Cultura
L’AQUILA CAPITALE DELLA CULTURA: PALAZZO CICCOZZI RIAPRE CON SPAGNUOLO, “STIAMO CRESCENDO, ABBIAMO RIDATO VITA A PEZZO IMPORTANTE DELLA CITTÀ”
DOMENICA 26 APRILE, IN OCCASIONE DI “PALAZZI APERTI”, A SPAZIO INDIPENDENZA TORNANO LE OPERE DEL PITTORE E SCULTORE IRPINO;
AVANTI CON INIZIATIVE HUB FORMAZIONE E INNOVAZIONE DEL GRUPPO ABIVET DI ROMA, PRESIDENTE ALBANO: “GRANDE E MERITATO INTERESSE, CONTINUANO EVENTI MENSILI”
Redazione – Riaprono le porte delle dimore storiche e all’Aquila, Capitale italiana della Cultura 2026, Palazzo Ciccozzi torna ad ospitare il cantiere artistico del pittore e scultore irpino Generoso Spagnuolo.
In occasione di “Palazzi Aperti”, la mostra sarà visitabile domenica 26 aprile, dalle 10 alle 13 e dalle 14.30 alle 17.30, su iniziativa di Spazio Indipendenza, hub per la formazione e l’innovazione, società del gruppo Abivet di Roma, di cui è presidente Maurizio Albano. Una realtà sbarcata all’Aquila per dare un contributo culturale valorizzando, con numerosi eventi, il palazzo acquistato negli anni scorsi, in via Indipendenza, nei pressi di piazza Duomo.
“Stiamo crescendo in numeri e obiettivi e in poco tempo abbiamo ridato nuova vita a un altro importante pezzo della città – spiega Maurizio Albano – Accogliamo con ancora maggiore entusiasmo le opere di Spagnuolo che ci ha già affidato la sua produzione che ha riscosso grande e meritato interesse”.
Le opere di Spagnuolo, in esposizione dallo scorso 29 marzo, sono frutto di una intensa attività di ricerca e sperimentazione, elementi che si rintracciano nelle tele che esaltano i misteri cosmici, lo spazio-tempo, la forza di gravità, i buchi neri.
Per lo stesso artista si tratta di “una ricerca molto personale, di difficile collocazione all’interno di quelle che sono le varie correnti. Ad ispirarmi sono comunque il mistero che custodisce l’archeologia e il cosmo, di cui sono appassionato studioso”.
A fare da cornice, ancora una volta, il settecentesco Palazzo Ciccozzi, sempre più laboratorio culturale e artistico della città.
“Continueremo a promuovere queste iniziative ogni mese, con artisti e protagonisti del mondo della cultura, aprendo le porte del Palazzo a tutta la città e richiamando visitatori e turisti da fuori, offrendo il nostro contributo alla ricostruzione del tessuto sociale della Capitale della Cultura”, conclude.
Cultura
Memorie di Adriano: il capolavoro di Marguerite Yourcenar debutta a Sesto Fiorentino
🎭 La grande letteratura rivive a Sesto Fiorentino! Archivio Zeta porta in scena le “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar in un suggestivo percorso teatrale tra storia, potere e filosofia.
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#SestoFiorentino #ArchivioZeta #MemorieDiAdriano #LetteraturaTeatrale
Redazione- Sesto Fiorentino si prepara ad accogliere un evento culturale di alto profilo che intreccia la letteratura del Novecento con le arti sceniche. Lunedì 15 giugno 2026, la Biblioteca Ernesto Ragionieri diventerà il palcoscenico per l’avvio di un ambizioso progetto teatrale curato dalla compagnia Archivio Zeta, interamente dedicato a uno dei testi più significativi della storia letteraria moderna: “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. L’iniziativa si inserisce nel programma estivo “Un palco in biblioteca”, che propone fino al 24 luglio una serie di appuntamenti pensati per dialogare con il pubblico attraverso la forza delle parole e della narrazione.
un viaggio nel tempo tra potere e saggezza
Il progetto di Archivio Zeta, curato e interpretato da Enrica Sangiovanni e Gianluca Guidotti, si articola in un percorso suddiviso in tre tappe, pensato per restituire al pubblico la complessità del romanzo della Yourcenar. La prima parte, intitolata “Animula vagula blandula / Varius multiplex multiformis”, debutta alle ore 21,15. L’opera, pubblicata originariamente settantacinque anni fa, assume una veste contemporanea grazie alla sensibilità dei due artisti, che scelgono la forma della lettura scenica per dare corpo alle riflessioni dell’imperatore Adriano, impegnato a scrivere un’epistola autobiografica al suo successore Marco Aurelio.
