

Il ricco programma delle esibizioni prenderà il via venerdì 7 agosto a partire dalle ore 20:00, con una suite di concerti dislocati nelle piazzette del centro storico che vedranno protagonisti Sergio Rossomalpelo Gaggiotti, Stefano Pavan, i Wrong Wrong, i Via del Basso, i Rovi e le note della bossa nova di Gil Stevens. Il momento clou della prima serata si consumerà alle ore 21:00 sul palco principale di Piazza Santa Maria Maggiore con lo spettacolo di Antonio Mezzancella intitolato “Mamma ho perso Sanremo”. L’imitatore e conduttore televisivo, volto d’eccellenza della scuderia di Tale e Quale Show su Rai Uno, guiderà il pubblico in un viaggio surreale in cui deostruisce la rigidità dei canoni accademici per riprodurre, rigorosamente dal vivo, le voci e le parodie dei più grandi campioni della musica italiana, superando i limiti della fantasia.

Sabato 8 agosto: il poetry slam e la comicità di Gianluca Impastato

La giornata di sabato 8 agosto aprirà i propri varchi già dalle ore 19:00 nel cuore del centro storico con lo svolgimento di un originale “poetry slam”, una competizione letteraria in cui poeti e artisti recitano dal vivo i propri versi inediti, sottoponendosi al giudizio della giuria popolare. Dalle ore 20:00 la colonna sonora sarà affidata allo Stefano Pavan Ensemble e agli Occhi Porpora, preludio al grande show comico programmato per le ore 21:00 in Piazza Santa Maria Maggiore. Sul proscenio salirà Gianluca Impastato con il monologo “Sogno o son Single”, un’inchiesta umoristica sulle ansie e sulle paratie psicologiche dell’universo dei non accompagnati. L’attore milanese riproporrà i suoi personaggi storici più amati, come l’enologo Chicco D’Oliva e lo strampalato Mariello Prapapappo, regalando alle famiglie momenti di pura spensieratezza.

Domenica 9 agosto: il gran finale con l’Ariel di Marco Marzocca

A chiudere in bellezza il fine settimana di festa a Lanuvio sarà, domenica 9 agosto alle ore 21:00, il terzo appuntamento gratuito del Monolite Summer Fest. La platea di Piazza Santa Maria Maggiore accoglierà l’antologia teatrale “Tutto Ariel”, interpretata sul campo dal duo composto da Marco Marzocca e Stefano Sarcinelli. Lo spettacolo ripercorre i migliori sketch rionali del domestico filippino Ariel, personaggio entrato nell’immaginario collettivo nazionale per le sue divertenti e pasticcione liti con il suo celebre “Signò”. La forza della comicità basata sul contatto umano si offre così come una potente dinamo di aggregazione pulita, capace di unire le diverse generazioni dei residenti in un unico e caloroso sorriso sotto le stelle dei Castelli Romani.

Gli sconti per Samuel Peron e Simona Molinari a Villa Sforza Cesarini

In ultima analisi, il successo stanziale delle rassegne lanuvine si proietta verso gli appuntamenti di fine mese, creando un indotto felice e tangibile per le strutture ricettive del comprensorio. In occasione di “Aperti per Ferie”, i cittadini onesti che si recheranno presso i locali di “Vinili – Cantina Sonora” in via Sulpicio Quirino 15 potranno usufruire di uno sconto fisso di 5 euro per l’acquisto dei biglietti destinati ai due grandi eventi a pagamento del festival a Villa Sforza Cesarini. Si tratta dello spettacolo Historia (28 agosto), che vedrà in pista i ballerini di Ballando con le Stelle Samuel Peron e Veera Kinnunen, e del concerto jazz di Simona Molinari intitolato La Donna è mobile (29 agosto). Sradicare i giovani dall’isolamento individuale degli schermi digitali e delle reti virtuali per ricondurli all’aria aperta a condividere la grande cultura costituisce il pilastro più alto del moderno welfare culturale del Paese.

