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Attualità

L’infamia degli abbandoni estivi: chi lega un cane in autostrada non è degno di chiamarsi essere umano

Il cane non prova rancore: si siede sull’asfalto rovente e aspetta fiducioso il ritorno di chi lo ha appena abbandonato. Un’infamia che causa incidenti stradali mortali e che merita il carcere. Fermiamo questa strage! 🐕 😡

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Cane abbandonato

Italia – Arriva purtroppo sempre quel momento preciso e drammatico dell’anno in cui la parte peggiore, più nera e cinica dell’animo umano decide di uscire sfacciatamente allo scoperto. È l’inizio torrido del mese di agosto, il tanto atteso momento di chiudere frettolosamente le valigie, caricare l’auto di famiglia e partire spensierati verso le spiagge assolate. Ma per migliaia di ignobili individui, la sacrosanta partenza per le ferie si trasforma improvvisamente nel pretesto perfetto per compiere uno dei gesti in assoluto più vili, crudeli e vigliacchi che un essere umano possa mai arrivare a concepire: l’abbandono volontario del proprio animale domestico. Ogni anno, in modo sistematico, i bordi infuocati delle nostre autostrade, le piazzole di sosta isolate e le roventi strade statali diventano dei veri e propri cimiteri a cielo aperto per migliaia di cani e gatti. Creature innocenti lasciate spesso legate con un filo di nylon a un freddo guardrail sotto il sole cocente, condannate senza pietà a una morte atroce per sete, disidratazione o schiacciate dalle ruote dei tir in corsa, solo perché “non si sapeva dove lasciarli” pur di godersi quindici giorni di vacanza in un resort.

Il tradimento più vile in assoluto: l’animale che aspetta fiducioso il ritorno del suo carnefice

Chi abbandona lucidamente un cane per strada non sta semplicemente compiendo un fastidioso illecito amministrativo o un freddo reato penale: sta pugnalando alle spalle l’unico essere vivente al mondo capace di amarlo incondizionatamente, persino più di se stesso. La dinamica psicologica dell’abbandono è oggettivamente straziante e fa rabbrividire chiunque abbia un cuore. Quando il sedicente proprietario accosta l’auto sulla corsia di emergenza, apre lo sportello, fa scendere il cane e lo lega al guardrail, l’animale non capisce affatto il pericolo. Spesso scodinzola, lecca le mani, crede ingenuamente che sia una breve sosta fisiologica, un banale momento di gioco prima di ripartire insieme. Quando la portiera sbatte e l’auto riparte sgommando sollevando la polvere, il cane non prova rabbia o rancore. Si siede lì, obbediente, sul catrame bollente, e semplicemente aspetta. Aspetta per ore, aspetta per giorni interi, con la gola secca, riarsa e il cuore in gola per la paura, ostinatamente convinto che il suo amato padrone, il suo eroe, il suo “tutto”, stia per fare inversione di marcia per tornare a prenderlo. Quel povero cane morirà quasi sempre di crepacuore prima ancora che di sete, con gli occhi sgranati e spalancati fissi sull’orizzonte, cercando con disperazione la sagoma di quell’auto che non tornerà mai. Chi è capace di infliggere una simile, sadica tortura psicologica e fisica a un essere innocente, non è semplicemente un criminale da codice penale: non è minimamente degno di essere definito un essere umano.

Un gesto folle e criminale che mette a grave rischio la vita di intere famiglie innocenti in viaggio

Oltre all’immane e inaccettabile tragedia animale, c’è un aspetto drammaticamente umano che la cronaca nera estiva ci ricorda ogni anno a carissimo prezzo di sangue. Abbandonare volontariamente un cane su un’autostrada trafficata, o in una strada statale ad alto scorrimento automobilistico, equivale materialmente e moralmente a piazzare una vera e propria mina vagante innescata sull’asfalto. L’animale, presto terrorizzato a morte dal rumore assordante dei clacson e completamente disorientato dai fari abbaglianti, prima o poi riuscirà per disperazione a slegarsi o vagherà, confuso, verso il centro della carreggiata in cerca di una via di fuga o di aiuto umano. L’impatto con i veicoli in transito a centotrenta chilometri orari è quasi sempre violento e inevitabile. Ignari automobilisti, costretti a frenate improvvise o a sterzate brusche e disperate per evitare l’animale, finiscono spessissimo per perdere il controllo dell’auto, causando incidenti a catena letali, in cui padri, madri e bambini innocenti in viaggio verso il mare perdono tragicamente la vita in un groviglio di lamiere. Chi apre di proposito quello sportello per “scaricare” come un rifiuto il proprio cane, sta scientemente e lucidamente commettendo un tentato omicidio stradale plurimo.

