Storia
Rossano – il “Codex Rossanensis”, un manoscritto onciale greco del VI secolo

Rossano- Il Codex Purpureus Rossanensis è un manoscritto onciale greco del VI secolo, conservato nel Museo diocesano e del Codex a Rossano in provincia di Cosenza. Al suo interno contiene i testi dei vangeli di Matteo e Marco, e una serie di miniature che ne fanno uno dei più antichi manoscritti miniati del Nuovo Testamento conservatisi.L’aggettivo “Purpureus” è dovuto al fatto che le sue pagine sono di colore rossastro (in latino purpureus).
Il Codex Rossanensis, assieme ai manoscritti Φ, N, e O, appartiene al gruppo dei manoscritti onciali purpurei.
Nell’ottobre del 2015 è stato riconosciuto quale patrimonio documentario dell’umanità e inserito dall’Unesco tra i 47 nuovi documenti del Registro della memoria mondiale.
Il codice fu ritrovato nel 1831 all’interno della sacrestia della Cattedrale di Maria Santissima Achiropita di Rossano da Scipione Camporata, canonico della Cattedrale, il quale diede ai fogli una prima sistemazione e l’attuale numerazione con inchiostro nero delle pagine. È segnalato, poi, nel 1846, dallo scrittore Cesare Malpica in un libro-reportage intitolato “La Toscana, l’Umbria e la Magna Grecia”. Viene, quindi, presentato all’attenzione della cultura europea ed internazionale nel 1880, da due studiosi tedeschi, Oscar von Gebhardt e Adolf von Harnack nello scritto, pubblicato in quell’anno a Lipsia, dal titolo “Evangeliorum Codex Graecus Purpureus Rossanensis”.
La diocesi di Rossano ha fatto effettuare restauro ed analisi dal 2012 al 2015 dall’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del Patrimonio Archivistico e librario del Ministero dei Beni Culturali, e in quell’occasione si è riscontrato che «Le pergamene, contrariamente a quanto si credeva non sono state trattate con il murice, un mollusco gasteropode (conchiglia) da cui si ricavava la porpora reale (diffusa dai fenici), ma utilizzando l’oricello, un colorante di origine vegetale». La tecnica fu scoperta solo a partire dal 1300.
Il Codex Purpureus Rossanensis è un evangeliario in lingua greca del 550 d.C. È composto di 188 fogli di pergamena (31 x 26 cm) contenenti il Vangelo secondo Matteo e il Vangelo secondo Marco (quest’ultimo con la lacuna 16,14-20), oltre ad una lettera di Eusebio di Cesarea a Carpiano sulla concordanza dei vangeli. In origine conteneva tutti e quattro i vangeli canonici, come si evince dalla prima miniatura che contiene i simboli dei quattro evangelisti e soprattutto dalla presenza delle concordanze eusebiane, e pertanto doveva contare circa 400 fogli. La parte scritta è vergata in maiuscola biblica onciale su due colonne.
Il manoscritto riporta testi vergati in oro ed argentoed è impreziosito da 14 miniature, accompagnate in calce da cartigli descrittivi, che illustrano i momenti più significativi della vita e della predicazione di Gesù, di cui alcune costituiscono tra le prime e più preziose rappresentazioni della figura di Ponzio Pilato, raffigurato come un giudice canuto, assiso sulla sella curulis nell’atto prima di ricevere il Cristo e poi di pronunciare la sentenza della condanna a morte al notarius
Storia
“FRONTE RUSSO”: A L’AQUILA L’EVENTO CONCLUSIVO DEL PROGETTO DIDATTICO “HO FATTO LA STORIA”
Il 12 maggio 2026 al Palazzetto dei Nobili studenti, istituzioni civili e militari e mondo della scuola insieme per riflettere sulla memoria storica della Campagna di Russia e sul ruolo degli Alpini abruzzesi
Redazione- Si terrà il prossimo 12 maggio 2026, presso il Palazzetto dei Nobili in Piazza Santa Margherita a L’Aquila, l’evento conclusivo del progetto didattico “Fronte Russo”, inserito nell’ambito della seconda edizione di “Ho Fatto la Storia”, iniziativa dedicata alla valorizzazione della memoria storica e alla formazione delle giovani generazioni attraverso un percorso educativo partecipato.