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Colledara, Roberto J. Esposito presenta il romanzo ‘Anima d’Acciaio’

Roberto J. Esposito presenta a Colledara il suo nuovo romanzo “Anima d’Acciaio”: giovedì 6 agosto l’incontro gratuito tra storia, misteri e intelligence. 📜 🕵️‍♂️

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Locandina Colledara

Colledara – Nel panorama della saggistica visiva, della letteratura contemporanea e delle riforme culturali volte a sostenere il talento degli scrittori indipendenti nelle nostre province, la presentazione di una nuova opera letteraria rappresenta una risorsa strategica per la crescita civile dei territori interni. Il borgo di Colledara, situato nella provincia di Teramo alle pendici del Gran Sasso, si appresta a ospitare un appuntamento di assoluto rilievo per gli amanti della narrativa d’autore. Giovedì 6 agosto 2026, a partire dalle ore 19:00, i locali del Ristorante “La Fornace” faranno da cornice alla presentazione ufficiale del romanzo intitolato “Anima d’Acciaio”, ultima fatica letteraria dello scrittore Roberto J. Esposito, pubblicata dalla prestigiosa casa editrice Armando Curcio Editore. L’evento, ad accesso completamente gratuito per i cittadini, si offre come un salotto culturale in cui la discussione sui fatti della storia dialogherà con il calore delle relazioni umane.

Il tavolo dei relatori con Lisa Di Giovanni e l’avvocato Mario Cheng

L’architettura dell’incontro si sviluppa come un percorso narrativo e interattivo, concepito per favorire un confronto trasparente tra l’autore, i lettori e i professionisti del settore editoriale. A guidare il dibattito e a deostruire la complessità della trama saranno la giornalista e scrittrice Lisa Di Giovanni, figura stimata nel panorama dell’inchiesta culturale abruzzese, e l’avvocato Mario Cheng, pronti a stimolare la riflessione del pubblico sulle paratie etiche e giuridiche che emergono dalle pagine del volume. La serata sarà arricchita, al termine delle relazioni, da un momento conviviale con un aperitivo offerto dalla direzione della struttura, offrendo alle famiglie e ai lavoratori del comprensorio teramano l’opportunità di approfondire i temi del libro in un clima di autentica condivisione e vicinanza concreta.

Le indagini di Leonida De Angelis tra Risorgimento e servizi segreti

Il baricentro narrativo di “Anima d’Acciaio” si articola come un mosaico complesso e avvincente, capace di attraversare epoche cruciali della nostra memoria storica nazionale, muovendosi con agilità tra i moti del Risorgimento, le ferite della Seconda guerra mondiale e le opacità dei giorni nostri. La trama segue le indagini condotte sul campo dall’investigatore privato Leonida De Angelis, un personaggio tormentato e profondo, costretto a muoversi tra delitti irrisolti, misteriose sparizioni di persone e intrighi finanziari che si consumano all’ombra dei palazzi del potere. Il romanzo intreccia con intelligenza i grandi misteri storici italiani alle dinamiche dei servizi di intelligence, deostruendo la rigidità della cronaca ufficiale per rivelare come le forze occulte e le passioni umane più intense possano flettere e influenzare il destino collettivo del Paese.

Lo stile di Roberto J. Esposito e l’eredità di Copernico

La pulizia lessicale e la precisione della documentazione storiografica dimostrano la maturità artistica di Roberto J. Esposito, autore nato in Abruzzo nel 1959 proprio all’ombra delle cime del Gran Sasso e successivamente stabilitosi a Bologna al termine di numerosi soggiorni in importanti città estere ed europee. Laureato in Lingue e Letterature Straniere, Esposito ha saputo riversare nella scrittura un bagaglio multidisciplinare di conoscenze che spaziano dai viaggi alla cucina tradizionale, fino allo studio delle scienze orientali e della psicologia di vicinato, considerate dall’autore come autentici percorsi di consapevolezza e igiene intellettuale. Il nuovo volume, che segue il grande successo della trilogia intitolata L’Ombra di Copernico, si consacra come il suo quarto romanzo, confermando la sua capacità di tessere trame in cui il confine tra realtà materiale e finzione letteraria si fa sottile.