Le finte scuse e l’ipocrisia dilagante: l’animale non è un peluche da buttare via alla vigilia di Ferragosto

Le squallide giustificazioni addotte da chi, fortunatamente, viene poi rintracciato dalle forze dell’ordine (ormai quasi sempre grazie alla presenza del microchip obbligatorio o alle telecamere autostradali) sono sempre ugualmente patetiche e intrise della più bieca e vergognosa ipocrisia umana: “Le pensioni per cani costavano troppo”, “L’albergo prenotato non accettava in nessun modo animali”, “Era cresciuto e diventato troppo impegnativo da gestire in appartamento”. Sono scuse moralmente inaccettabili. Un cane non è un simpatico peluche comprato d’impulso a Natale per far zittire i capricci dei bambini e da buttare poi nell’immondizia a Ferragosto quando intralcia i piani. È un membro effettivo della famiglia, un essere senziente a tutti gli effetti che richiede un impegno costante, un sacrificio economico e una profonda responsabilità morale che durano per tutta la sua vita. Se non si è disposti a rinunciare a un albergo stellato per cercare una struttura “pet-friendly” (che oggi, per immensa fortuna, sono decine di migliaia in tutta Italia), o se non si vogliono spendere dei sudati soldi per affidarlo a una pensione qualificata e sicura, la soluzione a monte è molto semplice: non prendete un cane. Compratevi un videogioco per passare il tempo. La vita di un animale non è uno scacciapensieri estivo.

Pene carcerarie severe e ritiro definitivo della patente: è arrivato il tempo di trattare l’abbandono come un reato gravissimo

Se oggi continuiamo, anno dopo anno, ad assistere quasi inermi e sconfortati a questa spietata strage silenziosa, è in gran parte anche colpa di un sistema legislativo e giudiziario troppo morbido che per decenni ha considerato i reati contro gli animali come illeciti bagatellari, reati di “serie B”. Le sanzioni pecuniarie e le multe, per quanto possano essere elevate e salate, non fanno paura a chi ha la crudeltà insita nel proprio DNA. Per arginare la barbarie serve un pugno di ferro senza precedenti. Il reato infame di abbandono animale deve necessariamente portare a conseguenze durissime, tangibili e immediate: il ritiro permanente della patente di guida (perché, ribadiamolo, chi usa deliberatamente l’auto per abbandonare in autostrada sta compiendo un reato stradale gravissimo) e la reclusione carceraria certa, senza finti sconti di pena, sospensioni o condizionali. Solo quando i criminali capiranno a proprie spese che lasciare un cane in strada significa perdere la propria libertà personale e rovinarsi la fedina penale per sempre, forse questa barbarie estiva inizierà a fermarsi davvero.

La civiltà di un Paese si specchia negli occhi di un cane salvato: non voltiamoci mai dall’altra parte

La dura e vitale lotta contro l’abbandono estivo non può e non deve assolutamente essere demandata solo alle sempre più oberate Forze dell’Ordine o alle instancabili, eroiche associazioni animaliste, che proprio in questi torridi giorni fanno veri e propri salti mortali senza fondi per recuperare, curare e sfamare i cani randagi feriti. Questa è una grande battaglia di civiltà, che coinvolge ognuno di noi in prima linea, senza deroghe. Se mentre siete tranquillamente in viaggio con la vostra famiglia vedete un cane vagare spaurito, affamato e disorientato sul ciglio della strada, non giratevi dall’altra parte alzando la radio e pensando egoisticamente “ci penserà qualcun altro”. Accostate in sicurezza il prima possibile, mettete le quattro frecce e chiamate immediatamente il 112, la Polizia Stradale o i vicini servizi veterinari della Asl. Quel vostro piccolo gesto, che vi costerà solo cinque minuti di ritardo sull’arrivo in spiaggia, potrebbe salvare la vita a una creatura innocente e, contemporaneamente, evitare un terribile incidente stradale mortale. Scegliamo di essere umani fino in fondo, in ogni situazione: perché un Paese che non sa difendere e rispettare l’innocenza dei suoi animali è un Paese che ha già perso la propria anima.