Attraverso la voce dei protagonisti, gli spettatori saranno chiamati a riflettere su tematiche universali che hanno segnato il pensiero occidentale. Il potere, la gestione dell’impero, la finitudine umana, l’estetica e la ricerca di una saggezza personale non sono solo argomenti storici, ma pilastri su cui si fonda l’intera architettura narrativa del libro. La scelta di svolgere questo evento in uno spazio pubblico e dedicato alla lettura come la biblioteca di Sesto Fiorentino non è casuale: l’obiettivo è trasformare il luogo del silenzio e dello studio in un laboratorio vivo di pensiero, dove la prosa straordinaria della Yourcenar torna a risuonare per interrogare il presente. Gli appuntamenti proseguiranno poi nelle date del 22 e 29 giugno, offrendo una continuità drammaturgica necessaria per immergersi pienamente nella vicenda imperiale.
giovani voci e letteratura a confronto
La giornata inaugurale del 15 giugno si arricchisce anche di un momento dedicato alle nuove generazioni. Alle ore 17, infatti, presso la stessa biblioteca, si terrà la presentazione di “Nati per sbagliare con stile”, una raccolta di racconti curata da trentadue adolescenti. Questi giovani autori provengono dai laboratori del Porto delle Storie, una scuola di scrittura non profit situata a Campi Bisenzio, che da tempo si impegna a fornire strumenti espressivi agli adolescenti del territorio. L’evento vedrà la partecipazione dello scrittore Antonio Ferrara, noto per opere come “Ero cattivo” e “Pusher”, che dialogherà con i ragazzi sulla loro esperienza creativa.
Questo doppio appuntamento sottolinea la vocazione di Sesto Fiorentino come polo di aggregazione culturale. L’intero cartellone di “Un palco in biblioteca”, che si protrarrà fino a fine luglio, mira a coinvolgere un pubblico eterogeneo attraverso linguaggi differenti. Il calendario prevede infatti la presenza di figure di spicco del panorama artistico nazionale: dal campione di volley Andrea Zorzi, che condividerà il palco con l’attrice Beatrice Visibelli, fino all’ironia di Anna Meacci nei panni della “Romanina”, passando per l’omaggio musicale a Léo Ferré proposto da Anna Maria Castelli.
Per partecipare allo spettacolo di Archivio Zeta, così come agli altri eventi in programma, è richiesta la prenotazione obbligatoria. Gli interessati possono riservare il proprio posto tramite il portale bit.ly/sestoeventi o rivolgendosi telefonicamente al numero 055.4496851. La partecipazione è gratuita, salvo diverse indicazioni specificate nel programma, e l’accesso è consentito fino a esaurimento della capienza disponibile. La biblioteca Ragionieri, situata in Piazza della Biblioteca 4, conferma così il proprio ruolo di presidio culturale dinamico, capace di unire l’impegno letterario alla vitalità delle performance contemporanee, offrendo ai cittadini un’opportunità unica di arricchimento personale nel cuore dell’estate toscana.
Cultura
Roma apre le porte ai tesori archeologici restaurati grazie ai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza
🏛️ Roma svela i segreti dei suoi tesori archeologici restaurati grazie al piano PNRR: visite guidate gratuite alla scoperta di luoghi storici inediti per tutto il mese di giugno.
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#Roma #Archeologia #PNRR #Cultura
Redazione- Roma accoglie i visitatori con un programma di aperture straordinarie che punta a svelare il volto inedito di alcuni dei suoi monumenti più rappresentativi. Nelle giornate di sabato 13 e domenica 14 giugno, la città offre l’opportunità di immergersi nella storia attraverso visite guidate gratuite, promosse dalla Sovrintendenza Capitolina. L’iniziativa rientra nel più ampio progetto Caput Mundi, finanziato dal PNRR, che negli ultimi anni ha permesso di concretizzare importanti interventi di restauro, conservazione e valorizzazione su siti spesso preclusi al pubblico o soggette a un degrado che ne minacciava l’integrità.
