Ambiente
SAPORI E BENESSERE DEL VELINO SIRENTE: STUDENTI DEL SERPIERI DI PRATOLA PELIGNA EFFETTUERANNO IL CENSIMENTO DEI PRODUTTORI DI TARTUFI E MIELE E DEGLI OPERATORI DEL WELLNESS NELL’AREA PARCO
Redazione – Saranno gli studenti dell’Istituto Agrario “Arrigo Serpieri” di Pratola Peligna, in provincia dell’Aquila, ad effettuare il primo e completo censimento degli operatori dei settori della tartuficoltura, dell’apicoltura e del wellness operanti nell’intero territorio del Parco regionale Sirente Velino, in un percorso di alternanza scuola – lavoro.
Sarà questo il primo determinante passo dell’ambizioso progetto “Sapori e Benessere del Velino Sirente”, che prevede una pluralità di azioni finalizzate alla valorizzazione e al potenziamento delle filiere agroalimentari locali, del turismo esperienziale, dell’offerta di benessere e sostenibilità ambientale, dell’innovazione tecnologica applicata alla commercializzazione dei prodotti territoriali.
Il progetto è stato promosso e sarà attuato dal Parco naturale regionale Sirente Velino, di cui è presidente Francesco D’Amore. La proposta del Parco è stata finanziata dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, di cui è sottosegretario l’aquilano Luigi D’Eramo.
Gli studenti del Serpieri del quarto anno, dopo un corso di formazione, e con la formula dell’alternanza scuola – lavoro, entreranno in azione subito dopo la conclusione dell’anno scolastico, quelli del quinto anno in una fase successiva, terminati gli esami di maturità. Dovranno realizzare un censimento completo degli operatori, professionisti e amatoriali, registrando le caratteristiche specifiche di ciascuna attività, geolocalizzando le aree di produzione. Per facilitare il loro compito saranno coinvolti nel monitoraggio anche le associazioni di categoria, e si farà riferimento alle anagrafi della Regione Abruzzo dei tartuficoltori, delle aziende apistiche e di quelle agrituristiche.
Spiega Francesco D’Amore, presidente del Parco regionale Sirente Velino: “il nostro obiettivo è quello di creare, supportare e certificare una filiera di eccellenze territoriali quali i pregiati tartufi e miele, e con essi la recettività turistica di qualità, incentrata sulla formula vincente del benessere e del contatto con la natura. Le potenzialità sono enormi, ma occorre creare un sistema imprenditoriale territoriale capace di raggiungere una massa critica, di promuoversi e di conquistare mercati anche all’estero. Dunque la prima cosa da fare è quella di avere un quadro conoscitivo completo e aggiornato di quante sono, per ciascun ambito, le attività, dove operano e che volumi esprimono, di prodotti o presenze”.
“I nostri ragazzi sono entusiasti e non vedono l’ora di cominciare. Questa indagine conoscitiva rappresenterà una straordinaria esperienza sul campo, a contatto diretto con le aziende e i nostri agricoltori, capace di sviluppare competenze tecniche oltre l’ambito scolastico. Inoltre, favorirà uno spirito di appartenenza, di conoscenza del territorio e di pratiche agricole che si muovono sul crinale tra tradizione e innovazione”.
L’attuazione operativa del progetto “Sapori e Benessere del Velino Sirente” è stata affidata al Distretto Biologico Decumano Maximo d’Abruzzo, con sede a Pratola Peligna, e di cui è socio lo stesso l’Istituto agrario Serpieri.
Spiega dunque il vicepresidente del Distretto Alessandro Bucciarelli: “Il nostro Distretto biologico, caso unico caso forse in Europa, ha anche le scuole tecniche agrarie tra i suoi soci, e questo ora ci consentirà di mettere in campo una esperienza di altissimo valore, sia per l’avanzamento del progetto, sia dal punto di vista formativo. Va evidenziato che sarà il primo censimento che viene effettuato nel territorio del Parco, per le tre tipologie di target prescelte. E questo ci consentirà poi di poter pianificare, per ciascuna filiera e area territoriale, le azioni volte a creare una offerta competitiva, coesa e organizzata, con l’obiettivo di rivitalizzare una economia locale senza la quale non si potrà frenare e invertire il trend dell’erosione demografica”.
Responsabile unico del progetto (Rup) è Igino Chiuchiarelli, direttore del Parco, la gestione delle procedure operative e la rendicontazione delle attività è stata affidata invece alla società Agrilogos – Saperi per l’Agricoltura Stp, di Todi, in provincia di Perugia, nella persona di Massimo Lucaroni.