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Attualità

Estate da record: l’Italia si prende la corona del turismo e annienta Francia e Spagna. È il Paese più sicuro d’Europa e i piccoli borghi rinascono

Quest’anno non ce n’è per nessuno: l’Italia si riprende la corona di regina assoluta del turismo europeo! 👑 🇮🇹 I dati di questa caldissima estate 2026 certificano un trionfo senza precedenti: nella settimana di Ferragosto abbiamo letteralmente polverizzato i nostri eterni rivali, staccando la Spagna e umiliando la Francia (con ben 19 punti percentuali in più di riempimento strutture!). Boom pazzesco di turisti stranieri che ci considerano “la meta più sicura d’Europa”. Ma la vera, bellissima notizia è la rivincita dei nostri meravigliosi piccoli borghi di provincia: presi d’assalto per l’enogastronomia e l’autenticità, il turismo li sta salvando dallo spopolamento! Siete orgogliosi di questi numeri da record? Leggete tutti i dettagli economici e la mappa delle regioni più gettonate nel nostro approfondimento! 👇 🍕🏖️

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Turisti alla Fontana di Trevi a Roma

Roma – Quella che stiamo vivendo non è soltanto un’estate torrida dal punto di vista meteorologico, ma è destinata a passare alla storia come una delle stagioni più roventi (e redditizie) per l’economia turistica del nostro Paese. I dati appena diffusi non lasciano spazio a interpretazioni: il 2026 è l’anno del definitivo, storico sorpasso. L’Italia si prende con prepotenza la corona di prima meta turistica in Europa, spazzando via la storica concorrenza dei giganti Francia e Spagna. Un trionfo che si regge su due pilastri fondamentali: la percezione internazionale del nostro Paese come “porto d’approdo sicuro” in uno scacchiere globale sempre più instabile, e una straordinaria valorizzazione non solo delle grandi città d’arte, ma soprattutto di quell’inestimabile tessuto di piccoli borghi che costituisce l’anima più autentica della nazione.

I numeri del boom: un’estate d’oro certificata da Bankitalia

A parlare, prima ancora degli esponenti politici, sono i numeri inconfutabili dell’economia. La Banca d’Italia ha infatti certificato che già nel mese di maggio il saldo della bilancia turistica dei pagamenti ha segnato un avanzo mostruoso di ben 2,7 miliardi di euro, in netto aumento rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma è addentrandosi nei dati elaborati dall’Ufficio Statistica del Ministero del Turismo che si comprende la reale portata dello tsunami di visitatori. Soltanto nel mese di luglio 2026, si sono registrati sul territorio nazionale oltre 4 milioni di presenze in più e 1 milione di arrivi in più rispetto all’anno precedente.

A trainare questa locomotiva c’è senza dubbio il mercato internazionale (la componente estera delle presenze fa segnare un clamoroso +6,0%), ma anche gli stessi italiani (+2,3%) stanno premiando sempre di più le vacanze entro i confini nazionali. Sorridono tutti i comparti dell’accoglienza: dalle strutture alberghiere tradizionali (+2,5%) all’universo extra-alberghiero come b&b e agriturismi, che vola a un incredibile +6,7%.