L’evento, patrocinato dal Ministero della Difesa, dalla Regione Abruzzo, dalla Provincia dell’Aquila, dall’Ufficio Scolastico Regionale per l’Abruzzo, dal Comune dell’Aquila, dal Comune di Scoppito e dal Comune di Tornimparte, rappresenta il momento conclusivo di un articolato percorso formativo promosso dall’associazione culturale De Historia, in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Statale “Comenio” di Scoppito e con il supporto a scopo didattico dei cimeli storici del 9^ Reggimento Alpini.
Il progetto, giunto alla seconda edizione, si propone di diffondere tra gli studenti la conoscenza della partecipazione della gioventù abruzzese alla Seconda guerra mondiale, con particolare attenzione al ruolo svolto dagli Alpini del Battaglione “L’Aquila”. Attraverso una lettura storica e antropologica degli eventi, gli studenti sono stati guidati a riflettere sulle condizioni di vita delle popolazioni montane abruzzesi durante il conflitto e sulle conseguenze umane e sociali della guerra in tutti gli strati di popolazione.
Particolare rilievo è stato attribuito alla figura di Valentino Di Franco, simbolo della tragedia vissuta dai reduci del fronte orientale, la cui vicenda personale diventa essa stessa strumento di approfondimento storico e civile per le nuove generazioni.
Il percorso didattico ha coinvolto gli alunni nella realizzazione di elaborati originali – diari immaginari di guerra, lettere dal fronte, disegni, poster e riflessioni – finalizzati a sviluppare capacità critica, consapevolezza storica e collegamenti tra passato e presente, anche alla luce degli attuali scenari internazionali.
La giornata del 12 maggio vedrà protagonisti proprio gli studenti, chiamati a presentare pubblicamente i lavori realizzati nel corso dell’anno scolastico. Un momento di forte valore educativo e simbolico, che intende dimostrare come la Storia possa essere vissuta non come semplice materia scolastica, ma come strumento vivo di comprensione della realtà contemporanea.
Il programma prenderà il via alle ore 9.00 con i saluti delle autorità civili e militari. Seguiranno gli interventi della Dirigente scolastica dell’I.C. “Comenio”, Prof.ssa Monica Maccarrone, e del vicepresidente di De Historia, Dott. Francesco Fagnani, storico e curatore del progetto, che approfondirà i temi legati alla presenza italiana in URSS durante la Seconda guerra mondiale, al ruolo degli Alpini e al valore storico della memoria.
A partire dalle ore 10.00 si entrerà nel vivo della sessione “Ho Fatto la Storia”, patrocinata dal Ministero della Difesa, con la presentazione degli elaborati degli studenti e la consegna degli attestati di merito De Historia ai ragazzi e ai docenti coinvolti nel progetto.
Nel pomeriggio, dalle ore 15.30, sarà inaugurata presso il Palazzetto dei Nobili una mostra dedicata ai lavori realizzati dagli studenti, aperta alla popolazione, visitabile anche nella giornata del 13 maggio 2026.
L’iniziativa si propone di consolidare il dialogo tra scuola, istituzioni e territorio, riaffermando il valore della memoria storica quale elemento fondamentale per la crescita civile e culturale delle nuove generazioni e, allo stesso tempo, diffondendo fra le giovani generazioni il concetto di guerra e le conseguenze di breve, medio e lungo periodo non solo per chi si trova al fonte, ma anche per chi resta a casa, in particolare, fino ai più piccoli centri della nostra regione.
Per informazioni: Associazione culturale De Historia Via del Picchio, 5 – 67100 L’Aquila – eventidehistoria@gmail.com
Storia
IL MISTERO E LA FEDE: STORIA DEI MIRACOLI AL SANTUARIO DELLA SANTISSIMA TRINITÀ DI VALLEPIETRA
Redazione- Incastonato come un gioiello di pietra nelle pareti a strapiombo del Monte Autore, nel cuore dei Monti Simbruini nel Lazio, sorge uno dei luoghi di culto più suggestivi d’Italia: il Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra. Questo luogo non è solo un capolavoro di architettura rupestre, ma è il palcoscenico secolare di una profonda devozione popolare, alimentata da storie di miracoli, leggende e una fede incrollabile.
Ecco un viaggio attraverso la storia e i miracoli che hanno reso celebre questo sacro rifugio.
Il Miracolo Fondativo: Il Contadino e i Buoi
La storia del Santuario è indissolubilmente legata alla sua leggenda fondativa, un racconto tramandato di generazione in generazione che segna l’inizio della devozione in questo luogo impervio.
Secondo la tradizione popolare, l’origine del luogo sacro risale al miracolo di un contadino che stava arando un piccolo appezzamento di terra sulla cima del Monte Autore.