Ambiente
Il futuro dell’idroelettrico italiano tra vincoli europei ed emergenza energetica
⚡ Il comparto idroelettrico italiano è a un bivio: le concessioni sotto gara rischiano di compromettere la stabilità energetica e gli investimenti. ReteEnergia chiede un intervento per difendere gli asset strategici del Paese.
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Redazione- Il panorama energetico italiano attraversa una fase di profonda incertezza, con il settore idroelettrico al centro di un complesso dibattito che intreccia strategia nazionale, direttive europee e tutela del patrimonio infrastrutturale. ReteEnergia, associazione di riferimento nel campo dello sviluppo sostenibile, ha lanciato un monito critico riguardo alla gestione delle grandi concessioni, definendo il percorso tracciato dal PNRR un errore strategico privo di reciprocità. Con il comparto che garantisce circa il 40% della produzione elettrica da fonti rinnovabili, la questione non riguarda solo la gestione economica, ma la stabilità stessa del sistema energetico della penisola.
la questione delle concessioni e l’asimmetria competitiva
Il punto di rottura sollevato dai vertici di ReteEnergia riguarda l’impegno preso in sede di Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che impone la messa a gara delle grandi concessioni idroelettriche. Gaetano Libia, presidente dell’associazione, sottolinea come tale decisione sia stata adottata ignorando le dinamiche reali dei mercati europei. Mentre l’Italia si prepara ad aprire i propri impianti – asset che rappresentano decenni di investimenti e ingegneria nazionale – ai competitor stranieri, non esiste un’uguale opportunità per le imprese italiane di partecipare a procedure analoghe in altri Stati membri, dove tali gare semplicemente non trovano applicazione.
Questa asimmetria competitiva rischia di indebolire l’industria italiana senza offrire un reale vantaggio in termini di liberalizzazione del mercato. La proposta di ReteEnergia è netta: avviare un’interlocuzione serrata con la Commissione europea per superare il rischio noto come “reversal”, rimuovendo il vincolo che impedisce il rinnovo diretto delle concessioni. Libia non esita ad alzare il tono, suggerendo che, qualora gli impegni presi in sede europea si rivelassero insostenibili per la sicurezza energetica nazionale, il Paese dovrebbe valutare la restituzione dei fondi legati a tale clausola, pur di preservare il controllo pubblico su un asset strategico fondamentale per la stabilità della rete elettrica interna.
le incertezze normative e il futuro dei piccoli impianti
Se il settore delle grandi derivazioni occupa le prime pagine, il panorama delle piccole concessioni vive una situazione altrettanto precaria. Giovanni Battista Conte, vicepresidente di ReteEnergia, mette in luce come la confusione normativa stia paralizzando la manutenzione e l’efficientamento di migliaia di centrali di minori dimensioni. Il dibattito giuridico, che coinvolge la Corte costituzionale e la Corte di Giustizia dell’Unione europea, verte principalmente sull’applicabilità della direttiva Bolkestein al comparto idroelettrico. L’incertezza su questo punto trasforma ogni operazione di rinnovo in un atto rischioso, scoraggiando gli operatori dal programmare nuovi investimenti in tecnologia e sostenibilità.
Recentemente, il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche ha aperto uno spiraglio significativo, riconoscendo alle Regioni la facoltà di negare il rinnovo delle concessioni qualora ravvisino un interesse pubblico prevalente legato all’utilizzo della risorsa idrica. Pur trattandosi di una sentenza che mira a tutelare le esigenze locali, le sue ricadute tecniche ed economiche rischiano di frammentare ulteriormente il quadro legislativo. Per gli operatori del settore, questa giurisprudenza apre scenari di estrema incertezza, rendendo difficile la pianificazione a lungo termine.
Il rischio concreto, in un momento in cui l’Italia è chiamata ad accelerare drasticamente la transizione energetica per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, è quello di un blocco delle manutenzioni. Senza regole certe, le imprese rimandano gli interventi di ammodernamento degli impianti, con il risultato di una perdita di efficienza complessiva proprio quando il sistema elettrico ha bisogno di maggiore flessibilità e capacità programmabile. ReteEnergia chiede dunque un intervento coordinato tra Governo, Regioni e istituzioni europee per armonizzare le interpretazioni e fornire una cornice normativa stabile. La capacità di modernizzare le infrastrutture esistenti e di gestire correttamente le risorse idriche appare, dunque, la sfida principale per garantire che l’idroelettrico continui a essere la colonna vertebrale della produzione rinnovabile italiana, supportando lo sviluppo economico e la sicurezza energetica del Paese nel prossimo decennio.