L’Italia sul tetto d’Europa: il sorpasso storico nella settimana di Ferragosto

È proprio in questi giorni frenetici, a cavallo di Ferragosto, che l’Italia dimostra di non avere rivali nel vecchio continente, toccando un picco di saturazione delle strutture del 65,4%. I dati snocciolati polverizzano letteralmente i principali competitor storici del Mediterraneo. Considerando l’intera estate, l’Italia stacca la Spagna di 6,7 punti percentuali e umilia la Francia con ben 16,1 punti di scarto. Una forbice che si allarga a dismisura proprio nella settimana clou del Ferragosto, dove il nostro Paese distanzia gli spagnoli di 5,6 punti e lascia al palo i francesi con un distacco abissale di ben 19 punti percentuali.

La mappa del successo e la grande rivincita dei piccoli Comuni

Sul piano prettamente geografico, la mappa del successo estivo premia un po’ tutta la Penisola, dalle destinazioni alpine fino all’estremo Sud. Restano su livelli di saturazione eccezionali, stabilmente sopra il 60%, Regioni regine del turismo balneare e culturale come la Sardegna (63,4%), il Veneto (63,3%), la Sicilia (63%), il Friuli-Venezia Giulia (62,7%), l’Emilia-Romagna (60,7%) e le Marche (60,3%).

Ma il dato sociologicamente più bello ed entusiasmante riguarda i piccoli Comuni e il turismo legato alle sagre di paese. Le piccole realtà di provincia registrano un boom di arrivi (+5,3%) e presenze (+4,6%). È il trionfo del turismo diffuso ed “esperienziale”. Un flusso di persone che si rivela ossigeno vitale contro la piaga dello spopolamento demografico, specialmente nelle aree interne del Mezzogiorno: ripopolare i borghi con il turismo significa innescare processi di vera e propria rigenerazione urbana e sociale.

Il plauso del Governo: “Un lavoro di squadra per destagionalizzare”

Il Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, non nasconde l’enorme soddisfazione del Governo Meloni per aver guidato, con precise campagne di promozione, questo rilancio: «Questi risultati ci rendono profondamente orgogliosi e sono il frutto di un grande lavoro di squadra fatto con le Regioni, con gli operatori del settore e con le associazioni. Abbiamo puntato fortissimo su digitalizzazione, accessibilità e promozione. Oggi l’Italia è percepita, a livello internazionale, come la destinazione europea più sicura in assoluto. E la crescita non si limiterà a luglio e agosto: l’obiettivo è destagionalizzare, perché il nostro turismo lavora e deve lavorare dodici mesi l’anno».

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Esteri

Due miliardi di euro di aiuti, una condizione politica: la nuova posizione dell’Unione Europea nei confronti di Afghanistan

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Unione Europea

Redazione- A cinque anni dal ritorno dei talebani al potere, l’Unione Europea lancia un messaggio chiaro all’Afghanistan e alla comunità internazionale: continuerà a sostenere il popolo afghano, ma senza riconoscere né legittimare il governo talebano.

Mentre milioni di cittadini afghani affrontano una grave crisi economica, povertà e limitazioni sempre più pesanti, Bruxelles afferma che non interromperà il proprio sostegno. L’ultimo esempio concreto è lo stanziamento di 10 milioni di euro al Fondo umanitario per l’Afghanistan, un contributo che l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) ha definito essenziale per garantire la continuità degli aiuti alle persone più vulnerabili.

Dietro questi interventi umanitari, tuttavia, emerge anche un messaggio politico preciso: l’Unione Europea vuole mantenere una distinzione netta tra il sostegno alla popolazione afghana e il riconoscimento dei talebani. Secondo Bruxelles, il dialogo con il gruppo al potere serve esclusivamente a proteggere gli interessi fondamentali della popolazione e a garantire servizi essenziali, ma non rappresenta in alcun modo un atto di legittimazione politica.

Kaja Kallas, responsabile della politica estera dell’Unione Europea, ha dichiarato che l’UE rimane uno dei principali sostenitori dell’Afghanistan e l’unica presenza diplomatica occidentale ancora attiva nel Paese. Allo stesso tempo, ha sottolineato che qualsiasi passo verso un eventuale riconoscimento dei talebani dipenderà dal rispetto di precise condizioni internazionali.

Tra queste condizioni figurano il rispetto dei diritti delle donne e delle ragazze, la creazione di un governo inclusivo, il rispetto degli impegni internazionali dell’Afghanistan e la garanzia che il territorio afghano non venga utilizzato da gruppi terroristici.