- L’incidente: Improvvisamente, i due buoi che trainavano l’aratro, spaventati o spintisi troppo oltre il ciglio del precipizio, precipitarono nel vuoto portando con sé l’aratro stesso.
- La scoperta: Il contadino, disperato per la perdita del suo unico mezzo di sostentamento, scese a valle aspettandosi di trovare le povere bestie sfracellate al suolo.
- Il prodigio: Con sua immensa sorpresa, trovò i buoi perfettamente illesi. Le bestie erano inginocchiate in adorazione davanti a una piccola grotta. All’interno della cavità, sulla nuda roccia, era miracolosamente apparso un affresco raffigurante la Santissima Trinità.
Questo evento prodigioso segnò la nascita del Santuario, richiamando immediatamente l’attenzione dei fedeli dei paesi limitrofi.
Il Mistero dell’Affresco e le Tre Figure Identiche
Il cuore pulsante del Santuario è proprio l’affresco rinvenuto nella grotta. A differenza della tradizionale iconografia cristiana (che spesso rappresenta la Trinità come un uomo anziano, un uomo più giovane e una colomba), l’affresco di Vallepietra mostra tre figure umane perfettamente identiche, sedute l’una accanto all’altra, che tengono un libro aperto e benedicono alla maniera greca.
- L’origine inspiegabile: Sebbene gli storici dell’arte datino l’opera tra l’XI e il XII secolo (probabilmente opera di monaci basiliani o benedettini sfuggiti alle persecuzioni iconoclaste), per i fedeli l’immagine è un’opera acheropita, ovvero “non dipinta da mano umana”, apparsa per volontà divina.
- Il miracolo della conservazione: L’affresco ha resistito per secoli all’umidità della grotta, al fumo delle candele e alle intemperie senza perdere la vividezza dei suoi colori, un fatto che molti devoti considerano di per sé un miracolo.
Gli “Ex-Voto” e le Grazie Quotidiane
La storia del Santuario non è fatta solo di grandi miti fondativi, ma di una costellazione infinita di “piccoli” miracoli quotidiani. Questo è testimoniato dall’impressionante collezione di Ex-Voto (oggetti donati per grazia ricevuta) che tappezzano le pareti limitrofe alla grotta.
- Guarigioni inspiegabili: Molti pellegrini raccontano di guarigioni da malattie considerate incurabili dopo aver pregato la Trinità di Vallepietra o dopo aver bevuto l’acqua delle sorgenti vicine.
- Salvezza dai pericoli: Tra gli oggetti esposti si trovano stampelle, fotografie di gravi incidenti automobilistici da cui le persone sono uscite miracolosamente illese, e antichi dipinti naif che raffigurano scampati pericoli mortali (cadute nei boschi, attacchi di animali, fulmini).
- Il pianto devozionale: Il Santuario è famoso per il rito del “Pianto”, un’espressione profonda e catartica di devozione in cui i pellegrini cantano antiche lodi tradizionali, spesso sciogliendosi in lacrime mentre si avvicinano al santuario, considerandolo un momento di grazia e liberazione spirituale profonda.
Il Miracolo del Pellegrinaggio: Le “Compagnie”
Forse uno dei miracoli più visibili oggi è proprio il pellegrinaggio stesso. Ogni anno, specialmente durante il periodo della festa principale che culmina la Domenica della Santissima Trinità (la domenica successiva alla Pentecoste), decine di migliaia di pellegrini si mettono in cammino.
Si organizzano nelle cosiddette “Compagnie”, gruppi strutturati guidati da uno stendardo, che percorrono a piedi decine, a volte centinaia di chilometri attraverso montagne e boschi, intonando canti antichissimi. Vedere bambini, anziani e intere famiglie affrontare la fatica fisica del pellegrinaggio con una gioia e un vigore inesauribili è considerato dai credenti una manifestazione vivente del potere spirituale di questo luogo.Il Santuario della Santissima Trinità a Vallepietra rimane un luogo dove il confine tra il reale e il divino sembra assottigliarsi. Che si guardi a esso con gli occhi dello storico affascinato dalla resilienza delle tradizioni popolari, o con il cuore del pellegrino in cerca di conforto, le rupi del Monte Autore continuano a sussurrare storie di fede incrollabile e di speranza, ricordando che, a volte, i miracoli più grandi si trovano nella devozione di chi decide di mettersi in cammino.
Storia
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