Ambiente
SCANNO – IL LAGO CONQUISTA ” CINQUE VELE ” DI LEGAMBIENTE E TOURING CLUB
Redazione- Per la sua attrattività turistica e la gestione sostenibile, il lago di Scanno conquista le Cinque Vele assegnate da Legambiente e Touring Club Italiano.Un riconoscimento che vede la località abruzzese al settimo posto nella classifica delle dieci località lacustri scelte dalle due associazioni.In cima al ranking si posiziona il lago di Molveno, in provincia di Trento, seguito da quello del Mis, Belluno, e da quello di Monticolo, Bolzano. Il lago di Scanno è l’unico rappresentante del centro Italia in una classifica dominata dalle regioni del Nord.
Eventi
LUPI, ORSI E VELENI: IL GRIDO D’ALLARME PER LA FAUNA SELVATICA ARRIVA NEL CUORE DELLE ISTITUZIONI
Giovedì 28 maggio, la Sala Stampa della Camera dei Deputati ospiterà un vertice d’urgenza per contrastare il bracconaggio e l’uso criminale di bocconi avvelenati. Scienza, politica e conservazione si uniscono per chiedere leggi più severe contro una minaccia che mette a rischio la biodiversità italiana.
Redazione- Il lupo appenninico e l’orso bruno marsicano, simboli indiscussi della fauna selvatica italiana, sono sotto assedio. Non è solo la perdita di habitat o le tensioni con le attività antropiche a minacciarli, ma una piaga silenziosa e brutale: la mortalità illegale, guidata dal bracconaggio e dall’uso spietato di veleni. Per porre fine a questa strage, giovedì 28 maggio 2026, alle ore 13:00, Palazzo Montecitorio si farà teatro di un incontro decisivo dal titolo emblematico: “Lupi, orsi e veleni”.
L’iniziativa, ospitata nella prestigiosa Sala Stampa della Camera dei Deputati, nasce dalla sinergia tra le tre realtà più attive sul territorio: Rewilding Apennines ETS, Salviamo l’Orso ODV e Io non ho paura del lupo APS. L’obiettivo è chiaro: portare il problema fuori dalle aree protette e trasformarlo in un’emergenza nazionale da gestire con interventi normativi urgenti.
Dati scientifici contro l’impunità
A fare gli onori di casa saranno gli Onorevoli Eleonora Evi e Michele Fina, che apriranno i lavori sottolineando la necessità di un impegno istituzionale che vada oltre le promesse. Ma il cuore dell’incontro sarà tecnico e scientifico.
Francesco Romito, in rappresentanza di Io non ho paura del lupo APS, presenterà la prima analisi nazionale basata su dati istituzionali sulla mortalità del lupo in Italia. Un documento fondamentale per squarciare il velo di omertà che spesso circonda le uccisioni illegali, fornendo finalmente una fotografia reale della portata del fenomeno su tutto il territorio nazionale.
La fragilità di un simbolo
Se il lupo soffre, la situazione dell’orso bruno marsicano è ancora più critica. Valeria Barbi, portavoce di Salviamo l’Orso ODV, analizzerà le devastanti implicazioni ecologiche degli avvelenamenti illegali. Poiché la popolazione di questo grande carnivoro è estremamente ridotta, la perdita di un singolo esemplare — spesso causata proprio da bocconi tossici — non è solo un crimine contro la legge, ma un colpo mortale inflitto alla resilienza dell’intera specie. La Barbi porrà l’accento sulla “governance della coesistenza”, un equilibrio delicato che deve poggiare sulla responsabilità collettiva, non solo su quella delle istituzioni.
La proposta: una legge “anti-veleno”
A chiudere il cerchio sarà Daniela Gentile per Rewilding Apennines ETS, che affronterà il nodo gordiano della questione: la giustizia. Troppo spesso, chi sparge veleno nelle foreste rimane impunito. Il suo intervento, provocatoriamente intitolato “Veleno: dalla strage all’impunità”, avanzerà una proposta audace: dotare il Paese di una legge specifica contro l’uso di esche avvelenate che sia rigorosa quanto quella sugli incendi boschivi. L’idea è semplice ma radicale: a chi avvelena la natura deve essere tolta ogni possibilità di trarne profitto, colpendo duramente con sanzioni che agiscano come un vero deterrente.
La conferenza stampa non sarà solo un momento di denuncia, ma un appello all’opinione pubblica e al mondo politico. In un’epoca segnata dalla crisi della biodiversità, il sacrificio di lupi e orsi non può più essere tollerato come una “fatalità” o una “conseguenza inevitabile”.
Per chi volesse seguire il dibattito e scoprire le proposte in campo, l’evento sarà trasmesso in diretta streaming sulla WebTV della Camera dei Deputati. È il momento che la politica scelga da che parte stare: dalla parte di chi protegge il patrimonio naturale o di chi, nel buio del bosco, continua a spargere morte.
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