Negli ultimi cinque anni, l’Unione Europea ha destinato oltre due miliardi di euro all’Afghanistan. Questi fondi sono stati utilizzati per interventi umanitari, assistenza sanitaria, istruzione, sostegno ai mezzi di sussistenza e copertura dei bisogni fondamentali della popolazione.

Nonostante gli aiuti, l’Europa avverte che la crisi afghana è ancora lontana dalla soluzione. Dopo il crollo dell’economia nazionale, circa metà della popolazione continua ad avere bisogno di assistenza umanitaria, mentre le restrizioni sui diritti umani, in particolare quelli delle donne e delle ragazze, rimangono una delle principali preoccupazioni della comunità internazionale.

L’Unione Europea ha inoltre evidenziato i rischi regionali legati all’instabilità dell’Afghanistan, tra cui terrorismo, traffico di droga, cambiamenti climatici e flussi migratori incontrollati.

La posizione europea resta quindi sospesa tra solidarietà e diplomazia: Bruxelles continua ad aiutare il popolo afghano, ma mantiene una linea politica ferma nei confronti dei talebani. Gli aiuti proseguiranno, ma un eventuale riconoscimento internazionale dipenderà da cambiamenti concreti nelle politiche e nel comportamento dell’attuale governo afghano.

Il messaggio dell’Unione Europea è dunque duplice: sostenere l’Afghanistan sì, riconoscere i talebani no, almeno finché non verranno rispettati i criteri stabiliti dalla comunità internazionale.

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Terna – a luglio consumi elettrici sostenuti dalle temperature elevate: +8,3% rispetto al 2025

A luglio la domanda di energia elettrica in Italia ha raggiunto il dato

mensile più alto di sempre: 32,5 TWh, in crescita dell’8,3% rispetto allo stesso mese del

2025. Il risultato è stato sostenuto da temperature eccezionalmente elevate, che hanno

contribuito anche al raggiungimento del picco annuale della domanda, pari a circa 58 GW il

15 luglio (+4,5% rispetto al picco del 2025). È quanto emerge dai dati di Terna, la società

guidata da Pasqualino Monti, che gestisce la rete di trasmissione nazionale.

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Infografiche Luglio 2026_ITA

Terna - a luglio consumi elettrici sostenuti dalle temperature elevate: +8,3% rispetto al 2025

A LUGLIO CONSUMI ELETTRICI SOSTENUTI DALLE TEMPERATURE ELEVATE: +8,3% RISPETTO AL 2025

Record assoluto della domanda di energia elettrica per il mese di luglio: superati i 32 TWh

Terna - a luglio consumi elettrici sostenuti dalle temperature elevate: +8,3% rispetto al 2025

Roma, 13 agosto 2026 – A luglio la domanda di energia elettrica in Italia ha raggiunto il dato

mensile più alto di sempre: 32,5 TWh, in crescita dell’8,3% rispetto allo stesso mese del

2025. Il risultato è stato sostenuto da temperature eccezionalmente elevate, che hanno

contribuito anche al raggiungimento del picco annuale della domanda, pari a circa 58 GW il

15 luglio (+4,5% rispetto al picco del 2025). È quanto emerge dai dati di Terna, la società

guidata da Pasqualino Monti, che gestisce la rete di trasmissione nazionale.

Si conferma l’andamento positivo dei consumi industriali. Secondo le elaborazioni di Terna sull’indice IMCEI, che prende in esame i consumi industriali di circa 1.000 imprese “energivore”, a luglio il dato è in aumento del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel periodo gennaio-luglio 2026 l’indice evidenzia una crescita del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Prosegue, inoltre, la crescita della produzione fotovoltaica (6,7 TWh, +20,6% rispetto a luglio

2025), principalmente guidata dall’aumento della capacità installata: +3.791 MW da gennaio

a luglio 2026, +6.874 MW rispetto a luglio 2025.

Complessivamente, le fonti rinnovabili hanno coperto il 41,5% del fabbisogno.