Dopo il riscontro positivo della prima fase, che ha coinvolto oltre cinquecento presenze al mausoleo di Monte del Grano e al sepolcro di Largo Talamo, l’attenzione si sposta ora verso luoghi di alto valore simbolico e architettonico situati in diverse aree della Capitale. Il piano, fortemente voluto dall’amministrazione locale, mira non solo a recuperare i singoli manufatti ma a integrare queste testimonianze all’interno di un tessuto urbano più accessibile e narrato.
il patrimonio tra sacro e profano nella valle della Caffarella
La giornata di sabato 13 giugno è dedicata alla scoperta della chiesa di Sant’Urbano alla Caffarella, un edificio che racchiude in sé secoli di stratificazioni storiche. Situato all’interno del Parco Regionale dell’Appia Antica, questo sito mostra una trasformazione millenaria: nato come tempio romano, è stato successivamente convertito in luogo di culto cristiano, conservando pregevoli testimonianze artistiche. Al suo interno, gli sguardi dei visitatori vengono catturati dagli affreschi dell’XI e del XVII secolo, tra cui spicca, per importanza storica, la raffigurazione della Madonna con Bambino tra Sant’Urbano e San Giovanni Evangelista, collocabile nel periodo tra il IX e il X secolo.
Oltre al recupero strutturale della chiesa, i recenti interventi hanno permesso il ripristino della scala che conduce al Ninfeo di Egeria. Questa suggestiva costruzione ipogea, risalente alla prima metà del II secolo dopo Cristo, è stata scavata direttamente nella roccia lungo la sponda sinistra del fiume Almone, riproducendo l’estetica di una grotta naturale. Il restauro ha consentito di mettere in sicurezza il percorso, permettendo al pubblico di avvicinarsi a uno dei luoghi mitici più celebri dell’antichità romana, un tempo meta di pellegrinaggi e soste rigenerative.
il nuovo volto del circo massimo e le radici di Tor de’ Cenci
Il programma prosegue domenica 14 giugno con due appuntamenti significativi. Il primo riguarda la villa romana di Tor de’ Cenci, un complesso architettonico che documenta l’attività abitativa e agricola dell’agro romano per un arco temporale vasto, che va dal I secolo avanti Cristo fino al V secolo dopo Cristo. La villa rappresenta un esempio di residenza suburbana in cui le funzioni produttive si fondevano con la vita quotidiana, offrendo uno squarcio sulla gestione del territorio fuori dalle mura urbiche.
In contemporanea, l’attenzione si sposta nel cuore della città, presso l’area archeologica del Circo Massimo. Per la prima volta, viene aperto un settore inedito situato nel lato sud-orientale dell’emiciclo, un’area che fino a questo momento era rimasta pressoché sconosciuta al grande pubblico. Gli scavi hanno restituito dati fondamentali sull’evoluzione della struttura di epoca traianea e sulle fasi di riutilizzo in epoca tardoantica, quando il Circo, ormai in declino, divenne sede di attività artigianali e abitazioni private.
Le indagini archeologiche hanno portato alla luce pavimentazioni originali e persino tracce degli edifici che, a partire dal XVIII secolo, furono costruiti sopra le vestigia romane, riutilizzando talvolta i vani antichi come spazi di servizio o cantine. La valorizzazione di quest’area non si è limitata alla sola conservazione, ma ha previsto l’installazione di nuovi percorsi di visita, inclusi supporti multimediali e scale di collegamento che rendono l’esperienza più immersiva. Le visite guidate, gestite dagli archeologi della Sovrintendenza, rappresentano una modalità privilegiata per comprendere le dinamiche di trasformazione che hanno interessato lo spazio pubblico e privato nel corso dei secoli. La partecipazione è libera, fino a esaurimento dei posti disponibili in base alla capacità di accoglienza dei siti.
Cultura
Umani troppo umani (oggi), l’arte riflette sulla fragilità contemporanea a Palazzo Braschi
🎭 Il Museo di Roma a Palazzo Braschi ospita “Umani troppo umani (oggi)”, una mostra intensa che esplora la fragilità dell’identità contemporanea attraverso lo sguardo degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma.