Il valore dei caffè letterari in provincia per il benessere dei residenti

L’organizzazione di questa iniziativa risponde a una precisa visione di valorizzazione del territorio teramano, promuovendo il dialogo e l’ascolto all’interno dei piccoli borghi montani che troppo spesso rischiano l’isolamento economico e sociale. Sostenere il merito degli scrittori contemporanei e favorire l’incontro fisico dei lettori all’interno delle strutture ricettive locali costituisce una potente dinamo per l’indotto del commercio di vicinato e della somministrazione. Permettere ai cittadini onesti di riappropriarsi degli spazi della discussione civile e della saggistica, lontano dalle tifoserie urlate della politica e dall’asfissia dei messaggi commerciali, rappresenta la via maestra per far crescere lo spirito critico della comunità, dimostrando che il domani della nostra terra dipende dalla capacità di unire la cultura al rispetto delle proprie radici.

La scrittura d’autore come argine alla solitudine degli schermi digitali

In ultima analisi, il messaggio programmatico che accompagna il lancio di “Anima d’Acciaio” a Colledara si offre alla società civile come un caloroso invito a rallentare, riscoprendo il valore della lettura lenta e consapevole. Sradicare i giovani, i minori e i giovani adulti dall’isolamento biologico indotto dall’abuso degli schermi digitali e delle reti virtuali, per ricondurli nella dimensione dell’incontro rionale a confrontarsi sulla ricerca della verità e sulla storia della patria, costituisce il pilastro più alto del moderno welfare culturale della provincia abruzzese. La cooperazione trasparente tra l’Armando Curcio Editore, i professionisti della comunicazione e i residenti rimane l’unica strada percorribile per edificare con ordine e legalità i cittadini responsabili del domani, assicurando che la fantasia e la creatività rimangano risorse vive al servizio del bene comune.

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Riva del Garda, al MAG un secolo di turismo tra manifesti e foto pop

Un secolo di vacanze in mostra al MAG di Riva del Garda: dal 4 luglio manifesti storici e foto raccontano l’evoluzione del mito del lago. 🌅 📜

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Visitate il Garda_ph. Lorenzo Carmellini

Riva del Garda – Nel complesso scacchiere delle riforme dei beni culturali e dei progetti espositivi d’avanguardia volti a promuovere il turismo d’esperienza, la scomposizione dei codici visivi del passato rappresenta una leva strategica fondamentale per comprendere l’evoluzione delle nostre comunità. Da sabato 4 luglio a domenica 18 ottobre 2026, le monumentali sale del MAG Museo Alto Garda ospitano una grande mostra documentaria intitolata “Visitate il Garda. Grafica e promozione dalla Belle Époque al turismo moderno”. La rassegna, concepita come un salotto culturale ad alto impatto emotivo, riunisce per la prima volta in un unico percorso organico centinaia di manifesti storici, cartoline d’epoca, brochure pubblicitarie, guide illustrate e fotografie d’autore che hanno edificato e diffuso nel mondo l’immagine mitica del più grande specchio d’acqua italiano, offrendo alle famiglie e ai cittadini un viaggio affascinante nella memoria collettiva del Paese.

Il centenario dell’Azienda di Soggiorno e la ricerca di Rapanà e Zunino

L’architettura della mostra diffusa nasce per celebrare una ricorrenza storiografica di forte rilievo per il distretto trentino: il centenario della fondazione dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Riva del Garda, istituzione pionieristica oggi attiva sotto il nome di Garda Dolomiti. Curata con rigore filologico da Matteo Rapanà e Anna Zunino, l’esposizione si offre al pubblico come il punto d’arrivo di un inesausto lavoro di ricerca, acquisizione e catalogazione scientifica portato avanti h24 dal museo negli ultimi anni. Il patrimonio in mostra, arricchito da donazioni private, depositi pubblici e strette collaborazioni con importanti collezionisti dell’Eurozona, viene restituito alla società civile come una grande narrazione corale, capace di spiegare in modo semplice e accessibile come il Garda sia stato desiderato e sognato prima ancora di essere vissuto come meta reale.