Da gennaio a luglio fabbisogno in aumento del 3,4% rispetto allo stesso periodo del 2025

La variazione positiva di luglio recupera pienamente il calo osservato nello stesso mese dello scorso anno (-3,1%) ed è stata raggiunta con lo stesso numero di giorni lavorativi (23) e con una temperatura media mensile superiore di 1,2°C rispetto a quella di luglio 2025 e di quasi 2°C rispetto alla media mensile decennale. In particolare, negli ultimi cinque giorni del mese, le temperature hanno superato la media stagionale fino a circa 6°C, contribuendo alla crescita del fabbisogno.

Corretto dagli effetti di temperatura e calendario, il dato segna un aumento del 5,1%.

In termini congiunturali, la richiesta elettrica destagionalizzata e corretta per gli effetti di calendario e temperatura registra un incremento dell’1,6%. Il dato conferma il terzo mese consecutivo di crescita e riporta il trend, per la prima volta, sui livelli precedenti la crisi energetica del 2022.

A livello territoriale, la variazione tendenziale è positiva in tutto il Paese: +8,3% al Nord, al Sud e nelle isole e +7,9% al Centro.

Consumi dei servizi in crescita a maggio

L’indice IMSER (Indice Mensile dei Servizi), che Terna pubblica sulla base dei dati dei consumi elettrici mensili forniti da alcuni gestori di rete di distribuzione (E-Distribuzione, UNARETI, A-Reti, Edyna, DUERETI e Deval), e presentato in differita di due mesi rispetto ai dati dell’IMCEI, ha mostrato a maggio 2026 un incremento dell’1,2%.

I primi cinque mesi dell’anno risultano in aumento dell’1,1%.

A luglio 745 MW di nuova capacità rinnovabile installata

Produzione fotovoltaica e consumi industriali

A luglio, la produzione nazionale ha coperto l’84,4% della domanda elettrica, mentre il restante 15,6% è stato soddisfatto dal saldo dell’energia scambiata con l’estero.

La produzione nazionale netta si è attestata a 27,7 TWh (+7,9%). Anche il saldo estero è cresciuto (+10,2%), per effetto dell’aumento dell’importazione (+4,4%) e della riduzione dell’esportazione (-49,3%). In crescita la fonte termica (+14,1%) per effetto della stabilità delle fonti rinnovabili (+0,8%) e a copertura della rilevante crescita del fabbisogno.

Nel complesso, la produzione da fonti rinnovabili ha coperto il 41,5% della domanda elettrica

nazionale (contro il 44,5% dello scorso anno). In flessione la fonte eolica (-20,3%), idrica (-

14,9%), geotermica (-3,6%), le biomasse (-2%) e in aumento la produzione fotovoltaica (+20,6%).

In relazione alla produzione fotovoltaica, rispetto a luglio 2025 si evidenzia un incremento di

1.144 GWh attribuibile soprattutto alla maggior capacità installata (+946 GWh e in parte

minore all’effetto producibilità (+198 GWh).

Secondo le rilevazioni di Terna, a luglio la capacità installata rinnovabile è aumentata di 745 MW, con un contributo degli impianti connessi in alta tensione pari a 405 MW, tra solare ed eolico. Al 31 luglio si registrano 87,70 GW di potenza installata, di cui, in particolare, 47,30 GW di solare e 14,0 GW di eolico.

Relativamente agli accumuli, in Italia si registrano 948.154 impianti che corrispondono a

19,43 GWh di capacità e 8,0 GW di potenza nominale.

I dati sempre consultabili online

L’analisi dettagliata della domanda elettrica mensile provvisoria del 2025 e del 2026 è disponibile nella pubblicazione “Rapporto Mensile sul Sistema Elettrico”, consultabile alla voce “Sistema elettrico >> Dispacciamento >> Dati esercizio” del sito www.terna.it

I dati in tempo reale sull’esercizio del sistema elettrico nazionale sono inoltre consultabili sull’app di Terna disponibile sui principali store:

https://play.google.com/store/apps/details?id=it.terna.energia&hl=it

https://apps.apple.com/it/app/terna/id1458535498

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