Non perdere l’occasione di riflettere sul valore della vita tra performance e arti visive. Leggi l’articolo completo sul nostro sito 👇
#Roma #AccademiaBelleArti #Mostra #PalazzoBraschi
Redazione- Roma accoglie, tra le prestigiose sale del Museo di Roma a Palazzo Braschi, un progetto espositivo che invita a una profonda introspezione sul presente. Dal 17 al 30 giugno 2026, lo storico edificio affacciato su piazza Navona e piazza San Pantaleo diventa il palcoscenico di Umani troppo umani (oggi), una collettiva che raccoglie l’estro e la ricerca critica degli studenti del Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Roma. L’iniziativa, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, si propone di interrogare il pubblico sul valore intrinseco dell’esistenza in un’epoca dominata dall’incertezza.
Il progetto nasce da una riflessione partecipata, coordinata da Anna Maiorano per l’istituzione accademica romana, con la curatela dei testi critici affidata a Livia Romano. L’obiettivo è quello di sondare il confine sottile che separa, o unisce, la sacralità della vita umana ai meccanismi spersonalizzanti imposti dalla società globale. La mostra non si limita a esporre oggetti artistici, ma intende sollevare questioni di natura etica, indagando come il corpo, l’identità e la dignità siano costantemente sottoposti a pressioni esterne e dinamiche economiche che ne tentano una continua riscrittura.
il linguaggio dell’arte come critica sociale
Il titolo dell’esposizione, una citazione che richiama orizzonti filosofici radicati nella modernità, serve da lente d’ingrandimento per osservare la fragilità insita nel genere umano. I diciotto artisti coinvolti — tra cui Giulia Battista, Federica Bonomi, Sabino de Nichilo, Giuseppe Antonio Lo Presti e molti altri — attingono a un vocabolario espressivo multiforme. Il percorso espositivo si snoda infatti attraverso un dialogo tra pittura, scultura, installazioni video e performance, offrendo ai visitatori una mappatura delle inquietudini contemporanee.
Tra le opere esposte, si nota una volontà comune di restituire una visione complessa del presente, dove la nozione di “sacro” non viene intesa in senso dogmatico, ma come una forza simbolica capace di resistere alla mercificazione. Ogni opera si trasforma in un dispositivo critico, uno strumento che spinge lo spettatore a guardare con occhi diversi il rapporto tra sé e la comunità, tra l’individuo e le strutture di potere che modellano l’identità quotidiana. La varietà tecnica rispecchia la polifonia di pensieri che i giovani talenti dell’Accademia hanno saputo declinare, trasformando il Museo di Roma in un laboratorio di idee vivo e pulsante.
un rituale collettivo per aprire le porte
Il progetto espositivo trova il suo momento di massima espressione nell’anteprima del 16 giugno, alle ore 19.00. In questa occasione, il Museo ospiterà l’azione performativa Il cuscino della sposa, una performance diretta da Paola Ricci che chiama il pubblico a una partecipazione attiva. Un collettivo di studentesse — comprendente Isabella Abbate, Ginevra Angiuli, Nicole De Napoli, Aurelia Di Iorio, Marta Fornaini, Simona Giuliani e Martina Sarubbi — metterà in scena un rituale che esplora i temi del passaggio, della memoria e della trasformazione. La cura del dettaglio, dai costumi realizzati da G. Gabriella Pitarresi fino all’accompagnamento sonoro di Chiara Stella Landi, sottolinea la coesione progettuale del lavoro accademico.
L’ingresso alla mostra, gestito dai servizi museali di Zètema Progetto Cultura, è gratuito, rendendo l’iniziativa un’opportunità democratica per accostarsi all’arte emergente nel cuore della Capitale. Il Museo di Roma a Palazzo Braschi, con le sue architetture barocche, crea un contrasto scenografico perfetto con la contemporaneità delle opere, esaltando il dialogo tra il passato glorioso della città e le sfide del XXI secolo. La mostra rimane visitabile dal martedì alla domenica, osservando l’orario 10.00-19.00 (ultimo ingresso alle 18.00). Per ulteriori informazioni sugli eventi collaterali o sulle specifiche delle opere, il portale museiincomuneroma.it e il servizio telefonico 060608 restano a disposizione dei cittadini, garantendo un accesso agevole a questa panoramica sul sentire umano contemporaneo. È una rara occasione per toccare con mano le inquietudini e le speranze della prossima generazione di artisti.
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