Dalle atmosfere mitteleuropee alla nascita del turismo automobilistico

Nel percorso espositivo allestito all’interno della Rocca di Riva del Garda, i visitatori possono seguire l’evoluzione dei costumi rionali e nazionali attraverso il mutamento degli stili grafici e dei linguaggi pubblicitari. Nei cartelloni della Belle Époque scorrono le eleganti e ovattate atmosfere della villeggiatura aristocratica mitteleuropea, epoca in cui il lago veniva celebrato come un vero e proprio “Mediterraneo tra le Alpi” per via del suo clima mite e della vegetazione lussureggiante. Successivamente, le grafiche risentono dell’influenza delle avanguardie artistiche del secondo Novecento, documentando l’entusiasmo popolare per la velocità, l’apertura delle grandi scarpate stradali come la Gardesana Occidentale e l’affermazione della mobilità automobilistica di massa, simboli di un progresso che cambiava per sempre il volto dell’Italia.

L’affissione ferroviaria come specchio delle trasformazioni sociali

L’ordito dell’inchiesta iconografica promossa dal MAG dimostra empiricamente come un manifesto affisso nella bacheca di una stazione ferroviaria o una cartolina spedita oltre confine non fossero semplici strumenti di propaganda commerciale, bensì paratie culturali in cui si riflettevano le conquiste dei lavoratori e la nascita del moderno concetto di tempo libero. Con il boom economico del dopoguerra, il benessere individuale si trasforma in una promessa di viaggio accessibile alle classi popolari, ridefinendo l’identità pubblica delle province benacensi. La scomposizione delle immagini operata dai curatori permette di deostruire gli stereotipi turistici, rivelando come la comunità locale abbia appreso nel tempo l’arte di rappresentare sé stessa, trasformando il paesaggio agrario e lacustre in un patrimonio immateriale difeso dalla legge e amato in tutto il mondo.

La tutela della memoria contro l’asfissia del torpore tecnologico

In ultima analisi, il successo stanziale di “Visitate il Garda” conferma la missione etica del Museo Alto Garda, istituto che smette di essere un freddo luogo di conservazione burocratica per affermarsi come uno spazio di interpretazione critica della contemporaneità. Sradicare i giovani, i minori e le famiglie dall’isolamento biologico indotto dall’abuso degli schermi digitali e delle reti virtuali, per ricondurli nella quiete delle sale museali a confrontarsi con la forza comunicativa della pittura commerciale e della fotografia storica, costituisce il pilastro più alto del moderno welfare culturale della provincia autonoma. La cooperazione trasparente tra la direzione del MAG, le amministrazioni comunali del Garda e i residenti rimane la via maestra per far crescere il territorio, dimostrando che il domani delle nostre mete d’eccellenza dipende dalla capacità di unire il merito del talento alla tutela rigorosa delle proprie radici culturali.

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Gibellina, Jacopo Di Cera abita il Cretto di Burri con ‘Between’

Il Grande Cretto di Burri rivive con “Between”: la videoinstallazione di Jacopo Di Cera porta la vita quotidiana di Gibellina nel monumento. 🎨 🇮🇹

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© Gibellina Photoroad_ Jacopo Di Cera_Between

Gibellina – Nel vasto perimetro della saggistica visiva, della tutela della memoria collettiva e delle moderne riforme dell’arte pubblica che interessano i distretti culturali del Mezzogiorno, il rapporto tra la monumentalità storica e il vissuto quotidiano rappresenta una leva di fondamentale importanza civile. La città di Gibellina, nella provincia di Trapani, si appresta a diventare il palcoscenico di un esperimento artistico di straordinaria intensità emotiva e spessore intellettuale. Attraverso il nuovo progetto intitolato “Between”, firmato dall’artista visivo Jacopo Di Cera e curato dalla sensibilità critica di Arianna Catania, la vita reale torna a scorrere simbolicamente all’interno di uno dei massimi monumenti del secondo Novecento europeo: il celebre “Grande Cretto” realizzato da Alberto Burri per congelare e custodire il trauma del devastante terremoto del Belice del 1968.

Il tempo della quotidianità dentro l’opera monumentale di Alberto Burri

L’architettura monumentale concepita da Alberto Burri si offre allo sguardo dei visitatori come una gigantesca distesa bianca di cemento, una superficie immobile in cui il ricordo della vecchia Gibellina è diventato materia, silenzio perenne e forma definitiva. Con l’installazione Between, Jacopo Di Cera introduce all’interno di questo scenario solenne un tempo radicalmente diverso, deostruendo la rigidità della Storia con la S maiuscola per dare centralità al tempo fragile, continuo e intimo delle relazioni umane. Il Cretto cessa di essere un semplice sfondo fotografico o una paratia commemorativa distaccata, trasformandosi in uno spazio intermedio e abitabile in cui la memoria storica dialoga a viso aperto con la leggerezza dei gesti ordinari delle famiglie e dei lavoratori del territorio siciliano.

La videoinstallazione a sei schermi e le riprese aeree con i droni

L’hardware tecnologico ed espressivo dell’opera si articola in una suggestiva videoinstallazione strutturata su sei schermi indipendenti, nata da uno shooting fotografico e cinematografico che ha coinvolto direttamente gli abitanti di Gibellina di diverse generazioni. Mediante l’uso flessibile dei droni, secondo una linea di sperimentazione aerea che l’autore porta avanti con successo, le scene sono state riprese interamente dall’alto e presentate al pubblico in loop continuo. I monitor si trasformano in finestre sospese tra il passato e il presente, mostrando anziani rionali concentrati in una partita a carte, una madre di ritorno con i sacchetti della spesa, una bambina che corre in bicicletta, una coppia intenta a stendere i panni al sole e un gruppo di ragazzini che rincorre un pallone da calcio, mentre il fruscio del vento scandisce lo scorrere lento delle immagini.

Le presenze sospese tra il corpo e l’ombra nel silenzio del Belice

La pulizia lessicale e la precisione tecnica delle immagini digitali di Di Cera permettono di cogliere un risvolto poetico di forte impatto visivo: le figure umane appaiono sulla superficie candida del cemento accompagnate dalle loro stesse ombre proiettate dal sole. Questo scarto continuo tra il corpo fisico e l’immagine immateriale evoca presenze sospese e suggerisce identità diverse, richiamando alla mente i cittadini della vecchia città scomparsa sotto le macerie. La vita riportata simbolicamente nel perimetro dell’opera di Burri non cancella la ferita del sisma e non cerca di ricomporre in modo artificiale un passato infranto, ma fa riemergere semplici e universali forme di vita che riguardano da vicino ognuno di noi, deostruendo la solitudine del lutto per ritrovare il senso profondo dell’essere comunità.

Il profilo di Jacopo Di Cera: da Lampedusa alla Biennale di Venezia

Il profilo biografico di Jacopo Di Cera, nato a Milano nel 1981 e attivo stabilmente a Roma, riflette un cammino di studio rigoroso e di forte impegno civile sul campo. Già vincitore del premio National Geographic, il fotografo ha legato il proprio nome a inchieste visive di risonanza transnazionale, come “Fino alla fine del mare”, un progetto dedicato al dramma delle migrazioni e ai barconi sequestrati a Lampedusa, esposto al PAN di Napoli, a Paris Photo e ad Arles. Autore di mostre storiche come “Il rumore dell’assenza”, incentrata sulla tragedia del terremoto di Amatrice, Di Cera ha consolidato la sua fama internazionale esponendo alla fiera d’arte di Dubai e collaborando alle celebrazioni per le Olimpiadi di Milano-Cortina, fino alla recente consacrazione all’interno del Padiglione della Sierra Leone della 61ª Biennale d’Arte Contemporanea di Venezia.

L’arte contemporanea nelle province come presidio di rinascita civile

In ultima analisi, il debutto di Between a Gibellina riapre una seria discussione sui benefici psicologici e sociali che l’inserimento dell’arte contemporanea genera sui territori feriti e sulle province meridionali. Sradicare i giovani, i minori e le famiglie dall’isolamento biologico indotto dall’abuso degli schermi digitali e delle reti virtuali, per ricondurli nella ritualità dell’incontro fisico di fronte ai monumenti della memoria, costituisce il pilastro più alto del moderno welfare culturale del Paese. La cooperazione trasparente tra la direzione del festival, i residenti e le istituzioni locali rimane la via maestra per far crescere il territorio, dimostrando empiricamente che qualsiasi luogo, anche il più colpito dal dolore e dal degrado della storia, possiede il potenziale interno per tornare a essere attraversato, abitato e immaginato dalle future generazioni.

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